U.M.I. - Unione Monarchica Italiana


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NUOVA STORIA CONTEMPORANEA E LA PRINCIPESSA MAFALDA

Nuova Storia Contemporanea  Il prestigioso bimestrale "Nuova Storia Contemporanea", edito da Le Lettere e diretto dal Prof. Francesco Perfetti, dedica il numero di luglio-agosto alla Principessa Mafalda di Savoia-Assia, morta durante la seconda guerra mondiale nel lager nazista di Buchenwald.
Nella rivista troviamo un lungo articolo del Prof. Massimo de Leonardis dal titolo: "Germania nazista e Monarchia italiana - La cattura della Principessa Mafalda di Savoia" in cui il noto accademico milanese ripercorre le fasi storiche che portarono all'internamento della figlia del Re d'Italia in quel fatale campo di concentramento. De Leonardis analizza anche la concezione nazista dello Stato, dimostrando come quell'ideologia sia in totale antitesi con l'Istituzione monarchica.
    In Nuova Storia Contemporanea vi sono anche degli interessanti articoli fra cui spicca un "liberalismo e cristianesimo" a firma di José Maria Aznar, "Katin e gli occidentali" di Alberto Indelicato, "La missione Frobenius in Eritrea" di Dario Biocca e "Il Msi e Augusto De Marsanich" di Marco Iacona.
In edicola e in libreria: 10,50 €

DATA: 31.08.2010

IL BRIGANTAGGIO SCOPERTO DUE VOLTE

di Giuseppe Galasso - da Il Corriere della Sera di domenica 29 agosto 2010

Briganti  E' duro, ormai, leggere certe cose sul Risorgimento e sull' unità italiana. Lasciamo stare le tante amenità sentite sull' identità italiana; o le riduzioni ideologistiche del Risorgimento a una cortina fumogena di tutt' altre cose che la nazione italiana e la sua unità; o le manie e le smanie revisionistiche che rimpiangono la vecchia Italia e i suoi vecchi Stati (tranne, meno male, lo Stato della Chiesa). Il punto è un altro. Voi credevate al Risorgimento fatto contro l' Austria, contro la Curia romana, contro le dinastie e contro le classi dirigenti legate all' assetto italiano di prima del 1861? Vi sbagliavate. Il Risorgimento fu fatto contro i contadini, contro il popolo e (ora si è scoperto) contro tutti: lombardi, veneti, toscani, gli stessi piemontesi, e, in specie, contro i meridionali. Non parliamo poi dei lager sabaudi, del milione di morti della «guerra nazionale» napoletana nel Sud (con totale disprezzo per tutte le statistiche demografiche dal 1860 al 1870), delle rapine piemontesi (specie al Sud) e di tanto altro. Ma come si fa a credere che tutte queste siano «scoperte» e coraggiose «rivelazioni» che ora finalmente vengono fatte emergere? Non c' è, infatti, molto di ciò che si gabella oggi per nuovo e inedito che non abbia dietro di sé una rispettabile anzianità. Il Risorgimento non era neppure terminato, e già si iniziò a processarlo, in storia e in letteratura. La «conquista regia»? il peso marginale delle classi popolari nel moto e nella sistemazione finale? La natura borghese dell' ordine sociale uscito dal 1861? L' assorbimento finanziario e l' unificazione tributaria a danno del Mezzogiorno? La scelta del centralismo anziché del federalismo o dell' autonomismo? L' indiscriminata unificazione legislativa? Ebbene, proprio questo e altro è ciò di cui si è parlato con successivi approfondimenti e con grande varietà di racconto e di giudizi in un secolo e più di studi, come sa chiunque abbia letto Cattaneo e Nitti, Oriani, Gobetti, Rosselli, Salvemini, per non parlare dei «soliti» Chabod o Romeo, o del grande lavoro di storia sociale del Risorgimento e dell' unità svolto dagli storici «gramsciani» e da quelli «cattolici» dopo il 1945. Prendete il caso del brigantaggio. Se ne è parlato sempre. Esso non nacque affatto nel 1861. Era un grave problema, endemico e storico, del Mezzogiorno. Nel 1817 e nel 1821 con dure campagne di guerra il governo borbonico ne attenuò la portata, e in seguito cercò di controllarlo, ma non riuscì mai a eliminarlo, come dimostrano le sue cronache giudiziarie fino al 1860. Giustino Fortunato raccolse al riguardo un' enorme quantità di materiale. Ne discussero negli Anni 30 Omodeo e altri. Dopo la guerra un libro di Franco Molfese ne fissò alcuni tratti fondamentali. Convegni e seminari, talora di alto livello, ne hanno via via riproposto il tema. Ora sembra che tutto si scopra come una terra vergine, sempre nascosta dal solito imputato di tali misfatti, la «storiografia ufficiale», un monolite inesistente. Dopo la guerra si parlava di Bronte e dei relativi, tragici e crudeli massacri. Oggi si parla molto di Pontelandolfo, altra storia di tragici e crudeli massacri. Scoperte? Colpevoli silenzi? Di Bronte si fece un film di forte efficacia rappresentativa quanto discutibile in punto di storia. Di Pontelandolfo si parlò molto già al tempo dei fatti, e non se ne è mai taciuto. Sia a Bronte che a Pontelandolfo non si ebbe un semplice caso di brigantaggio, bensì, piuttosto, di questioni di altro ordine, come quelle poi inviperite dallo spregiudicato uso politico antitaliano del brigantaggio da parte borbonica e clericale dopo il 1860. Ma tant' è. Il giudizio sul Risorgimento, nel caso migliore, è quello, inverosimile, espresso in un romanzo (per me) di assoluto fascino, Il Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare nulla. Perché tutto ciò? Bisognerà parlarne a parte. Per ora, indulgo a un sogno. E se, fra tante scoperte e rivelazioni, qualcuno scoprisse e rivelasse di nuovo il grande senso di rivoluzione e di modernizzazione politica, culturale e morale del Risorgimento e dell' unità? Se si scoprisse che non è stato il Risorgimento a inventare l' Italia e la nazione italiana, bensì la nazione italiana a fare il Risorgimento e l' unità? Se si rivelasse il mondo dei «nobili affetti» e delle «generose passioni» proprio al Risorgimento e al moto nazionale? Se qualcuno riscoprisse il grande e faticato travaglio che ha portato l' Italia da realtà marginale nell' economia mondiale a Paese dei dieci o dodici oggi più avanzati? Anche queste cose, come quelle dette di sopra, hanno dietro di sé un secolo di studi, ma gli studi vi sono per essere proseguiti, approfonditi e rinnovati, non per essere sostituiti da «scoperte» e «rivelazioni», che non apportino ad essi, come è auspicabile, ma accade di rado, effettivi, nuovi contributi.
Giuseppe Galasso
DATA: 31.08.2010
     
GLI AUGURI DELL'U.M.I ALLA REGINA DI GIORDANIA

Il Re e la Regina di Giordania, dal sito ufficiale

  L'Unione Monarchica Italiana volge gli auguri di buon compleanno alla Regina Rania di Giordania, fulgido esempio di donna votata al bene comune e di Sovrana amata e apprezzata.

DATA: 31.08.2010

VOGUE: INTERVISTA A S.A.R. LA PRINCIPESSA OLGA DI SAVOIA-AOSTA
Vogue: S.A.R. la Principessa Olga di Savoia-Aosta
    "Per me monarchia oggi significa soprattutto mettersi al servizio degli altri. Lavoriamo. Non vogliamo finire sui giornali solo per il nome che portiamo, ma per qualcosa che abbiamo realizzato"

    Il suo matrimonio religioso con Aimone di Savoia-Aosta, avvenuto il 27 settembre 2008 sull'isola di Patmos, in mezzo all'Egeo, è stato celebrato con liturgia ortodossa nel suggestivo santuario cinquecentesco della Panaghia Diasozousa, proprio nel cuore della chora bianca sovrastata dal turrito monastero di San Giovanni. Un matrimonio intimo, raccolto.
    L'abito empire d'oro pallido Prada - catalizzatore di luce e buon augurio - con strascico di evocazione ellenica, un diadema di spighe come Demetra e un simbolico bouquet di rami d'olivo. Le scarpe, Christian Louboutin le aveva ornate con applicazioni di farfalle di pasta, in omaggio allo sposo italiano. Una cerimonia con non più di quaranta invitati, sobria e gioiosa, ma anche fedele, come non si vedeva da tanti anni nelle corti europee, alle antiche consuetudini regali, essendo i contraenti ambedue esponenti di famiglie reali.
    Una duplice ermeneutica che racconta molto di Olga, affascinante secondogenita del principe Michele di Grecia e Danimarca, autore di raffinati libri storici, e della pittrice e scenografa greca Marina Karella.
    Olga, 38 anni, è madre felice di Umberto, nato il 7 marzo 2009. Radici ancestrali, il sangue, le intricate vicende di buona parte del gotha della vecchia Europa, nonchè una visione giovane, dinamica e contemporanea della realtà si intrecciano nella sua personalità complessa: scuole primarie in Inghilterra, laurea alla Princeton university e diploma al prestigioso corso di architettura, pianificazione e conservazione della Columbia.
    "Olga è straordinariamente caparbia, di una tenacia irriducibile", racconta Aimone, suo marito, "da vera indomita greca. Ma paradossalmente è una grande sognatrice. Sono io, nella coppia, quello che tiene i piedi per terra. Credo di non aver mai conosciuto nessuno con il suo senso estetico, con la sua capacità di vedere e creare il bello. Un'esigenza quotidiana, per lei irrinunciabile e basilare come respirare".

Cesare Cunaccia, tratto da Vogue Italia, Luglio 2010 (n. 719), p. 146 - 157
DATA: 20.08.2010
   
LETTERE AL DIRETTORE: SUCCESSIONE DINASTICA
 
Maurizio Duce Castellazzo    Pubblichiamo una lettera scritta dal Prof. Maurizio Duce Castellazzo, già autore del libro "Che cos'è la Monarchia?" (Editrice UNI Service 2007), indirizzata a Sergio Boschiero, Segretario nazionale U.M.I. e direttore dell'Agenzia di Stampa FERT.

