| IL SANTO NATALE DEL PICCOLO PRINCIPE |
| DATA: 19.01.2010 |
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LUTTI
Il giorno 13 gennaio u.s. Si è spento serenamente il Nobile Prof. Mario
Lucifero dei Marchesi di Aprigliano, Prof. Emerito nella Università di
Firenze. Alla moglie Ludovica Susanna di St. Eligio e alla famiglia le
più sentite condoglianze dell'U.M.I.
***
L'Unione Monarchica Italiana volge con
riguardo il
pensiero alla figura del giornalista e storico Gigi Speroni, spentosi
sabato 15 gennaio all'ospedale di Luino (Va), dopo breve ed improvvisa
malattia. Fra le sue opere numerose biografie di membri di Casa Savoia.
Alla moglie Mirella e alla famiglia le più sentite condoglianze. |
| FIOCCO ROSA |
| DATA: 28.12.2009 |
L'AGGRESSIONE A
BERLUSCONI E I PRECEDENTI STORICI
In qualità di Monarchico fervente prima
di tutto e
di Consigliere Comunale eletto nella lista di Forza Italia - PdL
esprimo il mio sdegno per il vile attentato al quale è stato sottoposto
il nostro Premier Berlusconi, situazione simile a lontane Nazioni in
via di sviluppo sudamercane o asiatiche, dove la legge della violenza
prevale sul dialogo e sulla democrazia.Vergogna per la nostra Nazione che fin dagli antichi Romani è stata per vocazione culla del Diritto e della Dottrina Cristiana, ridotta così all'esasperazione per mano di chi ora viene giudicato soltanto un "povero" soggetto affetto da disturbi della psiche. Ricordo che non molto lontano da Milano, esattamente il 29 Luglio del 1900 davanti alla Villa Reale di Monza, una mano indegna di Anarchico colpì a morte il Sovrano costituzionale , Re Umberto I° detto "il Re Buono" , secondo Capo di Stato di questa Penisola da poco riunificata; già allora si parlò di soggetto affetto da disturbi psichici, il quale terminò la sua triste vita in carcere e suicida. Ancora oggi sono molti gli studiosi che affermano quale fu la vera causa dell'omicidio, e soprattutto molti sono i sospetti riguardo i Mandanti che armarono quella folle mano! Si voleva destabilizzare lo Stato unito, la nuova Nazione che una certa stampa dileggiatrice, chiamava con disprezzo "l'Italietta" , nonostante il progresso avvenuto in soli 39 anni dalla proclamazione del Regno unito sotto Casa Savoia. Il nuovo Sovrano Vittorio Emanuele III graziò l'anarchico Bresci dalla pena di morte, come in uso allora secondo le leggi dell'epoca, trasformando la detenzione in ergastolo; si preoccupò dell'anziana Madre che ebbe un vitalizio per sostentamento, e rifiutò le dimissioni del fratello dell'anarchico omicida dal proprio lavoro di appartenente al Regio Esercito, il quale si vergognava di portare tale cognome. Ancora oggi nella nostra Italia si possono vedere gli effetti nefasti di questo clima di violenza e di sopraffazione, anche con esempi di vergognoso ricordo, come ad esempio il monumento a Bresci , mai terminato dal suo scultore, ma esposto di fronte all'ingresso del cimitero di Carrara, esaltandone la figura storica, o peggio ancora a Torino, l'antica capitale sabauda, l'intitolazione di una via nella zona Dora, all'anarchico De Rosa, attentatore fallito dell'allora Principe di Piemonte, poi diventato Re Umberto II, in quel di Bruxelles nel 1929 in visita per ufficializzare il suo fidanzamento con la Principessa Maria Josè del Belgio, ad opera della Giunta socialcomunista torinese. Unendomi ai messaggi di affetto per il nostro Presidente Berlusconi, propongo subito la cancellazione di ogni simile tentativo vergognoso di "santificare" e lodare l'operato di quel ragazzo nella giornata di Santa Lucia 13 dicembre a Milano. Carmine
Passalacqua
Vicesegretario nazionale U.M.I. |
| DATA: 14.12.2009 |
4
DICEMBRE: SANTA BARBARA, PATRONA DELLA MARINA MILITARE
![]() Si è trattato di una cerimonia sobria nel classico stile militare. Alle ore 11, presso il monumento ai caduti in mare sito in piazza Valfrè (L.go Marinai d’Italia) è stata deposta una corona per commemorare le vite di coloro che hanno donato al mare l’estremo sacrificio ed altri che, come è consuetudine tra i marinai, considerare in “pattugliamento perenne”. Terminate le fasi della cerimonia, culminate con il suono del silenzio e della lettura della “Preghiera del Marinaio”, il presidente del Gruppo, l’ing. Alessandro Borgoglio, ha espresso il proprio ringraziamento agli intervenuti, in particolare, S.E. il Prefetto di Alessandria, la dott.ssa Rita Rossa, vicepresidente della giunta provinciale, Giovanni Barosini, Presidente del consiglio provinciale, Carmine Passalacqua, in rappresentanza del comune di Alessandria, e i labari delle Associazioni d’arma che si sono unite alla cerimonia. Tra loro un ringraziamento particolare è stato rivolto al Gen. Turchi, che da molto tempo si adopera per il coordinamento tra le varie associazioni, al fine di relazionare le istituzioni, con coloro che in passato hanno servito a vario titolo la Nazione. Al termine della cerimonia, il Gruppo e gli intervenuti si sono trasferiti nella parrocchia di S. Pio V dove è stata celebrata la S.Messa in onore della Santa, officiata da Don Stanchi congiuntamente con Don Angelo. |
| DATA: 12.12.2009 |
DOCUMENTI: IL RE UMBERTO II E
L’U.M.I.
