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ARCHIVIO NEWS 2004 - 2008

    
MESSAGGIO DI S.A.R. IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA PER IL NUOVO ANNO 2009

Il Principe Amedeo di Savoia    Cari italiani,
    tutta l’umanità sta attraversando una fase tra le più critiche degli ultimi decenni.  Sono sempre più numerose nel nostro Paese le persone che, con silenziosa dignità, ricorrono alle encomiabili organizzazioni caritatevoli per poter avere un pasto caldo, una parola di conforto e un aiuto che lo Stato non è in grado di garantire. E’ inaccettabile che le istituzioni politiche, spesso dedite alla opulenza ed agli sprechi, si dimostrino incapaci a trovare reali e concrete soluzioni. Così come è inammissibile, per una democrazia fondata sul lavoro, che vi siano grosse fette di popolazione civile ancora non autosufficienti, che non riescono, malgrado gli sforzi e talvolta a causa del lavoro precario, a vivere una vita dignitosa; pur essendovi condizioni e potenzialità per poter soddisfare i fabbisogni di tutti in eguaglianza.
    E’ necessario reagire all’impoverimento della morale, all’assenza di etica, alla perdita dei valori. E’ indispensabile investire sui giovani e sulla loro capacità innovativa offrendo loro certezze ed ideali di vita ed ancor prima sui bambini, dando alle famiglie la possibilità di crescerli serenamente.
    La mia apprensione va inoltre alla grave crisi economica mondiale frutto di una esasperata “globalizzazione” ed alla scellerata anarchia del mondo finanziario mondiale, che non appare al servizio e a beneficio del corpo sociale, ma deteriora la società stessa. Sono lieto che una viva speranza giunga da un recente incremento del commercio eco-solidale e dalle banche etiche.
    Il timore del terrorismo internazionale non deve porci in condizione di rassegnazione. Sia di esempio per tutti l’attività dei nostri militari all’estero impegnati nelle missioni di pace e di solidarietà, della Croce Rossa e delle altre organizzazioni umanitarie, religiose e di volontariato.
 Un vivo ricordo ai nostri caduti militari e civili ed un monito a chi, per colpa grave o per leggerezza, ha la responsabilità delle tante, troppe morti bianche sul lavoro.
    Una reale preoccupazione è rivolta al rispetto della persona e della vita umana, il mio auspicio che scienza ed etica camminino sempre “a braccetto”.
    Desidero inviare i miei auguri ai tanti scienziati italiani impegnati, talora con modestissimi mezzi, nelle università nazionali e straniere, che seguitano a dare lustro all’Italia, con encomiabili attività.
    Nelle sfide future l’Italia può presentarsi nel panorama mondiale come esempio per un radicale cambiamento, partendo dalla conversione alla produzione di energie rinnovabili, all’attuazione delle riforme indispensabili per una compiuta giustizia sociale e per un reale governo dedito al bene comune.
    Rivolgo il mio augurio a tutti gli italiani, in special modo a coloro che ci rappresentano, poiché sappiano, insieme con la comunità internazionale, congiunta ed in pace, ritrovare l’armonia, la forza e quella necessaria volontà di superare questa ardua fase storica, recuperando il comune sentimento nazionale, le radici, la nostra identità e le nostre tradizioni migliori: inequivocabili e fondamentali principi di riferimento collettivi, che contribuiscono, certamente, a dare il giusto slancio per fronteggiare al meglio le sfide del presente e quelle del prossimo futuro.
    L’Italia ritrovi dunque fierezza e tenacia, le medesime che hanno da sempre contraddistinto la nostra Nazione.

Buon Natale a tutti voi. Ed auguri per un felice 2009.
Amedeo di Savoia

Castiglion Fibocchi, 24 Dicembre 2008

IL VIDEO DEL MESSAGGIO


DATA: 25.12.2008
   
LA LEGGE SALICA
di Aldo A. Mola

    La successione al trono in Casa Savoia avviene di maschio in maschio. L’art.2 dello Statuto promulgato da Carlo Alberto di Savoia il 4 marzo 1848 afferma: “Il trono è ereditario secondo la legge salica”. La “legge salica” prende nome da  una “norma” in uso nel popolo dei Franchi Salii. Essa, prevede appunto che la corona passi di maschio in maschio. Se manca il successore (un figlio, il nipote) essa passa al parente di grado più vicino. Nel 1831 la corona di re di Sardegna passò da Carlo Felice a Carlo Alberto, suo parente di tredicesimo grado.
    La legge salica è stata adottata dalla generalità delle monarchie dalla fine dell’Impero Romano, sia per il carattere militare del re, sia, ancor più, per la sua  qualità di “unto del Signore”, cioè per la sua veste sacerdotale, come i re di Israele e delle monarchie “orientali”.
    Con la proclamazione del regno d’Italia (14-17 marzo 1861) la legge salica passò dalla corona di re di Sardegna a quella di re d’Italia. Essa non venne più modificata ed è tuttora vigente in Casa Savoia. Il 13 giugno 1946 Umberto II lasciò l’Italia da  re, come riconobbe l’Assemblea Costituente che infatti gli comminò l’esilio e gli vietò il rientro in Italia.
    In assenza di organi statutari della monarchia, cioè del Parlamento bicamerale previsto dall’art.3 dello Statuto, nessuno più poté né potrebbe né mai potrà modificarla.
    Pertanto il rango di principe ereditario, cioè di successore di Umberto II nel titolo e nei diritti di re d’Italia, spetta indiscutibilmente al Principe di Casa Savoia che ha discendenza maschile.
Umberto II escluse il figlio Vittorio Emanuele (e pertanto il nipote, Emanuele Filiberto) dal rango e dai diritti di principe ereditario.
    La legge salica ne ribadisce la volontà. La storia fa il suo corso e conferma la volontà del Re.
DATA: 23.12.2008

LO STELLONE D'ITALIA ESIGE SENSO DELLO STATO

Comunicato della Consulta dei Senatori del Regno

       Mentre la luce del Sole Invitto riprende la sua corsa ascendente, la Consulta dei Senatori del Regno partecipa della felicità dei Principi Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e Olga di Grecia. Essi hanno assicurato e assicurano la continuità della  Real Casa che legò il nome all’unificazione italiana e continua nel tempo, secondo le norme fissate dalle Regie Patenti e dall’immodificabile legge salica.
    I Consultori odono e riecheggiano il lamento che giunge dagli abissi marini, dai monti, dalle lande desertiche, ove caddero quanti scesero in battaglia gridando “Savoia!”; ascoltano e ripetono l’indignazione di  chi si prodigò  per il bene inseparabile del Re, dei suoi legittimi successori e dell’Italia. Gli uni e gli altri ora apprendono che non già lo Stellone sibbene  le stelline di un set televisivo ispireranno le movenze del nipote di Re Umberto II,  inorridito e muto nel sepolcro di Hautecombe.
    I Consultori ricordano che il duca Emanuele Filiberto di Savoia, “Testa di Ferro”, rimeritò lo Stato guidando le truppe imperiali a San Quintino e conquistò ammirazione universale con le navi vittoriose sui turchi nella battaglia di Lepanto.
    Nel 150° della proclamazione del Regno i cittadini italiani, monarchici e non, sentono urgenza di esempi di disciplina, moralità civile, rigore e dignità per affrontare le impegnative prove imposte dalla crisi finanziaria mondiale e le sue ricadute sull’economia, sul lavoro, sullo stile di vita.

Aldo Alessandro Mola                    
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
Solstizio d’Inverno 2008
DATA: 23.12.2008
 
L'UNIONE MONARCHICA ITALIANA SU FACEBOOK

FACEBOOK       L'Unione Monarchica Italiana sbarca su Facebook, il popolare social-network che vanta milioni di utenti.
    Su iniziativa del nostro coordinatore torinese Edoardo Mauri, è stato creato un gruppo dedicato alla nostra Associazione, che si pone come obiettivo il raggruppamento dei monarchici frequentatori di Facebook.
    All'interno del gruppo è disponibile un'Area Discussioni in cui chiunque possa intervenire sugli argomenti riguardanti le monarchie, la storia, la cultura, la società.
    E' un esperimento per testare come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio di una causa moderna ma ricca di tradizioni quale quella Monarchica.
        Invitiamo gli amici fruitori del social-network ad iscriversi!
DATA: 15.12.2008

LA PRIMA GUERRA MONDIALE E L’IMPATTO SULLA VALTELLINA
PRESENTATA LA LEGGE REGIONALE, CON LA NOSTRA PROVINCIA IN PRIMA FILA

da “LA PROVINCIA DI SONDRIO” del 3.XII.2008 – pag. 15

    (gi.mai.) Lo scorso 4 novembre la settima commissione del consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge 28/2008 relativa alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale: un contributo decisivo alla stesura della proposta di legge è stato dato dalla federazione provinciale di Sondrio dell’Istituto del Nastro Azzurro e dunque non è un caso
che sia stata la stessa federazione a dare vita lunedì alla sala Botterini-De Pelosi di Banca Intesa-Sanpaolo a un incontro pubblico sulla legge stessa.
    «Anche noi valtellinesi – ha esordito Bruno Ciapponi Landi, moderatore della serata – viviamo la Prima Guerra mondiale come un evento internazionale, mentre spesso ci sfugge il suo interesse più immediato, dato dal fatto che la storia della Prima Guerra Mondiale si intreccia con la nostra storia, specie per il fatto che sullo Stelvio correva il confine con l’Austria.
    E’ dunque ora di cambiare registro e di studiare anche a livello locale la Prima Guerra Mondiale».
    Dal canto suo, il cavalier Alberto Vido, presidente della federazione provinciale del Nastro Azzurro ha voluto sottolineare come la legge regionale si sia mossa secondo i principi di «non esclusivizzazione della tutela delle vestigia della Grande Guerra nella convinzione che la memoria
storica non deve essere cosa di pochi, ma un bene comune che tutti i cittadini possono contribuire a diffondere e salvaguardare».
    Dopo l’intervento di Alberto Vido ha preso il via la parte che si può definire più “tecnica” della serata: Federico Vido, segretario della federazione provinciale del Nastro Azzurro ha illustrato i punti salienti della legge 78/2001, approvata dal Parlamento il 7 marzo proprio del 2001: innanzitutto – ha spiegato Vido – la normativa ha dato ai beni storici della Prima Guerra mondiale la dignità di beni tutelabili e parti integranti del patrimonio culturale italiano; inoltre, la norma stessa è una legge speciale che può essere abrogata solo da un’altra legge che regolamenta la stessa
specifica materia. In più, - ha proseguito sempre Federico Vido – la Legge 78/2001 ha sancito il principio della sussidiarietà, visto che consente ai privati e alle associazioni di occuparsi di tutela e valorizzazione dei reperti storici della Prima Guerra Mondiale; infine, la legge nazionale stabilisce
una forma di tutela più “leggera” rispetto ai beni culturali, non sancendo alcun tipo di divieto particolare.
    Tutti contenuti questi che, come ha sottolineato poi anche il consigliere regionale, Giovanni Bordoni, sono stati inseriti anche nella legge regionale di recentissima approvazione.
Una legge che, tra l’altro, potrà garantire anche contributi per progetti concernenti proprio la tutela e la valorizzazione dei reperti della Prima Guerra Mondiale.
DATA: 15.12.2008
   
SANREMO: TRICOLORI STEMMATI PER LA FESTA DELL'IMMACOLATA

Ospedaletti UMI Sanremo       Ospedaletti (Sanremo) - L'8 dicembre 2008, il signor Dante Zirio dell'U.M.I. di Sanremo, si è reso promotore della tradizionale cerimonia tenutasi in occasione della Festa dell'Immacolata.
L'incontro, che ha visto la partecipazione delle Autorità cittadine civili, religiose e militari, si è tenuto sotto l'egida protettiva di una splendida bandiera del Regno d'Italia, che un piacevole venticello ha fatto sventolare costantemente mostrando il suo cuore sabaudo. Grandissima partecipazione di pubblico.

Ospedaletti UMI Sanremo
La banda cittadina di Sanremo, sullo sfondo il tricolore sabaudo.
DATA: 14.12.2008
   
E' USCITO L'ULTIMO LIBRO DI ALDO A. MOLA SU LICIO GELLI E LA P2

Aldo Mola: Gelli e la P2    E' uscito nelle librerie la nuova opera dello storico Prof. Aldo Alessandro Mola: “Gelli e la P2 fra cronaca e storia” (Bastogi, 2008, pp. 568, Euro 25,00). L'opera va ad esplorare i fatti che hanno caratterizzato le note vicende legate all'ex venerabile maestro e quanto queste abbiano influito sulla politica italiana dagli anni '70 in poi.
Con la solita minuziosa professionalità che lo contraddistingue, Mola offre al lettore un ritratto inedito di quella loggia e del suo Maestro che – nel pensiero unico dominante – sono stati additati come il “male assoluto”.
Il 10 Dicembre 2008, si è tenuta a Sanremo nell'ambito dei “martedì letterari”, la prima presentazione del volume con i preziosi interventi del politologo Giorgio Galli (già autore di “La venerabile trama”) e dello stesso Mola. L'evento ha avuto un'eco nazionale data la presenza in sala di Licio Gelli.



Dalla IV di copertina:
 Trent’anni orsono Licio Gelli (classe 1919) e la loggia “Propaganda massonica” n. 2 o P2, fondata da Adriano Lemmi nel 1877, caddero sotto pesanti accuse: cospirazione militare e politica, trame criminali, affari sporchi (Sindona, Monsignor Marcinkus, Banco Ambrosiano...). Nel 1981 la P2 venne  sciolta perché, si disse, era segreta. Lo era davvero? O  quella decisione servì ad avallare la liquidazione del Grande Centro (DC, PSI, PSDI, PRI e PLI) aggirando le urne elettorali? Fu un colpo di Stato bianco? All’opinione italiana e internazionale Gelli venne dipinto come il Mostro. La P2 era il Male Assoluto. Poi, però, una a una le imputazioni furono confutate. Svanirono. Tuttavia ancor oggi il termine “piduista” viene usato come clava per colpire nemici politici, bollandoli come criminali. È accettabile o è un caso di disinformazione continua? Malgrado due anni di indagini della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, sei diverse relazioni e 120 volumi di Atti, decine di processi, centinaia di libri e migliaia di articoli, molte domande elementari sull’“affare Gelli” attendono risposta convincente: quando e perché nacque la P2? Era o no regolare? Gelli  fu solo un millantatore? Che cos’era l’Ompam? E ancora: chi e con quali scopi orchestrò la “madre di tutte le perquisizioni”? La “lista” rinvenuta il 17 marzo 1981 a Castiglion  Fibocchi elencava davvero gli affiliati o era solo un brogliaccio? Perché Forlani  la tenne tanto a lungo nel cassetto? Molto conduce a concludere  che dal 1992 “Mani Pulite” completò l’opera iniziata un decennio prima con l’artificioso scandalo politico della P2: frantumare il Grande Centro. Chi era pronto ad avvantaggiarsene subito? Gli italiani si sono liberati da tanti miti, ma gellismo  e piduismo incombono ancora. A chi servono? Perché non esiste una legge sulle associazioni? I massoni in Italia sono conosciuti ma non riconosciuti. Sino a quando rimarranno cittadini “a libertà limitata”? Il Partito democratico e il Partito della Libertà accetteranno tra i propri iscritti anche i Liberi Muratori o rimarranno avvolti nel fantasma della P2, ai margini dell’Occidente? Sulla scorta di trent’anni di studi, l’Autore invita il lettore a liberarsi da un passato che non passa.
Aldo Mola, Giorgio Galli e Ito Ruscigni a Sanremo
La presentazione del libro a Sanremo

  Aldo A. Mola (Cuneo, 1943), Medaglia d’Oro per la Cultura dal 1980, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, è autore della Storia della massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni (Bompiani,1976) e della Storia della monarchia in Italia (Bompiani, 2001). Dopo volumi e saggi sulla storia del Partito d’Azione, sulla storia del giornalismo e dell’economia italiana, tra altre opere ha pubblicato Giolitti: lo statista della Nuova Italia (Mondadori, 2003; Silvio Pellico: carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa (Bompiani, 2005); Giosue Carducci: scrittore, politico, massone,(Bompiani, 2006); Declino e crollo della monarchia in Italia. I Savoia dall’Unità al referendum del 2 giugno 1946, (Mondadori, 2006). Direttore del Centro per la storia della Massoneria e del Centro “Giovanni Giolitti” , dirige collane di saggi, fra le quali “Massoneria: fonti e studi” (Ed. Arnaldo Forni). Collaboratore di “Hiram” e redattore di “Officinae”, è componente del comitato scientifico del mensile “Storia in Rete”.

ALDO A. MOLA
GELLI E LA P2
FRA CRONACA E STORIA
F.to 16x23, pp. 568, Euro 25,00
(Ed. 12/2008) Cod. ISBN 978-88-6273-097-6

DATA: 11.12.2008
   
A GIORNI IN LIBRERIA “L’OLOCAUSTO SCONOSCIUTO” DEGLI ITALIANI DI CRIMEA

Vignoli: L'olocausto sconosciuto        Prima delle Feste sarà in libreria l’edizione italiana del libro sul genocidio degli Italiani di Crimea perpetrato dai comunisti nel 1942.
    Ricordiamo che la Comunità italiana di Crimea, creatasi colà nella seconda metà dell’Ottocento, venne deportata in Kazakistan per ordine di Stalin.
   Nel corso del lungo viaggio effettuato in nave e nei vagoni piombati attraverso il Mar Nero e il Mar Caspio, l’Ucraina, la Russia, la Georgia, l’Azerbaigian, il Turkmenistan, l’Usbekistan e, infine, il Kazakistan, morì la maggioranza dei nostri connazionali e molti altri perirono nei paesi d’arrivo per stenti, per fame, per i maltrattamenti. Finora le autorità della Repubblica Italiana nulla hanno fatto per i superstiti, malgrado le proteste dei pochi sopravvissuti.
    Esce ora il libro di Giulia Giacchetti Boiko e di Giulio Vignoli, “L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli Italiani di Crimea” per le edizioni Settimo Sigillo di Roma  (ordini@libreriaeuropa.it), via Santamaura 15  00192 Roma, tel. 06/39722155.
    Nel volume sono descritti ampiamente gli eventi terribili che nulla hanno da “invidiare” all’Olocausto ebraico.
    Il volume costituisce l’edizione italiana della precedente pubblicazione edita a Kerch, in Ucraina, nel 2007, anche in lingua russa e ucraina.
DATA: 11.12.2008
   
I MONARCHICI REPLICANO ALL'ASSESSORE CIANO E AL COMUNE DI GAETA

Riportiamo l'articolo apparso sul giornale "Il nuovo territorio", in merito allo scontro innescato dalle richieste di risarcimento danni per l'assedio di Geta del 1860-1861 dall'Assessore al patrimonio Antonio Ciano, autore del libro "I Savoia e il massacro del Sud".
La sfida è aperta in quanto Boschiero ha proposto un confronto pubblico fra lui e l'Assessore per discutere  dell'argomento. Ciano ha, per ora, rifiutato il "duello".

Sergio BoschieroInterviene nella polemica in atto a Gaeta sulla richiesta ai discendenti dei Savoia di indennizzo per i danni di guerra legati all'assedio del 1860 - 1861 il maggiore esponente dei monarchici italiani con un'intervista concessaci in esclusiva. Ci telefona Sergio Boschiero e ci affida una replica, serena ed equilibrata, - precisa - all'assessore Antonio Ciano del Comune di Gaeta. Osserva Sergio Boschiero: "Nell'unica sede in cui fu consentito agli abitanti di Gaeta di esprimersi sulla monarchia, fu in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e vide votare per il re ben 5.505 elettori, due terzi, e 2.461 per la repubblica, solo un terzo. Anche loro meriterebbero il rispetto dell'attuale amministrazione comunale". Quindi aggiunge: "Rispettosamente faccio notare che trovo singolare che un sindaco che si propone al Partito Democratico come candidato alla presidenza della Provincia di Latina si renda protagonista di una rivendicazione su un tema non attuale. Si reclamano i danni di guerra - dopo un secolo e mezzo - dai discendenti di Casa Savoia dimenticando che la loro era una monarchia costituzionale e che, quindi, degli atti di governo ne rispondeva soltanto lo stesso governo nazionale che godeva della fiducia del parlamento, a differenza della monarchia borbonica che era assolutista. Nella rivendicazione del Comune di Gaeta non vi è nessun rigore scientifico e storico. Francesco II di Borbone, che personalmente stimo per il rigore con il quale ha vissuto l'esilio, ricordando nel suo operato quello che sarà poi di re Umberto II, scelse Gaeta sapendo che ciò che sarebbe poi accaduto. Desiderava salvare, con la difesa a oltranza dell'estremo baluardo del regno, l'onore e amplificare le gesta verso i troni europei, chiudendo in bellezza una storia plurisecolare. Le regole del codice militare furono rispettate ma non dimentichiamo che fu possibile fare l'unità italiana soltanto tramite la debellatio. In soli 22 anni, tra il 1848 e il 1870, fu possibile realizzare l'unità nazionale, in un paese dove per le riforme servono ancora oggi tempi biblici e persino l'inno di Mameli è nato ufficialmente provvisorio. I Savoia hanno avuto una loro residenza privata a Formia e si recavano spesso a Gaeta dove erano acclamati ed amati. La Marina Militare stessa è nata sotto i bastioni di Gaeta e come dimenticare che marinai gaetani hanno unito la loro storia personale a quella della principessa Mafalda di Savoia, di cui salvarono dall'oblio le spoglie mortali. E' la storia che crea equilibrio e Gaeta ha tanti problemi a partire dalla disoccupazione che deve spendere le sue energie la giunta in ben altre direzioni". E ora il diritto di replica.

La replica di Ciano.

DATA: 11.12.2008
 
USCITA LA BIOGRAFIA DI LADY GEORGIANA SPENCER

    Georgiana Spencer è la protagonista di questa moderna biografia, edita da BURestra e ora trasfusa in un film di Saul Dibb in uscita in Italia.
Nata nel 1757 da una delle principali famiglie dell’alta aristocrazia inglese, discendente di John Churchill, primo duca di Malborough, sposa di William Cavendisch, 5° duca di Devonshire, animerà con il suo stile e la sua intelligenza la scena politica e sociale dell’Inghilterra fra la seconda metà del XVIII secolo e i primi anni dell’800.
    L’autrice attraverso la riscoperta del ricco epistolario di Giorgiana narra le complesse vicende di quel periodo: la rivolta delle colonie americane nel 1775, la rivoluzione francese del 1789, le guerre napoleoniche e soprattutto l’evoluzione della politica inglese, divisa fra whigs e tories e incentrata sul problema della reggenza del Principe di Galles, futuro Giorgio IV. Amica di Fox e Sheridan, i capi del partito whig, intima del Principe di Galles e della regina Maria Antonietta di Francia, legata a quasi tutte le famiglie nobili d’Inghilterra, Giorgiana sarà sempre sulla ribalta della vita parlamentare inglese, di cui influenzerà le scelte allo scopo di consolidare le istituzioni liberali del Regno, garantire la pace in Europa e contribuire a modernizzare la monarchia con quelle riforme che poi saranno realizzate sotto la reggenza del Principe di Galles.
    Il suo ruolo, spesso misconosciuto e relegato alle cronache mondane del periodo eccentrico di fine’700, viene finalmente rivalutato e inserito in quel contesto che vedrà la corona britannica superare ogni crisi interna, battere Napoleone e gettare le basi del suo impero planetario.

    Amanda Foreman, GEORGIANA – Vita e passioni di una duchessa nell’Inghilterra del Settecento, BURextra, pagg.575, euro 12,00

DATA: 10.12.2008
   
FRATELLI D'ITALIA

     Simeone II von Sachsen Coburg und Gotha nasce a Sofia il 16 giugno 1937 figlio secondogenito ed erede dello Czar dei Bulgari Boris III e di Giovanna di Savoia, nel 1933 era nata la sorella Maria Luisa. La morte improvvisa del padre il 28 agosto 1943, pochi giorni dopo il suo rientro da un incontro con Hitler, al quale aveva affermato  l’intenzione della Bulgaria a non scendere in guerra contro l’URSS, e dopo essersi fatto paladino degli ebrei bulgari, aiutati ad espatriare in Argentina con l’aiuto della Czarina Giovanna, portò sul trono il giovane Simeone di appena 6 anni, sotto la reggenza dello zio paterno Kyrill principe di Preslav. Purtroppo gli eventi bellici e l’avanzata dell’Armata Rossa portarono alla fucilazione il 1° febbraio 1945 del Reggente dopo un processo sommario unitamente alla maggioranza della classe dirigente bulgara ostile al partito comunista. Al giovane Simeone ed alla madre fu permesso di restare a Sofia, in pratica “prigionieri” del nuovo  Governo,  ma qualche mese dopo nel 1946 un referendum “pilotato” da Mosca portò alla caduta della monarchia ed all’esilio della famiglia reale.
    Simeone II dopo un breve soggiorno in Egitto, ospite del nonno materno re Vittorio Emanuele III, riparò in Spagna dopo intraprese gli studi fino alla laurea, mantenendo con gli anni intensi rapporti con le varie comunità della “diaspora” bulgara sparsi nel mondo. Nel 2001 è rientrato trionfalmente in Patria formando un partito politico che ottenne la vittoria nelle elezioni politiche, diventando Primo Ministro! Le elezioni del 2005 hanno portato alla nascita di una “grande coalizione” alla guida del Paese dopo la vittoria dei socialisti, della quale fa parte il movimento di Simeone II.
    Sposatosi nel 1962 con la nobildonna spagnola Margarita Gomez-Acebo y Cejuela, è padre di Kardam, Kirill, Kubrat, Konstantin-Assen e Kalina, i quali lo hanno reso nonno varie volte.
Simeone II discende direttamente dal primo Czar dei Bulgari: Ivan Asen I (m.1196), la nipote di questi,  Elena (m.1254 ca.) sposatasi con Teodoro II Lascaris (m.1258) Imperatore Bizantino di Nicea, trasmise il “sangue” reale bulgaro ai Lascaris poi conti di Tenda, la cui discendente Anna Lascaris (1487-1554) sposò Renato di Savoia conte di Villars (m.1525), figlio naturale di Filippo II duca di Savoia. Da questa prima unione con i Savoia, discesero i Montmorency i Borbone-Conti, i Borbone-Orléans fino a Clementina d’Orléans (m.1907) madre dello Czar Ferdinando I, primo  sovrano dell’epoca moderna dei Bulgari, nonno di Simeone II.
    Ma la particolarità genetica di Simeone II è che nelle sue vene “scorre”  sangue italiano in abbondanza,  non solo dei Savoia, infatti tramite la nonna paterna: Maria Luisa di Borbone (1870-99) egli è pronipote più volte di Roberto I duca di Parma e di re Ferdinando II delle Due Sicilie, ma non finisce qui:  il trisavolo Carlo III di Borbone duca di Parma (m.1854) era figlio di Maria Teresa di Savoia (1803-79) figlia di re Vittorio Emanuele I di Sardegna del ramo primogenito del Casato sabaudo e di Maria Teresa d’Austria-Este (m.1832) la cui madre fu Maria Beatrice d’Este (m.1829) figlia ed erede di Ercole III duca di Modena, Reggio e Mirandola!

Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 1.12.2008
   
65° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI MONTE LUNGO

Umberto di Savoia    Ricorre domani, 8 dicembre, il 65° anniversario della battaglia di Monte Lungo, località al confine fra Campania e Lazio, a sud di Cassino, il “battesimo del fuoco” del risorto Regio Esercito Italiano con la formazione del PRIMO RAGGRUPPAMENTO.
L’unità era stata costituita il 28 settembre 1943 con il 67° reggimento fanteria, l’11° reggimento artiglieria, il LI battaglione bersaglieri, il V battaglione controcarri, la 51° compagnia mista del genio, con aggiunta di carabinieri, sanità militare e servizi: un nucleo di 5.000 uomini al comando del generale Umberto Utili.
    Dopo essere stati passati in rassegna in novembre da Vittorio Emanuele III sulla strada di Brindisi, accolti ovunque festosamente dalle popolazioni locali, l’8 dicembre 1943 il Primo Raggruppamento andava all’attacco di una munitissima posizione germanica su Monte Lungo.
    Solo a prezzo di alti sacrifici, fra lo scetticismo e a volte anche l’ostilità degli Anglo-Americani, dopo diversi giorni di combattimento, la posizione è conquistata.
Scriverà il gen. Utili:”….il combattimento di Monte Lungo per il suo valore ideale appartiene non alla cronaca, ma alla storia d’Italia… poiché esso permise che si diffondesse nel mondo la notizia che, per la prima volta, nella seconda guerra mondiale,i soldati italiani si battevano a fianco dei soldati alleati e si battevano con impeto e saldezza”
    Nei ricordi dei testimoni l’unica presenza di incoraggiamento e di conforto era quella di Umberto di Savoia, che non verrà  da quel momento mai a mancare ai nostri reparti nella campagna d’Italia:     Egli in quei giorni si offrirà volontario per un volo di ricognizione sulle linee tedesche, missione che eseguì con competenza e sprezzo del pericolo tanto da essere proposto per la decorazione della “Silver Star” da parte del Comando americano.
Sulle pietraie di Monte Lungo Casa Savoia e il popolo italiano rinnovarono quel patto di concordia, che avrebbe posto le basi per il nuovo risorgimento della Patria.

    L’UNIONE MONARCHICA ITALIANA china deferente le proprie bandiere nel ricordo commosso degli Italiani, che fedeli al giuramento prestato “ al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”, ripresero le armi per la liberazione della Nazione o non collaborarono con il nemico nei campi di prigionia tedeschi, pagando spesso con il sacrificio della vita quel giuramento.
DATA: 07.12.2008
   
AUGUSTA:  LIONS E U.M.I. CELEBRANO LA VITTORIA

Augusta. Lions ed UMI celebrano la Vittoria    Su invito del Club LIONS  di Augusta (Sr), presieduto dall’Avv. Piero Monticchio, Presidente anche del Club Reale Umberto I, è stato celebrato il 90° anniversario della Vittoria. Al lato del monumento commemorativo della Prima Guerra Mondiale dell’antica città siciliana è stata scoperta una targa bronzea con i nomi dei Caduti nella Grande Guerra, alla presenza delle massime Autorità Militari, cui è seguita presso il salone della Banca Agricola Popolare la celebrazione ufficiale, svolta dall’Avv. Francesco Atanasio, Presidente del Comitato prov.le U.M.I., e dall’Avv. Antonello Forestiere, direttore del Museo Civico della Piazzaforte di Augusta. Le vetrine di uno dei principali negozi della via Principe Umberto ha ospitato una mostra di cimeli e uniformi di proprietà del Museo e dell’Avv. Monticchio.
DATA: 03.12.2008
   
INTITOLATO ALLA REGINA ELENA IL “FONDO DI SOLIDARIETÀ DEGLI ITALIANI DI CRIMEA”

la Regina Elena    Gli Italiani di Crimea si stanno organizzando.
    Essi sono i superstiti della fiorente comunità di origine pugliese che si andò formando in Crimea nella secondà metà dell’0ttocento, a principiare dal 1830.
Prima dell’avvento del comunismo erano circa tremila, residenti soprattutto nelle città di Kerch, Feodosia (l’antica Caffa), Batumi e Simferopoli.
    Ai primi del Novecento costituivano il 3% della popolazione della provincia di Kerch, dediti all’agricoltura e alle attività marinare.
Dopo l’avvento della dittatura comunista vennero perseguitati. Durante le “purghe” staliniane molti sparirono in Siberia e di essi non si seppe più niente.
    Infine, nel 1942, con l’accusa di tradimento, l’intera comunità (donne, uomini, vecchi, bambini) venne deportata in Cazachistan e la maggior parte morì di malattie e di fame nel lungo viaggio nei vagoni piombati o all’arrivo nelle steppe dell’Asia.
    Poche centinaia (circa 300) sono tornati da qualche anno soprattutto a Kerch dove si sono organizzati nella “Associazione Italiana CERKIO (Comunità degli Emigrati in Regione di Kerch – Italiani di Origine)”, con sede legale in Voksalnoe sciosse (via della Stazione), 51 b/8, KERCH, CRIMEA-UCRAINA 98303 .   Tel. 0038 06561 90501 E.mail cerkio@rambler.ru
    Le loro condizioni economiche sono miserrime, mancano i soldi per le medicine, per nutrirsi, mentre le Autorità italiane mostrano il massimo disinteresse.

    L’Associazione, di cui è Presidente Giulia Giacchetti Boiko, ha pensato di creare un “Fondo di solidarietà” per tutti i bisognosi. Direttore del Fondo è il prof. avv. Giulio Vignoli.
    Con gesto di grande sensibilità gli Italiani di Crimea hanno intitolato al nome della Regina Elena il Fondo stesso, dopo essersi documentati sulla figura della indimenticabile Regina e Imperatrice.
Chiunque può partecipare al Fondo, inviando del denaro tramite Money transfer WESTERN UNION a Anastasia Nikolaevna Boiko UCRAINA. Verrà rendicontato ogni versamento. Ovviamente, dopo l’oblazione, il benefattore dovrà comunicare il numero segreto e l’importo telefonicamente al prof. Vignoli (0185/669510) per potersi procedere all’incasso in Ucraina.
    Si invitano caldamente i monarchici a partecipare a quest’opera di vera beneficenza a favore di connazionali derelitti.
    Beneficenza che non strumentalizza pranzi di lusso o concessioni di pseudo onorificenze e soprattutto viene reso conto di ogni spesa.
    Ricordiamo che il principe Aimone e la principessa Maria Gabriella hanno contribuito alla pubblicazione del libro di Giulia Giacchetti Boiko e Giulio Vignoli, “La tragedia sconosciuta degli Italiani di Crimea”.
Giulio Vignoli
DATA: 03.12.2008

LA PAROLA DEL RE
    Dalla prefazione della ristampa del volume edito nel 1938 dal Ministero della Difesa, curata dalla Delegazione di Siracusa dell’Istituto Naz.Guardia d’Onore Reali Tombe Pantheon e dal Comitato prov.le di Siracusa dell’Unione Monarchica Italiana .

BANDIERE SABAUDE    "La ristampa del presente volume edito dal Ministero della Guerra nel 1938, ventennale della Vittoria nella Grande Guerra, contiene i messaggi che Vittorio Emanuele III indirizzò alla Nazione e alle Forze Armate nel corso del primo conflitto mondiale.
    Sovrano quanto mai riservato e schivo, il terzo Re d’Italia si rivolse pubblicamente ai Suoi connazionali  con uno stile sobrio e asciutto, che certo si poneva in contrasto con la retorica del tempo, che imperversava nei quotidiani e nei discorsi politici. E’ noto che all’indomani della rotta di Caporetto, dinanzi a un testo esageratamente “drammatico” e “magniloquente”, predisposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Vittorio Emanuele III lo rifiutò e seppe inquadrare quel momento così difficile per le sorti della guerra con poche e austere espressioni, che riuscirono però a galvanizzare le Forze Armate e a rendere manifesta agli Alleati la volontà dell’Italia di tenere fede ai patti siglati e di resistere ad oltranza sulla linea del fiume Piave !
    Il Sovrano, all’indomani della dichiarazione di guerra all’Austria – Ungheria, partì immediatamente per il fronte, ove restò senza soluzione di continuità fino al novembre 1918, ritornando a Roma solo in sporadiche circostanze per esigenze di natura istituzionale. Egli visse a fianco dei nostri soldati, visitando i campi di battaglia, gli ospedali, i sacrari, le installazioni militari, le città e le cime conquistate, sempre chiedendo, di tutto informandosi, preciso, puntuale, rispettoso delle altrui prerogative, ma mai dimentico delle proprie di Capo supremo delle Forze Armate di uno Stato costituzionale. Così lo ha ricordato la storiografia del tempo, la memorialistica pubblicata all’indomani della Vittoria, ma anche i carteggi privati, la corrispondenza personale, i ricordi autobiografici di chi ebbe il privilegio di avvicinarlo, di conoscerlo, di vederlo in azione senza pensare che un giorno tutto ciò sarebbe stato reso pubblico. “Fante fra i fanti” lo ha immortalato il poeta-combattente Gabriele D’Annunzio, e tale fu, dimentico del rango e memore solo dell’eccezionale momento storico che l’Italia viveva, votata per la vita e per la morte al completamento dell’opera del Risorgimento, iniziata dai nostri Padri e dal Suo Avo, Carlo Alberto, nel 1848. Fra gli avvenimenti titanici della Grande Guerra, che, iniziata come uno dei tanti conflitti balcanici, si trasformò al di là di ogni previsione  in un conflitto dalle dimensioni planetarie, cagionando oltre a milioni di caduti, feriti, mutilati, orfani e vedove, la pressoché completa riscrittura degli assetti geopolitici dell’Europa, l’azione di Vittorio Emanuele III potrebbe sembrare marginale: non così fu nel giudizio dei contemporanei, anche fra gli appartenenti alle classi più umili e alle fila dei soldati semplici. Il Re, proprio perché schivo e riservato, quando pubblicamente intervenne, come il 24 maggio 1915 o dopo Caporetto e al convegno di Peschiera del novembre 1917 o al momento dell’ingresso delle truppe italiane a Trento e a Trieste, riuscì a dare la netta e concreta sensazione della Sua efficace azione di comando. Anche negli anni successivi alla guerra, quando il regime fascista cercò di occupare tutti gli spazi della vita pubblica e dell’immaginario collettivo della Nazione, la figura di Vittorio Emanuele III rimase viva e vitale se pur con i tratti un pò in chiaro scuro che suggeriscono a volte le foto d’epoca. Era per gli Italiani il loro piccolo grande Re, che nella sua bassa tenuta di generale scendeva nelle trincee, passava in rassegna i soldati, dialogava con i fanti e appuntava loro le decorazioni al valor militare, visitava i feriti, confortava le genti venete e friulane provate dalla guerra…..Era il Re che scendeva sul molo di Trieste, sbarcando dall’AUDACE, accolto da una piazza ( poi riconsacrata all’Unità d’Italia) così gremita di gente e di tricolori, che cancellava in un sol momento quattro anni di sacrifici inenarrabili, era il Re che faceva il Suo ingresso a Trento, fra due ali di folla esultante ai piedi del monumento a Dante, che nei decenni precedenti era stato vigile sentinella dell’italianità di quelle terre, era il Re che consacrava per sempre il confine del Brennero, era il Re che scortava sulla scalinata del Monumento a Vittorio Emanuele II in Roma la salma del Milite Ignoto, portata a spalla dai decorati di medaglia d’oro, assegnando così al bianco edificio la veste di  “Altare della Patria”….Mutata la forma istituzionale dell’Italia nel 1946, iniziato per lo scorrere del tempo il venir meno dei partecipanti della Grande Guerra e avviata una ingiustificabile opera di “rimozione” degli 85 anni di monarchia, si arrivò nel 1968, cinquantesimo anniversario della fine del conflitto, a non menzionare più il nome del Sovrano nelle pubblicazioni ufficiali, a “scivolare” sempre più sul bollettino della Vittoria  ( che cita espressamente il Re), a sopprimere quale “festa civile” la giornata del 4 novembre e in seguito a far sparire nel “manifesto” ufficiale per la Giornata dell’Unità Nazionale – con un artificio tipografico – dalla bandiera sventolata in un’immagine d’epoca lo stemma sabaudo, che fino al 1946 faceva parte integrante del vessillo nazionale.
    Con questa ristampa si riconsegna la “parola” del Re alla storia della nostra Nazione, memori che i nostri padri sulle pietraie del Carso, sulle vette dell’Adamello, del Monte Santo, del Monte Grappa, sui cieli della Venezia Giulia e sui mari dell’Adriatico vissero un’apoteosi di sacrificio e di vittoria, assieme a quel piccolo grande Monarca, alla cui persona avevano prestato il giuramento di fedeltà “AL SOLO SCOPO  DEL BENE INSEPARABILE DEL RE E DELLA PATRIA."

 Noto, 25 ottobre 2008

 Francesco Maiore                                                                                         Francesco Atanasio

DATA: 02.12.2008
   
ALESSANDRIA: SANTA MESSA DI SUFFRAGIO PER S.M. IL RE UMBERTO II

Messa per Re Umberto IIGran successo di presenze alla cerimonia nel 25esimo anniversario della scomparsa del Sovrano in esilio, organizzata da Carmine Passalacqua responsabile dell'Unione Monarchica Italiana ed attualmente Consigliere
comunale di Alessandria, con la partecipazione di oltre 300 persone in chiesa, alle quali è stato consegnato un pieghevole con le più belle immagini del Re Umberto II .
Presenti l'On. Franco Stradella, il Consigliere regionale Ugo Cavallera, gli Assessori Gabrio Secco con fascia tricolore, Manuela Ulandi e Serafino Vanni Lai, i Consiglieri comunali Priano, Grillo,La Greca, Piccolo, Barosini e Bocchio, i Consiglieri circoscrizionali Strada per Europista,Campana e Asinaro per il Centro ,e Magarotto per la Sud, la Presidente della Consulta Pari Opportunità prof.ssa Rosa Fenu Mazzarello, la Presidente dei Circoli della Libertà  dott.ssa Anna Giulia Sacchi.
Labari dell'associaz. Bersaglieri con Pietro Bologna, delle Guardie d'Onore di Alessandria e Milano con i delegati Cassero e Terni e l'ispettore ligure Conte Giacomo Zoppi di Zolasco, labaro a lutto per il Movimento Nazionale Istria Fiume e Dalmazia  terre molto care al Sovrano che hanno sofferto terribili agonie e sopraffazioni, i Carabinieri in congedo e le Benemerite, la Federazione dei Maestri del Lavoro con Michelangela Zonca, le Patronesse della Croce Rossa Italiana con Marina Innocenti Picollo; inoltre i gruppi di devozione religiosa "Sardu"  organizzato da Efisia Rubiu e quello calabrese "San Francesco di Paola"  presieduto da Mario Cuzzetto.
Le associazioni monarchiche rappresentate ai massimi vertici con l'avv. Gian Nicola Amoretti, Presidente nazionale UMI, la Dama della Corona Paola Lume Benzi per il Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia, e la dott.ssa Silvia Monga Secco per gli Amici del Montenegro.
Un particolare ringraziamento al Parroco titolare della chiesa del Carmine, don Agostino Cesario per l'ospitalità generosa, ed ai concelebranti Mons. Franco Pandini, Cappellano della Scuola di Polizia e Vigili del Fuoco, e Mons. Archimandrita don Giovanni Ferrando, Cappellano della delegazione delle Guardie d'Onore alessandrina, il quale nell'omelia ha ricordato le virtù cristiane del nostro Re Umberto, la sua devozione alla Santa Chiesa cattolica fino al lascito per testamento della Sacra Sindone al Santo Padre, inoltre ha elencato la schiera dei Beati e Venerabili della Real Casa di Savoia che sono esempio per tutti noi.
Presenti anche le rappresentanze di tutti gli Ordini religiosi alessandrini Reverende Suore Immacolatine, Salesiane, Apostole  del Sacro Cuore, della Divina Provvidenza di Madre Michel e Vincenziane.
La liturgia è stata animata dalla Corale San Luigi Orione del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona diretta dal Maestro Roberto Baldo in onore della Patrona della Musica, Santa Cecilia ricorrente il giorno precedente 22 novembre; l'assemblea è stata emozionata dall'inno d'ingresso "Noi vogliam Dio nostro Padre e nostro Re" che da molto tempo non si sentiva nelle nostre chiese, in conclusione l'Innu Sardu e l'Inno alla Virgo Fidelis protettrice dell' Arma dei Reali Carabinieri.
Al termine della cerimonia la recita della preghiera della Guardia d'Onore ed un ricordo commosso per i Soci scomparsi nel corso dell'anno, accompagnato dal suono del Silenzio eseguito con tromba dal Maestro Carlo Gilardi.
Come disse Re Umberto II a Beaulieu su Mer nell'ultimo incontro con oltre 10mila Italiani nel 1978, noi guardiamo al futuro senza dimenticare il nostro glorioso passato ed onoriamo chi ha fatto del bene alla Patria !

DATA: 02.12.2008
   
ARRIVA IL KOLOSSAL ZARISTA, E I CATTIVI SONO «I ROSSI»

di Lucia Sgueglia da "Il Messaggero" di Mercoledì 22 Ottobre 2008

La Famiglia Imperiale Russa    MOSCA (22 ottobre) - Lui (sullo schermo) è affascinante, ardito, di fronte al pericolo non indietreggia ma avanza sempre; esploratore polare e comandante della flotta imperiale russa nel Mar Nero, pluridecorato finché nella guerra civile guida le truppe dei “Bianchi”, l’élite aristocratica fedele fino all’ultimo allo zar Nicola II, contro i rossi bolscevichi. Loro, raffigurati come rozzi, sporchi, cattivi e privi di ideali, lo giustizieranno di lì a poco, nel 1920. Travolto dalla Storia, preso nel tracollo del vecchio mondo monarchico mentre trionfa il comunismo. Eroe sfortunato o “nemico del popolo”, come fu per i sovietici?
    Nella Russia post-Urss sempre in cerca di nuovi eroi, diventa un film la storia dell’ammiraglio zarista Aleksander Kolchak. E dopo l’uscita, il 9 ottobre, in 1500 sale tra Russia e Ucraina, “Admiral” di Andrei Kravchuk sbanca i botteghini superando anche i blockbuster internazionali. Cinque anni di riprese, budget 20 milioni di dollari, prodotto dal primo Canale della tv russa di Stato e dalla privata Sts, distribuito dalla statunitense Fox che spera di sfondare anche all’estero con questo impasto tra drammone di guerra in costume e melò amoroso, un po’ Titanic e un po’ Dottor Zivago.
    Protagonisti le star del momento in Russia, già coppia campione d’incassi nel romantico “Ironia del destino 2″: Konstantin Khabenskj (Kolchak) e Elizaveta Bojarskaja, l’amante di lui attento padre di famiglia, moglie del suo migliore amico - il Richard Gere e la Julia Roberts russi. Tra effetti speciali d’eccezione e grandiose scene di battaglie, si spera di far breccia nel pubblico giovane. Quello che con la prossima riforma scolastica approfondirà in aula lo zarismo censurato nell’Urss, e farà i conti con la guerra civile russa che resta un tabù.
    Per la critica, Admiral rientra nel filone “storico-patriottico” sponsorizzato dal Cremlino, dopo i colossal 1612 e Alessandro: la Battaglia della Neva (il principe russo oggi in vetta nel referendum TV per scegliere il personaggio-simbolo della storia patria). E si inserisce nel generale revival zarista in corso nel paese. Sulla locandina, il titolo è scritto in russo antico, alla maniera prerivoluzionaria. Dietro ci sono anche nuovi valori: nel film Kolchak e i suoi mostrano una parossistica devozione religiosa, sempre a ringraziare il Signore e baciare icone; nel finale, fucilato dai rossi, avvolto in un panno bianco lui è seppellito tra i ghiacci in una fossa a forma di croce.
    Giusto il giorno precedente la première, il premier Putin ha promesso 4,3 miliardi di rubli l’anno per l’industria cinematografica nazionale. Ma l’operazione non è priva di ambiguità e contraddizioni per il Cremlino. Il ruolo-ombra totalmente negativo in cui sono relegati i rivoluzionari, cozza con il mito della Grande Guerra Patriottica (la Vittoria di Stalin sul nazismo) rivivificato proprio da Putin. Che giudicò la fine dell’Urss come “la più grande catastrofe del 20esimo secolo”.
    La stessa figura dell’Ammiraglio suscita controversie. Gli storici ricordano il supporto finanziario offertogli da Usa, Francia, Giappone e GB (anche con rinforzi militari), la natura dittatoriale del suo breve governo in Siberia. Poco noto ai russi, negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di riabilitarlo in patria: due statue, un’isola, un sito web e un movimento civico in suo onore. Di sicuro sarà tra i blockbuster dell’anno in Russia.
DATA: 27.11.2008
   
ASSISI: MISSIONE COMUNE A SOFIA E INCONTRO CON RE SIMEONE II 

(ASCA) - Assisi, 24 Nov - Una missione a Sofia (Bulgaria) del Sindaco di Assisi Claudio Ricci e dell'Assessore Daniele Martellini al fine di ''valorizzare'' le relazioni fra Assisi e la Bulgaria si e' svolta in questo fine settimana. Memori del matrimonio fra Giovanna di Savoia e Re Boris di Bulgaria celebrate ad Assisi nel 1930 (curate dall'allora Sindaco-Podesta' Arnando Fortini), la ''delegazione'' ha incontrato Re Simeone II (nel 2005 fu ospite ad Assisi - ndr-) che ha sottolineato l'importanza della visita (la prima di un Sindaco di Assisi a Sofia) nel momento in cui la Bulgaria, dopo l'entrata nell'Unione Europea, si appresta a diventare un ''interessante mercato di sviluppo culturale ed economico''. Simeone II ha auspicato di poter, nuovamente tornare ad Assisi nel 2009 in occasione dell'VIII* centenario dalla Fondazione dell'Ordine Francescano. Nella Cattedrale Cattolica di San Giuseppe - e' detto in una nota - e' stata celebrata una messa, alla Presenza del Re Simeone II, officiata dal nuovo Nunzio Apostolico della Santa Sede a Sofia; nel corso della cerimonia e' stata ''donata'' una riproduzione dell'icona della ''Madonna del Fileremo'' (legata alle vicende storiche dei Cavalieri dell'Ordine di Malta, il cui originale si trova nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli) e del ''Crocefisso di San Damiano''. La celebrazione e' stata trasmessa dalla TV Bulgara, inclusa una ''diretta televisiva'' e immagini della citta' di Assisi. Il Sindaco Claudio Ricci e l'Assessore Daniele Martellini hanno incontrato successivamente anche il Sindaco di Sofia (la Capitale conta quasi 2 milioni di abitanti, sui 7.5 totali della Bulgaria), l'Ambasciatore Italiano a Sofia e numerosi parlamentari Bulgari.
 red/rus/rob  (Asca) 
DATA: 27.11.2008
      
FIOCCO ROSA
Beatrice Medici
     E' nata la piccola Beatrice, figlia di Alessandro e Simona Medici, soci del Club Reale “Vittorio Amedeo II” di Alessandria.Un ringraziamento particolare al Consigliere comunale Carmine Passalacqua che ci ha inviato questa foto così monarchica. 
DATA: 27.11.2008
   
SIMEONE SASSONIA-COBURGO-GOTHA: L’ARTE DI SAPER ATTENDERE
Tratto da: Inflight Magazine,58/November 2008
Interviewer:PlamenPetrov
Bulgaria Air Inflight Magazine

Re Simeone II di BulfgariaSimeone di Sassonia-Coburgo-Gotha, capo del movimento nazionale Simeone II ed ex-Re di  Bulgaria, ci parla del suo mezzo secolo di esilio, di Madrid,  del pessimismo dei bulgari e della sua passione per l’aviazione.

Quest’anno la Bulgaria ha celebrato il 65° anniversario del salvataggio di 50.000 cittadini bulgari di origine ebrea dalla deporatzione nei campi nazisti. Eppure l’Europa conosce poco di questo straordinario atto umanitario. Come riuscì suo padre lo Zar Boris III a sopportare la pressione di chi gli chiedeva incessantemente di deportare gli ebrei bulgari?

Questo fatto è relativamente poco conosciuto, eppure credo che ogni bulgaro dovrebbe essere orgoglioso di esso. Come ho già detto rispondendo a domande simili, il popolo bulgaro non ha mai avuto nulla contro gli ebrei, ecco perchè sia il popolo che i parlamentari, la chiesa ortodossa e persino il minuscolo partito comunista bulgaro, si opposero alle misure anti ebraiche. Senza dubbio lo Zar Boris III aveva l’ultima parola ed egli era sempre ben disposto verso gli ebrei.

Come si sentì quando la sua infanzia si interruppe bruscamente e all’età di soli sei anni dovette salire sul trono?
 
E’ difficile anticipare le reazioni di un bambino in tali situazioni, anche se il bambino viene preparato all’avvenimento. Ciò che veramente mi scioccava era che  tutti attorno a me mi chiavano “Sua Altezza” e lo stesso giorno presero a chiamarmi “Sua Maestà”.

Mi permetta di riportarla indietro a quei tragici giorni in cui i comunisti condannarono a morte i suoi reggenti e lei a un esilio durato 50 anni. Tutto sembrava perduto per sempre?

Quelle furono delle sentenze veramente spaventose, specialmente per mia madre, naturalmente, con due bimbi piccoli da mantenere. Dopo la fucilazione dei reggenti la situazione fu particolarmente penosa. C’era un dettaglio che mi impressionò fortemente.
Il reggente più anziano, il professor Todor Pavlov, venne a Varna per esprimerci le sue condoglianze per quelli che io chiamo degli assassinii. Tutto sembrava perduto irrimediabilmente, eppure la vita ci serba sempre delle sorprese, ed io ho vissuto abbastanza per poter tornare nella mia patria dopo un esilio di mezzo secolo.

Non si puo’ fare a meno di notare il suo bulgaro leggermente antiquato ma comunque eccellente. Ha potuto praticarlo durante la sua lunga assenza?

Ciò è dovuto al fatto che avevamo un gruppetto di bulgari con noi, poi ha aiutato il fatto che comunicavo con gli emigrati, le figure culturali in esilio e le comunità bulgare sparse per il mondo. E anche leggere in bulgaro mi ha molto aiutato.

Cosa ricorda della sua formazione militare presso la  U.S. Valley Forge Military Academy nel 1958 e 1959?

E’ stato un periodo di formazione importante della mia vita. Mia madre la Zarina Giovanna pensava che era salutare per ogni uomo fare il servizio militare ma poichè ovviamente non potevo compiere il servizio militare in Bulgaria, abbiamo cercato le diverse opzioni possibili e poi abbiamo scelto gli Stati Uniti , dove c’erano diversi collegi militari diversi da quelli ufficiali come West Point o Denver (Colorado Springs) per l’aeronautica oppure  Annapolis per la marina. Valley Forge mi ha fornito un’interessante esperienza, specilmente nel campo della disciplina, ma anche un’opportunità di osservare il modo di vita degli americani. Nei fine settimana facevo il babysitter, assieme ad altri cadetti e cio’ mi permise di vedere come vivevano gli americani ordinari. Inoltre ho stabilito un buon numero di contatti ed ho visitato le comunità di bulgari.

Nel 2001, lei dichiaro’ che il Movimento Nazionale Simeone II che aveva fondato si sarebbe sforzato di creare una nuova etica nella politica e più onestà ovunque. Lei ha promesso di portare un cambiamento tangibile nella vita dei bulgari entro 800 giorni. Oggi, circa un milione di bulgari sono emigrati per motivi economici, il costo della vita sta crescendo sensibilmente, a differenza dei salari che sono i più bassi di tutta l’Unione Europea, e l’incompetenza e la corruzione nella gestione dei fondi della UE ha costretto la Commissione Europea a penalizzare la Bulgaria. Lei che non è responsabile di tutto ciò ci può dire dove è riuscito e dove ha fallito?

La ricerca di valori etici alti non è una novità per me – essa è sempre stata il principio guida di tutta la mia esistenza – sono una persona molto concreta e malgrado le campagne che intendono diffamarmi, mi sento in pace con me stesso. Per quanto riguarda la mia promessa di migliorare il livello di vita, essa è stata sinceramente la mia intenzione. Oggi guardandomi indietro sembrerebbe che io abbia piuttosto sopravvalutato l’industria e la volontà di lavorare duramente di diverse persone. Se tutti si fossero rimboccati le maniche come ho fatto io e molti miei collaboratori, la situazione attuale sarebbe stata oggi molto migliore. Non bisogna esagerare dicendo che “milioni di Bulgari” hanno lasciato il loro paese per sempre, una tale generalizzazione è fondata sul pessimismo tipico del nostro paese. I bulgari – se posso affermare cio’ dal punto di vista di un emigrante che è stato fuori dal proprio paese per 50 anni – ricordano con affetto il proprio paese e prima o poi tornano, se possono. Le opportunità professionali stanno aumentando in Bulgaria. Lei dice che i nostri salari sono i più bassi – Si d’accordo ma non siamo appena entrati nella UE? Puo’ chiedere ad esempio a un portoghese qual’era il suo salario prima dell’entrata del suo paese nella UE. Non siamo gli ultimi della classe e nemmeno i meno capaci- anzi è piuttosto il contrario. Per questo motivo dico c’è bisogno di tempo, abbiamo bisogno di tanta pazienza, talvolta anche di ottimismo, ma soprattutto di realismo e tutti dovrebbero iniziare a darsi da fare anzichè stare a guardare e a lamentarsi delle nostre disgrazie.
Se compariamo la Bulgaria di 10 anni fa a quella attuale, tutte le altre discussioni dovrebbero diventare superflue. Quanto alle sanzioni UE, in passato altre nazioni che erano entrate da poco tempo nella UE hanno avuto inconvenienti simili eppure oggi queste difficoltà sono state superate e la stessa cosa avverrà anche qui da noi, se ci sarà la volontà di superarle. E inoltre anzichè politicizzare tutti i problemi dobbiamo concentrarci sugli aspetti pratici, su quello che è vantaggioso per la nostra nazione. La ringrazio quando dice che non sono responsabile di diverse cose che sono successe, eppure sono rattristato perchè alla fine tutti questi problemi sono negativi per l’immagine  della Bulgaria. Il mio scopo durante tutta la mia vita è stato quello di promuovere la Bulgaria e di innalzare la reputazione del paese a livelli convenienti.

