U.M.I. - Unione Monarchica Italiana


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"L'ITALIA INNANZI TUTTO" LA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO NON È DIVENTATA REPUBBLICA, MA TUTELA LE SUPREME ISTITUZIONI DELLO STATO SOTTO ATTACCO
Aldo Mola“I monarchici sono sempre contrari al “tanto peggio, tanto meglio”. Lo lasciano agli estremisti di tutte le risme. Oggi vi è bisogno di equilibrio e di regole condivise”. Così dichiara lo storico Aldo A. Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno.
    Domenica 7 marzo la Consulta ha approvato e diffuso una dichiarazione sulla crisi in corso: “Mentre le supreme Istituzioni dello Stato vengono investite da polemiche che alimentano pretestuosamente divisioni antiche e altre ne generano, la Consulta dei Senatori del Regno esprime preoccupazione per il clima incombente di odio civile e ricorda la divisa di Re Umberto II: “L’Italia innanzi tutto”. La Consulta deplora altresì che emittenti pubbliche veicolino affermazioni senza contraddittorio sulla storia e sul presente. Onorata di avere tra i propri componenti S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, la Consulta è a fianco delle LL.AA. RR. il Principe Amedeo di Savoia, Duca dì Aosta, Capo della Casa di Savoia, e suo figlio, il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie “.

Abbiamo domandato al suo presidente, lo storico cuneese Aldo A. Mola, se la Consulta sia allora diventata... repubblicana. 

“No – risponde - . Ma prima di confrontarsi sulla forma dello Stato, occorre fare in modo che esso sia solido e abbia il consenso dei cittadini. Oggi occorre lavorare ad attutire contrasti e a riconciliare gli italiani. Il presidente Giorgio Napolitano e ministri quali Roberto Maroni stanno facendo del loro meglio e meritano plauso incondizionato. Diversamente finiamo come i Paesi sull’orlo di un tracollo economico e civile incontrollabile: dalla Grecia alla penisola iberica. Sarebbe un brutto modo di festeggiare il 150° dell’unità nazionale”. La Consulta fa la propria parte memore dell’eredità lasciata agli Italiani dai protagonisti del primo e del secondo Risorgimento”.
DATA: 09.03.2010
   
FRATELLI D’ITALIA
 
Grande lignaggio, gran signore, persona distinta, colta ed amabilissima, così ricordo Don Filippo Massimo VI Principe d’Arsoli, duca Anticoli Corrado, ecc., quando lo invitai nel lontano 1990 a presenziare alle annuali celebrazioni dello “Storico incontro” tra re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, svoltesi a Teano, in rappresentanza di Casa Savoia.
Il Principe Massimo era nato nel castello sabaudo di Agliè, nel canavese, residenza delle “Reali villeggiature”, il 29 settembre 1938, figlio secondogenito di Don Leone Massimo di Arsoli (1896-1979)  e di S.A.R. la Principessa Maria Adelaide di Savoia-Genova (1904-79). Per parte paterna discendeva da una delle più antiche e nobili famiglie dell’aristocrazia “papalina”, vantando come avo Quinto Fabio Massimo “il Temporeggiatore”, generale, console e dittatore romano durante le guerre puniche. I Massimo nel corso dei secoli si sono imparentate con le altre grandi casate romane, ma anche con famiglie reali quali i Wettin di Sassonia,  i Savoia, i Borbone di Spagna, delle Due Sicilie ecc.ecc.
Il padre, Don Leone Massimo, con Regio Decreto nel 1904 “duca Anticoli-Corrado”,
fu l’ultimo Ministro delle Poste Vaticane. Uomo di grande cultura, divenne famoso nel campo musicale per le sue note composizioni nate nel solco dei musicisti francesi del primo Novecento ed in particolare di Henri Sauguet. Perno dello splendore della famiglia è sempre stato il castello di Arsoli, sorto nel X secolo come monastero fortificato dei Benedettini di Subiaco ed acquistato dai Massimo dalla famiglia Zambeccari nel 1574, su consiglio di San Filippo Neri, amico dei Massimo.
Quando il 15 luglio 1935 nella tenuta reale di San Rossore, presso Pisa, Don Leone Massimo sposò la Principessa Maria Adelaide di Savoia, nessuno si meravigliò che una dama di sangue reale impalmasse non un rampollo di un’altra dinastia, bensì il rappresentante di un’ illustre casata romana, in quanto nelle vene dello sposo vi era molto sangue sabaudo e non solo!
La bisnonna paterna di Leone Massimo era la Principessa Maria Gabriella di Carignano (1811-37), cugina di Carlo Alberto, entrambi discendenti diretti di Vittorio Amedeo II di Savoia re di Sardegna; anche Augusto III di Sassonia re di Polonia (1696-1763) era un altro avo comune, così come Ferdinando I di Borbone re delle Due Sicilie, in quanto la nonna paterna di Don Leone Massimo, Francesca Lucchesi-Palli (1836-1923) era nata dal matrimonio morganatico di Maria Carolina di Borbone, vedova del duca di Berry ed erede al trono di Francia, con il diplomatico napoletano Ettore Lucchesi-Palli duca della Grazia.
La Principessa Maria Adelaide era figlia di Tommaso Alberto Vittorio di Savoia, 2° Duca di Genova, figlio dell’unico fratello di re Vittorio Emanuele II, Ferdinando, e di Isabella di Wittelsbach, nipote non solo dei sovrani di Baviera ma pure dei reali spagnoli. Il Duca di Genova era fratello della Regina Margherita, moglie di re Umberto I. Durante la Prima Guerra Mondiale, venne nominato dal nipote Vittorio Emanuele III, Luogotenente generale del Regno quando il sovrano lasciò Roma per recarsi sul fronte carsico.
La vita di Don Filippo Massimo trascorse quindi tra il castello d’Agliè, i palazzi romani dei Massimo e nelle varie residenze sabaude. Amministratore dei beni di famiglia, Don Filippo amava l’arte e la vita agreste, fu infatti proprio in una delle sue tenute umbre, che lo contattai per invitarlo a Teano. L’innata cordiale eleganza e signorilità fu sempre apprezzata da quanti ebbero la fortuna di conoscerlo. La sua prematura  scomparsa il 19 settembre 2008 ha privato noi tutti di una figura insostituibile! Nel 1962 si era sposato con Maria Luigia Capparella (n.1942) dalla quale ebbe due figli: Don Fabrizio Massimo (n.1963), per eredità ha assunto anche il cognome “Brancaccio”, Principe di Triggiano e Roviano, Duca di Lustra, Marchese di Montescaglioso e Donna Barbara (n.1965). Separatosi nel 1978, Don Filippo dal suo legame con Luisa Orioli (1939-2001),  nel 1980 ebbe un’altra figlia: Donna Ottavia. L’associazione “Leone Massimo” diretta dall’attuale erede Don Fabrizio, gestisce e custodisce il patrimonio storico-culturale del castello di Arsoli, il quale nel corso del tempo è diventato il punto di riferimento per gite, eventi, matrimoni, mostre ecc., mentre il Palazzo Massimo alle Colonne in Roma, viene aperto al pubblico il 16 marzo di ogni anno a ricordo del miracolo di San Filippo Neri, quando nel 1583 il futuro Santo riportò in vita per qualche minuto il giovane Paolo, figlio del Principe Fabrizio Massimo.


BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO
DATA: 08.03.2010
   
LA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO: NO ALL’ODIO CIVILE
 
Comunicato stampa della Consulta dei Senatori del Regno

    “L’Italia innanzi tutto”.