Iniziamo la pubblicazione di documenti che testimoniano il costante
interesse per la Causa Monarchica del Re Umberto II durante l’esilio.Il messaggio del 13 giugno 1946 pose le basi per invalidare i risultati truffaldini del referendum istituzionale e per dare l’indispensabile carattere di legittimità all’azione del Re non abdicatario e al ruolo privilegiato dell’U.M.I. nella visione dell’instaurazione monarchica. Il Sovrano, tramite la costante azione del Suo Ministro Falcone Lucifero, indicò costantemente nei decenni l’U.M.I. come la casa di tutti i monarchici; decine i suoi messaggi ai congressi dell’U.M.I. ed alle iniziative pubbliche del Fronte Monarchico Giovanile. Il Re sosteneva oltre 80 sedi dell’U.M.I. e si faceva sempre rappresentare alle grandi manifestazioni dei giovani monarchici. Umberto II volle la Consulta del Senato del Regno e la volle impegnata sempre con l’U.M.I. L’Unione Monarchica Italiana, forte della legittimità storica ricevuta dal Sovrano, guarda avanti senza obliare e senza tradire. MESSAGGIO DI S.M. IL RE UMBERTO
II PER L’OTTAVA ASSEMBLEA NAZIONALE DELL’U.M.I. (ROMA, 19-20 MARZO 1959)
Cari Amici dell’Unione Monarchica Italiana! nel giorno in cui
si raduna la vostra Assemblea Nazionale desidero vi giunga il mio
affettuoso saluto.La vostra Unione rappresenta tutti i Monarchici di ogni partito e quelli indipendenti da qualsiasi partito. Ai cimenti delle forze politiche militanti, essa, dunque, non partecipa direttamente: suo carattere essenziale resta la disinteressata rivendicazione dei principi che si concretarono nell’opera della mia Casa e dei grandi patrioti del risorgimento per l’unità, l’indipendenza e la libertà della Nazione. Così l’Unione può considerarsi una vivente immagine di ciò che fu, politicamente,in tempi più sereni, l’Italia; ma essa vuole essere altresì la guida di quella vasta corrente di opinione pubblica che segue tutt’ora la bandiera della fedeltà, poiché sente che i principi, dei quali parlavo, possiedono una vitalità e un’attualità perenni. Gravi prove e vicende non hanno stancato la vostra costanza nel credere e nell’operare sul terreno della perfetta legalità. La stessa composizione del vostro sodalizio è un richiamo alla necessità della riconciliazione fra gli italiani. Avete custodito il culto delle supreme idealità della patria, senza le quali non è concepibile la vita spirituale di un popolo; avete difeso la verità della storia contro vecchie leggende settarie e nuove e tendenziose lacune. Esiste un mirabile patrimonio comune di tradizione e di glorie, che costituisce la premessa insostituibile della coscienza nazionale. Deviare da esso significherebbe rinnegare le origini e il valore della nostra civiltà storica e morale. Vi sono grato di ciò che avete fatto e di ciò che farete. Particolarmente ringrazio i valorosi amici che hanno governato fin qui con generoso fervore ed esemplare devozione patriottica l’attività dell’Unione. A coloro che ne assumeranno la successione auguro che, in condizioni forse più propizie, essi possano sviluppare un’azione di sempre maggiore efficacia per illuminare pienamente gli italiani oltre che sugli eventi del passato, anche e più sui problemi del domani. A questo proposito, quanto ho più volte detto durante il mio lungo ed amaro esilio, parmi che resti tutto ancor oggi valido. Ed è tempo che i problemi della congiuntura, soprattutto disoccupazione ed aree depresse, vengano affrontati senza ulteriori indugi, con provvedimenti e mezzi idonei. Per il raggiungimento di questo fine confido che molto sia per giovare la Consulta, che state per istituire intorno al gruppo dei Senatori del regno, prezioso gruppo per l’indiscutibile autorità e la profonda competenza dei suoi componenti. Gli studi e i pareri di cotesti insigni servitori dello Stato porteranno un utile contributo all’esame delle numerose e complesse questioni di diritto pubblico, di economia, di politica estera e interna, che dovranno essere prossimamente avviate a soluzione. Sarà fecondo il vostro lavoro, perché sarà ispirato esclusivamente alla volontà del bene per il Paese, che è la espressione più pura della vera fede monarchica. Viva l’Italia! UMBERTO
Cascais,
16 Marzo 1959 |
| DATA: 11.12.2009 |
| CENT’ANNI ORSONO LO ZAR E IL
RE D’ITALIA A RACCONIGI LA GRANDE POLITICA
Editoriale di Aldo A.
Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 6.XII.2009
E’passata quasi sotto
silenzio la visita del presidente della Federazione Russa
alle due Rome: il Quirinale e la Città del Vaticano. Eppure gli accordi
ora stipulati tra Italia e Russia e tra Mosca e la Santa Sede sono
d’importanza storica. Fedele alleato della Nato, il governo di Roma,
che per primo si è dichiarato pronto ad aumentare in misura elevata il
proprio contingente nella missione Nato in Afghanistan, è lo stesso che
da anni opera con calcolata iniziativa sia verso la Federazione Russa,
sia verso l’altra sponda del Mediterraneo, specialmente la Libia. Così
vogliono storia e geografia.Non solo per il riflesso delle date, torna alla memoria l’incontro di Racconigi, cent’anni orsono, tra Vittorio Emanuele III di Savoia e lo Zar di Russia, Nicola II Romanov. Dal 1882 il Regno d’Italia era legato dall’alleanza difensiva con gl’Imperi di Germania e di Austria-Ungheria. L’“Intesa cordiale” tra Gran Bretagna e Francia e quella tra Russia e Inghilterra sulla ripartizione delle zone d’influenza in Asia (specialmente sull’Afghanistan) dal 1907 riportò in primo piano i vecchi nodi della crisi europea. Con azioni aggressive e accordi segreti Francia, Gran Bretagna e Spagna si spartivano la costa africana da Gibilterra a Suez. L’Italia aveva bisogno della “quarta sponda”: Tripolitania e Cirenaica, soggette all’Impero turco. Nel 1908 Vienna incorporò Bosnia ed Erzegovina. In Italia i nazionalisti chiesero rumorosamente compensi sul confine orientale, in realtà non dovuti. La debolezza dell’Impero turco-ottomano era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno aveva fretta che crollasse nel timore che ne nascesse una guerra europea. La Russia però vedeva con preoccupazione la “marcia verso Oriente”, cioè l’espansione tedesca (e austriaca) sintetizzata nella ferrovia delle “quattro B”: Berlino-Belgrado-Baghdad- Alla base degli accordi di Racconigi vi furono gl’interessi oggettivi permanenti di due potenze e dei rispettivi popoli e soprattutto le personalità dei Sovrani: Vittorio Emanuele III conosceva Nicola II dal 1896, aveva sposato Elena di Montenegro, che si era formata proprio a San Pietroburgo, e nel 1902 in una visita di Stato nell’Impero Russo aveva posto le premesse per nuovi scenari. A Racconigi Nicola II non portò con sé la Zarina, Alessandra, Principessa di Assia. Perciò nella “foto ricordo” a fianco della Regina sedette la Contessa Guicciardini, che al primo scatto non seppe trattenere un sorriso, sicché la fotografia dovette essere ripetuta. In effetti l’orizzonte era fosco. La ancor oggi troppo celebrata Guerra di Crimea contro la Russia era il passato remoto. Intuizione felice? Un errore? Il 24 ottobre 1909 a Racconigi il Vecchio Piemonte offrì quinte solenni per la Grande Storia. Era la terra di Joseph de Maistre, autore delle Serate di San Pietroburgo, di Cesare Balbo, Silvio Pellico, Alessandro Manzoni e dei tanti che per secoli additarono l’unità dei cristiani quale fondamento dell’Europa dall’Atlantico agli Urali: il loro era un cristianesimo nutrito di pensiero greco-latino e ormai conciliato con i Lumi, con il liberalismo e la democrazia. Il centenario degli accordi di Racconigi però è passato quasi inosservato. Come del resto sta accadendo del 150° della nascita del Regno d’Italia. |
| DATA: 07.12.2009 |
| SIRACUSA: CELEBRATA LA
BATTAGLIA DI CULQUABER IL MESSAGGIO DI AMEDEO DI SAVOIA Un numeroso e
qualificato pubblico ha partecipato al convegno promosso dalla
Delegazione Provinciale GG.OO. e dalla Federazione Prov.le
dell’Istituto del Nastro Azzurro di Siracusa per ricordare la campagna
1940-1941 nell’Africa Orientale Italiana e in particolare la battaglia
di Culquaber (6 agosto- 21 novembre 1941). Il Circolo Ufficiali del 34°
Gruppo Radar ha ospitato il significativo evento, principiato con la
lettura della motivazione della M.O.V.M. concessa alla bandiera
dell’Arma dei Carabinieri per i fatti di Culquaber e del messaggio
inviato da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia e i saluti dell’On.