Secondo alcuni analisti il suo partito sta soffrendo una crisi di fiducia e nessun candidato riuscirà ad essere eletto al parlamento alle prossime elezioni.

Ho l’impressione che il ruolo del mio partito sia costantemente sottovalutato sia da singoli individui che dagli altri partiti. Mi creda il centrismo e il liberismo sono due fattori importantissimi che alla fine daranno un impatto positivo all’integrazione della Bulgaria nella UE. Tutto cio’ non si puo realizzare con il populismo o il patriottismo retorico e la cosa sarà chiara tra vent’anni o forse prima, quando la Bulgaria assumerà la guida della UE. Non bisogna  sottovalutare le qualità e le capacità di tanti memebri e tanti sostenitori del partito NMSII.

Qual’è la qualità dei bulgari che più le piace e quale difetto ci impedisce di progredire?

Mi piacciono molti aspetti del carattere dei bulgari. Le dirò una qualità: la curiosità. E’ una qualità cruciale per una nazione e che possiede un grande potenziale. Tutti coloro che conoscono le ricerche del filosofo e sociologo Ivan Hadzhiyski (1907-1944) capiranno cio’ che intendo. Io evito le generalizzazioni e mi occupo dei problemi caso per caso. Cero odio il pessimismo. Dobbiamo sbarazzarci del nostro pessimismo e se ci riusciamo il nostro paese sarà sulla buona strada, la nostra società otterrà la stima che merita.

Nel  1951, il governo spagnolo le concesse asilo politico. Che impressione le fece Madrid allora e come la trova oggi?

Nei primi anni '50 Madrid mi colpì come una città che portava ancora le piaghe della guerra civile che terminò nel 1939. Si immagini, nel 1951 la Spagna non aveva ricevuto alcun fondo internazionale nè investimento. Io arrivavo da Alessandria d’Egitto dove la società era molto più prospera in quei tempi. Ecco come la Spagna lavorando molto duramente e con molti investimenti internazionali è riuscita a diventare un importante fattore economico nell’Europa contemporanea. Per uno che ha abitato mezzo secolo in una città è difficile dire cosa gli piace di più. Madrid ha una infinità di ristoranti meravigliosi ed è una città allegra, e brillante grazie al suo clima. Raccomando ai lettori della sua rivista di visitare Madrid

Da scapolo di nascita reale l’attenzione femminile non le manco’. Come conobbe la sua futura moglie Dona Margarita e quando capì e si disse “è lei la donna della mia vita”?

Grazie per il complimento. Io e mia moglie ci siamo conosciuti a Madrid, lei era una delle ragazze più belle dell’alta società madrilena. Un giorno seppi che si trovava a New York e siccome dopo poco ci sarebbe stato il ballo dell’accademia militare, decisi di invitarla, cosi’ per curiosità, quando lei ricevette l’invito rimase molto sorpresa e chiese all’amica presso cui alloggiava a New York chi era il cadetto americano “Rilski” (ero conosciuto cosi’ negli USA) la sua amica rispose che Rilski altri non era che Simeone, mi chiamo’ e si disse dispiaciuta di non poter venire al ballo perchè stava partendo per il Giappone lo stesso giorno. Le dissi che non appena fossi rientrato a Madrid le avrei mostrato la macchina che avevo comprato, una Chevrolet del 1959. Un anno dopo questa conversazione la invitai a fare un giro sulla mia auto, poi da cosa nacque cosa, in modo casuale, non so quando capii che era la donna della mia vita ma le cose divennero ovvie col tempo e ora stiamo festeggiando i 47 anni di vita comune!

Ha mai cercato di influenzare i suoi figli, particolarmente sulle loro scelte professionali e o sulla scelta delle loro consorti?

Assolutamente no. Credo che ognuno abbia diverse preferenze, vocazioni e personalità. Mi ricordo ancora di un amico che appartiene a una famiglia di avvocati e voleva a tutti i costi che suo figlio entrasse nella professione forense. Alla fine tutti i suoi sforzi fallirono e questo fu per me un avvertimento e di conseguenza ho dato ai miei figli la più completa libertà sia nelle scelte professionali che sentimentali. Un genitore puo consigliare ai figli cosa conviene meglio ma poi il figlio deve poter affrontare le sue scelte in piena responsabilità diretta senza che nessun ordine o istruzione cada dall’alto.   

Come si mantiene in forma?

Camminando il più possibile, Sfortunatamente sto seduto per molte ore perchè sono intossicato dal lavoro, eppure mi sforzo di camminare. Inoltre faccio delle specie di diete – cioè salto i pasti per risparmiare tempo. Cerco di evitare di mangiare o bere troppo, non per vanità ma per proteggere il mio cuore. A dir la verità i problemi e le proccupazioni mantengono la persona in forma.

Suo padre guidava i treni, la presidente finlandese  Mrs Tarja Halonen va in bicicletta. Qual’è il suo veicolo preferito?

Senza dubbio il mio mezzo di trasporto preferito è l’aereo, ma come dissi poco prima, camminare è cruciale. Il volo e la tecnologia dell’aviazione mi affascinano fin dall’infanzia

Qual è il suo motto?

Il mio motto? Non mi viene in mente nessuna frase, ma il titolo del libro che fu pubblicato in occasione del mio 70° compleanno è quello che puo’ rispondere alla sua domanda: "Il dovere al primo posto!"

Simeone Sassonia-Coburgo-Gotha è nato il 16 Giugno 1937 a Sofia. Il 28 Agosto 1943, in seguito alla morte improvvisa di suo padre, lo zar Boris III, il bambino di sei anni  Simeone  II sali’ sul trono e regno’  tramite un consiglio di reggenza. Assieme a sua madre r sua sorella egli fu bandito dalla Bulgaria dal governo comunista nel 1946, e torno’ nella sua partia solo nel 1996. Dopo la vittoria alle elezioni del Movimento Nazionale Simeone II (NMSII) divenne il 62° Primo Ministro di Bulgaria (2001-2005).
E’ sposato con un’aritoscratica spagnola Dona Margarita Gуmez-Acebo y Cejuela. Hanno quattro figli e una figlia.

Traduzione di Roberto Margheriti
da Focus Information Agency 
DATA: 24.11.2008
   
OTTO D’ASBURGO, I 96 ANNI DEL DECANO DEI PRINCIPI EUROPEI, INTERVISTA A “LE FIGARO”

Otto d'Asburgo con Sergio BoschieroA 96 anni il figlio maggiore dell’ultimo Imperatore ripercorre il suo passato restando molto attento all’attualità.
Il bambino con i riccioli biondi che nel 1914 posa per una foto accanto all’Imperatore Francesco Giuseppe è lui. Ancora lui, due anni dopo assiste a Budapest all’incoronazione di suo padre Carlo I come Re d’Ungheria e di sua madre. Otto d’Asburgo vede questi momenti come fossero ieri, il mondo della sua infanzia è stato inghiottito dalla storia ma lui c’è sempre e il 20 novembre festeggerà 96 anni. Quando riceve nella sua casa di Pöcking, in Baviera, egli evoca volentieri i suoi ricordi, ma il passato per lui non è una priorità. Quando mi sono congedato dopo una discussione di diverse ore e dopo che, con squisita cortesia mi invitò a pranzo, l'Arciduca aveva del lavoro: stava redigendo una serie d’articoli sulle elezioni americane. Comparare i meriti rispettivi di Barack Obama e di John McCain lo appassionava di più che rifare il film della sua vita. D’altra parte egli era appena tornato da un viaggio-studio in Svezia e stava preparando una conferenza a Budapest...
Certo la storia per Otto d’Asburgo ha un senso, ma ancor di più quando essa spiega il presente: sentirlo parlare delle guerre in Iraq come una conseguenza dello smantellamento dell’impero Ottomano oppure esporre la strategia di Putin nel Caucaso come la continuazione della politica degli Zar, significa prendere una lezione di geopolitica di un uomo la cui memoria supera le frontiere e i secoli. Se l’interessato attribuisce la sua longevità ai suoi geni materni (sua madre Zita è morta a 97 anni) qual’è il segreto della sua vitalità intellettuale? Senza dubbio a questo gusto di servire il prossimo che gli è stato inculcato fin dall’infanzia.
Suo padre detronizzato ed esiliato morì a Madera nel 1922 e l’Arciduca Otto fu allevato da sua madre nella speranza di regnare un giorno, e divenne capo della Casa d’Asburgo al compimento del diciottesimo anno, nel 1930. Quando Hitler minaccia  l'Austria, egli si oppone con tutte le sue forze al nazismo. Nel 1940, la Gestapo aveva messo una taglia sulla sua testa ed egli dovette raggiungere l'America dove fu ricevuto e sostenuto da Roosevelt – suo fratello Roberto invece era attivo presso Churchill a Londra -, si batterà presso gli alleati per restaurare dopo la guerra un Austria indipendente, pur restando bandito dal suo paese, dove potrà tornare solo nel 1966. Per vent’anni dal 1979 al 1999, egli fu deputato europeo e mostrò una grande competenza.
Oggi a un’età a cui pochi arrivano, Otto d’ Asburgo non si rinchiude sul suo passato e continua a decifrare il futuro. Come non pensare al grande uomo di stato che sarebbe stato?

Le Figaro Magazine – Quali sono i suoi ricordi dell’imperatore Francesco Giuseppe ?

    Otto d’ Asburgo – Il mio prozio aveva un qualcosa di divino. Dovevo avere  2 anni quando  fu scattata la foto in cui ero appoggiato sulle sue ginocchia. Mi avevano fatto venire al Palazzo imperiale per la posa. All’epoca per schiarire la scena i fotografi usavano della polvere e poi vi davano fuoco prima dello scatto. Rivedo la scena. Mi ricordo anche i funerali dell’Imperatore, in una fredda giornata del novembre 1916. Ricordo questa cerimonia oscura, la discesa nella cripta dei cappuccini, tra le tombe della famiglia. Avevo 4 anni ma sentivo l’emozione generale. Bisogna pensare che Francesco Giuseppe regnava dal 1848. In Austria Ungheria l’immensa maggioranza dei cittadini era nato sotto il suo Regno, avevano vissuto lungo tutto il suo Regno e molti erano già morti sotto il suo Regno. Egli era più di una persona normale, era un’istituzione.

Suo padre, pronipote di Francesco Giuseppe, è succeduto al trono col nome di Carlo I in Ausrtia e Carlo IV in Ungheria. Si ricorda dell’incoronazione di suo padre a Budapest il 30 dicembre 1916?
    La cerimonia mi ha più marcato di quella dei funerali di Francesco Giuseppe: si trattava di un’incoronazione in tutta la sua dimensione religiosa. Il Monarca cingeva la Corona di Santo Stefano Re d’Ungheria nell’anno mille, la stessa Corona che oggi sta al centro del parlamento ungherese sotto la sua cupola. Ricordo tutti i più piccoli dettagli di quella cerimonia. Il pubblico portava i costumi tradizionali magiari, i cattolici avevano costumi colorati e i protestanti costumi neri. Dopo l’incoronazione nella chiesa Mathias, il Re saliva a cavallo e scalava al galoppo una collinetta fatta con la terra di tutte le regioni ungheresi.
Quando ci sono tornato per la prima volta, una ventina d’anni fa, ho visitato i luoghi in compagnia di eminenti storici e costoro mi mostrarono il luogo dove era stata edificata questa collina dell’incoronazione di mio padre e io gli risposi che si sbagliavano, il luogo era un altro. Qualche ora dopo, dopo aver verificato negli archivi, dovettero riconoscere che avevo ragione io.

Cosa l’ha marcata nel corso del regno dei suoi genitori dal 1916 al 1918 ?
    Mio padre era quasi sempre assente, perchè viaggiava spesso in tutto l’impero e visitava spesso il fronte. E’ per questo motivo che egli è stato cosi’ attivo per la pace: mentre altri capi di stato restavano chiusi nel loro ufficio a dare ordini, lui vedeva da vicino la sofferenza dei combattenti e conosceva gli orrori della guerra. Mia madre l’imperatrice Zita si occupava degli ospedali, dei feriti e dei malati. Solo dopo la caduta della monarchia ho potuto vivere quotidianamente con loro

Suo padre è morto in esilio a Madera, nel 1922...
    Dopo l’ultimo tentativo di restaurazione in Ungheria, gli inglesi l’avevano confinato su quell’isola. Avevamo perso tutto. La nostra consolazione era l’umanità esemplare della popolazione: poveri contadini ci portavano del cibo: era commovente. Alla fine della sua malattia, che non abbiamo potuto curare per mancanza di denaro, mio padre ha voluto che assistessi alla sua morte (aveva 29 anni). Mia madre è stata d’un coraggio immenso. Oggi alcuni vorrebbero che venissero trasferiti a Vienna i suoi resti, che sono sempre rimasti a Madera. Ma io mi oppongo poichè la popolazione locale vuole che restino a  Madera, inoltre nel 2004 papa Giovanni Paolo II ha beatificato l’imperatore Carlo.

Quali sono le conseguenze del crollo della duplice  Monarchia ?
    Benes, il presidente della Cecoslovacchia disse un giorno che preferiva vedere Hitler a Vienna piuttosto che gli Asburgo: si è visto il risultato. E inoltre dopo il nazismo, c’è stato il comunismo. L'Europa centrale ha cosi’ subito 50 anni di regimi totalitari.

Dopo la guerra lei si è impegnato in favore della costituzione europea...
    Mi sono occupato innanzitutto della questioni del bacino del Danubio, nella continuità delle idee di mio padre, ma poi mi sono accorto che era uno spazio troppo ridotto per una politica su scala mondiale. L'Europa è una risposta comune alle aspirazioni delle nazioni del Vecchio Continente.

Quali sono i più grandi statisti che lei ha conosciuto?
    Il generale de Gaulle merita di essere citato per primo. E’ stato detto di lui, a ragione, che era un uomo dell’altro ieri e di dopodomani. Ma solidamente ancorato nella storia andava comunque in avanti. Konrad Adenauer, era un pensatore dello stesso stampo, dotato di una visione internazionale.

Anche quando sui paesi che facevano parte della monarchia è calata la cortina di ferro, lei ha continuato a mantenere rapporti con i paesi rimasti oltrecortina...
    Mentre negli anni 60 ho avuto molte noie per poter rientrare in un paese libero come l’Austria, sono potuto rientrare in Ungheria negli anni '80, quando il regime comunista era ancora al potere, ma tutto andava verso il senso giusto. Sono rimasto in ottimi rapporti con Imre Pozsgay, che era uno dei dirigenti del partito comunista ungherese. Per aprire un paese bisogna fare molti sforzi e in fondo lui era più ungherese che comunista.

Qual è la più grande ricchezza dell’Europa?
    La sua cultura. La cultura è ancorata così profondamente che può permettere dei cambiamenti che non riusciamo nemmeno a immaginare. Anche un ritorno della religione è possibile: guardate il successo della recente visita di Benedetto XVI in Francia. Io ho una grande fiducia nella Francia. Mia madre era una Borbone, il francese è assieme al tedesco e all’ungherese una delle mie tre madrelingue, ho vissuto diversi anni a Parigi: in Francia mi sento un po’ a casa.

La crisi finaziaria attuale la impensierisce?
    I problemi di denaro non sono mai mortali contrariamente a quelli politici

A 96 anni lei viaggia in continuazione è consultato...
    Sì, soprattutto dai nuovi paesi europei, ma sa è abbastanza normale: la mia famiglia è nella politica da 700 anni. In qualche modo c’è l’ho nel sangue.

Cosa le ha insegnato l’esperienza?
    Che a lavorare per gli altri c’è sempre da guadagnare. Darsi degli obbliettivi allunga molto la vita. Io ho sempre degli obbiettivi.

Da "Le Figaro"
Traduzione di Roberto Margheriti
DATA: 18.11.2008
   
LA VERA CAMORRA
(3^ puntata)

Pasquale Villari     “….la legge di sicurezza pubblica suppone che il camorrista non faccia altro che guadagnare indebitamente sul lavoro altrui. Invece esso minaccia ed intidimidisce, né sempre per solo guadagno; impone tasse; prende l’altrui senza pagare; ma ancora impone ad altri il commetter delitti; ne commette egli stesso, obbligando altri a dichiararsene autore; protegge i colpevoli contro la giustizia, esercita il suo mestiere, se così si può chiamarsi, su tutto: nelle vie, nelle case, nei ridotti, sul lavoro, sui delitti, sul gioco. L’organizzazione più perfetta della camorra trovasi nelle carceri, dove il camorrista regna. E così, spesso si crede di punirlo, quando gli si dà solo il modo di continuare meglio l’opera sua…molti ignorano si è che la camorra non si esercita solo negli ordini inferiori della società: vi sono anche camorristi in guanti bianchi ed abito nero, i cui nomi e i cui delitti da molti pubblicamente si ripetono…Perché la camorra divenga possibile, occorre che vi sia un certo numero di cittadini, o anche una classe intera, che si pieghi alle minacce di pochi o di molti…La città di Napoli è, fra molte, quella in cui la bassa plebe si trova, non voglio dire nella maggiore miseria, perché ciò non è il peggio; ma nel più grande abbandono, nel maggiore avvilimento, nel più doloroso abbruttimento. “
    Cari amici monarchici, non ho riportato qualche brano da saggi sulla camorra o da film che concorreranno alla notte gli Oscar fra qualche mese in rappresentanza del Bel Paese, bensi’ stralci  dalle “Le lettere meridionali” di Pasquale Villari (1826-1917) insigne storico, politico, Senatore del Regno, Cav.dell’Ordine della SS.Annunziata, pubblicate nel 1875!
    Dedico il prossimo passo all’assessore al Demanio del Comune di Gaeta, Antonio Ciano, segretario del “Partito del Sud” il quale in queste settimane si è guadagnato le cronache per aver chiesto ai Savoia 500 milioni di Euro come risarcimento danni per l’assedio di Gaeta del 1861!, in occasione delle manifestazioni di rievocazioni storiche, culturali, popolari e religiose organizzate dalla storica città laziale dall’8 al 25 novembre, con il patrocinio dell’Arcidiocesi e la collaborazione dell’Associazione Amici di Gaeta ecc, manifestazione enfaticamente riportata anche su taluni organi d’informazione monarchica.
    “Contro di essa (la bassa pleba, n.d.a.) tutto era permesso sotto il regime borbonico. Il galantuomo poteva, senza temer nulla, quando era di giorno e nella pubblica via, usare il suo bastone, perché la Polizia pigliava in queste occasioni sempre le sue parti. Le limosine date a larghe mani dai privati; dai conventi, che distribuivano la minestra; dalle opere pie; anche dal Governo, che distribuiva pane, alimentavano la miseria e la rendevano permanente. La camorra così nasceva naturalmente in mezzo a questi uomini; era il loro governo naturale, ed era perciò favorita, sostenuta dai Borbone, come un mezzo di ordine. Qui il camorrista atterriva, minacciava e regnava. Qui egli prendeva i giovanetti di 14 o 16 anni, per insegnar loro a rubare il fazzoletto, che restava a lui, dando in cambio, e come per favore, qualche soldo….Qui bisogna venire a studiare, per convincersi che la camorra comincia a nascere, non come uno stato anormale di cose, ma come il solo stato normale e possibile. Supponendo domani imprigionati tutti i camorristi, la camorra sarebbe ricostituita la sera, perché nessuno l’ha mai creata, ed essa nasce come forma naturale di questa società…Contentatevi di sentire ogni giorno ripetere dagl’Inglesi e dai Tedeschi, che i popoli latini conoscono la forma e non la sostanza della libertà, perché non hanno mai voluto capire che popolo libero è quello solamente, in cui i potenti e i ricchi fanno un perenne sacrificio di loro stessi ai poveri e ai deboli. E non vogliono capire che una plebe misera e corrotta corrompe tutta la società; sicchè è nel loro interesse, in quello della moralità propria e dei propri figli, combattere questo male con tutta la energia possibile..”.
    Così dissertava Pasquale Villari nel 1875, più recentemente, e consigliamo agli “amici” neo-borbonici la lettura, nel  saggio “Storia della camorra” Ed.Newton Compton,  il giornalista  e storico napoletano, Vittorio Paliotti, afferma: “Da parte loro i governi borbonici si mostravano quanto mai propensi a chiudere non uno, ma tutti e due gli occhi sulla “Bella Società Riformata”. Salito al trono nel 1825 Francesco I, il Regno delle Due Sicilie era ulteriormente precipitato nela corruzione; occupato a difendersi dalle sette politiche di ispirazione liberale le quali aumentavano di giorno in giorno….il sovrano non aveva proprio tempo da dedicare alla camorra; si può dire anzi che, rispetto almeno a quelle associazioni che volevano imporgli la Costituzione, la guardasse con benevolenza e con simpatia. I plebei napoletani, non si dimentichi, avevano sempre mostrato la loro fedeltà alla dinastia borbonica, e anzi i lazzari, fallita la rivoluzione del 1799, avevano infierito crudelmente contro gli sconfitti sostenitori della Repubblica Partenopea; in questa loro azione i lazzari, secondo lo storiografo francese Jean Carrère, erano stati guidati proprio dai camorristi. Proprio a partire dal 1825, in coincidenza cioè con l’ascesa al trono di Francesco I, la Polizia prese spesso ad agire in perfetta concomitanza con la Bella Società Riformata, tanto che si arrivò ad insinuare che quest’ultima fosse comandata da un principe borbonico….Questa connivenza fra Polizia e camorra può apparire assurda solo a chi ignori quali fossero le condizioni delle Due Sicilie durante il quinquennio in cui regnò Francesco I. Il sovrano, il quale proteggeva apertamente i ladri e i malviventi, aveva consentito che il palazzo reale venisse trasformato in una vera e propria agenzia di collocamento. Il valletto del re, Michelangelo Viglia, e la cameriera della regina, Caterina De Simone, entrambi legati alla camorra, vendevano promozioni e favori a uno stuolo di postulanti che era sempre in aumento…”
    Termino, promettendomi di ritornare su tale argomento, per manifestare il dolore provato nel vedere ieri sera a “Striscia la notizia” su Canale 5, la “guittesca” esibizione del nipote dell’ultimo Re d’Italia, il compianto Umberto II, nel servizio a titolo “GAETA: SAVOIA PAGATE!”. Imbarazzante dopo queste comparsate che non hanno nulla di regale, continuare a considerarsi come gli unici legittimi depositari di  valori e tradizioni, e soprattutto della fede entusiasta che tutti noi da sempre, nel solco degli insegnamenti e dell’esempio di Umberto II, professiamo perché la Monarchia un giorno possa ritornare. Viva l’Italia! Viva il Re!
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 18.11.2008
   
ARTE &…NOBILTA’

     Chissà come avrebbe reagito alla notizia Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio (1898-1967) a noi tutti noto come “Totò”, alla notizia che una sua pronipote, Alessandra Buffardi de Curtis ( n.1978) nel 2005 avrebbe sposato Sedulio Alessandro Amari (n.1974) discendente in linea diretta “nientepopodimeno” che dalla Principessa Maria Francesca Elisabetta di Savoia-Carignano (1800-56), sorella di re Carlo Alberto di Sardegna e dall’Arciduca Ranieri d’Absburgo-Lorena (1783-1853). Non stiamo qui a rammentare le “battaglie” araldiche e legali intraprese per mezzo secolo dal grande attore per dimostrare le sue ascendenze imperiali dai sovrani bizantini, veritiere o “forzate”. A noi basta sapere che fu l’unico indiscusso “Principe della risata” ed un attore maiuscolo, come spesso accade in Italia, riscoperto  tuttavia ed osannato post-mortem.  Egli ebbe dalla moglie Diana Rogliani, dalla quale si separò, una figlia: Liliana nata nel 1933,  sposa  di Gianni Buffardi, figlio adottivo del famoso regista Carlo Ludovico Bragaglia, la quale con decreto della Repubblica di San Marino, venne creata nel 1960 “contessa di Ferrazzano”. Da questo matrimonio nacque Antonello (Antonio) Salvatore Buffardi de Curtis, padre di Alessandra, la quale ha sposato appunto un discendente dell’unica amatissima sorella di Carlo Alberto. La Principessa sabauda  dall’arciduca Ranieri ebbe 8 figli: la famiglia Amari discende da Ernst Karl Felix (1824-99), il quale nel 1858 sposò organicamente Laura Skublics de Velike e Bessenyo (m.1865), rinunciando alle prerogative dinastiche, ottenendo dall’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe I, di fregiarsi del nome di “von Wallburg”, nel 1909 il nome di questa famiglia venne modificato in “von Wallburg Skublics”. Una nipote di questa coppia morganatica, Lydia Pegger (1890-1982) sposò nel 1909 Benedetto Amari dei conti di S.Adriano (m.1921) rampollo di un’antica famiglia del trapanese, bisnonni del giovane Sedulio.
Tuttavia le cronache “gossippare” ci informano che negli ultimi tempi,  note attrici hanno legato la propria vita sentimentale a rampolli dell’aristocrazia italiana ed europea, rinverdendo i fasti della famosa Rita Hayworth, moglie del Principe Alì Khan (discendente diretto del Profeta Mohammed) o di una Grace Kelly, sposatasi con Ranieri III di Monaco. Tra le altre, la brasiliana Magda Gomes ha annunciato le sue prossime nozze con il Principe Friedrich Wilhelm Heinrich Antonius von Hanau von Schaumburg (n.1956) discendente della germanica Casa Elettorale d’Assia (Hesse), nonché da Amedeo VIII (1383-1451) duca di Savoia ed anti-Papa col nome di “Felice V”, e da Matilde di Savoia (m.1438) figlia di Amedeo d’Acaia e sposa del Principe Elettore Ludwig III von Wittelsbach,  L’italiana Isabella Orsini a sua volta ha confermato il suo fidanzamento con il  Principe Edouard Lamoral Rodolphe de Ligne La Trèmoille ad Antoing (n.1976), discendente anche lui, tra altri antenati regali, da Henriette di Savoia (m.1611) figlia di Honorat II conte di Tenda, sposa dapprima di Melchior des Pres seigneur de Montpezat (m.1576) e poi di Charles de Lorraine (m.1611) duca de Mayenne. Auguri a tutti e figli maschi!
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 14.11.2008

IL FASCINO DISCRETO DELLA...POLTRONA

     Gli italiani sono alquanto "sensibili" alle poltrone di qualsiasi natura e importanza... Dalle nostre parti c'è un vecchio detto che recita: "Vesti cippone che pare barone!", tutto questo per censurare senza remore l'intervento del Presidente della Camera, on.le Gianfranco Fini, effettuato ieri nella Sala della Lupa di Montecitorio durante il convegno su "La Grande Guerra nella memoria italiana", laddove, testualmente ha affermato, tra altre discutibili tesi, che "Questa festività (il 4 novembre n.d.a.) va vista come il necessario completamento alle feste del 25 aprile e del 2 giugno, in cui si ricordano momenti altrettanti cruciali della storia italiana. In queste tre festività la storia comune torna a farsi esperienza presente e disegna un percorso di educazione alla cittadinanza che va costantemente sostenuto, rinnovato ed arricchito di contenuti e significati."  Avete capito bene, cari amici, il Presidente della Camera, la terza carica della repubblica, ha posto sullo stesso livello storico queste tre date, le quali non possono essere più differenti e lontane tra loro, in special modo il 2 giugno 1946 è una data certamente  da non osannare nè da portare a paragone come traguardo di civiltà democratica,  quando ancora vi sono studi e polemiche sul voto referendario "viziato" da numerosi brogli e procedure, nonostante qualche storico si ostini a negare ciò o a minimizzare dopo 60 anni i nostri dubbi! Proprio per spiegare, come nostro costume, alle nuove generazioni ,come andarono le cose in quel fatidico 1946, la scrivente ripubblicherà a breve, ampliata, riveduta e corretta, lo studio "La repubblica o il caos", pubblicato qualche anno orsono. Così come non crediamo giusto che a tale convegno non sia stato invitato il Capo della Real Casa, SAR il Principe Amedeo di Savoia, nè tantomeno sia stato valorizzato il contributo morale, diplomatico e politico di S.M. Vittorio Emanuele III. I nostri politici, lacunosi in Storia Patria come in altre materie, di qualsiasi schieramento, prima di avventurarsi sulle strade della storia, dovrebbero almeno conoscere quello di cui dibattono! E come sempre, la nostra struttura è a disposizione, del tutto gratuitamente per ovviare a ciò! Viva il 4 novembre! Viva l'Italia, Viva il Re!
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 14.11.2008
 
SU STORIA IN RETE LE NOZZE DEL PRINCIPE AIMONE CON LA PRINCIPESSA OLGA

IL RAMO BUONO
di Aldo A. Mola da "Storia in Rete" di vovembre-dicembre 2008

Le LL.AA.RR. i Principi Aimone ed Olga di Savoia    Il recente matrimonio fra Aimone di Savoia e Olga di Grecia apre nuovi scenari all’interno di Casa Savoia per chiarire le questioni dinastiche. E chiudere vecchie controversie. Che hanno radici antiche nella genealogia e nella Storia…

    Sono passate in sordina le nozze tra Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e Olga di Grecia. Eppure costituiscono un evento importante. Benché possa apparire secondario, merita elogio la sobrietà della cerimonia: una lezione di stile in tempi di ostentazione sguaiata. A quello civile, officiato il 16 settembre 2008 all’Ambasciata d’Italia a Mosca dall’Ambasciatore Vittorio Sordu, è seguito il matrimonio religioso, secondo il rito ortodosso, con speciale dispensa per lo sposo, celebrato il 27 settembre nell’isola di Pàtmos nel Dodecaneso, ove risiedono i genitori della principessa, Michele e Maria di Grecia. Agli sponsali hanno presenziato i Reali di Grecia, Costantino con la consorte Anna Maria, la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia di Umberto II e stratega della cultura sabauda, la Duchessa Silvia di Savoia, la Regina di Spagna, Sofia, e una ristretta cerchia di congiunti in rappresentanza delle rispettive Casate. Senza imboccare il labirinto delle relazioni tra le dinastie europee, va ricordato che sia i Duchi di Savoia e Aosta sia i Reali di Grecia hanno legami secolari con tutte le Case per secoli sui troni del Vecchio Continente e di imperi un tempo spazianti dalle Americhe alle Marianne, da insediamenti in Cina e India a gran parte dell’Africa. La ricostruzione analitica dei rapporti tra Casa Savoia e le diverse dinastie (dai Braganza ai Romanov, dai Saxe-Coburgo-Gotha ai Borbone Orléans, e quindi con le Corone di Belgio e Danimarca, oltre che con quella del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda...) richiederebbe molto spazio ma va nondimeno accennata per capire il rilievo storico generale delle nozze di Pàtmos.
    Per meglio comprenderlo basti sottolineare che il Duca Aimone, 41 anni, dirigente di una grande impresa italiana a Mosca, è discendente diretto di Vittorio Emanuele II (1822-1878), Re di Sardegna all’abdicazione del padre, Carlo Alberto (23 marzo 1849), e proclamato primo Re d’Italia il 17 marzo 1861. Carlo Alberto ereditò il trono da Carlo Felice (1821-1831) benché fosse suo parente di tredicesimo grado.
    Il predecessore, come i suoi fratelli Vittorio Emanuele I e Carlo Emanuele IV, non ebbe discendenti maschi, sicché per la legge salica, che prevede la successione di maschio in maschio, la corona passò appunto a lui, discendente da Tomaso Francesco (1596-1656), figlio del Duca Carlo Emanuele I.
    Tra i figli di Vittorio Emanuele II i primi due divennero Re.
Il maggiore, Umberto, fu il secondo Re d’Italia (padre di Vittorio Emanuele III e nonno di Umberto II); il secondo, Amedeo Duca d’Aosta (1845-1890), fu Re di Spagna dal 1870 al 1873, Amedeo è ricordato in quel Paese come sovrano coraggioso, leale, liberaldemocratico. Lasciò quattro maschi. Il primogenito, Emanuele Filiberto, nella Grande Guerra comandò la Terza Armata. Fu sospettato di «simpatie» per la svolta fascista del 28-30 ottobre 1922 anche se poi nessuno ricorda che essa fu approvata anche da Alcide De Gasperi, Enrico De Nicola, Benedetto Croce ecc. ecc.
I suoi fratelli, tutti scapoli, furono Vittorio Emanuele conte di Torino, Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, Umberto Conte di Salemi: militari, esploratori, studiosi... Da Anna di Borbone Orléans, Emanuele Filiberto ebbe due figli. Il primo, Amedeo (1898-1942) fu Viceré d’Etiopia in successione a Rodolfo Graziani, risultato inadatto al rango conferitogli. Fatalmente abbandonato a se stesso con l’azzardato intervento nella Seconda guerra mondiale, finì per doversi arrendere agli inglesi, anche se con l’onore delle armi. Morì in prigionia in Kenya, ove è sepolto, rifiutando il rimpatrio per restare accanto ai suoi soldati prigionieri. Il secondogenito, Aimone (1900-1948), proclamato Re di Croazia (ove non mise piede), da Irene di Grecia ebbe Amedeo, quinto Duca d’Aosta, nato nel 1943, e attuale Capo della Casa di Savoia. La sua successione a Umberto II,S.M. il Re Umberto II parente di settimo grado, non fu voluta da lui. Vittorio Emanuele (nato a Napoli nel 1937) contrasse nozze con Marina Doria Ricolfi (a Las Vegas in forma civile, poi a Teheran) senza previo consenso paterno, in aperta e intenzionale violazione delle norme che regolano la Casa. Perciò il rango e i diritti di erede passarono dal Re al nipote Amedeo, come del resto Umberto II aveva comunicato al figlio (discendente, non erede dinastico) sin dal 1960. Vittorio Emanuele e suo figlio, Emanuele Filiberto, talvolta sono stati e vengono ricevuti da autorità civili. Ciampi accolse il primo al Quirinale. Il secondo si recò dal sindaco di Roma. Presidenza della repubblica, Parlamento, governo, amministratori locali e sodalizi vari non hanno però alcun titolo per interferire nelle leggi regolanti la Casa di Savoia: per due motivi semplici e fondamentali. In primo luogo la Costituzione vigente ovviamente non riconosce la Monarchia di Savoia (Ciampi non mandò un messaggio in ricordo di Umberto I nel centenario del suo assassinio a Monza, quasi non fosse suo predecessore quale Capo dello Stato; e una buffa norma transitoria e finale nega validità ai titoli assegnati dal 1922); in secondo luogo quando il 13 giugno 1946 lasciò l’Italia per l’estero Umberto II partì da Re, senza riconoscere i risultati del referendum, che del resto non erano ancora stati proclamati, e tale rimase sino alla morte (18 marzo 1983) con pienissima ed esclusiva potestà regia. In assenza degli organi previsti dallo Statuto, se anche se lo fosse proposto, neppure lui sarebbe stato in grado di modificare le regie patenti del 1780-1782 e la legge salica, che regolano la Casa di Savoia, oggi come da un millennio.
    Dunque, quanti si sono raccolti a Pàtmos non si sono trovati solo per una festa di famiglia, ma anche per riconoscere in Aimone il Principe ereditario in successione al padre, Amedeo di Savoia, Capo della Casa e Principe ereditario della Corona del Regno d’Italia. La storia non ha fretta, come dimostrano l’ascesa al trono di Carlo Alberto, l’instaurazione di Juan Carlos a Madrid, il ruolo di Simeone di Bulgaria nel suo Paese, la totale riabilitazione dello Zar Nicola II in Russia... Basta osservare le regole. Il Principe Amedeo di Savoia ha espresso l’assenso preventivo alle nozze, chiesto dal figlio secondo le norme della Casa e le ha comunicate a chi di diritto. In un mondo che cambia, le nozze di Pàtmos sono state una conferma di Aimone di Savoia e Olga di Grecia regole secolari.
DATA: 07.09.2008
     
E' IN EDICOLA IL NUMERO DI NOVEMBRE-DICEMBRE DI STORIA IN RETE

Storia in Rete - Novembre 2008E' uscito il numero di novembre del pregiato periodico di approfondimento storico "Storia in Rete", diretto dal Dott. Fabio Andriola. 
Numero dedicato quasi per metà al Novantesimo della Vittoria italiana nella Grande Guerra, Storia in Rete di novembre-dicembre offre ai lettori un’ampia panoramica dell’ultimo anno del conflitto mondiale, con analisi della battaglia del Piave e di Vittorio Veneto, una retrospettiva fotografica, considerazioni sul valore di questa ricorrenza e della memoria e rubriche dedicate. Ma questo numero Storia in Rete non è solo Grande Guerra. Riflettori accesi sulle elezioni americane e sulle incredibili ispirazioni che un professore nazista trasse dall’America. Un salto indietro nel tempo, invece, ci riporta fra quei Gonzaga delle Nebbie cui in questi giorni è dedicata una bella mostra nel Mantovano. Continua l’intricata spy-story legata alla strage nazista della Storta (1944) e quindi Storia in Rete anticipa un capitolo dalla nuova biografia del controverso Nicola Bombacci, il fondatore del PCI che morì a Dongo con Mussolini. Nuovo balzo nel passato, con il glamour tragico di Murat, il genero di Napoleone, re di Napoli e glamour dinastico con le relazioni fra il ramo dei Savoia-Aosta con la nobiltà greca in un articolo del Presidente della Consulta dei Senatori del Regno Aldo Alessandro Mola. Tutto questo e molto altro su Storia in Rete di novembre-dicembre.
In tutte le edicole - € 6.
DATA: 07.11.2008
   
BULGARIA: CONGRESSO DEL MOVIMENTO NAZIONALE DI RE SIMEONE II

S.M. il Re Simeone II di Bulgaria    Si è svolto nella città di Gabrovo, il 18 ottobre, il quarto congresso del Movimento Nazionale guidato da Simeone II. Difronte a migliaia di delegati ed a illustri ospiti, leader politici provenienti da numerosi paesi dell’Unione Europea, i delegati hanno rieletto all’unanimità Simeone II a leader del Movimento e, come da lui richiesto, hanno mutato il nome in “Movimento Nazionale per la Stabilità e per il Progresso”  che lascia invariata la sigla NDSV.
    Forte impressione ha suscitato nei presenti, e nell’opinione pubblica, il discorso molto significativo del Primo Ministro Sergey Stanishev. Il Premier ha elogiato la figura e l’opera di Simeone II sottolineando come, fin dal suo ritorno in Patria nel 1996, egli abbia dato un contributo determinante al superamento della transizione e al consolidamento della democrazia in un nuovo clima di dialogo, di rispetto e di confronto delle idee e delle proposte finalizzate all’interesse nazionale. Nel ripercorrere le tappe delle ultime due Legislature, con lo storico traguardo dell’ingresso nell’Unione Europea, il Primo Ministro ha rilevato che Simeone II è uno statista che riscuote rispetto in tuttaIl Congresso Europa e che lui stesso ha imparato dalla sua saggezza, dalla sua autentica dedizione allo Stato e dalla sua cultura sempre orientata al bene comune e a una visione del futuro fondata sul dovere e sulla responsabilità. Stanishev ha colto l’occasione per ricordare il ruolo storico del Re Ferdinando I, nonno di Simeone, nella proclamazione dell’indipendenza nazionale di cui lo scorso 22 settembre è stato celebrato il 100° anniversario.

DATA: 05.11.2008
   
IV NOVEMBRE:
NON CENSURATE IL “BOLLETTINO DELLA VITTORIA”

    In occasione del 90° anniversario della Vittoria del 4 Novembre 1918, Gian Nicola Amoretti e
Sergio Boschiero, rispettivamente presidente e segretario nazionale dell’Unione Monarchica
Italiana, hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:
 
   “ Non esaltiamo la guerra ma il valore dei nostri soldati che, al prezzo di seicentomila caduti e di
oltre un milione di feriti e mutilati, fecero della Grande Guerra 1915-1918 l’ultima impresa del
Risorgimento, che completò l’unità nazionale ricongiungendo alla Patria comune le città di Trieste,
Trento e le terre Giuliano-Dalmate.
    Per la prima volta nella storia, italiani di ogni regione, di ogni fede religiosa e politica e di ogni
classe sociale concorsero ad una grande impresa vittoriosa.
    Il nostro ricordo va ai valorosi Caduti e al Re Vittorio Emanuele III che trascorse i tre anni di
guerra accanto ai nostri soldati nelle zone del fronte e che, nel “convegno di Peschiera” del
novembre 1917, convinse i comandanti alleati della validità della linea di resistenza sul Piave.
    Egli merita che il “bollettino della Vittoria”, firmato dal Generale Armando Diaz, venga letto
domani senza le solite indegne censure là dove è scritto che la guerra era posta “sotto l’alta guida di
S.M. il Re”.
    Auspichiamo che anche le spoglie di questo Sovrano trovino sepoltura nel Pantheon, accanto a
quelle degli altri Re dell’Italia unita”.
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DATA: 03.11.2008
     
LA BANDIERA DEL REGNO D'ITALIA ALLA MARATONA DEL DESERTO
    L'alessandrino Giorgio Simonetti, in questi giorni impegnato a Courmayeur, a ottobre, ha partecipato all'ennesima maratona internazionale nel deserto africano.
    Proprio in quell'occasione l'alessandrino, già noto per diverse imprese podistiche di resistenza in ogni parte del mondo, ha esibito la Bandiera del Regno d'Italia nel deserto dell'Oman, nel campo dei concorrenti.
    Carmine Passalacqua e i Soci del Club Reale Vittorio Amedeo II U.M.I. di Alessandria sono orgogliosi di vedere onorata la Bandiera che fu del Duca degli Abruzzi, Luigi di Savoia, nelle imprese alla scoperta delle foci del Nilo ed al Polo Nord insieme all'astigiano Umberto Cagni ed altri giovani entusiasti; la Bandiera che sventolava sull'Amba Alagi con i nostri Soldati dell'A.O.I. al comando del Principe Amedeo di Savoia, secondo Duca d'Aosta, Eroe e Medaglia d'Oro al Valor Militare.
    "Un pensiero di affetto per i nostri Caduti nella ricorrenza del 90esimo anniversario della festa della Vittoria 4 Novembre 1918, affinchè la Bandiera italiana possa sventolare per imprese sportive ricordando tanti giovani eroi" afferma Carmine Passalacqua.
DATA: 03.11.2008
   
RADUNO DI ASSOARMA A TRIESTE IL 1 E 2 NOVEMBRE

dal sito www.triestecultura.it    L’Assoarma, sodalizio che riunisce le principali Associazioni combattentistiche e d’arma d’Italia, ha indetto per il 1 e 2 novembre 2008 – in occasione del 90° anniversario della Vittoria – un grande raduno a Trieste.
    Il 1 novembre avranno luogo cerimonie commemorative dei Caduti a San Giusto, presso la Foiba di Basovizza e alla Risiera di San Saba, mentre nel pomeriggio le principali bande delle FF.AA. sfileranno per le vie di Trieste e un concerto della Banda Militare dell’Esercito concluderà la giornata nello storico teatro Verdi.
    Il 2 novembre la piazza Unità d’Italia vedrà la cerimonia dell’alza bandiera, lo schieramento in rada dei mezzi navali e sulla piazza dei radunasti di Assoarma con i labari e i vessilli, lo sbarco dei Bersaglieri nel molo antistante,a loro dedicato, gli onori ai gonfaloni dei Trieste e Gorizia, decorati di M.O.V.M.,ai Medaglieri delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, alla bandiera di guerra del reggimento schierato in armi. Dopo gli interventi commemorativi avrà luogo la sfilata dei radunasti e il lancio di paracadutisti.
    L’Unione Monarchica Italiana si inchina deferente nel ricordo dei gloriosi Caduti, si stringe commossa alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, custodi delle tradizioni militari del popolo italiano, e invita tutti i monarchici a unirsi alle celebrazioni  facendo memoria del Re Soldato.
F.A.
DATA: 01.11.2008
   
ALESSANDRIA:  PRESENTATO IL RESTYLING DELLA STAZIONE 

Il Sindaco Pier Carlo Fabbio con il Consigliere Carmine PassalacquaIl 10 ottobre scorso, è stata ufficialmente presentata la nuova veste dells stazione ferroviaria di Alessandria, dopo i lavori di ristrutturazione e restyling. All'evento ha partecipato il consigliere comunale e Vicesegretario naz. U.M.I. Carmine Passalacqua che accompagnava il Sindaco Pier Carlo Fabbio.
    Riportiamo il testo del discorso, in cui è proposto un aneddoto sul primo Re d'Italia, del Primo Cittadino di Alessandria, rivolto all'ing. Moretti, amministratore delegato di Ferrovie Italia spa.

IL DISCORSO DEL SINDACO:

        "Grazie, alle autorità, e grazie all’Ingegnere Mauro Moretti per questo invito.
foto dal sito www.fsnews.it    A noi piace pensare che questo sia il terzo tempo di questa stazione. Il primo fu quello a metà dell’800, con l’inaugurazione della stazione il 20 febbraio 1854 alla presenza del re Vittorio Emanuele II. Poi l’abbattimento della vecchia stazione che era stata dichiarata dalle stesse autorità locali inadeguata alle nuove esigenze del trasporto viaggiatori, e l’inaugurazione della nuova nel 1940 alla presenza del capo del Governo, Cavalier Benito Mussolini. Infine oggi siamo giunti al terzo tempo che avviene alla presenza dell’Ingegner Mauro Moretti.
Non so quale accoglienza ebbe il Duce, ma per il re, appena il treno arrivò alla stazione di Solero, partì una salva di cannoni dalla Cittadella.
    Noi non siamo riusciti ad accoglierla cosi, ma ci abbiamo messo la nostra buona volontà nel preparare un ambiente esterno che fosse in qualche modo congruo rispetto alla stazione che si rifaceva l’immagine. Certo non è cambiato lo stile, prodotto del razionalismo che caratterizza ancora le forme portanti di questa stazione, nonostante il restyling. All’esterno abbiamo messo in ordine la fontana, progettato e realizzato con Space Cannon una nuova illuminazione della medesima, così come abbiamo proseguito, terminandoli, i lavori iniziati dall’amministrazione precedente, per mettere in ordine i viali e l’illuminazione dei giardini.
    Devo subito dire che la stazione fu proprio vissuta negli anni ’40 come un elemento perfoto dal sito www.fsnews.it inneggiare al regime, tanto è vero che dalla stazione si dipartiva un percorso in linea retta che arrivava direttamente al palazzo del littorio, tutto era in qualche modo collegato. Con la ristrutturazione dei giardini abbiamo ripreso i percorsi che quindi si presentano nelle forme originali.
Siamo invece interessati a fare un regalo all’Ingegner Moretti: mettere cioè la nostra buona volontà, le nostre risorse, la nostra capacità, anziché la salva di cannoni, per potere al più presto attivare la ristrutturazione dell’Hub ferroviario. Siamo pronti da subito a essere vostri partner anche per rispondere alle preoccupazioni dei lavoratori, che a modo loro le hanno tributato un benvenuto, appena fuori dalla nuova stazione.
    Vede Ingegnere Moretti, se lei si fermerà qualche ora qui in Alessandria, probabilmente riusciremo ad essere accoglienti e nello stesso tempo utilizzare questo suo momento nella città per mettere in piedi una procedura il più possibile accelerata per la ristrutturazione dell’hub. A noi, per effetto della firma del protocollo d’intesa, spetterebbe costruire una strada e null’altro. Ma non ci basta, vogliamo fare di più per la nostra città; vogliamo effettivamente aiutare Ferrovie dello Stato a realizzare i propri obiettivi e a rilanciare uno stabilimento industriale, rinunciando anche alle nostre prospettive di espansione logistica sul territorio, per convergere sulle vostre prospettive di espansione logistica all’interno dell’Hub.
foto dal sito www.fsnews.it    Termino con una curiosità. Quando il Re Vittorio Emanuele II lasciò Alessandria - glielo dico perché, più sta qui, più è sicuro - dovette raggiungere Genova con la nuova linea Torino – Genova.     L’anno prima il Conte Camillo Benso di Cavour, nel provarla, l’aveva percorsa in 3 ore e mezza. Era un tempo straordinario per l’epoca. Al Re, però non andò così bene. Per un guasto del locomotore, il treno con la famiglia reale a bordo, si fermò sotto una galleria, ci mise 2 ore e mezza da Alessandria a Genova e arrivò a Genova tutto nero di fuliggine. Raccontano le cronache che ci volle tutta la diplomazia di cui era capace il Re per superare l’incidente.
    Allora, ing. Moretti, stia di più insieme a noi; rischierà di meno e ci aiuterà a raggiungere in minor tempo gli obiettivi che abbiamo insieme sottoscritti"
                                    Il Sindaco di Alessandria
                                           Piercarlo Fabbio


DATA: 29.10.2008
   
NELLE LIBRERIE IL NUOVO LIBRO DI MONZALI
ANTONIO TACCONI E LA COMUNITA’ ITALIANA DI SPALATO

ANTONIO TACCONI E LA COMUNITA’ ITALIANA DI SPALATO    Spalato/Split, principale centro costiero della Dalmazia e seconda città della Croazia, è stata per secoli una comunità urbana multietnica e bilingue, abitata da slavi dalmati, italiani, croati e ebrei. Il fine di questo volume è la ricostruzione di alcuni momenti fondamentali della storia di uno dei gruppi nazionali che più profondamente hanno segnato la storia della città, ovvero la collettività italiana. Si è cercato di fare ciò attraverso lo studio della biografia di uno dei principali leader politici italiani di Spalato nella prima metà del Novecento, l’avvocato Antonio Tacconi. Discendente di una famiglia lombarda emigrata in Dalmazia, espressione della borghesia autonomista e italiana, Tacconi fu dirigente del Partito autonomo-italiano negli ultimi anni della dominazione asburgica, per poi divenire uno degli animatori del Fascio Nazionale Italiano spalatino, l’organizzazione che si batté per l’annessione di Spalato all’Italia dopo il 1918. Nominato senatore del Regno d’Italia nel 1923, Tacconi fu la guida politica della comunità italiana di Spalato fra le due guerre mondiali, divenendo sindaco della città durante l’occupazione fascista. Come la maggior parte dei suoi connazionali, fu costretto ad abbandonare la Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale, per trasferirsi in Italia, dove morì nel 1962. Una figura complessa e controversa, quella di Tacconi. Il suo passionale e romantico nazionalismo italiano è comprensibile solo se studiato nel suo specifico contesto storico-politico, quello dell’epoca delle lotte nazionali nell’Impero asburgico e della successiva diffusione delle ideologie autoritarie e totalitarie (i nazionalismi conservatori autoritari, i fascismi e i comunismi) in Europa centrale e meridionale. La sua personalità e la sua azione politica, in gran parte spese nella difesa dell’identità culturale e nazionale della collettività italiana di Spalato, sono studiate in questo volume abbandonando le schematizzazioni ideologiche e propagandistiche e ponendosi, piuttosto, sul terreno della ricostruzione storica rigorosamente documentata. Mediante l’analisi dell’attività politica del senatore è stato possibile ricostruire e comprendere i difficili problemi e le drammatiche sfide che la comunità italiana spalatina si trovò ad affrontare nella prima metà del XX secolo.  In modo tragico la vita di Antonio Tacconi coincise con il declino e il tramonto degli italiani di Spalato, che, per molti secoli elemento dominante nella vita della città, nel corso della prima metà del Novecento vennero distrutti come comunità organizzata, vittime dell’evoluzione sociale, economica e nazionale della società dalmata, ma soprattutto della politica violenta ed intollerante di sistemi autoritari e illiberali come la Iugoslavia monarchica, l’Italia fascista e il regime totalitario comunista iugoslavo.

DATA: 29.10.2008
   
LA LEZIONE DI GIOLITTI

Aldo Alessandro Mola    Lunedì 27 ottobre, alle ore 15, il Consiglio Provinciale di Cuneo ha ricordato Giovanni Giolitti nell’80° della morte. Ne ha molti motivi. Consigliere provinciale per il mandamento di Caraglio dal 1885 al 1920, poi per quello di Prazzo e San Damiano Macra, Giolitti fu presidente del Consiglio Provinciale dal 1905 al dicembre 1925, quando rassegnò le dimissioni da Presidente e consigliere in circostanze drammatiche.
    L'apertura dei lavori ha visto la partecipazione dello storico  Aldo A. Mola, biografo di Giolitti e autore della Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo dal 1859 al 1925 (Torino, 1971).
    Pubblichiamo un resoconto del suo intervento.


GIOVANNI GIOLITTI PER LA DEMOCRAZIA E  LA PACE (1908-1928). UN BILANCIO CRITICO
di Aldo A. Mola
Giovanni Giolitti    Dal 1908 Giovanni Giolitti (Mondovì,1842-Cavour,1928), per la terza volta presidente del Consiglio dei ministri (1906-1909), ebbe chiaro che la crescita civile della Nuova Italia era strettamente connessa alla pace europea, minacciata da nazionalismi e ideologie rivoluzionarie (tensione franco-germanica, esasperazione degl’imperialismi, annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria, guerra russo-giapponese, confronto russo-inglese per il dominio sull’Afghanistan ...).  Giolitti mirò a conciliare la lealtà ai patti esistenti (la Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria) con nuovi accordi (trattato con l’Impero russo, firmato a Racconigi, nell’ottobre 1909), l’amicizia “alla pari” con la Francia e quella, mai messa in discussione, con la Gran Bretagna. In quest’ottica nel 1911  il Quarto governo Giolitti (1911-1914) dichiarò la sovranità italiana sulla Libia: un rischio calcolato per pacificare il Mediterraneo mentre l’Impero turco-ottomano crollava nel groviglio delle guerre balcaniche.
    Giolitti bilanciò l’attivismo in politica estera, che conosceva a fondo, con il riconoscimento del diritto di voto a tutti i maschi e profonde riforme: istruzione, beni culturali, sanità, statizzazione delle assicurazioni sulla vita, tutela degli emigranti, intervento di governo e amministrazioni locali a sostegno dei bisognosi, leggi speciali per regioni arretrate, specialmente nel Mezzogiorno, tutela delle acque, ecc.
    Monarchico, liberale e fiducioso nella ragionevolezza della politica Giolitti non colse l’ascesa dell’irrazionalismo (nazionalisti, futuristi, militaristi, socialrivoluzionari, anarchici...). La conflagrazione europea dell’agosto 1914 lo colse impreparato. Invano cercò di arrestare la corsa verso l’intervento.  Si chiuse a Cavour (come già nel 1893), ma da presidente del Consiglio provinciale di Cuneo lanciò messaggi forti all’Italia in vista del dopoguerra. Occorreva affidare la pace ai Parlamenti, espressione diretta dei popoli, chiamati a decidere le sorti dell’umanità.
Una quinta volta a capo del governo tra il 1920 e il 1921 Giolitti fu l’unico statista italiano a comprendere a fondo e a cercar di fronteggiare le dimensioni della crisi di civiltà dalle quali scaturirono i regimi totalitari e autoritari (comunismo, fascismo, nazionalsocialismo...).
Rispose con nuove grandi riforme, parte attuate, parte lasciate in eredità ai governi seguenti (compartecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, nominatività dei titoli azionari, assegnazione ai contadini nullatenenti di terre incolte...; leggi sull’obbligo dell’istruzione e sulla cittadinanza).
    Iscritto al gruppo parlamentare della Democrazia liberale, rieletto deputato nell’aprile 1924 con Marcello Soleri ed Egidio Fazio, Giolitti tentò l’unica via per sostituire il governo Mussolini,  facendo prevalere alla Camera la maggioranza parlamentare moderata all’epoca ancora esistente, ma non ebbe seguito. Socialisti, popolari e repubblicani preferirono astenersi dall’Aula: una scelta politicamente suicida.
Rifiutato il baratto tra presidenza del Consiglio provinciale e  tessera del Partito nazionale fascista e rivendicata la propria coerenza di liberale, dal dicembre 1925, pressoché isolato a Cavour, avvertì che l’Europa, incapace di federarsi, preda degli egoismi nazionali, andava alla deriva verso una nuova grande guerra. Poco prima di morire respinse alla Camera la riforma della legge elettorale che abolì la libertà di scelta tra candidati.
    Giolitti insegnò che la pace interna e internazionale non è un “dono”: essa si fonda sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, basata su informazione e dedizione di ciascuna persona agl’interessi generali permanenti del proprio Paese e dell’umanità.