Caro Boschiero,

    Le scrivo brevemente riguardo alla questione della successione dinastica in Italia, per avere un Suo parere. La restaurazione pare (purtroppo) ancora lontana, ma in queste cose non si può mai dire… In Francia, per es., dopo la caduta di Napoleone III, si arrivò improvvisamente vicinissimi alla restaurazione borbonica con il Conte di Chambord, come Ella m’insegna, il quale aveva perfino ottenuto di dar vita ad una struttura monarchica costituzionale, e non parlamentare, per poter incidere maggiormente a livello politico; fu ‘solo’ la questione della bandiera a far sfumare quella prospettiva. Comunque, se guardiamo alla storia, le fasi repubblicane non sono che brevi parentesi fra periodi lunghissimi di monarchia. È sempre stato così – e, personalmente, sono incline a credere che debba continuare così anche per l’avvenire…
    Però, in Francia, si era fatta chiarezza sulla successione, nel momento in cui l’erede legittimo degli Orléans aveva riconosciuto la precedenza a Enrico V di Borbone. Da noi questa chiarezza manca ancora, perciò è lecito – a mio modesto giudizio – pensare che sia da tale circostanza che derivi gran parte dello scetticismo che ancora circonda l’idea di un ritorno alla monarchia come soluzione degli inveterati mali italici del dopoguerra. Prima ci vuole un pretendente al trono riconosciuto dalla stragrande maggioranza dell’aristocrazia, da presentare al popolo; poi si può cominciare a discutere di monarchia e repubblica.
    Non avendo alcuna competenza in materia di successione al trono, sono andato a vedere un po’ di documenti che si trovano on line, tanto sul sito ufficiale del Principe Vittorio Emanuele di Savoia, quanto sul Vostro sito dell’UMI: siccome mi è parso di scorgere una sottolineatura forse importante, gliela sottopongo, perché possa darmi un Suo illuminato parere.
    Riassumendo, per come sono capace, il pensiero del prof. avv. Sandro Gherro, che difende le prerogative di V. E., sembrerebbe che, parlando della questione del mancato assenso di Re Umberto al matrimonio del figlio, sia da considerare che le regie patenti di Casa Savoia, cui il Re faceva riferimento nelle sue missive, essendo state promulgate in un periodo di monarchia assoluta, non potessero più avere efficacia già dopo l’entrata in vigore dello Statuto Albertino, che ne avrebbe annullato la validità, per  mantenere in vigore senza eccezione alcuna la sola Legge Salica. Di conseguenza, Umberto II, quando nelle sue lettere ricordò al figlio il pericolo di perdere la successione, avrebbe fatto ricorso ad un diritto di censura che non gli spettava più. Scrive infatti il prof. Gherro: «Vero è che in alcune minute di lettere scritte (o da scrivere) al figlio quando intendeva contrastare un di lui progetto matrimoniale, il Re si riferiva alla regola del consenso regio e lo faceva mancare prefigurando anche le conseguenze negative che la disobbedienza avrebbe determinato in ambito successorio: cioè la perdita delle prerogative dinastiche e la trasmissione di queste ad altri (a S.A.R. il Duca d’Aosta). In proposito, tuttavia, supposta, – ma non pianamente concessa –, l’autenticità formale e ideologica degli scritti, forse non si potrebbe dire: “Rex plus dixit quam voluit; ma certo si dovrebbe dire: “Rex plus dixit quam potuit”. Né infatti poteva vantare, in materia, la vigenza di una norma che non c’era; né tale norma poteva lui promulgare per far valere sanzioni al figlio, per mutare la legge di successione e diseredarlo: in proposito non poteva infatti che subordinare la sua volontà al fatto di averlo generato».
    In realtà, però, tale norma c’era da molto tempo – credo almeno dal 25 giugno 1865. Certo è che nelle due edizioni che ho tra mani in questo momento del Codice civile del Regno d’Italia, una pubblicata a Milano da Ulrico Hoepli nel 1901, così come in quella pubblicata a Firenze da G. Barbera Editore nel 1923, all’art. 69, comma secondo, si legge testualmente: «Per la validità dei matrimoni dei principi e delle principesse reali è richiesto l’assenso del re». Tutto questo non è stato mai abrogato, ma è confluito nell’art. 92 dell’attuale codice civile, che contiene infatti la stessa norma, attualizzata dopo l’incoronazione ad Imperatore di Vittorio Emanuele III (tant’è che se uno va oggi a consultarla, non vi legge: “norma abrogata”, bensì: “Articolo divenuto inoperante” – ovvero: “Omissis”).
    Non Le pare, dunque, Cavaliere, che questa sia una base di appoggio anche migliore di quella offerta delle Regie Patenti, risalenti al XVIII secolo? Infatti, nel momento in cui si parla di successione al trono italiano, non possono che contare anzitutto le norme italiane, tanto più se ancora vigenti. Ebbene: queste prevedono ancora oggi il consenso regio ai matrimoni dei principi. Di conseguenza, quando S. M. Umberto II, che mai abdicò, ha fatto presente al figlio, Vittorio Emanuele, che senza il suo consenso il diritto di successione sarebbe passato al cugino Amedeo, Duca D’Aosta, faceva riferimento a prerogative fondate fino ad oggi nella legislazione nazionale.
    Grato in anticipo per un Suo cortese cenno di riscontro, Le rinnovo i sensi della mia più profonda stima.

Maurizio Duce Castellazzo

Sergio BoschieroCaro Professore,
    la Sua lettera sulla successione dinastica, soprattutto nella seconda parte, incontra il mio plauso più caloroso e convinto.
    La pubblichiamo integralmente. Il Suo riferimento al Codice Civile del Regno d’Italia (art. 69 – comma secondo, confluito successivamente nell’art. 92 del Codice Civile), rinvigorisce gli argomenti sostenuti da tanti monarchici.
Sergio Boschiero
DATA: 19.08.2010

LA SCOMPARSA DI FRANCESCO COSSIGA
 
Francesco Cossiga - da intenet    L'Unione Monarchica Italiana si inchina alla memoria di Francesco Cossiga, scomparso oggi dopo un breve ricovero ospedaliero. Cossiga era un repubblicano convinto ma si è sempre dimostrato rispettoso nei confronti della storia del nostro Paese e non ha mai censurato il valore e l'importanza del Regno d'Italia. Ricordiamo che sulla scrivania teneva una bandiera con il Tricolore sabaudo, che si è pubblicamente espresso a favore del rientro delle salme dei Sovrani in Italia e che si rivolgeva ai Principi Reali di Casa Savoia con il titolo che Loro spetta.
    Un personaggio cardine della storia moderna della nostra Italia a cui, nonostante le divergenze di vedute, non possiamo che rivolgere con commozione il nostro pensiero.
Roma, 17 agosto 2010

LA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO RENDE OMAGGIO ALLA FIGURA DEL PRESIDENTE EMERITO FRANCESCO COSSIGA

    La Consulta dei Senatori del Regno rende omaggio all’opera e alla memoria del Senatore Francesco Cossiga, già Capo dello Stato.
    Nobiluomo, cattolico e liberale, spirito universale, nel solco di Antonio Rosmini il Presidente Emerito Francesco Cossiga visse il senso dello Stato anche nei suoi aspetti drammatici, sulla traccia di Re Carlo Alberto di Sardegna, che dopo meditato silenzio varò riforme, promulgò lo Statuto e assunse la guida dell’unificazione italiana.
    Le esortazioni di Francesco Cossiga ad ammodernare lo Stato caddero nel vuoto; anzi suscitarono contro di Lui le imputazioni più gravi.
    La Consulta auspica che la Sua eredità politica fecondi l’Italia ventura e la restituisca agli Italiani.

Roma, 17 agosto 2010
Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
Aldo Alessandro Mola
DATA: 17.08.2010

IL PRINCIPE AMEDEO AL CAFFE’ DELLA VERSILIANA
 
IL PRINCIPE AMEDEO AL CAFFE’ DELLA VERSILIANA    13 Agosto 2010 - In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, al Caffè la Versiliana, nell’ambito della trentunesima edizione del Festival della Versiliana, si è tenuto un incontro sul tema “150 anni di conquiste”, con l’obiettivo di affrontare i passi fondamentali che hanno caratterizzato il processo di unificazione nazionale sotto un unico tricolore. Ospite principale della manifestazione è stato S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, che ha aperto la discussione citando S.M. Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, al quale volgere lo sguardo come primo Sovrano di un’Italia unita.     Il Principe Amedeo ha altresì sottolineato che dall’affermarsi dell’Istituto repubblicano in Italia, fino ad oggi, è venuto inevitabilmente meno il senso di Stato, lamentando la differenza con il senso di citoyenneté dei francesi e il profondo senso di rispetto dei britannici nei confronti delle forze dell’ordine; “si dovrebbe andare oltre il calcio per avere voglia di esporre il tricolore” ha asserito il Duca d’Aosta. Sui giovani della nuova generazione di italiani il Principe ha mostrato fiducia, facendo presente che in Italia vi sono tantissimi giovani, soprattutto in sud Italia, che dimostrano grande serietà che ambiscono a ricoprire ruoli nelle forze dell’ordine affinché possano dare il proprio contributo per la salvaguardia dell’ordine dell’Italia, “ma questi giovani – sottolineava il DucaIL PRINCIPE AMEDEO AL CAFFE’ DELLA VERSILIANA d’Aosta – non appaiono mai nei programmi della Maria de Filippi, forse non sono abbastanza interessanti”. Il Principe Amedeo, in occasione di alcune insidiose domande rivoltegli riguardo la sua opinione sull’Istituto repubblicano, ha citato l’esempio del ruolo fondamentale che la Corona belga ha sull’unità nazionale del Belgio, spiegando il ben risaputo attrito fra la comunità vallona e quella fiamminga. “Carlo Azeglio Ciampi è stato uno degli unici presidenti che si sono attivati per rivalutare il tricolore e l’inno nazionale – spiega il Principe – valori dimenticati a causa della guerra persa e, soprattutto, dopo la caduta del fascismo si censurò la storia etichettando come tutto cattivo, pure i militari venivano visti come guerrafondai. Ciampi ha cercato di ripristinare i valori di un’Italia con la “i” maiuscola; anche Einaudi fece una buona rappresentanza del Paese.” Infine il Duca d’Aosta ha parlato del suo breve periodo di prigionia in Germania e del periodo di permanenza al Palazzo di Atene, dove scoprirà la sua passione per gli animali e le piante.
    I 150 anni d’Italia, argomento cardine dell’incontro, è stato affrontato con indiscutibile bravura, dal Prof. Cosimo Ceccuti, Professore di Storia del Risorgimento e del giornalismo dell’Università di Firenze, che ha illustrato nello specifico tappe storiche determinanti come la spedizione dei mille, l’affascinante figura di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e la repubblica romana, la triste vicenda di Goffredo Mameli, la potenza dell’Esercito borbonico rivelatasi poi insufficiente di fronte alle strategie dei garibaldini. Infine Enrico Dei, noto esperto d’arte, ha parlato della mostra “Italia sia” sui dipinti che raffigurano le tappe fondamentali del Risorgimento italiano, sottolineando la doverosa presenza predominante dei Macchiaioli, ubicata in Seravezza presso il Palazzo Ducale.     IL PRINCIPE AMEDEO AL CAFFE’ DELLA VERSILIANA    L’incontro si è concluso con la delicata ed insidiosa domanda di Romano Battaglia, conduttore dell’evento, al Principe Amedeo, ossia se fosse convinto su un ritorno in Italia della Monarchia: “Fin’ora ho sentito parlare di Prima e Seconda repubblica – risponde il Duca d’Aosta – ma siamo sempre alla Prima Monarchia”. Di ulteriore appoggio alla costatazione del Principe, una persona del pubblico ha chiesto la parola e, rivolgendosi a Sua Altezza Reale, ha incoraggiato il Principe raccontando l’aneddoto riguardante Padre Pio, il quale ha previsto che il figlio del Duca d’Aosta, Aimone di Savoia, sarebbe diventato un giorno Re d’Italia.
    All’evento, contraddistinto dall’usuale successo di pubblico, ha partecipato il Presidente dell’Unione Monarchica Italiana, Gian Nicola Amoretti, accompagnato dal coordinatore del Club Reale “Carlo Felice” di Rapallo, Sebastiano Quaglia.
    Il quotidiano “La Nazione”, nell’edizione del 13 agosto (pag. 30, sez. Cultura & Società, il caffè Estate), ha pubblicato un articolo a firma del Principe Amedeo, in cui sono stati affrontati i punti salienti del processo di Unità Nazionale.
Lorenzo Virginio Teucci
DATA: 15.08.2010
   
RISORGIMENTO DIMENTICATO: POLITICA E POLITICI
 
    “L’imposta è dunque una porzione di entrata tolta a ciascun cittadino dal governo per le pubbliche necessità: ovvero il governo è come un altro cooperatore della produzione che insieme coll’operaio, col capitalista e col possidente viene a prendere la sua rata nel riparto del prodotto netto”. (Marco Minghetti-1859).
    “Le maggioranze parlamentari non acquistano forza e prestigio se non sono tenute strette ed unite da un principio, da un programma, da comunanza di viste, di idee e di opinioni nelle questioni più importanti fra i vari deputati che le compongono”. (Dal giornale “l’Opinione” del 1862).
    “Mi sono persuaso che, quantunque riuscissi a salvare il mio prestigio, perderei l’Italia. Ora, mio caro Nigra, ve lo dichiaro senza enfasi, preferisco veder scomparire la mia popolarità, perdere la mia reputazione, ma vedere fare l’Italia. Ora, per fare l’Italia in questo momento, non bisogna mettere in contrasto Vittorio Emanuele e Garibaldi.
    Garibaldi ha una grande forza mortale, gode di un immenso prestigio, non soltanto in Italia, ma soprattutto in Europa. Avete torto, a mio avviso, a dire che siamo messi tra Garibaldi e l’Europa. Se domani venissi in lotta con Garibaldi, potrei avere pure dalla mia parte la maggioranza dei vecchi diplomatici, ma l’opinione pubblica europea sarebbe contro di me, e l’opinione pubblica avrebbe ragione, perché Garibaldi ha reso all’Italia i più grandi servigi che un uomo potesse renderle: ha dato agli Italiani fiducia in se stessi, ha dimostrato all’Europa che gli Italiani sapevano battersi e morire sui campi di battaglia per conquistare una patria”. (Lettera del conte di Cavour a Costantino Nigra del 5 agosto 1860)
    “Non è ancora penetrata nelle nostre abitudini, la persuasione che il governo è parte di noi stessi, che non è nostro nemico il fisco, che, il contrario, è il nostro aiuto principale e che è quello, senza il quale non avremmo sicurezza, protezione, strade, istruzione, non avremmo nulla... Il Piemonte ha tassato, ha tassato spietatamente. Ma, persuaso della necessità di svolgerne la vita economica, ha contemporaneamente costruito ferrovie e strade ordinarie, le ha ampliate, insomma ha impresso alla vita economica quell’impulso che solo poteva essere dato sotto la direzione di quella mano vigorosa, di quelle mente elevatissima che era il conte di Cavour”. (Quintino Sella-1863).
    “La scarsa popolarità di Cavour è innanzitutto l’esito naturale della scarsa conoscenza-popolarità che da noi ha il Risorgimento, cioè quella parte della nostra storia che riguarda la nascita della nazione….Tutte le culture politiche dell’Italia del Novecento (dal fascismo all’azionismo, dal cattolicesimo al socialismo, al comunismo gramsciano, e fino al leghismo) sono nate da una critica più o meno radicale al Risorgimento e in particolare proprio alla soluzione cavourriana di esso, sprezzatamente definitia “moderata”. Perpetuando l’equivoca confusione tra liberalismo e moderatismo che continua a pesare come un macigno sulla nostra vita pubblica. Si aggiunga la dissociazione da ogni dovere collettivo e il disprezzo qualunquistico-anarcoide verso lo Stato in quanto tale che nutre tanta parte del Paese, comprese le sue classi elevate. In misura significativa l’impopolarità di Cavour non è altro che l’impopolarità presso tanti Italiani dello Stato Italiano…Non ha forse bisogno l’Italia di ritrovare il senso originario della sua esistenza come Stato libero e moderno? Lo so bene: invocare un ritorno a Cavour suono solo patetico, prima ancora che vano. Almeno sia consentito, però, di sentirne fino in fondo una disperata nostalgia e ripeterne con gratitudine il nome per trasmetterlo a chi in futuro si dirà ancora italiano, nel duecentesimo anniversario della nascita”. (Ernesto Galli Della Loggia – Corsera 10 agosto 2010).
GIUSEPPE POLITO
DIRETTORE BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)