Prof. Vincenzo Vinciullo, che ha portato l’adesione dell’Assemblea
Regionale Siciliana, e del Dott. Michele Mangiafico, Presidente del
Consiglio Provinciale di Siracusa. L’Avv. Francesco Atanasio, vice
segretario naz. Umi, ha poi presentato l’evento e i due relatori: l’Avv.
Antonello Forestiere, direttore del civico Museo della Piazzaforte di Augusta e saggista di storia militare, e il
Generale di Brigata dei Carabinieri Dott. Nicola
Snaiderbaur. Il ciclo delle operazioni militari in Africa Orientale,
presieduto da Amedeo di Savoia, Viceré d’Etiopia, seppe cogliere
significative vittorie impegnando il nemico costretto a dirottare verso
il giovane impero italiano ingentissime risorse: Gallabat, Cassala,
Cheren, Amba Alagi, Gondar e infine Culquaber. La resa degli onori
militari ai nostri soldati da parte degli Inglesi sancì per sempre il
valore di chi combattè al comando del Duca d’Aosta. Il convegno si è
concluso con la consegna di un attestato di beneremenza al sig. Michele
Garro, reduce di Gondar. MESSAGGIO
DI S.A.R. IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA-AOSTA
ALL'ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO DI SIRACUSA NEL RICORDO DELLA BATTAGLIA DI CULQUALBER Amici del Nastro Azzurro, plaudo all' iniziativa di ricordare, dopo tanti anni, la battaglia di Culqualber che rappresenta, nella sua tragicità, una pagina luminosa di eroismo dei nostri soldati in Abissinia. In quella battaglia si immolarono, quasi nella loro totalità, i componenti il I Gruppo dei Reali Carabinieri, degli "zaptié" ai loro ordini ed un battaglione di Camicie Nere. Per il sacrificio e per la fierezza che contraddistinsero i Reali Carabinieri nell'arduo combattimento, alla Bandiera dell'Arma è stata concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare mentre, ai pochi sopravissuti. gli inglesi riservarono, ammirati, l'onore delle armi. Ricordare i Caduti per la Patria è un dovere cui nessuno può esimersi. Voi oggi, ricordando quell'evento, rivolgerete un commosso pensiero anche all'ultimo reduce di Culqualber: il carabiniere Abelardo Vallò, scomparso nel marzo di quest'anno. Con questo spirito, nel ricordo di chi ci ha preceduto sulla via dell'onore e del sacrificio, mi è gradito far pervenire a voi tutti "azzurri", per il tramite del vostro Presidente avv .Francesco Atanasio, il mio più cordiale saluto. Da Castiglion
Fibocchi, 28 nvembre 2009.
Amedeo di Savoia-Aosta |
| DATA: 02.11.2009 |
| MINARETI: SUL TRICOLORE
ITALIANO, DAL 1848 AL 1946, LA CROCE GIA’ C’ERA…
Dichiarazione del Segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) Sergio Boschiero:
«Non ho nulla contro i minareti e i simboli religiosi ma, di fronte
alla grottesca polemica in corso, indice di intolleranza e ignoranza,
ricordo ai politici epuratori che la bandiera italiana conservò fino al
giugno 1946 lo scudo dei Savoia, che il Re Carlo Alberto volle ben
visibile sul bianco del Tricolore.Lo scudo sabaudo riproduceva una gran croce bianca in campo rosso, nella cornice azzurro Savoia. Giosuè Carducci, un repubblicano serio, dedicò alla bandiera stemmata la celebre poesia “Bianca croce di Savoia, Dio ti salvi e salvi il Re!”. I Sovrani sabaudi, avendo partecipato alle Crociate, potevano fregiarsi del titolo di “Re di Cipro e di Gerusalemme”. Il Re Vittorio Emanuele III, nel corso della vista in Libia, Eritrea e Somalia, visitò più moschee che il Gran Muftì di Gerusalemme». Roma, 1 Dicembre 2009
Sergio
Boschiero |
| DATA: 01.12.2009 |
| I PRINCIPI AMEDEO E SILVIA DI
SAVOIA AL PREMIO PROFILO DONNA 2009
Le LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia hanno partecipato, lo scorso 31 ottobre a Modena, al premio “Profilo Donna 2009”, l’importante evento che da anni si pone l’obiettivo di valorizzare i talenti delle donne nel mondo delle scienze, dell'arte, delle professioni e dell'impegno sociale. In questa edizione sono state premiate, fra le altre, S.A.R. la Principessa Wijdan Fawaz Al-Hashemi, Ambasciatrice del Regno Di Giordania, la Presidente di Italia Cinema Marina Cicogna, il soprano Carmela Remigio, la giornalista Silvana Giacobini e Marinella di Capua, fondatrice dell’Associazione Solidarietà Ovunque Subito. I Principi sabaudi erano accompagnati dal Vicesegretario nazionale U.M.I. Massimo Nardi. Nella Foto le LL.AA.RR. in compagnia di Cristina Bicciocchi, Presidente del Premio Profilo Donna. |
| DATA: 30.11.2009 |
| GIUSTIZIA PER VIA PLEBEA? LA
NUOVA “EPURAZIONE”
Editoriale
di Aldo A. Mola pubblicato su "Il Giornale
del piemonte" del 29.XI.2009
|
| DATA: 30.11.2009 |
BARI: INCONTRO DELL’U.M.I.
PUGLIESE
Giovedì 26 novembre 2009, presso la prestigiosa sede dell’Unione
Monarchica Italiana di Bari, coordinati dal presidente regionale Comm.
Peppino Interesse, si è svolta una riunione del comitato
U.M.I.
delle Puglie, alla presenza del vicepresidente nazionale U.M.I. Avv.
Alessandro Sacchi.Durante l’incontro si è a lungo analizzata l’attuale situazione politica nazionale e si è discusso sui punti programmatici associativi da realizzare nell’imminente 2010. Presenti, fra gli altri, il coordinatore del Club Reale “Savoia” di Corato Rag. Oronzo Cassa e l’Ispettore nazionale Domenico Fata. L’Avv. Sacchi ha portato all’assemblea il saluto del Presidente nazionale Gian Nicola Amoretti e del Segretario nazionale Sergio Boschiero. |
| DATA: 27.11.2009 |
| QUANDO FUNZIONA
L’APPELLO DIRETTOAGLI ELETTORI: L’ESEMPIO DEL “PROCLAMA DI MONCALIERI”
Editoriale di Aldo A.
Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 22 Novembre 2009
“Ho promesso di salvare la nazione dalla tirannia
dei
partiti, qualunque siasi il nome, il grado, lo scopo degli uomini che
li compongono. Questa promessa, questo giuramento li adempio
sciogliendo una Camera divenuta impossibile, li adempio convocandone
un’altra immediatamente; ma se il paese, se gli elettori mi negano il
loro concorso, non su me ricadrà la responsabilità del futuro; e nei
disordini che potessero avvenire non avranno a dolersi di me,
ma
avranno a dolersi di loro”. E’ il passo più forte del
Proclama
firmato da Vittorio Emanuele II nel castello di Moncalieri il 20
novembre 1849. Un ultimatum non ai deputati ma agli elettori. Il Regno di Sardegna versava in condizioni drammatiche. Il 23 marzo l’Armata sarda era stata sconfitta a Novara. Carlo Alberto aveva abdicato a favore del figlio. A fine luglio si era spento a Oporto. Al celebre clinico mandato ad assisterlo sussurrò “ Riberi, vi voglio bene ma muoio”. Il trattato di pace con l’Austria (Milano, 6 agosto) aveva imposto al Piemonte una forte indennità, ma non toccava lo Statuto, che garantiva la monarchia rappresentativa, cioè con Camera e Senato, libertà di stampa, elezione dei consigli comunali e divisionali, né le altre riforme introdotte dal re defunto: il tricolore al posto della coccarda sabauda, la parità dei regnicoli quale ne fosse la confessione religiosa. Sino alla firma del trattato gli austriaci sarebbero rimasti in armi ad Alessandria: una spina nel cuore, a metà strada tra Torino e Genova, che spegneva sul nascere i sogni dell’Italia indipendente e una. Dalla prima elezione del 27 aprile 1848 la Camera dei deputati era stata sciolta e rieletta due volte. Al primo governo, presieduto da cesare Balbo, ne erano seguiti una decina: una girandola che stava screditando le istituzioni parlamentari, diffondendo scetticismo, allontanando dalle urne persino l’esigua minoranza ammessa al diritto di voto. Il 16 novembre su proposta di Carlo Cadorna la Camera rinviò la discussione sul trattato sino a quando il governo non avesse ottenuto dall’Austria il riconoscimento della cittadinanza sarda agli emigrati lombardo-veneti rifugiatisi in Piemonte durante o dopo la guerra: una condizione inaccettabile da parte dell’Impero. Anche Massimo d’Azeglio, presidente del consiglio dal 7 maggio 1849, osservò che non si poteva pretendere di trasformare il vincitore in vinto. Di lì la coraggiosa decisione del re: sciogliere la Camera e appellarsi al corpo elettore. Il Re invocò l’elezione di uomini ragionevoli, seri, disposti a lavorare non per ideologie ma per l’interesse del regno, che per risollevarsi aveva urgenza di voltar pagina con la guerra. Vittorio Emanuele II, Azeglio e i “moderati” vinsero la scommessa. Mentre nelle elezioni del 22 gennaio e del 15 luglio 1849 l’affluenza alle urne era scesa di circa 15 punti assestandosi intono al 50%, il 9-11 dicembre 1849 salì quasi al 65% con un picco in Savoia (il 76%) mentre l’opposizione crollò in Sardegna e in Liguria, roccaforti dei critici più severi della Corona. Come documenta l’Epistolario di Massimo d’Azeglio, curato da Georges Virlogeux per il Centro Studi Piemontesi (è ora in stampa il volume VII, dall’ottobre 1851 al novemnbre 1852) con quel voto iniziò la ripresa del Regno: a conferma che l’appello diretto agli elettori è una carta vincente quando occorre smuovere le coscienze, porre ciascun cittadino dinanzi alle sue responsabilità, far capire senza giri di parole che alla fin fine ciascuno dovrà dolersi di se stesso se non sa mettere ragione nell’ora suprema e assicurare la stabilità di governo. Il 9 gennaio 1850 la nuova Camera approvò il trattato di pace con 112 si, 17 no e 7 astenuti; il Senato lo fece con 50 si e 5 no. Vittorio Emanuele II aveva 29 anni e da tanti era considerato poco più che un soldataccio a caccia di selvaggina e gonnelle. Però sulle condizioni dello Stato e sulle sue prospettive aveva idee più chiare di tanti politici fini. Dieci anni dopo guidò la seconda guerra d’indipendenza e il 17 marzo 1861 venne proclamato Re d’Italia “per grazia di Dio” (la “volontà della nazione” venen aggiunta solo per la firma delle leggi). Col proclama di Moncalieri il Re impartì una lezione sempre attuale sul rapporto tra istituzioni e cittadini: Simul stabunt, Simul cadent. |
| DATA: 23.11.2009 |
MOSTRA A ROMA SULLA
PRINCIPESSA GRACE KELLY
La Fondazione Memmo ospita fino al 28 febbraio 2010 la mostra “GLI ANNI
DI GRACE KELLY, PRINCIPESSA DI MONACO, voluta da S.A.S. il Principe
Alberto II di Monaco. Abiti, ritratti, fotografie, gioielli, oggetti
personali, lettere narrano la favola che entusiasmò il mondo negli anni
50 del secolo scorso quando una famosa e splendida attrice,
protagonista di film indimenticabili, sposò il Principe Ranieri di
Monaco e portò l’antico Stato sul Mediterraneo a una nuova rinascita.
Lasciate le scene, Grace Kelly seppe interpretare il ruolo di Sovrana
meglio forse di altre donne nate sui gradini di un trono nel dedicarsi
alla famiglia, ai suoi sudditi, alla Croce Rossa e a numerose
iniziative di beneficenza e di promozione della cultura che fanno di
Lei un personaggio ancora tanto amato. |
| DATA: 20.11.2009 |
IL POTERE E LA GRAZIA. I
SANTI PATRONI D’EUROPA
Il
Museo di Palazzo Venezia ospita fino al 20 gennaio 2010 la mostra
dedicata ai Santi Patroni degli Stati d’Europa. Organizzata dal
Comitato San Floriano di Illegio, sotto il patronato del presidente
della Repubblica e dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. I 100
capolavori esposti raccontano le storie dei 77 Santi protettori dei 49
Stati europei. Fra i Santi tanti i Sovrani e i Principi, elevati nel
corso dei secoli alla gloria degli altari: San Luigi di Francia, San
Casimiro per la Lituania, San Vladimir per la Russia, Santo Stefano per
l’Ungheria, San Leopoldo per l’Austria, Santa Cunegonda imperatrice per
il Lussemburgo… Religione cattolica e istituzioni monarchiche sono
stati i pilastri della civiltà europea e questa mostra ne dà un’ampia
visione fra arte e devozione. |
| DATA: 20.11.2009 |
NUOVA STORIA CONTEMPORANEA:
SAGGIO DI DE LEONARDIS SULLE FF.AA. DEL REGNO
E’ in edicola il
numero 5 del 2009 della rivista “Nuova Storia Contemporanea”, diretta
dal Prof. Francesco Perfetti. Fra i numerosi e interessanti contributi
segnaliamo in particolare l’articolo del Prof. Massimo de Leonardis “
LA GUERRA DI LIBERAZIONE E LE FORZE ARMATE DEL REGNO”. L’articolo
riproduce la relazione presentata al Convegno “I motivi di una scelta.