Aldo MolaAldo A. Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno    Mentre le supreme Istituzioni dello Stato vengono investite da polemiche che alimentano pretestuosamente divisioni antiche e altre ne generano, la Consulta dei Senatori del Regno esprime preoccupazione per il clima incombente di odio civile e ricorda la divisa di Re Umberto II: “L’Italia innanzi tutto”.
    La Consulta deplora altresì  che emittenti pubbliche veicolino affermazioni senza contraddittorio sulla storia e sul presente.
    Onorata di avere tra i propri componenti S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, la Consulta è a fianco delle LL.AA. RR. il Principe Amedeo di Savoia, Duca dì Aosta, Capo della Casa di Savoia, e suo figlio, il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie.                                                                                           
Il Presidente
Aldo Alessandro Mola
Roma, 7 marzo 2010
DATA: 07.03.2010
   
“SONO SOLO…CANZONETTE!”
 
“L’Italia è un paese ingovernabile e con questa ingovernabilità dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Ho girato il mondo ma poi quando torno a casa mi rendo conto che Bagnoli è una polveriera. Parlo di Vittorio Emanuele II di Savoia, perché il patto di Teano segnò la nascita del brigantaggio, personaggi leggendari che difendevano la povera gente dagli aguzzini e dai tiranni. Sono passati centocinquant’anni dall’Unità d’Italia ma oggi nell’ex Regno delle Due Sicilie esiste un’entità, che possiamo chiamare camorra, mafia o ‘ndrangheta, che si è assunta il compito di difendere la gente dagli strumenti del potere che al Sud vengono percepiti  come ostili. Ci accingiamo a festeggiare i centocinquant’anni di Unità in un caos totale ed ormai sappiamo bene che chi si ostina a tentare di governare questo caos in modo tronfio o applicando le regole del più banale patriottismo rischia di farsi male…Non faccio lezioni di geopolitica e non parlo in aule universitarie: io scrivo canzonette e devo divertire un pubblico che va dai bambini di 5 anni in su”. Questa la dichiarazione del cantautore napoletano Edoardo Bennato alla stampa, in occasione della presentazione del suo ultimo album dal titolo “Le vie del rock sono infinite”., nel quale vi sono due canzoni “C’era un re” e “Il capo dei briganti” ove l’artista esterna le sue idee storiche. Dichiarazioni farneticanti come sempre capita a personalità di quella “intellighenzia” nostrana conformista e rivoluzionaria, col cuore a sinistra ed il portamonete a destra…
Bene ha fatto lo storico Giordano Bruno Guerri quest’oggi sulle pagine culturali del “il Giornale” a rispondere a Bennato, che sarà ospite in serata del salotto letterario di Fazio su RaiTre, ricordando che “…il brigantaggio esisteva da ben prima, spesso con connotazioni esclusivamente criminali, e si era opposto a Murat quasi quanto ai Savoia”. Non siamo d’accordo col Guerri quando si lascia anche lui prendere dai sentimenti nostalgici sul grande brigantaggio, definendolo “guerra civile fra una parte considerevole delle popolazioni meridionali e l’esercito che quelle stesse popolazioni continuavano a chiamare piemontese”.
E’ troppo chiedere ad entrambi di leggere qualche pagina del sottoscritto sul brigantaggio? A Bennato che ammiriamo come artista delle sette note, consigliamo di continuare a scrivere “canzonette”, al dottor Guerri di non essere uno Sgarbi del Risorgimento!

BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO
DATA: 07.03.2010
 
W LA MONARCHIA!
 
Carmine PassalacquaGentile Redazione,

        purtroppo il pubblico italiano lamenta molto spesso che l'offerta televisiva odierna rasenta la volgarità e lo scandalo per tanti litigi in diretta. Quindi in occasione delle prossime consultazioni elettorali si è limitata la presenza di dibattiti accesi, vere e proprie risse,  per non turbare la coscienza dei cittadini , cosi' parebbe da interpretare il decreto legge approvato ultimamente. Eppure nella serata del 2 marzo in orario di grande ascolto televisivo, il terzo canale Rai proponeva un bel "polpettone" storico con filmati interessanti dell'archivio Luce/Eiar, dal titolo "la grande storia" ! Solitamente i programmi culturali e la musica classica-lirica finiscono sempre in orari improponibili per il grande pubblico, questa volta si è fatta una bella eccezione, dando risalto alla storia nazionale in quel fatale periodo che va dalla fine della Grande Guerra , l'avvento del Fascismo e l'avvio della Seconda tragedia mondiale. Tante verità molto esasperate con commenti volutamente parziali e tesi ad offendere la memoria storica di tanti Italiani in buona  fede , senza tenere conto dell'opinione di storici illustri che potrebbero confutare le solite definizioni di comodo, ormai poco credibili alla luce di fatti che devono essere considerati, senza vivere nell'illusione che fu tutto pessimo e da condannare ! Come mai una trasmissione così ricca di filmati d'epoca e ben strutturata per descrivere un Ventennio di grandi cambiamenti sociali, viene mandata in onda solo in questo mese , proprio allo scadere delle consultazioni regionali ? Fu tutto da disprezzare e negativo, senza appello per la difesa della buona amministrazione liberale-monarchica-costituzionale ? a quanto pare , come sempre il buono e giusto sta dalla parte repubblicana -sinistra e partigiana, tutto il resto è offesa alla normale intelligenza dei telespettatori se condotto in questo modo!
Cordialmente.
Carmine Passalacqua
DATA: 06.03.2010
 
LA SCOMPARSA DI ANTONELLO DELCROIX

    Il Dottor Antonello Delcroix, figlio del grande patriota monarchico On. Carlo Delcroix, è scomparso in Roma. Antonello fece parte da giovane del movimento giovanile del P.N.M. (Stella e Corona), poi alto dirigente industriale, membro della Consulta dei Senatori del Regno e del direttivo del Circolo REX.
    L'U.M.I.
si unisce al dolore della famiglia e invia le più sentite condoglianze.
DATA: 06.03.2010
            
PUBBLICATO IL NUOVO LIBRO DI LEONARDO MALATESTA:
IL FORTE DI CIMA CAMPOLONGO
 
Leonardo Malatesta: Il forte di Cima Campolongo - Dal Risorgimento alla grande guerra, la storia di una fortifi cazione italiana di montagna dell’altopiano di Asiago    Il volume, Il forte di Cima Campolongo del dott. Malatesta, giovane storico militare vicentino, edito dalla casa editrice Temi di Trento, è il primo volume di una collana dal titolo “Le sentinelle di pietra” che analizzerà la storia delle fortfi cazioni di confi ne dell’Età Contemporanea.
Il volume che consta di oltre 300 pagine, con le prefazioni di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta, del generale Pino, Comandante del Comando Militare Esercito del Veneto e del Vice Presidente della Provincia di Vicenza, dott. Dino Secco, tratta della politica militare italiana, dei concetti costruttivi, delle artiglierie ed infi ne della storia bellica del forte Campolongo, a difesa del confi ne della Val d’Astico che assolse il suo ruolo bellico, durante la cosiddetta “Guerra dei forti”.

Il forte di Cima Campolongo
Dal Risorgimento alla grande guerra, la storia di una fortificazione italiana di montagna dell’altopiano di Asiago.
Leonardo Malatesta
308 pagg. illustrate Formato 17 x 24 ISBN 978-88-89706-62-6
Euro 20,00
DATA: 01.03.2010
   
CUNEO: S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA ALLE COMMEMORAZIONI DI GIOVANNI GIOLITTI PER IL 150° DELLA PROVINCIA
 
    Calorosa accoglienza per S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, giunta sabato 27 Febbraio 2010 a Cuneo, per ricordare la figura di Giovanni Giolitti, in occasione del 150° anniversario della Provincia. La Principessa è intervenuta sottolineando il suo attaccamento al cuneese in quanto terra natìa di Suo padre, il Re Umberto II (nato a racconigi il 15 settembre 1904), che tante volte Gliene parlò. Ricordiamo che nella Provincia di Cuneo, in occasione del referendum istituzionale del 2 Giugno 1946, vinse la Monarchia. Pubblichiamo, corredato da una foto ritraente S.A.R. la Principessa Maria Gabriella, la Presidente della Provincia Gianna Gancia e il Prof. Aldo Mola, un articolo tratto da cuneocronaca.it per ricostruire la giornata.
Al termine dell’incontro di Cuneo, presso il Palazzo della Provincia, S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, membro della Consulta dei Senatori del Regno, si è intrattenuta con i Colleghi presenti e con il Presidente Aldo A. Mola. L’occasione è stata propizia per programmare la rievocazione del 150° della proclamazione del Regno d’Italia e riflettere su altri temi concernenti l’Istituzione.