DATA: 13.08.2010

A SETTEMBRE USCIRA' IL NUOVO LIBRO DI DOMENICO FISICHELLA SUL RISORGIMENTO
 
Il Miracolo del Risorgimento - Domenico Fisichella - Carocci Editore    Pubblichiamo in anteprima la copertina dell'ultimo lavoro del Prof. Domenico Fisichella, già autore di "Elogio della Monarchia".
    Il volume ripercorre, con linguaggio chiaro e non accademico, le vicende che nei secoli hanno condotto allo sviluppo di un profilo unitario - sul piano culturale (religione, lingua, tecnologia) e materiale (commercio, produzione, tecnica) - del popolo italiano.
In tale quadro, il Risorgimento è visto come il risultato di un lungo processo di incubazione e di selezione: esito condizionato dai passaggi precedenti e ad essi inevitabilmente legato, ma insieme frutto dell'iniziativa perspicace di quanti, superando robusti ostacoli, sono riusciti a conseguire credibilità etico-politica e vigore militare nell'arena europea. Ampia parte del saggio analizza l'incidenza del principio di nazionalità, l'ipotesi federalista, il ruolo di personalità come Carlo Alberto, Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini, Pio IX, Gioberti, Cattaneo, nonché il rilievo degli elementi elitari, popolari, dinastici, internazionali che hanno condotto al 1861 (nascita del Regno d'Italia), con la sua ineludibile appendice di Porta Pia (1870).
Da settembre in tutte le librerie.
Il Miracolo del Risorgimento - La formazione dell'Italia unita.
Domenico Fisichella
Carocci editore, 2010. euro 15.00

DATA: 11.08.2010
 
INTERVISTA AD AIMONE DI SAVOIA-AOSTA SULLA RIVISTA ECONOMICA "IL MONDO"
 
Il Principe presto in Italia.

Il Mondo - Rcs - Enrica Roddolo - Savoia    Riportiamo l’intervista a S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta, pubblicata sul numero 32 (6 agosto 2010) del settimanale economico del gruppo Rcs “Il Mondo”, a firma della giornalista Enrica Roddolo.
    Nella pregevole intervista, il Principe sabaudo dà conferma alle insistenti voci che corrono riguardo ad un Suo trasferimento nel nostro Paese, dopo un lungo e apprezzato periodo di lavoro a Mosca come rappresentante della Pirelli.                                                     Ecco il testo:
    

DALLA RUSSIA (CON PIRELLI)

S.A.R. il Principe Aimone di Savoia    II lavoro è eticamente obbligatorio, come un servizio da rendere alla comunità di cui si fa parte. A prescindere dai risultati che si raggiungono». Aimone di Savoia-Aosta, figlio del duca Amedeo d'Aosta (a sua volta imprenditore agricolo in Toscana), lavora per Pirelli. Anzi, è l'uomo Pirelli in Russia. Riservatissimo, sposato con Olga di Grecia, accetta però di parlare con il Mondo. 
    Domanda. Come inizio I'avventura in Russia, principe?
    Risposta.
Lavoro in Russia dal 1993, e ci vivo dal 1994. E uno dei motivi per cui sono venuto in questo affascinante Paese è stato proprio perché volevo capire cosa sarei riuscito a fare in un ambiente che non aveva nessun tipo di pregiudizio nei confronti del mio cognome (positivo o negativo).
 
    D. Una sfida. E una brillante carriera.
    R.
Diciamo che quella che è iniziata come avventura di un 26enne alle prime armi è diventata, senza che me ne accorgessi, una bellissima carriera. Ho lavorato per società di ingegneria, con le quali ho viaggiato tantissimo in molte regioni russe, per poi approdare in Pirelli nel 2000.
    D. Torner
à
in Italia?
    R. Comincio ad avere molta voglia di tornare in Italia, dopo 16 anni, anche se mi rendo conto che molta parte della mia professionalità è relativa a questa parte del mondo, e questo complica un po' le cose, ma a me stesso ho già provato di valere, adesso basterà convincere gli altri. Ironia a parte, penso di aver sempre portato valore in tutti i lavori e progetti che ho seguito, e quindi sono sicuro che la mia carriera mi porterà presto in Italia.
   D. Senza rinunciare al lavoro. Come lei, oggi molti nobili sono anche bravi professionisti.    Un cambio di stagione?
    R.
Non solo gli aristocratici di oggi hanno saputo rivelarsi ottimi professionisti, bisogna sfatare il mito dell'aristocratico escluso dall'attività professionale manageriale. Attingendo dalla storia di famiglia posso portare l'esempio del duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia (fratello minore di mio bisnonno) che dedicò gran parte della vita alla Marina e alle esplorazioni geografiche, attività che richiede qualità di management non comuni.
    D. E poi?
    R.
Luigi Amedeo lasciò quindi l'Italia e negli anni '20 fondò la Società agricola Italo Somala che, ottenuta una concessione per 90 anni, gestì nell'area di Johar (Somalia) circa 25 mila ettari di terreno dove negli anni Trenta si potevano vedere strutture sociali, dalle scuole agli ospedali, realizzate per i lavoratori: arrivarono infatti ad abitarci quasi 10 mila persone.
    D. E come finanziò quest'impresa?
    R.
I soldi, circa 25 milioni di lire, li prese in prestito, restituendo poi tutto e facendo quindi fruttare l'investimento con qualità manageriali di tutto rispetto. Qualità che fecero sì che si potessero lavorare fino a 3 mila quintali di canna da zucchero al giorno con macchinari moderni, perlopiù alimentati dalla combustione dei gas naturali ricavati dagli scarti fermentati. I prodotti venivano lavorati in loco e poi spediti via ferrovia a Mogadiscio dove erano venduti per l’export.         

Enrica Roddolo

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DATA: 06.08.2010
  
“TANTI NEMICI, TANTO ONORE”
 
    Così dice un vecchio adagio popolare, ed è la sintesi di quello che da mesi per non dire anni assistiamo davanti agli attacchi, spesso solo provocatori, all’epoca risorgimentale ed ai suoi protagonisti.
    Se sul mensile amico “Storia in rete” il giornalista Gigi di Fiore, attenua le sue tesi antirisorgimentali, poi  si rallegra quando la propria casa editrice ha deciso di ristampare tra qualche mese il  saggio indubbiamente meno moderato, scritto nel 2007.
    Giordano Bruno Guerri dalle colonne del “il Giornale” esalta invece un altro libro: “Terroni” di Pino Aprile che abbiamo nei mesi scorsi ampiamente criticato per sua forte carica antisabauda e non solo, tra i più venduti negli ultimi tempi (?), sperando che diventi il “…testo sacro di una futura Lega Meridionale…”; non solo, il Guerri pubblicizza il suo ultimo libro sul’argomento risorgimentale che darà alle stampe a fine anno dalla Mondadori, invitando i lettori a partecipare il 5 agosto prossimo, a Monopoli, ad un dibattito nell’ambito del progetto Cantiere Cultura ove parteciperanno tra gli altri Pino Aprile e Marcello Veneziani. Lo storico prosegue l’articolo, elencando il suo punto di vista sul Risorgimento, ecco alcune “perle”: ..L’annessione del Sud fu una guerra di annessione e di conquista, spietata e brutale. Il Regno delle Due Sicilie non era il paradiso in terra, certo, ma neppure l’inferno. Il paternalismo borbonico permetteva pure ai più poveri di vivere decentemente anche nelle condizioni di arretratezza feudale con le quali venivano gestite le terre coltivabili. La vita culturale, almeno quella alta, era di tutto rispetto. Le industrie, in particolare quelle metalmeccaniche e tessili, erano all’altezza, e a volte superiori, a quelle del Nord. Soprattutto, le casse dello Stato e la circolazione monetaria erano più ricche che nel resto d’Italia messo insieme. Denaro, terre ed industrie facevano gola ai Savoia,  molto meno romantici di patrioti…A rimetterci fu il popolo, che d’improvviso si vide sconvolta l’esistenza da invasori (i cosiddetti plebisciti furono una truffa di Stato)…Fu così che nacque il fenomeno sprezzantemente definito “brigantaggio”….A volte erano veri banditi, ma oggi li chiameremmo partigiani. Fu una guerra civile….”, vi risparmio altre amenità storiche!
    E’ triste leggere da bravi opinionisti e giornalisti,  queste “oscenità storiche” le quali non fanno altro che “cavalcare” la moda del momento, “scimmiottando” il più becero leghismo, nato non dimentichiamo, dalla sordità dei partiti tradizionali alle istanze del cittadino settentrionale e dal tradimento delle vecchie ideologie da parte di coloro che dovevano non solo difenderle ma adeguarle ai tempi.
    Come monarchici e custodi dei valori risorgimentali dobbiamo impegnarci per contrastare in ogni modo queste opinioni, non demonizzando nessuno, ma neppure esaltare quegli Stati pre-unitari che non vollero credere nella libertà e nella democrazia come invece fece il Regno di Sardegna ed il suo sovrano!
    PS.: Poco dopo la stesura di questa riflessione, il Prof.Pietro Craveri, storico, nipote di Benedetto Croce, sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno ha "stroncato" definitivamente da un punto di vista storico-politico la moda del revisionismo risorgimentale con un articolo a titolo "Terrorismo neoborbonico".
GIUSEPPE POLITO
DIRETTORE BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)

DATA: 07.08.2010
 
SAVOIA CAVALLERIA
 
    Il numero 4 (luglio- agosto 2010) della rivista IL NASTRO AZZURRO, edita dall’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare – www.istitutonastroazzurro.org -  presenta a pag. 34 una rievocazione del reggimento “Savoia Cavalleria”, il cui stendardo venne decorato da S.M. il Re Vittorio Emanuele III della M.O.V.M. per le gloriose giornate del 21-30 agosto 1942 sul fronte russo. Dopo il referendum del 2 giugno 1946, il col. Alessandro Bettoni Cazzago, ultimo comandante di “Savoia” volle riconsegnare a Umberto II il glorioso stendardo del reggimento. Per volontà del Sovrano il vessillo è oggi custodito nel Sacrario delle Bandiere dell’Altare della Patria.
    Il numero 4 (luglio-agosto 2010) della Rivista di Cavalleria, edita dall’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria – www.assocavalleria.it – presenta a pag. 37 una rievocazione delle celebrazioni del secondo centenario ( 1682-1892) della fondazione del Reggimento “Savoia Cavalleria” con foto e documenti storici.
SAVOYE BONNE NOUVELLES

DATA: 06.08.2010
  
IL PREMIO CARDUCCI PER LA SAGGISTICA A S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA
 