Convegno storico per una memoria condivisa”, svoltosi lo scorso 3
giugno a Roma per iniziativa della Fondazione Le Forze Armate nella
guerra di liberazione 1943-1945. L’autore, direttore del Dipartimento
di Scienza Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di
Milano, esamina le ragioni ideali, politiche, militari e diplomatiche
di chi, dopo l’armistizio con gli Anglo – Americani del settembre 1943,
rimase fedele al giuramento prestato al Re e decise di combattere per
la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista. Le storie e i
destini di uomini come Bergamini, Sogno, Li Gobbi, Fecia di
Cossato…sono rievocate con particolare acume e danno il senso quasi
tattile delle straordinaria rilevanza “a posteriori” di quanti scelsero
la strada ardua, difficile e certamente non redditizia di lottare nel
nome della continuità delle istituzioni risorgimentali e prima fra
tutte della monarchia sabauda, fatto oggetto di un duplice attacco da
parte della Repubblica di Salò e dei partiti del C.L.N. . Ricco
l’apparato bibliografico, che offre al lettore un compendio delle
pubblicazioni scientifiche e delle fonti memorialistiche su uno dei
momenti epocali della nostra storia unitaria. L’autore
conclude ritenendo che “ il Regio Esercito ( ma con esso anche la
Marina e l’Aeronautica – n.d.a. - ) ritornato in linea dopo l’8
settembre” fu “ in piena continuità con gli anni precedenti” e respinge
la tesi della c.d. “morte della Patria”, tanto caro a una certa
storiografia faziosa. “Non morì il patriottismo, ma si ruppe l’unicità
di una Patria condivisa e inizio la esasperata
partitizzazione dell’idea di nazione”.
Francesco Atanasio
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| DATA: 17.11.2009 |
CHIOGGIA: COSTITUZIONE NUOVO
CIRCOLO
Si
è costituita in Chioggia una associazione apolitica e apartitica
denominata: “ Laboratorio di storia patria e cultura: Mafalda di Savoia
“.L'associazione, che ha sede in via Cesare Battisti n. 264/A, sotto la presidenza di Gennaro Belladonna intende promuovere incontri e dibattiti sulla storia d'Italia risorgimentale e contemporanea con particolare attenzione a questioni inerenti la Casa Savoia. L'associazione si riunisce con soci ed interessati in conviviali culturali a scadenze prestabilite e si avvalerà della presenza di ospiti di rimarcata valenza culturale e notorietà. |
| DATA: 17.11.2009 |
A PARIGI MOSTRA IN RICORDO
DELLA REGINA MARIA JOSE', CURATA DA S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA
GABRIELLA DI SAVOIA
Siamo lieti di presentare alcune
suggestive immagini
della riuscitissima mostra curata da S.A.R. la Principessa Maria
Gabriella di Savoia in ricordo della Regina Maria Josè, al momento a
Parigi presso la Fondazione Bismark. Il successo di pubblico e il
consenso della stampa non solo francese premia gli encomiabili sforzi
della Principessa Maria Gabriella per il recupero della memoria e delle
tradizioni di Casa Savoia.![]() Il busto marmoreo della Regina ![]() Dua abiti
della collezione
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| DATA: 16.11.2009 |
IL CALENDARIO 2010 DELLE
FORZE ARMATE PER IL 4 NOVEMBRE
Lo Stato Maggiore della Difesa e il
Ministero della
Difesa, in occasione del fausto anniversario della vittoria del 4
Novembre, Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, faranno
omaggio a quanti lo richiederanno del Calendario delle Forze Armate per
il 2010. I mesi del calendario sono dedicati ai valori dell’Etica
militare, rappresentati da splendide immagini fotografiche. Modalità per richiederlo: numero verde 800 224.664 – da lunedì a domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.30 L’UNIONE MONARCHICA ITALIANA plaude all’importante iniziativa, si stringe con amicizia ai Soldati d’Italia, ricorda reverente i Caduti della Grande Guerra e invoca la sepoltura nel Pantheon di Roma di Vittorio Emanuele III, primo artefice della Vittoria del 4 novembre 1918 assieme agli altri Sovrani ancora tumulati in terra straniera. |
| DATA: 03.11.2009 |
| PLACIDO E LA STORIA SBAGLIATA
CHE FAZIO NON VUOLE CORREGGERE
dal corriere della sera del 2 XI 2009 - di Ernesto Galli della Loggia
Alla fine, però, Michele Placido non ha colpa più di tanto. Che obbligo ha, lui, infatti, di sapere, come sono andate veramente le cose? E cioè che subito dopo l’Unità ci fu nel Sud una sollevazione contadina, sobillata anche dal clero reazionario e dai borbonici, contro i «piemontesi» sì, ma anche contro tanta parte migliore della società meridionale? che, come capita sempre in queste circostanze, la ferocia fu da ambo le parti? che se i bersaglieri fucilavano, i loro avversari decapitavamo, mutilavano, castravano? Ma che ne sa Placido di tutto questo? Egli è solo uno dei tanti italiani che ha una conoscenza raffazzonata e per sentito dire della storia del suo Paese, intessuta della panzane politico-ideologiche che gli è capitato di leggere sui libri sbagliati e più probabilmente di orecchiare. La controparte meridionale della cultura del leghismo. Quello che è grave — mi verrebbe da scrivere vergognoso, ma lasciamo perdere — è che a questa ignoranza presti i suoi mezzi il servizio pubblico televisivo: «italiano», fino a prova contraria. Con i suoi presentatori non saprei dire se più ignoranti o più timorosi di opporsi, sia pure con una sola parola, ai luoghi comuni accreditati. |
| DATA: 23.10.2009 |
SU "PANORAMA" IL MEMORIALE
SEGRETO DI VITTORIO EMANUELE III
Sul numero di Panorama oggi in edicola
(n° 44 del 29
Ottobre 2009 - Euro 3,00), in un articolo che porta la prestigiosa
firma dello storico Aldo A. Mola, vengono analizzati gli appunti di
S.M. il Re Vittorio Emanuele II, scritti su un quaderno nel lungo
periodo che va dal 1896 fino al 1946 e mai resi noti. Il quaderno è
stato custodito dl nipote Conte Pierfrancesco Calvi di Bergolo e, in
120 pagine, descrivono 50 anni di storia d'Italia.Mola, nell'articolo pubblicato nelle pagine 176-180, ripercorre gli avvenimenti principali descritti delineando un inedito ritratto del terzo Sovrano d'Italia. |
| DATA: 23.10.2009 |
LETTERA AI NEMICI DEL
RISORGIMENTO E DI CASA SAVOIA
A tutti coloro che in queste settimane
continuano a
denigrare il Risorgimento ed i suoi protagonisti, in primis Casa
Savoia, ricordo queste poche righe che molto intelligentemente il