DATA: 28.10.2008
   
SUCCESSO A NOTO PER LA COMMEMORAZIONE DEL 90° DELLA VITTORIA

L'intervento di Sergio Boschiero al teatro di Noto   La suggestiva ed elegante cornice del Teatro Comunale di Noto, eretto in un trionfo architettonico neoclassico nel 1862 e dedicato a Vittorio Emanuele II nel 1878, ha visto celebrare il convegno per il 90° anniversario della Vittoria, promosso dall’Istituto del  NASTRO AZZURRO DECORATI AL VALOR MILITARE, dall’ Istituto Naz. GUARDIE D’ONORE REALI TOMBE PANTHEON e dal  Comune siciliano. L’evento, patrocinato dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Croce Rossa Italiana di Siracusa, dall’Istituto per la Storia del Risorgimento e dall’U.M.I., ha avuto particolarmente successo per l’afflusso del numeroso e qualificato pubblico, proveniente da tutta la Sicilia, che ha gremito la platea e i palchi, e l’adesione dell’Assemblea Regionale Siciliana, dei Comuni e delle Autorità Militari della provincia. L’ingresso dei gonfaloni dei Comuni e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, al suono dell’inno nazionale, ha principiato la solenneAllegorria della Vittoria manifestazione, continuata dopo gli onori ai Caduti e la lettura della motivazione della M.O.V.M al Milite Ignoto con i saluti dell’On. Prof. Vincenzo Vinciullo, deputato di Siracusa all’Assemblea Regionale Siciliana, in rappresentanza del Presidente On. Cascio, del Sindaco del Comune di Noto, Avv. Corrado Valvo, del Rev. Mons. Guccione, Vicario Generale della Diocesi, in rappresentanza di S.E. Mons. Crociata, Amministratore Apostolico della Diocesi e neo Segretario della CEI, e dell’Avv. Francesco Atanasio, che ha dato lettura del messaggio inviato dal Ministro della Difesa, On.La Russa. Ripetutamente applauditi gli interventi del Comandante Ugo d’Atri, Presidente delle GG.OO. e di Sergio Boschiero, Segretario nazionale dell’U.M.I., che hanno celebrato ufficialmente l’evento. Un suggestivo filmato, curato dalla Sezione U.M.I. di Noto, con immagini del Re Soldato, di Trieste liberata e della visita dei Principi Umberto e Maria Josè a Noto nel 1933, ha concluso l’evento, suggellatosi con l’omaggio agli intervenuti della ristampa anastatica del volume edito nel 1938 dal Ministero della Guerra per il Ventennale della Vittoria curata dalla Delegazione delle GG.OO  e dal Comitato U.M.I di Siracusa.
SEGUIRA' AMPIO SERVIZIO FOTOGRAFICO

DATA: 27.10.2008
 
NELLE LIBRERIE IL NUOVO LIBRO DI FISICHELLA
UN'ATTENTA ANALISI DEL FEDERALISMO

    Se in Svizzera, Germania, Stati Uniti il federalismo, sia pure variamente configurato, ha avuto ed ha un ruolo aggregante, applicato all’Italia tale forma istituzionale si sta realizzando in una logica disgregante, contraria sia alla storia nazionale, sia alle esigenze del tempo presente e ancor più alle necessità del futuro. La coerenza istituzionale della nazione e la sua coesione interna, infatti, sono assolutamente indispensabili per l’impegno nel contesto europeo e globale, se vogliamo agire, competere e cooperare da protagonisti. Questo libro analizza i passaggi di un percorso dissolutivo che minaccia di riportare l’Italia alla condizione di espressione geografica.
    Domenico Fisichella, senatore per quattro legislature, ministro per i Beni culturali e ambientali, vicepresidente del Senato per dieci anni, professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della Politica nelle Università di Firenze e Roma “La Sapienza”, è autore di numerosi studi tradotti in varie lingue. I suoi libri più recenti sono: Totalitarismo. Un regime del nostro tempo (Carocci 2002), Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale (Il Mulino 2005), Joseph de Maistre pensatore europeo (Laterza 2005), La democrazia contro la realtà. Il pensiero politico di Charles Maurras (Carocci 2006), Crisi della politica e governo dei produttori (Carocci 2007), Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes (Carocci 2008).

Domenico Fisichella,“La questione nazionale”.
Per una critica del federalismo

EDITORIALE PANTHEON - Collana “Interventi”
pp.112, Euro 7,00
ISBN 88-7434-061-3

DATA: 27.10.2008
 
COME L’AMBASCIATA D’ITALIA A LISBONA SI COMPORTÒ CON IL RE ESULE

Indro Montanelli (1940)    Abbiamo scoperto questa lettera di Montanelli su una prima pagina del settimanale “Candido”, diretto da Giovannino Guareschi: si tratta del n. 2 dell’ 11 Gennaio I948.
    La lettera ci illumina il Montanelli che abbiamo sempre ammirato, grande italiano e monarchico come rimase fino alla morte. Tanto per Guareschi quanto per Montanelli, a proposito della loro fede monarchica, il regime repubblicano ha sempre usato il silenziatore; giornali, pubblicazioni e trasmissioni televisive li hanno sempre definiti "conservatori".
    La parola monarchico, riferita a personaggi di grande livello morale e intellettuale, andava taciuta, epurata, censurata. Ogni regime ha i suoi lacchè e da noi, ai primi vagiti, già esistevano.
    Ricordiamo con orgoglio che Indro Montanelli è stato Consigliere nazionale dell'U.M.I..


    Cari Amici,
        poiché il vostro è l'unico giornale in cui sia consentito a un monarchico come me di scrivere la parola Re con la R maiuscola - diritto riconosciutomi perfino dalla Costituzione testè approvata - permettetemi di segnalarvi quanto segue:
    Qui a Lisbona c'è un Ministro d'ltalia che, tanto per non fare nomi, si chiama Grossardi: il quale tempo fa, avendo saputo che alcuni salesiani nostri compatrioti avevano invitato Umberto II a una piccola festa per i ragazzi del loro collegio, li mandò a chiamare e tolse loro il passaporto. “Nenni mi ha mandato qui a ripulire la stalla”, rispose a chi avanzava qualche dubbio sulla correttezza di un tale procedimento. Poco dopo il viceaddetto aeronautico Cap. Moschino, dovendosi recare in Italia, fece sapere al Re che volentieri gli avrebbe portato della posta, Il Re lo ringraziò e scrisse a un suo corrispondente di Roma di affidare pure le lettere al suddetto Capitano, se aveva da mandarne. Così fu fatto.
    Il Cap. Moschino giunse a Lisbona con una trentina di lettere, che furono immediatamente sequestrate dal Ministro Grossardi, aperte e mai più consegnate al destinatario.
Queste cose non mi sono state raccontatc dal Re, dal quale sono stato e mi sono trattenuto a lungo proprio l'antivigilia della morte di Suo Padre. Me le hanno raccontate, con orrore, gli italiani di Lisbona, alcuni dei quali sono repubblicani (ma galantuomini bene educati) e con ancora più orrore i portoghesi, i quali si affrettarono a far sapere al governo di Roma che, sin quando Umberto era ospite di casa loro, non avrebbero consentito a nessuno, italiano o non italiano, ministro o non ministro, di mancargli di rispetto.
    Il Ministro Grossardi fu una fervida camicia nera del ventennio. Nulla di male, visto che camicie nere, più o meno fervide, nel ventennio lo siamo stati tutti o quasi tutti. Nulla di male nemmeno che a un certo punto egli abbia sostituito alla cimice littoria quella socialista.
Il guaio comincia dal momento in cui, come conseguenza di quanto sopra, egli si credette in dovere di cambiare il cilindro che, come rappresentante di Sua Maestà, portava idealmente in capo, col basco suggeritogli dal nuovo gerarca di palazzo Chigi, Pietro Nenni, e di intonare a quell’arnese di dubbio gusto tutto il suo nuovo modo di essere e di comportarsi. Perché se la morale politica può anche consentire a un monarchico di diventare repubblicano, la morale comune vieta a chiunque di aprire la posta altrui. Né credo che ci sia qualcuno, fra i contribuenti italiani monarchici o repubblicani che siano, disposto a pagare un ministro quarantamila "escudos" al mese, cioè la bellezza di un milione di lire, per assolvere il modesto compito di ritirare il passaporto a dei padri salesiani e di rubare le lettere a un Re esiliato, la cui assoluta correttezza è riconosciuta dai suoi
stessi avversari. Ma soprattutto penso che non ci sia nessun italiano felice di sapere che un loro Ministro si è fatto deplorare per villania dal governo straniero presso il quale egli si trova accreditato a rappresentare non solo i nostri interessi, ma anche il nostro buon nome di persone civili.
    Grossardi ora è stato silurato, e questa lettera potrebbe quindi sembrare pleonastica.
    Senonché egli ha annunciato che, rientrando in Italia, si presenterà alle elezioni nella lista dei nenniani. È il suo posto.
    E ora un'altra cosuccia. Nel lungo colloquio che ebbi col Re, Egli mi domandò di varie cose d'ltalia, fra cui anche dei fatti di Milano. E disse a un certo punto con ammirevole ingenuità: “Me ne dispiace proprio per Troilo, che è una così brava persona. Lo conobbi mentre combatteva con la sua “Maiella” ed era un bravo soldato. Anzi ricordo che mi scrisse una nobilissima lettera per dirmi che la Medaglia d'Oro lui non avrebbe potuto accettarla che dalle mani “del suo Re”. A questo punto non ebbi più il coraggio di dire a Sua Maestà che la defenestrazione di Troilo era stata interpretata dalle sinistre milanesi come un oltraggio alla repubblica e al suo più fedede paladino.
    Vedete un pò quante cose si vengono a sapere sull'Italia, quando si va fuori d’Italia.
Indro Montanelli

DATA: 24.10.2008
 
INVITO A PRANZO CON RE E PRINCIPI DI CASA SAVOIA
Dopo la fine della monarchia, aperte al pubblico le cucine storiche di Palazzo Reale a Torino

Torino - Le cucine a Palazzo Reale    (Torino, Palazzo Reale) - Nei piani superiori del palazzo, la magnificenza della vita di Corte; in quelli inferiori, la perfetta macchina delle cucine: con questa azzeccata definizione Daniela Biancolini, direttore di Palazzo Reale, insieme al direttore regionale, Liliana Pittarello e al presidente della Consulta dei beni culturali, Lodovico Passerin d’Entrèves, ha presentato la nuova tappa di recupero della grande dimora dei Re sabaudi: le cucine storiche, ovvero 15 sale con ghiacciaie, cantina e dispense destinate ai cuochi di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena e quelli dei principi di Piemonte Umberto e Maria José.
    Situate nei sotterranei dell’ala di levante del palazzo, da quando i Savoia avevano lasciato l’Italia erano in totale stato di abbandono, un “non luogo” con cataste di sedie, mobili, addirittura una betoniera fuoriuso. Grazie ai fondi arrivati dal Ministero dei Beni Culturali dopo l’incendo del 1997, alla sinergia con la benemerita Consulta per la valorizzazione dei beni artistici di Torino, dopo due anni di intenso lavoro di restauro con una spesa di circa 850mila euro, gli ambienti sono animati di nuova vita: il visitatore può ammirare forni, spiedi, montacarichi, oltre all’imponente dotazione del servizio di “bocca”. Pensate sono conservati ben 1500 utensili in rame.
    Come e cosa mangiavano i re? Il calendario della cucina era diviso in 224 giorni di “grasso” e 141 di “magro”: una vera e propria dieta descritta nei pochi documenti ritrovati: carne, lardo, grasso, “butirro”, pernici, “ova”, limoni e citroni. Le carni venivano insaporite con “speciarie” come cannella, garofani, pepe, pignoli… Sottolinea Daniela Biancolini: «Le fonti archivistiche sul palazzo citano espressamente le cucine di Corte dalla fine del XVI secolo, testimoniando le iniziative edilizie e di arredo e segnando le stagioni di maggiore fervore costruttivo: gli anni centrali del Seicento, la seconda metà del Settecento e il periodo napoleonico, quando le manutenzioni e le forniture vengono commissionate per  la maison de l’Empereur e pour l’usage de la Cuisine francaise. Con il ritorno dei Savoia i locali di lavoro, così come le sale di rappresentanza, vengono revisionati, compresa la Reale Cucina, la “piccola cucina a levante dell’Appartamento delle Principesse” e la “cantina del vino della Reale Famiglia”. L’ascesa al trono di Carlo Alberto e la ventata di rinnovamento che lo accompagna arriva anche nelle cucine, affidate al capo cuoco Domenico Gromont con l’aiuto, fra gli altri, di Giovanni Vialardi, che raccoglierà le ricette di Corte raggiungendo la fama.
    Durante il regno di Vittorio Emanuele II viene registrato il “traslocamento” delle cucine daiTorino - Le cucine a Palazzo Reale sotterranei del padiglione nord-est a quelli del padiglione nord-ovest aggiungendo in realtà un’ulteriore locale per la cottura dei cibi agli ambienti già esistenti; viene inoltre realizzata la nuova bottiglieria dotata di scaffali in legno, ancora conservata. L’ultima fase di interventi coincide con l’ultima fase di vita del Palazzo come residenza sabauda: nuovi, moderni forni, ghiacciaie, spiedi, montacarichi vanno ad aggiungersi alla già imponente dotazione di strutture a servizio della tavola dei sovrani, tra cui 1500 utensili in rame. Oltre ai locali per la cottura dei cibi, vi sono due ghiacciaie, una sala per la distribuzione dei cibi, un locale per il lavaggio delle stoviglie e una cantina per i vini. In questa veste le cucine sono giunte sino a noi, conservate in stato di leggibilità malgrado inevitabili attacchi del tempo e il più triste disinteresse degli uomini, che nella seconda metà del Novecento le avevano ridotte a magazzino. Quindici sale articolate tra cucina del re (Vittorio Emanuele III) e un’altra a specifico uso del suo erede, il Principe di Piemonte Umberto (futuro Umberto II), la cui presenza a Palazzo tra il 1925 e il 1932 ha costituito il fil rouge per il restauro e la presentazione dei locali che state per visitare».
    Dalle cucine si sale all’appartemento di Madama Felicita, dove la contessa Consolata Beraurdo di Pralormo ha curato uno splendido allestimento con ricche suppellettili della sala da pranzo, del salottino della cioccolata e della stanza della prima colazione, degno coranamento del percorso nelle cucine reali, visitabile fino all’8 gennaio 2009 (mart-dom. 8,30-19,30, info 331-3912631).
Vittorio G. Cardinali
DATA: 21.10.2008
   
L'ARALDO DI BIELLA SETTEMBRE-OTTOBRE 2008

E' uscito il numero di Settembrre-Ottobre dell'Araldo di Biella, il foglio informativo del Coordinamento Provinciale dell'U.M.I., curato da Alberto Conterio.
In questo numero:  8 settembre, ancora demagogia; commemorazione di S.M. il Re Umberto II; l'operato di S.M. il Re Vittorio Emanuele III; Federalismo ad personam; la crisi dei mutui e molto altro ancora!
Per riceverne una copia inviate la richiesta all'indirizzo e-mail   umi.araldobiella@hotmail.it
Per ulteriori informazioni www.biellamonarchica.it

DATA: 21.10.2008
   
NUOVA SEZIONE DEL SITO: BIBLIOGRAFIA MONARCHICA

Libri Monarchici    L’Unione Monarchica Italiana mette a disposizione di coloro che consultano questo sito un elenco di pubblicazioni, opera di studiosi seri e preparati, spesso autentiche celebrità, che trattano dell’Istituto monarchico sotto vari profili.
    L’elenco riunisce volumi sia di recente pubblicazione, rintracciabili nelle migliori librerie, sia libri  risalenti nel tempo, rintracciabili comunque nelle migliori biblioteche pubbliche o presso librerie antiquarie. Potranno essere indicati anche articoli di riviste o di giornali, senza limite di data (in quanto reperibili nelle emeroteche), aventi il suddetto argomento e con le caratteristiche della serietà. Insomma ogni pubblicazione che tratti della Monarchia o dei suoi membri o di personaggi ad essa legati.
    Si ritiene di fornire così agli utenti un’ampia e corretta bibliografia monarchica priva di errori, di malevolenze e di pettegolezzi, composta di opere scritte sine ira et studio.
    L’elenco viene arricchito da tutti coloro che vorranno segnalare ulteriori pubblicazioni aventi le caratteristiche sopra indicate. Sono quindi esclusi libri e stampati in genere, di pettegolezzi o denigratori. Ai collaboratori va fin d’ora il nostro ringraziamento.
    I contributori dovranno -per uniformità- naturalmente utilizzare nell’inserimento dei titoli le modalità grafiche già usate (punteggiatura, spazi, maiuscole, virgolettato, ecc).
DATA: 21.10.2008

LA REGINA ELISABETTA IN VISITA ALLA SEDE LONDINESE DI GOOGLE

Il logo "reale" di Google in occasione della visita della Regina Elisabetta    Alla coppia reale mostrate tutte le più moderne tecnologie del web.
La passione per la tecnologia della sovrana inglese la conduce anche, accompagnata dal principe Filippo, negli uffici londinesi del noto motore di ricerca che per l'occasione ha creato una speciale versione on line.
    Londra, 16 ott. - (Adnkronos) - Le piace comunicare via e-mail, si è rivolta ai suoi sudditi attraverso Youtube, ha un suo sito web, un telefonino ed un canale televisivo reale. Considerata questa passione per la tecnologia, la regina Elisabetta non poteva non visitare la sede britannica di Google, il più noto motore di ricerca per gli internauti.
    E la società ha risposto alla visita di cortesia fatta dalla regina e dal marito, il principe Filippo, creando una versione speciale della pagina britannica di google, dove la seconda 'g' e' stata stilizzata in modo da raffigurare la testa della regina, mentre sulla 'e' viene posta la corona (nella foto).
    Nel corso della visita, alla coppia reale sono state mostrate tutte le più moderne tecnologie del web ed ha incontrato alcuni utenti del sito web di YouTube, tra cui l'81enne Peter Oakley, noto come "Geriatric1927".
DATA: 17.10.2008
   
QUANDO TOGLIATTI SCIPPÓ L'AMNISTIA AL RE

Palmiro Togliatti - di Wikipedia    Palmiro Togliatti rientrò in Italia dalla Russia il 27 Marzo 1944 con il preciso mandato di Stalin di sostenere la Monarchia fino alla fine della guerra; l'evento passò alla storia come la “svolta di Salerno”.
    Togliatti prestò giuramento come ministro nelle mani di Vittorio Emanuele III, in occasione dell'insediamento dell'ultimo Governo Badoglio, e mimò la cerimonia, da lui definita poco austera, in occasione della sua prima visita alla redazione dell'Unità poco dopo la liberazione di Roma. Il periodico Candido, diretto da Giovannino Guareschi (n° 8 del 22/02/1948) riporta dal settimanale “Il Tempo” un articolo di Emanuele Rocco nel quale si racconta la scena del giuramento, ricostruita dal leader comunista; un episodio che rivela, scrive Guareschi, la “signorilità” di Togliatti. Dice Emanuele Rocco che Togliatti “con Vittorio Emanuele si incontrò una sola volta, in occasione del giuramento dei Ministri dell'ultimo governo Badoglio. Di questa visita fece una descrizione ai redattori dell'Unità la prima volta che si recò al giornale subito dopo la liberazione di Roma. Il tu, che è obbligatorio nei rapporti fra i membri del P.C.I. usciva timido dalle bocche di quei redattori che avevano come decano (e molto distanziato) il ventiseienne Mario Alicata. C'era rispetto un po' timoroso e Togliatti, piccolo e sorridente, si incaricò lui di dissiparlo: chiacchierò un poco, in tono ironico delle donne; e poi si lanciò nell'imitazione di Vittorio Emanuele, come lui lo aveva visto il giorno del giuramento. “...poteva in quella occasione imporsi con un po' di cerimoniale, con il fasto della monarchia. Ci ricevette invece in una sala spoglia, con un grande tavolo in mezzo e un tappeto sdruscito. Disse: “Buongiorno” e salutandoci saltellava intorno al tavolo. Non ci offrì nemmeno un bicchierino di vermut.” E Togliatti si mise a saltellare per la stanza, imitando i gesti e la voce del re. Il ghiaccio era rotto”. Ma, salvo qualche caduta di stile come quella sopra descritta, Togliatti non spinse mai la polemica antimonarchica a livello di attacchi personali al Sovrano o al Luogotenente Generale del Regno, tanto che ho visto la foto della prima visita del Luogotenente Umberto di Savoia alle Fosse Ardeatine, nella quale è visibile Togliatti.
    Nelle Fosse Ardeatine erano stati fucilati tanti ebrei e antifascisti, anche di fede monarchica, Reali Carabinieri, e il Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, eroica figura della resistenza lealista e sabauda. Togliatti nel governo del referendum era il Ministro Guardasigilli (detto oggi “della Giustizia”) ed ebbe costanti rapporti con Umberto di Savoia. Ho avuto l'onore di parlare con Umberto anche  delle sue relazioni con i politici italiani del tempo; ricordava la freddezza di Nenni che andava dal Re per l'udienza settimanale vestito piuttosto sportivamente (oggi direbbero casual) e non nascondeva un apprezzamento formale per Togliatti che si presentava al Quirinale in un impeccabile doppiopetto blu, attendendo che fosse il Re a fargli cenno di sedersi. A guerra finita ci fu una battaglia dura fra il Re e Togliatti sul problema dei condannati a morte, che inoltravano al Re la domanda di grazia.
    Casa Savoia dimostrò nel corso di quasi un secolo di unità nazionale di essere contraria perS.M. il Re Umberto II5 principio alla pena di morte tanto che ebbe la grazia sovrana Giovanni Passannante, il mancato regicida lucano che nel 1878, a Napoli, tentò di assassinare il Re Umberto I.
Umberto II era contrario alla pena di morte perché convinto cattolico e, nel caso in questione, avrebbe firmato tutte le domande di grazia, salvo forse, i casi di delitti particolarmente efferati. Togliatti era contrario ad accogliere gran parte delle domande di grazia; si assisteva così, mi disse Falcone Lucifero – Ministro della Real Casa – ad un braccio di ferro fra il Re e Togliatti finché, anche con la mediazione di Lucifero, non si trovava un compromesso.
    Lo scontro, per quanto duro, si sarebbe riproposto subito dopo il 9 Maggio 1946 quando, a seguito della abdicazione di Vittorio Emanuele III, il nuovo Re Umberto II fece sapere al Governo e al Ministro Guardasigilli che, conformemente alle tradizioni della Monarchia, il nuovo Sovrano intendeva promulgare un'ampia amnistia, finalizzata, dopo una guerra civile fra italiani, alla pacificazione nazionale.
    La reazione del guardasigilli e degli estremisti presenti nel governo fu talmente dura che Umberto II non riuscì a superare il veto. L'amnistia l'avrebbe promulgata il Governo su proposta di Togliatti solo con la vittoria della Repubblica e a seguito di una trattativa pre-referendum fra Togliatti e gli esponenti del Partito Fascista Repubblicano ancora nella clandestinità con il “do ut des” che in questa situazione significava: veniva assicurata  l'amnistia se i fascisti avessero votato e fatto votare per la Repubblica al referendum. Togliatti fu di parola. Ne parlai con Giorgio Almirante e con Pino Romualdi nel 1986, alla vigilia del quarantennale del referendum. Tutto confermato e lo stesso Pino Romualdi mi disse “Avevamo migliaia di uomini alla macchia o in carcere e la promessa ed il prezzo dell'amnistia ci sembrarono una provvidenziale opportunità per tutelare tanti giovani idealisti”. Ricordo anche un'intervista di Almirante all'Espresso in cui veniva ripetuto lo stesso concetto di Romualdi.
    Diverso l'atteggiamento del principe Junio Valerio Borghese che nel 1970 mi disse: “Alla vigilia del referendum ero in carcere e gli uomini della X Mas mi chiesero, tramite i miei avvocati, direttive per il 2 giugno. Risposi di votare per la Monarchia al referendum istituzionale e per l'Uomo Qualunque alla costituente”. Borghese così concluse: “ Motivai l'indicazione a favore della Monarchia perché il Re non era più Vittorio Emanuele III e perché il novo Re avrebbe sicuramente contribuito, meglio di una Repubblica, alla pacificazione nazionale”. Non posso dire che la repubblica abbia vinto – se ha vinto – per i voti fascisti anche perché quel campo si divise, ma un dato è certo: ho analizzato i voti delle città capoluogo del Lazio che per oltre 60 anni di Repubblica hanno sempre votato per la destra: trattasi di Viterbo, Rieti e Latina. Proprio in queste città il 2 giugno 1946 ha vinto la repubblica mentre a Roma e Frosinone vinse la Monarchia. Se poi consideriamo che tutto l'Agro Pontino votò Repubblica, compresa la città di Sabaudia, che era stata inaugurata personalmente dal Re Vittorio Emanuele III, dobbiamo concludere che il “do ut des”, nelle località da me citate ha funzionato.
    Il silenzio copre tutt'ora la vera storia dell'amnistia che viene raccontata come un gesto di buona volontà di Palmiro Togliatti per favorire la pacificazione nazionale. Il leader comunista pensava invece ad un sistema istituzionale più debole di quello monarchico, per poterlo conquistare più facilmente. Egli guardava a Mosca, che non era come oggi la capitale della Santa Russia Ortodossa, bensì dell'Unione Sovietica atea e sanguinaria.
Sergio Boschiero - Segretario Nazionale U.M.I.
da "STORIA IN RETE" - Ottobre 2008
DATA: 17.10.2008
   
“STORIA IN RETE”: 100 PAGINE DI VERA CULTURA E DI SANO PATRIOTTISMO

Storia in Rete n° 36 - Ottobre 2008E' uscito il numero 36 - ottobre 2008 -  di “Storia in Rete”, il periodico mensile diretto da Fabio Andriola (sito internet www.storiainrete.com). Il comitato scientifico vede come Presidente lo storico Aldo A. Mola e ha come componenti Giuseppe Parlato, Nico Perrone e Aldo G. Ricci.
In questo numero viene pubblicato un articolo del Segretario Nazionale U.M.I. Sergio Boschiero sul tema dell'Amnistia che Togliatti "scippò" a Re Umberto II e di come il segretario del PCI riuscì a portare dalla sua migliaia di ex fascisti.
L'articolo è consultabile on line, sul sito della rivista, in formato pdf.
Per leggerlo clicca qui.

Nel numero in edicola vi sono molti interessantissimi articoli fra i quali segnaliamo:
• "Colonialismo: e l’Italia continua a scusarsi..." di Aldo A. Mola - Dai Padri della Patria all’Italia liberale, tutti imperialisti e colonialisti;
• "Rifacciamo l’Italia!" di Aldo G. Ricci - Francesco Turati, il socialista che avrebbe voluto riformare l’Italia;
• "Le mani sulla Venere di Cirene" di Emanuele Mastrangelo - Il capolavoro ellenistico consegnato alla Libia dietro una cortina di bugie;
• "Alberto Pollera, una vita per l’Eritrea" di Alberto Lancia - Il buon colonialismo? ci fu, grazie ad un grande italiano dimenticato;
• "A Corfù l’Italia rialzò la cresta" di Michele Rallo - 1923: l’assassinio del generale Tellini provoca l’invasione dell’isola greca;
• "Operazione «Carne Tritata»" di Gian Paolo Pellizzaro - Ecco i retroscena spionistici del mistero dell’Eccidio della Storta del 1944;
• "Le stimmate di padre Pio" di Francesco Castelli in cui si narra di come, nel 1921, la Chiesa di Roma inviò dal Frate di Pietralcina un inquisitore affinchè appurasse la buona fede del religioso segnato. Un lavoro minuzioso di interrogatori, che - secondo le carte ritrovate dall’autore - mostracome la Chiesa riconobbe l’autenticità delle piaghe di padre Pio.
Questo e molto altro ancora in tutte le edicole a soli 6 euro.
DATA: 16.10.2008
   
GRANDE SUCCESSO PER L'APERTURA DELLA X SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE SU GIOVANNI GIOLITTI
    
I relatori della prima sessione di lavoro    Cavour (To) – Nell'80° anniversario della scomparsa del grande Statista italiano Giovanni Giolitti, il Comune di Cavour, in collaborazione con il Centro europeo “G. Giolitti” per lo studio dello Stato di Dronero (Cn), ha ospitato la sessione inaugurale della X Scuola di Alta Formazione, magistralmente coordinata dal  Presidente della Consulta dei Senatori del Regno e illustre storico Prof. Aldo Alessandro Mola.
    L'apertura dei lavori, ospitati nella splendida Abbazia di Santa Maria a Cavour, si è contraddistinta per un'elevata e qualificata partecipazione di pubblico che ha visto intellettuali, autorità civili e militari, studenti universitari e tanti cittadini dimostrare un profondo interesse per la figura del grande Statista e per gli argomenti trattati.Il pubblico intervenuto
    Domenica 12 Ottobre, durante la prima sessione di lavoro presieduta da Pier Franco Quaglieni, si è discusso di laicismo e liberalismo in ambito europeo. Sono intervenuti il Prof.  José Antonio Ferrer Benimeli dell'Università di Saragozza, il Prof. André Combes, direttore dell'IDERM di Parigi e il Prof. Gianpaolo Romanato dell'Università di Padova. I tre studiosi hanno analizzato la storia e la diffusione del laicismo nel loro rispettivi paesi.
    Nella seconda sessione di lavoro, presieduta dal Sen. Giuseppe Fassino, il Presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Saluzzo Giovanni Rabbia, il Sovrintendente all'Archivio Centrale dello Stato Aldo G. Ricci e il Prof. Mola hanno presentato il nuovo volume che raccoglie i documenti governativi, parlamentari, amministrativi e il carteggio di Giolitti.
Fra i tanti intervenuti hanno presenziato le nipoti di Giolitti.
Mola ringrazia gli intervenuti    Lunedì mattina si è discusso con il Prof. Mario Caligiuri (Università della Calabria) della questione meridionale e della ricerca di una classe dirigente per il Mezzogiorno. Il Prof. Gianpaolo Romanato (Università di Padova) ha affrontato l'argomento del rapporto dei cattolici con il voto nel Regno d'Italia e il Prof. Roberto Coaloa ha ripercorso la storia dei pacifisti italiani dalla fine dell'800.
    La Scuola continuerà oggi pomeriggio, martedì 14 ottobre, presso la sede del centro “Giolitti” di Dronero, in cui si avranno le relazioni del Prof. Marco Severini dell'Università di Macerata sui notabili e la storia d'Italia, e l'intervento del Prof. Mola sulla mancata riforma della Camera Alta.
I lavori si concluderanno domani, mercoledì 15 ottobre, sempre nella sede di Dronero.
Pubblicheremo un ampio resoconto dell'evento.

DATA: 14.10.2008
   
LA VERA CAMORRA - 2^ PUNTATA

Roberto Saviano - Gomorra     Cari amici monarchici, il 28 aprile scorso ero intervenuto per sottolineare alcune cose in merito alla trasmissione "Annozero" andata in onda in quel periodo, nella quale era ospite di Michele Santoro il tanto osannato giornalista Roberto Saviano con il suo libro-inchiesta "Gomorra" in vetta alle classifiche di vendita da mesi e dal quale è stato tratto un film che concorrerà per l'Italia ai prossimi Oscar, magra consolazione...
Da allora, purtroppo, le cose in questa area un tempo della "Campania Felix", sono precipitate come ben sapete. Il governo Berlusconi dopo gli innumerevoli omicidi tra Casal di Principe, Castel Volturno e comuni limitrofi avvenuti quest'estate e soprattutto dopo la strage del 18 settembre scorso nella quale furono uccisi 6 extracomunitari di origine africana, ha deciso di intervenire sul territorio, potenziando il numero di agenti ed investigatori, stabilendo nelle ultime ore l'arrivo di 500 soldati professionisti della "Folgore". Vi sono stati arresti eccellenti, un massiccio dispiegamento di Forze dell'Ordine, tuttavia poche ore fa, proprio a Casal di Principe è stato crivellato di proiettili un parente di alcuni collaboratori di giustizia! In queste settimane di "emergenza" si sono dette tante parole, ovvie, che sanno di "minestra riscaldata": dall'assenza dello Stato, alla poca educazione civica, ad una crisi del tessuto socio-economico, all'alto numero di immigrati irregolari in proporzione ai cittadini residenti, alla paura tipicamente meridionale di "parlare, vedere, sentire".
Le impietose telecamere dei mass-media nazionali e stranieri hanno "vomitato" nelle case degli Italiani e del mondo, una zona nella quale il degrado morale si accompagna da decenni a quello civico come ebbi modo di descrivere mesi orsono. Infrastrutture e servizi assenti, una "terra di nessuno" nella quale è difficile vivere, tuttavia i nostri giovani vestono alla moda come quelli di Milano, Torino, Venezia, dove vi è un alta concentrazione d' auto di grossa cilindrata, ove ci si sposa con grandi cerimonie, ove i nostri giovani dopo la scuola dell'obbligo in mancanza di certezze lavorative vanno a "parcheggiarsi" nelle varie Università campane, laziali o molisane in attesa..., dove la famiglia è ancora un punto di riferimento anche se inizia ad accusare difficoltà e non solo economiche. Insomma tutto questo ed altro ancora, venire per credere.
Ad aprile avevamo sottolineato come fossero terribilmente "amorfi" tanti dei 56 deputati eletti in Campania nelle ultime elezioni Riaffermiamo che durante l'emergenza criminalità nel casertano non si è alzata la voce di nessuno degli eletti in questi collegi senatoriali o camerali! I politici campani e casertani in particolar modo non si sono fatti sentire e maggiormente quelli del passato, i quali hanno favorito con la loro cecità e complicità che un'area  geografica così stupenda del Bel Paese, diventasse il regno della criminalità organizzata chiamata "camorra"! Vergogna, miserabile vergogna a tutti costoro, ma anche ad imprenditori che in passato hanno abusivamente costruito agglomerati cittadini enormi e non solo, e che oggi dopo aver pagato sanzioni e quant'altro si trovano ai più alti livelli delle loro organizzazioni! Vergogna a chi ci ha tolto la speranza del futuro, a chi non ci permette di passeggiare per le strade della nostra Provincia, risorta grazie ad un decreto luogotenenziale di Umberto di Savoia nel 1945, ove c'è uno dei più belli e visitati monumenti del Paese: la Reggia di Caserta, un'oasi di storia e di magnificenza, invidiata da altre sovraintendenze e regioni, la quale assiste attorno ad essa al degrado di un popolo che ha dovuto chinare la testa, ma che è pronto a risollevarla se Roma invece dei paracadustisti ci inviasse dei politici veri, onesti, capaci!  Allora si volterebbe pagina, e tutti noi ritorneremmo a parlare, vedere e sentire. Viva l'Italia! Viva il Re!

Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 14.10.2008
   
VECCHIO PIEMONTE GRANDE EUROPA
IL SIGNIFICATO STORICO DELLE NOZZE DI S.A.R. IL DUCA AIMONE DI SAVOIA

I Principi Aimone ed Olga di Savoia   Non sempre i riflettori della cronaca si fissano sulle grandi pagine di storia. È il caso delle nozze tra Aimone di Savoia, duca delle Puglie, e Olga di Grecia, celebrate sabato scorso con rito ortodosso nell’isola greca di Pàtmos. Passate sotto silenzio, esse costituiscono un evento importante per vari motivi. Anzitutto la sobrietà della cerimonia è una lezione di stile in un’epoca contrassegnata da ostentazione e sguaiataggine. Oltre ai genitori degli sposi, vi han preso parte i Reali di Grecia, Costantino con la consorte, Anna Maria, la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia di Umberto II, la Duchessa Silvia di Savoia, la Regina di Spagna, Sofia, e una ristretta cerchia delle centinaia di congiunti in rappresentanza delle rispettive Casate. Va infatti ricordato che sia i Duchi di Savoia e di Aosta sia i Reali di Grecia hanno legami secolari con tutte le dinastie europee, dai Braganza ai Romanov, dai Saxe-Coburgo-Gotha ai Borbone Orléans, e quindi con le Corone di Belgio e Danimarca, oltre che con quella del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.
    Il duca Aimone, 41 anni, dirigente di una grande impresa italiana a Mosca, è discendente diretto di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Questi ebbe due maschi incoronati, Umberto, suo successore sul trono d’Italia (e nonno di Umberto II), e Amedeo, duca d’Aosta (1845-1890), Re di Spagna dal 1870 al 1873, Amedeo è ricordato in quel Paese come sovrano coraggioso, leale, liberaldemocratico. Alla sua morte, nel torinese Palazzo Cisterna (ora sede della Provincia), egli lasciò quattro figli, tutti maschi. Il primogenito, Emanuele Filiberto, nella grande guerra comandò la Terza Armata e predilesse la capitale sabauda. I suoi fratelli, tutti scapoli, furono Vittorio Emanuele conte di Torino, Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, Umberto Conte di Salemi: militari, esploratori, studiosi... Da Anna di Borbone Orléans, Emanuele Filiberto ebbe due figli. Il primo, Amedeo (1898-1942) fu Viceré d’Etiopia. Arresosi agli Inglesi con l’onore delle armi, morì in prigionia in Kenya, ove è sepolto. Il secondogenito, Aimone (1900-1948), proclamato Re di Croazia (ove non mise piede), da Irene di Grecia ebbe Amedeo, quinto Duca d’Aosta, nato nel 1943, e attuale Capo della Casa di Savoia. Poiché Vittorio Emanuele (nato a Napoli nel 1937) contrasse nozze (a Las Vegas in forma civile, poi a Teheran) - in aperta e intenzionale violazione delle norme che regolano
la Casa -, il rango e i diritti di erede passarono da Umberto II non al figlio ma al nipote, cioè, appunto, ad Amedeo, Duca di Savoia e di Aosta, come del resto il Re stesso aveva preannunciato in alcune lettere accorate sin dal 1960.
    Vittorio Emanuele e suo figlio, Emanuele Filiberto, talvolta sono stati e vengono ricevuti da autorità civili. L’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi accolse il primo al Quirinale, il secondo fu dal sindaco di Roma (come anche in programmi televisivi, in veste per altro non esaltante).
    Va però detto che la presidenza della Repubblica e il Parlamento non hanno titolo per interferire nelle leggi regolanti la Casa di Savoia: per due motivi semplici e fondamentali.
    In primo luogo la Repubblica non riconosce la Monarchia di Savoia (Ciampi non mandò un messaggio in ricordo di Umberto I nel centenario del suo assassinio a Monza, quasi non fosse suo predecessore quale Capo dello Stato); in secondo luogo quando il 13 giugno 1946 lasciò l’Italia per l’estero, Umberto II partì da Re, senza riconoscere i risultati del referendum, che del resto non erano ancora stati proclamati, e tale rimase sino alla sua morte (18 marzo 1983) con pienissima ed esclusiva potestà regia. In assenza degli organi previsti dallo Statuto, se anche se lo fosse proposto, neppure lui fu quindi in grado di modificare le regie patenti del 1780-1782 e la legge salica, che prevede la successione al trono esclusivamente di maschio in maschio.
    Dunque, quanti si sono raccolti a Pàtmos non si sono trovati solo per una festa di famiglia, ma anche per riconoscere in Aimone il principe ereditario in successione al padre, Amedeo di Savoia: che ha espresso l’assenso preventivo alle nozze, chiesto dal figlio secondo le regole della Casa. In un mondo che cambia, un appuntamento a suo modo con la grande storia...
Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno,
e autore di «Declino e crollo della monarchia in Italia.
I Savoia dall’Unità al referendum del 1946»
(ora anche negli Oscar Mondadori).
DATA: 05.10.2008
   
RUSSIA: DEFINITIVA RIABILITAZIONE ZAR DA PARTE DELLA CORTE SUPREMA
   
La Famiglia Imperiale Russa   Con una sentenza della Corte Suprema, la Russia di Putin e Medvedev ottiene la definitiva riabilitazione degli Zar a novant'anni dalla strage bolscevica di Ekaterinburg. I giudici della massima autorita' giudiziaria del paese hanno stabilito infatti che Nicola II e la sua famiglia sono state vittime della repressione sovietica e la loro figura va pertanto riabilitata.
    La decisione e' stata salutata con favore dalla Chiesa Orotossa e dalla Gran Duchessa Maria Vladimirovna, una delle ultime discendenti dei Romanov, che esultano per il ristabilimento di questa verita' storica.
    Il Presidente russo Dmitry Medvedev, eletto lo scorso maggio a 42 anni, il piu' giovane leader russo fin dai tempi proprio di Nicola II, non ha mai nascosto di essere un ammiratore dell'ultimo Zar, ucciso dai bolscevichi insieme alla moglie Alexandra e ai cinque figli il 17 luglio del 1918, otto mesi dopo la rivoluzione. Nel 1998 i resti di Nicola e della sua famiglia furono ritrovati nella foresta di Ekaterinburg, citta' degli Urali dove gli ultimi Romanov furono assassinati, e vennero sepolti con tutti gli onori a San Pietroburgo, nella Chiesa dei santi Pietro e Paolo. L'anniversario della loro morte e' diventato l'occasione per processioni religiose e manifestazioni di nostalgici della monarchia.
DATA: 03.10.2008
   
IN LIBRERIA UNA NUOVA BIOGRAFIA DELLA REGINA MARGHERITA
   
La Regina Margherita - Lupinacci    E' uscito nelle librerie "La Regina Margherita", biografia della prima Sovrana d'Italia, scritta da l giornalista Manilo Lupinacci, con la prefazione dello storico Francesco Perfetti.
    Un ritratto sintetico, appassionato e suggestivamente evocatore della vita e dei tempi della sovrana che, più di altre, conquistò gli italiani. Margherita scelse per affermare la sua regalità l’abito più difficile a portarsi: la signorilità. Seppe diventare in pochi anni il primo personaggio femminile della nuova Italia, la prima dama di Roma, riconosciuta come tale da tutti. Con lei, finalmente, l’Italia, dopo la semplicità militaresca e trasandata di Vittorio Emanuele II, ebbe la sua corte con dame, gentiluomini, cerimonieri e con feste e balli. La sua esistenza fu provata dalla tragedia di Monza, l’assassinio di Umberto I, che oscurò lo splendore dell’Europa della fin de siècle. Un profilo suggestivo, scritto con mano lieve, da un grande giornalista e scrittore.

Lupinacci, M. - La Regina Margherita
Casa Editrice "Le lettere" - Il Salotto di Clio
Argomento: Storia
ISBN: 8860871743
Anno 2008 - Pagine: 80 - Euro 9,50
DATA: 03.10.2008
   
CENTINAIA DI MESSAGGI AUGURALI AI PRINCIPI AIMONE ED OLGA

Le LL.AA.RR. i Principi Aimone e Olga di Savoia    Le imminenti nozze delle LL.AA.RR. i Principi Aimone di Savoia, Duca d'Aosta e delle Puglie, e della Principessa Olga di Grecia, previste per Sabato 27 Settembre p.v., destano crescente interesse non soltanto fra i monarchici.
    Centinaia di messaggi augurali stanno pervenendo ai promessi sposi, anche attraverso la nostra casella e-mail.
        Il nostro sito internet dedica un'interessante rassegna fotografica al principe Aimone, sempre distintosi per serietà, stile di vita, senso del dovere dinastico e patriottico.
Il Principe Aimone è degno discendente di figure reali che si sono meritate l'ammirazione degli italiani.
DATA: 25.09.2008

IN USCITA NELLE LIBRERIE
"IL TRADIMENTO DEL TEMPLARE" DI  FRANCO CUOMO
www.francocuomo.it

Tradimento o atto di eterna fedelta' all'Ordine del Tempio cui aveva prestato giuramento? E' solo uno dei tanti misteri che avvolge il tragico e controverso epilogo dei Cavalieri templari, consegnati agli inquisitori da colui che conosceva il segreto della sacra teca, depositaria di un enorme potere.

Lo scrittore Franco Cuomo ha identificato nel cavaliere Esquieu de Floyran, conosciuto come Squinn, il templare che tradi', fornendo agli inquisitori di Filippo il Bello le informazioni che portarono alla rovina del Tempio e ne sancirono la fine nel 1314. E proprio questa identificazione storica, che ha coronato decenni di appassionate ricerche sul Medioevo, e' il cuore di ''Il tradimento del templare'', il romanzo postumo dello scrittore Franco Cuomo, scomparso nell'estate del 2007 all'eta' di 69 anni, che Baldini Castoldi Dalai editore (pp. 352, euro 17,50) manda in libreria martedi' 23 settembre.

IL TRADIMENTO DEL TEMPLARE - Franco Cuomo    Parigi, primi anni del XIII secolo. Odore di carni tra le fiamme si leva dalle pire su cui bruciano i templari traditi da Esquieu de Floyran, da tutti detto Squinn. È lui l'uomo che ha consegnato agli inquisitori di Filippo il Bello il gran maestro Jacques de Molay. Ma davvero conosce il segreto della sacra teca che potrebbe assicurare al suo detentore un potere di ricatto enorme sul papato e sulle monarchie di diritto divino, cambiando così il corso della storia? E poi, perché Squinn ha tradito? Lo ha fatto per interesse, oppure il suo è stato un estremo tentativo di restituire al Tempio l'antica dignità, abbattendone i simboli ormai corrotti? Suo malgrado diventa l'uomo più ricercato di Francia: lo vogliono gli agenti del re, i mendicanti assassini della corte dei miracoli – dove vive la bellissima zingara Corinna, che lo ama perdutamente – e soprattutto i neri cavalieri kadosh, i «santi» della cavalleria esoterica, delle cui schiere aveva un tempo fatto parte. Ma lui vorrebbe solo allontanarsi da tutto, dimenticare se stesso, il proprio passato, e trovare nella morte quella pace che unicamente l'oblio definitivo potrebbe concedergli. E quando, peregrinando per l'Europa, stringerà una profonda amicizia con il più grande viaggiatore nell'aldilà, quel Dante Alighieri maestoso personaggio di questo romanzo, la sua curiosità per ciò che ci aspetta alla fine della vita diverrà insaziabile.

Il tradimento del templare è un'opera splendida, popolata da una folla eterogenea di potenti e miserabili, fuggiaschi ed esuli; un'avvincente spy story di ambiente medievale che non rinuncia alla precisione storica e ci viene raccontata con una lingua preziosa, magica e avvolgente.

Franco Cuomo (1938-2007), giornalista e scrittore, ha pubblicato per Baldini Castoldi Dalai editore i romanzi I sotterranei del cielo, Il tatuaggio, Gunther d'Amalfi, già finalista al Premio Strega, Anime perdute, più il saggio I dieci, sugli scienziati che firmarono il «manifesto della razza» nel 1938. È autore di testi e ricerche sui grandi enigmi della storia, come la tragedia dei templari e altri misteri d'ogni tempo. Ha tradotto Utopia di Tommaso Moro e numerosi classici per la scena, tra cui Shakespeare, Marlowe, Camus e Rostand.
È autore infine di un vasto repertorio teatrale, rappresentato in Italia e all'estero da registi quali Carmelo Bene e Maurizio Scaparro.
Ha ricevuto tra gli altri riconoscimenti il Premio per la cultura della Presidenza del Consiglio, il Flaiano, il Vallecorsi e il Riccione per il teatro.
DATA: 22.09.2008
   
XX SETTEMBRE 1870-2008
La breccia di Porta Pia - www.esercito.difesa.it
    Lo scorso 20 Settembre alcuni “generali” senza soldati hanno celebrato, ciascuno a modo suo, l'entrata dei Bersaglieri italiani nella città di Roma, già proclamata capitale del Regno d'Italia.
    Alcuni hanno letto solo i nomi dei caduti dell'esercito pontificio, altri hanno preferito la nebulosità di un revisionismo storico fuori tempo, il Comune di Roma ha avuto una partecipazione inadeguata alla ricorrenza.
    Hanno lodevolmente fatto eccezione i radicali e pochi altri.
    Per il prossimo anno chiederemo al Governo di gestire in prima persona la celebrazione, delegando anche il Prefetto quale figura super partes.
    E ci saremo.
DATA: 21.09.2008
   
LA  CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO ESULTA
PER LE NOZZE TRA S.A.R. IL PRINCIPE AIMONE DI SAVOIA, DUCA DELLE PUGLIE, E LA PRINCIPESSA  OLGA DI GRECIA

Il Principe Aimone e Aldo Mola    Nella fausta ricorrenza dell’unione di Roma con l’Italia, sognata da Camillo Cavour e Alessandro Manzoni,  garante della libertà della Patria e dell’unione dei cittadini, faro universale della tradizione ellenico-latina, madre di civiltà, la Consulta dei Senatori del Regno esulta all’annuncio delle Nozze tra S.A.R.  il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e la Principessa Olga di Grecia.
    La Consulta ricorda gli  impegni,  solennemente proclamati a Roma il 7 luglio 2006,  quando  S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e di Aosta,  concesse  al Figlio la  facoltà di valersi del titolo di Duca d’Aosta, e gli commise  il riordinamento degli Ordini Dinastici, mentre, a S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia affidò la cura della tradizione culturale sabaudo-italiana.
    In questo giorno radioso la Consulta  dei Senatori del Regno ribadisce, se  mai ve ne fosse bisogno, la propria lealtà e fedeltà al Capo della Casa di Savoia e al Principe Ereditario,  nel solco dello Statuto Albertino e nella memoria di S.M. Umberto II, Re d’Italia.

Roma-Torino, XX settembre 2008
Aldo Alessandro Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
Scarica il Comunicato
DATA: 20.09.2008
   
IL GRAN MAESTRO DELL'ORDINE DI MALTA
CITTADINO ONORARIO DI RAPALLO
Gian Nicola Amoretti con Fra' Matthew Festing
Il 17 Settembre 2008 la Città di Rapallo ha conferito, in una Cerimonia nell'Aula Consiliare del Palazzo Comunale, la Cittadinanza Onoraria a Sua Altezza Em.ma Fra' Matthew Festing, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta. Nella foto Gian Nicola Amoretti con Fra' Matthew Festing.
DATA: 18.09.2008
    
“GRANDE FRODE” E SUCCESSIONE IN CASA SAVOIA
Intervista al prof. Aldo A. Mola 

Aldo Alessandro Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

Il nostro sito ha annunciato la nuova edizione di Declino e crollo della monarchia in Italia. I Savoia dall’Unità al referendum del 2 giugno 1946 sin dal suo arrivo in libreria. Pubblicato negli Oscar Mondadori (pp.438, euro 12) a un anno e mezzo dalla prima edizione, il volume è interamente riveduto, aggiornato nella cronologia e nella bibliografia, con nuove appendici e documenti inediti. La prima edizione,subito segnalata da “Fert”, venne presentata a Napoli (Maschio Angioino) e a Torino (Palazzo Cisterna), presenti le LL.AA.RR. i principi Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e di Aosta, con la Consorte, S.A.R. la Duchessa Silvia, e Aimone di Savoia, Duca delle Puglie.

A Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno domandiamo quali siano le novità principali della nuova edizione, che risulta ampliata di oltre quaranta pagine rispetto alla presedente.

Vi sono altre scoperte sulla “grande frode”?

VOTATE PER LA MONARCHIA! REFERENDUM 1946(Mola): Si e no. No, perché nei giorni del referendum (2-3 giugno 1946), dell’avocazione dei poteri di capo dello Stato al presidente del Cxonsiglio (13 giugno), della partenza di Re Umberto II per l’estero (non per l’esilio: l’esilio venne decretato dall’Assemblea costituente!) e della proclamazione dei risultati della consultazione (18 giugno) una grande frode ci fu davvero: essa si sostanziò nel fatto che i 12.700.000 voti a favore della repubblica comunque erano circa il 45% degli aventi diritto al voto (circa 28.000.000 secondo il Ministero dell’Interno e i successivi conteggi dell’Istat). Quei dati sono stati discussi e rielaborati innumerevoli volte. Il punto nodale è che comunque la svolta istituzionale venne approvata da una minoranza degli aventi diritto e da una quota modesta dei 45.000.000 di cittadini. Lì è il punto. La vittoria della repubblica fu esclusivamente politica, non elettorale e meno ancora legale: venne legittimata non dal risultato del referendum, che in sé fu nullo, ma dai riconoscimenti che gli Stati esteri tributarono alle nuove autorità nazionali. Si affermò con la forza (o la gracilità) dei fatti.
    La seconda edizione ha tuttavia novità definitive. Dimostro in modo irrefutabile che il ministro dell’Interno Giuseppe Romita, socialista, figlio di monarchico ma repubblicano militante anche per contrasto col padre, fu meno scorretto di quanto si disse, proprio perché sapeva che prima o poi i risultati veri della consultazione sarebbero emersi: dai modelli S6 compilati dai Comuni, firmati da sindaci e segretari comunali e inoltrati al Ministero dell’Interno. Non si sa quale fine abbiano fatto i circa 8.000 modelli inviati a Roma dagli altrettanti Comuni. Con faticose ricerche ho però rinvenuto molte tra le copie giacenti presso gli archivi storici comunali. Esse confermano la sostanziale correttezza della macchina elettorale.
    La “grande frode” non sta nei conteggi, nelle migliaia di brogli (che ho documentato anche sulla scorta di nuovi documenti, pubblicati in fotografia per spazzare il campo da riserve e obiezioni tardive); essa sta nella decisione dell’Assemblea costituente di vietare il rientro e il soggiorno in Patria dei sovrani (Vittorio Emanuele III e Umberto II), delle regine (Elena di Montenegro e Maria José del Belgio) e dei loro discendenti maschi; sta nella criminalizzazione giuridica, politica e storiografica della monarchia e di Casa Savoia, e nelle innumerevoli distorsioni della verità in tutte le sedi (aule scolastiche, manualistica, toponomastica...) perduranti da decenni.

Nel volume torna anche sulla successione in Casa Savoia?

Re Umberto II al seggio elettorale - 2 Giugno 1946(Mola): Si. Sulla scorta di ulteriori inediti replico in via definitiva alle sterili obiezioni mosse alla prima edizione dell’opera, curiosamente solo da parte di sedicenti monarchici, e dimostro che, con comprensibile riserbo, Re Umberto dette forza alle norme vigenti in Casa Savoia, severamente ricordate al figlio, Vittorio Emanuele, sin dal 1960 e ribadite nel 1963, senza bisogno di successive repliche. Da quando il principe di Napoli contrasse nozze in totale spregio delle Regie Patenti e delle altre norme vigenti nella Casa, rango e diritti successori passarono a suo nipote, Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, che divenne altresì Capo della Famiglia, per sé e per i legittimi successori al trono, in forza delle norme regolanti Casa Savoia: leggi che nessuno poteva né potrebbe mutare..., tanto meno in assenza degli organi previsti dallo Statuto,a cominciare dal Parlamento bicamerale, previsto dallo Statuto.
    La repubblica ebbe buon gioco a confondere “discendente” (termine afferente il diritto civile, non quello dinastico) con “principe ereditario” e a dialogare fittamente con una figura non accreditata, ricevuta al Quirinale anche dal “mazziniano” Carlo Azeglio Ciampi. Era il modo più comodo per ridurre la questione monarchica, che fa tutt’uno con la questione italiana, all’ “esaurimento degli effetti” di un paio di norme della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione: fonte inesauribile di dispute talora meschine, come meschini furono i risultati elettorali di chi, per calcoli personali, mise in gioco un nome reso sacro dalla Storia.
    Sottolineo che nessuno mise in dubbio l’autenticità e la veridicità delle lettere di Re Umberto II al figlio da me pubblicate nella prima edizione. Ora ne pubblico altre. Metterle in discussione significa insinuare che il Re non si sia condotto rettamente: un’affermazione purtroppo fatta in un deplorevole ‘documento’ dall’ “Assalonne” di Casa Savoia che si spinse a dichiarate decaduto il Padre nell’illusione di dare una verniciata di legittimità alla propria condotta.