    Commemorato lo statista Giovanni Giolitti, figura di maggior spicco della Provincia di Cuneo, che ha celebrato i 150 anni dell'insediamento del primo Consiglio.

LO STORICO ALDO ALESSANDRO MOLA PARLA DI FRONTE A UN'AFFOLLATA PLATEA. PRESENTE ANCHE LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA DI SAVOIA.

S.A.R. la Principessa Maria Gabriella, la Presidente della Provincia di Cuneo Gianna Gancia e il Prof. Aldo Mola    Nella Sala Giolitti a Cuneo si è celebrato il 150° dell’insediamento del primo Consiglio provinciale. Con la presidente Gancia erano presenti i suoi predecessori Guido Bonino, Giovanni Quaglia e Raffaele Costa. Ospite d'onore la principessa Maria Gabriella.
    Al sen. Giuseppe Fassino, Gianni Rabbia e Gian Paolo Ferraioli, della “Sapienza” di Roma, è stato affidato il compito di illustrare il Carteggio di Giolitti curato da Aldo A. Mola e Aldo G. Ricci. I lavori sono stati conclusi dall'intervento storico dello stesso Mola.
    Al termine la sintesi della presidente Gancia e un cenno di saluto da parte della principessa Maria Gabriella di Savoia. L’evento, moderato dal presidente del Consiglio provinciale Giorgio Bergesio, godeva dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
    Il 27 febbraio 1860 sedette per la prima volta il Consiglio provinciale di Cuneo. L'assemblea elesse presidente il conte Giambattista Michelini, deputato alla Camera del regno di Sardegna. L’ufficio di presidenza venne formato da Alerino Como (Alba), Bonaventura Buttini (Saluzzo), entrambi deputati, e da Eugenio Rebaudengo (Mondovì), amministratore della Real Casa.
    Iniziò un lungo percorso di cui la “Provincia Granda” va orgogliosa. Dall’insediamento il Consiglio provinciale di Cuneo si misurò con profondi cambiamenti ed enormi difficoltà: il trasferimento di Nizza alla Francia e l’annessione dell’Italia centro-meridionale alla corona di Vittorio Emanuele II, “re costituzionale”, ne mutarono quadro e prospettive facendone “terra di frontiera” ma non ne spensero la forte identità e la vocazione europea.
    Il Consiglio provinciale di Cuneo, esemplarmente dedito alla cura degl’interessi dei cittadini, contò sempre figure di prim’ordine. Su tutte spicca Giovanni Giolitti, cinque volte presidente del governo nazionale, consigliere provinciale dal 1886 e presidente del consesso cuneese dal 1905 al 1925: un’età di riforme civili e di sviluppo sociale, anche nella difficile ricostruzione postbellica.
    La sua figura emerge dal Carteggio,1877-1928 (voll.2), curato da Aldo A. Mola e Aldo G. Ricci, con prefazione di Francesco Cossiga che lo ricorda come l’“uomo che pose le basi per il rilancio e la modernizzazione delle strutture industriali, produttive e sociali del nostro paese; un uomo onesto che visse e morì modestamente, senza ricavare alcun profitto dagli importanti incarichi ministeriali e parlamentari che ricoprì durante la sua lunga vita politica”.
    Durante l'incontro i curatori dell’opera, il senatore Giuseppe Fassino e i professori Gianni Rabbia e GianPaolo Ferraioli (Università “La Sapienza”, Roma) hanno fatto riferimento al volume Memoria di Giovanni Giolitti.
    L’iniziativa era promossa, oltrechè dalla Provincia, anche dal Centro europeo “Giolitti” per lo studio dello Stato, dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Napoli), dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, che ha sorretto la pubblicazione dell’Opera Giovanni Giolitti al Governo, in Parlamento, nel Carteggio: cinque volumi in tre anni, uno strumento fondamentale, ricco di inediti, per conoscere la storia locale e nazionale sulla base dei documenti. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito l’Alto Patronato alla rievocazione del 150° del Consiglio provinciale e di Giovanni Giolitti, ad attestazione della sua valenza civile e pedagogica.
DATA: 28.02.2010
 
RE SIMEONE DI BULGARIA IN ITALIA PER COMMEMORARE LA REGINA GIOVANNA NEL X ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA
 
Re Simeone II con la Consorte Regina Margareta e la sorella Maria Luisa    Il decimo anniversario della scomparsa della Regina Giovanna di Bulgaria, nata Principessa Reale di Savoia, è stato ricordato, per volontà della Sua Famiglia, a Roma e ad Assisi. Nella Capitale si sono svolti due distinti eventi che hanno richiamato illustri personalità di una Roma prestigiosa espressa dalle grandi famiglie accorse numerose nella perinsigne Basilica di San Lorenzo in Lucina per la Santa Messa solenne e, successivamente, nello storico Circolo della Caccia, a Palazzo Borghese, di cui fu, per tutta la vita, Presidente d’Onore il Re Umberto II.
Al sacro rito erano presenti i figli della Regina Giovanna, il Re Simeone II con la Regina Margherita
La Basilica di San Lorenzo in Lucina, e la Principessa Maria Luisa; con i Famigliari, una folla di amici legati alla memoria dell’amata Regina, rappresentanze degli Ordini cavallereschi, fedeli monarchici guidati da Sergio Boschiero, numerosi diplomatici tra i quali il Decano del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede e presso l’Ordine di Malta, Amb. Alejandro Emilio Valladares Lanza; gli Ambasciatori di Bulgaria presso la Santa Sede e presso l’Ordine di Malta, Nikola Kaloudov, e presso il Quirinale, Atanas Mladenov; l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede e presso l’Ordine di Malta, Antonio Zanardi Landi; gli Ambasciatori dell’Ordine di Malta presso il Quirinale, Giulio di Lorenzo Badia, e presso la Santa Sede, Alberto Leoncini Bartoli; gli Ambasciatori dell’Ordine di Malta presso la Bulgaria, Camillo Zuccoli, e presso Il Cardinale Martino saluta la Famiglia RealeMalta, Umberto Di Capua; un gran numero di cittadini bulgari residenti in Italia nonché giornalisti corrispondenti da Roma dei principali mass-media bulgari.
Il rito, officiato dal Cardinale Renato Raffaele Martino e da Mons. Azeglio Manzetti de Fort, Cappellano dell’Ordine di Malta - che ha dato lettura di uno splendido messaggio inviato da Mons. Loris Francesco Capovilla, già Segretario particolare del Beato Papa Gi
ovanni XXIII - è stato accompagnato da suggestivi canti gregoriani interpretati dal coro diretto dal Maestro Mons. Pablo Colino.
    Prima dell’inizio della S. Messa, Re Simeone, la Regina Margherita e la Principessa Maria Luisa hanno deposto un mazzo di fiori tricolore ai piedi del busto marmoreo del Re Umberto II nella cappella a Lui dedicata dopo la morte.