Dottor Aldo Cazzullo ha voluto ricordare nel suo editoriale sull'ultimo
numero del Magazine del Corriere della Sera: righe estrapolate da una
lettera inviata da Re Vittorio Emanuele II, alla vigilia della sua
partenza sui campi di battaglia della seconda Guerra d'Indipendenza, a
Costantino Nigra, Segretario di Stato, diplomatico e uomo di fiducia
del Conte di Cavour:"Io parto domattina per la campagna con l'Esercito. Ecco il mio testamento: se sarò ucciso voi l'aprirete e avrete cura che tutto ciò che vi si trova sia eseguito. Io procurerò di sbarrare la via di Torino; se non ci riesco e se il nemico avanza, ponete al sicuro la mia famiglia e ascoltate bene questo: vi sono al museo delle armi quattro bandiere austriache, prese dalle nostre truppe nella campagna del 1848 e là deposte da mio padre. Questi sono i trofei della sua gloria. Abbandonate tutto, al bisogno; valori, gioie, archivi, collezioni, tutto ciò che contiene questo palazzo, ma mettete in salvo quelle bandiere. Che io le ritrovi intatte e salve come i miei figli. Ecco tutto quello che vi chiedo: il resto non conta". Giuseppe Polito
Biblioteca storica Regina Margherita Pietramelara (Ce) |
| DATA: 19.10.2009 |
| IL
GOVERNO ALBANESE ANNUNCIA LA SEPOLTURA IN PATRIA DI RE ZOG I, CHE AVEVA
LASCIATO L’ALBANIA A SEGUITO DELL’INVASIONE ITALIANA DEL 1939
Le spoglie del Sovrano, descritto dai media come “il fondatore dello Stato albanese moderno”, saranno accolte con i massimi onori e saranno sepolti sulla collina dominante Tirana, avendo alle spalle la “residenza reale delle aquile”. In Albania già risiede il figlio di Zog, Re Leka I, con il figlio Leka II, un giovane serio e colto che il Governo ha inserito nella equipe che affianca il Ministro degli esteri. Re Zog, al quale – anche con il voto dei socialisti – è stata intitolata una delle più importanti vie della Capitale, aveva sposato nel 1938 una Principessa ungherese, Geraldina, appartenente ad una famiglia che poteva vantare 600 anni di storia. E’ morta in Albania qualche anno fa. Il segretario nazionale dell’U.M.I. (Unione Monarchica Italiana) Sergio Boschiero, nel sottolineare il grande significato civile del gesto del Governo albanese, ha dichiarato: «Sarebbe l’ora che l’esilio post-mortem che colpisce i Re e le Regine d’Italia avesse termine, magari nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia che, per rispettare la storia, sarebbe corretto definire il “150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia con Vittorio Emanuele II come Re costituzionale”.» |
| DATA: 14.10.2009 |
| XXVIII CONGRESSO NAZIONALE Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare
Il 16 ottobre avrà inizio in Bologna il
XXVIII
Congresso Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti
Decorati al Valor Militare: è la massima assise del sodalizio,
convocata per il rinnovo degli incarichi associativi nazionali e la
programmazione della futura attività.All’indomani della Grande Guerra, che aveva visto il popolo italiano, senza distinzione di ceto e di origine, teso con ogni sforzo verso la Vittoria, la nobile schiera dei decorati al valor militare non volle far disperdere quel patrimonio di eroismo, sacrificio ed abnegazione che aveva così duramente segnato la Nazione. Ecco che allora S.M. il Re Vittorio Emanuele III con Regio Decreto del 21 marzo 1923 riconosceva la costituzione del sodalizio, eretto poi in Ente Morale con Regio Decreto del 31 maggio 1928. In oltre ottanta anni di storia il sodalizio ha riunito quanti fra gli Italiani hanno servito la Patria senza riserve e dubbi, spesso immolatisi fino al sacrificio estremo, su tutti i campi di battaglia e a volte anche in tempo di pace per la difesa delle istituzioni, così come avvenne per il Reale Carabiniere Scapaccino, il primo militare dell’allora Regno di Sardegna ad essere decorato della Medaglia d’Oro al Valor Militare, istituita nel 1833 da Re Carlo Alberto. L’Unione Monarchica Italiana, che nei suoi 65 anni di vita associativa ha avuto fra i suoi Soci e Dirigenti numerosi decorati al Valor Militare, nel ricordo delle sei medaglie d’oro riconosciute ad altrettanti Principi di Casa Savoia (Vittorio Emanuele II, Eugenio di Savoia – Carignano,Umberto I, Amedeo di Savoia-Aosta, Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, Amedeo di Savoia-Aosta, Viceré d’Etiopia), formula vivi voti augurali all’Istituto del Nastro Azzurro e saluta con particolare gratitudine a stima il suo Presidente Nazionale uscente, il Comandante Giorgio Zanardi, Ufficiale della Regia Marina, pluridecorato al Valor Militare, eccezionale esempio dall’alto delle sue 96 primavere di patriottismo e senso del dovere. |
| DATA: 14.10.2009 |
| URBANO RATTAZZI: DECENTRARE
MA CONTROLLARE Editoriale di Aldo A.
Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 4.X.2009
La creazione del Regno d’Italia con capitale a Milano (1805) e di quello di Napoli con Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat (1808) mostrò che l’Italia non era solo un’espressione geografica. Per battere i francesi e i loro alleati interni anche l’inglese lord Bentinck, che “tutelava” in Sicilia Ferdinando di Borbone e in Sardegna Vittorio Emanuele di Savoia, inventò una costituzione per l’Italia. Dopo la Restaurazione il processo di unione riprese con i moti del 1820-21, del 1831 e altre cospirazioni sino a quando Massimo d’Azeglio pubblicò il Manifesto per un’opinione nazionale che segnò la svolta: basta col terrorismo politico di Giuseppe Mazzini, si riforme per mettere insieme moderati e democratici. A tirare le somme furono Camillo Cavour e Urbano Rattazzi che nel febbraio 1852 dettero vita al centro-sinistro (sic), la grande alleanza tra le due forze fondamentali non solo del Parlamento Subalpino ma dell’Italia intera, liberali e democratici. L’ago della bilancia fu Vittorio Emanuele II che aveva una vita privata vivace ma nei passaggi decisivi fu Testa Coronata e sovrano popolare. Del resto doveva gareggiare con Ferdinando II di Borbone che a Napoli parlava come i lazzari e si faceva ritrarre in veste di pescatore. Dal marzo 1861 Vittorio Emanuele II firmò i decreti come re “per grazia di Dio e volontà della nazione”. Come oggi si sentenzia “in nome del popolo italiano” A “fare