S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia    Il Premio Letterario Giosue Carducci 2010 per la saggistica storica è stato conferito a S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia. Gli altri premiati sono il poeta Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, la medievista Chiara Frugoni per la critica d’arte ed Enrico Tiozzo, docente all’Università di Goteborg e autore dell’opera sul Premio Nobel e la letteratura italiana (ed. Olschki).
    La giuria, presieduta dallo scrittore Raffaello Bertoli, ha premiato Maria Gabriella di Savoia perché con i propri studi e quale presidente della Fondazione Umberto II e Maria José ha salvaguardato un patrimonio documentario e bibliografico di fondamentale importanza e propone alla storiografia italiana temi a lungo trascurati. Con una decina di volumi tradotti in varie lingue e con la collaborazione a rassegne e ad opere insuperate (Casa Savoia. Diario di una monarchia, 1861-1946, l’ Album di guerra, 1915-1918 di Vittorio Emanuele III, Gioielli di Casa Savoia e Il Parlamento italiano, 1861-1993 (24 voll.), la Principessa ha concorso e contribuisce alla rilettura dell’unificazione italiana. Per gli approfondimenti critici originali di figure a lungo dimenticate, quale Antonio Rosmini, e per la promozione di ricerche scientifiche di ampio raggio la Principessa Maria Gabriella di Savoia avrebbe attratto il plauso che Giosue Carducci riservò alla Regina Margherita: emblema dell’eterno femminino regale quale misura della crescita civile di tutti i cittadini.
    Due anni orsono, il suo volume Manti Regali a Corte. Dal corredo della Regina Maria José (Daniela Piazza ed. Torino, 2008) ha accompagnato un evento di richiamo europeo realizzato nel Castello della Venaria Reale, in vista del 150° della proclamazione del regno d’Italia. Allieva di Oskar Kokoschka, la Principessa è anche apprezzata acquerellista. Una Mostra delle sue opere è stata allestita alla Fondazione Bismarck in Parigi ed è in programma in Spagna e a Istanbul. Verrà poi la volta del Piemonte?
Aldo Alessandro Mola

Alla presenza di circa 600 persone, il sindaco di Pietrasanta, dottor Domenico Lombardi, ha invitato la Principessa a compiere una visita ufficiale alla Città e la Prencipessa ha accettato.

DATA: 04.08.2010

IL REGICIDIO DI MONZA NON FERMO’ LE LIBERTA’

Editoriale di Aldo A. Mola, pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 1 Agosto.
Unico quotidiano a livello nazionale che abbia ricordato il regicidio di Monza.

Re Umberto I    Non sempre la fine luglio annunciò l’inizio delle vacanze. In molti casi fu infausta. Nel 1848 in quei giorni l’Armata di Carlo Alberto si ritirava su Milano, incalzata da Radetzky. Nel luglio di dieci anni dopo Vittorio Emanuele II, “per quello che lo riguardava” accettò l’armistizio di Villafranca tra Napoleone III e Francesco Giuseppe d’Asburgo. Parve la fine del sogno. Il 20 luglio 1860 nella battaglia di Milazzo solo rischiando la vita Garibaldi superò lo scoglio più difficile della guerra di Sicilia. Sei anni dopo, alla stessa data vinse gli Austriaci a Bezzecca, sulla via di Trento, ma venne fermato dall’armistizio e telegrafò “Obbedisco”.
    Tra i giorni più lugubri della storia d’Italia rimane il 29 luglio 1900, quando Gaetano Bresci assassinò Umberto I. Dieci anni fa il regicidio venne rievocato nel Duomo di Monza, che conserva la Corona Ferrea, simbolo della regalità in Italia. Migliaia di persone sfilarono sino alla Villa Reale con Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Il presidente della repubblica dell’epoca non aderì, quasi il Quirinale appartenga a una storia diversa da chi l’abitò dal 1870 al 1946.  
    Questo 110° anniversario del regicidio è passato sotto silenzio. Eppure quella è una data fondamentale. Infatti il cinquantaseienne torinese Umberto I era il simbolo della fedeltà della Corona allo Statuto, “legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della monarchia” da “assoluta” divenuta “rappresentativa”.
    Caposaldo dello Statuto promulgato il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto fu la ripartizione dei poteri in legislativo, esercitato congiuntamente dal Re e dalle Camere, ed esecutivo, riservato al Re tramite il governo, responsabile dinnanzi alla Corona. Lo Statuto affermò l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alle leggi, l’inviolabilità del domicilio, la libertà di stampa e di adunanza pacifica.
    Fondamentale fu l’elettività della Camera dei deputati, scelti dai collegi elettorali e rappresentanti della Nazione liberi da “ mandato imperativo” rispetto agli elettori, affiancata dal Senato di nomina regia e vitalizio. Per lo Statuto la giustizia, emanata dal re, era amministrata in suo nome dalla magistratura, che era dunque un “ordine”, non un “potere” contrapposto a legislativo e ad esecutivo.
    Sin dall’età di Cavour per rimanere in sella i governi non poterono più accontentarsi del favore del re. Dovettero assicurarsi la maggioranza in Parlamento e il sostegno degli elettori, unici veri giudici del potere politico. Le libertà statutarie ressero a innumerevoli scosse tra il loro avvento e il regicidio. Anche la crisi di fine Ottocento, pur segnata da tumulti, dal ricorso allo stato d’assedio e dalla repressione dell’opposizione, non intaccò le libertà statutarie. Nel giugno 1900 la Camera venne sciolta e rinnovata per la quinta volta in soli dieci anni. Il presidente del consiglio, Luigi Pelloux, un generale, cedette il passo all’ottantenne Giuseppe Saracco, originario di Bistagno (Acqui), presidente del Senato, che varò un programma di riforme. L’assassinio di Umberto I avvenne dunque quando la presunta “svolta autoritaria” era ormai alle spalle e la Monarchia aveva ripreso il corso tradizionale, come suggerito da Giolitti e Zanardelli contrari a chi, come Sidney Sonnino, proponeva al Re di arroccarsi isolandosi dal “Paese che lavora”.
    La conferma venne proprio con l’ascesa al trono del trentunenne Vittorio Emanuele III. Il giovane Sovrano enunciò il programma: massima libertà politica, ma chi rompe paghi. Libertà nell’ambito delle leggi, dunque, non contro le leggi. Libertà come legalità, non come arbitrio. Seguirono quindici anni di progresso economico e di sviluppo civile. Meno fazioni, meno estremismi, meno personalismi e più confronto tra istituzioni e cittadini tramite le Camere e le amministrazioni locali, impegnate nell’attuazione delle leggi speciali a sostegno delle regioni arretrate e sottosviluppate. Quel quindicennio vide anche l’avvento del socialriformismo, l’elezione di deputati cattolici, i blocchi popolari alla guida di città e province, la mediazione prefettizia nei conflitti di lavoro, una crescita economica senza precedenti, il prestigio dell’Italia nella Comunità internazionale. Anche per l’Italia fu la Belle époque. Per il Vecchio Piemonte volle dire l’ascesa della Fiat e le celebrazioni a Torino del Cinquantenario del Regno. Inconfrontabile con questo sommesso 150°...

Aldo A. Mola
DATA: 04.08.2010
 
L'U.M.I. IN LUTTO PER LA SCOMPARSA DI CARLO ROSSI

    L'Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) china le bandiere del Regno per la scomparsa del  Dott. Carlo Rossi di Vermandois, già Coordinatore del Club Reale U.M.I. di Arezzo, luminosa figura di italiano e di monarchico.
    Ne diamo notizia ad esequie avvenute,  porgiamo le più sentite condoglianze ai familiari, in particolare al fratello Paolo, guida dell'U.M.I. di Roma.
    Sono pervenute molte telefonate di cordoglio; fra i primi messaggi quello di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta.
DATA: 03.08.2010
 
NEL PANTHEON RICORDATO IL RE UMBERTO I A 110 ANNI DAL REGICIDIO

La cerimonia nel Pantheon    Roma, 29 luglio 2010 – Come ogni anno l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon ha organizzato una Santa Messa per ricordare il Re Umberto I, nell’anniversario dell’infausto regicidio. In occasione del cento decimo anniversario della scomparsa del “Re buono” la cerimonia è stata particolarmente toccante per la solennità della funzione. La Santa Messa di suffragio si è conclusa con dei canti sacri in lingua latina, eseguiti a cappella, fra i sacri fumi dell’incenso, sotto la tomba dell’Eroe di Villafranca. Molte le Guardie d’Onore romane e non presenti con il Presidente dell’Istituto, il Capitano di Vascello Ugo d’Atri.
Erano presenti il Segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana Sergio Boschiero e il Vice presidente del Circolo REX Domenico Giglio.

La cerimonia nel Pantheon

L'omaggio davanti alla tomba di Re Umberto I

La cerimonia nel Pantheon
DATA: 30.07.2010
   
GETTATA A TERRA LE CORONA ITALIANA SULL’EX BALKAN

    I Dalmati italiani del Mondo di Trieste e la Lega Nazionale lamentano che nottetempo sia stata gettata a terra, dopo aver reciso con una tronchesina il filo di ferro e la catenella la sorreggevano, la corona deposta solennemente sull’ex Balkan “in ricordo del sacrificio del ten. Luigi Casciana ferito a morte il 13 luglio 1920 dagli jugoslavisti del Narodni Dom che proteggeva a capo di un gruppo di soldati e di regi carabinieri”.
    Evidentemente, ha dichiarato l’on. Renzo de’Vidovich, qualcuno a Trieste – nonostante la volontà della stragrande maggioranza degli italiani e degli sloveni di restaurare una solida amicizia tra i popoli nel rispetto delle rispettive memorie storiche – ancora infastidisce quanti non vogliono ricordare che, senza le bombe ed i colpi di arma da fuoco sparati sui dimostranti dal Narodni Dom, nulla sarebbe successo, come è dimostrato dal fatto che le altre sedi jugoslaviste presenti in città furono regolarmente protette da un imponente servizio d’ordine.
    È incredibile – conclude de’Vidovich – che un nastro tricolore sull’ex Balkan faccia saltare i nervi a quanti vorrebbero che l’incendio dell’Hotel fosse per forza attribuito agli italiani e ignorano che ben quattro sono gli italiani caduti per mano jugoslavista, prima degli disordini degli anni ’20.
Trieste, 19 luglio 2010                                                                      
Il Presidente On. Renzo de’Vidovich
DATA: 29.07.2010
   
RITRATTO DI RIPRAND MARIA FRANZ VON ARCO-ZINNEBERG

        Nonostante il  nome indichi perentoriamente l’originario  casato tedesco, il conte Riprand Maria Franz von Arco-Zinneberg, nato il 25 luglio 1955 a Monaco di Baviera, ha nelle sue vene molto “sangue” italiano. Figlio del conte Ulrich e della contessa Maria Theresia von Preysing-Lichtenegg-Moos, egli discende da entrambi i genitori da quella Maria Beatrice d’Este (1750-1829) erede del ducato di Modena e Reggio nonché del Ducato di Massa, figlia del duca Ercole III Rinaldo che sposa dell’Arciduca Ferdinando Carlo d’Absburgo-Lorena (1754-1806) figlio cadetto dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria e di Francesco III Stefano di Lorena, in base agli accordi sottoscritti tra lo stesso duca Ercole III e Maria Teresa, diede inizio  alla “Tertur-genitur” d’Austria-Este non essendoci eredi maschi legittimi.
    Una delle figlie di questa coppia, l’arciduchessa Maria Leopoldina (1776-1848) rimasta vedova nel 1799 del primo marito, il Principe Elettore Karl IV Theodor di Baviera si risposò nel 1804 con il conte Ludwig von Arco (1773-1854) discendente di un’antica famiglia trentina la quale nei secoli si è imparentata con le maggiori casate austro-tedesche ma anche con i Gonzaga di Novellara.
    Da Maria Leopoldina, sorella minore del duca Francesco IV di Modena e della regina Maria Teresa di Sardegna, moglie di re Vittorio Emanuele I di Savoia, il conte Riprand discende molte volte così come dallo stesso duca di Modena implicato nel complotto carbonaro di Ciro Menotti.
    Tra i suoi antenati annoveriamo pure la principessa Gabriella Maria di Savoia-Carignano (1748-1828) sposa dal 1769 del principe Ferdinand von Lobkowicz duca di Sagan (1724-84). La parentela più illustre del conte Riprand è con Luigi III di Wittelsbach, ultimo sovrano di Baviera, sposo dell’arciduchessa Maria Teresa d’Austria-Este, nipote diretta di Francesco IV di Modena e di Maria Beatrice Vittoria di Savoia, sua nipote, figlia del già citato Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria-Este!
    Quando nella cattedrale di Chartres il 26 aprile 1980 il conte Riprand si unì in matrimonio, alla presenza dell’ultima Imperatrice d’Austria, Zita di Borbone, della contessa di Parigi, di Isabella d’Orléans principessa Murat e di Anna duchessa d’Aosta e di altre illustri teste coronate, con l’arciduchessa Maria Beatrice d’Absburgo-Lorena, nata nel 1954, figlia primogenita dell’arciduca Roberto duca di Modena e della Principessa Margherita di Savoia-Aosta, nipote diretta dell’Eroe dell’Amba Alagi e Vicerè d’Etiopia, Amedeo duca d’Aosta, e di Carlo I Imperatore d’Austria e Re Apostolico d’Ungheria, gli sposi potevano rivendicare di essere tra le   coppie principesche con più “sangue” italiano nelle vene, ed in particolar modo sabaudo-estense!
    Il conte Riprand svolge la sua attività professionale nel settore finanziario negli Stati Uniti, ma appena può con la famiglia si rifugia nella splendida residenza a Punta Cana nella Repubblica Dominicana. La coppia principesca ha messo al mondo 6 figlie tra il 1981 ed il 1997: Anna Teresa, Margherita, Olympia, Massimiliana, Maria Gabriella e Georgiana.
    Un fratello di Maria Beatrice è l’arciduca Lorenzo, attuale duca di Modena, sposo della Principessa Astrid dei Belgi, figlia di re Alberto II e della regina Paola.
GIUSEPPE POLITO
DIRETTORE BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
DATA: 29.07.2010
   
STORIA IN RETE DI LUGLIO-AGOSTO E' IN EDICOLA!