Perché ha datato le conclusioni 24 agosto, da Playa de los Muertos; e a chi dedica questa nuova edizione?

S.A.R. il Principe Aimone di Savoia(Mola): Il giorno di San Bartolomeo ci ricorda che talvolta le monarchie si indeboliscono con guerre intestine spianando la via ai fautori di altri ordinamenti causanti disastri. La Playa de los Muertos (Agua Amarga, provincia di Almeria) è luogo ideale per cogliere il ritmo profondo del corso della storia e separare ciò che è vivo dai relitti. L’opera è dedicata agli undici milioni di italiani che il 2-3 giugno 1946 confermarono l’opzione monarchica e, alla Costituente, si riconobbero in candidati monarchici quali Luigi Einaudi e nei tanti altri, i cui nomi ripropongo all’attenzione nell’auspicio che venga allestito un Istituto per la storia della monarchia in Italia, attualmente dominata da dozzine di istituti “dormienti” anche se lautamente finanziati con danaro pubblico. La nuova edizione si sostanzia nell’affermazione che la tradizione sabauda è vivissima: s’incarna nelle Principesse Reali, tra le quali suprema riconoscenza dobbiamo a S.A.R. la Principessa Maria Gabriella, e nei legittimi successori di Umberto II, i principi Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e di Aosta, e suo figlio, Aimone, come per altro affermato con salda coerenza dalla Consulta e dall’UMI.
    Anzi, questa nuova edizione è uno speciale omaggio proprio a S.A.R. il principe Aimone, componente della Consulta di Senatori del Regno, fregiato da Re Umberto II col Collare della SS. Annunziata. Il futuro della Casa è più che mai nelle sue mani.

Il dibattito è aperto. Confidiamo venga condotto documenti alla mano, in linea con la metodologia scientifica storiografica alla quale si attengono le opere di Aldo A. Mola, dal 1980 Medaglia d’Oro per la Cultura.


DATA: 17.09.2008

E' USCITA NELLE LIBRERIE LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI ALDO A. MOLA
"DECLINO E CROLLO DELLA MONARCHIA IN ITALIA"

Aldo A. Mola - Declino e Crollo della Monarchia in Italia - Oscar MondadoriQual è la verità storica sugli ultimi giorni della Monarchica in Italia? E' possibile che la Repubblica si fondi su un referendum tecnicamente nullo? E chi è il successore dinastico di Umberto II? In questo libro Aldo A. Mola offre dati certi che rovesciano molti luoghi comuni: gli elettori erano circa 28 milioni; oltre 3 milioni vennero esclusi dal voto; con 12 milioni 700 mila preferenze la Repubblica ebbe appena il 45 per cento. Sulla base di numerosi documenti inediti (come alcune lettere del Re in esilio al figlio Vittorio Emanuele), l'autore ricostruisce il ruolo di Casa Savoia nella formazione e nella vita dello Stato dal Risorgimento alla partenza di Umberto II per ìl Portogallo, rispondendo anche a domande fondamentali sulle origini travagliate dell'ordinamento repubblicano. Senza mai perdere il distacco dello storico e grazie ad un approfondito lavoro di archivio, Mola analizza per la prima volta in dettaglio i verbali elettorali, evidenzia innumerevoli brogli, voti dubbi, pasticci, errori, omissioni, e giunge a conclusioni sconvolgenti.

DATA: 15.09.2008
    
RIUNITO IL DIRETTIVO DELL'U.M.I. DI SANREMO
Gian Nicola Amoretti consegna la tessera U.M.I. ad una giovane iscritta
   Si è riunito il giorno 06 Settembre 2008 il direttivo Provinciale del Club Reale U.M.I. “Duca Bacicin” di Sanremo.
Facendo capo alla coordinatrice Wilma Curti è intervenuto il Presidente Nazionale  dell 'U.M.I., Avv. Gian Nicola Amoretti, che ha consegnato la tessera della nostra Associazione alla nuova iscritta Galadriel, dal nome fantastico che ci riporta alla trilogia di Tolkien “Il Signore degli anelli” (Galadriel nel racconto  era una nobile elfa della Terra di Mezzo, che regnò insieme a Sire Celeborn sul reame di Lórien. Spesso viene citata come La Dama di Lórien o La Dama dei Galadhrim).
Siamo felici di questa giovane iscritta, che ci fa sperare in un futuro più roseo.
DATA: 12.09.2008
   
I REALI E LE PARAOLIMPIADI

La Principessa ereditaria di Svezia gioca a pallacanestro in carrozzina Mentre i governi repubblicani continuano a ignorare le Paraolimpiadi, che si stanno giocando a Pechino in questi giorni, la stampa e i TG nazionali non ne parlano se non dedicando qualche secondo alla prima medaglia d'oro. Ecco invece che i rappresentanti delle Case Reali sono presenti in prima fila per sostenere i loro sudditi diversamente abili: la Principessa ereditaria di Svezia Viktoria, la Principessa dei Paesi Bassi, sorella della Regina, Margriet, l'Arciduca d'Austria Este e Duca di Modena Lorenz d'Asburgo con la moglie, Principessa Astrid del Belgio, i Principi di Lussemburgo, Felix, Sebastien e Alexandra, il Principe Edoardo di Gran Bretagna, conte di Wessex, la primogenita di Re Juan Carlos di Spagna Elena e la Principessa Haya di Giordania, moglie dello sceicco di Dubai
La Monarchie sono vicine a tutti i loro cittadini... e le repubbliche?
a cura di Roberto Margheriti
DATA: 12.09.2008
   
8 SETTEMBRE... ANCORA DEMAGOGIA

Corriere della Sera - 8 Settembre 1943   Anche quest’anno, è stata commemorata la storia nel giorno dell’8 settembre. Come di consueto, l’occasione di approfondire il fossato tra la Storia con la “S” maiuscola e l’inganno di comodo, proiettato ad autoalimentare il potere che la regge, non è stata sprecata…
Sarebbe stata una bella cosa, quale atto definitivo di pacificazione se, tra un colpo alla botte ed uno anche estremo al cerchio fosse rientrata l’opera di SM il Re Vittorio Emanuele III, che seppe creare questa possibilità, destituendo Mussolini il 25 luglio ormai democraticamente sfiduciato, e concludendo poco più di 30 giorni dopo un armistizio con le potenze nostre nemiche, quando tutto sembrava impossibile e ormai perso. Nulla di tutto questo.
    Che questi fatti siano avvenuti poi, rispettando alla lettera lo Statuto Albertino (la nostra costituzione di allora) e la continuità delle istituzioni dello stato, dovrebbe riempirci di orgoglio e farci pensare al sacrificio che ciò ha comportato per molti nelle forze armate e nella popolazione d’Italia per un futuro migliore di quello che si poteva intuire continuando nella fornace della guerra. Ciò è tanto vero, che il Presidente Ciampi, molto più oculato e riflessivo, lo riconobbe nella commemorazione del 2006. Quest’anno, il silenzio…
Si è preferito invece “utilizzare” Rai 2. Tv di stato, pagata da tutti i contribuenti per distribuire ancora nell’orario di massimo ascolto, la menzogna per deviare le menti. Al Tg2 delle 20.30 infatti, è parso opportuno “montare” in regia gli interventi “politicamente corretti” del Presidente Napolitano e del Ministro La Russa  con le dichiarazioni farneticanti di uno “storico” mai-sentito-chi-è , che facevano addirittura rimpiangere le conoscenze in materia di velina del cabaret !!!
    Abbiamo così dovuto ripassare come scolaretti, la lezioncina del Re in fuga, dei Generali in balia dei tedeschi senza ordini, delle sofferenze provocate per questo alla popolazione ed alla morte dello Stato e dell’Italia.
Insisto e ripeto, …si è divulgato ciò in aperto contrasto con la verità storica documentata e da quanto asserito dallo stesso Presidente Ciampi, due soli anni fa !
    Questa è la Tv di Stato, questa è la politica sopra alla Storia, queste sono le menzogne che da 60 anni vengono propinate al nostro popolo.
    Come cittadino prima, e monarchico poi, chiedo alla classe dirigente politica italiana che verrà, che questo scempio possa un giorno trovare la parola fine.
Continuare così, non fa bene alla nostra intelligenza ed alla nostra cultura.
09.09.2008 - Alberto Conterio
Unione Monarchica Italiana - Biella 
DATA: 12.09.2008
   
ITINERARI METAPOLITICI - NUOVO VOLUME DI TOMMASO ROMANO

ITINERARI METAPOLITICI - NUOVO VOLUME DI TOMMASO ROMANO5     E' uscito il nuovo volume di saggi di Tommaso Romano "Itinerari metapolitici - Tradizione e Azione dall'isola del sole" pag. 272, ISSPE - Palermo 2008.
E' il settimo volume della "Collezione del Mosaicosmo" edita dall'ISSPE ed iniziatasi nel 1997 che racchiude scritti, saggi, interventi del saggista e poeta palermitano, editore di Thule dal 1971, direttore della rivista "Spiritualità&Letteratura" ed uomo politico. (www.tommasoromano.it)
Il volume racchiude testi dal 1972 al 2008, esemplari del cammino politico e metapolitico di Romano, ed è diviso in tre parti e due appendici. Sono riprodotti interventi sulla rivoluzione tradizionale, convegni tradizionalisti, la teorizzazione di un tradizionalismo popolare, sociale e cattolico e si ripropone il libro intervista "La diaspora necessaria" curato da Gianandrea de Antonellis, un profilo di Pino Tosca e un resoconto della attività dell'autore nelle istituzioni e nella vita politica e sociale. Completa il volume un'antologia di testi che si riferiscono a quanto trattato nel volume di Giano Accame, Gianfranco de Turris, Renato del Ponte, Pino Tosca, Piero Vassallo nonchè una breve storia del tradizionalismo cattolico in Italia 1946-1970. Giuseppe Bagnasco cura un'ampia biobibliografia dell'autore arricchita da interventi critici di Ignazio E. Buttitta, Manlio Corselli, Piero Vassallo. Il volume arricchito di foto nel testo ha una copertina del pittore futurista Umberto Luigi Ronco e un ritratto di Tommaso Romano opera di Bruno Caruso.
Il libro edito con il contributo della Regione Siciliana Assessorato dei beni culturali ambientali e della pubblica istruzione, può essere richiesto gratuitamente all'ISSPE - Piazza Castelnuovo, 4  - Palermo o inviando una mail all'indirizzo: ilsigillo@email.it
Recensendo un'opera precedente della stessa collezione "Il fare della bellezza" la benemerita pubblicazione napoletana "L'Alfiere" egregiamente diretta da Edoardo Vitale (Corso Vittorio Emanuele, 499 - 80135 - Napoli). A firma Mariano Altieri così ha scritto nel numero di giugno 2008: "La bellezza, i cui semi sono generosamente sparsi in ogni angolo del creato, è costantemente minacciata dalla sterilizzazione delle coscienze, dall'ottundimento dei sensi, dalla mercificazione del tempo. Essa sopravvive, dunque, solo nel fare, nell'operosa attenzione di chi la protegge, la valorizza, la rende percepibile. Tommaso Romano è sicuramente uno di questi operatori, ma è più appropriato dire cavalieri, della bellezza. Egli percorre luoghi fisici e mentali con un prezioso bagaglio fatto di sensibilità, capacità di ascolto, cultura vasta e viva, ricordi palpitanti. Nel suo peregrinare, che ha come fondale scintillante il saporoso e misterioso universo-Sicilia, l'Autore visita e ritrae con affettuosa maestria numerosi personaggi che quel magico equilibro chiamato bellezza hanno cercato, trovato e difeso, nell'arte, nella filosofia, nella politica, nella devozione al Signore. Un percorso da seguire con spirito libero e mente agile per il continuo di affacciarsi di memorie che Romano sa far risplendere dei colori di Matisse, o di Antonello. Perenne vitalità della nostra amata Sicilia!". (Francesco Megna)
 
DATA: 08.09.2008
   
I SAVOIA ALLA CONQUISTA...DELL'AMERICA

Bandiera Americana dal sito www.usa.gov     Alla vigilia delle "Convention"  democratica e  repubblicana  per l'investitura dei candidati alla Presidenza del novembre prossimo, una bella curiosità: dei 43 Presidenti degli Stati Uniti, ben il 65% di costoro discendono direttamente dai re d'Inghilterra, di Scozia, Francia e dalla grande feudalità anglo-normanna. Nelle nostre ricerche abbiamo tralasciato le loro consorti che non sono da meno. Come mai questo? E' presto detto: nel settembre 1620 dal porto britannico di Playmouth salmò la famosa "Mayflower" con 102 passeggeri tra uomini, donne e bambini, tutti di cristiani puritani perseguitati  dalla Chiesa Anglicana. Naturalmente non tutti a quel tempo potevano permettersi un viaggio simile per tentare di ricostruirsi una vita nel nuovo Continente, ma solo gli appartenenti a famiglie alto borghesi o di piccola nobiltà. La pecularietà geografica della Britannia aveva favorito frequenti matrimoni tra gli appartenenti alle varie Case Reali che si erano succedute sul trono,  con membri della locale nobiltà di origine sassone, normanna, gallese e scozzese, quindi innumerevoli famiglie potevano vantare un avo regale. L'11 novembre 1620 la nave arrivò alla foce del fiume Hudson. In seguito questi "Padri Pellegrini" fondarono nel New England la prima colonia inglese sulle rive del Massachusetts, riconosciuta dalla Corona il 1° giugno 1621. La famosa "Festa del Ringraziamento" così sentita dagli americani e celebrata poco prima di Natale, alla fine di novembre,  nacque proprio per ringraziare il Signore del primo raccolto agricolo e per essere scampati agli attacchi dei nativi, dopo che ben 40 pellegrini erano nel frattempo morti per stenti e malattie.
Ma ritorniamo alla genealogia dei Presidenti USA ed alla nostra ricerca: cosa possano vantare  in comune  Presidenti USA di varie epoche quali: George W.Bush, George Bush sr., Gerald Ford, Richard Nixon, Herbert Clark Hoover, Stephan Grover Cleveland, James Madison e Thomas Jefferson? Semplicemente discendono tutti da Beatrice (m.1257) figlia di Amedeo IV conte di Savoia (1197-1253) e della sua prima moglie Margherita di Borgogna (m.1242), la quale sposò nel 1233 in prime nozze Manfredo III marchese di Saluzzo (m.1244), rimasta vedovo nel 1248 si risposò con Manfredi di Svevia (m.1266) re di Napoli e Sicilia. Per quanto riguarda invece Bill Clinton, egli discende da Margherita (m.1268), sorella minore della precedente e sposa dal 1235 di Bonifacio II marchese del Monferrato (m.1254).  Ma non finisce qui: Franklin Delano Roosevelt, Calvin Coolidge, Warren Gamaliel Harding, William Howard Taft, Zachary Taylor, Andrew Jackson e James Monroe, hanno come ava comune un'altra principessa sabauda sempre di nome Beatrice (m.1266), figlia di Tommaso I conte di Savoia (m.1233) e di Beatrice Margherita di Ginevra (m.1257), sposa dal 1220 di Raimondo Berengario V conte di Provenza (m.1245).  Jimmy Carter invece e George Washington, discendono da Bianca di Savoia (m.1343ca.) figlia di Luigi I signore del Vaud (m.1302) e da Jeanne de Montfort (m.1341) andata in sposa nel 1303 a Pierre signore de Grandson (m.1349). Il nostro augurio affinchè il 44° Presidente USA sia anch'egli un discendente sabaudo!

Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 06.09.2008
   
E' IN EDICOLA IL NUMERO DI SETTEMBRE DI STORIA IN RETE

Storia in Rete - Settembre 2008E' uscito il numero di settembre del pregiato periodico di approfondimento storico "Storia in Rete", diretto dal Dott. Fabio Andriola. In questo numero vi è uno speciale reportage interamente dedicato ai rapporti fra Italia e Libia dal titolo "Il libro nero di Gheddafi". In oltre 10 pagine verranno ripercorse le tappe salienti delle relazioni fra i due paesi, le tensioni, i ricatti, gli affari segreti, l'incubo terrorismo. Si cercherà di dare una spiegazione del perché, ancora oggi, il nostro Paese è succube dell'ex-colonia.
Segnaliamo inoltre un interessante articolo del Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, Aldo A. Mola, sul grande statista Giovanni Giolitti, in cui viene documentato come fu l'illustre piemontese a volere, nel 1922, il Milite Ignoto nel Vittoriano.
Nicola Lancieri Neri, nell'articolo "1897: il guanto della sfida" svela un aneddoto su un duello che vi fu fra Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, Conte di Torino, e un discendente degli Orléans, reo di avere insultato l'Italia.
Le crociate come legittima difesa dell'Occidente, la liberazione di Roma nel 1944 vista attraverso i carteggi delle spie, il dibattito su Indro Montanelli, il giallo di Diabolich e molto altro ancora su "Storia in Rete" di questo mese. In tutte le edicole - € 6.
DATA: 05.09.2008
   
IL 100° ANNIVERSARIO DELLA CAPITANERIA DI PORTO DI SIRACUSA

IL 100° ANNIVERSARIO DELLA CAPITANERIA DI PORTO DI SIRACUSALa Capitaneria di Porto di Siracusa festeggia oggi 5 settembre il 100° anniversario della sua istituzione. Era infatti il 1908 quando veniva formalmente eretta la massima autorità portuale della città di Siracusa, la cui giurisdizione si estendeva allora anche alle coste dell’attuale provincia di Ragusa. Si veniva così a riaffermare l’importanza economica e militare della rada di Siracusa, da quel momento rinnovato avamposto nel Mare Mediterraneo della nazione. Il fausto avvenimento, che rievoca le sagge decisioni del governo del Regno d’Italia, verrà ricordato con una solenne cerimonia presso l’antica “marina” dell’isola di Ortigia, centro storico della città di Siracusa, e ufficialmente denominata Foro Vittorio Emanuele II. Nell’occasione verrà presentato un volume celebrativo dell’evento, edito dalla Casa Editrice Morrone.
F.A.
DATA: 05.09.2008
      
OTTO D’ASBURGO CONTRO IL NAZISMO

Otto d'Asburgo con Sergio BoschieroCon il raggiungimento della maggiore età il 20 novembre 1930 Otto d’Asburgo, primogenito degli imperatori Carlo I e Zita, assumeva le funzioni di Capo della Casa Imperiale, che ha svolto e continua a svolgere con senso del dovere e dignità al servizio degli ideali monarchici e paneuropei. Verso la fine degli anni’ 20 in Austria, dove la repubblica aveva bandito gli Asburgo privandogli di ogni bene, cresceva un ampio schieramento monarchico, guidato dall’associazione ANELLO DI FERRO e affiancato dal 1925 dalla “Pia Unione di Preghiere” per la beatificazione di Carlo I. A partire dal 1931 oltre 1.600 comuni in Tirolo, Stiria e Austria inferiore divenivano “imperiali” per avere concesso la cittadinanza onoraria a Otto, mentre un busto del padre veniva collocato ufficialmente nella Cripta dei Cappuccini di Vienna. Obbiettivo: restaurare la monarchia su base federale e ispirazione cattolica, unico baluardo contro il nazismo e il comunismo. Scampato il primo pericolo nel 1934, dopo l’assassinio del cancelliere Dolfuss, per l’intervento dell’Italia, il nuovo governo di Vienna cercò il sostegno del sempre più popolare Otto: l’abrogazione delle leggi anti-Asburgo del 1919, il rientro di molti membri della famiglia in Austria, la pubblicazione di libri e riviste filo-monarchiche ne sono la prova. “Considerate a posteriori, dal punto di vista internazionale, mai le chances di un ritorno della monarchia in Austria sono state così grandi come fra il 1934 e il 1936 “ ( F.Orlandini, Otto d’Austria, 2004, pag. 53). I diffusi sentimenti monarchici si possono ben cogliersi in quanto scriveva nel 1937 il romanziere ebreo Joseph Roth ( autore dei celebri capolavori LA MARCIA DI RADETSKY e LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI ): ”Abbiamo bisogno di legalità e non di arbitrarietà. Abbiamo bisogno di una corona e della croce non della croce uncinata. Vogliamo l’aquila bicipite austriaca…Viva l’imperatore Otto”. La mancanza di coraggio delle istituzioni austriache, pur rette da uomini di convincenti monarchici, sarà purtroppo fatale. Nel 1938 il disinteresse di Francia e Inghilterra, l’ostilità anti-asburgica di Iugoslavia e Cecoslovacchia, l’avvicinamento fra Italia e Germania favoriscono Hitler, che Otto non volle incontrare nel 1933 già consapevole delle sue deliranti mire espansionistiche. Mentre aumentano le pressioni naziste sull’Austria, l’arciduca chiede al cancelliere von Schuschnigg l’estromissione dei nazisti dal governo, la messa in allerta dell’esercito (che aveva ripristinato i vessilli imperiali), il rifiuto di ogni concessione a Berlino. Il 17 febbraio 1938, incombendo il pericolo dell’invasione nazista, Otto scrive al cancelliere: ribadito il valore della monarchia quale garanzia dell’indipendenza e della libertà dell’Austria, gli suggerisce- per resistere a Hitler – l’avvicinamento alle potenze occidentali, la pacificazione con i partiti dei lavoratori e il diniego di ogni ulteriore concessione ai nazisti, già favoriti da un’amnistia. In caso di impossibilità di von Schuschnigg e di sue dimissioni, si offre di assumere le funzioni di cancelliere per assicurare al governo rilievo internazionale e libertà d’azione! I tentennamenti del politico austriaco pregiudicheranno la soluzione proposta e consegneranno il 12 marzo l’Austria al nazismo: non è un caso che fra i primi ad essere perseguitati, assieme agli ebrei, saranno i monarchici! L’annessione forzata dell’Austria sarà il primo passo verso la seconda guerra mondiale. Contro Otto, che ha fortemente protestato sulla stampa internazionale per la brutale aggressione del suo paese, il 20 aprile è emesso un ordine di cattura per il reato di alto tradimento, che lo costringerà con la famiglia a rifugiarsi negli Stati Uniti. L’attenta azione diplomatica di Otto sugli Anglo-Americani contribuirà alla “Dichiarazione di Mosca” del 1943, che, nonostante l’opposizione dell’Unione Sovietica, riconoscerà l’Austria come nazione vittima del nazismo e il suo diritto a risorgere come Stato indipendente. L’esempio di Otto d’Asburgo, fautore nel dopoguerra della rinascita dell’Europa e per 20 anni brillante deputato al parlamento di Strasburgo, dimostra che i rappresentanti delle monarchie – anche nelle più difficili situazioni storiche – possono servire al meglio la propria Patria perché espressione di competenza e senso delle istituzioni. Ad Otto d’Asburgo, che fra breve festeggerà le sue prime 96 primavere, devono guardare con ammirazione tutti i Principi desiderosi di giovare alla propria terra.
Francesco Atanasio
DATA: 04.09.2008
   
L'ARALDO DI BIELLA LUGLIO-AGOSTO 2008

E' uscito il numero di Luglio-Agosto dell'Araldo di Biella, il foglio informativo del Coordinamento Provinciale dell'U.M.I., curato da Alberto Conterio.
In questo numero:  Sfiducia nelle istituzioni, No Cav Day, Intellighenzia di sinistra: la volgarità in cattedra, Rom, Gli obiettivi monarchici, ecc...
Per riceverne una copia inviate la richiesta all'indirizzo e-mail   umi.araldobiella@hotmail.it
Per ulteriori informazioni www.biellamonarchica.it

DATA: 23.04.2008
   
IL PICCOLO GRANDE RE....DELLA LOTTA

Enrico Porro, da wikipedia     Ci voleva la straordinaria vittoria alle Olimpiadi di Pechino dell'imolese 26enne Andrea Minguzzi, Medaglia d'Oro nella lotta greco-romana categoria 84 kg., il tipico bravo e gioioso ragazzo della porta accanto, alieno da pubblicità, gossip e reality vari, perchè i mass-media e gli analisti sportivi si ricordassero di un altro piccolo grande eroe dello sport nazionale: il milanese  Enrico Porro, classe 1885, il quale alle IV Olimpiadi di Londra nel 1908 vinse il primo oro  italiano proprio nella disciplina ove ha trionfato il giovane Minguzzi 100 anni dopo! Originaria di Cuvio nel varesotto, la famiglia Porro si trasferì a Milano per gestire una trattoria nei pressi di Porta Ticinese. Il giovane Enrico, non alto di statura, biondo e con le orecchia a sventola, grazie alla sua robusta corporatura divene un monello rissoso. Per correggere il carattere e dargli un'educazione, la madre, signora Maria a malincuore,  decise di farlo imbarcare come mozzo ancora adolescente, sperando che la dura disciplina e la lontananza da casa potessero migliorarlo, invano...Ritornato a Milano, Enrico alto un metro e mezzo, non era riuscito a migliorare il suo carattere, finchè non si iscrisse alla palestra del quartiere "Paviment de giass", ove intraprese a gareggiare nella lotta greco-romana diventandone in breve un campione. Chiamato alle armi nel 1904 nella Regia Marina sul cacciatorpediniere "Castelfidardo",  fu costretto per la ferma di 5 anni a rinunciare all'Olimpiadi di St.Louis ma nel 1908 grazie ad un permesso speciale dei suoi superiori partì per quelle di Londra  e vinse contro tutti i pronostici entrando nella leggenda (questa Olimpiade si sarebbe dovuta svolgere in Italia ma il Governo dell'epoca decise di rinunciarvi per l'onere economico molto alto).
Il 26 luglio 1908 fu la Regina Alessandra in persona, moglie di re Edoardo VIII, a premiare il nostro atleta avendo parole di elogio e simpatia.
Poche settimane dopo Enrico ritornò alla sua caserma di La Spezia accolto da una folla osannante, stupito da tutto quell'entusiasmo. Ma le sorprese non erano finite: durante il ballo di gala, altra sua passione, organizzato per festeggiare la sua vittoria, arrivò per conoscerlo Vittorio Emanuele III. Il Re d'Italia gli donò una medaglia d'oro, "grossa come una michetta" amava raccontare il Porro, non nascondendo la sua ammirazione per un uomo piccolo di statura che era riuscito in una così grande impresa. La vita di Enrico Porro, il quale amava farsi fotografare col petto nudo ricoperto di medaglie con piglio deciso come un antico gladiatore, proseguì fino alle Olimpiadi del 1924 di Parigi. Fù  più volte campione italiano ed europeo, decidendo in seguito di ritirarsi e trasmettere la sua esperienza ai giovani. Col passare degli anni il suo irrequieto carattere aveva lasciato il posto alla simpatia ed alla loquacità tipica del milanese vecchio stampo. Gli ultimi anni della sua lunga vita furono di sofferenza causa un'atrofia muscolare che gli paralizzò le braccia rendendogli difficili i movimenti. "Il ragazzo che atterra gli uomini" come lo definì la Gazzetta dello Sport nel 1902,  morì a 82 anni il 14 marzo 1967, il suo feretro venne seguito da tutto il mondo della lotta italiana.
Per il ricordo dell'affetto che Vittorio Emanuele III dimostrò sempre per questo piccolo grande atleta, dobbiamo ringraziare il responsabile dei collegamenti da Pechino del TG5, il dottor Giacomo Crosa, il quale nel suo servizio ha voluto raccontare questa bella storia collegandola a quella di Andrea Minguzzi.

Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 04.09.2008
   
SALVATORE GIULIANO E IL REFERENDUM DEL 1946
di Sergio Boschiero

articolo tratto dalla rivista "Storia in Rete" di Luglio-Agosto 2008

Il bandito Salvatore GiulianoNel corso della mia ultraquarantennale militanza monarchica ho parlato sempre liberamente, ho mosso critiche all’ordinamento repubblicano ed a qualche Presidente della Repubblica, ho polemizzato con i Savoia, quelli esiliati in Svizzera, prendendo le distanze da loro, ho detto quello che sapevo sul mistero dei documenti Reali scomparsi (SKY-History channel) .
Solo di un argomento non ho potuto parlare e trovare udienza in qualche testata: la scoperta, quasi casuale, dell’impegno del bandito Salvatore Giuliano a favore della scelta repubblicana in occasione del referendum istituzionale del 2 Giugno 1946.
Non ho mai obbedito alla tentazione di denigrare la Repubblica, essendo la presenza della malavita trasversale nelle forme istituzionali, ma la notizia su Giuliano era ed è interessante non soltanto per meglio illuminare la personalità del bandito, ma anche per valutare la giustificazione secondo la quale egli pensava che con l’avvento di una repubblica sarebbe stato più facile conseguire l’indipendenza della Sicilia.
Non va dimenticato che alcuni movimenti indipendentisti siciliani vagheggiavano l’aggregazione dell’isola agli U.S.A. come 39° stato della federazione americana.
La “carriera” di fuorilegge di Giuliano iniziò il 2 Settembre 1943 con l’uccisione di un carabiniere che lo aveva fermato per un controllo ad un posto di blocco.
Da quel giorno Giuliano si diede alla latitanza, organizzò una banda, sfidò lo Stato, morirono altri 81 carabinieri, altri militi, e oltre 50 civili; la banda fece innumerevoli espropri e arrivò ad assaltare una caserma dell’Arma Benemerita.
La ribellione armata finì con la morte di Giuliano avvenuta il 3 Luglio 1950.
Il “mito” di Giuliano aveva varcato i confini italiani; per incontrarlo nella clandestinità donne innamorate del bandito erano giunte dall’Italia e dall’estero, mentre andava affermandosi la leggenda di un Giuliano novello Robin Hood che toglieva ai ricchi per aiutare i poveri.
Nulla di nuovo sotto il sole.
Io stesso, già nei primi anni delle medie, manifestavo curiosità per il “re di Montelepre” così come molti giovani solidarizzavano già allora per gli indiani dei film western americani e negli anni successivi sarebbero stati abbagliati dal mito rosso del Che.
Ero stato in Sicilia più volte, ma fu nell’estate del 1987 che ebbi casualmente l’opportunità di arrivare a Montelepre.
Ero e sono amico di un pittore siciliano di Palermo; un’amicizia consolidata dalla comune fede monarchica e dall’avere io fatto da padrino di battesimo per il primo dei tre figli.
Questo pittore aveva partecipato ad una mostra a Torretta e stavamo per ritornare a Palermo quando vidi un’insegna stradale che indicava “Montelepre, km. 9”.
Ci dirigemmo verso Montelepre e, appena entrammo nel paese, feci fermare l’autovettura (una vecchia pittoresca Ford, degna di figurare in qualche sceneggiato della Piovra) ed entrai in un bar per chiedere dove fosse la casa di Salvatore Giuliano.
Non dovetti aprir bocca perché l’ambiente parlava da solo; dietro il bancone c’era una donna vestita di nero e sul muro bianco alle sue spalle vidi un quadro con Salvatore Giuliano a grandezza naturale, “nobilitato” da una lampadina accesa come se si trattasse di S. Antonio; era la casa che cercavamo, trasformata in un bar-pizzeria-museo, con le pareti piene di ritratti del personaggio, foto di gruppo, camicie dell’E.V.I.S. insanguinate e sforacchiate, proclami. Lo chiamano “Giuliano’s castle” forse per dei brutti merli guelfi di cemento che coronano la facciata.
I bimbi del pittore mi misero in imbarazzo quando mi chiesero chi fosse il soggetto della grande foto, ma me la cavai con una bugia; “è Salvatore Giuliano – dissi - il re di Montelepre, colui che toglieva ai ricchi per aiutare i poveri”.
La bugia funzionò perché la parente del bandito non volle che pagassi le consumazioni e il nipote del “re” Giuseppe Sciortino Giuliano, mi rivolse, in un siciliano stretto, parole amichevoli e volle firmarmi un libro ancora fresco di stampa, che conservo.
Gli autori sono Marianna Giuliano e Giuseppe Sciortino Giuliano, casa editrice “LA RIVALSA-MONTELEPRE”, il titolo “MIO FRATELLO SALVATORE GIULIANO”, pagine 350, lire 20.000.
Chiesi al coautore se avesse una cartolina di Giuliano; me ne donò alcune della Montelepre di un tempo e mi indicò una tabaccheria sulla piazza dove trovammo 3 cartoline. La titolare ci raccomandò di spedirle in busta chiusa perché, altrimenti, i carabinieri le avrebbero sequestrate.
Così lasciammo Montelepre, che conservava allora delle vie dedicate ai Savoia ma che al referendum istituzionale del 2 Giugno aveva dato la maggioranza alla Repubblica.
Il libro si articola in 20 capitoli con diverse foto, proclami dei vari movimenti indipendentisti, lettere di Salvatore Giuliano, alcune di insulti, a Scelba, un appello a Truman; l’italiano è povero, l’Italia è trattata da nemica.
Il capitolo XII è intitolato “scacco al Re” ed è il capitolo rivelatore dell’impegno repubblicano di Giuliano nel referendum istituzionale.
In proposito, a pagina 195, così scrive la sorella Marianna: “Nel periodo pre-elettorale anche mio fratello si era trasferito a Palermo. Era ospitato nelle migliori ville della città e le belle donne se lo contendevano.
Erano affascinate dalla sua personalità e dalla sua prestanza fisica.
Da quegli alloggi, anch’egli faceva campagna elettorale.
Telefonava, scriveva o andava di persona in cerca di amici, conoscenti e simpatizzanti affinchè votassero e facessero votare il M.I.S. (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) per la Costituente e la repubblica per il referendum.
Contemporaneamente i suoi uomini e le loro famiglie si prodigavano nella ricerca di voti, agendo anche a suo nome”.
I dati elettorali del referendum, riferiti ai paesi di Montelepre e Giardinello nei quali Giuliano contava su un centinaio di capifamiglia, hanno dato la maggioranza alla repubblica.
   
Comune Voti Repubblica Voti Monarchia
Montelepre 1.661 948
Giardinello 420 270
Torretta 186 1.382
Carini 2.399 4.880
Cinisi 1.599 2.034
Capaci 190 1.688
Terrasini 445 2.843
Partinico 3.447 7.324
Borghetto 280 2.773
Monreale 1.302 8.163
 
Come si schierò la malavita nel referendum? A Partinico vinse la Monarchia mentre a Corleone vinse la Repubblica.
Misteri d’Italia e, in questo caso, di Sicilia.
A Palermo la Monarchia ebbe 160.186 voti, la Repubblica 30.092.
Nel capitolo XV il libro si occupa della strage di Portella della Ginestra.
Mi sorge un dubbio: se Salvatore Giuliano al referendum si era schierato per la Repubblica, come avrebbe fatto solo un anno dopo, ad inchinarsi alle direttive degli agrari e dei monarchici eseguendo
l’orrenda strage di Portella della Ginestra?
Era un idealista o, come credo, solo un bandito?
Sergio Boschiero

DATA: 03.09.2008
 
“STORIA IN RETE”: 100 PAGINE DI VERA CULTURA E DI SANO PATRIOTTISMO

E' uscito il numero 33-34 di “Storia in Rete”, il periodico mensile diretto da Fabio Andriola (sito internet www.storiainrete.com). Il comitato scientifico vede come Presidente lo storico Aldo A. Mola e ha come componenti Giuseppe Parlato, Nico Perrone e Aldo G. Ricci.
Riproduciamo la copertina con l'annuncio dell'articolo di Sergio Boschiero “Banditi & Referendum” sulla presa di posizione repubblicana del bandito Salvatore Giuliano alla vigilia del referendum istituzionale del 2 Giugno 1946.
Segnaliamo l'articolo dello storico Aldo Alessandro Mola che annuncia la nuova edizione per la collana Oscar Mondadori del libro “Declino e Crollo della Monarchia in Italia”.
Da non perdere l'intervista su Wikipedia al Prof. Giulio Vignoli.
L'articolo di Boschiero su Salvatore Giuliano occupa le pagine 52 e 53 e comprende il box di alcuni risultati del referendum in provincia di Palermo, un farneticante proclama del bandito per l'indipendenza della Sicilia e la cronaca della “visita” di Boschiero alla casa-museo del “re” di Montelepre.

DATA: 03.09.2008
   
GRAVEMENTE FERITO IL PRINCIPE EREDITARIO KARDAM,
FIGLIO DEL RE SIMEONE II
Il Principe Kardam e la Principessa Miriam - foto HolaIl Principe Ereditario Kardam di Bulgaria, figlio maggiore del Re Simeone II, è rimasto gravemente ferito a seguito di un incidente stradale nei pressi della cittadina di El Molan, in Spagna. Anche sua moglie, la Principessa Miriam, che viaggiava con lui, è rimasta ferita.
L'incidente è avvenuto alle 14.50 quando la vettura sulla quale viaggiava la coppia è uscita di strada, schiantandosi contro un albero e terminando la sua corsa dieci metri dopo contro la facciata di un palazzo.
Il Principe Kardam presenta un grave trauma cranico e gravissime ferite alle mani. La coppia reale è attualmente ricoverata in prognosi riservata.
16 agosto 2008
traduzione R. Piagentini
DATA: 19.08.2008
     
NEPAL: DALLA MONARCHIA AL MAOISMO
PRACHANDA “IL FEROCE” ELETTO CAPO DEL GOVERNO

Mentre la Cina si sta allontanando dal maoismo, il Nepal ci cade in pieno. Previsioni oscure per questo magnifico paese.
Il nuovo premier, fautore della caduta della Monarchia, dopo aver dissanguato il Nepal con una guerra civile che ha fatto oltre 15.000 morti, potrebbe dar vita ad un regime stile Cambogia di Pol Pot.
L'Armata regolare nepalese continua a rifiutare di inserire nei propri ranghi 20.000 guerriglieri che vivono nel complesso della disoccupazione.
Prachanda, “il feroce”, ha dichiarato che “sta imparando la democrazia” e che non vede l'ora di potersi recare in devoto pellegrinaggio in Cina, paese dove nacque Mao.
DATA: 19.08.2008
      
ARTE SABAUDA IN LIGURIA

SANREMO:  MUSEO CIVICO BOREA D'OLMO
Dopo un attento restauro, sono esposti nelle sale del museo ritratti dei Savoia.
Da Vittorio Emanuele I a Vittorio Emanuele III.
Ringraziamo l'Assessorato alla Cultura per questa iniziativa.

BORDIGHERA
Vittorio Emanuele ILa collezione Famiglia Terruzzi a villa Regina Margherita  che diventerà un Museo di alto profilo.
La villa acquistata dal Comune di Bordighera,in collaborazione con regione Liguria, Provincia di Imperia e la famiglia Terruzzi,quest'ultima ne gestirà la funzione.
Guido Angelo Terruzzi collezionista di opere d'arte tra i primi a livello internazionale,con la sua presenza nella fondazione valorizzerà al massimo le possibilità della Villa Regina Margherita che diventerà un polo culturale ed in parte mostra permanente ed in altra parte eventi,congressi ed altre esposizioni.
A breve inizierà il restauro che comprenderà anche l'immenso parco che circonda la villa.
DATA: 14.08.2008
           
AMEDEO E SILVIA DI SAVOIA A ISCHIA E GAETA

S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia    Reduci da Ischia, la splendida isola che, su iniziativa U.M.I., ha ospitato la presentazione del libro “La Principessa Beduina” (di Camillo Albanese, Edizioni Mursia), registrando, grazie all’opera dell’Avv. Alessandro Sacchi e del Prof. Tommaso Laconica, un grande concorso di pubblico, i Principi Amedeo e Silvia di Savoia hanno partecipato alla tradizionale processione di barche per onorare la Madonna protettrice della città di Gaeta.
    S.E. l’Arcivescovo, Mons. D’Onofrio, già Abate di Montecassino, ha invitato i Principi sabaudi sulla sua barca ove il presule precedeva l’imponente processione inginocchiato di fronte al Santissimo.
    Ovunque i Principi sono stati oggetto di calorose accoglienze.
    Oggi 11 agosto i Principi andranno a salutare, sempre a Gaeta, l’unico marinaio superstite del gruppo che nel lager di Buchenwald riconobbe la Principessa Mafalda di Savoia.
    La presenza dei Principi a Gaeta è stata organizzata dalla signora Pupetta Lieto, monarchica della giunta U.M.I.
DATA: 11.08.2008
   
LE OLIMPIADI, LA CINA, LE RAPPRESENTANZE

foto da www.beijing2008.cn   Dopo aver assistito alla cronaca televisiva dell'inaugurazione delle Olimpiadi, voglio fare le seguenti considerazioni. Premetto che non ho mai avuto simpatia per la Cina comunista, che mantengo riserve di fondo ma che siamo di fronte a grandi cambiamenti del regime di Pechino. Impressiona la gioventù cinese così allegra ed occidentalizzata nell'aspetto e nel comportamento.
Ancora qualche anno e la Cina adotterà una democrazia compatibile con la sua cultura plurisecolare, i suoi interessi vitali, la sua realtà demografica.
Saranno le nuove generazioni, quelle ormai pratiche di internet, ad operare il rinnovamento di un grande paese erede del Celeste Impero. Devo dare atto agli organizzatori, che avranno sicuramente goduto dell'input superiore, di aver celebrato oltre ogni immaginazione i fasti dei millenni passati
facendo, in tal modo, un gesto di rigetto del vecchio internazionalismo comunista e l'assenza di Mao dalla rappresentazione è significativa.
Dobbiamo lamentare la debole rappresentanza dell'Italia alla cerimonia inaugurale: i media assicuravano la partecipazione del Presidente ma, se c'era, dove si trovava quando i nostri superbi gioiosi atleti sfilavano?
Dov'era in quel momento il Ministro degli Esteri Frattini? Il confronto con la presenza di Bush, di Putin e di Sarkozy si pone in tutto il suo dislivello. Va notato con grande compiacimento che le Monarchie erano tutte presenti con i loro Principi: Belgio, Norvegia, Spagna, Svezia, Giappone, Regno Unito, Tailandia, Cambogia, Arabia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Monaco e, per la Grecia, è stato inquadrato Costantino II, medaglia d'oro in altre non recenti olimpiadi e membro da decenni del Comitato Olimpico.
Gli atleti cercavano con gli occhi i loro Reali, li scorgevano e gioivano.
E Putin era presente malgrado gli scontri in corso nel Caucaso sin dalla vigilia della cerimonia.

Sergio Boschiero
DATA: 09.08.2008
   
A ROMA LE SOLENNI ESEQUIE DELL'AMM. BIRINDELLI, ALLA PRESENZA DEL CAPO DI CASA SAVOIA

Gino Birindelli - foto www.anaim.it    MINISTRO DELLA DIFESA ELOGIA "AMORE ASSOLUTO E TENACE PER LA PATRIA" Roma, 5 ago. (Adnkronos) - La Preghiera del Marinaio e le note del 'Silenzio' echeggiano nel cortile centrale della caserma Grazioli Lante della Marina militare. Al centro del piazzale il feretro, avvolto nel Tricolore, dell'ammiraglio Gino Birindelli, Medaglia d'oro al valor militare. E' il momento conclusivo della cerimonia funebre, da lui stesso richiesta in forma laica, che rende onore ad uno dei 'padri' degli incursori d'assalto della Marina. E non a caso, proprio accanto alla bara, e' stato portato un siluro a lenta corsa, riproduzione fedele di quei 'maiali' subacquei con cui Birindelli tanto si distinse nel corso della seconda guerra mondiale. A dare l'ultimo saluto all'ammiraglio giungono, tra gli altri, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, Amedeo D'Aosta. La vita di Birindelli, rileva La Russa, e' stata caratterizzata "dall'amore tenace, forte e assoluto per la Patria, che ha servito con coraggio, dedizione e sacrificio". La Medaglia d'oro al valor militare fu conferita "per un episodio che segno' una svolta nel modo di contrastare quelli che allora erano i nemici". L'ammiraglio di squadra Paolo La Rosa, capo di stato maggiore della Marina Militare, delinea nel corso della cerimonia la figura del "capo famiglia dell'intera famiglia marinara. Le prime imprese incursionistiche furono le sue -ricorda La Rosa- e segnarono l'avvio di un'epopea. Nessuna avversita' della sorte, anche la peggiore, lo ha mai visto recedere, al contrario lo spingeva a mettere in gioco se stesso e ad esporsi oltre ogni normale limite".

Alla famiglia sono giunte anche le condoglianze del Presidente della Consulta dei Senatori del Regno Aldo A. Mola, del Presidente dell'U.M.I. Gian Nicola Amoretti e del Segretario Sergio Boschiero.
Ricordiamo che l'Ammiraglio Birindelli, Presidente Onorario della Consulta dei Senatori del Regno e Presidente del Circolo di Cultura REX negli anni '80, era di chiara fede monarchica.
DATA: 06.08.2008
   
LA MORTE DI SOLZHENITSYN, L’ULTIMA ICONA: CREDEVA FERMAMENTE NEI VALORI DELL’ORTODOSSIA E DELLA TRADIZIONE CONTADINA E IMPERIALE RUSSA

IL COMMENTO DI PUTIN: “UN GRANDE COMPATRIOTA”.

LE CONDOGLIANZE DELL’UNIONE MONARCHICA ITALIANA ALL’AMBASCIATA RUSSA A ROMA.

   di Fabrizio Dragosei, Corrispondente da Mosca del Corriere della Sera
dal "Corriere della Sera" di Martedì 5 Agosto 2008

MOSCA- Tutto sta avvenendo secondo i suoi desideri, come ha detto ieri Natalya, la vedova di Aleksandr Solzhenitsyn. Il grande scrittore (è morto in casa ed è morto d'estate). Inoltre verrà sepolto nel cimitero del monastero Donskaj, il luogo più simbolico dell'unità e dell'indipendenza della Russia, dove si conserva l'icona della Madonna Donskaya, la più amata.
Era stato lo stesso Solzhenitsyn, cinque anni fa, a chiedere un permesso speciale perché la sua sepoltura avvenisse in questo che è stato per tanti anni il cimitero della nobiltà russa, dei Dolgoruki e dei Golitsyn. Dove giacciono le spoglie dello zio di Pushkin e del patriarca Tikhon, il primo religioso ad assumere nuovamente questo titolo nel 1918, in piena rivoluzione, dopo che Pietro il Grande aveva abolito la carica. La piccola cattedrale del monastero fu edificata subito dopo una importante vittoria sui tartari nel 1591. In quel luogo esatto si trovava la tenda che fungeva da chiesa per le truppe russe che difendevano la capitale. Vi era ospitata l'icona salvifica, quella dipinta dal bizantino Teofano il Greco, che due secoli prima, nel 1380, aveva permesso ai russi di svincolarsi dal giogo tartaro con la battaglia di Kulikovo, sul Don. La stessa icona fu portata in processione anche nel XVII secolo e “protesse” la Russia dall'avanzata polacca.
Recentemente, a rafforzare il valore di questo luogo, ci sono state tre traslazioni eccellenti. Sono stati sepolti i resti dello scrittore Ivan Shmelyov, iI cantore della Russia felix pre-rivoluzionaria. Poi quelli del generale Anton Denikin, comandante in capo dei bianchi durante la guerra civile seguita alla rivoluzione. E quelli del filosofo Ivan Ilijn, il sostenitore della diversità e della particolarità russa. Solzhenitsyn, insomma, si troverà a suo agio, visto che credeva fermamente nei valori dell'ortodossia e della tradizione contadina a imperiale russa.
DATA: 05.08.2008

LA LAPIDE IN RICORDO DI RE UMBERTO II A VILLA ITALIA

Lo scoprimento della targa eseguito dalle LL.AA.RR. i Principi Amedeo di Savoia e Dom Duarte Pio di Braganza    Cascais (Portogallo), 30 Luglio 2008 - Una lapide marmorea alla memoria di S.M. il Re Umberto II è stata scoperta sul lato principale di Villa Italia, per ricordare l'edificio, ora incorporato in un Grande complesso alberghiero Grande Real Villa Italia Hotel & Spa, che è stato la dimora principale del Re Umberto II durante i 37 anni del lungo esilio. Una vera e propria casa degli italiani i quali, a migliaia, raggiungevano il lontano  Portogallo per salutare e rendere omaggio all'amato Sovrano.
Sarebbe stato più giusto per la memoria storica non vendere Villa Italia e trasformarla invece in un museo del Re, proprio come è stato fatto per la casa nella quale è morto il Re Carlo Alberto, visitata da migliaia di persone.
    Alla sobria cerimonia erano presenti le LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia, il Capo della Real Casa di Braganza del Portogallo S.A.R. Dom Duarte Pio (Principe che godette sempre della stima e dell'affetto di Re Umberto II) e il primo Consigliere dell'Ambasciata d'Italia a Lisbona; hanno aderito S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, la Consulta dei Senatori del Regno presieduta dal Prof. Aldo A. Mola e l'Unione Monarchica Italiana che, va ricordato per amore della verità, un anno fa si adoperò per la realizzazione della lapide.
    Il marmo avrebbe meritato parole più alte perché il Re Umberto II, che amò una sola Patria, l'Italia, ebbe la Sua grandezza e sopportò l'ingiusto esilio con Grande dignità. Egli fu Sovrano non abdicatario che sognò sempre la Patria lontana.
La lapide avrebbe dovuto essere firmata semplicemente “gli Italiani”.
dc
La targa posta sulla facciata di quella che fu Villa Italia
DATA: 05.08.2008
   
MUSEO CIVICO "BOREA D'OLMO" SANREMO

Una foto della Famiglia Imperiale Russa
    Nel mese di luglio ,è stata organizzata dal comune di Sanremo,una mostra fotografica sull'ultimo Zar Nicola II Romanov .
    La preziosa raccolta di documenti fotografici illustra il destino dell'ultimo imperatore russo Nicola II Romanov e della sua famiglia e proviene dal Museo della Storia della Città di Ekaterinburg.
    L'evento ha avuto ampio successo di pubblico,ed è quindi stata prorogata di una settimana ,noi come U.M.I. siamo felici di queste iniziative,sperando ne seguano altre.
Alla inaugurazione é stata invitata la coordinatrice del club reale "Duca Bacicin" di Sanremo Sig.ra Wilma Curti.
DATA: 05.08.2008
 
LA SCOMPARSA DI GINO BIRINDELLI: UN PATRIOTA ESEMPLARE

Gino Birindelli - foto www.anaim.it        La  Consulta dei Senatori del Regno rende omaggio alla memoria del proprio Presidente Emerito on. Gino Birindelli, Ammiraglio di Squadra, Medaglia d’Oro al Valor Militare, esempio fulgido di eroismo in guerra, di impegno politico e civile e di strenua rivendicazione della Tradizione italiana.

    Componente della Consulta dal  4 dicembre 1979, l’Ammiraglio di Squadra on. Gino Birindelli la presiedette dal 1989 al 1993, assicurandone indipendenza e dignità, in perfetta coerenza con lo Statuto , secondo la lezione di S.M. Umberto II e in continuità con i suoi predecessori: Giuseppe Ugo Papi, Giuseppe Paratore,  Vinigi Grottarelli ed Emilio Bussi.

    L’Ammiraglio di Squadra on. Gino Birindelli condivise le scelte della Consulta  e si fece sempre rappresentare alle sue iniziative.

Roma, 3 agosto 2008
        
                                                                                       Aldo Alessandro Mola
                                                                         Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
   
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DATA: 03.08.2008
   
UNA LAPIDE A VILLA ITALIA RICORDA IL RE UMBERTO II

S.M. il Re Umberto II    Era doveroso ricordare con un segno durevole l’esilio di Umberto II a Villa Italia, a Cascais.
Per decenni Villa Italia fu meta di italiani (e non solo) che, monarchici o no,  volevano il rientro immediato in patria del sovrano il cui motto era “Italia innanzi tutto”. E’ bello che il ricordo del Re venga scoperto alla presenza del Capo della Casa Reale, Amedeo di Savoia, con la Consorte, Duchessa Silvia di Savoia, e di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, impareggiabile custode delle memorie sabaude.
    Gli Italiani sono grati a chi esorta alla storia, come avviene oggi a Cascais: antico proposito dell’Unione Monarchica Italiana. Dalla lapide oggi posta a Villa Italia giunge un monito fermo e pacato: traslare al Pantheon, in Roma, le salme di Vittorio Emanuele III e di Umberto II e delle regine Elena e Maria José.  
    Nel 90° della Vittoria è il minimo che gl’Italiani debbono a se stessi.
    L’art. 87 della Costituzione recita che il presidente della repubblica “rappresenta l’unità nazionale” e “può inviare messaggi alle Camere”. Auspichiamo perciò che in vista del 150° dell’Unità Nazionale, o più esattamente della proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861), l’attuale Capo dello Stato, sen. Giorgio Napolitano, proprio per la sua veste esorti Governo e Parlamento a restituire all’Italia le salme dei sovrani, che sono consustanziali alla sua storia profonda.
    Da Villa Italia echeggia il voto espresso da Giosue Carducci nell’ Ode Piemonte: “ A i morti, a i vivi, rendi la Patria, Dio; rendi l’Italia agli Italiani”.
        
                                                                                       Aldo Alessandro Mola
                                                                         Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
   
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DATA: 31.07.2008
   
L' ECCIDIO DELLA FAMIGLIA IMPERIALE RUSSA FRA LE PREGHIERE E LE LACRIME

La Famiglia Imperiale Russa    La strage di Ecaterinburg è avvenuta il 17 Luglio 1918 nella cantina di casa Ipatiev: un gruppo di bolscevichi lettoni uccise lo Zar Nicola II, la Zarina Alessandra, lo Zarevic Alessio, le granduchesse Maria, Tatiana, Anastasia e Olga nonché il medico e altri fedeli servitori della Famiglia Imperiale.
I corpi furono portati a 18 Km. dalla città, in una piccola radura di una foresta di betulle.    
    I cadaveri furono cosparsi di acido corrosivo e dati alle fiamme, i resti sepolti in due buche profonde e lontane qualche decina di metri l'una dall'altra. Nella prima i resti mortali dello Zar, della Zarina, delle tre figlie Tatiana Anastasia e Olga, oltre al medico ed ai servitori; nella seconda buca quelli di Alessio e della sorella Graduchessa Maria.
    Caduto il comunismo i resti sono stati in parte recuperati; mancavano quelli di Alessio e della sorella che sono stati trovati un anno fa.
    L'esame del DNA ha confermato che trattasi degli assassinati di Ecaterinnburg.
Celebrandosi lo scorso 17 Luglio il 90° anniversario della strage hanno avuto luogo cerimonie religiose in tutta la federazione russa; particolarmente solenni i riti a Mosca,S an Pietroburgo ed Ebaterinburg. In quest'$ultima città è sorta una grande chiesa, chiamata "Chiesa nata dal sangue" perché costruita sul luogo dell'eccidio dopo la distruzione di casa Ipatiev voluta da Eltsin.
    Una imponente processione ha percorso 18 km. per un omaggio floreale di popolo nella radura del ritrovamento dei resti Imperiali.
    Grande risalto delle reti televisive russe. Pubblichiamo alcune foto signficative.
In Russia è in corso un sondaggio sulla maggiore personalità russa della storia: in testa lo Zar Nicola II, seguito da Stalin, da Lenin e da Pietro il Grande.

la Granduchessa Maria Romanov intervistata alla TV russa il 18 Nov. 2007

La Granduchessa Maria Romanov intervistata alla TV russa il 18 Nov. 2007

intervista ad uno storico militare

Intervista ad uno storico militare alla tv russa


la radura dove erano stati occultati i resti dei Romanov

La radura dove erano stati occultati i resti dei Romanov


la stele di bronzo in attesa della costruzione di una grande chiesa votiva

La stele di bronzo in attesa della costruzione di una grande chiesa votiva

 
DATA: 28.07.2008

UNA LAPIDE RICORDERA' CHE VILLA ITALIA E' STATA LA RESIDENZA DI RE UMBERTO II IN ESILIO

Giungono voci di una cerimonia a Cascais per il prossimo 30 Luglio secondo la quale verrebbe scoperta una lapide nella ex Villa Italia, la residenza di Umberto II nei 37 anni d'esilio, trasformata oggi in un residence di lusso.
Allo scoprimento presenzierebbero la Principessa Maria Gabriella di Savoia e i Duchi d'Aosta.
 