Subito dopo la Messa, al Circolo della Caccia, è stato presentato l'ultimo libro La Basilicasulla Regina Giovanna “Giovanna di Bulgaria, Regina della Carità”, opera di due valorosi storici bulgari, il Prof. Ivailo Shalafoff, dell’Università “San Clemente d’Ocrida” di Sofia, e la Dott.ssa Liubka Tasseva, già segretaria della Regina. I mille presenti hanno accolto con un prolungato, calorosissimo applauso l'ingresso dei Reali e le fasi salienti della presentazione.
Dopo una toccante introduzione del Presidente del Circolo, Duca Leopoldo Torlonia, che ha anche v
oluto esprimere sentimenti di ammirazione per l’esemplare impegno del Re Simeone al servizio della Bulgaria, hanno preso la parola i figli della Regina, Simeone II e Maria Luisa che, durante un L'omaggio di Re Simeone alla cappella dedicata a Re Umberto IIgradevolissimo e coinvolgente “duetto” hanno ripercorso la vita e le opere della loro Mamma con tanti commoventi ricordi ed episodi che hanno ancor di più illuminato la sua splendida figura di donna, di cristiana, di francescana e di Regina.
Hanno poi preso la parola l’Ambasciatore del Portogallo presso il Quirinale, Fernando d’Oliveira Neves, che ha voluto sottolineare il rispetto e l’affetto che tutti i portoghesi nutrivano per la Regina Giovanna e per il Re Umberto II. Tra gli interventi seguiti alla presentazione del libro, particolarmente significativi sono stati quelli del Marchese FaustoS.M. il Re Simeone II con Sergio Boschiero Solaro del Borgo - che ha rievocato un inedito e importantissimo gesto del Papa Pio XII che, tramite l’allora Mons. Giovan Battista Montini e suo padre, il Marchese Alfredo Solaro del Borgo, aiutò materialmente la Famiglia Reale italiana nei primi anni di esilio in quanto completamente priva di mezzi di sostentamento -; gli Ambasciatori Raniero Vanni d’Archirafi, Stefano Rastrelli, Alessandro Pietromarchi e la Signora Maria Pia Fanfani.
In prima fila i Principi Amedeo e Silvia di Savoia Aosta, il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Jean Pierre Mazery, il Gran Commendatore, Frà Gherardo Hercolani Fava Simonetti e il membro del Sovrano Consiglio, Frà Carlo d’Ippolito di Sant’Ippolito, il Dott. Joaquín Navarro-Valls, già Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

MESSAGGIO DI S.E. REV.MA MONS. LORIS FRANCESCO CAPOVILLA,
PER LUNGHI ANNI SEGRETARIO PARTICOLARE
DEL BEATO PAPA GIOVANNI XXIII

  
    Mi associo con ineffabile commozione, ed apro le labbra e il cuore alla preghiera di cristiano suffragio, nel ricordo della Regina Giovanna che mi trova solidale nei pensieri e negli affetti con i suoi Reali congiunti e con quanti altri, in Bulgaria, in Italia e nel mondo ne ricordano con ammirazione virtù e meriti.
    Non conosciamo le vie della Provvidenza. Sappiamo però che nulla va perduto: "Non una lacrima, non una goccia di sudore o di sangue cade a terra: c'è chi le raccoglie" (Giovanni XXIII).
    Non presumiamo di leggere il futuro. Ma, nelle attuali contingenze, uniamo il nome di Giovanna di Savoia a quello dei Giusti e degli Eroi degli antichi casati, sicuri che otterranno da Dio favori celesti sull'impegno odierno e sui generosi progetti di giustizia, solidarietà e pace che ci animano.
    Da Assisi, dove il 25 ottobre 1930 fu celebrato il matrimonio con il Re Boris III, dall'altare del Poverello e dalla Tomba della sua devota discepola Giovanna di Savoia, lo sguardo si volge al saggio, laborioso e religioso Popolo Bulgaro. L'essere noi cattolici ci ricorda che siamo fratelli degli Ortodossi e degli Ebrei; siamo, e vogliamo essere, amici dei Musulmani e di tutti coloro che cercano Dio, obbediscono alle Sue leggi e confidano di essere accolti un giorno nella dimora celeste.
    La Regina Giovanna lo ha testimoniato nel corso della Sua lunga esistenza, illuminata dalla Fede e scaldata dalla carità, e nel suo sereno transito aureolato di semplicità francescana.
    Quassù, nella Casa di Giovanni XXIII, tra i ricordi di lungo, operoso e generoso servizio, splendono memorie di Bulgaria, attorno ai ritratti dell'amata Regina Giovanna e del Suo Sposo, memori del sorprendente auspicio della Sovrana che, il 3 gennaio 1935, a Vrana, disse a Mons. Roncalli che si congedava da Loro e dalla Bulgaria: “Boris ed io verremo a renderle omaggio in Vaticano quando sarà Papa”.
    Venerdì 26 febbraio, in sintonia con Sofia e con Assisi, dirò la Messa nella Cappella detta del Santo Sepolcro e del Beato Papa Giovanni, a suffragio della Regina e all'intenzione di propiziare celesti favori al diletto Popolo Bulgaro, ai Gerarchi della venerabile Chiesa Ortodossa, alle minoranze religiose e culturali che favoriscono un nuovo ordine di rapporti finalizzato a fraternità e concordia, con speciale menzione della piccola e fervorosa Comunità cattolica di rito bizantino-slavo.
    Nella successione di eventi che ci turbano, e talora ci angosciano, l'esempio di imperturbata fede e di incrollabile speranza della Regina Giovanna ci rammenta un sereno pensiero del Pontefice da Lei preconizzato: "Essere pessimisti o ottimisti si paga tanto lo stesso; ma se si è ottimisti, si è sempre più vicini alla verità e all'amore" (Giovanni XXIII, Aprile 1963).
    Nella luce del poverello e della gran donna che ha onorato la sua patria di origine e il Paese delle rose al quale ha dedicato la vita, auspico per la Bulgaria e per l’Italia, l’Europa e tutte le Nazioni un “nuovo ordine di rapporti umani, fondato sulla verità costruito secondo giustizia, animato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà” (Giovanni XXIII, Pacem in Terris).
    È per me motivo di consolazione l’aver trasmesso al Museo del Sacro Convento di Assisi la Croce del Monte Athos donata da Boris e Giovanna a Mons. Roncalli la sera del 3 gennaio 1935, ora esposta all’ammirazione dei fedeli.
    Ai diletti figli Re Simeone e la Principessa Maria Luisa, alla Regina Margarita, ai convenuti bulgari ed italiani il mio devoto e beneagurante saluto che estendo di cuore a tutto il Popolo bulgaro.   
                              + Loris Francesco Capovilla
                              Arcivescovo di Mesembria
                              Titolo appartenuto ad Angelo Giuseppe Roncalli
DATA: 27.02.2010