gli italiani” il governo del Regno di Sardegna non iniziò nel 1861 ma decenni prima della seconda guerra d’indipendenza (1859) e della proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861) con vaste riforme e leggi sperimentate al proprio interno. Il fatto nuovo dopo il 1848-49, cioè la fine della “guerra di popolo” e la sconfitta di Carlo Alberto a Novara, fu che gli artefici del programma nazionale non erano solo cittadini del regno sardo ma uomini di tutte le regioni accorsi in Piemonte perché esso era il laboratorio della futura Italia. Alfonso La Marmora trasformò l’esercito in uno strumento formidabile; Boncompagni e poi il napoletano Francesco De Sanctis innovarono l’istruzione; Paleocapa la rete ferroviaria, Pasquale Stanislao Mancini il pensiero giuridico e le relazioni Stato-Chiesa, riprendendo continuando l’azione di Giuseppe Siccardi e altri, in antagonismo con Clemente Solaro della Margarita. Nel 1859, quando l’Italia non c’era affatto né si immaginava che potesse nascere così rapidamente, appena annessa la Lombardia il regno sabaudo varò due leggi strategiche. La prima fu quella sulla scuola, dovuta al milanese Gabrio Casati, rispondente al pensiero dei cattolici liberali e dei liberali cattolici. La seconda fu la riforma degli enti locali voluta da Urbano Rattazzi che ci lavorò anni sulla traccia degli studi di Pietro de Rossi di Santa Rosa e Gustavo Ponza di San Martino. Comuni e province che sino ad allora vivevano sotto stretto controllo del governo divennero enti più liberi, ma tenuti al pareggio del bilancio sotto stretto controllo dei prefetti. Nessuna spesa senza entrata. Rattazzi (Alessandria,1808-1873) ebbe vita privata difficile, ma questo non gl’impedì di dedicarsi allo Stato. Avvocato abile e affermato, deputato e ministro dal 1848, presidente della camera dal 1852, nel 1859 fu il vero capo politico del governo presieduto dal ferreo La Marmora. Fu presidente del consiglio sfortunato. Nel 1862 legò il nome ad Aspromonte ove il Regio Esercito fermò Garibaldi con fucilate che era meglio evitare. Nel 1867 non impedì l’impresa di Garibaldi verso Roma, schiacciata dai fucili dei soldati papalini a Mentana: troppi morti, feriti e prigionieri. Suo nipote, Urbanino Rattazzi, fu ministro della Real Casa e grande suggeritore del nuovo centro-sinistro di Giovanni Giolitti e Giuseppe Zanardelli: il miglior governo possibile prima e dopo l’assassinio di Umberto I a Monza. Un segno dei tempi che merita riflessioni di ampio respiro, la rinnovata sintesi tra il liberalismo di Cavour e la democrazia di Urbano Rattazzi (*) Aldo A. Mola,3 ottobre 2009 (*) Dal 7 al10 ottobre si svolge ad Alessandria il LXIV Congresso dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, dedicato a “Cavour e Rattazzi:una collaborazione difficile”. Tra i relatori Valerio Castronovo, Ennio di Nolfo, Francesco Traniello. Nella Tavola Rotonda sull’Europa di fronte al nuovo Piemonte presieduta da Carlo Ghisalberti interventi di Fernando Garcia Sanz e Jean-Yves Frétigné. Sui rapporti tra i Rattazzi e la massoneria ha scritto pagine documentate Luciano Tamburini, direttore di “Studi Piemontesi”.Come ricorda Vittorio Gnocchini in Logge e massoni in Piemonte e Valle d’Aosta (ed. “Il Giornale del Piemonte”, pref. di Fulvio Basteris) Urbano Rattazzi non appartenne ad alcuna loggia subalpina. |
| DATA: 06.10.2009 |
25°ANNIVERSARIO M.O.V.M.
PROVINCIA DI AREZZO
Per iniziativa della Federazione Provinciale di Arezzo
dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare è stato
celebrato il 25° anniversario del conferimento della Medaglia d’Oro al
Valor Militare alla Provincia di Arezzo, avvenuto il 29 settembre 1984
su proposta del Ministero della Difesa. La massima decorazione,
istituita da Carlo Alberto Re di Sardegna nel 1833 e poi fatta propria
dal Regno d’Italia, veniva a riconoscere l’eccezionale contributo dato
dalla provincia di Arezzo alla guerra di Liberazione: vi furono infatti
oltre 1.100 vittime civili e militari dal 9 settembre 1943 al
3
ottobre 1944, un numero che rappresenta il 10% di tutti i Caduti sul
territorio nazionale. La provincia di Arezzo, che vede decorati anche 5
suoi comuni, può contare in tutta la storia unitaria un numero tali di
decorazioni individuali che ne fanno il territorio italiano che
maggiormente ha dato alla Patria in termine di impegno e sacrificio.L’Unione Monarchica Italiana, nel ricordo dei Caduti aretini e di Re Umberto II, che negli anni della guerra di Liberazione seppe essere alla testa delle ricostituite Forze Armate con le sue elette virtù civili e militari, pensoso solo delle sorti della Nazione, china reverente le bandiere della Patria e plaude all’importante iniziativa. |
| DATA: 06.10.2009 |
| IL NUOVO LIBRO DI LUCIO LAMI
LE PASSIONI DEL DRAGONE. CAVALLI E DONNE: CAPRILLI CAMPIONE DELLA BELLA EPOQUE, di Lucio Lami - Editore Mursia. Lucio
Lami, già ufficiale del Savoia Cavalleria e corrispondente di guerra de
“il Giornale” di Montanelli, esperto conoscitore del mondo equestre, ha
dato alle stampe la prima biografia del capitano Federico Caprilli. A
cavallo fra Ottocento e Novecento Caprilli rivoluziò l’arte equestre
adattando l’uomo al cavallo e il cavallo all’uomo, come era stato
invece per secoli. Il suo sistema fu adottato in campo militari dai
reggimenti di tutta Europa e non solo e infine sarebbe divenuto il
fondamento dell’equitazione negli sport moderni. Il prezioso
saggio è arricchito da oltre 200 foto inedite provenienti dall’archivio
personale di Caprilli, salvaguardato in oltre un secolo dalla sua
morte, avvenuta precocemente nel 1907, da diversi esponenti
dell’aristocrazia torinese: esse ritraggono Caprilli durante l’attività
sportiva e didattica, durante corse e concorsi ippici, sempre al centro
della più elevata società del tempo.Francesco Atanasio
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| DATA: 06.10.2009 |
| IL GENERALE GAZZERA MINISTRO
DELLA GUERRA IL PIEMONTESE CHE
FERMO’ MUSSOLINI
Editoriale di Aldo A.
Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 27.IX.2009
Pietro Gazzera fu il generale che da ministro della Guerra si oppose a
Mussolini sventandone alcuni clamorosi colpi di testa che avrebbero
causato la catastrofe. Ma chi era Gazzera e perché va conosciuto?