DATA: 28.07.2008
   
IL PREMIO CARDUCCI 2008 ALL’UFFICIO STORICO DELLO STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

di Aldo A. Mola

    L’On. Guido Crosetto, Sottosegretario di Stato della Difesa, plaude al conferimento del Premio Nazionale “Giosue Carducci” 2008 per la saggistica storica al Colonnello Antonino Zarcone, Capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. La motivazione della scelta sarebbe piaciuta al “Maestro e Vate della terza Italia”: in pace e in guerra le Forze Armate sono, con l’Istruzione, il pilastro portante dello Stato, il punto di riferimento dei cittadini. Lo si vede nella vita quotidiana e nella fiducia che gli italiani ripongono nei militari impegnati ad affermare i valori della cittadinanza.
    L’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’esercito nacque a Torino il 16 luglio 1853 per iniziativa del generale Enrico Morozzo della Rocca, uomo di fiducia di Vittorio Emanuele II. La sua storia è stata scritta dal Oreste Bovio.
    Il Colonnello Antonino Zarcone, scrive il Sottosegretario Guido Crosetto, “unisce al brillante stato di servizio una passione indelebile per la storiografia e una avvincente ed appassionata capacità di ricerca, di studio e di approfondimento di fatti ed avvenimenti”. Già ufficiale presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, vice direttore per le operazioni terrestri del Comando IFOR a Sarajevo e a Timor Est, Zarcone ha ricoperto prestigiose cariche e svolto delicate missioni, meritando molte decorazioni quali la Medaglia commemorativa delle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dall’alluvione in Valtellina, la Medaglia NATO per l’operazione IFOR/SFOR in Bosnia e l’operazione KFOR in Kosovo, la Medaglia della Croce Rossa Italiana per l’impiego in Iraq. Insignito della Croce d’Oro per anzianità di servizio, e autore di saggi, relazioni a convegni e, con altri, del volume Dalla grande guerra a una Grande Forza (Roma, 2008) ha pubblicato Vita di guerra di Ettore Viola (Ed. Gaspari, 2008), un volume di gran pregio nel 90° della Vittoria.
    Il Premio Carducci al Colonnello Zarcone è anche il giusto riconoscimento all’Ufficio Storico la cui opera, ricorda il Sottosegretario on Crosetto, è “stimata a livello internazionale”. L’Ufficio si avvale di documenti, quasi tutti inediti, per un insieme di otto chilometri di faldoni, 300.000 volumi di storia militare, collaboratori in divisa e in borghese e vanta una produzione scientifica di prim’ordine, specialmente sulle due guerre mondiali e sull’impegno delle Forze Armate a sostegno della popolazione civile contro le calamità naturali e altre emergenze. La sua produzione, afferma il Sottosegretario on Crosetto, è giustamente “stimata a livello internazionale”. Meriterà quindi di essere incrementata in vista del 150° dell’unità nazionale.
    Oltre che al Colonnello Zarcone il Premio nazionale Carducci, presieduto da Raffaello Bertoli affiancato da Angela Guidotti, Giuseppe Marchetti e Marco Forti col patrocinio della presidenza del Senato, viene assegnato a Milo De Angelis (per la poesia). Matteo Palumbo (critica letteraria) e ad Alberto Arbasino (critica estetica).
    Il centenario carducciano è ormai alle spalle ma la città di Pietrasanta tiene viva e salda la memoria del grande scrittore e poeta, eletto deputato alla Camera, senatore del Regno, figlio di carbonaro e a sua volta massone, cantore della Bianca Croce di Savoia e dell’ Eterno femminino regale impersonato da Margherita di Savoia. (*)

Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

(*) Alle 11 di domenica 27 luglio omaggio al poeta nella casa natale di Valdicastello Carducci (Pietarsanta). Ale h.18 al Caffè della Versiliana (Marina di Pietrasanta) premiazione con la presenza dei vincitori e la partecipazione dell’attore Sebastiano Lo Monaco. Conduce Romano Battaglia.
 
DATA: 24.07.2008


ELUANA VIVE
Nel 2005 ci sentivamo relativamente al sicuro; ora, però, tutto fa temere che ben presto avremo anche noi, in Italia, la nostra Terry Schiavo. Il suo nome è Eluana Englaro e il suo caso è assai noto, perciò non v’è bisogno di soffermarsi a ripercorrerne la storia.
Nel 2005, come si ricorderà [http://it.wikinews.org/wiki/Morta_Terry_Schiavo], lo stesso Presidente degli Stati Uniti era sceso in campo per consentire a Terry Schiavo di continuare a vivere, come i suoi genitori chiedevano con forza disperata. Le parole di George W. Bush furono allora molto appropriate: “The essence of civilization is that the strong have a duty to protect the weak. […] In cases where there are serious doubts and questions, the presumption should be in favor of life." [L’essenza della civiltà sta nel fatto che il forte ha il dovere di proteggere il debole. In casi in cui vi siano seri dubbi e questioni irrisolte, si dovrebbe dar corso alle ipotesi favorevoli alla vita – mia libera trad.]. Prima di proseguire, dico subito che questo è l’orientamento di fondo in cui sia Sergio Boschiero sia chi scrive si riconoscono.
Ora, però, una recente sentenza della Cassazione, invero assai acuta, ha reso la questione attuale anche in Italia, sottolineando come il diritto di ciascun paziente a rifiutare qualsivoglia intervento, fosse pure volto solo a nutrirlo, non può vedersi negato per la mera circostanza, indipendente dalla volontà del paziente, che questi non possa più esprimersi per respingerlo. I giudici della Suprema Corte così hanno aperto uno spiraglio per le attese del padre di Eluana che, ritenendo di dover onorare la volontà della figlia, chiede da anni di poter interrompere il trattamento che la tiene in vita, peraltro appunto semplicemente nutrendola. La Suprema Corte, colmando così doverosamente una lacuna legislativa, ha tuttavia posto le premesse per un conflitto di attribuzione col Parlamento, che – a mio avviso molto lodevolmente – il Senato ha di fatto recentemente sollevato presso la Corte Costituzionale (e io spero vivamente che, presto, anche la Camera dei Deputati ne segua l’esempio); le votazioni in Senato  dovrebbero essere calendarizzate oggi stesso (23-07-08).
Tornando alla sentenza di Cassazione del 16 ottobre 2007, dobbiamo ricordare che essa poneva due sostanziali condizioni per l’interruzione legittima dell’alimentazione della paziente: (a) che «non vi sia alcun fondamento medico […] che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pur flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno e (b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti […]». Ora, se la prima condizione è già assai difficile a realizzarsi, almeno in toto, perché ciò che pare onestamente impossibile oggi, potrebbe anche non esserlo più domani, alla luce di nuove, imprevedibili scoperte mediche; la seconda condizione appare a diversi illustri penalisti giuridicamente piuttosto fragile, perché comporta manifestamente l’acquisizione per via indiziaria della volontà della paziente, in un contesto, però, di estrema gravità, potendone comportare la stessa soppressione fisica. [http://www.ilfoglio.it/soloqui/713].
Sulla base della citata sentenza di Cassazione, la Corte d’Appello di Milano ha emesso a sua volta una propria, nuova sentenza, in forza della quale è ora possibile interrompere il trattamento che tiene in vita la giovane [http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/sentenza_englaro.pdf]. La corte d’appello non riprende l’esame dell’irreversibilità dello stato di salute della paziente, ritenendolo ormai assodato – e qui sta, forse, un punto debole di quest’ultimo dispositivo, come vedremo subito. Quello che sorprende e preoccupa è, infatti, che un buon numero di autorevoli neurologi non si ritrovino nella determinazione assunta dalla sentenza, come si evince dal testo di cui forniamo di seguito il richiamo, testo in cui si evidenzia la rilevante differenza che sussiste tra morte cerebrale, coma e stato vegetativo permanente, quello tutto sommato meno grave, in cui versa appunto Eluana, mentre si segnala la sussistenza della possibilità, seppur rarissima, di progressi, già verificatisi in altri casi [http://www.ilfoglio.it/soloqui/705], che porterebbero comunque a far vacillare il primo presupposto richiesto dalla sentenza di Cassazione, relativo all’irreversibilità dello stato di salute della paziente. Forse questa discrepanza tra l’ultima sentenza e il parere degli illustri neurologi di cui sopra potrebbe derivare dal fatto che la sentenza d’appello si appoggia ad un esame medico della paziente sicuramente ancora attuale per quanto la riguarda personalmente, ma che, comunque, non poteva tener conto dei successivi progressi ottenuti dalla scienza in più di un anno, per esempio riguardo al problema della localizzazione anatomica della personalità in seno all’encefalo (si dubita ormai che sia proprio nella corteccia – che è la parte specificamente danneggiata in Eluana – il luogo ove alberga il nostro io); infatti la Suprema Corte aveva imposto la revisione solo della parte relativa all’accertamento della pregressa volontà di Eluana e non più la revisione del quadro clinico; così si esprime, infatti, la più recente sentenza: «L’accertamento sul carattere dell’irreversibilità è già stato effettuato e, non essendo stato impugnato, è divenuto definitivo e immodificabile in questo procedimento»; nel frattempo, però, come dicevamo, la scienza è andata avanti!… e, come si legge nel testo suggerito, non si può escludere né la coscienza di Eluana, né la sua capacità di soffrire – tant’è che la stessa Cassazione raccomanda, e la Corte d’Appello recepisce, ogni collaterale intervento volto ad evitare la sofferenza della paziente. Ma, come chi legge può ben capire, è ben poca cosa provvedere alla «umidificazione frequente delle mucose» come suggerisce l’ultima sentenza, a chi sentisse, seppure confusamente (grazie a potenti sedativi), il suo fisico andare in sfacelo per mancanza di qualsivoglia nutrimento. Infatti, quando i giudici affermano che «non vi è in lei alcun segno di attività psichica e di partecipazione all’ambiente, né vi è alcuna capacità di risposta comportamentale volontaria agli stimoli sensoriali esterni (visivi, uditivi, tattili, odorifici)» evidentemente non può escludere che la paziente possa tuttavia ancora percepire, sebbene non più rispondere.
Tutti – o quasi – gli scienziati, ma anche la Corte milanese, che, non per nulla, cita addirittura Ippocrate, partono tranquillamente da una visione materialistica, in base alla quale la mente altro non sarebbe che un prodotto del cervello. Ma se è così, come mai solo l’uomo è capace di pensare, fruire e gioire dell’arte – o addirittura di produrla?!... L’onere della prova, comunque, circa l’ipotesi che attività manifestamente immateriali come quelle testé citate siano semplicemente il frutto di una materia un po’ più complicata, spetta ai materialisti; ma, finora, tale prova definitiva non ci è giunta. Si potrebbe, allora, provare a considerare la tesi opposta, per cui la mente sia, in realtà, frutto di una sostanza immateriale, spirituale, che si serva del cervello, come il pilota di f1 della sua macchina. È chiaro: se la macchina si rompe, il pilota – quando va bene – si trova appiedato; ma la sua natura, la sua identità, non dipendono dalla macchina.
Dico questo non per condurre una digressione filosofica fuori luogo, ma per introdurre un tema ulteriore, assolutamente essenziale: qualora (malauguratamente, dico io) l’alimentazione di Eluana dovesse un giorno venir davvero interrotta, siamo proprio sicuri che non verrebbe soppressa una persona ancora capace di intendere, seppur non più di comunicare?
Se, poi, pensiamo alla situazione, tragica e grottesca insieme, della polizia americana che, nel caso dell’agonia di Terry Schiavo, dovette intervenire con la forza per impedire che alcuno, contro il dispositivo giudiziario, le desse da bere, domandiamoci, almeno per un momento, se vogliamo davvero precipitare anche in Italia in una simile dilacerante crisi.
Concludo dicendo che, quando penso ad Eluana, pur avendo letto integralmente l’ultima sentenza e numerosi articoli, proprio non riesco ad assimilarla a un vegetale; al contrario, l’immagine che mi pare rassomigliarle di più è un’altra, assai famosa, che lascio ai miei pochi lettori evocare nella loro mente, giacché tutti loro, comunque, sanno certo molto bene chi sia…
la bella addormentata.
Maurizio Duce Castellazzo
Link relativi
Iniziative web:    http://www.ilfoglio.it/soloqui/703
Appello:        http://www.scienzaevita.org/
Petizione:        http://www.firmiamo.it/eluanaenglaro
 
DATA: 24.07.2008
 
IL MASSACRO DEI ROMANOV: DOPO 90 ANNI IL GIALLO E' RISOLTO
La Famiglia Imperiale RussaSi potrebbe obiettare che rispetto all’evento in sé fu una vicenda minore, che in fondo riguardò un pugno di persone rispetto alle grandi masse che di quella rivoluzione furono in vario modo protagoniste. È in quest’ottica, del resto, che nei tre volumi di E. H. Carr a essa dedicati, un classico della storiografia anni Cinquanta, la vicenda è liquidata in poco meno di una frase...
    Eppure, se non ci si fa abbacinare dalle dimensioni e si sa leggere nel profondo delle decisioni, c’è in quella condanna a morte più simile a una strage mafiosa che a un’esecuzione politica, la chiave di volta per capire cosa sia stato il «terrore» inteso in senso pratico e ideologico.
La liceità del terrore non è qualcosa che si assume a cuor leggero e i primi a saperlo furono proprio quelli che la attuarono. Non ci si deve accontentare della spiegazione che, a posteriori, ne diede un rivoluzionario di professione come Trockij: «La decisione non fu soltanto opportuna, ma necessaria. La durezza di questa giustizia sommaria mostrò a tutto il mondo che eravamo decisi a combattere senza pietà, non guardando in faccia a nessuno». Fosse stato davvero così, fosse stata un’esecuzione per terrorizzare il nemico e rinsaldare le proprie file, Lenin e i suoi l’avrebbero rivendicata sin dall’inizio, gridata ai quattro venti, e non nascosta, negata e/o minimizzata come a lungo fecero. Dietro, insomma c’era anche e soprattutto un misto di paura, cieca violenza, vergogna mista a consapevolezza, pressappochismo... E però, ha scritto lo storico Richard Pipes, quella spiegazione è esatta «in un senso morale e psicologico più profondo. Come i protagonisti dei Demoni di Dostoevskij, i bolscevichi dovevano versare del sangue per legare i seguaci indecisi con il vincolo della colpa collettiva. Quando un governo si arroga il diritto di uccidere le persone, non per quello che hanno fatto o avrebbero potuto fare, ma perché la loro morte è «necessaria», si entra in un ordine morale del tutto nuovo. È questo il significato simbolico dei fatti accaduti a Ekaterinburg nella notte fra il 16 e il 17 luglio 1918». Quel massacro fu il primo passo sulla soglia del genocidio premeditato.
foto da www.ekaterinburg.tv - La chiesa innalzata sul luogo dell'assassinio della Famiglia Imperiale    Proprio perché il primo, avvenne in un’orgia di confusione e di isteria. Erano undici le persone da eliminare nella grande casa bianca, a due piani, già dimora dell’ingegner Ipateev denominata «a destinazione speciale»: l’ex imperatore Nicola II, la moglie, il figlio, le quattro figlie, il medico di famiglia e i tre domestici. Vennero svegliati che era da un po’ passata l’una di notte: c’erano disordini in città fu detto loro, bisognava scendere di un piano e trasferirsi per sicurezza in un’altra ala dell’abitazione. Ci volle mezz’ora per lavarsi e vestirsi, poi il piccolo corteo si mosse per arrivare sul lato opposto della casa, passando per il cortile. Fuori c’era un camion con il motore acceso: avrebbe coperto gli spari...
    Si ritrovarono tutti, vittime e carnefici, un plotone di undici cekisti, in una camera vuota, sorta di scantinato, di cinque metri per sei: ogni boia aveva in teoria il proprio condannato da eliminare, ma la fretta, la ristrettezza degli spazi obbligarono a una specie di balletto degli spostamenti, piedi nobili e piedi plebei che si urtavano e si calpestavano a vicenda. Nicola aveva in braccio Alessio, lo zarevic emofiliaco, Anastasia il suo cocker spaniel Joy. Vennero portate due sedie, per il ragazzo malato e per l’ex imperatrice, Alessandra, poi fu letto ad alta voce l’ordine di fucilazione, Nicola disse qualcosa, partirono i colpi come grandine, i proiettili che rimbalzavano sulle pareti e sul pavimento. Quando la gragnuola cessò, metà delle vittime era ancora in vita e fu finita a colpi di baionetta. Ci vollero venti minuti per portare a termine tutto il lavoro.
    Gli incaricati della successiva «ripulitura» dissero che «la stanza era piena di qualcosa che sembrava come nebbia di polvere da sparo e puzzava di polvere da sparo. Sui muri c’erano schizzi e macchie, per terra piccole pozze».
    Alla mattanza seguì l’orrore di una prima sepoltura nel bosco di Koptjaki, a quindici chilometri di distanza, ma il termine sepoltura non rende bene l’idea. I cadaveri furono spogliati, vilipesi, bruciati e poi ricoperti di terra. Il giorno dopo vennero riesumati, la fossa non era abbastanza profonda, il posto non così sicuro, trasferiti sulla strada per Mosca, seppelliti di nuovo dopo essere stati cosparsi di acido solforico.
    Come la libertà, anche il totalitarismo ha le sue giornate storiche e il massacro dei Romanov è una di quelle, ripugnante nella sua ideazione quanto nella sua modalità, preludio ai massacri di massa del XX secolo.
 
DATA: 23.07.2008
   
PLOMBIERES (1858-2008): 150 ANNI FA LO STORICO INCONTRO FRA CAVOUR E NAPOLEONE III

Camillo Benso Conte di Cavour    Nelle tante ricorrenze storiche di questo 2008, ha avuto ben poco spazio il 150° anniversario del summit segreto tra Napoleone III e Camillo Benso di Cavour avvenuto il 21 luglio 1858 nella stazione termale lorenese di Plombières-les-Bains tra le lussureggianti foreste dei Vosgi. "L'entrevue de Plombières"  viene ricordato dagli storici francesi come l'avvenimento che segnò la "nascita dell'Italia moderna". L'Imperatore dei Francesi non amava l'Europa ridisegnata dal Congresso di Vienna all'indomani della sconfitta dello zio Napoleone I a Waterloo. Figlio cadetto di Luigi Bonaparte re d'Olanda e di Ortensia de Beauharnais, Carlo Luigi Napoleone unitamente al fratello maggiore Napoleone Luigi partecipò in gioventù ai vari tentativi di insurrezione scoppiati nella nostra Penisola tra il 1820 ed il 1830, assistendo alla morte del fratello nel 1831 a Forlì, combattendo contro le truppe austro-pontificie. Affiliato alla Carboneria, dopo la morte dell'unico figlio maschio legittimo di Napoleone I, il duca di Reichstadt nel 1832, divenne il capo del partito bonapartista.         Sia Napoleone III che il Primo Ministro del Regno di Sardegna non fanno mistero di apprezzare molto di più la diplomazia "parallela" che quella ufficiale, imperniata sullo status-quo geo-politico dell'Europa del tempo, rappresentata dalla regina Vittoria, dallo Czar Alessandro II, dal partito cattolico, molto forte alla corte parigina,  guidato dal Ministro degli Esteri conte Walewsky, suo cugino e figlio naturale di Napoleone I e dalla stessa Imperatrice Eugenia, i quali osteggiavano l'idea di una Penisola unita sotto Casa Savoia, o quanto meno una parte di questa,  in quanto tale progetto avrebbe compromesso la sopravvivenza dello Stato Pontificio. Napoleone III incaricò il fedelissimo medico personale, Henri Conneau, di madre lombarda, acerrimo nemico dell'Austria, di dar vita ad un progetto europeo che potesse fondere sul "principio della nazionalitaà". Cavour si rese conto che nè le "grazie" della famosa contessa di Castiglione nè le "bombe" dell'ingenuo Felice Orsini, avevano "accellerato" il risveglio nel sovrano francese dell'entusiamo giovanile verso la causa nazionale italiana. Quindi decise di partire da Torino per incontrare in gran segreto Napoleone III e sondare personalmente le intenzioni di questi. Agli inizi di luglio del 1858 Cavour parte per la Svizzera, sostando a Ginevra, città a lui familiare in quanto la madre appartiene ad una ricca ed influente famiglia di tale città. Qui lo raggiunse un messaggio dell'aiutante di campo di Napoleone III, generale de Bèville: l'Imperatore lo riceverà a Plombières-les-Bains ove Cavour arrivò il 20 luglio. La prudenza doveva essere massima, la stazione termale era frequentata dal bel mondo dell'epoca. Il Primo Ministro piemontese era accompagnato dal figlio dell'inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario sardo a Parigi, Salvatore Pes di Villamarina,  e da un funzionario del Ministero degli Esteri, il cavalier de Veillet; la delegazione alloggiò presso l'abitazione di madame Lallemand titolare di una farmacia. L'incontro avvenne l'indomani mattina presso il "Pavillon des Princes", residenza estiva della prefettura dei Vosgi. Dai resoconti dell'epoca l'incontro avvenne nella più viva cordialità e franchezza e durò 4 ore. La discussione andò subito al problema essenziale: come giustificare agli occhi dell'Europa la guerra all'Austria, mantenendo neutrali potenze quali la Prussia, l'Inghilterra e la Russia, per poi affrontare l'assetto futuro della Penisola, ed il destino dello Stato Pontificio. Napoleone III assicurò l'appoggio militare francese per scacciare gli Austriaci dall'Italia con 200mila uomini, mentre Cavour gli rispose che il Regno Sardo era pronto a mobilitare 100mila armati. Verso la fine del colloquio, l'Imperatore chiese le sue contropartite: la cessione del ducato di Savoia e della contea di Nizza, sorprendendo non poco lo statista piemontese il quale ribattè che la Savoia era la "culla" della Dinastia sabauda ed in quanto a Nizza la sua cessione andava contro quel "principio della nazionalità" tanto caro a Napoleone III. Questi non rispose ma fece intendere al termine del colloquio verso le 14, che sarebbe stato difficile approvare il piano senza tali condizioni. I due si diedero appuntamento nel tardo pomeriggio per una passeggiata in calesse, il "phaeton" era guidata personalmente dal sovrano francese. Durante la passeggiata Napoleone III chiese per rafforzare l'intesa anche la mano della Principessa Clotilde,Napoleone III 16enne figlia di re Vittorio Emanuele II, per il cugino Gerolamo Napoleone, impertinente scapolo e libertino, con il quale i rapporti non erano idilliaci ma in mancanza di figli suoi, erede presuntivo dell'Impero. L'incontro finì e sappiamo tutti come andò a finire: la figlia del Re sposò il Bonaparte, Francia e Piemonte scesero in guerra contro l'Austria nella seconda guerra d'Indipendenza ottenendo le vittorie di Magenta e Solferino. Le durissime perdite francesi indussero poi Napoleone III all'armistizio di Villafranca, eludendo le aspettative di Vittorio Emanuele II e di Cavour e solo la Lombardia venne liberata dal giogo austriaco, per il Veneto e le altre "Terre irredente" si dovranno attendere altri avvenimenti ed altre guerre. In un convegno organizzato dalla "Fondazione Napoleone" a Parigi poche settimane orsono, la figura politica di Napoleone III ne è uscita fortemente positiva, dandogli la "patente" di primo europeista., in quanto alla base della sua politica c'era senza alcun dubbio "la liberazione dei popoli oppressi dalle grandi Potenze conservatrici". Parlando correttamente 4 lingue e conoscendo il Vecchio Continente come nessun altro capo di Stato della sua epoca, Napoleone III fu certamente una personalità di un certo spessore. Nel maggio 1854, affermò: "...il tempo delle conquiste è passato per sempre.", zittendo l'ala oltranzista del partito bonapartista, ma ben conscio, tuttavia, di impegnarsi perchè la Francia ritornasse alle sue "frontiere naturali". Napoleone III e Cavour ben intuirono, soprattutto il primo, che l'Europa di metà Ottocento, doveva reggersi su un sistema di congressi che "avrebbero consentito la pacifica risoluzione di eventuali divergenze tra Stati",
    Non solo, Napoleone III fu il primo statista europeo ad aver capito che il Vecchio Continente poteva fondarsi soltanto sul "superamento di politiche strettamente nazionali e che la sua organizzazione era inseparabile da un certo disinteressamento dei grandi protagonisti internazionali".
In tutto questo l'Italia avrebbe giocato un ruolo da protagonista con la nascita di un Regno dell'Alta Italia sotto Casa Savoia, un Regno dell'Italia Centrale, comprendente Toscana, Umbria e Marche, in appannaggio ad un Principe della sua famiglia, il Regno di Napoli lasciato ai Borbone o ai discendenti dello zio Gioacchino Murat, molto influenti a Parigi; questi Stati avrebbero poi dato vita ad una Confederazione presieduta dal Romano Pontefice, al quale veniva riconosciuta la sovranità su Roma e Lazio. Il "piano" europeo di Napoleone III prevedeva così oltre alla nascita di Stati giovani quali Grecia e Belgio, sorti tra il 1820 ed il 1830, il ritorno di una Polonia indipendente, un'Italia del Nord liberata da Vienna, ed una Germania, ove i Principati del Sud (di religione cattolica), ossia Baviera, Wurttemberg, Baden ecc., si sarebbero riuniti anch'essi in federazione libera da Austria e Prussia. Sarebbe nata un'Europa di "medie Potenze" ove la Francia avrebbe naturalmente avuto un ruolo importante, ma attuando una politica di conciliazione e pacificazione grazie ai citati "congressi", sempre ricordando la massima del famoso zio, Napoleone I: "Finchè in Europa ci si batterà, sarà guerra civile.". Le cose non andarono così per il "piccolo Napoleone " come venne ingiustamente definitio dagli storici. Nel 1869 alla vigilia di quella guerra contro la Prussia che gli costò il trono, Napoleone III scriveva: "Sono favorevole alle nazionalità,  ma esse non si riconoscono solo dall'identità degli idiomi e dalla uniformità delle razze, esse dipendono soprattutto dalla configurazione geografica e dalla uniformità di idee che nasce da interessi e ricordi comuni...".
    Cosa penserà il Ministro Bossi di tutto questo?
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE 
DATA: 23.07.2008
   
MONARCHICI NELL'ISOLA VERDE

L'Avv. Alessandro SacchiISCHIA, venderdì 18 Luglio 2008 - Proficuo incontro del Vicepresidente Nazionale, Alessandro Sacchi, accompagnato dal Presidente Regionale Campano Giannandrea Lombardo di Cumia, con i
dirigenti dell'U.M.I. dell'Isola d'Ischia.  Argomento della riunione, le attività in calendario per il prossimo autunno, ma soprattutto gli aspetti organizzativi relativi alla visita che le LL.AA.RR. Amedeo e Silvia di Savoia effettueranno, nella prima decade di agosto, alla splendida località che hanno già, recentemente, onorato della Loro presenza.
Ai monarchici isolani, guidati dall'attivissimo Prof. Tommaso Lamonica, auguri di buon lavoro! 
 
DATA: 22.07.2008
      
COSTITUITO IN ROMA UN COMITATO PRO PIO XII

Papa Pio XII    Nell’approssimarsi del 50° anniversario della morte di Papa Pio XII (9 ottobre 1958) e del 60° della sua elezione al soglio pontificio nel 1939, si è costituito in Roma un comitato al fine di sostenere il processo di beatificazione di Papa Eugenio Pacelli e diffonderne l’alto magistero ecclesiastico.
    Umberto II, sia da Principe Ereditario che da Re, unitamente a tutta la Famiglia Reale, fu sempre particolarmente vicino al Sommo Pontefice negli anni del conflitto mondiale, del referendum istituzionale e infine dell’esilio e Questi non esitò mai a dimostrare particolare benevolenza nei suoi confronti.
    Pio XII fu il primo Papa – appena eletto - a recarsi in forma ufficiale alla Reggia del Quirinale per visitare Vittorio Emanuele III, ponendo fine così in maniera pubblica alla Questione Romana, definitasi nel 1929 con i Patti Lateranensi, alla cui stipula cooperò efficacemente il fratello dell’allora mons. Eugenio Pacelli.
    La figura di questo Pontefice, così rilevante per la storia della Chiesa Cattolica e del Cristianesimo, ha anche nella storia d’Italia e di Casa Savoia un peso eccezionale.
    L’Unione Monarchica Italiana, nel ricordare altresì la preziosa opera di carità e assistenza prestata dal Papa negli anni della guerra, fa voti perché al più presto Pio XII venga proclamato Beato. 
per adesioni: comitatopapapacelli@gmail.com
 
DATA: 22.07.2008
   
LE SPARATE DI BOSSI DANNEGGIANO IL PROGETTO FEDERALISTA

foto www.pupia.tv    Roma, 17 Luglio 2008 - Di fronte all’attacco ingiurioso di Bossi all’Inno di Mameli, Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero, rispettivamente Presidente e Segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.), hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:

    “Se il Ministro Umberto Bossi potesse sentirci gli diremmo di abbassare i toni perché i simboli dell’Italia meritano rispetto e lo obbligano, anche nella sua veste di Ministro del Governo nazionale, a ricordarsi del giuramento prestato.
    Siamo convinti che le dichiarazioni di Bossi contro il Tricolore e l’Inno di Mameli, nonché le sue discriminazioni sugli insegnanti meridionali, non portino alcun vantaggio alla causa federalista, che ne esce danneggiata.
    L’estremismo verbale non paga”.

DATA: 21.07.2008
 
NEPAL: UN BOMBAROLO AL POSTO DEL RE?

Ore 17.16    Nepal: dopo abolizione monarchia, ancora non c'e' presidente


    KATHMANDU - Il parlamento nepalese non è riuscito oggi ad eleggere il primo presidente del Paese e a porre fine allo stallo politico nel quale la repubblica del Nepal si trova dopo l'abolizione della monarchia. Lo ha reso noto la televisione ufficiale.
    Nessun candidato ha ottenuto i 298 voti necessari per diventare il primo presidente della nuova repubblica del Nepal, ha riferito la tv nepalese dopo un voto dell'Assemblea costituente.
    L'esito del voto ostacolerà ulteriormente gli sforzi degli ex ribelli maoisti, che hanno la maggioranza relativa, per formare il primo governo repubblicano.
    Al candidato giunto in testa, Ram Beran Yadav, sono mancati solo quattro voti per vincere, secondo l'emittente. La monarchia è stata abolita il 28 maggio.
SDA-ATS

Dunque doppia sconfitta per i maoisti:
1. non sono riusciti ad eleggere il "loro" presidente;
2. il "loro" presidente è stato battuto da un altro candidato.
Ci compiacciamo per il pericolo scampato anche se la crisi, causata dall'abolizione della Monarchia, persiste.

    E' in corso la seduta del Parlamento nepalese in cui verrà eletto il primo presidente della neonata repubblica. Alcuni organi di stampa danno già per certa l'elezione di Ramraja Prasad Singh, candidato supportato dai maoisti. Chi è costui? Settantatreenne, militante repubblicano esterno alla guerriglia maoista ma con  un passato particolare: nella sua vita ha trascorso più di vent'anni nelle patrie galere per attentati dinamitardi (nello specifico contro il Palazzo Reale nel quale, per ironia della sorte, potrebbe andare a vivere).
    I maoisti hanno solo la maggioranza relativa in parlamento e, per eleggere il presidente, ci vuole la maggioranza assoluta (298 voti su 594 votanti). In questi giorni il partito di Prachanda ha tentato dei negoziati con altri partiti di minoranza a supporto di Prasad Singh ma senza ottenere risultati.
    Nulla è deciso quindi anche perché gli altri due partiti più grandi hanno presentato ognuno un proprio candidato.  Seguiremo gli sviluppi con una triste riflessione: il Nepal potrebbe passare dall'essere rappresentato da un Sovrano ritenuto divino ad un uomo con la passione per gli esplosivi.

DATA: 19.07.2008
   
I ROMANOV VITTIME INNOCENTI DELL'ODIO IDEOLOGICO
SONO I NUOVI MARTIRI CRISTIANI, IN LORO MEMORIA SUL SITO MONARCHICO L'INNO ZARISTA

    Roma, 17 lug. - (Adnkronos) - "L'Unione monarchica italiana rende oggi un commosso omaggio allo Zar Nicola II, alla Zarina Alessandra, ai loro figli Alessio, Olga, Tatiana, Maria e Anastasia nonché al loro medico e ai loro fedeli servitori, tutti vittime innocenti dell'odio ideologico della rivoluzione bolscevica". Lo riferiscono in una dichiarazione congiunta il Presidente dell'Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) Gian Nicola Amoretti e il Segretario nazionale Sergio Boschiero in occasione del novantesimo anniversario dell'assassinio della famiglia imperiale russa, avvenuto a
Ekaterinburg il 17 luglio 1918."
    "L'eccidio della Famiglia Imperiale - affermano i vertici dell'U.M.I. - ha dato l'avvio della grande strage che avrebbe fatto milioni dl vittime. Proprio in guesti giorni e' stato reso pubblico il dna sugli ultimi resti ritrovati a pochi metri dalla fossa comune nella quale erano stati gettati gli altri componenti delta famiglia Romanov; il dna ha confermato the si tratta dell'erede Imperiale Alessio e della sorella la Granduchessa Maria".
    "Ci inchiniamo agli ultimi Sovrani di tutte le Russie e ai loro giovani figli, essi sono i nuovi martiri cristiani - dicono Amoretti e Boschiero - Da oggi, in loro onore, sul sito internet dell'U.M.I. (www.monarchia.it), e' possibile ascoltare in due versioni lo splendido inno imperiale della Russia zarista, l'edizione con la sola musica e quella cantata dai cadetti. La prima edizione nella sezione audio e la seconda nel video tratto dal film “Il barbiere di Siberia”".

DATA: 18.07.2008
 
LA SCOMPARSA DEL GENERALE GUIDO AMORETTI

foto www.lastampa.it    Chiniamo le abbrunate bandiere del Regno alla luminosa figura di italiano e di soldato del Generale Guido Amoretti, fondatore e anima del prestigioso Museo “Pietro Micca” di Torino, dedicato al leggendario eroe del Piemonte sabaudo.
    Egli è rimasto un alto esempio di dedizione e di sacrificio, un punto di riferimento per la cultura e la storia militare ed ha sempre onorato la sua fede monarchica.
    L'U.M.I. lo addita come alto esempio di patriottismo e si unisce al lutto della famiglia.

DATA: 16.07.2008
   
PERCHE' IL IV NOVEMBRE RITORNI FESTA NAZIONALE

    Il mensile «Storia In Rete» da questo mese lancia un’iniziativa provocatoria che tende a mettere sul tavolo una questione centrale: l’Italia può uscire dall’attuale crisi solo facendo appello alle risorse comuni, risorse che è possibile ritrovare solo nella nostra Storia, specie quella Storia che ha unito e “fatto” il Paese più che dividerlo. E quale occasione migliore di tornare a fare del 4 novembre, anniversario della vittoria nella Grande Guerra, “la” festa nazionale” dell’Italia del Terzo Millennio? E' stata indetta su internet una raccolta di firme ed adesioni. Il contributo di tutti è bene accetto.
L'Unione Monarchica Italiana aderisce all'iniziativa. 

Si può firmare la petizione su questo link:
http://www.firmiamo.it/sign/list/4-novembre-festa-nazionale

Per saperne di più leggete l’ultimo numero di «Storia In Rete» in edicola o andate sul blog:
http://4novembre.wordpress.com/


DATA: 15.07.2008
   
“STORIA IN RETE”: 100 PAGINE DI VERA CULTURA E DI SANO PATRIOTTISMO

    E' uscito il numero 33-34 di “Storia in Rete”, il periodico mensile diretto da Fabio Andriola (sito internet www.storiainrete.com). Il comitato scientifico vede come Presidente lo storico Aldo A. Mola e ha come componenti Giuseppe Parlato, Nico Perrone e Aldo G. Ricci.
    Riproduciamo la copertina con l'annuncio dell'articolo di Sergio Boschiero “Banditi & Referendum” sulla presa di posizione repubblicana del bandito Salvatore Giuliano alla vigilia del referendum istituzionale del 2 Giugno 1946.
Segnaliamo l'articolo dello storico Aldo Alessandro Mola che annuncia la nuova edizione per la collana Oscar Mondadori del libro “Declino e Crollo della Monarchia in Italia”.
    Da non perdere l'intervista su Wikipedia al Prof. Giulio Vignoli.
    L'articolo di Boschiero su Salvatore Giuliano occupa le pagine 52 e 53 e comprende il box di alcuni risultati del referendum in provincia di Palermo, un farneticante proclama del bandito per l'indipendenza della Sicilia e la cronaca della “visita” di Boschiero alla casa-museo del “re” di Montelepre.
"Storia in rete" - Mensile - 6 € - Nelle maggiori edicole e librerie

DATA: 15.07.2008
   
VITTORIO EMANUELE III, IL RE DEMOCRATICO

    “Il Re è proprio il tipo di cittadino borghese democratico e libero pensatore (...) Egli è convinto che in tutto debba dare l’esempio”. Lo dichiarò il suo primo aiutante di campo, generale Arturo Cittadini (1846-1928) nel marzo 1922, quando la crisi politica in Italia precipitava. Il documento, sinora inedito, è pubblicato da Aldo A. Mola, presidente della Consulta dei senatori del regno, in Vittorio Emanuele III nell’ottobre 1922 (“Studi Piemontesi”, ed. Centro studi Piemontesi, 2008, I, pp.133-39), che anticipa la nuova edizione, ampliata e con inediti, del suo Declino e crollo della monarchia in Italia. I Savoia dall’unità al referendum del 2 giugno 1946 (Oscar Mondadori, settembre 2008). “Nel 60° della morte di Vittorio Emanuele III – dice Mola al nostro sito - non è comparsa alcuna opera nuova sulla sua figura. Occorre far chiarezza in via definitiva sulle accuse che gli furono e vengono mosse a cominciare dalla supposta responsabilità nell’avvento del governo Mussolini, cioè nella svolta dalla quale dipese il corso della storia. Orbene, a giudizio di Cittadini (come degli storici onesti) il Re non interveniva mai nelle beghe parlamentari. Dopo un paio di giorni di colloqui con lui Theodore Roosevelt, stupito della sua mente e della sua istruzione lo felicitò così: Maestà, se ella viene in America, la facciamo subito presidente. Questo fu il vero Vittorio Emanuele III nel 1922: l’unico che avesse idee chiare sui modi per salvare la democrazia parlamentare varata dallo Statuto”.
    “La storia – aggiunge Mola – si fonda sui documenti, non su chiacchiere e pregiudizi”.


DATA: 10.07.2008
   
NOZZE LUSITANE

    Lo scorso 21 giugno oltre 400 invitati appartenenti a tutto il gotha europeo, si sono dati appuntamento nella cattedrale di Evora, nella regione meridionale portoghese dell'Alentejo, per uno dei matrimoni più prestigiosi dell'anno. L'arcivescovo emerito Jorge Quintal Maurilio de Gouveia ha benedetto le nozze tra Sua Eccellenza Donna Diana Mariana Vitoria Alvares Pereira de Melo, undicesima duchessa de Cadaval, e S.A.R. il Principe Charles-Philippe d'Orlèans duca d'Anjou. La sposa, orfana di padre, è stata condotta all'altare dal suo padrino di battesimo, S.A.R. Dom Duarte Pio di Bragança, Capo della Real Casa del Portogallo. Lo sposo, nipote del defunto Conte di Parigi, è figlio del Principe Michel d'Orléans conte d'Evreux e di Béatrice Pasquier de Franclieu nonchè nipote della Principessa Claudia di Francia (prima moglie dell'attuale Capo di Casa Savoia). Tra gli antenati della sposa troviamo Enrichetta Adelaide (m.1679) figlia di Vittorio Amedeo I di Savoia e moglie di Ferdinando di Wittelsbach duca di Baviera, mentre lo sposo discende da Maria Adelaide (m.1712) figlia di re Vittorio Amedeo II di Savoia e moglie di Luigi di Borbone duca di Borgogna Delfino di Francia, genitori di re Luigi XV!
    Ma l'albero genealogico di questa coppia annovera pure tutti i sovrani portoghesi e del Brasile, i duchi di Cadaval infatti discendono da un ramo della Casa di Braganza, e per continuare dai sovrani delle Due Sicilie, dagli Absburgo, dai duchi di Lorena, e da un'infinità di illustri dinastie italiane (Caetani, de'Medici, Acquaviva, Pignatelli, Lucchesi Palli, Zileri dal Verme ecc.ecc.). La giovane duchessa di Cadaval è anche cugina del conte Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, sposo della Principessa Bianca di Savoia-Aosta.
    All'augusta coppia i nostri auguri più sinceri!

Giuseppe Polito
Direttore Biblioteca Storica “Regina Margherita” Pietramelara (Ce)
DATA: 03.07.2008
   
ALEMANNO: BENE!

    Il nuovo Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è partito con il piede giusto: ha già raccolto nuovi consensi, ha denunciato efficacemente il debito ereditato dalla gestione Veltroni, sta procedendo ai tagli, ha dato l'esempio rinunciando all'auto blu per utilizzare una “croma” di scorta, non trascura i doveri di rappresentanza, è presente là dove si devono prendere decisioni e si sta muovendo per armare i vigili urbani.
    Il più venduto quotidiano di Roma, “Il Messaggero”, ha scritto un articolo ammirato all'indirizzo del nuovo Sindaco.
    Una sola raccomandazione ad Alemanno: prudenza nel ricorrere alle targhe alterne, riduca le strisce blu, lasci perdere le domeniche a piedi. Roma non deve diventare una “città prigioniera” per un eccesso di divieti.

S.B.
DATA: 26.06.2008
   
LA REGINA ELISABETTA TOGLIE A MUGABE IL TITOLO DI "SIR"
da "Il Corriere della Sera" di Giovedì 26 Giugno

    LONDRA - La regina Elisabetta ha revocato il cavalierato a Robert Mugabe, un gesto che conferma la linea dura delta Gran Bretagna contro gli abusi dei diritti umani ad Harare. La Sovrana ha preso la decisione su indicazione del ministro degli Esteri, David Miliband. Secondo il titolare del Foreign Office, l'alta onorificenza gli doveva essere revocata per le continue violenze e intimidazioni perpetrate ai danni dell'opposizione. Il presidente dello Zimbabwe era stato insignito del cavalierato nel 1994 quando era considerato un eroe anticolonialista.

DATA: 26.06.2008
   
LE RAPPRESENTAZIONI CLASSICHE DI SIRACUSA E CASA SAVOIA

    Si è concluso il 22 giugno scorso il   XLIV  ciclo delle Rappresentazioni Classiche del Teatro Greco di Siracusa. L’edizione del 2008 ha messo in scena la famosa trilogia di Eschilo, composta da Agamennone, Coefore e Eumenidi, che celebra il passaggio dall’età barbarica, ove la giustizia è sinonimo di vendetta, all’ età civile, dove la giustizia diviene segno di equità e rispetto delle leggi dello Stato.
    Era il 1914 quando per la prima volta, su iniziativa di comitato composto da aristocratici e intellettuali siracusani, poi trasformatosi nell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, la grande cavea del Teatro Greco di Siracusa risuonò dei versi degli autori classici della tragedia greca, dopo il silenzio di secoli.
    Ospite d’onore della prima edizione delle rappresentazioni classiche  sempre l “Agamenonne” di Eschilo, fu Vittorio Emanuele III, giunto nella città siciliana con il panfilo “Savoia”.
    Interrotte a causa della guerra, le rappresentazioni ripresero nel 1921. Per il terzo ciclo, svoltosi l’anno successivo e dedicato alle “Baccanti” di Euripide e all’”Edipo Re” di Sofocle, fece ritorno il Sovrano: Vittorio Emanuele III prese parte anche alla posa della prima pietra del nuovo Palazzo delle Poste, a una serata di gala presso il Teatro Massimo e alla celebrazione della Festa del Mare dal foro dedicato al primo Re d’Italia.
    Anche il settimo ciclo nel 1933, dedicato alle “Trachinie” di Sofocle, vide la presenza del Sovrano, poi recatosi in visita nella valle dell’Anapo e nella necropoli di Pantalica ( oggi patrimonio UNESCO) e successivamente quella dei Principi Ereditari, Umberto e Maria Josè.
Fino alle edizioni degli anni’50 le scenografie e i costumi verrano ideati e realizzati da Duilio Cambellotti, che nel 1930 curò i festeggiamenti preparati a Roma per le nozze dei Principi Ereditari.
Tutte le pubblicazioni, le mostre e le iniziative culturali dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico- INDA celebrano con compiacimento la presenza del terzo Re d’Italia, che nel placarsi delle passioni si rivela sempre più una personalità perspicace e attenta a sostenere e apprezzare le grandi potenzialità del Mezzogiorno d’Italia.

Dal 1948 ad oggi mai un Presidente della Repubblica è intervenuto a uno dei cicli delle rappresentazioni classiche!

Francesco Atanasio
DATA: 26.06.2008
   
UNA CONSULTA DEI SENATORI ABUSIVA
da "Il giornale del Piemonte" di Domenica 22 Giugno 2008, pag. 3

    Emanuele Filiberto di Savoia ha lanciato tramite uno stilista la «griffe Savoia» con tanto di stemma reale per la una linea di abbigliamento «Principe d’Italia», , con lo scopo di «superare le frontiere di un look troppo serioso e impostato». Nel frattempo alcune persone hanno lanciato ieri una nuova «Consulta dei Senatori del Regno d’Italia» (e alla fine dell’incontro conviviale, presenziandovi Vittorio Emanuele di Savoia, è stato eseguito l’Inno sardo anziché la Marcia Reale). In proposito la vera Consulta, voluta da Umberto II e presieduta da Aldo Mola, dichiara che «la Consulta stessa, mai sciolta, mai liquidata e di cui sono membri S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, Duchessa di Savoia e di Aosta, diffida chiunque dall’abusare del proprio nome, della propria pazienza, della memoria e della volontà di Re Umberto II, consegnata a documenti che provano inoppugnabilmente la decadenza di Vittorio Emanuele di Savoia dal titolo e dai diritti di principe ereditario. Vogliamo sgombrare il campo da equivoci e ribadire che tuteleremo il nostro nome nelle forme di legge. La Consulta - commenta Mola - non è un dado da brodo: oggi sciolto, domani essiccato, poi destinato a etichetta per cetriolini o pantaloncini bene aderentia chissà che cosa».              

DATA: 22.06.2008
   
EMERGENZA ESAMI

foto da www.alexmenietti.it    Questa settimana, l’emergenza sono gli esami di maturità ! Dopo l’emergenza rifiuti, Alitalia, e mozzarella di bufala, questa realtà repubblicana già caduta negli anni su ogni argomento ed in ogni occasione, cade anche sugli esami di maturità.
    Siamo ormai ai livelli di “allegria” di una sagra paesana dove gli insegnanti in aula sono costretti a correggere autonomamente gli errori nei testi o le parziali mancanze pervenute dal Ministero come meglio possono e secondo le loro attitudini.
    Da lunedì 16, giorno di inizio delle prove scritte, ad oggi giovedì 19.06.2008, non c’è giorno che non veniamo informati di errori nei testi, mancanza di parti nelle tracce, e indiscrezioni sul web in anticipo di ore prima dell’apertura delle famose buste sigillate. Uno spettacolo indecoroso !
    Ora, che dal Ministero della pubblica istruzione non si riesca neppure a scrivere correttamente la traccia di un tema o di un compito, è normale dal momento che la totalità dei dirigenti scolastici oggi in attività risale al post 1968 e alla sua demagogica “rivoluzione” contro Ancien régime scolastico preesistente, ma che secoli di cultura vengano presi a calci e schiaffoni dalle Istituzioni in questo modo plateale e provocatorio è quantomeno indecente, soprattutto agli occhi di chi ancora serba il ricordo, o il ricordo dei racconti di un’Italia che fu. Un’Italia forse più povera materialmente, ma infinitamente più ricca di valori, di cultura e di professionalità e dignità in ogni campo.
    Ma diamine, se la commissione incaricata di redigere i testi per gli esami non è più in grado di fare il suo lavoro, chiediamo un aiuto, …una consulenza. Utilizziamo consulenti per ogni cosa come ha denunciato il Ministro Brunetta…
    Questi benedetti esami, facciamoli scrivere e preparare in Cina, se non altro, loro sono più bravi di noi a mantenere il “riserbo” sulla rete internet !

19.06.2008
Alberto Conterio
Unione Monarchica Italiana - Biella
DATA: 22.06.2008
   
CAMPIONE DI LIBERTA' - IL SENATORE ALFREDO FRASSATI
da "Il giornale del Piemonte" di Domenica 22 Giugno 2008, pagg. 1-5

   Il Piemonte è orgoglioso di Pier Giorgio Frassati. Un tempo i ragazzi andavano ai «Sale», cioè agli oratori dei Salesiani, oppure alla «Frass», i circoli dell’Azione Cattolica intitolati al giovane, che oggi è simbolo planetario della fede senza confini.
    Il Piemonte e Torino debbono però andare fieri anche del padre di Pier Giorgio, Alfredo Frassati (Pollone, 1868 - Torino, 1961). Fu campione del progresso civile in un’Europa squassata da guerre e da totalitarismi. Oggi i suoi ideali vincono, ma la sua figura appare velata. Va riscoperto, perché non fu solo un «grande giornalista innovatore», come lo definì Vittorio Valletta alla sua morte. Fu l’artefice dell’informazione libera, strumento per incivilire le masse e affermare lo Stato garante dei diritti. Per Frassati la liberà di pensare, di comunicare e di agire sono i tre capisaldi della democrazia liberale: principi facili da enunciare, difficili da praticare. Il vecchio Piemonte ha un vero primato in questo campo: la libertà di stampa, varata da re Carlo Alberto nel novembre 1847, ancor prima dello Statuto.
    Da quel momento i giornali si moltiplicarono. Le tipografie erano le «emittenti » dell’epoca. Lo si vide con «Il Risorgimento» di Balbo e Cavour, la «Gazzetta del Popolo» di Govean e Bottero, l’«Armonia» di Giacomo Margotti e decine e decine di periodici.
    Mezzo secolo dopo il Quarantotto, il giornalismo italiano ebbe il nuovo artefice in Frassati, che mutò la «Gazzetta piemontese» ne «La Stampa» (1° gennaio 1895). Uomo all’antica, crebbe tra difficoltà e drammi domestici, superati con alto senso del dovere verso Dio, la Patria e la propria famiglia. Poiché aveva carattere, passò per un caratteraccio. Era esigente. Anzitutto verso se stesso. Per crescere e aiutare. Convinto che l’unificazione nazionale è patrimonio storico irrinunciabile, anche a costo di conflitto con clericali fautori di privilegi oggi inconcepibili, si batté per il primato dello Stato contro tutti gli appetiti di parte, sindacati inclusi. Talvolta fu severo persino verso l’unico statista della sua epoca, Giovanni Giolitti, e prima di lui capì che l’intervento dell’Italia nella Grande Guerra sarebbe stata una catastrofe.
    Ambasciatore a Berlino, avversò a viso aperto il fascismo e fu costretto a cedere il giornale cui aveva dedicato ogni giorno della vita. Vi tornò nel dopoguerra con affettuosa dedizione. Frassati condannò anche l’«insipienza» di chi aveva spianato la via all’avvento di Mussolini. Patriota anziché uomo di fazione, nel 1930 assunse la presidenza dell’Italgas e la risollevò dal baratro.
La stella polare di Alfredo Frassati furono i lettori.
Da informare sempre con chiarezza e rispetto. Nominato senatore del Regno su proposta di Giolitti nel 1913 e senatore di diritto nel 1948, due volte risultò scomodo e da certi «poteri forti» venne costretto a rinunciare al dialogo con i lettori, che per lui erano la spina dorsale della Nuova Italia.
La sua fu «una voce fuori dai cori», come è intitolata la rassegna dei quarant’anni di vita del centro Pannunzio di Torino curata da Anna Ricotti, Tiziana Conti e Giancarlo Borri. Il Centro europeo «Giovanni Giolitti» per lo studio dello Stato (Dronero) e il Centro Pannunzio, presieduto da Pier Franco Quaglieni, propongono che, in vista del 150° del Regno d’Italia, Torino gli dedichi un luogo pubblico di spicco. Frassati osservò che pochi gettavano fiori sulla tomba di Giolitti perché «è destino dei grandi uomini politici non risvegliare l’entusiasmo delle folle». Appunto. Perciò tocca alla dirigenza precorrere e proporre. La città di Luigi Salvatorelli, Carlo Casalegno, Michele Torre, una città così legata all’informazione libera, onora se stessa se ricorda adeguatamente un protagonista della storia europea quale fu Alfredo Frassati. Siamo certi che i giornalisti subalpini sosterranno la proposta al di sopra di qualsiasi contrapposizione.

Aldo Alessandro Mola                  
DATA: 22.06.2008
   
LA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO DIFFIDA  DALLE  CONTRAFFAZIONI

    Giunge notizia che domani, 21 giugno 2008, alcune persone, previo versamento di 200 euro per il “titolo” e 75 per la refezione, si autoproclamano consulta dei senatori del regno. A ridimensionamento del caso, in apertura e chiusura dei travagli  verrà eseguito l’inno sardo anziché la Marcia Reale. Presenzia lo stesso Vittorio Emanuele di Savoia le cui opinioni sui sardi sono note e che nel 2001 ordinò lo scioglimento e la liquidazione della Consulta, ignorando che la Consulta voluta da Re Umberto II quale continuazione del Senato del Regno d’Italia in forza dello Statuto albertino è organo sovrano, mentre  nei confronti delle leggi vigenti è un’associazione di fatto, al riparo da arbitrii. 
    La  Consulta dei Senatori del Regno,  mai sciolta, mai liquidata e di cui sono membri  S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e S.A.R. la S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, Duchessa di Savoia e di Aosta,  diffida chiunque dall’abusare del proprio nome, della propria pazienza, della memoria e della volontà di Re Umberto II, consegnata a documenti che provano inoppugnabilmente la decadenza di Vittorio Emanuele di Savoia dal titolo e dai diritti di principe ereditario.  
    La Consulta dei Senatori del Regno d’Italia ritiene doverosa questa notifica per sgombrare il campo da equivoci e ribadisce che tutelerà il proprio nome nelle forme di legge.

Roma, 20 giugno 2008

Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
Aldo Alessandro Mola                  
SCARICA IL COMUNICATO
DATA: 20.06.2008
      
2 GIUGNO: RISPETTIAMO LA COSTITUZIONE MA NON E' LA NOSTRA FESTA

    

In occasione della festività nazionale del 2 Giugno, Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero, rispettivamente Presidente e Segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana (la più antica e numerosa associazione monarchica, fondata in Roma liberata nel 1944), hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:

“Il 2 Giugno non è la nostra festa perché ci ricorda ombre non dissolte sulla regolarità del referendum istituzionale. Tale legittimo dissenso non ci impedisce di amare il Tricolore e l'Inno di Mameli, di rendere omaggio alle Forze Armate, oggi giustamente acclamate nel corso della sfilata lungo via dei “Fori Imperiali”, di apprezzare i contenuti preoccupati del messaggio rivolto ieri dal Presidente Giorgio Napolitano al popolo italiano.
Oggi il nostro sito internet sta diffondendo il messaggio che il Re Umberto II indirizzò agli italiani all'atto di lasciare l'Italia dopo il referendum del 2 Giugno 1946.
Nel sito ci sono anche cronache e foto della brutale repressione anti-monarchica seguita al referendum e ricordata come “i fatti di via Medina” (11 giovani fedeli al Re morti e oltre 150 feriti) a Napoli. A seguito di questi morti Umberto II, volendo evitare una nuova guerra civile, lasciò l'Italia e visse in esilio per 37 anni, esilio che dura anche dopo la sua morte.”

Gian Nicola Amoretti                 Sergio Boschiero

Roma, 2 Giugno 2008

Italiani,

    nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.
    Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.
    Non volendo opporre la forza al sopruso, ne rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il Popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge, e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. ...
    A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace.
    Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani.
    Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.
    Viva l'Italia!