GLI SMEMORATI
 
    Pochi giorni orsono abbiamo stigmatizzato l’iniziativa del quotidiano “La Stampa” di Torino, il quale ogni sabato e  domenica pubblica una storia del Risorgimento per date ed avvenimenti in modo alquanto “burlesco”. Detto fatto negli ultimi giorni anche “Il Giornale” di Vittorio Feltri ha pubblicato nella pagina culturale ampi stralci del libro “I Mille e una notte” uscito nel 1974 a cura dello scomparso “maestro” del giornalismo di costume e di cronaca, Gian Carlo Fusco, articoli nei quali si descrive con un linguaggio colorito la vita sessuale e sentimentale di alcuni protagonisti del Risorgimento: da Carducci a Cavour, da re Vittorio Emanuele II a Nino Bixio ecc.
    Con decine e decine di libri, saggi, memorie, guarda caso i migliori giornali nazionali hanno scelto, invece, ancora una volta di ridicolizzare e sminuire culturalmente tutto ciò che riguarda un’epoca straordinaria come quella risorgimentale, ricca di valori morali e civili!
    Casa Savoia invece è stata  protagonista di due pagine su “la Repubblica” nel settimanale inserto “R2 Diario”, con articoli a firma di Francesco Merlo, Massimo L.Salvadori e Natalia Aspesi.
Meritano un piccolo commento le parole del dottor Merlo, il quale nel suo articolo ha ricordato, nuovamente,  tra varie colpe addossate ai sovrani sabaudi,  “l’appoggio al fascismo, poi l’ignominiosa fuga verso Brindisi”.
    Da molti anni coloro i quali si improvvisano storici soffrono del medesimo virus: hanno vuoti di memoria improvvisi! Dunque è bene ricordare al Merlo, come agli altri, che se è pur vero, che re Vittorio Emanuele III di Savoia conferì l’incarico di formare un nuovo Governo al cavalier Benito Mussolini, è anche vero che lo fece nella totale assenza, all’indomani della fine del primo conflitto mondiale, con tutte le problematiche sociali e non solo, comuni a tante altre nazioni in quegli anni, di una classe politica che potesse risolvere la grave crisi che si verificò in Italia tra il 1919 ed il 1921. Voglio solo rammentare che il primo gabinetto Mussolini ebbe la maggioranza assoluta del Parlamento grazie ai voti dei cattolici, dei liberali, dei nazionalisti, di ambienti socialisti riformisti ecc., avendo al suo interno, tra gli altri,  illustri esponenti di quell’antifascismo salottiero che poco dopo sorse in Italia, arrivando poi alle più alte cariche repubblicane, e con un’opposizione che preferì l’Aventino!
    La colpa, se di colpa si può parlare della Monarchia , fu quella di “subire” poi, dopo la normalizzazione interna, l’instaurazione di un regime totalitario che tentò di annullarne funzioni e ruoli, con pochi veri oppositori che pagarono in molti casi con la vita la loro critica al fascismo!
Anche gli intellettuali che oggi, (ve ne sono ancora in vita), pontificano contro Casa Savoia ed il fascismo, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso scrivevano allegramente su periodici fascistissimi, per poi dopo il 1943 riciclarsi nell’antifascismo militante! Ma nessuno si ricorda di questi camerati, nessuno ricorda che nel 1936 sotto i “colli fatali di Roma” c’era tutta l’Italia ad applaudire la rinascita dell’Impero!
    Per quanto riguarda, e concludo, la cosiddetta “fuga di Brindisi”, essa non fu una fuga, seppur criticata nel metodo anche dall’allora Principe Umberto, bensì un trasferimento dell’apparato istituzionale e militare di quell’Italia che aveva rovesciato Mussolini, in un’altra zona libera del Paese per tentare di ridare vigore allo Stato, dopo venti anni di regime. Si può discutere, ripeto, sui modi, ma tale scelta fu importante per far si che l’Italia ritornasse tra le democrazie europee, con governi e rappresentanti espressioni del popolo. Tutto questo grazie al coraggio di re Vittorio Emanuele III, il quale nonostante l’età, ed un certo logorio politico, era sul trono da quasi mezzo secolo!, seppe imporsi ad un Mussolini sfiduciato dai suoi stessi collaboratori dopo i rovesci militari subiti in Africa e nei Balcani! Per fortuna c’era ancora l’istituzione monarchica nel caos che si creò all’indomani del crollo di un sistema governativo a senso unico! Ciò va riconosciuto alla Monarchia, così come si può affermare che il sovrano sarebbe, forse, dovuto intervenire prima ed abdicare subito, ma ripeto, non c’erano quelle molteplici  condizioni atte a fare arrestare il capo dell’esecutivo!
    Sarebbe stato visto positivamente un Re che da Roma, anziché trasferirsi a Brindisi, fosse andato via dal suolo patrio?, come fecero molti capi di Stato europei durante l’invasione nazista? Non ci sono documenti e testimonianze che ci informano dei piani per rapire i Savoia?
    Caro dottor Merlo, Casa Savoia ha solo un grande difetto in questo momento: non avere nessuna alternativa “fisica” da contrapporre a questa repubblica ove ogni giorno si scoprono scandali e quant’altro, perché le assicuro, se fosse ancora in vita re Umberto II, tantissimi Italiani invocherebbero il suo ritorno ….
    Viva l’Italia! Viva Casa Savoia! Viva il Risorgimento!
BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO
DATA: 27.02.2010
     
QUANDO LA STORIA NON E’ STORIA
 
    Tra le varie iniziative per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, leggo dalle colonne del quotidiano “La Stampa” di Torino una “Storia d’Italia in 150 date” in uscita sull’ultima pagina del giornale ogni domenica ed un’altra simile il sabato per raccontare la vita di Cavour. La prima a firma di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini, la seconda a cura di Giorgio dell’Arti.
Leggendo questa iniziativa di uno dei più importanti organi di informazione italiani, con la direzione di uno dei più bravi e politicamente corretti giornalisti in circolazione, erede di quella “Gazzetta Piemontese” ottocentesca di Vittorio Bersezio, mi aspettavo qualcosa di più nobile.
Come spesso accade la narrazione degli avvenimenti risorgimentali e dei protagonisti di tale epoca, viene effettuata in forma ironica, cercando a tutti i costi similitudini di fatti e personaggi con la realtà dell’Italia di oggi, estrapolando poche frasi o comportamenti di un qualche personaggio, nella fattispecie Cavour, per descriverlo in negativo. Un esempio? Ecco un passo dell’articolo per narrare la data del 18 aprile 1861 per descrivere lo “scontro” parlamentare tra Garibaldi e lo stesso Primo Ministro piemontese: “A scontrarsi nell’aula di palazzo Carignano, non sono soltanto due visioni dell’Italia, ma due modelli di italiano. L’uno, Cavour, è preparato, concreto, frequenta le élite e ama il suo Paese come può amarlo uno straniero (“Meno male che abbiamo fatta l’Italia prima di conoscerla”, gli scappa detto a Firenze, e chissà cosa avrebbe aggiunto se fosse sceso più giù). L’altro, Garibaldi, è improvvisatore, idealista, seduce le folle e ama il suo Paese come può amarlo un avventuriero di gran cuore”.
Riportando ciò, il “giallista” Fruttero ed il responsabile della “posta del cuore” della “Stampa”, Gramellini, divulgano ancora una volta un’immagine “dejavù” di un’epoca fondamentale della nostra Storia Patria! Spesso ricordando soltanto quello che ci fa comodo si ha la presunzione di raccontare tutto del personaggio o del fatto, ma non è così. Perché non si ricorda pure che il nipote prediletto del conte di Cavour, Augusto, a 20 anni perse la vita a Goito il 30 maggio 1848 combattendo gli austriaci, “italianissimo” di sentimenti come lo definì lo zio, il quale si scaglio poi contro quella borghesia che nei caffè diffamava l’aristocrazia piemontese che sui campi di battaglia si faceva uccidere…
Nell’articolo si rimarca ancora una volta  l’esigua percentuale degli aventi diritto al voto nelle elezioni del primo Parlamento unitario il 27 gennaio 1861, poiché vennero esclusi le donne, i cattolici, gli analfabeti, i poveri, gli evasori fiscali.
Perché non si informano i lettori che furono i Paesi scandinavi nel XX secolo i primi a riconoscere la rappresentanza politica alle donne: la Finlandia nel 1906, seguita da Norvegia nel 1910, Danimarca nel 1915 e Svezia nel 1924. Nei paesi cattolici l’affermazione di questo diritto fu molto più lenta e difficile, basti pensare che solo al termine del secondo conflitto mondiale le donne potranno accedere alle urne in Francia, Belgio ed Italia. In Portogallo ed in Svizzera si dovrà attendere il 1972!
In tal senso tra i primi nel XIX a propugnare il suffragio universale fu Giuseppe Garibaldi. Il ruolo della donna nel Risorgimento è riconosciuto ed indiscusso anche se poco menzionato, non fosse altro per rispettare i meriti di Anita Garibaldi, Cristina di Belgiojoso, Adelaide Zoagli Mameli, Teresa Casati Confalonieri, Luisa Blondel d’Azeglio, Maria Drago Mazzini, Jessie White Mario, Carmelita Manara, Ermellina Maselli Dandolo ecc.ecc.
In Italia non senza aspre discussioni si arrivò al Decreto Legislativo Luogotenenziale n.23 del 1° febbraio 1945 a firma di Umberto di Savoia Principe di Piemonte e Luogotenente Generale del Regno per l’estensione alle donne del diritto di voto.
Per quanto riguarda poi il suffragio universale, perché si sottolinea sempre il caso Italia e non si dice che pure negli altri Paesi d’Europa nel 1861 non era ammesso tale diritto? In quanto all’assenza del voto dei cattolici, ma non fu la Chiesa a ribadire “nè eletti né elettori?” , col famoso “Non Expedit”,  ostacolando in tutti i modi il processo unitario dovendo aspettare per una relativa “distensione” nei rapporti Stato-Chiesa la morte di Papa Benedetto XV nel gennaio 1922 per vedere a mezz’asta le bandiere italiane!
In conclusione un così delicato argomento in questa fase di celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’Unificazione Nazionale,  facciamolo divulgare agli storici del valore dei vari Volpe, Del Noce, Scirocco, Romeo, Romano, Villari, purtroppo molti di costoro scomparsi, così come ci sentiamo orfani di Carlo Casalegno, vice direttore della “Stampa” barbaramente assassinato dalle Brigate Rosse nel novembre 1977, autore nel 1956 di un eccellente saggio sulla Regina Margherita di Savoia. Al suo fare giornalismo dedico queste mie poche, rozze, righe.
Viva l’Italia Viva il Risorgimento!
BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO
DATA: 24.02.2010
     