Storia in Rete luglio-agosto 2010    Storia in Rete di questa estate si sofferma sui temi agghiaccianti degli “anni di piombo”, interpretabili come una strategia di destabilizzazione o di intimidazione ai danni del nostro paese da parte di potenze straniere: gli Stati Uniti e l’URSS nella logica della Guerra fredda, ma anche Israele, i palestinesi dell’FPLP e altri insospettabili alleati, gli inglesi e i francesi, contro i quali si è giocata una partita a scacchi per il dominio del Mediterraneo. Torniamo quindi su Cavour, con la riproposizione di un’intervista al grande storico Rosario Romeo, un’intervista allo storico neoborbonico Gigi Di Fiore – esponente del revisionismo scientifico e non revanscista – e una panoramica sul contributo di cattolici e sacerdoti al Risorgimento italiano. Continua quindi la storia dell’avventura italiana nello spazio, con un’intervista a Roberto Somma, ingegnere protagonista di molte imprese scientifiche in Tricolore. Storia in Rete va quindi a colloquio con Chiara Frugoni, medievista, che mostra ai lettori come i “secoli bui” furono tutt’altro che oscuri e che il Medioevo ha tanto da insegnarci. Con un balzo avanti – poi – si ripercorre la vicenda pirandelliana dello Smemorato di Collegno, che appassionò l’Italia sui suoi quotidiani. Per la serie “the Bonapartes” è il turno della prima sorella dell’Imperatore dei Francesi, Elisa, mecenate in Toscana e abile politica. Infine la vicenda del processo a Giovannino Guareschi, condannato per diffamazione di De Gasperi su un argomento delicatissimo: le carte di Mussolini sottratte a Dongo… Tutto questo e molto altro su Storia in Rete di luglio-agosto!!
In edicola - euro 6,00
DATA: 28.07.2010
   
RAI TRE: BELLE LE IMMAGINI… SUPERFICIALI I COMMENTI

il Re Vittorio Emanuele III    Rai Tre per la trasmissione GLI ARCHIVI DELLA STORIA ha trasmesso venerdì  16 luglio u.s. una puntata avente per tema le figure di Vittorio Emanuele III e di Umberto II e delle loro rispettive consorti. Il presentatore, fin dai suoi esordi, ha “inquadrato” i telespettatori concentrandosi solo sul problema delle “leggi razziali” del 1938, e sulla c.d.”fuga di Pescara”, mentre lo storico presente in sala da par suo nel commentare questi due avvenimenti si è limitato a ripetere i soliti luoghi comuni… Ci si è dimenticati ad esempio di personaggi come Antonello Trombadori (intellettuale e partigiano comunista) o Carlo Azeglio Ciampi, che hanno considerato Pescara un legittimo e improrogabile trasferimento del vertice dello Stato in un territorio italiano libero, come ci si è dimenticato di contestualizzare le odiose leggi sugli Ebrei nel particolare momento politico che l’Italia stava vivendo tralasciando la lezione di De Felice… Forse si voleva mettere subito in allarme quanti si fossero fermati a vedere le immagini successive… che in maniera eloquente hanno testimoniato del forte consenso di cui godeva Casa Savoia in Italia, anche dopo la tragedia della II guerra mondiale quando, ad esempio, il 10 maggio 1946 i romani affollarono la piazza del Quirinale per salutare Umberto II, appena salito al trono, così come avevano fatto dopo la vittoria nel novembre del 1918, per la translazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria, per le varie cerimonie di corte, per l’apertura delle sessioni parlamentari, per le nozze dei Principi Ereditari nel 1930, per la visita di Pio XII nel 1939, alla pari degli altri Italiani, che a Napoli, a Torino, a Venezia, in Sicilia, a Tripoli, a Mogadiscio…ovunque si assiepavano per salutare il Re e i Principi sabaudi. Il commentatore, che non mancava di inserire note inadeguate (il generale Armando Diaz, qualificato come un ignoto collaboratore del Re) e di commettere errori imperdonabili (la proclamazione dell’Impero del 9 maggio 1936 spostata di tre mesi…), non poteva però non riferire della magnificenza e della solennità del cerimoniale di una dinastia che vantava 1000 anni di storia o dell’ampia risonanza che le visite dei Reali avevano in tutta Italia, pur con un Fascismo imperante e ostile soprattutto negli ultimi anni ’30. Incomprensibile poi che alcuni avvenimenti cruciali della c.d. “diarchia” fra Vittorio Emanuele III e Mussolini (ad esempio il conferimento del doppio maresciallato dell’Impero o la visita di Hitler) siano stati ricostruiti esclusivamente su quanto quest’ultimo, rancoroso,  ebbe a scrivere nel 1944 in forma anonima in alcuni articoli apparsi sul “Corriere della Sera”…. E’ incomprensibile che sia stata del tutto taciuta la preziosa e importante opera svolta da Umberto di Savoia dopo l’armistizio del 1943 per la rinascita delle Forze Armate, la liberazione dell’Italia, la ripresa della vita democratica nella Nazione, che tutti i contemporanei, anche quelli di parte avversa (da Churchill a Parri) hanno riconosciuto essere stata svolta dal Principe Ereditario, che dal 5 giugno 1944 adempì con alto senso dello Stato il delicato compito di Luogotenente Generale del Regno. Anche la sua disinteressata decisione di lasciare l’Italia il 13 giugno 1946 dinanzi all’assunzione dei poteri di Capo dello Stato da parte di De Gasperi prima della pronuncia della Corte di Cassazione, unanimente apprezzata, è stata equivocata…
    Le complesse vicende italiane dal 1900 al 1946 andrebbero lette finalmente con serenità perché gli Italiani possano giudicare conoscendo tutti gli aspetti e tutte le responsabilità del tempo… Perché ad esempio non dire che il primo governo Mussolini ebbe la fiducia del partito popolare di De Gasperi e che il futuro Presidente della Repubblica Gronchi era uno dei Sottosegretari? Perché non ricordare che Hitler invase la Polonia grazie all’accordo con Stalin e che Francia e Inghilterra non attaccarono la Germania dopo la dichiarazione di guerra?
    Con rammarico deve notarsi che, a differenza di alcuni anni addietro quando questi avvenimenti venivano affrontati con serenità e oculatezza, stiamo assistendo a una rinnovata ostilità preconcetta che alla domanda del giornalista “Oggi cosa rimane del mito monarchico?” fa rispondere allo storico presente in trasmissione un “Nulla”. Forse che è stato abbattuto l’Altare della Patria alla pari delle statue di Vittorio Emanuele II e del fregio che adorna la Sala dei Deputati di Montecitorio o  i codici civile e penali, emanati da Vittorio Emanuele III, sono stati abrogati ? O forse il complesso di legittimità che ha angustiato la Repubblica, tanto da introdurre nel testo costituzionale la norma che vietava ai Sovrani e ai loro discendenti maschi di rientrare - ora anche da morti - in Italia, fra i rinnovati scandali, sia tornato a pungere?
Francesco Atanasio
DATA: 27.07.2010
   
ALESSANDRO SACCHI, INTERVISTATO DAL QUOTIDIANO "IL ROMA", RICORDA IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA MONARCHIA


Alessandro Sacchi, Vice presidente nazionale U.M.I.Nell’assordante silenzio delle istituzioni e nell’approssimarsi della scadenza del centocinquantennale dell’Unità Nazionale, l’Unione Monarchica Italiana alza il dito, a mezzo del suo vicepresidente nazionale, l’avvocato Alessandro Sacchi (nella foto): il 17 marzo 1861 la Camera dei Deputati appena eletta approvò una legge, la numero 1, che citava “il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia”. Così nasce una nazione, con la proclamazione di un regno. È un fiume in piena, l’avvocato Sacchi, leader storico dei monarchici con un forte seguito personale a Napoli e in generale in tutto il Meridione.
    «Il risorgimento – spiega – fu un movimento di idee e di azioni espresse da uomini di varia tendenza
e formazione».
Come si pone l’Unione Monarchica Italiana nei confronti del centocinquantennale?
    «Noi ricordiamo a tutti gli italiani il ruolo fondamentale ricoperto da Vittorio Emanuele II che non esitò a mandare in prima linea i figli Umberto - allora principe ereditario – e Amedeo I Duca D’Aosta nelle battaglie delle guerre d’indipendenza. Solo i falsari, in buona o in mala fede, possono negarlo: senza l’intervento dei Savoia, l’Italia sarebbe ancora una galassia coloniale».
Forse in molti hanno dimenticato.
    «La Repubblica Italiana è stata ingenerosa verso una dinastia che non ha mai avuto paura dei repubblicani, inaugurando monumenti, strade e piazze a Mazzini e a Cattaneo. Negli ultimi 50 anni, sistematicamente, si è cercato di cancellare il ricordo e di recidere le radici, e un paese che rinnega il proprio passato non ha futuro».
A proposito di futuro, pensate ad un partito?
    «Mai più un partito monarchico. Se la monarchia unisce, i suoi sostenitori non possono essere espressione di una parte. Molti dei nostri iscritti militano in tutti i partiti politici che danno loro spazio. I nostri elettori scelgono i galantuomini».
E Berlusconi?
    «È l’effetto, non la causa».
Qual è il vostro programma per celebrare il centocinquantennale?
    «Stiamo promuovendo su tutto il territorio nazionale manifestazioni e convegni di carattere storico, per sottolineare il ruolo della monarchia, che seppe unire un coacervo di staterelli e ne fece una nazione a pieno titolo, inserito nel contesto europeo e mondiale».
E il vostro programma politico?
    «L’Unione Monarchica Italiana indica un percorso: la monarchia è un meccanismo costituzionale che dove c’è, funziona alla perfezione. In Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Inghilterra o Norvegia, la funziona rappresentativa del capo dello stato è affidata ad un arbitro terzo e imparziale».
Ritenete applicabile questo principio anche all’Italia?
    «L’Italia ha avuto 80 anni di monarchia costituzionale. Il sentimento e la tradizione monarchica sono tutt’oggi fortemente radicati nella gente».
Quale re?
    «Amedeo di Savoia Duca D’Aosta».
DATA: 26.07.2010
   
I COLORI DELLA NOBILTA' - LA LEGGE SALICA
    
Editoriale di Aldo A. Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" dell'11 luglio 2010 

