Torino, 10 Dicembre 2007 – Nella prestigiosa cornice di Palazzo Lascaris,

Sede della Regione Piemonte, si è tenuta la presentazione della XXX edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, monumentale opera che raccoglie informazioni su oltre 19.000 Casati.

L'opera tratta ampiamente anche della questione dinastica in Casa

Savoia e indica come, per le leggi della Famiglia Reale, il Capo del Casato oggi sia S.A.R. il Principe Amedeo.

La prima edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana venne stampata nel

1879 grazie ad uno dei maggiori studiosi mondiali di araldica: Giovanni Batista di Crollalanza.

Ospite d’eccezione dell’incontro è stato S.A.R. il Principe Amedeo di

Savoia, autore della nota introduttiva al volume.

Il Principe, accolto dal Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte

Davide Gariglio e dal parlamentare torinese On. Giorgio Merlo, che hanno fatto gli onori di casa, ha visitato l’esposizione di volumi araldici allestita per l’occasione.

Prima della presentazione dell’Annuario, il Capo di Casa Savoia ha

ricordato uno ad uno gli operai recentemente scomparsi per incidenti sul lavoro, chiedendo un minuto di silenzio. Il pubblico presente si è alzato in piedi per questo toccante e significativo momento di raccoglimento.

Il Principe Amedeo ha illustrato i pregi di questa opera che raccoglie

informazioni su famiglie nobili e notabili ed è da considerarsi il lavoro scientifico più completo nel suo genere.

S.A.R. ha tenuto particolarmente a sottolineare che sono state inserite

nell’Annuario tutte le famiglie dell’aristocrazia ebraica italiana. Non sono state “reintegrate” ma si sono ritenuti nulli i provvedimenti che, nelle versioni precedenti, le avevano escluse.
Andrea Borella, curatore ed editore dell’Annuario, ha analizzato il contesto storico del neonato Regno d’Italia che, sin dalla sua fase iniziale di unificazione, ha avuto il merito di considerare e riconoscere le famiglie nobili degli stati pre- unitari.

Borella ha parlato della Consulta della Commissione Araldica che, durante

il periodo fascista, ha perso - qualitativamente parlando -  valore in quanto venivano nominati i membri in base a umori politici, collocando al suo interno persone gradite al potere ma non araldicamente competenti; per questo motivo importanti famiglie nobili non furono censite e quindi riconosciute dallo Stato.

Le famiglie nobili ebraiche non vennero mai escluse dagli elenchi ufficiali

ma venne impedita la pubblicizzazione delle stesse.

Al giorno d’oggi abbiamo circa 70 mila nobili italiani, dispersi in 140 paesi

nel mondo, che si sono trasferiti principalmente per esigenze di lavoro. La maggior parte di essi rientra in un contesto di patriziato locale, solo una minima parte appartiene a famiglie di rilevanza nazionale.

Al termine dell’incontro il Principe ha rilasciato delle interviste, fra cui una

al canale televisivo Raiuno.

L’Unione Monarchica Italiana era rappresentata dal Vice segretario

nazionale Carmine Passalacqua, dai coordinatori di Torino Edoardo Mauri ed Ezio Susella, dal coordinatore di Novara Alessandro Pezzana e dal coordinatore di Varese Davide Colombo.


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