Secondo Dante Alighieri nell’Inferno il passato si vede più chiaro del
presente. Tra i rovelli sulla storia d’Italia uno continua a
dominare: tra il 1922 e il 1943 la Monarchia fu o no al carro
del
fascismo? Una importante risposta è data dalla biografia del
generale Pietro Gazzera di Giuseppe Novero (Mussolini e il Generale:
Pietro Gazzera ministro della Guerra lungo le tragedie del Novecento,
ed. Rubbettino), scritta con stile incisivo su documenti di prima mano.Novero non fa sconti a veri e presunti responsabili di pagine della storia militare italiana. Va però ricordato che nel 1861, 150 anni orsono, l’Esercito era tutto da fare con pezzi e bocconi degli antichi Stati e che l’organizzazione del Paese (ferrovie, strade, porti, scuole, ospedali...) ebbe priorità rispetto alla macchina bellica, pur necessaria per la sopravvivenza dello Stato. Pietro Gazzera (1879-1953) è un paradigma della Nuova Italia. Suo padre, modesto lattoniere di Bene Vagienna, nel Cuneese, e la madre, casalinga ebbero undici figli. Di essi uno divenne prefetto, l’altro, Pietro, percorse la carriera militare con impegno e onore. Di grado in grado raggiunse posizioni eminenti. Fu a Villa Giusti ove gli austriaci firmarono l’armistizio il 3 novembre 1918. Dieci anni dopo fu nominato sottosegretario alla Guerra, il cui titolare era il presidente del Consiglio, Benito Mussolini. Ricorda il generale Sergio Pelagalli, suo acuto studioso, che il “duce” negava al sottosegretario quello che Gazzera gli chiedeva nell’interesse del ministro, cioè del presidente del Consiglio, dell’Italia stessa. Una delle tante clamorose contraddizioni del duce. Ma all’epoca vi fu in Italia un “regime assoluto”? In realtà le Forze Armate rimasero fedeli alla Corona. Il 31 ottobre 1922 Mussolini in persona aveva scritto di suo pugno che i militari non dovevano osannare pubblicamente la sua ascesa al governo. Voleva sollecitarle a farlo davvero; ottenne il risultato opposto. Del resto Vittorio Emanuele III fu sempre capo delle Forze Armate, i cui ufficiali vestirono la divisa senza alcuna camicia che non fosse del colore di ordinanza. Sottosegretario dal 24 novembre 1928 il 12 settembre 1929 Gazzera venne nominato ministro della Guerra, lo stesso anno in cui il fossanese Balbino Giuliano divenne ministro della Educazione Nazionale. Il Vecchio Piemonte contava. Perché sapeva tenere a freno le intemperanze del “duce”. Come appunto fece Gazzera ripetutamente. Novero ricorda che talvolta Mussolini abbozzò propositi aggressivi precipitosi contro la Jugoslavia e contro la Francia. Accadde, per esempio, in coincidenza con le Grandi Manovre in un’area del Piemonte che ne era teatro da decenni, come la vendemmia. Gazzera non esitò a mettere il duce dinnanzi alla realtà. Deplorò la sproporzione tra le fantasie e i fatti. Consapevole che la storia non si fa con le parole, fu proprio lui a portate l’Esercito al massimo di efficienza: 34 divisioni ternarie di fanteria oltre a due divisioni celeri,alpini, bersaglieri, camicie nere. Negò fucili veri alla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, cioè al “paraesercito” di partito. I suoi comandanti se ne lamentarono con Mussolini. Gazzera rifilava solo vecchi arnesi indecorosi per le loro parate: “tanto varrebbe dare dei bastoni da passeggio o dei ceri da chiesa”. Gazzera replicò che altrimenti l’Esercito non sarebbe stato pronto in caso di mobilitazione. Preso tra molti venti nel 1933 Mussolini lo sostituì. Poi il duce agguantò la carica in vista di altre imprese, rovinose per l’Italia e per lui. Gazzera continuò a fare la sua parte di militare al servizio della Patria. Il Piemonte iniziò l’amaro declino verso la nuova guerra mondiale e quella civile. Caduto prigioniero, finì in un campo nel Tennessee (USA). Monarchico venne “epurato”, dichiarato decaduto dal Senato e collocato a risposo. Il 1° marzo il fascio di Roma gli aveva mandato una tessera “ad honorem”, d’ufficio, ma non fu mai fascista. Venne tardivamente riabilitato, ma sino a questo libro la sua figura rimase nell’ombra. La sua vicenda è esemplare per capire la complessità della nostra storia. Aldo A. Mola
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| DATA: 30.09.2009 |
STORICO E PATRIOTA: LA
SCOMPARSA DEL PROF. SCIROCCO
In questo clima “anti-risorgimentalista” a pochi mesi dal
150°
anniversario dell’Unificazione Nazionale e della nascita dell’Italia
non può e non deve passare in silenzio la scomparsa del Prof.Alfonso
Scirocco. Lo storico si è spento l’altra notte a 85 anni nella sua casa
napoletana. Docente di Storia del Risorgimento all’Università “Federico
II” di Napoli, è stato tra i maggiori studiosi di quest’epoca così
cruciale e dell’Unità d’Italia, nonché biografo di Giuseppe Garibaldi.
Autori di molti libri, apprezzati anche all’estero, la sua dedizione
agli studi risorgimentali e la sua onestà intellettuale, anche
contro-corrente ad un imperante revisionismo filo-borbonico, gli
valsero il titolo di “Grande Ufficiale della Repubblica”, conferitogli
nel giugno 2002 dall’allora Presidente Ciampi. Discreto, grande
sostenitore delle fonti di archivio che ogni buon storico dovrebbe
consultare senza mai stancarsi, il Professor Scirocco è stato un
fecondo e strenuo difensore di quegli ideali che portarono il nostro
Paese nel novero delle moderne Potenze. La sua ultima biografia su
Garibaldi, del 2007, è stata tradotta nelle edizioni della prestigiosa
“Princenton University”. Da ricordare anche “In difesa del
Risorgimento” pubblicato nel 1998, e non solo, nonché un’enorme
saggistica sempre e comunque a difesa non solo degli ideali ma anche
dei protagonisti del processo unitario, non celando mai i limiti e le
debolezze della struttura politica, sociale ed economia del Regno delle
Due Sicilie.Personalmente anni fa ho avuto il privilegio di avere consigli ed informazioni utili per i vari convegni storici promossi da questo centro culturale. L’Italia perde un grandissimo uomo di cultura, l’UMI e Casa Savoia un raro esempio di lucidità intellettuale che andrebbe onorato! Alla sua famiglia, agli amici, ai suoi studenti di ieri e di oggi, il nostro commosso cordoglio. Viva l’Italia! Viva il Risorgimento! BIBLIOTECA STORICA
REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO |
| DATA: 23.09.2009 |
| I PRINCIPI AMEDEO E SILVIA DI
SAVOIA IN VISITA A SALO'
Il museo si snoda in 4 sale con vari cimeli dal 1793 al 1945, tratta dei militari decorati al valor militare di Medaglia d'Oro, d'Argento e di Bronzo. Erano presenti, la direttrice del museo, prof.ssa Annamaria Salvo De Paoli Ambrosi che ha fatto gli onori di casa, il vice presidente della sezione del Nastro Azzurro di Salò, prof. D'Acunto ed il dott. Leonardo Malatesta, collaboratore scientifico del museo. All'evento hanno presenziato anche il Sindaco di Salò, avv. Barbara Botti, l'assessore alla cultura, Bonetti Marina, il direttore generale del comune, dott. Casali e il comandante della Polizia locale Stefano Traverso. Le LL.AA.RR. hanno apprezzato molto il museo, ripromettendosi di ritornare in quei bei luoghi, in riva al lago di Garda. Al termine della visita, hanno visitato il municipio salodiano e si sono intrattenuti con i convenuti in un breve buffet, sul lungolago. Il Principe Amedeo assieme alla direttrice del museo, dott.ssa Salvo De Paoli e al prof. D'Acunto durante la visita al museo |
| DATA: 22.09.2009 |