Umberto II
Roma, 13 giugno 1946   

SPECIALI:







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DATA: 20.06.2008
 
L'AVV. PANARITI PRESIDENTE DEL REX

    L'Avv. Benito Panariti è stato eletto alla unanimotà Presidente del Circolo di Cultura e di Educazione Politica REX.
    Il Circolo REX è la più “antica” associazione culturale monarchica ed è stata fondata nel 1944 in Roma liberata; allora, con il REX, sorse anche l'U.M.I.
    L'Avv. Panariti è un professionista di prestigio e fa parte di una illustre famiglia che, come il padre, si è sempre distinta per la fedeltà alla Corona.
    Il nuovo Presidente succede all'Amm. Antonio Cocco che, per oltre un anno era stato brillantemente sostituito dal vicepresidente Ing. Domenico Giglio.
    Al nuovo Presidente i più fervidi auguri dell'U.M.I. e di FERT.

DATA: 18.06.2008
 
CORATO (BARI): DUE GIORNI DI FESTEGGIAMENTI AL CLUB REALE

    Nei giorni 14 e 15 giugno u.s. il Club Reale “Savoia” di Corato ha festeggiato il decennale della sua fondazione con una serie di manifestazioni pubbliche che hanno interessato la cittadinanza e i media.
    La presenza dei massimi esponenti nazionali e regionali dell'U.M.I. (Amoretti, Sacchi, Boschiero, de Letteriis, Interesse) ha conferito particolare rilevanza all'avvenimento. La città era tappezzata di manifesti, un gruppo musicale ha vivacizzato la serata di sabato intervallando le esecuzioni con la proiezione di Dvd sulla Monarchia, illustrati da Sergio Boschiero.
    Segnaliamo l'esposizione di manifesti monarchici degli ultimi 60 anni, la diffusione della Marcia Reale, la deposizione di una corona d'alloro al monumento dedicato al Milite Ignoto, le interviste a Tele Sveva, la visita degli esponenti nazionali alla sede di Terlizzi accolti dal Presidente Giuseppe Barione e dal capo del gruppo giovanile Giuseppe Bonasia, il convegno al “Carlos”; ovunque partecipazione ed entusiasmo.
    Siamo in attesa del servizio fotografico per offrire anche sul nostro sito internet la possibilità di ammirare l'operosità del Club Reale di Corato, guidato da Oronzo Cassa e da Antonio D'Imperio.
Erano anche presenti l'Ispettore Internazionale Avv. Mimo Annoscia e l'Ispettore Nazionale Dott. Argenio Ferrari. 

DATA: 18.06.2008
   
NEPAL: IL LEADER MAOISTA "ANSIOSO" DI VISITARE IL PAESE DI MAO

http://copiaeincolla.files.wordpress.com/2007/11/mao.jpg    Katmandù - Prachanda (il "terribile") è "ansioso" di visitare la Cina e in particolare il villaggio natale di Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare di Cina. Lo scrive l'Ansa, citando il quotidiano China Daily. Nel Nepal i maoisti locali sono sulla giusta via, quella tracciata dal "grande timoniere". Hanno stravinto le elezioni come solo Mao avrebbe potuto vincerle, si sono liberati del Re rinunciando, per ora, alla Sua decapitazione, ed hanno allenato la nuova polizia nella più dura repressione degli esuli tibetanti che si sia mai vista in tutta l'Asia.
Pol Pot ne sarebbe fiero e le Guardie Rosse di Mao impallidirebbero di fronte a quelle nepalesi.
Il Nepal già soffre in attesa della liberazione. (SB)

DATA: 17.06.2008
   
ALESSANDRIA: RICORDATO DUILIO GIACOBONE

    Sabato 14 giugno si è tenuto presso il Tinaio degli Umiliati il 26° convegno della Società Italiana di studi Araldici “Alessandria nel particolarismo dell'Ancien Regime”.
Nella cornice del tinaio sono stati esposti dipinti di Duilio Giacobone raffiguranti stemmi araldici delle antiche famiglie nobili alessandrine.
Dopo il saluto del Presidente della Società Araldica, Alberico Lo Faso di Serradifalco, e del Vice Sindaco, Paolo Bonadeo, sono intervenuti il Sindaco, Piercarlo Fabbio, con una relazione su “Lo stemma di Alessandria” ed il Consigliere Carmine Passalacqua con un discorso su Duilio Giacobone, scomparsa gloria del panorama monarchico alessandrino.
La Società Italiana di Studi araldici ha lo scopo di promuovere gli studi araldici; sin dal 1977 organizza annualmente un Convegno Nazionale di studi, occasione di scambio d'informazioni ed esperienze fra i soci e gli studiosi locali.

DATA: 17.06.2008
    
CONSIGLI DI LETTURA

http://www.sullacrestadellonda.it/spedizioni_polari/images/duca_abruzzi.jpgE' in edicola il secondo volume dei "Classici dell'avventura" del National Geographic ad euro 7,99, con la ristampa moderna dei testi tratti dalla biografia di Adriano Augusto Micheli - Milano - Treves 1937, sulla figura e le eroiche imprese di S.A.R. Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi. Ben rilegato e con foto, il volume di 223 pagine agile e ben stampato, percorre la vita di un protagonista assoluto dell'alpinismo mondiale e non solo. Carisma e fascino principesco percorrano tutto il libro, portando ancora una volta alla ribalta una delle figure più belle di Casa Savoia. Il volume è accompagnato da un fascicolo-guida per il lettore onde avvicinarsi ad uomo che fu esploratore, eroe del mare, moderno agricoltore, e tante altre cose in un'epoca difficile e conformista.
Ne consigliamo a tutti la lettura, soprattutto ai più giovani. 
 

Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE
DATA: 17.06.2008
   
L'OPINIONE: DEMOCRAZIA E REPUBBLICA
di Alberto Conterio

Alberto Conterio    Grazie alla carica più alta dello Stato però, abbiamo in questi giorni l’occasione di risvegliarci da questo “sogno”, da questo torpore malato, da questo credo per noi insultante e soffocante.
    Ci siamo appena rimessi dall’ubriacatura annuale dei festeggiamenti alla repubblica infatti, che dobbiamo registrare quanto falsi e ideologici siano i concetti di Democrazia e Sovranità popolare in questa nostra povera Italia.
    L’Irlanda ha appena detto NO al trattato Europeo di Lisbona, e tutti i canali tivvù, si scatenano sulla falsariga delle parole del Capo dello Stato, “lasciare fuorichi blocca costruzione europea. E poi ancora “Non si puo pensare - afferma il Presidente - che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Ue possa arrestare il processo di riforma” !!!
    Intanto le percentuali non sono quelle dichiarate, in quanto l’Irlanda si aggiunge alla Francia, l’Olanda e la Danimarca che hanno già detto di NO ad altri documenti in altre date, e poi in Italia, come in altre realtà, dove queste burocratiche ratifiche non sono proposte al popolo, quale sarebbe stato il risultato su una analoga consultazione ? E’ corretto fingere che sarebbe stato molto diverso ?
    Proprio in Italia dove la sovranità popolare è incantata ad arte e “richiesta” soltanto per avallare ciò che la classe politica non giudica pericoloso o dall’esito scontato, questi trattati sono stati approvati da un Parlamento che rappresenta ben meno dell’ 1 % della popolazione nazionale o no ?
    Ma quanto dobbiamo ancora farci prendere in giro per capire che questa decantata Democrazia da “commemorazione” non è altro che una mascherina per impedirci di vedere la verità. La Sovranità Popolare è sovrana sempre, non solo quando fa comodo. A questi cittadini Irlandesi dovremmo se non altro portare rispetto. Questo è forse un concetto troppo alto e difficile per le nostre Istituzioni repubblicane ?

 Unione Monarchica Italiana - Biella
16.06.2008 - Alberto Conterio
DATA: 16.06.2008
   
GUARESCHI: DAL LAGER ALLA REPUBBLICA

    Nasceva cento anni fa, 1° maggio 1908, Giovannino Guareschi. Numerose sono le manifestazioni che oggi vogliono ricordare un uomo e uno scrittore del quale, in realtà, la cultura ufficiale italiana si è sempre rifiutata di riconoscere pienamente il valore.
Fortunatamente però Rizzoli, l’editore per il quale Guareschi lavorava, ha pubblicato recentemente due libri che ci restituiscono un ritratto, fedele e commovente, dell’autore della saga di don Camillo e Peppone. Si tratta del volume di Guido Conti “Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore” e dell’attesissimo “Il Grande Diario, Giovannino cronista del Lager”, un dettagliato resoconto del periodo dell’internamento militare nei lager nazisti, curato dallo stesso scrittore e con il contributo di altri compagni di prigionia.
Fu una vita intensa, ma che allo stesso tempo non gli risparmiò grandi amarezze, quella di Guareschi. E non saranno soltanto i nazisti a privarlo della libertà. Nel dopoguerra, lo scrittore dovrà scontare altri tredici mesi di carcere, cui si aggiunse un ulteriore periodo di libertà vigilata, per due condanne penali ricevute in occasione di vicende che lo avevano portato a un duro scontro con il presidente della Repubblica Einaudi e poi con Alcide De Gasperi. Vicende che saranno all’origine di quell’ostracismo cui accennavo prima.
Disse: «Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione». Rinunciò anche a presentare appello alla sentenza: «Io sono quel che ero: un galantuomo. Lo sarò fra sedici mesi. Rimango nella galera della Repubblica. Viva il Re!»
Quando Guareschi morirà, a soli sessant’anni, misero nella sua bara gli attrezzi di lavoro cui era maggiormente legato – un martello e una penna – una crosta di formaggio con l’impronta dei dentini di suo figlio Albertino e una scarpina di Carlotta. Sopra la bara era spiegata la bandiera dei Savoia, la stessa che aveva coperto il feretro della madre. Scrive Conti: «Per loro quella bandiera ha rappresentato la libertà, la memoria dei morti nei campi di battaglia di mezzo mondo, dimenticati dalla nuova repubblica».
Anche Enzo Tortora, ricorderà che «al funerale volle una bandiera che non era la mia» ma aggiunse: «Se ne va con lui l’ultimo capitano coraggioso: in questa domestica bacinella di cacasotto, diteci, chi rimane?»
Era stato veramente un “capitano coraggioso”, di un coraggio che gli derivava dall’appartenenza a un popolo che, a differenza di gran parte della classe dirigente dell’epoca, non era disposto a immolare, sugli altari delle peggiori ideologie, ciò che rende dignitosa la propria vita: la memoria.
Questo, credo, voglia documentare “Il Grande Diario”, un libro che ricorda sorprendentemente l’Arcipelago Gulag di Solzenicyn. Nessun particolare viene dimenticato, di questa sconvolgente prova che hanno dovuto attraversare i nostri deportati.
Un libro dove può capitare di leggere ciò che tanti ancora censurano, come il destino di Mafalda di Savoia che si compì nel campo di Buchenwald, dove venne ferita in un bombardamento aereo e lasciata morire senza le necessarie cure mediche. A pagina 171 si apprende che Mafalda «prima del ferimento si trovava in una parte del campo riservata a eminenti personalità e dove erano stati internati anche i due già Presidenti e ministri francesi Blum e Daladier. Non vi era nessuna istituzione sanitaria nel campo e il cannibalismo era all’ordine del giorno. In un primo tempo i prigionieri sorpresi a tagliare carne dai cadaveri venivano frustrati; più tardi gli uomini stessi di guardia iniziavano un regolare commercio di carne umana».
Vicende dimenticare in fretta, in un cupo olocausto della memoria che si è consumato in questi nostri anni. Guareschi, con questo “Grande Diario”, viene a ridestare la nostra coscienza e la nostra assopita libertà. Quella libertà cui seppe rimanere fedele anche in condizioni estreme come quelle dell’internamento militare. A pag, 242 si può leggere di quando fu convocato da un capitano della Gestapo: «Mi fa chiedere se gradirei collaborare a un giornale italiano stampato in Germania. Rispondo che bisogna vedere di che giornale si tratta. Domanda se ho aderito al governo repubblicano.
«Nossignore».
«Perché?»
«Perché io sono un soldato del regio esercito».
Era il 12 ottobre 1943, un giorno che per lui poteva essere l’ultimo. Il successivo 11 novembre, invece, è ancora lì; incorreggibile, annota che alla sveglia era stato dato l’ordine del saluto al Re e che aveva partecipato alla Santa Messa offerta per il sovrano, celebrata dal cappellano don Pezzini.

Paolo Tritto
Matera, 6 giugno 2008
DATA: 14.06.2008
   
LA SEDUTA DELLA CORTE DI CASSAZIONE DEL 10 GIUGNO 1946
LA MANCATA PROCLAMAZIONE DEI RISULTATI UFFICIALI DEL REFERENDUM

    Si è appena spento l’eco delle celebrazioni istituzionali della “festa della Repubblica”, appaiata alla sfilata delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine per la via dei Fori Imperiali ( cerimonia che in tutto rievoca le passate glorie del Regno d’Italia…), ma more solito – tranne per la lodevole eccezione del programma di RAI TRE di Minoli – il tono è stato come non mai “trionfalistico”.
L’Unione Monarchica Italiana, fondata in Roma liberata nel 1944 e custode fedele del messaggio di Umberto II, Re mai abdicatario, vuole ricordare che:
- il 2 e il 3 giugno furono le date in cui si svolse la consultazione referendaria assieme alle elezioni per l’assemblea costituente ( e non come spesso detto il giorno della proclamazione della Repubblica….);
- il 4 giugno il Presidente del Consiglio dei Ministri De Gasperi scriveva al Ministro della Real Casa Falcone Lucifero che a suo parere era impossibile il prevalere della scelta repubblicana;
- che il 5 giugno il Ministro degli interni, Romita, in violazione della legge, annunciava nel corso di una conferenza stampa i risultati a lui noti e che vedevano prevalere la repubblica;
- il 10 giugno, alle ore 18.00, la Suprema Corte di Cassazione, riunitasi in seduta ordinaria (tanto che i suoi componenti indossavano solo la toga “nera” di servizio e non quella solenne bordata di ermellino), incaricata di procedere ai sensi del Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 219 del 27 aprile 1946, esaminati i verbali trasmessi da tutti gli uffici circoscrizionali, dava atto che alla Repubblica erano stati attribuiti voti per 12.672.767 e che alla Monarchia erano stati attribuiti voti per 10.688.905, e  chiudeva così il verbale:

LA CORTE, A NORMA DELL’ ART. 19 DEL DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 219 DEL 1946, EMETTERA’ IN ALTRA ADUNANZA IL GIUDIZIO DEFINITIVO SULLE CONTESTAZIONI, LE PROTESTE E I RECLAMI PRESENTATI …CONCERNENTI LO SVOLGIMENTO DELLE OPERAZIONI RELATIVE AL REFERENDUM; INTEGRERA’ I RISULTATI COI DATI DELLE SEZIONI ANCORA MANCANTI ED INDICHERA’ IL NUMERO COMPLESSIVO DEGLI ELETTORI VOTANTI E QUELLO DEI VOTI NULLI.

L’Unione Monarchica Italiana, oggi come allora, eleva la sua formale e vibrata protesta per quanto avvenne all’indomani di tale pronuncia della Suprema Corte di Cassazione e che Umberto II, all’atto di partire da Roma, stigmatizzerà nel suo messaggio agli Italiani del 13 giugno 1946
Francesco Atanasio
Vice Segretario Nazionale U.M.I.
DATA: 12.06.2008
   
NOZZE DI DIAMANTE PER IL RE MICHELE DI ROMANIA E LA REGINA ANNA

da www.familiaregala.ro    Bucarest - dopo oltre 60 anni SM il Re Michele I rimette piedi nella sua antica residenza di Sinaia che gli viene restituita dal governo rumeno.
Fu proprio da questo castello che nei primi giorni del 1948 il Re lasciò il suo Paese, cacciato e costretto ad abdicare dal regime comunista di Groza che, in caso contrario, avrebbe trucidato centinaia di studenti universitari. Dopo la cerimonia la famiglia reale si è ritirata a Pelisor che a differenza di Peles (due residenze di Sinaia) cessa di essere un museo e ritorna al suo antico status di residenza Reale.
Il Re di Romania Michele e la Regina Anna festeggeranno solennemente le loro nozze di diamante, celebrate in Atene nel 1948, con tre giorni di festeggiamenti ai quali sono stati invitati i rappresentanti di tutte le Famiglie Reali europee.
Saranno presenti la Regina Sofia di Spagna, Re Simeone II di Bulgaria con la Regina Margherita, Re Costantino II di Grecia con la Regina Anna Maria, le LL.AA.RR i Principi Amedeo e Silvia di Savoia, S.A.R. Dom Duarte Pio di Braganza e il Langravio d’Assia principe Maurizio solo per citare alcuni nomi.
Martedì 10 Giugno, nell’Aula Magna dell’Università di Romania, si terrà un concerto dove verranno eseguite dall’Orchestra Nazionale Filarmonica “George Enescu” musiche di George Enescu, Franz Liszt, Edvard Grieg e Giuseppe Verdi.
Giovedì 12 Giugno, al Museo Nazionale di Storia Rumena, verrà presentato il libro “Nozze di Diamante” scritto dalla Principessa Margherita e dal Principe Radu.
Parteciperanno agli aventi alte personalità del mondo politico, artistico, culturale ed economico della Romania, oltre che rappresentanti della Chiesa Ortodossa e il Nunzio Apostolico.
L’Unione Monarchica Italiana formula i migliori auguri alla Coppia Reale per questo splendido anniversario.
DATA: 09.06.2008
 
ONORE ALLA MARINA ITALIANA NEL 90° ANNIVERSARIO DI PREMUDA

    Nel tardo pomeriggio del 9 giugno 1918, su ordine del Comando Militare Marittimo di Ancona, erano usciti da questo porto il  MAS 15 , al comando del capitano di corvetta Luigi Rizzo, e il MAS 21, al comando del guardiamarina di cpl. Giuseppe Aonzo. L’ordine era di portarsi nelle acque fra l’isola di Gruiza e il banco di Selve per svolgere l’ennesima missione di controllo della flotta imperiale austro-ungarica.
    Verso le 3.15 del 10 giugno i due MAS avvistano del fumo in lontananza che si va lentamente ingrandendo:  è una divisione navale austriaca, composta dalle corazzate SANTO STEFANO e TEGETTHOF, scortate da un cacciatorpediniere e sei torpediniere, che punta a forzare e distruggere lo sbarramento italiano del canale di Otranto. Siamo nella acque di Premuda: Rizzo si avvicina eroicamente e con sprezzo del pericolo fino a 300 metri dalla corazzata SANTO STEFANO, contro la quale lancia due siluri che la colpiscono in pieno e l’affondano. Anche Aonzo si porta vicino alla seconda corazzata, che solo per pochissimo sfugge ai siluri.
    La Regia Marina ha ottenuto così sul mare aperto una vittoria senza precedenti.
Rizzo, già celebre per avere affondato nel porto di Trieste il 9 dicembre  1917 la corazzata WIEN e autore, assieme a Costanzo Ciano e Gabriele D’Annunzio il 10 febbraio 1919 la famosa “beffa” di Buccali, verrà decorato della medaglia d’oro al valor militare.
Il 10 giugno è divenuta così la data celebrativa della Festa della Marina Italiana.
    L’Unione Monarchica Italiana nel ricordare questa straordinaria impresa inchina le proprie bandiere in memoria di tutti i marinai d’Italia, che con in testa Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, comandante in capo della Regia Marina dal 1914 al 1917, scrissero nella Grande Guerra pagine incancellabili di senso del dovere, spirito di corpo, di eroismo per il bene inseparabile del Re e della Patria.
F.A.
DATA: 09.06.2008
   
24 MAGGIO: L'ISTITUTO NAZIONALE DEL NASTRO AZZURRO RENDE OMAGGIO AL MILITE IGNOTO

Il saluto delle autorità militariRoma, 24 Maggio 2008 - L'Istituto Nazionale del Nastro Azzurro fra Decorati al Valore Militare, in occasione dell'anniversario dell'entrata in guerra del nostro Paese nel 1915, ha voluto rendere omaggio al Milite Ignoto sul'Altare della Patria.
Alla tocante cerimonia ha partecipato il Generale deiI labari sull'Altare della Patria Carabinieri Umberto Rocca, Medaglia d'Oro al Valore Militare, che ha deposto una corona d'alloro al sacello del Milite Ignoto. Molte le Associazioni combattentistiche presenti.
Per l'U.M.I. ha partecipato il Vice segretario nazionale Avv. Francesco Atanasio.
DATA: 06.06.2008
   
VARESE: MANIFESTI POLITICI DELL'ITALIA DEL DOPOGUERRA IN MOSTRA ALL'UNIVERSITÀ

    Varese - L’Università dell’Insubria regala alla città di Varese un evento imperdibile per celebrare il decimo anniversario dalla sua fondazione. Nell’anno che segna i 10 anni di vita dell’Ateneo, i 60 anni delle elezioni del 1948 e i 100 anni dalla nascita di Giovannino Guareschi, l’ateneo varesino ha allestito una mostra sui manifesti politici delle campagne elettorali del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
L’esposizione realizzata dall’Università dell’Insubria fa così significativamente convergere i tre anniversari. "1948 e dintorni: Manifesti Politici Immagini e Simboli dell’Italia repubblicana" è il titolo della rassegna allestita nel salone di rappresentanza di via Ravasi su iniziativa dell’Istituto di studi superiori dell’Insubria Gerolamo Cardano, grazie al contributo del Comitato per il Decennale e dell’International Research Center for Local Histories and Cultural Diversities dell’Università degli Studi dell’Insubria.

"Da oggi, martedì 3, e fino al 20 giugno, saranno esposti ben 131 manifesti della propaganda elettorale degli anni tra il 1946 e il 1953 – ha spiegato il rettore, Renzo Dionigi -. Come nasce la mostra? Alcuni mesi fa, "navigando" in Internet ho scoperto una raccolta di manifesti risalenti al periodo che seguiva la Seconda Guerra Mondiale, in particolare dal '48 al '53, appartenente al fotografo piacentino Maurizio Cavalloni. L'argomento mi ha subito interessato. Ho proposto la mia idea anche alla professoressa Storti ed abbiamo deciso di realizzare questa mostra. Non ci siamo limitati solo a questo, però. Volevamo che la manifestazione diventasse anche un qualcosa di culturale, perciò abbiamo realizzato anche il catalogo in cui sono contenuti, oltre alle immagini dei manifesti esposti, anche i saggi introduttivi di prestigiosi docenti e studiosi del fenomeno politico italiano. Tornando ai manifesti, si può notare come la grafica sia molto interessante e particolare. Questa li distingue molto da quelli odierni, in cui è la foto ad avere un ruolo predominante".

La mostra raccoglie i manifesti propagandistici realizzati dalle diverse forze politiche per il referendum istituzionale del 1946, le elezioni politiche del 1948, le elezioni amministrative del 1951 e la successiva tornata politica del 1953.
La maggior parte della cartellonistica rappresenta lo scontro tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare, in particolare per le elezioni del 1948.
Non si trattava della contrapposizione tra due partiti, ma della guerra tra due visioni del mondo: da un lato De Gasperi con gli Stati Uniti e la Chiesa, dall’altro Togliatti e Nenni con l’Urss e il bolscevismo.
Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale i cartelloni rappresentavano il mezzo più efficace di formazione del consenso: la radio riservava ai partiti uno spazio ridotto; i giornali restavano un privilegio per pochi; la tv ancora doveva arrivare nelle case degli italiani. Per questo le forze politiche si concentrarono sulla propaganda muraria, capace al contempo di raggiungere gli individui e le masse, gli analfabeti e gli intellettuali.
Ognuno lo fece a modo suo: la Dc perlopiù ricorreva all’uso di immagini evocative, poche parole, qualche slogan. Coltello tra i denti, colbacco in testa: un soldato sovietico campeggia sul manifesto e, sotto, la scritta minacciosa: "E' lui che aspettate?".
Questo era il genere di immagini che la DC affiggeva in gran quantità sui muri di tutta l’Italia in occasione delle elezioni del ’48. È stato calcolato che la sola Democrazia Cristiana stampò oltre cinque milioni di copie dei suoi 14 diversi manifesti, cui si sommarono i 23 volantini stampati in 38 milioni di copie, oltre alla innumerevole quantità di cartoline, strisce, opuscoli.

Il Fronte Popolare mirava a stimolare maggiormente il lato razionale che non quello emotivo dell’elettore, ricorrendo a materiale propagandistico più ricco di parole, che di immagini e utilizzando come simbolo la faccia di Garibaldi stagliata su una stella rossa.
Di quegli anni, di quelle elezioni è forse l’immagine più celebre quella tratta dalla vignetta ideata da Giovannino Guareschi: un omino munito di matita è in procinto di votare, sopra la scritta: "Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no!".

Alle parole del rettore sono seguite quelle della professoressa Claudia Storti: "Mi sento in dovere di dire che gli interessi degli storici nascono da interessi che si vivono nella vita quotidiana - ha precisato -. Ed è un po' quello che è successo per questa mostra. In questi ultimi anni l'Italia sta vivendo un momento di grande insoddisfazione politica, e questo non è altro che il ripetersi di quanto è già stato vissuto in passato. A questo proposito si può dire che non è tanto la storia maestra di vita, ma il contrario, ovvero è la vita che è maestra della storia. Il periodo che questi manifesti rappresentano fu un momento storico vissuto in maniera molto intensa. Era appena finita la guerra e gli italiani erano chiamati al voto. Si voleva far arrivare il messaggio che si era davanti ad una scelta cruciale, e per questo motivo si cercavano formule di comunicazione che avessero nelle proprie parole messaggi quasi tragici. Un'altra cosa interessante da tenere presente è l'importanza dell'opinione pubblica. Ogni epoca ha il suo pubblico che recepisce messaggi in base al linguaggio ed alla mentalità propria di quel particolare momento storico.

Quindi è stata la volta di Patrizio Castelli, presidente del Comitato per il decennale dell’Università: "Nel'48 si stava vivendo una situazione che oserei definire drammatica, sicuramente senza paragone rispetto a quella che viviamo oggi. La lotta politica di quegli anni è stata in un certo senso quella che ha formato l'Italia. I manifesti avevano anche lo scopo di mostrare la politica come un qualcosa di vicino ai cittadini. Negli anni Sessanta, questi manifesti erano ancora esposti nelle sedi dei partiti, quasi come voler ricordare la feroce battaglia che ci fu tra le diverse fazioni".

Elisa Penati per www.varesenotizie.it


La mostra - allestita nel Salone di Rappresentanza di via Ravasi a Varese - resterà aperta dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00, alle 18.00, fino al 20 giugno 2008. Si possono trovare alcuni interessantissimi manifesti monarchici (qui riportati) e una sezione dedicata a Giovannino Guareschi.  I rappresentanti dell'Unione Monarchica Italiana varesina hanno visitato, con grande soddisfazione, la splendida esposizione.
DATA: 05.06.2008
 
2 GIUGNO: A SCHIAVI D'ABRUZZO SVENTOLA IL TRICOLORE SABAUDO


    "La storia politicizzata e di parte finge di dimenticare che sul rispetto delle regole democratiche e della libera espressione della volontà sovrana del popolo, durante quelle concitate fasi del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ebbero la meglio le 'giacobine impazienze' dei mestatori e di alcuni Ministri in carica, come ad esempio Togliatti e Romita, che 'lavorarono' per conseguire un risultato preordinato, la cancellazione del Regno d'Italia”.
    Il capogruppo di Voci Libere nell’assise civica di Schiavi d’Abruzzo, Francesco Bottone, nella ricorrenza della Festa della Repubblica Italiana invia una dichiarazione agli organi d’informazione per spiegare i motivi per i quali ha messo in bella evidenza la bandiera sabauda su uno dei balconi del suo paese. Bottone, autore tra l’altro di alcuni libri presentati in tutta Italia sui mesi che precedettero il Referendum popolare per la scelta tra Monarchi e Repubblica, ha voluto così far sentire la sua voce. “Il tricolore sabaudo sventola sul 'tetto' dell'Alto Vastese, a Schiavi di Abruzzo – dice ancora Bottone che poi torna appuntu sul Referendum –. Un parto difficile, quello della repubblica, che andava aiutato, come lo stesso Togliatti non ebbe vergogna di ammettere. Le nascenti istituzioni repubblicane non hanno potuto fregiarsi in pienezza, nel '46, dei crismi della legalità e della legittimità, per via del vero e proprio colpo di Stato messo in atto dal Governo che proclamò la nascita della repubblica senza attendere il necessario pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione sui brogli e sui ricorsi. Di fatto la Cassazione non ha mai ufficializzato la nascita della repubblica, né allora, né mai. Uno strano Paese quello che festeggia un colossale raggiro elettorale e soprattutto che non insegna, nelle scuole, la storia per come è avvenuta, ma propina invece una vulgata preconfezionata e faziosa".

DATA: 03.06.2008
   
EINAUDI LUIGI
    Un’inchiesta condotta per il “Corriere della Sera” ha accertato che un terzo degli Italiani ignora il 2 giugno.
Ignoranza e indifferenza prevalgono tra i giovani. E’ la conferma del fallimento di scuola e comunicazione radiotelevisiva e dell’informazione a mezzo stampa, da decenni arroccata nella diffusione di una visione distorta della storia.
    Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno lancia ancora una volta l’appello a ricordare la verità dei fatti e a chiedere con forza di ripensare, subito, ai modi più appropriati per rievocare il 150° della proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) declassato a 150° dell’ “unità d’Italia”.
    Se non ora, quando?A che serve il pronunciamento degli elettori se poi il loro messaggio viene ignorato? Gli Italiani chiedono verità.
    E’ il caso, anche,del vero Luigi Einaudi, primo presidente effettivo della Repubblica italiana, qui ricordato da Aldo A. Mola, originario della Valle Maira in questi giorni risultata vulnerabile per un prevedibile maltempo di stagione.

LUIGI EINAUDI
IL PRESIDENTE MONARCHICO

di Aldo A. Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno.

    Questo 2 giugno ricordiamo Luigi Einaudi, primo presidente effettivo della repubblica italiana. Venne eletto l’11 maggio 1948, con 518 suffragi su 871 votanti. I socialcomunisti si arroccarono sul nome di Vittorio Emanuele Orlando, monarchico, liberale, siciliano, antico “presidente della Vittoria”. Il movimento sociale dette scheda bianca.
    Einaudi non aveva studiato da capo dello Stato, aveva studiato da cittadino. Piemontese, monarchico, liberale, di famiglia borghese, aveva nel sangue lo Stato e le libertà della sua originaria Valle Maira, quella di Giovanni Giolitti. “Principe dell’Accademia” ( cioè primo della classe) nel collegio dei Padri Scolopi collegio di Savona, Einaudi fu cattolico praticante ma senza ostentazione e rispettoso delle confessioni religiose compatibili con le leggi.   
    Per capire il mondo di Einaudi bisogna visitare le sue terre d’origine. Crebbe tra enormi difficoltà, ispirato dai principi all’epoca comuni: aiuta te stesso, “volere è potere”, come insegnava il grande naturalista Michele Lessona. Laureato a soli vent’anni, docente all’Istituto Tecnico “Bonelli” di Cuneo, collaboratore della “Stampa” sino al 1900 poi del “Corriere della Sera”, Einaudi fu uno dei volti del liberalismo italiano. Rimproverò a Giolitti di usare lo Stato per mediare tra le parti sociali e garantire stabilità. Credeva nella “lotta”. Interventista nel 1914-15, nel 1922 appoggiò il governo di coalizione nazionale presieduto da Benito Mussolini, al quale il Parlamento consentì di fare ciò che Giolitti chiedeva invano da anni: ridurre drasticamente la spesa pubblica, ripristinare il prestigio dello Stato, assicurare i servizi, azzerare mafie, camorre e i “trivellatori dello Stato”, tagliando le unghie agli opposti corporativismi: imprenditori sanguisughe e sindacati.
    Nel 1935 Einaudi dichiarò profondo disprezzo per chi all’estero faceva l’antifascista di professione. Nel 1948 candidato alla presidenza della repubblica non era lui, il vecchio professore di economia, bensì Carlo Sforza, sul quale puntava De Gasperi. Al quarto scrutinio, come detto, venne eletto Einaudi, senatore del regno dal 1919, governatore della Banca d’Italia, ministro del Bilancio per la ricostruzione dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. A Giulio Andreotti che alle 6 del mattino del’11 maggio 1948 gli propose l’elezione, l’ormai anziano statista obiettò che, claudicante e alto 167 cm, avrebbe dovuto sfilare dinnanzi ai corazzieri. Lo fece, e nessuno trovò da obiettare...
    Non aggiunse che al referendum istituzionale si era battuto a favore della monarchia e l’aveva votata. Anche Andreotti lo aveva fatto.
    Quale è l’eredità di Einaudi? Non lo dice appieno la mostra in corso al Quirinale. Giolitti vi compare solo con una brutta caricatura. A promotori, curatori e visitatori ricordiamo che esiste una “età giolittiana” mentre non esiste una “età einaudiana”. Non solo, i Re d’Italia dell’epoca di Einaudi nella mostra non compaiono affatto, se non con una foto di poco conto nel punto sbagliato. Miopia? Malizia? Vi figurano invece preti, socialisti e comunisti anche se tutti sanno che quando suo figlio Giulio, l’editore, vociava di comunismo il padre batteva il bastone per terra per dire che era impossibile dialogare.
    Ora il presidente Giorgio Napolitano elogia il ruolo dei prefetti. Fa piacere anche per ricordare che neppure Luigi Einaudi fu infallibile. Scrisse Via il prefetto!, un articolo da storicizzare come tante altre pagine sue. In compenso per ribadire la loro fiducia nell’Italia, nell’Europa e nella pace anche questo 2 giugno in tanti andranno proprio nelle prefetture, che sono e rimangono, come le Province, un caposaldo della vita istituzionale di questa Italia in cerca di futuro, bisognosa di memoria e di quel “senso dello Stato” che, spiegò Benedetto Croce, ministro dell’Istruzione con Giolitti, non è solo “liberismo”: è “liberalismo”.

Aldo A. Mola

DATA: 02.06.2008
   
ONORE ALLE FORZE ARMATE NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE

La Rivista UNUCI, periodico dell’Unione Nazionale Ufficiali in congedo d’Italia, nel numero di marzo/ aprile 2008, nella rubrica “Scrivono i lettori” ( pag.34) , ha pubblicato una lettera del Gen. Giuseppe Valencich. Eccone alcuni brani alquanto interessanti:

Colgo l’occasione per mettere in evidenza la necessità di fare fronte unico … anche e soprattutto per recuperare quell’ immenso patrimonio dei valori derivanti dai fatti e dagli atti posti in essere dalle nostre Forze Armate, dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945 ( fine della guerra in Europa). Dobbiamo prendere iniziative concrete per affermare che le Forze Armate sono state le prime a prendere posizione contro i nazisti e pretendere che la Storia ricordi degnamente questo fatto, da far conoscere ai giovani… dobbiamo pretendere la presenza di nostri rappresentanti in tutti gli Enti e le Organizzazioni…a cominciare dal Comitato del Museo storico della Liberazione di via Tasso di Roma, costituito … con il compito di “assicurare al patrimonio storico nazionale la più completa ed ordinata documentazione degli eventi storici relativi alla lotta di liberazione di Roma nel periodo 8 settembre 1943-4 giugno 1944….”. Come è noto del Comitato, assurdamente, non fanno parte rappresentanti dei Reparti, che per primi, si opposero ai nazisti nel settembre 1943: Granatieri di Sardegna,Lancieri di Montebello, Carabinieri, Artiglieri, Genova Cavalleria e Polizia di Stato. Dobbiamo… chiedere la revisione della storiografia ufficializzata, che, con i mezzi elargiti dallo Stato… continua, indisturbata, a mantenere nell’oblio gli 87.000 Militari Caduti, i 530.000 Combattenti inquadrati nei Reparti Regolari delle FF.AA., gli 80.000 Militari combattenti nell formazioni partigiane, i 590.000 Prigionieri dei nazisti per avere rifiutato la collaborazione….Noi combattenti della Guerra di Liberazione, dobbiamo pretendere che la Storia recepisca e ricordi la realtà dei fatti… La verità… deve essere detta e ripetuta fino a quando non sarà recepita…dalle nuove generazioni che dovranno riscrivere la…vera Storia del secondo Risorgimento Italiano, che dovrà prendere atto che il Re non è fuggito, ma si è trasferito con il Governo a Brindisi, il che ha consentito alle nostre FF.AA. di concorrere, in maniera determinante, alla liberazione del Patrio Suolo; ricordare… che l’8 dicembre 1943…a soli tre mesi dal fatidico 8 settembre, il I° Raggruppamento Motorizzato, a Monte Lungo, ha acceso la fiaccola della Riscossa…,che l’azione è stata preceduta, il 7 dicembre, da una ricognizione aerea da parte del Principe di Piemonte sulla zona di Cassino e in particolare su Monte Lungo tra un nutrito fuoco di artiglieria contraerea, come risulta dalla proposta del gen. Clark per la concessione della Silver Star,non concessa da Washington, per motivi politici…

www.unuci.org

L’Unione Monarchica Italiana, sorta in Roma all’indomani della sua liberazione nel 1944, plaude e condivide le ragioni di questa lettera, che intende sostenere in ogni sede istituzionale


DATA: 31.05.2008
 
NEPAL: UNA REPUBBLICA STILE POL POT?

da www.voceditalia.itNel Nepal è già iniziata l'era della unanimità con la decisione del parlamento dominato dai maoisti di abrogare la plurisecolare Monarchia; su oltre cinquecento membri dell'assemblea solo 4 hanno votato contro.
In molte città formazioni maoiste hanno percorso le strade inneggiando alla repubblica e salutando con il pugno chiuso.
Solo qualche giorno fa il Re si era recato ad un tempio induista accolto con calore e rispetto da una folla di fedeli.
Le prospettive del Nepal non sono rosee ma rosse.
Una repubblica maoista della peggior specie che, partendo formalmente democratica, arriverà rapidamente al modello cambogiano ai tempi del sanguinario Pol Pot.
Il "nuovo" Nepal sarà una spina nel fianco dell'India e l'interferenza cinese verrà accentuata come si e già verificato con le recenti ripetute e durissime repressioni della polizia nepalese contro le manifestazioni buddiste pro Tibet.

DATA: 30.05.2008
   
LA CORTE DEI CONTI E LA REPUBBLICA ITALIANA

    Il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, il rifondatore dello Stato sabaudo nel XVI secolo, celebrato come il Principe che impresse ai destini di quella dinastia la “svolta” italiana trasferendone la capitale a Torino, fra le sue eccezionali e numerose iniziative legislative, economiche, militari, politiche e culturali ebbe quella di istituire la Corte dei Conti con il compito specifico di controllare e verificare le spese del Ducato. Il Regno di Sardegna prima e il Regno d’Italia conservarono naturalmente questa benemerita magistratura.
E’ una istituzione, fra le molte, che la Repubblica italiana, fatta nascere “immemore” dai suoi padri fondatori, ha pure mantenuto nella consapevolezza che il controllo della spese pubblica è il primo cardine di uno Stato ordinato.
La Corte dei conti, vera e propria magistratura contabile, dotata di poteri inquirenti e giudicanti, da decenni “tuona” contro gli sprechi della “res publica”, poi sanati dai vari governi a spese dei contribuenti.
Ciascuna regione italiana è dotata di una propria Corte dei conti.
La Corte dei conti del Veneto con la sentenza n. 303/2007 ha condannato il segretario di un Comune al risarcimento del danno erariale cagionato per avere affidato un incarico esterno a un legale al fine di tutelare gli interessi dell’amministrazione in un contenzioso. Secondo i magistrati tale comportamento (l’affidamento dell’incarico) è da censurare in quanto la Pubblica Amministrazione, nell’espletamento della propria attività istituzionale (tale è l’insorgere di contenziosi) deve ordinariamente utilizzare le strutture amministrative delle quali è dotata.
La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di essere autosufficiente: tutta la sua attività istituzionale (ad eccezione per casi di materie così particolari da richiedere elevate professionalità o eventi di carattere straordinario) deve essere espletata utilizzando al meglio le competenze del personale in servizio nella sua pianta organica. Ciò all’evidente scopo di ridurre le uscite degli enti pubblici.

Un parola di ringraziamento verso chi ha preceduto l’attuale forma repubblicana  per avere lasciato istituzioni come questa magistratura o l’Arma dei Carabinieri, fondata nel 1814, o il Museo Egizio non guasterebbe negli imminenti “festeggiamenti”…… del 2 giugno….
F.A.

DATA: 29.05.2008
   
AUGURI MONARCHICI!

Facciamo i nostri migliori auguri a Veronica Gandini e Fabio Giorgi, soci del Club Reale "Vittorio Amedeo II" di Alessandria, che si sono uniti in matrimonio il 24 Maggio 2008 nell'Abazia di Santa Giustina di Sezzadio in Alessandria.


AUGURI!!!
DATA: 25.05.2008
 
FIDANZAMENTO REALE

     Pochi giorni fa è stato annunciato il fidanzamento tra S.A.R. e I. l'arciduchessa Marie-Christine d'Austria ed il conte Rodolphe von Limburg-Stirum. Lei è figlia dell'arciduca Carlo Cristiano d'Absburgo-Lorena e della Principessa Marie-Astrid del Lussemburgo di Nassau e Borbone Parma, pronipote diretta degli ultimi sovrani d'Austria-Ungheria, il beato Carlo I e Zita di Borbone Parma, nonchè prima cugina dell'attuale Granduca regnante del Luxemburg. Lui appartiene ad una delle grandi famiglie feudali germaniche e nipote della Principessa Maria Immacolata di Croy nonchè di Hélène d'Orlèans contessa Limburg-Stirum. Ma la curiosità che a noi interessa maggiormente è  che entrambi discendono da Casa Savoia! Infatti la 25enne Marie-Christine è bisnipote della Principessa Maria Teresa di Savoia (m.1879) figlia di Vittorio Emanuele I re di Sardegna, andata sposa al duca Carlo II di Borbone Parma ed antenata non solo dell'attuale Casa Ducale di Parma ma anche della famiglia granducale del Lussemburgo e della linea primogenita della Casa d'Austria. Anche il 29enne conte Rodolphe discende dai Savoia, infatti una sua antenata è  Hyppolyte-Christine di Savoia (m.1730) figlia di Carlo Emanuele II re di Sardegna e di Madame de Trécesson, andata in sposa a Carlo Ferrero Fieschi di Masserano! Auguri quindi per un futuro radioso!
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE

DATA: 21.05.2008
 
PRINCIPI DEL XXI SECOLO : NICHOLAS DI ROMANIA MEDFOTH-MILLS

In questa foto tratta dal sito ufficiale della Casa Reale di Romania «Familia Regala» da destra a sinistra: Principe Imperiale di Germania Georg, Capo della Casa Reale tedesca, Principessa Margherita di Romania, primogenita di Re Michele I, suo marito Principe Radu Duda di Veringen, Nicholas Medforth-Mills primo nipote di Re Michele I e futuro Principe di Romania.
    Nicholas è nato vicino a Ginevra, sua madre, Principessa Elena, è la secondogenta del Re Michele I e suo padre il defunto dottor Robin Medforth-Mills. La sua famiglia si trasferì in Inghilterra poco dopo la sua nascita dove frequentò il college Shiplake a Henley on Thames.
    Il 30 dicembre 2007 il nonno materno di Nicholas, Re Michele I di Romania annunciò che a partire dal 25° compleanno di Nicholas, nel 2010, oppure alla sua morte Nicholas sarebbe diventato il Principe di Romania col titolo di Altezza Reale.
Nella stessa occasione, basandosi sulla legislazione dell’Unione Europea e sui valori della società rumena, Re Michele firmò un nuovo statuto della Casa Reale, chiamato Regole Fondamentali della Casa Reale di Romania, in un tentativo di chiarire l’eredità dinastica e di sostituire la vecchia Legge dello Statuto del 1884. Con questo nuovo statuto, che pero’ manca dell’approvazione del parlamento rumeno, la nuova linea di successione è variata a favore della zia e poi della madre con Nicholas al terzo posto nella linea di succesione.
    Secondo il nuovo statuto Nicholas diventerà quindi alla morte del nonno o al compimento del 25° anno membro della Famiglia Reale nonchè il terzo in linea di successione. Considerando che la Principessa ereditaria Margherita non ha figli, è molto probabile che alla morte della zia e della madre oltre che del nonno, Nicholas diventerà Capo della Casa Reale di Romania e pretendente al trono.
    Il titolo di Capo della Casa Reale comporta la direzione di diverse fondazioni, la gestione di proprietà e residenze della Casa Reale e la sovranità degli ordini Cavallereschi legati alla Casa Reale.
    Il 29 febbraio 2008, Nicholas Medforth-Mills ha dichiarato in un intervista al quotidiano rumeno Cotidanul che se il popolo rumeno lo chiamasse a diventare Re egli accetterebbe. La stampa lo definisce già "Prince Nicholas," anche egli non ha ancora quel titolo.
A partire dal 2008, Nicholas è sempre più presente nella vita pubblica rumena, partecipando, ad esempio al gala teatrale UNITER nonchè accompagnando lo zio Principe Radu Duda, rappresentante speciale del governo, in giro per il paese .

Da wikipedia (traduzione di Roberto Margheriti)

DATA: 21.05.2008
 
LA SCOMPARSA DI FRANCO PICCININI

Franco Piccinini   Abbiamo perso il dottor Franco Piccinini. Ed è una perdita molto grande e solo il tempo ci farà capire quanto grande sia il vuoto che la sua assenza produrrà.
Così accade con i grandi uomini che in vita non necessariamente occupano grandi spazi. Ma quando mai l'intelligenza, l'onestà intellettuale e la vera saggezza hanno avuto bisogno di spazi?
    Troverei riduttivo poi parlare delle sue doti citando una lunga serie di incontri, aneddoti o testimonianze: aiuterebbero, ma non riuscirebbero da soli a tracciare veramente i confini di questa personalità che si può forse intuire, ma non definire.
Tuttavia voglio citare due suoi amici, sottolineando come l'amicizia con  questi due uomini debba bastare a chiunque per riuscire ad immaginare (per chi non lo ha conosciuto) e a ricordare (per chi invece ha avuto il privilegio di frequentarlo) quanto possente fosse la personalità di Franco Piccinini. 
Fu amico di Sua Maestà Umberto II, fu amico dell'Avvocato Gianni Agnelli.
Amicizia fraterna, fatta di intima complicità e di totale ricambiata fiducia e affetto.
Quanto sarebbero inutili e ripetitive altre parole per ricordarlo, tratteggiando le linee di una personalità che per arguzia intellettiva, per intransigenza morale, per completa ed esaustiva capacità di visione, lo fece amico di due tali colossi della nostra epoca.
Ora, ricomposta nella Luce tale formidabile assonanza di affinità, a noi non resta che sperare che l'aiuto che essi ci possono continuare a dare sia per noi guida nelle scelte non facili che abbiamo davanti.
Le esequie si sono tenute a maggio nel suo Monferrato, a rappresentare l'U.M.I. il Presidente nazionale Avv. Gian Nicola Amoretti.

DATA: 20.05.2008
 
LE RESPONSABILITA' DELL'AVVENTO DEL FASCISMO

    In queste settimane è in edicola in dvd la ristampa della "Storia del Fascismo" edizioni RAI-TRADE ad Euro 9,99 da acquistare singolarmente o con alcuni quotidiani tra i quali il Corriere della Sera. Bene sul settimanale del Corsera, "Magazine", commentando il terzo fascicolo (La sconfitta delle opposizioni e la costituzione dello stato autoritario 1925-26),  laddove il 3 gennaio 1925 Mussolini si presentò in Parlamento assumendosi tutte le responsabilità morali delle violenze perpetrate fino ad allora, mentre le opposizioni, divise, non intuirono il pericolo del fascismo, divenuto regime, lo storico Giuseppe Tamburrano, Presidente della Fondazione Pietro Nenni, ha detto: "Ma è grazie al re Vittorio Emanuele III, inerte, se il duce ottiene carta bianca....Il sovrano ha paura dei poteri forti, tutti dalla parte del duce, e teme che, osteggiando Mussolini, si finisca per scatenare una rivoluzione socialista".
    Ricordiamo al Tamburrano e non solo a lui per la millesima volta, che in precedenza,  il 16 novembre 1922 , l'esecutivo  Mussolini ottenne dalla Camera 316 voti a favore, 116 contrari e 7 astenuti, votarono per lui esponenti liberali e popolari: Bonomi, De Gasperi, Giolitti, Gronchi, Meda, Orlando e Salandra. Il primo Governo Mussolini aveva al suo interno esponenti fascisti, popolari, nazionalisti, demo-sociali, salandriani e giolittiani, nonchè all'Istruzione il filosofo Giovanni Gentile e due eroi della Grande Guerra come il duca della Vittoria, Armando Diaz ed il grande ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Non mi soffermo nel narrare le vicende che portarono al "collasso" del "vecchio" Stato liberale all'indomani della Prima Guerra Mondiale, vorrei solo puntualizzare alcuni punti! Qualche settimana dopo il voto di fiducia in Parlamento, Mussolini ottenne a larghissima maggioranza dalla Camera i pieni poteri in materia economica ed amministrativa con lo scopo di "ristabilire l'ordine" nel Paese percorso da scioperi e da violenze fasciste ed anti-fasciste, non solo, Mussolini incontrò anche Gino Baldesi leader della CGdL per pacificara le tensioni sociali venutesi a creare dal 1919 durante il "biennio rosso". Nel frattempo il 20 dicembre 1922, in un suo celebre discorso a Torino, don Luigi Sturzo, illustrando il programma del Partito Popolare, criticò violentemente lo Stato liberale e democratico! A sinistra intanto, dopo il velleitario tentativo di fusione tra PSI e PCd'I onde dar vita al "Partito comunista unificato d'Italia", per le divisioni interne che hanno sempre caratterizzato, purtroppo, la sinistra italiana, nell'aprile 1923 si aprirono i congressi dei Popolari e dei Socialisti. I primi con Sturzo, pur ammettendo che il Governo Mussolini potesse "portare del bene alla Patria" negò ogni forma di collaborazione con altri partiti politici, in primis proprio i Socialisti, al termine dei lavori i Popolari dichiararono nei confronti del Governo "una collaborazione condizionata, tattica e non ideologica..." Al contempo, al  congresso socialista di Milano, vinse l'ala massimalista che negò ogni collaborazione con i comunisti. A fine aprile 1923 i Popolari uscirono dal Governo, pur confermando la loro volontà di collaborazione, subendo la scissione della corrente di Egilberto Martire. In questi mesi prese corpo il cambiamento del sistema elettorale in senso maggioritario, mentre don Sturzo si dichiarò contrario, Mussolini ricevendo De Gasperi, capo del gruppo parlamentare dei Popolari, ottenne da questi un atteggiamento più morbido non ricevendone un rifiuto a priori. Il disegno di legge sulla riforma elettorale venne presentato il 9 giugno seguente alla Camera per il dibattimento,  dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giacomo Acerbo. Esso prevedeva l'adozione del sistema maggioritario all'interno di un collegio unico nazionale, introducendo il premio di maggioranza: la lista che avrebbe ottenuto più voti si vedeva assegnare i 2/3 dei seggi (356), mentre i restanti 179 seggi sarebbero stati ripartiti su base proporzionale tra le liste rimaste. Don Sturzo rassegnò le dimissioni da segretario dei Popolari per le polemiche interne su questa legge, che vedeva la maggioranza del partito a favore con l'appoggio degli ambienti ecclesiastici. Il 21 luglio la Legge Acerbo venne approvata a scrutinio segreto con 223 voti a favore e 123 contrari. Mussolini in questo periodo continuò il dialogo con i sindacati "rossi" dichiarando di voler affidare un importante dicastero ai "rappresentanti diretti delle masse operaie organizzate". Il 19 ottobre un comunicato del Partito Liberale, rivendicò l'opera dei liberali a fianco di Mussolini confermando la fiducia nel Governo. Arturo Toscanini, responsabile del Teatro alla Scala di Milano, ottenne l'appoggio di Mussolini in merito a controversie interne al famoso teatro. Anche il Senato, il 14 novembre 1923 votò la legge Acerbo con 165 voti a favore e 41 contrari. Il 1924 si aprì con lo scioglimento della Camera in vista delle nuove elezioni e la pubblicazione del manifesto elettorale dei Popolari che abbandonarono la formula "nè opposizione nè collaborazione". Mussolini nominò un "Comitato Nazionale Elettorale" composto da 5 membri di provata fede fascista che avrebbe scelto i 356 candidati del "listone" del PNF, tra questi accetteranno di farne parte: Antonio Salandra, Vittorio Emanuele Orlando, Enrico De Nicola, ed i popolari Stefano Cavazzoni, Egilberto Martire e Paolo Mattei Gentili. Il 6 aprile si tennero le votazioni con il nuovo sistema elettorale e la maggioranza governativa ebbe il 64,9% dei voti validi (pari al 41% degli iscritti nelle liste elettorali), ottenendo i 356 deputati del premio di maggioranza e 19 seggi di liste filo-fasciste. Di questi 375 parlamentari, 275 erano iscritti al PNF; l'opposizione raccolse il 35,1% dei voti a 161 deputati. Il "listone" fascista ebbe i favori nell'Italia centrale e meridionale, ove i condizionamenti al voto furono certamente più diretti ed efficaci. In Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto le opposizioni ottennero 1.317.117 preferenze contro 1.194.829 voti andati alla maggioranza governativa.
    In Parlamento si elevarono "alte" solo le voci dei deputati Giacomo Matteotti e Giovanni Amendola, i quali denunciarono persistenti intimiditazioni e violenze nonchè irregolarità durante la campagna elettorale e nello svolgimento del voto. Il 7 giugno 1924 la Camera votò la fiducia al Governo Mussolini con 361 voti a favore e 107 contrari. Tre giorni dopo l'onorevole Matteotti venne rapito a Roma sul Lungotevere Arnaldo da Brescia da esponenti del fascismo oltranzista. Ciò causò un'ondata di proteste e preoccupazione  in tutto il Paese, tanto che 4 ministri di Mussolini si dimisero per sollecitare il Presidente al Consiglio a quella "conciliazione nazionale" che lo stesso Mussolini aveva auspicato nel discorso durante la richiesta di fiducia! I gruppi parlamentari di opposizione si costituirono in un "comitato" nel quale confluirono popolari, demosociali, amendoliani, repubblicani, socialisti unitari e massimalisti ed i comunisti, quest'ultimi pochi giorni dopo, il 18 giugno ritornarono in Parlamento con i loro 19 deputati. Il giorno 27 i gruppi di opposizioni riunitisi a Montecitorio per commemorare Matteotti, decisero di non partecipare ai lavori della Camera fino alla costituzione di un governo democratico. In seguito il socialista Filippo Turati, per definire il significato soprattutto morale di questa presa di posizione, affermerà per analogia con la secessione dei plebei dell'antica Roma sull'Aventino, "che gli oppositori del fascismo si erano ritirati sull'Aventino delle loro coscienze".
    Mussolini effettuò un rimpasto governativo nominando ministri dei liberali di destra, dei nazionalisti e degli ex popolari. Il 6 agosto, sul Corriere della Sera, apparve un articolo di Luigi Einaudi, intitolato "Il silenzio degli industriali", nel quale facendo chiaramente riferimento alla situazione creatasi dopo l'assassinio di Matteotti, accusò il mondo industriale italiano di "assistere disinteressato ed appartato agli eventi drammatici che stanno travagliando il Paese", sollevando una vivace polemica.
    Il 12 agosto il Partito Popolare subì un'altra scissione con la nascita del "Centro Nazionale Italiano", accusando il gruppo dirigente di aver fatto causa comune con "socialisti e massoni".
Il 9 settembre 1924, Papa Pio XI, in un discorso agli universitari cattolici della FUCI, illustrò le linee guida dei cattolici in politica, condannando ogni forma di collaborazione con i socialisti anche in funzione antifascista, in poche parole il Vaticano sconfessò la politica dei Popolari all'interno del fronte aventiniano. In queste settimane i rappresentanti degli industriali italiani, tra i quali Gino Olivetti e Alberto Pirelli, domandarono, in un documento a Mussolini la normalizzazione democratica della vita politica nazionale, mentre il celebre Luigi Pirandello con un telegramma direttamente al Capo del Governo chiese la tessera del PNF.
    Una proposta comunista di costituire un anti-parlamento in contrasto con la Camera a maggioranza fascista venne bocciata agli "aventiniani". Nonostante gli appelli sempre più pressanti, tra i quali quelli di Giovanni Amendola, per uscire dalla "impasse" dell'Aventino, alla luce anche del ritorno del gruppo comunista alla Camera, l'opposizione aventiniana ribadì la linea astensionistica chiedendo nuove elezioni. Il senatore Ettore Conti coadiuvato dal generale Gaetano Giardino, sollevò agli inizi di dicembre il malcontento degli ambienti industriali e delle Forze Armate per il "profondo disagio di coscienza" derivante dalla difficile situazione del Paese. L'ex nazionalista Raffaele Paolucci organizzò a Roma una riunione per sondare la possibilità di realizzare un accordo tra fascisti moderati, liberali, ex combattenti ed eventualmente deputati aventiniani, al fine di far cadere Mussolini e garantire un "ritorno alla normalità". Nessuna di queste iniziative prese corpo....
Si arrivò così al discorso del 3 gennaio 1925 di Mussolini alla Camera, ove dichiarò di assumersi "la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto", giudicando l'Aventino un "risveglio sovversivo", minacciando di scatenare quei gruppi del fascismo che da tempo premevano per superare con la violenza ogni forma di opposizione al regime fascista! Sulla rivista "Rinascita liberale" diretta da Armando Zanetti ed Adolfo Tino, promossa dal direttore del "Corsera" Luigi Albertini, le parole di Mussolini vennero definite come la "Caporetto del vecchio liberalismo parlamentare". L'unica dichiarazione delle opposizioni costituzionali in riferimento al discorso di Mussolini del 3 gennaio, fu la conferma della linea secessionista dell'Aventino e la presa di distanza morale dal Fascismo. Tutto qui....
    Re Vittorio Emanuele III, il sovrano riformatore che ai primi del Novecento dopo l'assassinio del padre Umberto I, non volle decretare lo stato d'assedio, che favorì l'apertura politica ai socialisti riformisti, ed una politica sociale dei governi giolittiani,  guidando moralmente e non solo, la resistenza sul Piave dopo la disfatta di Caporetto, il sovrano che nel 1922 volle evitare una guerra civile mentre il Paese era in balia di violenze infinite, chiamando a Roma l'uomo nuovo, l'uomo della Provvidenza, quel Mussolini che tutta la stampa internazionale ci invidiava, in questo cruciali periodo cosa faceva, cosa pensava?
    Quella dei Savoia era una "monarchia rappresentativa", in virtù dello Statuto Albertino del 1848, come afferma l'insigne storico Prof. Aldo A.Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il sovrano non era superiore alle leggi: controfirmava le leggi decretate dai poteri legittimi, governo e parlamento. Nell'Italia del 1924 ove i parlamentari fascisti erano minoranza, doveva essere la Camera a delegittimare Mussolini non il sovrano! Mussolini ebbe il sopravvento non tanto per le violenze delle sue "squadracce" bensì per la debolezza dei politici, per le loro divisioni meschine, per un idealismo incapace di organizzare una vera, forte, opposizione al fascismo. Invano il sovrano chiese ai 124 esponenti dell'Aventino guidati da Giovanni Amendola, durante un'udienza, un atto parlamentare che gli consentisse di allontanare, rispettando lo Statuto, Mussolini dal potere. Non ebbe nulla! Fu costretto ad aspettare il 25 luglio 1943 con l'ordine del giorno Grandi, ma questa è un'altra storia.....
    Il nostro rispetto  a coloro che veramente, non con le "chiacchiere", ma con i fatti  si opposero al fascismo pagando con la vita: don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli, Gobetti ecc. Caro professor Tamburrano così sono andati i fatti.


  Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE
DATA: 15.05.2008
 
NUOVI ATTACCHI AL RISORGIMENTO

    "GARIBALDI HA 200 ANNI", questo il titolo dell'ultima puntata di "Porta a Porta" andata in onda la sera del 1° maggio su RaiUno e condotta da Bruno Vespa. In studio: Stefania Craxi (la quale ha portato alcuni cimeli garibaldini e raccontato la passione del padre per Garibaldi), il Sottosegretario uscente ai Beni Culturali, onorevole Andrea Marcucci (responsabile del comitato per i festeggiamenti nel 2007 per il bicentenario della nascita del nostro Eroe, la cui moglie è pronipote diretta di Antonio Mordini tra i massimi collaboratori di Garibaldi, suo Prodittatore in Sicilia, più volte Ministro e Senatore del Regno), lo storico Arrigo Petacco (guarda caso anche lui "legato" in qualche modo al protagonista della serata, in quanto il suo bisavolo fu il bersagliere Luigi Ferrari che nel 1867 sparò a Garibaldi sull'Aspromonte), l'europarlamentare dei Comunisti Italiani, Marco Rizzo (anche lui con un trisnonno garibaldino che dalla Calabria risalì la Penisola con l'Eroe dei Due Mondi), il generale in congedo Carlo Jean, docente alla LUISS di strategie militari, l'attore Gioele Dix, il quale in questi mesi è in scena in vari teatri con il suo spettacolo "Tutta colpa di Garibaldi", molto apprezzato dalla signora Veronica Lario Berlusconi, e "ciliegine sulla torta" l'onorevole Roberto Castelli della Lega Nord e la contessa Anita Garibaldi.
    A questo punto è doveroso informare coloro i quali non avessero visto la trasmissione, su alcune affermazioni deliranti fatte dagli ospiti, intervallate da "spezzoni" di film di Rossellini, De Sica, Visconti,  e sceneggiati televisivi imperniati sull'epopea garibaldina e risorgimentale, tra i quali uno speciale "SuperQuark" di Piero Angela,  ecc.

"Vittorio Emanuele II?, un feroce centralista" (Onorevole Castelli);
"L'Unità d'Italia?, un frutto marcio" (Anita Garibaldi);
"I pregi di Garibaldi non erano italiani, i suoi difetti invece italianissimi.....Egli consegnò l'Italia ad una classe politica uguale a quella di oggi" (Gioele Dix);
"Garibaldi e mio padre Bettino hanno avuto lo stesso trattamento dallo Stato" (Stefania Craxi);
"I Savoia hanno depredato il Sud, rubando il tesoro dei Borbone, comportandosi come il peggiore Stato colonialista!" (Onorevole Castelli);
"Garibaldi voleva un'Italia federalista, ordinata e sicura, con una fiscalità equa....Dopo Teano non volle una guerra civile e fu costretto a consegnare al Re le sue conquiste avendo contro il Parlamento piemontese impegnato ad emanare leggi e leggine" (Anita Garibaldi);
"Vittorio Emanuele II non sapeva l'Italiano, il Mezzogiorno dopo l'Unità conobbe solo la dittatura, l'analfabetismo, la povertà" (Onorevole Castelli);
"Caro Onorevole Castelli, Lei deve farsi interprete del pensiero di Garibaldi e della sua politica etica...Mio nonno Ricciotti deluso andò a combattere con i briganti" (Anita Garibaldi).

    A questo punto è intervenuto Bruno Vespa e l'onorevole Marcucci, in quanto in studio c'erano dei giovani studenti, richiamando la Garibaldi ed il Castelli a non "sparare" a zero sul Risorgimento poichè a pochi anni dal 150° anniversario dell'Unificazione, se oggi siamo comunque una Nazione lo dobbiamo al sacrificio di tanti giovani che combatterono e morirono per la Patria!
Naturalmente non  era stato invitato nessun rappresentante di Casa Savoia nè alcun storico che potesse contrastare questo ennesimo attacco al Risorgimento, "causa di tutti i mali dell'Italia di oggi". Tutti d'accordo poi nell'affermare che fu la Massoneria, la vera artefice dell'Unità d'Italia.
Che dire al termine di tutto questo? Ci siamo già espressi nel condannare questo stillicidio becero ed ignorante contro il Risorgimento ed i suoi protagonisti che negli ultimi tempi va tanto di moda. Se tutti costoro avessero studiato la storia, quella con la "S" maiuscola, forse non darebbero "aria alla bocca" con affermazioni che in un altro Paese sarebbero censurate e condannate. Alla cara contessa Anita Garibaldi, che da lustri e lustri partecipa a Teano alle cerimonie per lo "Storico Incontro", accettando cittadinanze onorarie e quant'altro, esaltando nei suoi discorsi proprio quel Risorgimento e quell'Unità d'Italia contro i quali si è scagliata, l'invito a rivedere la sua personale interpretazione politica dell'Avo, in quanto almeno storicamente è molto, ma molto lontana da lui! All'onorevole Castelli, quello di studiare la storia d'Italia non sui testi neo-borbonici, bensì, perchè no, sulle ricerche della Biblioteca Storica Regina Margherita!, e poi, è sicuro caro Castelli che tra i 162 bergamaschi che sbarcarono a Marsala non ci sia qualche parente?
Viva l'Italia! Viva il Re! Viva Garibaldi! Viva il Risorgimento!

  Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE


P.s. di Sergio Boschiero: L'ex Ministro della Giustizia Castelli ha insistito in modo ossessivo nel vedere massoni in tutte le fasi del Risorgimento e bene ha fatto il Gen. Jean a chiudergli metaforicamente la bocca ricordandogli che anche Cattaneo, l'idolatrato apostolo federalista a cui la Lega si ispira, era MASSONE. Sconcerto nella sala dello studio di Vespa e risate a non finire. Il pallore di Castelli si è tramutato in un cenere indefinibile.
Politicamente l'intervento dell'ex-Guardasigilli è stato quantomeno inopportuno, tenendo conto che le nuove cariche istituzionali elette in questi giorni, i Presidenti del Senato e della Camera, hanno reso omaggio al Risorgimento esaltando l'unità d'Italia e la Bandiera tricolore.
DATA: 03.05.2008
 
L'U.M.I. DI SAVONA RICORDA GUARESCHI CON UNA CARTOLINA COMMEMORATIVA

    L'U.M.I. di Savona, guidata dal Dott. Francesco Veirana, ha ricordato il centenario della nascita (1 maggio 1908) ed il 40° anniversario della scomparsa (22 luglio 1968) del grande Scrittore Giovannino Guareschi con una cartolina commemorativa. Un autore cosi importante continua ad essere sconosciuto dalla "critica ufficiale" ma e amato dai lettori di tutto il mondo per la Sua semplicità, la narrazione scorrevole e soprattutto l'insegnamento di essere legati a Valori intramontabili come la fede in Dio, la fedeltà al Re ed alla Patria e l'amore alla Famiglia!!! Il miracolo letterario di Giovannino e stato quello di ambientare le proprie storie all'interno di un nucleo familiare o di un piccolo paese, così il lettore si identifica pienamente in esse perché sono situazioni, avventure e problemi che potrebbero capitare proprio ad ognuno di noi nel trascorrere della vita quotidiana. Così ad esempio le avventure di Don Camillo e Peppone non sono altro che gli scontri tra le due fazioni rivali, destra e sinistra, che c'erano nel dopoguerra, ma che continuano anche ai giorni nostri: ecco l'attualità di Giovannino.
    Per concludere, non si possono dimenticare le Sue grandi battaglie per la Libertà, sulle colonne del giornale "Il Candido", in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 a favore della Monarchia e per le elezioni politiche del 18 aprile 1948, fondamentali per il futuro dell'Italia, a favore di tutte quelle forze the si opponevano ai comunisti (definiti da Giovannino "trinariciuti").

DATA: 03.05.2008
 
L’ANTIFASCIMO E’ FINITO, L’ANTIMONARCHIA NO

    I risultati delle ultimissime elezioni hanno segnato una svolta epocale: la completa legittimazione di Alleanza nazionale con Fini eletto Presidente della Camera e Gianni Alemanno Sindaco di Roma.
Ai due esponenti della destra è andata la terza carica dello Stato e il Campidoglio che riveste significati di valore universale consentendo un ruolo forte di Roma, utile a scongiurare ogni tentazione secessionista.
    Fini ha dichiarato che il clima di tensioni e contrapposizioni che ha caratterizzato il dopoguerra è finito e non sono mancati toni di pacificazione nazionale.
Solo verso la Monarchia rimane la chiusura, la discriminazione, la censura della simbologia del Regno, la persecuzione dei Re e delle Regine morti all’estero e tutt’ora sepolti in terra straniera.
    Mentre la Russia post comunista ha sepolto a San Pietroburgo i resti della Famiglia Imperiale massacrata a Ekaterinimburg, mentre la Germania democratica ha riportato la salma di Federico il Grande a Postdam, mentre il Montenegro ha innalzato un mausoleo a Cettigne per collocarVi i suoi ultimi Sovrani, solo nella Repubblica Italiana si discriminano i Sovrani d’Italia.
    Si chiuda il cerchio perché senza un autentico gesto di pacificazione nazionale l’attuale fase di riconciliazione non sarà sufficiente.
    Evidentemente la Monarchia fa ancora paura.
Sergio Boschiero

DATA: 01.05.2008
 
ALEMANNO SINDACO DI ROMA

    La vittoria del centro-destra nelle recenti elezioni si è ulteriormente arricchita con la clamorosa affermazione di Gianni Alemanno nella città di Roma; il ballottaggio con Rutelli lo ha consacrato Sindaco non solo della Città Eterna ma anche dell’Urbe, la mitica Capitale dell’Impero Romano che proprio il 21 Aprile scorso ha festeggiato i 2.761 anni della sua nascita.
Roma è la città dei Cesari, ma anche la città dei Papi e del Regno d’Italia, con i suoi riferimenti nazionali ed universali che hanno il Cristianesimo come luminoso punto di riferimento.
    Alemanno è un volto nuovo, uno che crede nei valori che stanno alla base della nostra società, una persona tollerante, attento, rispettoso delle opinioni degli altri, determinato nelle scelte di fondo.
    Io stesso gli sono grato perché ricordo il suo invito a tenere una relazione ad un meeting del Fronte della Gioventù ad Assisi nel bicentenario della Rivoluzione Francese.
Davanti a me una platea di giovani, capaci di un silenzio attento e di un applauso generoso.
    A Gianni Alemanno fervidi auguri per il bene di Roma così come auguriamo ogni successo all’avvocato Antonio Pepe, eletto Presidente della Provincia di Foggia, figlio del mitico Sindaco monarchico del Capoluogo dauno.
Sergio Boschiero
DATA: 29.04.2008
   
FRIULI VENEZIA-GIULIA: RIELETTO LUIGI FERONE

    Luigi Ferone, Consigliere uscente nell'Assemblea regionale del Friuli Venezia-Giulia, è stato rieletto nelle liste del Partito Pensionati.
Originario di Cassino, Luigi Ferone si è sempre battuto in difesa dei più deboli, ha privilegiato i temi della sicurezza pubblica, la lotta alla droga e alla corruzione.
    E' stato per anni nella Polizia di Stato dove ha guidato come segretario nazionale il LISIPO (Libero Sindacato di Polizia) facendone uno dei primi organismi sindacali in difesa delle Forze dell'Ordine e dei cittadini.
    Ci congratuliamo vivamente con Ferone per la riconferma; a lui ci legano comuni ideali.
Quanti volessero contattarlo possono farlo attraverso il sito internet: www.luigiferone.com
DATA: 29.04.2008
 
LA VERA CAMORRA

    Protagonista dell'ultima puntata su Rai Due di "Annozero", condotta da Michele Santoro, è stata la camorra e tutto quanto ne deriva. Ospite in studio lo scrittore Roberto Saviano, autore del best-seller "Gomorra" tra i libri più venduti in Italia negli ultimi anni. La puntata si è dipanata con vari servizi curati nei giorni precedenti dal giornalista Sandro Ruotolo proprio a Casal di Principe, capoluogo storico dei più importanti clan camorristici casertani i quali negli ultimi decenni hanno esteso il loro potere criminale su altre regioni soprattutto del Nord Italia. Personalmente il libro di Saviano non mi ha entusiasmato più di tanto, in quanto contiene grandi banalità, descrivendo una realtà ben conosciuta!  Anche i servizi girati nel casertano dalla troupe di Santoro,  hanno del "già visto", con cittadini reticenti ad ammettere collusioni, complicità, e criminalità. Per chi come il sottoscritto vive da un quarto di secolo nel casertano, ho trovato ben più interessanti i temi svolti dagli alunni della scuola media di Miano, periferia nord di Napoli,  nei quali viene descritta una cruda realtà quotidiana. L'organizzazione criminale (non bisogna mai scordare questo) chiamata "camorra", è prosperata laddove lo Stato è assente da decenni, ove viene vista, dai ragazzi e non solo,  come "naturale sostituto" ad un'autorità che non c'è! Invece di fare servizi giornalistici che enfatizzano i comportamenti deliquenziali, perchè non intervistare i parlamentari campani ed i politici locali sul perchè le strade della regione sono peggiori di quelle di Bagdad, perchè vi sono periferie ove mancano i più elementari servizi civici (caserme di Polizia, complessi sportivi, cinema, teatri, laboratori, ecc.), sul  perchè gran parte delle forze dell'ordine non vengono preparate adeguatamente, perchè non esiste  una coscienza ed un'educazione civica.  Nelle ultime elezioni sono stati eletti 56 deputati campani alla Camera ed al Senato di entrambi gli schieramenti maggioritari: io non avrei fatto eleggere nessuno dalla Campania per una legislatura, proprio perchè i nostri politici si dimostrano incompetenti ed impreparati culturalmente da una vita!
    Vivere nella nostra regione è difficile, tra disoccupazione, criminalità, monnezza, disperazione e quant'altro, tuttavia la speranza è quella di dare alle nuove generazioni  delle risposte concrete, dei valori morali e civili. La famiglia, la scuola, non bastano, occorre una società più attenta e sensibile. Per sconfiggere la camorra, la mafia, occorre il coraggio!, il coraggio di costruire un futuro in un'epoca di passioni tristi.
  Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE
DATA: 28.04.2008
 
ONORE ALLE GUARDIE D’ONORE (SE SVOLGONO IL LORO COMPITO ISTITUZIONALE SENZA INTERFERIRE IN QUESTIONI NON DI LORO COMPETENZA).

    Nel numero di marzo-aprile 2008 il notiziario dell’Istituto  Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon  pubblica articoli su una sedicente consulta dei senatori e sulla successione dinastica in Casa Savoia. Tali scritti contengono affermazioni che non rispondono ai fatti e documentano  la totale mancanza di senso delle istituzioni del principe Vittorio Emanuele di Savoia, che (stando a quanto pubblica detto notiziario) mirò a barattare la propria condizione personale con la vita della Consulta, così calpestando il nome e la dignità della Casa di Savoia.
    La Consulta nulla ha da aggiungere a quanto noto e risaputo sulla propria storia e sulla successione in Casa Savoia. Deve però deplorare e deplora che, abusando della nostra pazienza, il notiziario “Guardia  d’Onore” da tempo avalli opinioni su questioni che non sono di sua competenza. L’Istituto venne fondato ed esiste per onorare le Reali Tombe del Pantheon, non per farsi strumento  diretto o indiretto di  privati cittadini che un giorno chiedono risarcimenti allo Stato un altro cercano voti all’estero, sempre con esiti screditanti per la memoria di Casa Savoia.
    Mentre le Guardie si dedicano al loro “servizio”, insofferenti di strumentalizzazioni, consta che lo scorso gennaio 2008 è stata chiesta formalmente la cancellazione di Vittorio Emanuele di Savoia da presidente onorario di un Istituto che da tempo interferisce in questioni non di sua competenza e le cui crescenti difficoltà nascono dal suo interno.
    La Consulta ha il dovere di tutelare e tutelerà la verità dei fatti. 

Roma, 25 aprile 2008                  
                                                                                       Aldo Alessandro Mola
                                                                     Presidente della Consulta dei Senatori del Regno  
Scarica il comunicato
DATA: 25.04.2008
   
L'ARALDO DI BIELLA MARZO-APRILE 2008

E' uscito il numero di Marzo-Aprile dell'Araldo di Biella, il foglio informativo del Coordinamento Provinciale dell'U.M.I., curato da Alberto Conterio.
In questo numero:  25° anniversario della morte di Re Umberto, Elezioni 2008, Rimborsi ai partiti che hanno superato l'1%, Università italiane, ecc...
Per riceverne una copia inviate la richiesta all'indirizzo e-mail   umi.araldobiella@hotmail.it
Per ulteriori informazioni www.biellamonarchica.it

DATA: 23.04.2008
 
NEPAL: BRACCIO DI FERRO FRA I MAOISTI E IL SOVRANO


Foto AFP dal sito BBCNepal. Braccio di ferro tra maoisti e il sovrano: i maoisti vorrebbero che il re lasciasse spontaneamente il paese ma Re Gyanendra rifiuta speculazioni su un suo prossimo esilio.
Il Re del Nepal Gyanendra ha seccamente respinto ogni speculazione che lo dava in partenza imminente per l'esilio dopo la vittoria dei maoisti alle scorse elezioni.
Una dichiarazione dell'ufficio stampa del palazzo reale ha smentito seccamente che sua maestà andrà in India ed ha affermato "il Re non andrà da nessuna parte".
I maoisti, che dovrebbero aver ottenuto alle scorse elezioni 240 deputati su un totale di 601 all'assemblea costituente che riscriverà la costituzione del Nepal, sono il partito di maggioranza relativa.
I membri della sinistra radicale hanno affermato che intendono abolire la monarchia, che ha festeggiato i 240 di esistenza, il più presto possible e hanno chiesto a  Gyanendra di lasciare il palazzo "spontaneamente" piuttosto che cacciato con la forza.
I maoisti hanno anche minacciato il re di "un processo e una dura punizione" se rifiuterà una vita da cittadino qualunque in una delle nazioni più povere al mondo.
Gli analisti dicono che il re puo' ancora contare sull'appoggio di una parte dell'esercito e dei fondamentalisti Hindu che vedono in lui una reincarnazione di un dio.
Gyanendra è salito al trono nel 2001 in tragiche circostanze quando suo fratello, il popolare re Birendra e altri 8 famigliari furono uccisi dal principe ereditario che sotto effetto di droghe e alcol trucido' la sua intera famiglia prima di suicidarsi.
Nel 2005 in risposta alla guerriglia dei ribelli maosti il re assunse pieni poteri fino al 2006 quando fu concluso uno storico accordo con i ribelli che mise fine a dieci anni di guerriglia.

traduzione di Roberto Margheriti

DATA: 22.04.2008

24 APRILE 2008 – ORE 16.00 RETE 4
“LA PATTUGLIA DELL’AMBA ALAGI”
film del 1953, regia di Flavio Calzavara, attori: Aldo Silvani e Dante Maggi
     
    Ultimo sopravvissuto di una pattuglia immolatasi durante i combattimenti nella ridotta dell’Amba Alagi nell’Africa Orientale Italiana nel 1941, Luciano, dopo una lunga prigionia, rientra in Italia e va a far visita alle famiglie dei commilitoni caduti, da Napoli alla Sicilia, dalla Toscana a Milano. Il film esalta il tema del “reduce” in un clima fra il neorealismo e il sentimentale: Luciano Tavoli canta canzoni in quel momento assai famose come “Viale d’autunno” e “Acquaiolo”.
    Da “Il Morandini. Dizionario dei Film” edizione 2007: “Molto interessanti gli spezzoni di due documentari, provenienti dall’Archivio del British War Office”: la resa con gli onori militari delle truppe italiane sull’Amba Alagi e dei funerali del Duca d’Aosta, loro comandante”.
    E’ l’unico esempio della cinematografia italiana dedicato all’epopea di Amedeo di Savoia e dei Suoi Soldati nelle terre dell’Impero.

DATA: 22.04.2008

IL N°1 / 2008 di NUOVA STORIA CONTEMPORANEA
     
E’ in edicola il n° 1 del 2008 della rivista Nuova Storia Contemporanea, diretta dal Prof. Francesco Perfetti. Il prestigioso e autorevole bimestrale di studi storici e politici sull’età contemporanea, giunto al suo dodicesimo anno di pubblicazione, presenta come di consueto saggi e interventi di rilevante importanza per la ricostruzione delle vicende italiane.
Si segnalano in particolare il saggio di Luigi Compagna su Rosario Romeo, la ricerca di Mireno Berrettini “Gli inglesi, la diplomazia clandestina e l’Italia badogliana”, e infine il lavoro di Andrea Ungari ( docente di Storia contemporanea dei sistemi politici europei alla LUISS di Roma e autore del volume “In nome del Re. I monarchici italiani dal 1943 al 1948”) dal titolo “Mogadiscio 1948:caccia agli Italiani”. Ungari ricostruisce una dimenticata pagina della presenza italiana in Somalia all’indomani del trattato di pace del 1947 e pubblica in appendice un inedito diario di viaggio di Umberto Zanotti Bianco. Zanotti Bianco, amico e sodale di studi e interessi culturali della Principessa Maria Josè, uomo di vasta cultura, meridionalista e fondatore di associazioni benemerite come la “Società Magna Grecia” ( e poi di “Italia Nostra”), era stato nominato nel 1944 dal Luogotenente Generale del Regno Umberto di Savoia Presidente della Croce Rossa Italiana (carica da cui si dimetterà nel 1948 di fronte alla proterva e arrogante ingerenza della DC): in tale veste fu inviato in Somalia per verificare la situazione politica della nostra colonia e studiare la forma giuridica per consentire una normalizzazione dei rapporti fra italiani e somali. L’azione di Zanotti Bianco servì a placare gli animi degli Italiani, esacerbati dalle violenze scatenate da alcuni settori della polizia coloniale inglese e spianò la strada alla costituzione dell’amministrazione fiduciaria italiana.
F.A.

NUOVA STORIA CONTEMPORANEA
Casa Editrice Le Lettere, Costa San Giorgio 25, Firenze tel.fax 055.2346010

DATA: 22.04.2008
 
ANCHE IN INGHILTERRA SI ESCE AUTOMATICAMENTE DALLA DINASTIA SE NON SI RISPETTANO LE REGOLE SUL MATRIMONIO DEI PRINCIPI DELLA CASA REALE

Riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo inviatoci dal conte Giovanni Volpi di Musurata.

Telegraph 27 marzo 2008
Il figlio della Principessa Reale rinuncerà ai suoi diritti
di Stephen Adams

Il figlio della Principessa Reale perderà i suoi diritti al trono quando sposerà una donna cattolica fra due mesi.
Peter Phillips, 30 anni, il nipote più anziano della Regina e attualmente 11mo nella linea dei successione, rinuncerà automaticamente ai suoi diritti sposando Autumn Kelly, battezzata cattolica, nella St. George’s Chapel del castello di Windsor il 17 maggio.
L’Act of Settlement del 1701 vieta l’accesso al trono a qualsiasi cattolico, anche per via di matrimonio.
Stipula che dal momento che una persona sposa un “papista” saranno “per sempre incapaci di ereditare, possedere o godere della Corona.”
Miss Kelly, una consulente di management canadese di 29 anni, è stata battezzata nel 1978 in una chiesa cattolica dei dintorni di Montreal.
Sua madre, Kitty, dice che è fiera della sua religione.
La coppia, che si è conosciuta al Gran Premio automobilistico del Canada nel 2003, vive già insieme in una villa a Gatcombe Park, nella tenuta della Principessa Reale nel Gloucestershire.
Anche il Principe Michael di Kent aveva rinunciato ai sui diritti al trono sposando nel 1978 Maria-Cristina von Reibnitz,  cattolica divorziata.
 

DATA: 22.04.2008
   
NEPAL: VERSO UNA REPUBBLICA MAOISTA ALLA POL POT

     I maoisti guidati da Prachanda “il terribile”, dopo aver monopolizzato una campagna elettorale degenerata in continue violenze ed una celebrazione del rito del voto popolare visibilmente inquadrato, hanno “invitato” Re Gyanendra ad “andarsene con eleganza in esilio altrimenti dovrà lasciare il Palazzo reale e rispettare le leggi da cittadino qualunque”.
    A Katmandù la borsa ha perso 26 punti percentuali, i turisti sono in fuga, esponenti dei partiti “democratici” che hanno tradito la Corona, a partire dal primo ministro quasi centenario, sembrano presi dal panico.
    La Cina ha assistito i maoisti nepalesi in modo evidentissimo e l’India, che un giorno potrebbe pentirsi di non aver sostenuto la Monarchia, rischia che focolai insurrezionali esplodano sempre più violenti alla frontiera con il Nepal.
    Il problema della Repubblica non è stato sottoposto al voto popolare: l’elezione di un’assemblea costituente ha rappresentato un modo ipocrita per escludere il popolo dal diritto fondamentale di pronunziarsi sulla forma istituzionale dello Stato.

    Da decenni i maoisti hanno seminato terrore e guerriglia in Nepal, provocando decine di migliaia di morti.
    Cosa doveva fare la Monarchia? Lasciare che il Nepal fosse trasformato in una specie di Cambogia dominata da un novello Pol Pot “il sanguinario”?

    Questa potrebbe essere la fine del Nepal.
    Quasi tre secoli di Monarchia hanno consentito al Nepal di esistere come stato indipendente.
    La Monarchia di questa dinastia induista ha garantito anche la piena libertà religiosa.
    Il vento è cambiato e nei giorni scorsi la polizia nepalese, probabilmente già infiltrata di maoisti, ha picchiato con una violenza inaudita le migliaia di buddisti che manifestavano per la libertà del Tibet.
    Speriamo nel miracolo affinché il Nepal viva e rimanga unito.

DATA: 18.04.2008
   
RE SIMEONE DI BULGARIA: ESCE IL  LIBRO "IL DOVERE INNANZITUTTO"

www.ndsv.bg    Sette anni fa il Re Simeone di  Sassonia-Coburgo fece una dichiarazione storica promettendo di condurre la Bulgaria alla prosperità economica in ottocento giorni.
    Il partito NMSP fondato da Simone II ha compiuto 7 anni, fu infatti fondato in occasione di uno storico discorso dal suo leader Simeone di Sassonia Coburgo il 6 aprile  2001.
    In quell'occasione Sassonia Coburgo dichiaro' la sue intenzione di scendere in politica fondando e dirigendo un partito nazionale che avrebbe trasformato la Bulgaria in uno stato prospero in ottocento giorni.
    Poco dopo il partito dell'ex sovrano Movimento Nazionale Simeone II vinse trionfalmente le elezioni del giugno 2001 e divenne Primo Ministro di Bulgaria.
    Quattro anni dopo, nel  2005, il partito dell'ex Sovrano perse le elezioni, che vennero vinte di misura dal partito Socialista Bulgaro, ma divenne determinante nella formazione di una coalizione di tre partiti, attualmente al potere in Bulgaria.
Nel  2007 il movimento Nazionale Simeone II divenne il Movomento Nazionale per la Stabilità e il Progresso (NMSP), soffrendo diversi problemi interni che portarono all'uscita dal partito di diciassette parlamentari.
    L'anniversario della discesa in politica di Simeone II è stato celebrato in tutto il paese con eventi simbolici vari come ad esempio l'inugurazione di un centro d'infanzia nella città di Burgas, dove sono stati piantati 20 alberi.
 Nella seconda città di Bulgaria, Plovdiv (Filippopoli) il partito NSMP ha tenuto grandi manifestazioni, mentre nella capitale Sofia si è svolta una conferenza stampa di sostenitori delle "idee del 6 aprile" di Simeone Sassonia Coburgo.
    In quell'occasione è stato presentato anche un libro biografico sulla vita dell'ultimo Zar di Bulgaria, ex primo ministro e attuale leader politico Sassonia Coburgo intitolato "il dovere innanzitutto" di Ivaylo Shalafov che presenta i diversi momenti della vita dell'ex Sovrano e contiene molte illustrazioni.
    Simeone Sassonia-Coburgo è stato Re (Zar)  di Bulgaria dal  1943 al 1946 quando, all'età di 9 anni, fu esiliato assieme alla madre Regina Giovanna di Savoia dai comunisti, prima in Egitto presso i nonni Re Vittorio Emanuele III e Regina Elena, poi in Spagna dove trascorse la maggior parte della sua esistenza e dove si sposo' e mise al mondo 5 figli.
    Recentemente è stato annunciato che Re Simeone potrebbe candidarsi alla carica di Presidente dell'Unione Europea, una figura prevista nel Trattato di Lisbona in corso di ratificazione nei vari stati europei.
Roberto Margheriti
Aprile 2008

DATA: 17.04.2008

I RISULTATI ELETTORALI

    Il popolo ha votato ed ha scelto la semplificazione politica. Sono scomparsi i comunisti con le rispettive fazioni e solo Casini si è salvato dall'acchiappatutto di Berlusconi. Il Cavaliere ha stravinto e Fini ha partecipato al trionfo.
Veltroni ha perso, ha ripiegato le bandiere e lancia segnali di fumo per il grande inciucio.
La Lega Nord merita un'analisi più approfondita dopo una crescita in un territorio amico come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte; nella stessa Emilia-Romagna, il “carroccio” ha visto aumentare i consensi.
    Il PPL dispone sulla carta di una vasta maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato e, soprattutto a Palazzo Madama, la Lega è determinante per la governabilità.
Saprà Bossi dimostrare moderazione? Sarà capace di dimenticare per sempre la parola “secessione”? Per il centro-destra questo è l'ultimo treno; il popolo si attende concordia e spera che il Governo affronti i temi economici per poter sconfiggere la povertà e la recessione.

    L'Unione Monarchica Italiana augura ogni successo al nuovo Governo della Nazione.

Sergio Boschiero

DATA: 15.04.2008
 
"HO PROMESSO SALVAR LA NAZIONE DALLA TIRANNIA DE' PARTITI...."

Queste parole, ancor oggi attualissime, scritte il 20 novembre 1849 dal Gran Re Vittorio Emanuele II di Savoia, il "Padre della Patria" agli elettori del Regno Sardo onde invitarli ad eleggere al Parlamento piemontese, l'unico democraticamente eletto della Penisola, una maggioranza favorevole alla pace di Milano con l'Austria in un delicato momento della Storia Patria, sono andate in fumo poche ore fa in un'ala dello storico Castello di Moncalieri, già patrimonio dell'UNESCO, ed una delle "culle"  storiche della nostra Dinastia,  ma non dell'Italia..., come già in passato andarono in fumo i Teatri Petruzzelli e Fenice, come la Cappella del Guarini, sempre a Torino,  ove era custodita la Santa Sindone, dono di S.M. Umberto II alla Santa Sede. Dopo l'oblio storico culturale che la repubblica in 60 anni ha instaurato nei confronti della storia sabauda,  bruciano ora anche le memorie architettoniche e non solo della Storia millenaria di Casa Savoia, la più antica dinastia del mondo, brucia un patrimonio unico, prezioso Vogliono cancellare pure i monumenti, i documenti della Storia d'Italia, a pochi anni dalle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unificazione!, bruciano come i milioni di ettari della nostra Bella Italia che ogni estate periodicamente ardono, brucia la prima e bella capitale d'Italia, Torino, da dove una Famiglia scelse di sposare la causa nazionale ponendo al servizio di questa  tutta se stessa!, con tutti i rischi politici e dinastici! Solo in Italia succede questo: "corto circuito" la causa, troppe volte tirata in ballo da chi senza pudore alcuno maschera le proprie incapacità politiche e gestionali! Vergogna, grandissima vergogna a tutti voi che ci chiamate alle urne!, vergogna a tutti voi che pensate, non tutelando la Storia d'Italia dal Risorgimento al 1946, di rifarvi una "verginità" ideologica di fronte alla nuove generazioni! "...uniti potremo salvar lo Statuto ed il Paese dai pericoli che lo minacciano." Con l'aiuto della Santa Sindone, Dio salvi il Re e l'Italia.
 
Il Direttore Giuseppe Polito
Biblioteca Storica Regina Margherita Pietramelara - CE
                                                                                       
DATA: 11.04.2008
 
TORINO: RESTAURATO MONUMENTO AL PRIMO DUCA D'AOSTA

Foto www.mepiemont.net    Torino, 4 Aprile 2008 - Presso la sede degli della “Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia”,  l’Architetto Leonardo Mastrippolito, Responsabile Monumenti della Città di Torino, su invito del Generale Pasquale del Luongo, Presidente della sezione torinese degli Artiglieri in congedo, in occasione della presentazione del restauro del monumento al Duca Amedeo d’Aosta, ha tenuto un conferenza  sul tema : “Amedeo Duca d’Aosta: un monumento ritrovato”.
    Per l’occasione, S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, rappresentato dal responsabile U.M.I. di Torino, Avv. Edoardo Pezzoni Mauri, ha mandato un messaggio..
Il numeroso pubblico ha accolto il messaggio di S.A.R. con un lungo e fragoroso applauso.

MESSAGGIO DI S.A.R. IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA
In occasione della conferenza dell’Arch. Leonardo Mastrippolito sul tema: “Amedeo Duca d’Aosta: un monumento ritrovato”

    L’invito alla conferenza dell’Arch. Mastrippolito, che avete voluto gentilmente rivolgermi mi ha fatto molto piacere, e ciò per un triplice ordine di ragioni.
    Da un lato per l’oggetto della conferenza: il monumento ad Amedeo I Duca d’Aosta rappresenta senza dubbi un’opera d’arte di rilievo nel pur ricco panorama torinese. L’Arch. Mastrippolito saprà meglio di me illustrarne i pregi artistici, io posso solo ricordare la maestria dello scultore Davide Calandra che, esempio raro, pose il cavallo in equilibrio sulle due sole zampe posteriori.
D’altro lato per il personaggio che questo “monumento ritrovato” raffigura. Sono infatti molto legato alla figura del mio bis nonno Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, figlio di Vittorio Emanuele II. Qui ritratto ventenne alla battaglia di Custoza, ebbe una vita avventurosa, e i fatti della storia lo portarono sul trono di Spagna, trono al quale rinunciò per la impossibilità di osservare e far osservare quella Costituzione cui aveva giurato fedeltà.
Infine, non posso non essere lieto di ricevere l’invito dalla “Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia”, e dal suo Presidente sezionale Gen. Pasquale del Luongo. Gli Artiglieri hanno rappresentato e rappresentano un patrimonio di valori patriottici, e non solo, dei quali l’Italia non può fare a meno.
Purtroppo, il giorno della presentazione non potrò essere presente, come avrei desiderato: ciononostante voglio esprimere a Lei, Signor Generale, e per il Suo tramite a tutti gli intervenuti, il mio più caloroso e sentito ringraziamento per l’opera di approfondimento storico-culturale da Voi condotta con questo incontro.
E’ mio desiderio recarmi quanto prima a visitare il restaurato monumento, e quando gli impegni me lo consentiranno sarà mio grande piacere essere accompagnato dal relatore Arch. Mastrippolito e dagli Artiglieri torinesi, così da poterVi ringraziare personalmente.
San Rocco, il 4 aprile 2008
Amedeo di Savoia

DATA: 11.04.2008
 
L’U.M.I. E LE ELEZIONI: DOCUMENTO DELLA GIUNTA ESECUTIVA

    Si è riunita il giorno 29 Marzo 2008 la Giunta  Esecutiva dell’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.), la più antica e numerosa associazione monarchica, fondata in Roma liberata nel 1944 che, udite le relazioni di Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero, rispettivamente Presidente e Segretario nazionale, ha approvato il seguente ordine del giorno, illustrato dall’Avv. Alessandro Sacchi, Vice presidente nazionale:

    “La Giunta Nazionale Esecutiva  dell’U.M.I., allargata ai presidenti regionali, invita gli italiani a recarsi alle urne il 13 e il 14 Aprile, al fine di consentire una maggioranza stabile di governo in grado di avviare il risanamento dell’economia nazionale dopo l’attuale malgoverno che ha impoverito milioni di famiglie.
    L’U.M.I., pur nella sua natua apartitica, di fronte alle recenti affermazioni di alcuni uomini politici contro il Risorgimento unitario, conferma l’appello all’irrinunciabile dovere della difesa dell’unità d’Italia”.
DATA: 02.04.2008
 
LA POLIZIA DI KATMANDU (NEPAL) CONTRO I BUDDISTI, OLTRE 200 ARRESTI E INNUMEREVOLI CONTUSI E FERITI

Katmandù (Nepal) – La polizia nepalese ha duramente represso le manifestazioni dei buddisti che, sventolando bandiere tibetane, avevano manifestato per il Tibet di fronte alle rappresentanze diplomatiche cinesi.
La violenza della politica nepalese ha fatto sorgere molti interrogativi essendo ormai palese l’infiltrazione nei suoi ranghi dei maoisti tuttora armatissimi ed impegnati nella lotta alla Monarchia.
Nel Nepal si teme l’avvento di un regime di tipo comunista-cambogiano, guidato da un Pol Pot locale.
Un regime repubblicano manipolato dai comunisti dovrebbe preoccupare soprattutto l’India le cui frontiere con il Nepal sono un colabrodo.
DATA: 02.04.2008
 
LA FEDE MONARCHICA DI GUARESCHI

Da "Il Corriere della Sera" di Giovedì 27 Marzo 2008 - pagina 51 - "Interventi e Repliche"

Ho letto con molto interesse l'articolo di Enrico Mannucci su Giovanni Guareschi (Corriere, 26 Marzo). Interessante e dettagliato, tranne che in una cosa: tra le tante collocazioni attribuite a Guareschi (nazionalista, anarchico, nostalgico, conservatore, ecc.) ne viene esclusa una, che per lo scrittore non fu secondaria, anzi. Quella di monarchico.
Guareschi era monarchico e monarchico rimase fino alla morte. Ritengo che l'articolista lo sapesse, in quanto ciò appare chiaramente in tutti gli scritti del grande scrittore. Ciò può non essere "politicamente corretto", ma era così.
Franco Ceccarelli

Giusto. E nessun imbarazzo a riconoscerlo, ricordando anche che Giovannino andò nel lager proprio per la fedeltà al giuramento verso il Re. Avevo semplicemente compreso - forse superficialmente - la fede monarchica nella categoria del conservatorismo,
Enrico Mannucci

DATA: 27.03.2008
 
64° ANNIVERSARIO ECCIDIO FOSSE ARDEATINE

In questi giorni ricorre il triste anniversario dell'eccidio nazista delle "Fosse Ardeatine" conseguenza dell'attentato dei GAP contro 33 soldati della XIa compagnia del 3° battaglione del "Polizeiregiment Bozen", che vide poche ore dopo le SS del famigerato colonnello Herbert Kappler, "rastrellare" per le strade di Roma e nelle celle dei carceri romani prigionieri italiani, maschi, di ogni età e ceto sociale, per condurli alla tragica fine che ben conosciamo. "Non dimenticheremo mai" ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, certo che non possiamo dimenticare ma dobbiamo anche spiegare alle nuove generazioni i tanti perchè, i tanti silenzi...Non spetta a noi commentare una delle pagine più controverse della storia della Resistenza italiana, è tuttavia doveroso informare che i soldati oggetto dell'attentato, nel quale è bene precisare morirono anche innocenti passanti tra i quali un ragazzino di 13 anni, non erano membri delle famigerate SS, anche se, per disposizione del "Reichsfuhrer" (comandante generale) Heinrich Himmler, a tutti i reggimenti di polizia del Reich fu imposto la sigla SS. Ricordiamoci che eravamo in tempo di guerra, una guerra è sempre uno "stravolgimento morale", ed è indubbio che i soldati del "Bozen" non erano solo anziani territoriali e non combattenti, anzi, molti di loro si erano macchiati di gravi episodi, tuttavia è bene anche ricordare che nella sua totalità, il "Polizeiregiment Brixen" (Bressanone) costituito da cittadini altoatesini, fu protagonista di un episodio di grande valore, quando si rifiutò in toto, anche dopo violenti minacce, di prestare il rituale giuramento "per il popolo, il Fuhrer e la patria": la punizione fu terribile, in quanto tutti questi soldati furono mandati in Alta Slesia contro la potente Armata Rossa sovietica come "carne da macello", quasi disarmati, negli ultimi mesi della guerra! Come Italiani, come monarchici, non possiamo che inchinarci davanti al sacrificio dei martiri delle "Fosse Ardeatine", sollevando però riserve sulla reale necessità di compiere un attentato nel pieno centro di Roma ben sapendo le disastrose conseguenze!  Non possiamo neppure cancellare il "silenzio" degli Alleati che fin dal 1941 sapevano dello sterminio degli Ebrei nei campi di sterminio, come confermano gli ultimi documenti, nè tantomeno la "neutralità morale" di molti alti esponenti della Chiesa Cattolica davanti al "calvario ebraico", per fortuna tanti religiosi, cittadini e militari si adoperarono per salvare migliaia di fratelli di fede ebraica in Italia e nei Paesi occupati o nelle colonie.
L'oblio invece a chi, dopo il secondo conflitto mondiale, si "riciclò" politicamente dopo aver indossato la camicia nera o esaltato i valori della razza ariana, nel Parlamento, nelle sedi prestigiose di enti e giornali, e la lista sarebbe troppo, tristemente lunga....
Giuseppe Polito
Direttore Biblioteca Storica “Regina Margherita” Pietramelara (Ce)
DATA: 27.03.2008
  
IN RICORDO DI AMEDEO DI SAVOIA, VICERE' D'ETIOPIA

    Il Comitato provinciale dell’U.M.I. di Siracusa, in collaborazione con l’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare e ad altre Associazioni combattentistiche e d’arma, ha commemorato S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, Medaglia d’Oro al V.M., Generale di Armata Aerea e Viceré d’Etiopia, nell’anniversario della sua morte in Africa orientale e di tutti i Militari italiani caduti nel corso delle operazioni e delle missioni militari oltremare. Il solenne rito è stato officiato nel suggestivo santuario diocesano Maria SS. Scala del Paradiso in Noto (nel territorio della provincia di Siracusa). Hanno presenziato con i dirigenti provinciali dell’U.M.I., guidati dal Vice segretario Nazionale Francesco Atanasio, i Soci del Nastro Azzurro e  le GG.OO.RR.TT. del Pantheon.
DATA: 27.03.2008
 
160° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL TRICOLORE SABAUDO

    Oggi  24 marzo si compie il 160° anniversario del proclama di Carlo Alberto ai popoli della Lombardia e della Venezia. Il Piemonte sabaudo entrava in guerra contro l’impero austriaco e iniziava così la prima guerra di indipendenza.
    Carlo Alberto all’atto di varcare il fiume Ticino ordinò che nuovo vessillo dell’armata divenisse il tricolore con al centro la bianca croce di Savoia: nasce ufficialmente quella che sarà d’ora in poi, non solo la bandiera del Regno di Sardegna, ma il vessillo di tutti gli Italiani desiderosi di unirsi in una sola Patria. Il 17 marzo 1861 diverrà la bandiera del Regno d’Italia, che ha sventolato da Roma ad Trieste fino al 13 giugno 1946.
    L’Unione Monarchica Italiana, in questo clima di confusione istituzionale, crisi dei valori e incertezze economiche, volge deferente il proprio pensiero a Carlo Alberto e a quanti sono caduti in oltre 160 anni per il bene dell’Italia e addita nella monarchia costituzionale di Casa Savoia l’unica e sola vera alternativa alla presente repubblica.


IL TESTO DEL PROCLAMA

"Popoli della Lombardia e della Venezia !
    I destini d'Italia si maturano; sorti più felici arridono agli intrepidi difensori dei conculcati diritti. Per amore di stirpe, per intelligenza di tempi, per comunanza di voti, noi ci associamo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia. Popoli della Lombardia e della Venezia ! Le nostre armi che già si concentravano sulla vostra frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, l'amico dall'amico. Asseconderemo i vostri giusti desideri affidandoci all'aiuto di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio che con così meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di fare da sé. E per meglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana.
Carlo Alberto".

DATA: 24.03.2008
 
20 MARZO 2008: FINITA LA CRISI DI GOVERNO BELGA

Yves Leterme, vincitore delle elezioni legislative belghe del giugno 2007, diventa primo ministro dopo nove mesi di crisi politica. Discreditato nei sondaggi, l’ex autonomista fiammingo dovrà ora fare il possibile per evitare l’implosione del Regno: lo spettro della scissione della Fiandra e della Vallonia sembra per ora scongiurato, ma il nuovo premier sa che per fare rinascere la coesione nazionale serve una politica economica sociale e culturale ambiziosa
    I negoziati sono durati fino all’ultimo minuto ma Yves Leterme è finalmente riuscito a formare una coalizione teoricamente in grado di assumere le redini di un Regno indebolito da ben nove mesi di una grave crisi politica e da una profonda frattura tra i Fiamminghi e i Valloni.
Leader del partito fiiammingo CD&V (Cristiano Democratici Fiamminghi) è riuscito a riunire 4 partiti, dai socialisti ai liberali che ora dovranno imparare a governare assieme.
Leterme ha annunciato che le diverse parti erano giunte a un “buon accordo con misure equilibrate”. Si tratta di una sfida difficile per il nuovo capo del governo che, con i suoi alleati indipendentisti della NVA (Nuova Alleanza Fiamminga) aveva vinto le elezioni dello scorso giugno su temi fortemente autonomisti, anche se bisogna dire che nel frattempo Leterme ha messo molta acqua nel vino mostrando posizioni favorevoli all’unità.
    Ci sono voluti 3 trimestri di crisi e due dimissioni consecutive perchè Yves Leterme riuscisse nel suo tentativo di formare una coalizione: incaricato per la prima volta dal Re Alberto II nel luglio 2007 egli dovette gettare la spugna il 23 agosto successivo davanti alla feroce opposizione vallone che si opponevano a nuove misure di autonomia nei confronti della Fiandra. A fine settembre il Re gli chiese di nuovo di formare il governo ma dovette rinunciarvi il 1° dicembre mentre la tensione tra Fiamminghi e Valloni raggiunge l’apice quando i Fiamminghi accusano i Valloni di godere di certi privilegi nella regione di Bruxelles.
Solo il 25 febbraio i partiti si mettono d’accordo su una piattaforma d’accordo minimo rimandando ad altri tempi la discussione sui punti di discordia.
    Leterme non puo’ sbagliare e lui lo sa: il suo partito CD&V gli ha accordato un termine di 4 mesi per raggiungere un accordo sulle riforme da intraprendere.
Oltre alle difficoltà incontrate, Leterme parte da posizioni di svantaggio: l’opinione pubblica non ha dimenticato le sue prese di posizione favorevoli all’autonomia della Fiandra e i francofoni, che rappresentano il 40% della popolazione restano molto scettici nei suoi confronti nonostante i suoi toni più moderati.
A suo sfavore bisogna dire che vi sono passi falsi abbastanza clamorosi: il 21 luglio scorso, giorno della festa nazionale non fu in grado di cantare in francese l’inno nazionale La Brabançonne (la conosceva solo in versione fiamminga) e si mise a cantare la Marsigliese 
Poi si mise sfidare i suoi compatrioti francofoni a cantare la Brabançonne in fiammingo dichiarando che i Valloni erano “incapaci intellettualmente “ a imparare il fiammingo:
In questa occasione Leterme si guadagno’ la reputazione di uomo inesperto e poco dipomatico.
Come se non bastasse anche le sue condizioni di salute lasciano a desiderare: vittima di una emorragia interna e di una polmonite, è stato ricoverato due volte in ospedale nelle ultime settimane.
All’indomani del suo ricovero Leterme ha dichiarato propositi più concilianti “cerchero’ di fare una politica diversa, più equilibrata, saggia, calma ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa devozione”: un recentissimo sondaggio pubblicato da Libre Belgique gettava un ombra al governo quando ancora esso non era in carica, il 92% dei Valloni, l’86% dei Bruxellesi e il 55% dei Fiamminghi dichiaravano di non dare fiducia al nuovo premier.
Risultati che dimostrano che Leterme non è più considerato come l’uomo al servizio dei Fiamminghi contro i Valloni ma al contrario, la maggioranza dei Fiamminghi ritiene che non abbia mantenuto le promesse elettorali e preferisce che i problemi vengano risolti a livello regionale anzichè statale.
Strano paradosso di un uomo di padre Vallone e madre Fiamminga che potrebbe incarnare l’unità belga e che invece resta prigioniero d’un immagine nazionalista che alla vittoria elettorale presento’ una bandiera fiamminga col leone nero rampante e non una bandiera belga.
La sua priorità assoluta sarà senza dubbio quella di dinamizzare l’economia: il Regno del Belgio, nato nel 1831, ha conosciuto ciclicamente crisi separatiste in occasione di crisi economiche che hanno contribuito a far aumentare la pressione.
Anche oggi in occasione dell’attuale crisi i Fiamminghi separatisti denunciano un Belgio a due velocità: la Fiandra dinamica e prospera e la Vallonia in preda alla disoccupazione e alle difficoltà economiche e rifiutano di finanziare il ritardo della regione francofona. In realtà si tratta di una crisi relativa: a partire dal 2005 i tassi di crescita economica sono identici nelle due regioni, il 2007 inoltre è stato un anno favorevole per l’impiego che conosce un tasso di disoccupazione del 7,6% e la creazione di 70.000 nuovi impieghi.
Il paese che è il cuore stesso dell’Unione Europea, attira gli investimenti che rappresentano il 5% dei flussi finanziari internazionali ma gli economisti pensano che in caso di recrudescenza della crisi politica questa fiducia potrebbe ridursi fortemente.
I programmi del nuovo governo per ridurre la frattura sociale belga sono: rilancio del potere d’acquisto e della solidarietà, aumento dei salari minimi e delle pensioni e di alcune prestazione sociale, politica a favore dell’ambiente: farmo in modo che vi sia più potere d’acquisto e solidarietà ha dichiarato il leader socialista di origine italiana Elio Di Rupo membro della coalizione di governo.