I PRINCIPI AMEDEO E SILVIA DI SAVOIA RICORDANO AL TG1 STORIA GLI AVI EMANUELE FILIBERTO E ELENA D'AOSTA
 S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, ospite del TG1 Storia
    Lunedì 22 Febbario 2010, il programma di approfondimento del telegiornale della rete ammiraglia RAI, TG1 Storia, condotto dal giornalista  Roberto Olla,  ha dedicato uno speciale sulle figure delle LL.AA.RRR. i Principi Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, Eroe della III armata e della consorte Duchessa Elena. Lo speciale, ricco di filmati d'epoca, è stato ripreso nella villa di Castiglion Fibocchi del Capo della Famiglia Reale. Toccante l'intervento della Principessa Silvia,  volontaria della Croce Rossa italiana.

DATA: 22.02.2010
   
FISICHELLA AL CIRCOLO REX: MONARCHIA E MODERNITA'
 
Domenico Fisichella al Circolo REX di Roma    Roma, 21 Febbraio 2010 – L'incontro che si è tenuto presso la Sala Uno della Casa Salesiana San Giovanni Bosco di via Marsala, promosso dal Circolo di cultura e di educazione politica REX, è stato un esempio di altissimo livello per la vita culturale della Capitale. Ospite dello storico sodalizio monarchico il Sen. Prof. Domenico Fisichella, già vicepresidente del Senato e Ministro dei Beni Culturali nelle passate legislature. Fisichella, partendo dal suo ultimo libro “Montesquieu e il governo moderato” (Carocci editore, pp. 195, 17,50 €) ha sviluppato, con la grande competenza che lo contraddistingue e con la sua mirabile arte oratoria, un tema centrale del pensiero montesquieuiano, ovvero: “Monarchia e modernità: caratteri del governo moderato”.
    L'incontro si è aperto con l'esecuzione di una registrazione de “Le campane di San Giusto” per rendere omaggio alla città giuliana ed è stato letto un messaggio del 1954 di S.M. Il Re Umberto II, in occasione dell'entrata delle truppe italiane a Trieste.
    Fisichella ha esordito sottolineando l'importanza della memoria storica in un momento triste come quello che stiamo attraversando ed ha ribadito quanto sia importante la dignità della stessa.
Per trattare del rapporto fra la Monarchia e il governo moderato, l'insigne studioso è partito da tempi lontani in quanto questo rapporto affonda le proprie radici in quelle che sono le radici culturali dell'Europa stessa. Ha analizzato le distinzioni tipologiche del potere, soffermandosi sul rapporto esistente fra governanti ed ampiezza demografico-territoriale dell'area interessata.
    L'Autore ha poi portato ad esempio l'Impero romano, con massima espansione territoriale e caratteri tipicamente dispotici, ed il sistema feudale con un'ampiezza cittadina e caratteri particolaristici.
Montesquieu e il governo moderato un libro di Domenico Fisichella - Carocci Editore    Con la disarticolazione del vecchio tessuto unitario europeo hanno avuto origine fenomeni di aggregazione che hanno portato alla nascita delle nazioni moderne, attraverso delle realtà di conflitto nelle quali è emersa una dinastia sopra le altre che ha creato le condizioni negli spazi mediani (non vi era più possibilità per realtà vaste come l'Impero romano ma nemmeno limitate come le città feudali) di trovare spazi per convivenze comuni all'interno della società. Questo ha dato origine alle monarchie che, dal medioevo, hanno condotto alla modernità. La modernità è stata infatti un prodotto delle nascenti monarchie (Inghilterra, Spagna e Francia esempi lampanti e trainanti).Ci siamo quindi trovati di fronte a delle Monarchie temperate in cui il sovrano era circondato da persone che lo limitavano, dando così origine a quella che si può ritenere la migliore forma di governo, che sarebbe poi sfociata nelle moderne monarchie parlamentari.
    Fisichella si è soffermato sulla questione della divisione dei poteri, soprattutto sul fatto che il vero fondamento del governo moderato debbano essere un sovrano e una magistratura indipendente da chi governi, essenziale variante rispetto al dispotismo.
    E' stata poi analizzata l'attuale situazione in cui sono subentrati con irruenza il potere mediatico  e quello economico-finanziario che non sono più controllabili dal potere politico. L'attuale società globalizzata ha oggettivamente reso più fragili gli individui e il rischio di concentrazioni mediatiche, economiche e politiche rischia di fare saltare i paletti fra i poteri giudiziario, esecutivo e legislativo, cardini dei governi moderati.
    Al termine del suo intervento, Fisichella è arrivato alla conclusione che la monarchia temperata (massima espressione del governo moderato) sia il migliore sistema ipotizzabile per l'amministrazione del potere.
    A conclusione dell'incontro i convenuti hanno ringraziato il Prof. Fisichella con un entusiastico applauso, ringraziandolo per la qualità della conferenza tenuta.
DATA: 21.02.2010
   
BALOCCHI E PROFUMI
 
    Si sono appena spenti gli echi delle ultime note della prima serata del 60° Festival della Canzone Italiana.
    Molte le novità e sicuramente nuove le tendenze espresse nella kermesse. Un dato oggettivo: la melodia, che dovrebbe contraddistinguere il canto italico, si avvia inesorabilmente verso le celesti praterie del ricordo, dove già volano colombe bianche e svettano alti papaveri.
Poco male, se non fosse per le vittime illustri delle nuove tendenze.
Professionisti di tutto rispetto, ed autentici interpreti  del belcanto cedono il passo a rokkettari  mal vestiti  e  peggio pettinati!
Tornano a casa, così, Cotugno, così caro al cuore delle mamme italiane, Nino D’Angelo, ultimo epigono dei gloriosi giorni del Festival di Napoli, e il simpatico Pupo, con il suo divertente e mal amalgamato seguito.
Avrebbero avuto un successone nella Piedigrotta del 1938, ma si sa, il pubblico italiano è ingrato ed ha la memoria corta.
Mi ricordo un film in cui Vittorio De Sica interpretava un vecchio cantante da caffè concerto, che, mentre cominciava ad imperversare il charleston, si ostinava a cantare le melodie ottocentesche, precipitando - in teatri sempre più scalcagnati, e con pubblico sempre più irriguardoso - verso il proprio ludibrio, con la ovvia conclusione degli impresari  di farlo esibire, per pietà,  in circhi equestri  di terza categoria.
Lacrime della protagonista femminile.  Fine della pellicola. 
Alessandro Sacchi
DATA: 19.02.2010
   