S.A.R. il Principe Umberto I mesi estivi propiziano i viaggi. Non solo per mettere alla prova le ghiandole sudoripare ma anche a beneficio di quella dimensione che per brevità diremo “spirito”. Tra le sue soddisfazioni v’è la ricerca dei colori, dominio della vista: il senso oggi più sublimato. E’ l’occasione per fermarsi a riflettere sulla miriade di segni che riassumono la storia millenaria storia religiosa, politica e militare del Piemonte. Il viaggiatore che voglia leggere emblemi e stemmi dispone oggi di un atlante eccellente, il  Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine di Federico Bona, curato da Gustavo Mola di Nomaglio e Roberto Sandri-Giachino  e pubblicato dal duo  Regione-Centro Studi Piemontesi al quale si debbono opere rigorose e sontuose come Le lame del Re. Sabri e spade  dell’Armata Sabauda dal 1560 al 1831 di Maurizio Lupo e Bandiere e stendardi dell’Esercito sardo di Enrico Ricchiardi.
   Sino a pochi anni addietro araldica e scienze sussidiarie sembravano innocenti manie di residui cultori di un passato morto e sepolto. Poi,  molti simboli di recente  confezione risultarono stinti e vennero rimossi senza bisogno di alcun “25 luglio”. Dietro tanti scudi v’era il nulla. Quello della Democrazia Cristiana, il partito di de Gasperi, Aldo Moro e Antonio Segni (antico Patrizio genovese) finì in proprietà di un tal Pizza, che ne trattò liberamente la cessione.
    Un altro formidabile portolano per riscoprire il fascino della storia è il poderoso volume Prosopografie storiche italiane. Libro d’oro della nobiltà, realizzato dalla Società Italiana di scienze Ausiliarie  della Storia e dall’Archivio Centrale dello Stato che custodisce i trenta volumi di 199 bifogli  nei quali vennero registrati in oro  i nomi vagliati dalla Consulta Araldica: bersaglio di un velenosissimo sfogo di Giosue Carducci, non ancora soggiogato dalla Regina Margherita di Savoia. L’opera riproduce i due primi volumi del Libro d’Oro, con saggi introduttivi di Aldo G. Ricci, dedicatario dell’impresa, Aldo Pezzana (sulle famiglie nobili ebraiche italiane, in buona parte piemontesi), Errico Cuozzo e di de’ Giovanni-Centelles  sulla Consulta araldica del regno nella costruzione dello Stato-nazione Il problema che si pose dopo la proclamazione del regno d’Italia fu, infatti, il “riconoscimento” della nobiltà pre-unitaria: operazione complessa che si sostanziò nella identificazione della nobiltà quale Ordine morale al servizio dello Stato, senz’alcun  privilegio ma tanti doveri.
   La prima pagina del Libro d’Oro chiude la fatua disputa sul cognome di Amedeo di Savoia, V Duca dìAosta e discendente da “S.A.R. il principe Amedeo di Savoia duca di Aosta”, secondogenito di Vittorio Emanuele II, re di Spagna (1871-73) e padre di Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele, Luigi Amedeo e Umberto, tutti membri della “Famiglia di Savoia Aosta”, senza alcun trattino né incertezze sul fatto che fossero “Savoia” perché tali erano il padre, il nonno, il capostipite del ramo, Tomaso principe di Carignano, e i suoi antenati via via sino a Umberto dalle Bianche Mani.
   Poiché i dilettanti a volte pasticciano col passato, va anche detto che la nobiltà del regno d’Italia ebbe per cardine la legge salica, propria della Casa di Savoia, cioè la successione di maschio in maschio, non certo per indulgenza al maschilismo (men che meno a quello “fascista”) ma per la concezione politico-militare del suo ruolo quale classe dirigente tenuta a servire la Monarchia in sinergia con il sacerdozio, a sua volta esclusivamente maschile.
   Se ne ebbe la prova alla morte di Carlo Felice, nel 1831. Dei dodici figli di Vittorio Amedeo III  e Maria Antonietta di Borbone di Spagna solo tre giunsero alla successione al trono, ma l’unico ad avere discendenti, Vittorio Emanuele I, ebbe cinque femmine e un unico maschio, morto a  tre anni. Perciò proprio Carlo Felice, il più conservatore dei sovrani sabaudi, riconobbe che la successione spettava a Carlo Alberto, parente di tredicesimo grado. Quelle erano le norme della Casa e nessuno aveva titolo per mutarle, neppure dopo lo Statuto promulgato da Carlo Alberto, che  anzi blindò la successione in forma chiara  e immodificabile. Contrariamente alla leggenda, il Gran Consiglio del fascismo (1928) non ebbe alcun titolo a interferire nella successione, che era e rimase fondata su legge salica, regie patenti del 1780-82 e Statuto. D’altronde, solo chi rispetta le norme può ergersi a  fons honorum e a stella polare per la condotta altrui. Da queste opere  emerge che la nobiltà non è ballerina ma garante di stabilità; né tende a spogliarsi. Semmai, come insegna Federico Bona nel Blasonario, ammanta la propria identità e il proprio onore con divise e colori distintivi. Il Piemonte ne conta migliaia, per il piacere degli occhi e della mente...

DATA: 14.07.2010
    
S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA FINALISTA PER LA STORIA AL PREMIO NAZIONALE CARDUCCI

di Aldo A. Mola

S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia    S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia è finalista per la saggistica storica al Premio Nazionale Giosue Carducci, con l’egida della Presidenza del Senato. Lo ha deciso all’unanimità la giuria presieduta dallo scrittore e poeta Raffaello Bertoli. La Principessa è stata designata sia per le sue opere (Gioielli di Casa Savoia e Vita di Corte in Casa Savoia, Ed.Electa; Manti a Corte, Ed. Piazza), sia quale presidente della Fondazione Umberto II e Maria José, che ha concorso e concorre alla realizzazione di studi di alto livello scientifico sulla civiltà europea. Con la Principessa sono finalisti per la saggistica storica Roberto Pertici (Stato e Chiesa in Italia dalla Grande Guerra al nuovo Concordato, il Mulino) e Rosanna Roccia, che ha curato l’Epistolario di Camillo Cavour (Olschki) e sta completando quello di Urbano Rattazzi (Istituto per la Storia del Risorgimento).
    Per la poesia sono stati selezionati Corrado Calabrò (La stella promessa, Mondadori), Carla Cantini (La strada della betulla, Moretti e Vivaldi) e Giuseppe Cordoni (Città dell’anima, La Mimosa) mentre per la saggistica d’arte la scelta è tra Gillo Dorfless (L’inviato alla Biennale, Scheiwiller),Chiara Frugoni (La voce delle immagini, Einaudi) e Francesca Cernia Slovin (Aby Warburg. Un banchiere prestato all’arte,Marsilio). Per la saggistica letteraria sono finalisti il carduccista Marco Sterpos (L’Ottocento alfieriano, Mucchi), e Attilio Brilli (Viaggio in Oriente, il Mulino ed Enrico Tiozzo (La letteratura italiana e il Premio Nobel, Olschki), prima storia documentata del premio più ambito del pianeta, anche se da tempo declinante, come tutti gli “ideali”.
    I vincitori saranno proclamati il 24 luglio e verranno premiati alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (h. 17 del 27 luglio).
    In precedenti edizioni il Premio Carducci è stato assegnato a Claudio Magris, Alberto Arbasino, Francesco Perfetti e al capo dell’0Ufficio Storico dello Strato Maggiore dell’Esercito, Antonino Zarcone.
DATA: 13.07.2010
   
UN EROE DIMENTICATO: CARLO FECIA DI COSSATO

Carlo Fecia di Cossato - da www.regiamarina.it21° gradi sotto zero dei mari del Nord ai 40° delle temperature dei mari caldi a sud dell’equatore, il Tazzoli, affonda 18 navi, restando in mare per 80 giorni consecutivi. Il Comandante era sempre il primo a dare l’esempio, per stare sveglio mangiava pochissimo, dormiva su una amaca in torretta, oltre alle sue virtù guerriere destavano ammirazione tra il suo equipaggio anche la sua totale assenza di odio nei confronti del nemico, memorabile è la notte di Natale del 1942, festeggiata in mare aperto nel sottomarino con l’equipaggio e tre marinai di due piroscafi nemici. Il 1º febbraio 1943, i mitraglieri del Tazzoli abbatterono un quadrimotore inglese che aveva attaccato il sommergibile. Per questa missione a Carlo Fecia di Cossato venne conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione.
 Medaglia d’Oro al Valor Militare: «Valente e ardito comandante di sommergibile, animato, fin dall’inizio delle ostilità, da decisa volontà di successo, durante la sua quinta missione di guerra in Atlantico affondava quattro navi mercantili per complessive 20516 tonnellate ed abbatteva, dopo dura lotta, un quadrimotore avversario. Raggiungeva così un totale di 100.000 tonnellate di naviglio avversario affondato, stabilendo un primato di assoluta eccezione nel campo degli affondamenti effettuati da unità subacquee. Successivamente, comandante di torpediniera, alla data dell’armistizio dava nuova prova di superbo spirito combattivo attaccando con la sola sua unità sette navi germaniche di armamento prevalente che affondava a cannonate dopo aspro combattimento, condotto con grande bravura ed estrema determinazione. Esempio fulgidissimo ai posteri di eccezionali virtù di comandante e di combattente e di assoluta dedizione al dovere.» Il 28 Febbraio 1943 il Comandante Fecia di Cossato viene trasferito al comando dell’avviso scorta Aliseo, l’equipaggio viene smembrato e il sottomarino viene affondato il 20 Maggio 1943. L’otto settembre, il Comandante è tra i primi a mantenere il giuramento di fedeltà al Re e la sua nave affonderà diverse unità dei nemici tedeschi. Per la sua fedeltà gli si affida il compito di trasferire l’Aliseo, prima a Palermo e poi a Malta scortando S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta. Si trovava nella base di Taranto quando, nel maggio del 1944, il nuovo governo Bonomi si rifiutò di giurare fedeltà al Re; la Marina si adeguò alla scelta ministeriale, e Carlo Fecia di Cossato, di fronte alla richiesta dell'ammiraglio Nomis di Pollone (comandante delle siluranti) di riconoscere con giuramento di fedeltà il nuovo Governo del Sud ed uscire in pattugliamento, fu il solo a rifiutarsi, dicendo di non riconoscere come legittimo un governo che non aveva prestato giuramento al Re e che pertanto non avrebbe eseguito gli ordini che venivano da quel governo. <<No Ammiraglio, questa volta non dobbiamo obbedire. E domani la mia nave non uscirà !>> . Conoscendo l’ascendente di cui godeva tra gli equipaggi, i burocrati della Marina del Sud, decidono di allontanarlo dal comando e mandarlo in licenza per tre mesi. In pochi mesi vedeva crollare tutti i valori nei quali aveva sempre creduto: la Monarchia, la Patria, la Regia Marina. Non potendosi trasferire nella sua casa natia si trasferisce a Napoli a casa di un amico, gli rifiutarono persino l’ingresso al circolo ufficiali . Il 27 agosto 1944 il comandante Carlo Fecia di Cossato, sparandosi un colpo di pistola alla tempia, si suicida, unica testimonianza del suo gesto, una toccante lettera che scrisse alla madre. Un gesto per molti incomprensibile, per gli storici moderni una follia, ma per altri, l’estremo gesto del Comandante Fecia di Cossato, non può restare come esempio di fedeltà e di coerenza e di non scendere a compromessi. All’amico che l’ospitava scrisse << ..Agli amici che te ne domanderanno il motivo, dirai che per continuare a vivere non basta avere affetti, successo, denaro, ma occorre qualcos’altro che io non ho più…>>. Quel qualcos’altro era l’onore per mantenere fede al giuramento alla Patria e al Re.
A.G.
Mamma carissima,

    quando riceverai questa mia lettera saranno successi dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò il diretto responsabile.

    Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuro.

    Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perché ci é stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l'enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace.

    Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato.

    Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso.

    Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d'uscita, uno scopo nella mia vita.

    Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro.

    Spero, mamma, che mi capirai e che anche nell'immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato.

    Tu credi in Dio, ma se c 'è un Dio, non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell'ora.

    Per questo, mamma, credo che ci rivedremo un giorno.

    Abbraccia papà e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato.

    In questo momento mi sento vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete.

 Carlo

Bibliografia
Rastelli A., Carlo Fecia di Cossato , l’uomo , il mito e il marinaio , Ed.Mursia Milano 2001

PRECISAZIONE
    Le spoglie del Corsaro dell’Atlantico riposano oggi a Bologna, e credo sia opportuno ricordarlo perché fu proprio Rè Umberto II ad occuparsi, a proprie spese, del trasferimento della salma dal Poggioreale a Bologna, dove già riposavano altri membri della famiglia Fecia di Cossato (una famiglia Biellese, da sempre molto legata a Casa Savoia); qui venne poi tumulato in una tomba fattagli costruire dall’amato Sovrano.
    Secondo il Rastelli, Rè Umberto II fu molto turbato dalla scomparsa del Comandante, e dall’avere appreso, quando ormai era troppo tardi, che lo stesso Fecia di Cossato aveva cercato più volte udienza durante i travagliati giorni passati a Napoli. Tali richieste non vennero mai fatte pervenire al Sovrano.
Fabio Fazzari
DATA: 13.07.2010
   
L'U.M.I. DI ASTI HA PARTECIPATO ALLE COMMEMORAZIONI DELLA BEATA MARGHERITA DI SAVOIA-ACAIA

la Principessa Margherita di Savoia-Acaia, foto da internet    Il 26 di giugno 2010, su invito della delegazione di Savona dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, l’U.M.I. di Asti ha partecipato insieme alla delegazione delle Guardie di Asti, alla manifestazione per la posa di un busto dedicato alla Beata Margherita di Savoia-Acaia nella Cripta del Santuario di N.S. del Carmine a Giovo Ligure – Pontinvrea - a commemorazione dei 600 anni da cui l’allora Principessa Margherita di Savoia-Acaia, Marchesa del Monferrato fece visita al Castello Delfino a Giovo.
La commemorazione è iniziata alle ore 10,30 con una Santa messa ufficiata in memoria della Beata Margherita di Savoia-Acaia e dei defunti Re e Regine ancora sepolti in terra straniera.
Nell’omelia è stato fatto un cenno storico della Beata, il cui corpo riposa nel Monastero delle Clarisse di Alba (CN), la cui Madre Badessa ha fatto pervenire per la circostanza la reliquia.
Alle ore 12,30 è seguito un pranzo conviviale presso il ristorante “La Pineta” di Pontinvrea durante il quale il Conte Cornero di Genova ha offerto una medaglia raffigurante la Beata Margherita come gentile  omaggio a tutti i presenti.
Alla cerimonia erano presenti varie Associazioni d’Arma, Autorità Civili, Militari e Religiose locali, tra cui il delegato delle GG.DD.OO di Savona il dott. Pastorino, il Conte Cornero di Genova ed  il Presidente dell’U.M.I. di Savona.
Da Asti è giunto un pullmino  con una ventina di persone portanti Labari e Bandiere, di cui una decina associati  dell’U.M.I. accompagnati dalla Presidente rag. Stella Blasco e dal segretario Federico Bollito, una decina di persone associati alle GG.DD.OO. di Asti accompagnati dal Delegato Cav. Giovanni Triberti e dal Cav. Giancarlo Bussi, la Città di Asti è stata rappresentata dall’assessore Franco Ingrasci che indossava  la fascia tricolore in sostituzione del Sindaco Giorgio Galvagno.  
DATA: 08.07.2010
   
ALESSANDRIA: INAUGURATO UN BUSTO RAFFIGURANTE IL SENATORE DEL REGNO TERESIO BORSALINO
Un busto per non dimenticare di S.A.
articolo e foto di www.giornal.it

    E' stato scoperto casualmente mesi fa: alcuni addetti del gruppo Amag di Alessandria stavano compiendo uno scavo nei pressi di un tratto dell'acquedotto cittadino. Fin da subito ha attratto l'interesse di molti e questa mattina è avvenuta la sua presentazione ufficiale.
    Stiamo parlando di un busto raffigurante Teresio Borsalino. Personalità di spicco del passato alessandrino, ha collaborato in modo determinante alla modernizzazione della città negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Nel 1924, grazie al suo contributo fondamentale in denaro, iniziò la costruzione del primo acquedotto degno di nota nella storia di Alessandria. Già nel 1927 la parte principale del progetto fu completata: oltre al centro, anche i quartieri Orti e Cristo vennero raggiunti dall'imponente rete di condutture.
    In questo modo, la maggior parte delle famiglie, anche quelle meno abbienti, riuscì ad ottenere un allacciamento, grazie soprattutto al prezzo di fornitura veramente concorrenziale (0.50 lire al metro cubo). Fu per espressa volontà di Teresio Borsalino che l'acquedotto divenne proprietà comunale e gli utili furono devoluti in beneficenza per finanziare la cura dei malati di tubercolosi. Con grande spirito di solidarietà e umanità, Borsalino si accollò tutte le spese dell'acquedotto che ammontarono ad oltre 5 milioni di lire, una cifra colossale a quei tempi.
    Non contento, il benefattore decise di finanziare anche i lavori per la costruzione di un nuovo impianto fognario cittadino: circa 2,7 milioni di lire che permisero la realizzazione di ben 8 lotti complessivi. L'intera opera fu ultimata in un decennio, dal 1926 al '37: Alessandria si è così ritrovata a poter disporre di un impianto idrico e fognario efficiente, completo, all'avanguardia.
    Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la benevolenza di Teresio Borsalino: grazie a lui la città ha potuto svilupparsi, crescere, evolvere nel migliore dei modi durante tutto il Novecento fino ai giorni nostri. Vale la pena, dunque, fare una visita a Palazzo Rosso e ammirare nell'atrio il busto di questo personaggio che, insieme al padre Giuseppe, ha contribuito a far grande Alessandria agli occhi dell'Italia intera e non solo.

Carmine Passalacqua    Dichiarazione di Carmine Passalacqua, consigliere comunale e storico rappresentante dei monarchici di Alessandria:
    "In qualità di Consigliere comunale ho applaudito questa mattina la riscoperta e posizionamento del busto bronzeo raffigurante il fondatore della celebre fabbrica di cappelli , Giuseppe Borsalino; apprezzato le semplici parole dedicate dal figlio Teresio Borsalino ed ammirato la cifra scolpita sul marmo, rimasto per decenni sotto terra. Stupefacente è  la somma attualizzata oggi , che la Famiglia Borsalino spese per la nostra comunità, per la fognatura, l'acquedotto pubblico e tutte le altre opere di carità svolte ed ancora presenti in città , circa 30 milioni di euro ! Come Monarchico convinto voglio ancora una volta paragonare quella classe politica ed industriale dell'epoca, benemerita della Nazione, fedele alla Patria, che si rendeva partecipe delle esigenze della collettività, non solo dei propri operai e delle donne , le celebri "borsaline", senza ostentare il proprio cognome, che già era un pezzo di storia mondiale ! Fu nominato dal Re Vittorio Emanuele III, Senatore del Regno, il nostro concittadino Teresio, insieme al fondatore della celebre FIAT, Giovanni Agnelli, rifiutò il titolo onorifico di Conte, motivandolo come gesto di umiltà , visto che la Famiglia non vantava ascendenze e blasoni ! Ancora una  volta viene fuori il carattere piemontese, il lavoratore, la "nobiltà d'animo" e soprattutto la differenza fra chi oggi persegue solo interessi personali e chi allora spendeva i propri denari per lasciare un segno indelebile alla propria città , tutto questo accadeva in tempo di Monarchia liberale e costituzionale , prendendo esempio dal Sovrano e dalla Sua Sposa, la Regina Elena!"
Carmine Passalacqua
DATA: 07.07.2010
      
IL CLUB REALE “SAVOIA” DI CORATO CELEBRA I 150 ANNI DELLA PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA

Bisceglie (BT) - Sabato 19 giugno 2010, presso la struttura del centro sportivo-culturale “Sporting Club” di via del Carro, il Club Reale U.M.I. “Savoia” di Corato, coordinato dal Rag. Oronzo Cassa, con la collaborazione dello stesso “Sporting Club”, ha organizzato un convegno per commemorare i 150 anni della proclamazione del Regno d'Italia.
    Con questa manifestazione si è dato il via, anche nelle Puglie, alla lunga serie di iniziative che l'Unione Monarchica Italiana sta organizzando su tutto il territorio nazionale per festeggiare l'evento cardine del Risorgimento italiano e che culmineranno nel 2011.
    L'incontro, moderato dall’Avv. Oscar Lojodice, dopo l'esecuzione della Marcia Reale, è stato aperto dal Dott. Maurizio Bruni, presidente dello Sporting Club di Bisceglie, e dal Rag. Oronzo Cassa, Coordinatore Provinciale U.M.I. di Bari, i quali, facendo gli onori di casa, hanno salutato e ringraziato tutti gli intervenuti, leggendo inoltre il messaggio che S.A.R. il Principe Amedeo ha mandato per l’occasione e portando il saluto del segretario Nazionale U.M.I. Sergio Boschiero.
    E' seguito l'intervento dell'oratore principale, il Vice Presidente Nazionale U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi, il quale ha ricordato le figure dei principali artefici dell'unità nazionale, definiti “i quattro assi del Risorgimento”, ovvero il Re Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini.
    Il convegno si è concluso con gli interventi del  Presidente Nazionale dell'Istituto per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantehon, Capitano di Vascello dr. Ugo d'Atri e del Vice Segretario Nazionale U.M.I. dr. Vincenzo Vaccarella.
    All'incontro, oltre a tutti i soci del Club Reale “Savoia”, erano presenti molti iscritti della Provincia di Bari e Foggia. Particolarmente gradita la presenza del Parlamentare Europeo On.le Sergio Silvestris, del  Presidente Regionale U.M.I. della Campania,  Duca dr. Giannandrea Lombardo di Cumia, del Vice Presidente Regionale U.M.I. della Campania,  Avv. Corrado Biondi, del  Vice Presidente Regionale U.M.I. della Puglia, Prof. Pasquale Marinaccio, del Presidente della Corte di Appello di Bari, Dott. Antonio Belsito e dell'Avv. Luciana Ferrante dell’Avvocatura dello Stato di Bari.
    Il Dott. Pasquale Drago, Vice Procuratore della Repubblica di Bari, ha portato il proprio saluto agli intevenuti.
    Dopo gli interventi l'Avv. Alessandro Sacchi ha consegnato quattro tessere onorarie al  Presidente dello Sporting Club Dott. Maurizio Bruni, all'Avv. Massimo Ingravalle, all'Avv. Giacinto La Notte e al Dott. Pietro consiglio, notaio in Bisceglie.
    Al termine di questa significativa cerimonia, il Vice presidente nazionale U.M.I. ha consegnato  una targa di gratitudine per l’assidua partecipazione alle attività del Club Reale “Savoia” di Corato, per la correttezza, la gentilezza e la disponibilità alla socia Signora Teresa Mangione, la quale ha ringraziato tutti i presenti e in particolare il coordinatore del Club Rag. Oronzo Cassa.
    A conclusione della manifestazione, presso il giardino del ristorante dello “Sporting Club”, i soci hanno cenato, allietati dalla musica di un complesso  di giovani pugliesi.
    Per l’occasione il Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli ha offerto ai soci del Club Reale “Savoia” delle bottiglie di vino di sua produzione, che sono state degustate ai tavoli dei convenuti.
    Al termine della giornata così ricca di simbologia patriottico-risorgimentale, il Presidente dello Sporting Club di Bisceglie ha ringraziato tutti per la bella serata e si è dichiarato onorato per aver ospitato nello Sporting Club una manifestazione dell’Unione Monarchica Italiana con i suoi dirigenti, nonché il Presidente Nazionale delle Guardie D’Onore alla Reali Tombe del Pantheon Dr. Ugo D’Atri.
    Un ringraziamento particolare a Oronzo Cassa e all'Ispettore nazionale U.M.I. Domenico Fata per aver organizzato la manifestazione.

DATA: 02.07.2010
  
CONSIGLI DI LETTURA: IL CARATTERE ITALIANO DELLA VENEZIA GIULIA E DELLA DALMAZIA

IL CARATTERE ITALIANO DELLA VENEZIA GIULIA E DELLA DALMAZIAIl Segretario Nazionale U.M.I. Sergio Boschiero consiglia vivamente la lettura di questo interessantissimo volume, scritto a quattro mani da Valentino Quintana e Vittorio Vetrano di San Mauro.
    Questo libro è una guida delle terre d'Istria, del Quarnaro, di Dalmazia, regioni sottoposte al dominio jugoslavo per decenni. Gli autori di questo libro hanno deciso di dedicare un viaggio a questi posti e girando quelle regioni hanno rilevato il grande patrimonio d'Italianità di quei luoghi. Visitando polverosi archivi, raccogliendo testimonianze, leggendo riviste e documenti di varie epoche, hanno deciso infine di scrivere questo libro, che ha lo scopo non solo di descrivere questi luoghi fino al 1947, ma anche e soprattutto quello di costituire un saggio italiano per gli italiani. Questo libro non ha l'obiettivo di affrontare le problematiche inerenti al dominio slavo su queste terre; l'intento è quello di supplire alla lacuna di guide su questo territorio in cui l'Italia ha lasciato un'enorme impronta tuttora presente. Non esistono guide che descrivono queste regioni da un punto di vista esclusivamente italiano; le poche guide "italiane" esistenti rivelano sistematicamente un approccio slavo perfino nella lingua.