I SAVOIA PER LIBERTA’ DELLE NAZIONI E PACE EUROPEA
 
Editoriale di Aldo A. Mola pubblicato su "Il Giornale del Piemonte" del 14.II.2010

    Dopo l’annessione di Venezia e di Roma all’Italia (1866-1870) Casa Savoia divenne il principale fautore della pace in Europa. Fa bene il presidente Napolitano a proporre il 150° del Regno d’Italia come “plebiscito quotidiano” per l’Italia. Anche in Stati più antichi del nostro, dalla Spagna alla Francia alla Gran Bretagna, l’unità vera, cioè la concordia dei cittadini, è sempre più a rischio. In altri Paesi, disegnati al tavolo della diplomazia, l’unità vacilla o è stata archiviata appena tolta la cappa dei regimi totalitari: l’ex Cecoslovacchia e la Jugoslavia, teatro delle orribili le guerre civili e religiose di fine Novecento. Se l’Unione Europea scricchiolasse verrebbe a galla l’artificiosità degli Stati orientali, i cui confini furono spostati secondo gl’Imperi dominanti, fino alla disgregazione dell’URSS.
   A fronte di questa realtà merita ricordare il ruolo svolto da Casa Savoia nell’Ottocento per l’avvento delle libere nazioni e la pace in Europa. A scegliere la causa italiana  fu Carlo Alberto, Principe di Carignano (1798-1849), asceso al trono in successione a Carlo Felice, ultimo maschio di un ramo della Casa risalente a Umberto Biancamano e suo parente in tredicesimo grado. Carlo Alberto concesse lo Statuto, adottò il tricolore nazionale, riconobbe l’uguaglianza dei cittadini a prescindere dalla confessione religiosa e fece del Regno di Sardegna l’unico Stato in linea con la piccola Europa delle libertà.
    Suo figlio, Vittorio Emanuele II (1820-1878), ne continuò l’opera, sia per fare l’Italia indipendente, libera e una, sia con un’accorta politica di strategie matrimoniali. Queste corrispondevano ai legami oggi correnti tra le grandi correnti di pensiero e i movimenti sovrannazionali di opinione, in forza dei quali ci si sente più liberisti o laburisti, più conservatori o democratici secondo alleanze planetarie... Con il trentenne Vittorio Emanuele Casa Savoia tornò protagonista del grande gioco europeo come lo era stata ai tempi di  Amedeo VIII e di Vittorio Amedeo II. Un Savoia era una garanzia. Perciò le Case europee gareggiarono nell’imparentarsi con il Re di Sardegna e poi d’Italia:  Luigi I di Portogallo impalmò Maria Pia e Gerolamo Bonaparte sposò Clotilde mentre il secondo maschio del Re, Amedeo di Savoia, duca di Aosta, fu prima in predicato quale Re di Grecia, poi ebbe la corona di Spagna nel dicembre 1870.
      Giunto a Madrid all’inizio del 1871 “don Amadeo de Saboya” fu bersaglio di attentati. Rifiutò di prendere la armi contro gl’insorti e depose la Corona dopo quattro governi e cento ministri in un solo anno. La Spagna rimase vittima di sé stessa. Nacque la prima repubblica, che durò sino alla restaurazione di Alfonso XII di Borbone, avo del Juan Carlos che oggi garantisce l’unità di un paese squassato dalla crisi di identità e da derive separatistiche più che dalla crisi finanziaria. Ripresi i diritti nella Casa regnante in Italia, Amedeo visse a Torino, a Palazzo Cisterna, ove morì quarantacinquenne. Ebbe quattro figli: Emanuele Filiberto di Savoia (1869-1931), sepolto a Redipuglia con i suoi fanti; Vittorio Emanuele, Conte di Torino; Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi, esploratore e pioniere della moderna colonizzazione; e Umberto, Conte di Salemi, caduto eroicamente nella grande guerra. Emanuele Filiberto ebbe Amedeo (1898-1942) Viceré d’Etiopia, e Aimone (1900-1948), nominato Re di Croazia, padre di Amedeo di Savoia, quinto Duca di Aosta, a sua volta padre di Aimone duca delle Puglie, sposo di Olga di Grecia, nipote dei Reali di Spagna, e padre di Umberto, Principe di Piemonte.
    Sarebbe superficiale ridurre la storia dei Savoia a un intrico di parentele con le Case di tutt’Europa: In realtà quei nomi sono simboli di linee politiche, che si sostanziarono nell’unità nazionale con Vittorio Emanuele II, Re d’Italia di Sardegna, di Cipro, Gerusalemme e Armenia, Principe di Carignano, Principe Balì del Ducato d’ Aosta o, sbrigativamente, “Monsù Savoia”: Savoia come tutti i componenti della Casa, a cominciare  dal Principe Amedeo cui Torino nel 1902 eresse lo splendido  bronzo di Davide Calandra. E’ una vicenda ricca di pagine da esplorare. Il 150° è l’occasione propizia per diffonderne la cognizione, al riparo da goffe pretese, “pregiudizi volgari” e “faziosità meschine”, come giustamente deplora il presidente Napolitano.
Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
DATA: 14.02.2010
   
SCANDALI E RESPONSABILITA'
 
    E' diventata una moda quella di scrivere di una crisi di identità dell'Italia mentre primo obiettivo del revisionismo storico senza storici è diventato il Risorgimento unitario.
    In sostanza il malcontento che sta alla base del revisionismo non cerca le responsabilità attuali ma fa un salto indietro, con una teleguidata campagna di criminalizzazione della Monarchia che guidò il moto unitario.
    Il malcontento popolare per gli scandali, la litigiosità dei politici, la crisi della giustizia e dell'economia, la perdita di credibilità delle massime istituzioni dello Stato vengono indirizzati verso l'istituzione che ha realizzato l'unità nazionale.
    Ma l'Italia oggi non è una Repubblica?
Roma, 12 Febbraio 2010
Sergio Boschiero
DATA: 12.02.2010
   
OMAGGIO ALLE VITTIME DELLE FOIBE E AGLI ESULI GIULIANO-DALMATI
 
       L'Unione Monarchica Italiana rende omaggio alle vittime delle foibe e agli italiani della Venezia Giulia, dell'Istria e della Dalmazia costretti dai comunisti jugoslavi ad abbandonare le loro terre.
    Le innocenti vittime delle foibe furono migliaia mentre i profughi furono oltre 350 mila.
    Le italianissime città e province di Gorizia, di Pola, di Fiume e di Zara e gran parte della provincia di Trieste furono arbitrariamente annesse alla Jugoslavia comunista; il territorio di Gorizia e la città furono divise mentre anche Trieste, prima di ritornare all'Italia, conobbe l'occupazione titina, prima e quella inglese dopo.

LE FOIBE
    Ricorre oggi la giornata della memoria dedicata con un disegno di legge alle foibe, le cavità carsiche nelle quali furono gettati ancora vivi migliaia di italiani innocenti. Autori degli eccidi furono i partigiani comunisti titini (1943-1947).
    Delle foibe non si parlò per quasi mezzo secolo ma gli eccidi non furono dimenticati essendo bruciante il ricordo dei sopravvissuti e sempre viva l'italianità delle genti giuliano-dalmate.
    Gli slavi comunisti si erano macchiati di un altro delitto di massa: l'allontanamento forzato delle popolazioni, in maggioranza italiane, dalle città di Fiume, Pola e Zara con l'aggiunta degli abitanti della provincia e di parte della città di Gorizia e di buona parte della provincia di Trieste.
    La città di San Giusto conobbe il terrore della temporanea occupazione slava con le conseguenti deportazioni.
    La foiba di Basovizza, profonda centinaia di metri, era piena di corpi di italiani e divenne luogo di
manifestazioni patriottiche che si estesero alle altre foibe scoperte nella regione.
    I profughi furono oltre 350 mila e trovarono rifugio in Italia e in altre parti del mondo.