Libro Italiano per gli Italiani, come esplicitamente ricordato dagli Autori, questo poderoso scritto si pone come obiettivo fondamentale una rivisitazione storica e geografica della Venezia Giulia e della Dalmazia, con lo scopo di riconoscere le tracce profonde di un’Italianità che, con troppa superficialità, è stata dimenticata per tutti quei lunghi anni in cui il “confine orientale” ha pagato un penoso dazio ad una “correttezza politica” nel senso deteriore del termine. La gradevole lettura si snoda attraverso appassionate descrizioni delle bellezze paesaggistiche ed artistiche, cogliendo i legami con la tradizione Italiana, in particolar modo legata a Venezia e, con maggiore antichità, alla Roma Imperiale; ma, con cadenza molto regolare nella sua ripartizione geografica tra regioni, province, comuni, una serie di brevi ma intense biografie degli Italiani, che spesso con il martirio testimoniarono il loro amore per l’Italia, rievoca il senso più puro ed elevato dell’amor patrio che aleggiò ed aleggia ancora in quelle Terre. Tuttavia, pur calandosi con notevole precisione nella storia locale ed inquadrandola in più ampi scenari, la rappresentazione generale è in verità una trasposizione ideale di una redenzione completa di quelle Terre, mai verificatasi storicamente ma concettualmente ineccepibile all’interno di una suprema idea di civiltà italica come prosieguo di una tradizione genuinamente latina, risorta con l’unità del Regno durante il Risorgimento, cementatasi
con la Grande Guerra, sviluppatasi vieppiù durante il Fascismo e purtroppo smarritasi totalmente con la tragedia bellica del secondo conflitto mondiale, così amaro e devastante per la coscienza nazionale Italiana. Di particolarissimo interesse in questo senso le cartine delle Province Giuliane e Dalmate complete della toponomastica comunale, uniche e create appositamente per il volume.
L’insieme si presenta come una guida che, accompagnando il lettore lungo un itinerario che abbraccia la totalità delle terre irredente “orientali”, trasmette insieme all’entusiasmo per i tesori artistici (in particolare architettonici) un senso profondo di partecipazione emotiva al paesaggio e alle memorie storiche di chi a tali terre ha dedicato tutto se stesso.
Traspare da tutta l’opera un intenso attaccamento alla nostra Patria nel senso più ampio del termine, un lungo studio documentale, un’eccellente completezza di informazione che non scivola mai in arida erudizione.

IL CARATTERE ITALIANO DELLA VENEZIA GIULIA E DELLA DALMAZIA
Valentino Quintana, Vittorio Vetrano
Edizioni QuattroVenti, 2010
25,00 €, pagg. 388
isbn 978-88-392-0879-8
DATA: 01.07.2010
 
SANREMO: PRIMO APPUNTAMENTO PER LE CELEBRAZIONI DEI 150 ANNI DALLA PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA

Sanremo    Domenica 13 giugno 2010, nella Sala Conferenza del Museo Civico di Sanremo a Palazzo Borea D'Olmo, il Club Reale U.M.I. “Duca Bacicin”, presieduto dalla Sig.ra Wilma Curti, ha promosso un convegno nel ricordo del Duca Guido Orazio Borea D'Olmo, recentemente scomparso, con il Patrocinio del Comune di Sanremo e della Provincia di Imperia. Il suggestivo luogo, colmo di Storia Sabauda, è servito come ulteriore occasione per ricordare anche Giovan Battista Borea D'Olmo, chiamato affettuosamente dai sanremesi "Duca Bacicin", a cui a dedicato il Club . Numeroso il pubblico interventuto che ha dimostrato grande interesse per l'argomento trattato, dedicando alla fine del Convegno un prolungato e caloroso applauso.
SanremoMolti gli argomenti trattati dagli oratori intervenuti. L'Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Sanremo, Avv. Giuseppe Di Meco, ha portato i saluti dell'Amministrazione Comunale e si e complimentato per la bella e importante iniziativa. Il Presidente nazionale U.M.I. Gian Nicola Amoretti, dopo aver ricordato il Duca Guido Orazio Borea D'Olmo - scomparso sei mesi fa - e il Duca Bacicin, ha ampiamente illustrato il rapporto stretto che esisteva tra la Dinastia sabauda ed il Casato Borea D'Olmo, con riferimento al movimento che porto all'Unità del Regno d'Italia di cui il prossimo anno verranno celebrati i 150 anni. Freddy Colt, fondatore dell'Accademia della Pigna (dal nome del quartiere dove e ubicata) specialista in Araldica, Storico e SanremoMusicista, ha proiettato immagini e relazionato sulle presenze a Sanremo di illustri Aristocratici e Teste Coronate.
L'Avv. Luca Fucini, che esercita la professione Forense a Sanremo, Storico e apprezzato Autore di numerosi saggi, fa parte del CEHME, (Centro Studi Storici dell'Università di Saragozza – Spagna), ha ampiamente illustrato tutto il Casato Borea D'Olmo che anche tramite ii Duca Bacicin (morto a Sanremo all'età d 105 anni) fu sempre legato alla Corte dei Savoia, da Re Carlo Alberto a Re Vittorio Emanuele III.
DATA: 28.06.2010
  
UMBRIA: L'U.M.I. CELEBRA I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA

U.M.I. Amelia    Il Vice Presidente nazionale U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi, il Vice Segretario nazionale U.M.I. Dr. Vincenzo Vaccarella e il Presidente regionale U.M.I. per l’Umbria Maurizio Ceccotti, dinanzi ad un numeroso e attento pubblico, hanno celebrato il 150° anniversario della Proclamazione del Regno d'Italia. Dopo le note della  Marcia Reale, Ceccotti ha dato lettura del messaggio inviato per l'occasione da S.A.R il Principe Amedeo di Savoia-Aosta, quindi ha ricordato i Patrioti Amerini del Risorgimento e la liberazione di Perugia  effettuata dai Granatieri di Sardegna. Inoltre, dopo una severa analisi della situazione politica attuale, haIl Vice Presidente nazionale U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi, il Vice Segretario nazionale U.M.I. Dr. Vincenzo Vaccarella e il Presidente regionale U.M.I. per l’Umbria Maurizio Ceccotti, dinanzi ad un numeroso e attento pubblico, hanno celebrato il 150° anniversario della Proclamazione del Regno d'Italia. Dopo le note della  Marcia Reale, Ceccotti ha dato lettura del messaggio inviato per l'occasione da S.A.R il Principe Amedeo di Savoia-Aosta, quindi ha ricordato i Patrioti Amerini del Risorgimento e la liberazione di Perugia  effettuata dai Granatieri di Sardegna. Inoltre, dopo una severa analisi della situazione politica attuale, ha evidenziato la superiorità della Monarchia quale strumento di equilibrio istituzionale, senso di appartenenza, giustizia sociale, insomma uno Stato più moderno meno costoso amico degli onesti, inflessibile con i malfattori. Di alto profilo storico l'intervento dell'avv. Alessandro Sacchi che, con la Sua oratoria, ha esaltato l'operato del Re Vittorio Emanuele II, del Conte di Cavour, di Garibaldi  e di Mazzini. Figura quest’ultima di cui, pur non condividendo ideali e programmi, i Monarchici per loro stile rispettano e non censurano o mistificano come altri sono soliti fare. Con un appassionato intervento il Dr. Vaccarella ha ricordato il clima di violenze, sospetti ed incertezze con il quale è stata imposta la repubblica, poi come ex dirigente nazionale UIL ha denunciato la precarietà dello stato di sicurezza in cui si trovano costretti a lavorare Operatori delle Forze dell’Ordine, operai e tecnici, spesso vittime di incidenti mortali. La manifestazione si è svolta in Amelia alla Sala comunale Conti Palladini il 26 giugno, Bandiere Tricolori con Corona e Stemma Sabaudo e quadri riproducenti Re Vittorio Emanuele II, il Conte di Cavour, Garibaldi e Mazzini e un pubblico entusiasta, hanno fatto da cornice ad una serata che sta a dimostrare che la Monarchia non è solo passato ma è presente e futuro. Giornalisti presenti hanno intervistato gli oratori sull'attualità della Monarchia, ed alla domanda "Quale Re"? hanno risposto in maniera unanime: Amedeo di Savoia-Aosta e i Suoi Discendenti.evidenziato la superiorità della Monarchia quale strumento di equilibrio istituzionale, senso di appartenenza, giustizia sociale, insomma uno Stato più moderno meno costoso amico degli onesti, inflessibile con i malfattori. Di alto profilo storico l'intervento dell'avv. Alessandro Sacchi che, con la Sua oratoria, ha esaltato l'operato del Re Vittorio Emanuele II, del Conte di Cavour, di Garibaldi  e di Mazzini. Figura quest’ultima di cui, pur non condividendo ideali e programmi, i Monarchici per loro stile rispettano e non censurano o mistificano come altri sono soliti fare. Con un appassionato intervento il Dr. Vaccarella ha ricordato il clima di violenze, sospetti ed incertezze con il quale è stata imposta la repubblica, poi come ex dirigente nazionale UIL ha denunciato la precarietà dello stato di sicurezza in cui si trovano costretti a lavorare Operatori delle Forze dell’Ordine, operai e tecnici, spesso vittime di incidenti mortali. La manifestazione si è svolta Il Vice Presidente nazionale U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi, il Vice Segretario nazionale U.M.I. Dr. Vincenzo Vaccarella e il Presidente regionale U.M.I. per l’Umbria Maurizio Ceccotti, dinanzi ad un numeroso e attento pubblico, hanno celebrato il 150° anniversario della Proclamazione del Regno d'Italia. Dopo le note della  Marcia Reale, Ceccotti ha dato lettura del messaggio inviato per l'occasione da S.A.R il Principe Amedeo di Savoia-Aosta, quindi ha ricordato i Patrioti Amerini del Risorgimento e la liberazione di Perugia  effettuata dai Granatieri di Sardegna. Inoltre, dopo una severa analisi della situazione politica attuale, ha evidenziato la superiorità della Monarchia quale strumento di equilibrio istituzionale, senso di appartenenza, giustizia sociale, insomma uno Stato più moderno meno costoso amico degli onesti, inflessibile con i malfattori. Di alto profilo storico l'intervento dell'avv. Alessandro Sacchi che, con la Sua oratoria, ha esaltato l'operato del Re Vittorio Emanuele II, del Conte di Cavour, di Garibaldi  e di Mazzini. Figura quest’ultima di cui, pur non condividendo ideali e programmi, i Monarchici per loro stile rispettano e non censurano o mistificano come altri sono soliti fare. Con un appassionato intervento il Dr. Vaccarella ha ricordato il clima di violenze, sospetti ed incertezze con il quale è stata imposta la repubblica, poi come ex dirigente nazionale UIL ha denunciato la precarietà dello stato di sicurezza in cui si trovano costretti a lavorare Operatori delle Forze dell’Ordine, operai e tecnici, spesso vittime di incidenti mortali. La manifestazione si è svolta in Amelia alla Sala comunale Conti Palladini il 26 giugno, Bandiere Tricolori con Corona e Stemma Sabaudo e quadri riproducenti Re Vittorio Emanuele II, il Conte di Cavour, Garibaldi e Mazzini e un pubblico entusiasta, hanno fatto da cornice ad una serata che sta a dimostrare che la Monarchia non è solo passato ma è presente e futuro. Giornalisti presenti hanno intervistato gli oratori sull'attualità della Monarchia, ed alla domanda "Quale Re"? hanno risposto in maniera unanime: Amedeo di Savoia-Aosta e i Suoi Discendenti.in Amelia alla Sala comunale Conti Palladini il 26 giugno, Bandiere Tricolori con Corona e Stemma Sabaudo e quadri riproducenti Re Vittorio Emanuele II, il Conte di Cavour, Garibaldi e Mazzini e un pubblico entusiasta, hanno fatto da cornice ad una serata che sta a dimostrare che la Monarchia non è solo passato ma è presente e futuro. Giornalisti presenti hanno intervistato gli oratori sull'attualità della Monarchia, ed alla domanda "Quale Re"? hanno risposto in maniera unanime: Amedeo di Savoia-Aosta e i Suoi Discendenti.
DATA: 28.06.2010