Sergio Boschiero
DATA: 10.02.2010
   
COSTITUITA L'U.M.I. AD ASTI
 
    L'Unione Monarchica Italiana ha costituito ad Asti il suo comitato Provinciale con sede in via Antico Ippodromo n. 33. Questi sono i componenti il direttivo: Presidente Rag. Stella Blasco,Vice Presidente Rag. Clara Currado, Responsabile dei giovani Giulia Monaca, Segretario P.I. Federico Bollito.
    Il tesseramento sta dando risultati promettenti. Asti il 2 Giugno 1946 ha dato la maggioranza alla Monarchia ed i monarchici sono stati sempre degnamente rappresentati.
    Attualmente sono attivissime le Guardie d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon brillantemente guidate da Giovanni Triberti.
    In primavera verrà inaugurata la sezione cittadina.

DATA: 10.02.2010
   
LUTTO
 
    E’ tragicamente deceduto dopo tre giorni di agonia presso l’ospedale civile di Caserta, il giovane 19enne Principe Alexis Ferdinando, figlio secondogenito di SAS Mariano Hugo Fst von Windish-Gratz, Gentiluomo di Camera di Sua Santità Papa Benedetto XVI, Cavaliere dello SMOM, dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, ecc.ecc., noto imprenditore e finanziere, e di SAR    e I l’Arciduchessa Sofia d’Absburgo. Il giovane Alexis lo scorso fine settimana, a tarda ora, stava rientrando nel palazzo di famiglia a Sant’Angelo di Alife, nel casertano, quando improvvisamente forse per l’asfalto reso viscido dalla pioggia, aveva perso il controllo della sua auto andandosi a schiantare contro un albero. Le sue condizioni erano parse gravissime subito ai soccorritori che ne avevano disposto il trasferimento presso il nosocomio del capoluogo di Terra di Lavoro, per i gravi traumi riportati. Fino all’ultimo si è sperato che la sua giovane fibra potesse aiutarlo, purtroppo non aveva ripreso conoscenza, fino al tragico epilogo, lasciando nello sconforto i genitori, i fratelli Maximilian Hugo e Larissa Maria Luisa nonché tutta la comunità santangiolese.
La madre Arciduchessa Sofia, discende dal fratello minore dell’ultimo Imperatore d’Austria, Carlo I, la nonna materna, Helene contessa von Torring-Jettenbach, è nipote del Principe Filippo d’Edimburgo, strettissimi i legami di famiglia con tutte le Case Reali e Principesche europee.
La nonna paterna, la Principessa napoletana Maria Luisa Serra di Gerace era molto amata ed ha contribuito anche amministrativamente nel passato allo sviluppo socio-economico della cittadina ove amava risiedere. Le sorelle del padre, hanno sposato una il Principe zu Furstenberg, l’altra un Ruffo di Calabria, nipote della Regina Paola dei Belgi. Troppo lungo quindi l’elenco dei reali parenti che sicuramente interverranno alle esequie nei prossimi giorni. Amante della vita ed amico di tutti, come consuetudine di famiglia, la tragica morte di Alexis colpisce a distanza di anni questa importante famiglia del gotha internazionale: il nonno era scomparso in analoghe circostanze. Il palazzo di famiglia ha ospitato illustri personaggi, tra i quali il Principe Enrico d’Assia. Il Principe Mariano Hugo ha sempre partecipato ai tanti convegni che il sottoscritto ha organizzato con eleganza e presenza. La famiglia ha deciso per l’espianto degli organi dello sfortunato giovane.
Partecipiamo a questo lutto immenso.
BIBLIOTECA STORICA REGINA MARGHERITA PIETRAMELARA (CE)
IL DIRETTORE GIUSEPPE POLITO
DATA: 10.02.2010
 
LE LL.AA.RR. I PRINCIPI AMEDEO E SILVIA DI SAVOIA-AOSTA PER LA RICOSTRUZIONE IN ABRUZZO

COMUNICATO
 
Le LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia    La nostra raccolta in favore delle popolazioni d’Abruzzo si avvia al termine; con l’aiuto di persone di nostra fiducia abbiamo pensato di devolvere il nostro contributo ad un progetto di solidarietà per gli studenti abruzzesi. La casa editrice “Psiche e Aurora” forniva testi didattici a molte scuole abruzzesi che, per i noti eventi calamitosi, hanno dovuto rinunciare all’adozione di questi testi per non gravare ulteriormente di spese le famiglie dei ragazzi.
    Attualmente le classi interessate sono 21 per un totale di 382 studenti.
    In particolare la nostra associazione è chiamata ad aiutare la Scuola Media Dante Alighieri dell’Aquila (per 350 libri) e l’Istituto Comprensivo di S.Demetrio ne’ Vestini (per 32 libri). Il costo di ogni libro è di Euro 9,90; da parte sua la Casa Editrice devolverà gli utili della vendita all’Orfanotrofio di S.Gregorio (Aq), e realizzerà, nelle due scuole citate, iniziative didattiche.
    L’operazione deve essere terminata entro la fine del mese di marzo; purtroppo non abbiamo ancora raggiunto la cifra occorrente e vi chiediamo un ultimo piccolo sforzo! Siamo consapevoli che ci sono state tante emergenze in quest’ultimo anno e conseguentemente tante richieste di aiuto, ma ci affidiamo al grande cuore di tutti voi.
    Naturalmente, sarete tenuti al corrente dell’esito di questa iniziativa.
GRAZIE!
Amedeo e Silvia di Savoia Aosta

c/c intestato a “Comitato Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi”
Banca  Intesa San Paolo, Ag. 10 di Firenze
IBAN     IT/12/H/03069/02818/100000002275
Con  causale:    DONAZIONE PRO TERREMOTATI  D’ABRUZZO

DATA: 07.02.2010
   
LUTTO NELLA CASA IMPERIALE D'AUSTRIA-UNGHERIA

    E' deceduta S.A.I. e R. l'Arciduchessa Regina di Sassonia-Meiningen,consorte di S.A.I. e R. l'Arciduca Otto d'Asburgo.
    L'U.M.I. si unisce al cordoglio di quanti ricordano la nobile figura della illustre scomparsa , alto esempio di dignità regale.

DATA: 07.02.2010
   
LO STORICO FRANCESCO PERFETTI AL CIRCOLO REX

LO STORICO FRANCESCO PERFETTI AL CIRCOLO REX    Lo storico Francesco Perfetti ha parlato oggi per il Circolo di Cultura e di Educazione Politica REX sul Risorgimento. Ha presentato l'Ing. Domenico Giglio; la sala 1 dei salesiani di via Marsala era affollata; applausi alla Marcia Reale e all'Inno Sardo.
    Il prof. Perfetti ha duramente attaccato il revisionismo storico che tenta di demolire il Risorgimento ed ha tessuto le lodi dei suoi protagonisti.
    Lo storico ha esaltato i meriti determinanti di Casa Savoia nel processo unitario ed ha stigmatizzato i silenzi e le omissioni dei testi scolastici di storia.
    Vivissimi applausi hanno sottolineato la conclusione della conferenza di Perfetti. E' seguito il dibattito nel corso del quale sono intervenuti numerosi soci del REX.
    Il Circolo REX è, assieme all'U.M.I. la più antica associazione romana esplicitamente monarchica; è stata fondata in Roma liberata nel 1944. Fra i suoi presidenti il REX ha annoverato il grande storico Gioacchino Volpe.

DATA: 24.01.2010

   

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