Leterme dovrà affrontare anche il flusso migratorio: l’università cattolica di Lovanio calcola che nel 2030 i musulmani saranno maggioranza a Bruxelles. Toccata dalla disoccupazione, talvolta permeabile all’integrazione dei musulmani, se questa minoranza non sarà integrata essa rischierà di rendere il discorso identitario ancora più complesso.
Insomma il governo non nasce sotto i migliori auspici, il pessimismo è palpabile eppure i rischi di implosione sembrano diminuiti rispetto alla fine del 2007, forse perchè questa coalizione per quanto imperfetta e eterogenea essa sia essa rappresenta comunque l’uscita dalla crisi.
E se poi Leterme disse che solo il Re, il calcio e la birra univano il Belgio forse dimenticava una parte importante dell’opinione pubblica che nel novembre scorso sfilo’ in massa a favore dell’unità e della ricchezza rappresentata dalla doppia identità.
Roberto Margheriti

DATA: 24.03.2008
 
ULTIMO MESSAGGIO DI S.M. IL RE UMBERTO II
Italiani!
Desidero ringraziare di cuore quanti, da ogni parte, mi hanno fatto giungere il loro caro ricordo e augurio nella recente mia malattia. Mi hanno dato grande conforto e mi e quasi sembrato d'essere ancora in mezzo a voi.
Sempre, nei miei messaggi, rilevando gli evidenti errori ed eccessi - che han portato vasta disoccupazione, pesante svalutazione della moneta, debito pubblico crescente, mancanza di case - vi ho esortato a battervi per un avvenire migliore.
Inutile ricercare i responsabili della crisi. Occorre affrontare i necessari sacrifici, pretendendo pero che essi siano di tutti e che cessino gli innumerevoli sperperi del pubblico denaro. Si rifletta almeno sulle dolorose privazioni alle quali son costretti tanti contribuenti. Si avrà allora vergogna per ogni lira di sperpero.
Per uscire dal difficile frangente si deve, innanzi tutto, tornare ad amare la Patria. Solo così si potranno accettare i sacrifici, superare le difficoltà e riacquistare quel benessere che non fu un miracolo, ma il frutto dell'intenso lavoro e della fraterna cooperazione fra tutti gli Italiani.
Il nuovo anno - che, per noi cattolici, sarà santo - faccia si che quanti dal mondo intero verranno a Roma a cercare certezza e speranza, trovino un'Italia che inizia un nuovo periodo di benessere, nella sicurezza del suo avvenire libero e democratico.
Con questo fermo proposito ripetiamo assieme, ancora una volta, il grido che ci ha condotto all'unità, all'indipendenza, alla libertà: Viva l'Italia!
Cascais, 31 dicembre 1982
Umberto

DATA: 19.03.2008
 
PRESENTAZIONE TELEVISIVA DEL LIBRO "LA PRINCIPESSA BEDUINA"

Il libro di Camillo Albanese "La Principessa Beduina" (ed. Mursia)  sarà presentato in TV il giorno 21 marzo

alle ore 21.15 in italiano

alle ore  23.15 in arabo

sul canale satellitare 804 Sky Raimed
DATA: 19.03.2008
 
FIOCCO AZZURRO

Interpretando i sentimenti di tutti gli amici monarchici, vorrei tramite il nostro sito, far giungere i più sinceri auguri a S.A.R. e I. l'Arciduca Martino d'Austria-Este, figlio della Principessa Margherita di Savoia-Aosta e del compianto Arciduca Roberto duca di Modena, ed alla sua diletta consorte Principessa Katharina zu Isenburg, per la nascita del loro secondogenito: Emmanuele Achatius Francesco Alessandro, avvenuta a Pavia lo scorso 15 febbraio, nascita che arricchisce il prosperoso albero sabaudo-absburgico nel fulgido esempio e ricordo degli Avi: Amedeo II di Savoia duca d'Aosta e Vicerè d'Etiopia e del Beato Carlo I d'Absburgo-Lorena, Imperatore d'Austria e Re Apostolico d'Ungheria! 
Giuseppe Polito
Direttore Biblioteca Storica “Regina Margherita” Pietramelara (Ce)
DATA: 18.03.2008
 
SITO WEB DEL 120° REGGIMENTO ARTIGLIERIA MOTORIZZATO

Si rende nota l’esistenza di un sito dedicato al 120° a Reggimento Artiglieria Motorizzato, inviato in Russia il 9 febbraio 1942 a supporto della Divisione Celere “PRINCIPE AMEDEO DUCA D’AOSTA, che costituì, insieme alle Divisioni “Torino” e “Pasubio”, il CSIR- Corpo di Spedizione Italiano in Russia.
Nel sito vi è la storia del Reggimento, la presentazione del ciclo delle operazioni militari in Russia, foto, immagini, testimonianze dei reduci, indicazioni bibliografiche sulle vicende belliche, e una copiosa serie di notizie sul reparto.
DATA: 18.03.2008
 
MORTO A 110 ANNI L’ULTIMO VETERANO DELLA GRANDE GUERRA

foto "Le Monde"(Parigi, 12 Marzo 2008) E’ morto a 110 anni Lazzaro Ponticelli, l’ultimo reduce della grande Guerra 1914/1918. Era nato il 7 dicembre 1897 a Bettola, sull’Appennino piacentino.
A 7 anni era emigrato in Francia, paese del quale aveva acquisito la cittadinanza a seguito del matrimonio con una francese.
Aveva partecipato alla Grande Guerra coprendosi di gloria.
La sua morte è stata annunciata dal Presidente francese Sarkozy, che ha presenziato al solenne rito funebre agli Invalidi.
Ponticelli aveva dato, prima di morire, il suo assenso ad una cerimonia pubblica a condizione che “fosse una cerimonia senza eccessi e grandi sfilate, in nome di tutti quelli che sono morti”.
Agli Invalidi sono custodite le bandiere storiche dei reggimenti francesi e vi sono sepolti l’Imperatore Napoleone I e Suo figlio il Re di Roma.
L’Unione Monarchica Italiana china le bandiere del Regno in segno di omaggio al valoroso emigrante Lazzaro ponticelli.
Siamo grati alla Francia per essere stata, anche in questa circostanza, degna della Sua grandezza.
DATA: 13.03.2008
 
FIRENZE: MOSTRA DI SCULTURE DI ALFREDO LUCIFERO

 "Un artista del cuore, della mente e dello spirito" 

                                                                            Romano Battaglia

La mostra delle sculture del Marchese Alfredo Lucifero ha incontrato un grande successo di critica e di pubblico. Ha avuto luogo dal 15 al 24 Febbraio u.s. al Palazzo Panciatichi di Firenze.
Il catalogo riproduce diverse sculture introdotte da commenti di Vittorio Sgarbi, Romano Battaglia, Anna Balzamo e Lia Bronzi.
Alfredo Lucifero si è rivelato anche come scultore ma, da autentico personaggio poliedrico, ha ricevuto premi prestigiosi anche come poeta e scrittore.


RIPORTIAMO IL CONTIBUTO DI VITTORIO SGARBI AL CATALOGO DELLA MOSTRA

    Davvero niente di luciferino si potrebbe riscontrare nella scultura di Alfredo Lucifero. La vicenda biblica di Lucifero può essere considerata una metafora dell'attività artistica: l'angelo più bello osò ribellarsi a Dio, voleva mettersi sullo stesso suo piano, diventare anch'egli il creatore della natura.
    Alfredo Lucifero non si ribella; al contrario, un atteggiamento di contemplazione francescana sembra contraddistinguere la sua visione del mondo, da angelo obbediente, come se l'unico suo obiettivo fosse quello di rivolgere lodi alla meravigliosa semplicità del creato.
    Eppure Lucifero crea, proprio come voleva fare 1'angelo ribelle, allestisce una specie di bestiario infinito, un'arca di Noè in cui vuole salvare, prima ancora che le singole specie animali, il senso stesso della natura, fonte di innumerevoli stupori, di eterne soddisfazioni per l'uomo. Lucifero crea, ma senza nessuna presunzione di rivaleggiare con la natura, di stravolgerla e reinventarla, di trasferire nelle sue creature il proprio spirito; plasma la materia senza che mai essa venga dimenticata nella forma, lascia al bronzo la plasticità rustica, non levigata, come se dalla terra tutto partisse e tutto ritornasse. Lucifero asseconda anche nei procedimenti creativi la natura, con rispetto e fedeltà assoluti: solo tornando a essa, ci dicono le sue opere, 1'uomo potrà recuperate la ragione della sua esistenza, si potranno così conciliare nel segno di una continuità storica e culturale che e allo stesso modo mediterranea e occidentale. Forse non senza predestinazione, le origini anagrafiche di Lucifero risalgono a due terre emblematiche in questo senso, la Calabria della Magna Grecia e la Toscana del Rinascimento.
    Tornare allo spirito di natura e annullarsi nella sua contemplazione, dunque: un messaggio difficile per tempi come i nostri, cosi individualistici e anti umanisti, un invito che qualcuno potrebbe considerate ingenuo, troppo ottimistico. Ma l'ingenuità, quando e intesa come assenza di malizia, fiducia nella bontà del mondo, non e forse una virtù? Vivere gustando le gioie visive e sentimentali che la natura ci offre, accontentandoci senza pretendere alcuna risposta definitiva, senza cercare nelle cose significati oscuri e sfuggenti (e forse puramente immaginari) non è forse il modo più saggio di essere? Lucifero vuol dire "portatore di luce": quindi luce di natura, luce della ragione.
Vittorio Sgarbi

DATA: 10.03.2008
 
CAPOLAVORI DALLA CITTA’PROIBITA QIALONG E LA SUA CORTE

    La stirpe di Qialong di origine mancese aveva conquistato la Cina nel 1644. Occupata Pechino e assunto il nome dinastico di Qing ( “purezza”) si era insediata nel fantasmagorico complesso architettonico edificato dai Ming nel XV secolo.
    Con Qialong l’impero cinese raggiunse confini più ampi dell’attuale Repubblica popolare. Assertore della sovranità come funzione e istituzione religiosa e universale,durante il suo lungo regno, ampliò e abbellì la Città Proibita facendone la residenza più imponente del mondo.I Manciù vi regneranno fino al 1911.
    Le opere esposte, che rappresentano riti, cerimonie, parate militari, scene di vita privata, unitamente ad armature, armi bianche e da fuoco, ceramiche, abiti di corte, sigilli imperiali, collezioni di orologi da tavolo, monili, oggetti e paramenti di culto, - che mai prima d’ora avevano lasciato Pechino – rimandano l’eco di una civiltà monarchica eccezionale.
    Fra tutte spicca il grande Ritratto dell’Imperatore Qialong in armatura cerimoniale (377x119 cm), capolavoro del pittore, Giuseppe Castiglione (1688-1766) artista italiano e gesuita ammesso alla corte del sovrano.

E’ in corso di svolgimento presso il Museo del Corso in Roma la mostra con oltre 300 capolavori, mai visti in Italia provenienti da quella che fu la residenza plurisecolare degli imperatori della Cina,la Città Proibita di Pechino, e che illustrano la corte dell’imperatore Qialong.

F.A.

Museo del Corso
Via del Corso 320 – Roma
Fino al 20.III.2008
www.museodelcorso.it


DATA: 07.03.2008

CENTENARIO DELLA NASCITA DI ANNA MAGNANI

Anna Magnani    Ricorrendo il centenario della nascita di Anna Magnani, l'Unione Monarchica Italiana rende un commosso omaggio a questa grande attrice che ha onorato Roma e l'Italia.
    L'U.M.I. ricorda che Anna Magnani, alla vigilia del referendum istituzionale del 2 Giugno 1946, dichiarò pubblicamente che avrebbe votato Monarchia. Con lei si espressero in tal senso tanti attori come Antonio de Curtis (in arte Totò), i fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Gino Cervi, Cesco Baseggio, Carlo Dapporto, Amedeo Nazzari, Lea Padovani, Checco Durante, Aldo Fabrizi, Gilberto Govi, Tina Pica, Erminio Macario, Irma e Emma Gramatica, Alberto Rabagliati, Nino Taranto, Raf Vallone e tanti altri.
DATA: 06.03.2008

NEPAL: PERICOLO INSTAURAZIONE REGIME COMUNISTA

Riportiamo un estratto dell'intervista al direttore del centro giovanile salesiano di Kathmandu-Lubhu in Nepal, Padre Vincent Modol, pubblicata sul mensile delle missioni di Don Bosco “Terre Lontane” (n°2 – Febbraio 2008).

“[...] Attualmente il popolo nepalese vive una condizione di grande crisi che rischia, costantemente, di trasformarsi in una vera e propria guerra civile tra governo e maoisti. Uno scontro volto alla destituzione della monarchia costituzionale, rappresentata da Re Gyanedra Shah, e all'instaurazione di un regime comunista di stampo dittatoriale. Questa preoccupante e delicata situazione ha provocato un'elevata depressione economica causata principalmente dalla drastica caduta del turismo, fondamentale fonte di sopravvivenza dell'intero paese. Ed ancora l'incertezza per il futuro, il governo instabile, la sensazione diffusa di insicurezza, l'aumento della criminalità minacciano ogni giorno la serenità e l'avvenire della popolazione costituita, per l'80% da contadini legati ad un'agricoltura di sussistenza [...]”
DATA: 06.03.2008
 
LE ELEZIONI E IL MALE ITALIANO

http://baskerville.blog.kataweb.it/files/baskerville/images/clochard.jpg    La campagna elettorale è già cominciata e a nulla servono le buone intenzioni per evitare eccessi polemici. Si va verso la rissa. Abbiamo qualche industriale di sinistra che ha accettato l'inserimento nel Partito Democratico di Prodi e di Veltroni e nelle liste prodo-veltroniane non  poteva mancare un Generale molto sensibile alla trascorsa militanza atlantica.
Anche nel 1946 la campagna per la repubblica vedeva tale Generale Azzi vomitare insulti verso il Re Umberto II, durante i comizi comunisti.
    Che differenza con i tempi passati quando i Generali e gli Ammiragli meritevoli della riconoscenza della Patria venivano nominati Senatori del Regno dal Sovrano!
Patetici i radicali guidati da Marco Pannella, costretto al suo ennesimo sciopero della fame e della sete per contestare le candidature mal collocate dal Veltroni.
    Il leader radicale si trova in buona compagnia con milioni di italiani che marciano sfiniti verso un digiuno di massa, con i nuovi poveri che annaspano nelle aree dei mercati rionali alla ricerca di scarti di verdura, di frutta e addirittura di pane.
    Il popolo italiano veleggia verso una depressione collettiva con il morale sotto i piedi, l'amaro in bocca, lo stomaco sempre più vuoto, mentre la tv si è trasformata in una palestra di cronache giudiziarie efferate come quella angosciosa dei due fratellini di Gravina di Puglia, che venivano cercati in Romania mentre erano morti da due anni in una cisterna vicina al Municipio del loro paese.
    Qualcuno ha mai avuto notizia dell'era dei torbidi?
Sergio Boschiero

DATA: 06.03.2008
 
IL NUOVO CAPO DELLA CASA REALE DI GEORGIA

    Il nuovo capo della Casa Reale di Georgia è il principe David de Bagration di Moukhrani (nato nel 1976), che è divenuto l’erede dinastico e capo del consiglio di Famiglia della Casa Reale di Georgia alla morte recente di suo padre il Principe Giorgio de Bagration.
Suo padre Principe Giorgio Bagration è nato a Roma, ma il suo retaggio è nella Casa Reale Georgiana. La Georgia ottenne l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 dopo secoli di oppressione mongola, turca, persiana e infine russa ma, durante la loro storia turbolenta, la dinastia Bagration mantenne sempre il proprio status regale.
Il Principe Giorgio Bagrationera un grande appassionato di motori. Tra i suoi successi ricordiamo la Spanish Touring & Specials Champion 1969, e i Campionati di Rally di Spagna nel 1979, 1981 e 1982.
    Il governo della Georgia riconobbe la posizione e i diritti di SAR il Principe Giorgio Bagration come Capo della Casa Reale e Principe Ereditario della Georgia. Questo riconoscimento formale è un caso unico e conferisce alla Casa Reale di Bagration una posizione unica tra le ex case regnanti.
S.A.R. il Principe Giorgio Bagration era strettamente imparentato con la Casa Imperiale Russa e la Casa Reale di Baviera.

traduzione di Roberto Margheriti dal sito www.royalbagration.com
DATA: 06.03.2008
 
“LA MAGNA CHARTA DEL RISORGIMENTO”

Lo Statuto Albertino 4 marzo 1848 – 4 marzo 2008, di Giuseppe Polito

    Non certo poteva passare in silenzio per Giuseppe Polito, l’anniversario della concessione dello “Statuto Albertino” del 1848, vera e propria “magna charta” del nostro Risorgimento. In poco meno di trenta pagine, Polito, ha narrato le vicende storiche che portarono Casa Savoia a questo importante traguardo democratico, esaltando al contempo con ricche note di testo anche i protagonisti e le battaglie della Prima Guerra d’Indipendenza.  Polito continua con le sue ricerche storiche divulgate, un punto di riferimento importante in un’area geografica carente culturalmente e socialmente. Attivissimo a difendere e custodire sulla stampa casertana i valori derivati dall’epoca risorgimentale e della nostra Storia Patria e di Casa Savoia, Polito è un punto di riferimento non solo per i giovani. Il suo sterminato archivio storico-genealogico ne fanno anche un esperto in questo settore per  tutte le ricerche e curiosità sulle Case Reali siano ancora regnanti o meno. Per chi volesse ricevere questa ricerca sullo “Statuto”, basta contattarlo allo 339/5378875 o scrivere alla sua posta elettronica, oppure fare richiesta scritta alla Biblioteca Storica “Regina Margherita” – via Mafalda di Savoia snc – 81051 PIETRAMELARA (CE), allegando per contributo spedizione e stampa € 10,00 in francobolli.
    Polito è già al lavoro, nel triste anniversario della promulgazione della scellerata legislazione razziale del 1938, per dare alle stampe fra qualche mese una ricerca nella quale difenderà l’operato della Monarchia, del nostro Esercito e di tutti quegli Italiani che sfidando la ferocia nazi-fascista, contribuirono a salvare tanti connazionali di religione ebraica!
DATA: 05.03.2008
 
4 MARZO 2008 - 160° ANNIVERSARIO DELLA CONCESSIONE DELLO STATUTO ALBERTINO

LO “STATUTO  ALBERTINO” RIMANE UN TERMINE DI RIFERIMENTO POSITIVO A 160 ANNI DALLA SUA PROMULGAZIONE

Il Re Carlo AlbertoIl 4 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia, Re di Sardegna, promulgò lo Statuto. “Legge fondamentale, perpetua e irrevocabile” esso istituì il governo monarchico rappresentativo. Liberi da mandati imperativi, i deputati rappresentavano “la Nazione in generale”. Il Senato, di nomina regia e vitalizio, contò tra i suoi componenti il meglio della vita istituzionale e politica, delle scienze e dell’impresa.Elaborato in meno di un mese dal suo annuncio, lo Statuto fu costituzione “flessibile”. Approvato dai plebisciti che sancirono l’adesione degli Stati pre-unitari alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II re, lo “Statuto albertino” fu il pilastro portante del Regno d’Italia, proclamato il 17 marzo 1861, e rimase in vigore sino al 1° gennaio 1948: quasi cento anni contro i 60 della Carta repubblicana odierna, oggetto di laboriosi ma sinora vani tentativi di riforma.
Le regioni a Statuto speciale furono introdotte vigente lo Statuto, a conferma della sua compatibilità con decentramento e larghe autonomie. Del resto, in forza dell’art. 62 dello Statuto, “la lingua italiana” era quella “ufficiale delle Camere” ma i francofoni vi potevano usare la propria lingua.
Garante di stabilità delle istituzioni, di unità nazionale e progresso civile, dal 25 giugno 1944 la monarchia costituzionale accettò che la forma dello Stato fosse liberamente scelta dagli Italiani, secondo il principio  enunciato dal sommo costituzionalista Gian Domenico Romagnosi: “Una generazione non può assoggettare alle sue leggi le generazioni future. Un popolo ha sempre diritto di rivedere, riformare e cangiare la sua costituzione”. 
Proprio sulla scia di Romagnosi, repubblicano, nel 160° della promulgazione dello Statuto la Consulta dei Senatori del Regno auspica il ritorno ai suoi capisaldi ispiratori ed evidenzia l’inattualità degli articoli 138 e 139 della Carta repubblicana. Contro il senso della storia essi affermano l’immutabilità della forma dello Stato e, nel diritto e nei fatti, impediscono  alla Carta vigente  di adeguarsi alle cangianti esigenze dei cittadini.
Mentre rende omaggio all’opera e alla memoria di Carlo Alberto di Savoia e dei suoi successori, la Consulta dei Senatori del Regno ricorda infine che molti fra gli Stati europei più stabili e prosperi (Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Norvegia, Spagna...) sono monarchie costituzionali.
Il loro esempio faccia da punto di riferimento per la ormai indilazionabile riforma della Costituzione vigente.

Torino-Roma, 3 marzo 2008 

                                                                                     Il Presidente della Consulta dei Senatori
                                                                                                  (Aldo Alessandro Mola)
Scarica il Comunicato

ANNIVERSARIO DELLO STATUTO ALBERTINO

Il Re Carlo AlbertoIl 4 marzo ricorre il 160° anniversario della concessione dello Statuto Albertino, la carta costituzionale del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi dal 1861 al 1946.
    Il 1848, principiato con la rivoluzione siciliana del 12 gennaio, vide tutta l’Italia animata dalla temperie risorgimentale, che rinveniva nella concessione delle costituzioni liberali il prologo del raggiungimento dell’unità della Nazione.
    Carlo Alberto, dando ascolto alle richieste dei liberali piemontesi, sostenute da continue manifestazioni popolari, e dei ministri Borelli e Alfieri, il 7 febbraio all’inizio del Consiglio di conferenza del 7 febbraio si dichiarava “disposto a tutto ciò che il Consiglio avrebbe giudicato conveniente di fare per il ben dei suoi popoli, purchè stessero inconcussi questi due principii: il culto cattolico fosse sempre la religione dello Stato; la monarchia continuasse nella casa di Savoia
    Il dado era tratto e il giorno dopo veniva affissa sui muri di Torino una “Notificazione del Re”, in cui si prometteva lo Statuto e se ne indicavano le basi in 14 articoli.
    Il 4 marzo 1848 avveniva la solenne promulgazione ufficiale dello Statuto:
Con lealtà di Re e affetto di padre Noi veniamo oggi a compiere quanto annunziato ai nostri amatissimi sudditi…come…fosse ferma nostra intenzione di conformare le loro sorti alla ragione dei tempi, agli interessi e alla dignità della nazione.
    Considerando Noi le larghe e forti istituzioni rappresentative contenute nel presente Statuto fondamentale come un mezzo il più sicuro di raddoppiare quei vincoli d’indissolubile affetto che stringono all’Itala nostra corona un popolo che tante prove ci ha dato di fede, di obbedienza e d’amore, abbiamo determinato di sancirlo e promulgarlo nella fiducia che Iddio benedirà le nostre pure intenzioni e che la Nazione, libera, forte e felice si mostrerà sempre più degna dell’antica fama e saprà meritarsi un glorioso avvenire.
    Perciò, di nostra scienza, Regia autorità , avuto il parere del nostro consiglio, abbiamo ordinato e ordiniamo in forza di statuto e legge fondamentale,perpetua e irrevocabile della monarchia quanto segue.

    La monarchia di diritto divino si evolveva nella forma della monarchia costituzionale e Casa Savoia si legava così alle aspettative degli Italiani, ansiosi di riunirsi in uno solo Stato moderno.
    Lo Statuto Albertino, per la sua natura di carta costituzionale “flessibile” ( ossia modificabile con le leggi ordinarie) – attraverso l’azione del Sovrano e del Parlamento - ha avviato prima il Piemonte e poi l’Italia sul cammino del progresso civile e della giustizia sociale:l’eguaglianza e la libertà personale, la tutela dei diritti civili e politici, la separazione dei poteri, l’autonomia dell’ordine giudiziario, la libertà di coscienza e di culto, la libertà d’opinione e di stampa:questi i cardini dello Statuto.
    L’Unione Monarchica Italiana ricorda con devozione e gratitudine l’opera di Carlo Alberto, il Re Magnanimo, a cui si deve l’inizio della vita democratica del popolo italiano.

Francesco M. Atanasio

Vice Segretraio nazionale U.M.I.

DATA: 03.03.2008
 
NUOVI INCARICHI NAZIONALI U.M.I.

Paolo Rossi, Vice segretario Nazionale U.M.I.Paolo Rossi de Vermandois, nato ad Arezzo 48 anni fa, dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Giurisprudenza nel 1984 all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", è sposato con due figli, vive e lavora a Roma.
    Leale verso la Causa Monarchica, già Coordinatore provinciale dell'UMI di Roma, alla fine del 2007 è entrato a far parte del novero dei Vice Segretari Nazionali dell'U.M.I.


Amedeo De Dominicis, Vice segretario F.M.G.Amedeo De Dominicis, Vice Segretario F.M.G. Nato a Roma il 1 marzo 1985, da subito gran sportivo prima nel golf e poi nella vela dalla quale avrà grandi soddisfazioni; frequenta il Collegio Navalr "Francesco Morosini" di Venezia dove nel 2003 consegue la maturità classica.
Attivo in diverse associazioni si interessa del territorio del proprio Paese, oggi a studente in Scienze Politiche.
    Sin da giovanissimo milita tra le file dell'U.M.I. fino a quando nel 2007 riceve la nomina di Vice Segretario Nazionale del Fronte Monarchico Giovanile.


Congratulazioni ed Auguri!

DATA: 28.02.2008

PREZZI ALLE STELLE. LA CRISI ITALIANA TUTTA COLPA DEL GOVERNO PRODI. NO A QUALSIASI INCIUCIO

http://baskerville.blog.kataweb.it/files/baskerville/images/clochard.jpg    L'Italia è in piena campagna elettorale e, purtroppo, anche in piena crisi economica.
    La colpa è solo del governo Prodi e dei partiti che lo hanno sostenuto.
    Non c'è alibi che tenga per dare la colpa agli astri come tenta di fare Veltroni, il piacione.
    E' solo colpa loro, di tutti loro, dal partito democratico, all'arcobaleno rosso, da Mastella ai senatori a vita che hanno sostenuto il peggior governo degli ultimi sessant'anni.
    Ci sono milioni di italiani che non solo non arrivano alla fine del mese, ma neanche al 15 e altri che vivono alla giornata; donne e uomini di ogni età umiliati nella ricerca di avanzi di frutta, di verdura e di pane secco sotto i banchi e dentro i cassonetti nelle aree dei mercati rionali, altri che vanno alle mense della Caritas, gente disperata, arrabbiata, furibonda.
    Tutto sta rincarando, soprattutto i prodotti fondamentali per vivere, dal pane alla pasta, dal latte alla verdura... mentre aumentano senza ritegno le bollette della luce e del gas, i fitti delle abitazioni, le spese di condominio, i biglietti ferroviari, le spese telefoniche, le multe dei semafori truffa, i nuovi balzelli collegati al canone RAI, ecc, ecc, ecc.
    Questo per la sinistra-centro...
    Quanto al centro destra questo il nostro messaggio: se volete i nostri voti niente inciuci.
Vogliamo un governo alternativo alla sinistra nemica della gente e dove nessuno tocchi l'unità nazionale e la sua storia gloriosa.
    Viva l'Italia! 

DATA: 26.02.2008

LA SVOLTA “VERDE” DELLA MONARCHIA INGLESE

Proteggere l’ambiente è il proposito per il 2008 della Monarchia inglese. In linea con i suoi sudditi, sempre più attenti ai problemi dell’ecologia e al risparmio energetico, come hanno dimostrato i recenti rapporti sulla società insulare, la Casa Reale di Windsor ha cambiato stile di vita.
Per il primo impegno ufficiale del 2008 la Regina Elisabetta II e il consorte Filippo hanno viaggiato in treno (un’ora e 40 minuti c.a.) dalla stazione di King’s Lynn nel Norfolk, dove di trova la residenza di Sandringham, a Londra. Quando è obbligata a utilizzare l’aero, la Sovrana versa una somma extra, che viene investita per progetti di salvaguardia dell’ambiente.
Il Principe di Galles, da tempo in prima linea nella tutela dell’ambiente e convito assertore delle coltivazioni ecologiche, aveva partecipato via video a una conferenza sull’energia pulita ad Abu Dabhi, evitando così di raggiungere lo Stato orientale in aereo, mentre il suo primogenito, William, ha scelto piastrelle restaurate e mattoni riciclati per la sua nuova casa.
Tutti gli Italiani ricorderanno come, invece, la “stura” alle proteste contro gli sprechi della res publica iniziarono la scorsa estate con le immagini di alcuni ministri del dimissionario governo nazionale in partenza per Milano per assistere e/o premiare i partecipanti di gare automobilistiche.
F.A

DATA: 26.02.2008
 
MESSAGGIO DI RE GYANENDRA

S.M. il Re ha indirizzato un messaggio al popolo che è stato diffuso anche in lingua inglese. Il Sovrano, sottoposto alle minacce dei maoisti, invita il popolo a celebrare il 58° anniversario del giorno della democrazia nazionale concessa, tramite una costituzione, dal Suo predecessore il Re Tribhuvan. Il Re raccomanda di tutelare l'integrità e l'indipendenza del Nepal.
Il messaggio Reale si chiude con Jaya  Nepal (Viva il Nepal).
(TWG Agenzia)

Elezioni in Nepal: la congiura dei maoisti

di Kalpit Parajuli
Kathmandu (AsiaNews) – Se perderanno le elezioni, i maosti faranno un colpo di Stato. La strategia è stata annunciata da Baburam Bhattarai durante l'incontro avvenuto il 13 febbraio, quando le associazioni affiliate ai maoisti si sono riunite nella capitale per festeggiare il tredicesimo anniversario dalla nascita del Partito maoista nepalese.
 
In quell’occasione il leader Bhattarai ha annunciato il piano alternativo da mettere in atto  nel caso il Partito perda le elezioni: “Stiamo combattendo per uno Stato repubblicano e stiamo facendo quanto in nostro potere per vincere le elezioni, ma se non dovessimo farcela prenderemo il potere evitando la violenza. In passato usavamo l’insorgenza armata ma ora vogliamo combattere con mezzi pacifici. Dobbiamo vincere ad ogni costo. Il trionfo è inevitabile”.
 
Il capo del Partito maoista, Prachanda aka Pushpa Kamal Dahal, ha accusato i monarchici e le forze internazionali di essere responsabili dell’aumento della violenza nella zona di Terai, nel sud del Paese. “I Paesi stranieri e i monarchici garantendo il sostegno ai piccoli partiti stanno in realtà creando impedimenti che mettono a rischio le elezioni”. Pushpa Kamal Dahal ha aggiunto che i partiti a Terai “crescono come funghi” e non costituiscono nuove speranze per la gente, ma soltanto ostacoli nella corsa alle elezioni.
 
I maoisti sono in piena campagna elettorale e acclamano a gran voce Pushpa Kamal Dahal candidato alla presidenza del “Nuovo Nepal”. Inoltre, sembra che stiano impedendo ad altri partiti di associarsi e concorrere minacciando di morte i vari membri ed esponenti politici. I maoisti hanno recentemente attaccato Dilendra Prasad Bandu, il leader del Congresso nepalese ed ex ministro mentre si trovava in un’area isolata del Paese per la campagna elettorale.
 
Bishnu Raj Upreti, analista politico esperto di conflitti, in un’intervista ad AsiaNews ha commentato: “I maoisti stanno alimentando la confusione nella gente. La minaccia di prendersi il potere genera paura all’interno del Paese e a livello internazionale. Ma il Partito sa che mancherebbe di una base legale per governare”.
 
La paura generata dalle minacce dei maoisti sta compromettendo le elezioni che avvengono in un clima di timori e pressioni che ne minano l’autenticità. 




DATA: 20.02.2008
 
IL PRINCIPE ALESSANDRO II A MITROVICA:
"LA SERBIA E' CON VOI"
dal sito ufficiale www.royalfamily.org

Da "Il Giornale" del 17 Febbraio 2008

Alla vigilia dell'indipendenza è arrivato a pregare nella chiesa ortodossa di S. Demetrio l'erede al trono della monarchia jugoslava Karageorgevic. "So che sarà dura, ma non andate via. Dovete resistere, la Serbia è con voi" ha detto il Principe a una piccola folla di fedeli che gridava "Viva il Re!".
Fausto Biloslavo
Inviato de "Il Giornale" in Kosovo, corrispondente da Mitrovica

DATA: 17.02.2008
 
L’AVV. DOMENICO ANNOSCIA NOMINATO ISPETTORE INTERNAZIONALE U.M.I.

L’Avv. Domenico Annoscia, residente a Bari, è stato nominato Ispettore Internazionale dell’U.M.I. per gli Italiani all’estero, allo scopo di tenere alto il vincolo con la Patria d’origine e di collegare fra loro gli italiani di fede monarchica.
Annoscia gode della stima e della piena fiducia del Presidente e del Segretario nazionale U.M.I.
Nato a Bari nel 1949, Annoscia si è laureato in Giurisprudenza nel 1975, con tesi in Diritto internazionale sul tema: “Rapporti tra Stato e Regioni nell’ambito della Comunità Economica Europea”.
Per diversi anni ha svolto incarichi di assistente di diritto internazionale con significativi e apprezzati riferimenti alla tematica della “Impugnativa per nullità nell’arbitrato commerciale internazionale”.
Oggi l’Avv. Annoscia si occupa prevalentemente diritto di famiglia, arbitrato e clausola compromissoria dell’arbitrato, diritto del lavoro, ecc.
Con la sua nomina il settore esteri è completo: Annoscia per gli italiani all’estero e Roberto Margheriti per i rapporti con i movimenti monarchici esteri e le Case Reali.
Al neo Ispettore i più fervidi auguri di successo. 

DATA: 14.02.2008
 
POLITICA, ANTIPOLITICA E RESPONSABILITA'

Ho terminato in un soffio la lettura del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, “La Casta”. Devo dire d’essere rimasto deluso. Non che il contenuto non sia d’effetto, ma resto perplesso sulle conclusioni del libro… nessuna, o meglio, non viene individuata una causa o data un’interpretazione del malcostume dilagante della nostra politica.
Questo è quindi un libro di anti-politica, che al pari delle denunce televisive di Marco Travaglio o delle sguaiate e cafonesche denunce di piazza di Beppe Grillo non aggiunge nulla alla rabbia (giustificata) dei cittadini.
E’ comunque un libro da leggere, perché tra le decine di casi ed esempi citati dagli autori, si hanno delle indirette conferme di alcune tesi o supposizioni fatte da altri autori, che al contrario, benché meno famosi o pubblicizzati, individuano chiaramente il responsabile di tanto sfascio, e ne tracciano i contorni.
Stella e Rizzo infatti, hanno più volte dimostrato nelle loro denunce che Nord e Sud del paese sono ugualmente rovinati dalla politica. Dimostrano come le credute virtualissime regioni “esempio”, quali la Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige siano in realtà campioni di spreco e clientelismo al pari della Sicilia e della Campania. Tracciano infine l’esatto confine temporale, tra l’Italia onesta o ancora virtuosa ed il successivo sfascio che conosciamo, datandolo intorno alla metà degli anni ’70.
Sono tutti argomenti indicati anche da Waldimaro Fiorentino, con il suo illuminante libro, “Tra federalismo e decentramento” con oltre 10 anni di anticipo.
Egli però è stato ignorato dalla critica, dai grandi editori e quindi dai grandi numeri.
Questo confine temporale coincide con l’introduzione nell’ordinamento statale dell’Ente Regione, che con Legge 281 del 16 maggio 1970 sancisce insomma, il nuovo corso della repubblica.
Con essa si rompono non a caso, gli equilibri dello schema statale Sabaudo basato sul decentramento amministrativo e la centralità della politica, che favoriva ampia autonomia delle Province tenendo salde le redini centrali del controllo. Dopo tale data, il sistema individua nel caos e nel disordine statale le premesse per concedersi di più. Sempre di più.
Lo Stato infatti invece di snellire, dopo il 1970, si moltiplica, passando da 1.500.000 dipendenti del tempo agli oltre 3.000.000 di oggi. Vale la pena di ricordare che erano meno di 600.000 nel 1937!
Scrive a tal proposito Fiorentino “ L’istituzione delle Regioni ha fornito alla classe politica gli strumenti per rivolgere la propria voracità a ciò che era rimasto libero in periferia, in una sorta di feudalesimo della corruzione che ha diffuso su tutto il territorio Nazionale le metastasi di un malessere già divenuto insopportabile anche se confinato al centro.”
La politica quindi, grazie a ciò, giunge a “infettare” ogni più piccolo e lontano lembo del territorio nazionale, facendo scempio di tutto con il solo obiettivo d’avere a disposizione più soldi e più potere.
Questa è una certezza, avvalorata dal fatto che gli italiani come popolo non siano meglio o peggio di altri. La nostra cultura e le nostre tradizioni, sono internazionalmente riconosciute, e mai queste importanti “premesse” sono state causa in altri luoghi, del degrado morale ed istituzionale di una Nazione come la nostra oggi.
Resta quindi da imputare alla “variabile” istituzionale la responsabilità dello scempio denunciato nel volume “La Casta”.
Un detto popolare dice infatti che “una mela, non cade troppo lontano dal suo albero” !!!
Tornando agli autori, è un peccato che così bravi giornalisti debbano auto limitarsi nelle loro indagini ed analisi per personali convinzioni ideologiche.
Questo non fa onore a loro, all’ordine dei giornalisti medesimi, ma soprattutto non fornisce un servizio ai cittadini, che avrebbero tutto il diritto di valutare autonomamente una logica alternativa. Un’alternativa (la Monarchia), che dopo essere stata demonizzata per decenni, rimane un fermo punto di riferimento per i paesi più progrediti al mondo, e che nel nostro Paese viene valorizzata dal disastro della storia di questo stesso sessantennio.
Ma questa verità, possiamo ancora nasconderla a lungo ?

DATA: 12.02.2008
 
LA SCOMPARSA DEL  GRAN MAESTRO DELL’ORDINE DI MALTA

    E’ scomparso in Roma nei giorni scorso Frà Andrew Willougby Ninian Bertie, 78° Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nipote del conte di Lindsay, legato per antiche discendenza a S.M. la Regina Elisabetta II, Frà Bertie era stato educato nella scuola benedettina Ampleforth College e si era laureato in storia moderna alla Christ Church di Oxford. Ufficiale nella Guardia Scozzese, nel 1956 era stato ricevuto nello S.M.O.M. e nel 1981 aveva professato i voti solenni. Componente del Sovrano Consiglio, nell’aprile del 1988, dopo la morte di Frà Angelo de Mojana, era stato eletto Gran Maestro. Fra  i risultati del suo governo la crescita da 49 a oltre 100 delle missioni diplomatiche bilaterali e un costante aumento della benemerita azione umanitaria e ospedaliera dell’antico Ordine di San Giovanni.
Il 4 marzo 1995 nella sede del Palazzo Magistrale dell’Ordine in Roma S.A.E.mma Frà Bertie aveva conferito a S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, presenti le  LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia e i principali dignitari dell’Ordine, le insegne di Cavaliere d’Onore e Devozione.
L’Unione Monarchica Italiana, memore dei costanti rapporti fra l’antica e gloriosa Milizia Ospedaliera e Casa Savoia, china reverente le bandiere in segno di omaggio allo scomparso Gran Maestro.

DATA: 12.02.2008

LE ESEQUIE DELL'AMM. ANTONIO COCCO

Uno squarcio del Pantheon    Martedì 5 Febbraio 2008 si sono svolti nel Pantheon di Roma i solenni funerali dell'Ammiraglio Antonio Cocco, con la partecipazione di oltre 500 persone.
Ha celebrato Mons. Micheletti. Era presente un picchietto di marinai in servizio. Sulla bara la bandiera tricolore con stemma sabaudo.
    La figura del Defunto è stata ricordata, con accenti commossi, dal figlio Carlo e da Ugo D'Atri, successore di Cocco alla presidenza dell'I.N.G.O.R.T.P.,  che ha ricordato anche l'adesione dell'Ammiraglio all'U.M.I. (nella quale aveva ricoperto l'incarico di Vice segretario nazionale).
    "Cocco - sono parole di D'Atri - nell'atto di assumere la Presidenza delle Guardie d'Onore ereditò 500 iscritti; ne lascia oltre 4.000".
Alle esequie l'U.M.I. era rappresentata da Segretario Nazionale Sergio Boschiero ed il Circolo REX, del quale Cocco era Presidente, dall'Ing. Domenico Giglio e il Dott. Franco Ceccarelli, l'Associazione Nazionale Marinai d'Italia con labaro, ufficiali della Marina Militare in servizio e molte Guardie con bandiere.

DATA: 05.02.2008

NEPAL: I MAOISTI IMPONGONO L'ADOZIONE DELLE FESTE NORDCOREANE - ATTENTATO DINAMITARDO DURANTE UN COMIZIO ELETTORALE 

(ANSA) - NEW DELHI, 28 GEN - Le feste nazionali nord coreane saranno d'ora in poi ricordate anche in Nepal. Lo hanno deciso i comunisti nepalesi che fanno parte del nuovo governo repubblicano del piccolo stato himalayano. Il 66mo compleanno del ''grande leader'' nord coreano Kim Jong-il sara' la prima festa che sara' osservata a Kathmandu il prossimo 16 febbraio, seguita poi dall'anniversario della nascita di suo padre Kim Il-sung il 15 aprile e poi il 9 settembre sara' ricordata in Nepal la fondazione della repubblica democratica di Nord Corea.
Il tutto in pompa magna. Per organizzare queste feste, il partito comunista nepalese ha messo su un comitato di saggi che comprende ministri importanti del governo di Koirala, come quello degli esteri, otre a parlamentari ed esponenti del partito comunista dell'ex leader ribelle Prachanda. La decisione arriva poco dopo quella di vietare in Nepal i festeggiamenti il prossimo mese in onore del re Prithvi Narayan Shah, l'antenato dell'attuale re deposto Gyanendra, considerato l'unificatore del
Nepal. Dopo la salita al potere dei maoisti, molte statue di Prithvi Narayan e dei suoi discendenti sono state distrutte o danneggiate.
Il portavoce del governo nepalese, un maoista, ha detto che il governo non dovrebbe dimenticare la lotta all'imperialismo cominciata dal governo nord coreano, riportando il pensiero dei ministri maoisti secondo i quali e' ''fortemente appropriato'' per il Nepal celebrare le tre occasioni nord coreane.
E cosi' a Kathmandu mentre vietano le immagini del re deposto, considerato un dittatore, vengono issate e onorate immagini dei dittatori nord coreani, di Mao e Stalin.

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Nepal: bomba a comizio, 50 feriti (ANSA) - NEW DELHI, 30 GEN - Oltre 50 persone sono rimaste ferite in un attentato in Nepal, durante una manifestazione elettorale per le elezioni del 10 aprile. L'esplosione e' avvenuta all'esterno del National Stadium di Birgunji, nella regione del Terai. In quel momento nel luogo c'erano migliaia di persone che ascoltavano il discorso dei leader della Seven Party Alliance, l'alleanza dei sette partiti che governa il paese e che ha nel Partito del Congresso del primo ministro Koirala la formazione piu' numerosa.

DATA: 04.02.2008
 
LUTTO MONARCHICO

    Annunciamo la dipartita della Signora Lucia Pagani, ved. Zuccoli, di Iseo, madre dell'Ambasciatore Camillo Zuccoli.
    L'U.M.I. e FERT rendono un commosso omaggio a questa luminosa figura di italiana e di monarchica e porgono all'Ambasciatore Zuccoli ed alla famiglia le più sentite condoglianze.

DATA: 01.02.2008

I MONARCHICI E LA COSTITUZIONE PORTOGHESE

Duarte di Braganza dice che il Portogallo non è una democrazia matura: l’articolo 288 della costituzione repubblicana
impedisce che la forma repubblicana dello stato possa essere modificata da future revisioni, mentre i monarchici vogliono sostiture l’aggettivo “repubblicana” con "democratica".
Evidentemente i repubblicani preferiscono una dittatura repubblicana a una monarchia democratica.

O Chefe da Casa Real Portuguesa, Duarte Pio de Bragança, considera que Portugal não tem ainda uma "democracia madura" na qual os portugueses possam fazer uma escolha sobre o regime em que querem viver.

Em declarações à agência Lusa, quando passam cem anos sobre a morte do Rei D. Carlos, acontecimento que abalou os alicerces da monarquia, Duarte Pio de Bragança disse que hoje há "obstáculos à vontade do povo português se exprimir de forma totalmente democrática".

Duarte Pio de Bragança, herdeiro presuntivo da Coroa Portuguesa, dá como exemplo a Constituição Portuguesa que obriga, no artigo 288º, ao respeito pela "forma republicana de Governo", alegando que tal obrigação devia ser alterada.

Os portugueses deviam poder escolher "quais as alternativas na democracia moderna, por exemplo, parlamentarismo republicano ou monárquico", defendeu o bisneto do rei D. Miguel I, o Absoluto.

Cem anos após o regicídio de D. Carlos e do príncipe herdeiro, Duarte Pio de Bragança condena, tal como hoje, a violência e o terrorismo político dos actos de então, atribuindo a autoria dos atentados à associação secreta Carbonária.

"Estava na moda o terrorismo político e o republicanos não queriam matar o rei, mas queriam derrubar o regime e como o primeiro golpe [28 de Janeiro de 1908] foi falhado as bases ficaram à solta", disse o Duque de Bragança.

Em 1908 Portugal "estava ao nível das outras monarquias na Europa, estava entre os países mais avançados e economicamente estava a meio da tabela" e o regicídio, assim como a proclamação da República dois anos depois, causou "um atraso em Portugal".

"Se conhecessem o rei, estou convencido que não o matariam. D. Carlos era imensamente popular, mas foi vítima de uma propaganda de difamação", lamentou Duarte Pio.

É por isso que o Chefe da Casa Real Portuguesa está motivado em recordar não o regicídio, mas a vida e a obra de D. Carlos, monarca multifacetado que ficou conhecido na política, diplomacia, nas ciências, desporto e na arte.

Já antes, Duarte Pio de Bragança tinha sublinhado que recordar a personalidade de D. Carlos "é um acto de justiça e de reconciliação do povo português com a sua História".

"Temos que encarar a História como um passado de todos nós e evitar que sejam precisas revoluções para evoluir", sublinhou o Duque de Bragança.



DATA: 01.02.2008

1° FEBBRAIO 1908 CENTENARIO DI UN REGICIDIO DA NON DIMENTICARE

Re Carlo I di Portogallo    Quel giorno di 100 anni fa il Portogallo conobbe una doppia tragedia: il Re Carlo I e il principe ereditario Luigi Filippo di soli 20 anni furono assassinati a Lisbona dai repubblicani.
A succedere a quel trono insanguinato fu chiamato il diciottenne Manuel II secondogenito di Re Carlo I che soltanto due anni dopo, il 5 ottobre 1910 fu travolto da una rivoluzione repubblicana che abbatté la monarchia e dovette partire in esilio in Inghilterra.
Carlos I  era nato a Lisbona il 28 settembre 1863 e fu il 33° e penultimo RE del Portogallo e delle Algarve.
    I suoi genitori erano il Re Luigi e la Principessa Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II che dopo questo doppio assassinio perse la ragione.
Tra i suoi cugini materni ricordiamo il principe Vittorio Napoleone figlio di Clotilde di Savoia, il Re Vittorio Emanuele III e il duca Emanuele Filiberto d’Aosta.
Carlos divenne Re alla morte del padre nel 1889.
    Il 1° Febbraio 1908 la famiglia reale stava rientrando dal palazzo di Vila Viscosa a Lisbona, essi viaggiarono in carrozza fino ad Almada e da li’ presero un battello per attraversare il fiume Tago che li sbarco’ alla Cais do Sodré, nel centro di Lisbona. La famiglia reale prese quindi la carrozza e attraverso’ la grande piazza Terreiro do Paço in direzione del Palazzo Reale, mentre stavano attraversando la piazza dalla folla vennero tirati dei colpi di pistola da almeno due uomini: Alfredo Costa e Manuel Buica: il Re mori’ all’istante mentre il principe ereditario Luigi Filippo rimase agonizzante per venti minuti prima di spirare (fu il regno più breve della storia) mentre il fratello minore Manuel fu ferito al braccio.
Il Principe Luigi FilippoI due assassini vennero uccisi all’istante dalle guardie del corpo del Re  e più tardi riconosciuti come membri del partito repubblicano. Il principe Luigi Filippo mori’ dopo venti minuti e Manuel che aveva solo 18 anni ed era rismasto solo ferito, venne proclamato Re, regno’ per poco più di due anni e fu l’ultimo re della dinastia Braganza.
    Re Carlos era sposato alla principessa Amélie d’Orléans nel 1886 ed ebbe due figli, Luigi Filippo e Manuel.
    Il diciottenne neo sovrano Manuel II che non era stato educato per regnare, cerco’ di salvare la situazione della monarchia licenziando il governo autoritario di  Joao Franco e indisse nuove elezioni dove pero’ socialisti e repubblicani ebbero una vittoria schiacciante.
    Fu l’assassinio di un’ eminente personalità politica repubblicana a scatenare una rivolta il 4 ottobre 1910: gruppi di militari ribelli attaccarono le guanigioni fedeli al Re e lo stesso palazzo reale e dopo tre giorni di continui combattimenti per le strade il Re fu costretto a lasciare il Portogallo via mare e a raggiungere l’Inghilterra.
    Durante il suo esilio inglese, Manuel scrisse una guida alla letteratura portoghese del medioevo e del rinascimento di grande pregio e mori’ a soli 43 anni senza eredi nel 1932.
    Prima di morire egli riconobbe il Padre della attuale duca di Braganza Duarte Pio,  appartenente ad un ramo della famiglia reale, come l’erede alla Corona Portoghese.
Roberto Margheriti 

DATA: 30.01.2008

IL CANTO DEL CIGNO?

Non sono fatalista, pertanto non credo ad un destino prestabilito, che annulla e appiattisce le nostre volontà incanalando a forza le nostre azioni ed i nostri pensieri. Non era neppure mia intenzione parlare del 60° anniversario della Costituzione repubblicana, ma alle volte è davvero impossibile guardare altrove, quando, in rapida sequenza succede l’incredibile. Questi fatti il cui collegamento con la Costituzione repubblicana non possono essere negati (destino beffardo ?) mi inducono ad una riflessione.
Il nostro è un Paese in crisi. Una crisi profonda, una crisi che attraversa ogni ambito della nostra vita. In questo inizio d’anno, abbiamo già assistito ad un campionario impressionante di segnali negativi. La stampa estera ci ha bollati come un Paese senza futuro, retto dalla classe politica peggiore d’Europa. Una classe politica “incapace” di dimettersi anche quando sommersa dall’immondizia o condannata da in tribunale. La nostra società non ha più valori in cui credere, e l’egoismo individuale è divenuto norma. Sono evidenti, segnali di insofferenza popolare alle attuali istituzioni, vedasi la situazione Campana, esportata alle altre regioni interessate dallo smaltimento dei rifiuti. Personalità di “spicco” invocano la rivoluzione armata (Umberto Bossi), dando manforte a tutta una serie di movimenti indipendentisti che da nord a sud, e da Est ad Ovest vorrebbero annullare l’unità d’Italia ottenuta con il sacrificio dei nostri padri nel Risorgimento.
Sussulti di Ideologie superate ed illiberali scuotono il comune buon senso del popolo con la violenza dell’imposizione di pochi sulla maggioranza, come avvenuto all’Università “La Sapienza” in Roma, dove SS il Papa non ha potuto parlare ai giovani, dopo che era stato invitato a partecipare dallo stesso Rettore.
Contemporanea è la crisi della politica (e dei comici), crisi o scontro tra politica e giustizia, infine crisi del Governo, finalmente battuto ai punti (è il caso di utilizzare il linguaggio del ring pugilistico)
La vergogna infatti ci ha colti in Senato, guardando la diretta tivvù. La crema del sistema Italia in “azione”. Insulti, spintoni, intolleranza e demagogia, per poi terminare come in un’osteria a brindare con spumante mangiando fette di mortadella. Mancavano solo dei cani sotto ai banconi per ripulire ciò che eventualmente era caduto in terra, come in un’orgia medivale. Posso capire la gioia per aver fermato un’ esecutivo di incapaci ed isterici, ma era necessario ridurre così la dignità di un Senato ?
In questa situazione si inserisce la commemorazione per il 60° anniversario della Costituzione repubblicana. Festeggiamenti passati inosservati (sembra) dalla gente. Che sia stato voluto per non innescare un’ulteriore occasione di critiche o polemiche ? Forse.
In questo caso si potrebbe dire che è stata una cosa ben fatta, un tocco di riguardo al Popolo italiano infatti, di tanto in tanto non guasta certamente !
Ma guardiamo dentro i festeggiamenti. E’ il discorso stesso di Napolitano infatti che sancisce palesemente la differenza tra tutte le precedenti crisi italiane e la crisi attuale, che non è più solo crisi politica, giudiziaria, sociale od economica, ma è una crisi dell’intero sistema repubblicano. Egli infatti afferma  : "Le riforme costituzionali non si fanno secondo calcoli contingenti" per il presidente "è innegabile che alle diverse persistenti contraddizioni e inadeguatezze dell'ordinamento della Repubblica si possa porre riparo solo intervenendo su alcune disposizioni della seconda parte della Costituzione. (…)”. Insomma si festeggia una “cosa” che sappiamo da cambiare !!!
Questo significa che il sistema politico-istituzionale repubblicano e' giunto al culmine di una crisi dalla quale onestamente nessuno (neppure il Presidente) è più in grado di intravedere una via d'uscita.
Il sistema rivela (finalmente) i suoi limiti e la sua vera faccia. La sua incapacità di auto riformarsi, e fin troppo evidente, quindi incapace di aprire una fase nuova. L’avevo già scritto prima della fine dell’anno passato, …non è più sufficiente cambiare il numerale alla repubblica per ridargli dignità !
Che questa repubblica sia davvero finita ?
Il parere mio non conta nulla direte Voi, ed è pure di parte. Vero, ma è vero pure che i sintomi ci sono tutti. E’ vero pure che un importante uomo politico italiano, il Senatore Mastella, Segretario di un Partito in grado di far cadere il Governo Prodi, e fino a qualche ora fa Ministro della Giustizia durante la nota trasmissione Porta a Porta, dedicata alla crisi dello stesso Governo, tra le varie cose, ha affermato : "la Repubblica non c'e' più e non si sistema, come pensa Veltroni, con la legge elettorale (…)".
Se è vero che tutte le parole di un politico hanno un peso, questa affermazione è un macigno, e messa assieme al discorso di Napoletano, valgono sicuramente attenzione da parte di tutti !
Per il bene dell’Italia, non facciamo di questo paziente (la repubblica) l’ennesimo caso di accanimento terapeutico. Sarebbe davvero troppo !


DATA: 29.01.2008

Manifestano gli indù di India e Nepal per restaurare la monarchia religiosa

di Kalpit Parajuli
Al confine tra i due Stati, migliaia di asceti indù protestano pacificamente. Per un giorno bloccano le strade, cantando inni e slogan. Ora gli estremisti minacciano maggiori azioni, se il governo non ripristina il re e la monarchia indù.
Kathmandu (AsiaNews) – Migliaia di Sadhu indù (asceti contemplativi) di India e Nepal hanno protestato ieri mattina a Birgunj, vicino al confine indiano a circa 250 chilometri da Kathmandu, chiedendo la restaurazione della monarchia indù nel Nepal.
Tutte le strade della zona sono state bloccate dai dimostranti, che si sono seduti sulla via principale, che va da Birgunj a Raksaul in India, occupandone circa 2 chilometri. Hanno cantato slogan in sostegno del re del Nepal e della monarchia indù. Hanno pregato e offerto grano per propiziare l’accoglimento delle loro richieste. Hanno cucinato il pranzo sulla strada e poi hanno recitato inni indù accompagnandosi con strumenti musicali. Divisi in più gruppi, vestiti di giallo e bianco e con un Tika giallo (segno religioso) sulla fronte, hanno danzato impugnando bastoni e vasi.
La manifestzione è stata organizzata da gruppi fondamentalisti dell’India collegati con la Federazione mondiale indù, insieme a partiti nepalesi indù come il Partito Nepal Janasangh. I dimostranti sono venuti in pullman da varie parti dell’India, molti dal Maharastra, come pure da tutto il Nepal.
Ha partecipato anche il leader indiano fondamentalista Swami Gurunath con i suoi seguaci, che ha detto che “continueremo a sostenere gli indù del Nepal per restaurare una monarchia indù nel Paese. Siamo pronti ad aiutarli in ogni modo”.
Il leader indù nepalese Swami Prapannacharya ha minacciato il governo che “se non ascolta la nostra voce, faremo maggiori manifestazioni e scioperi nell’intero Paese. Tutta la nazione sarà bloccata”.
Burgunj è uno dei principali luoghi di transito del traffico veicolare e commerciale tra India e Nepal. Tra i due Paesi ogni giorno passano oltre 400 veicoli trasportanti merci. La manifestazione ha impedito qualsiasi transito. All’inizio la polizia ha cercato di disperdere i dimostranti e riaprire la strada, ma il governo ha vietato di usare la forza.
Bharat Keshari Singh, rappresentante del Nepal nella Federazione mondiale indù e consigliere del re nepalese, ha detto che “ora aspettiamo di vedere cosa deciderà il governo. Se pochi partiti politici tentano di agire in contrasto con la nostra tradizione religiosa e la cultura senza il consenso della popolazione, saremo obbligati a intervenire per preservare la nostra nazione e l’identità nazionale, anche con il sostegno estero. Questa dimostrazione unitaria può essere un punto di partenza”.


DATA: 29.01.2008

INCONTRO U.M.I. A SANREMO

    Venerdì 25/gennaio 2008 , si è svolto ,presso un ristorante locale,il Coordinamento Provinciale U.M.I. facente capo al  Club  Duca Bacicin, a cui hanno aderito un folto numero di soci e simpatizzanti  e con la presenza del Presidente Nazionale U.M.I. Gian Nicola Amoretti.
Nell'occasione  sono state  discusse le iniziative e  progetti  per  all'anno 2008. 

DATA: 29.01.2008

MORTO GIORGIO BAGRATION, EREDE AL TRONO DELLA GEORGIA

Tbilisi – Il principe Giorgio di Bagration e di Mukhrani, erede al trono della Georgia, due volte campione di Rally di Spagna è morto il 16 gennaio 2008 nella capitale georgiana all’età di 63 anni.
il rito funebre è stato officiato nel tempio principale del paese la Cattedrale della Trinità dal Patriarca della chiesa Georgiana, Ilias II.
Il principe Bagration è stato successivamente seppellito nella Cattedrale Svetitsjoveli nell’antica capitale georgiana di Mtsjeta, situata a 20 chilometri a ovest di Tiblisi, dove riposano i suoi antenati.
Per combinazione lo stesso giorno della sepoltura si è svolta l’investitura del presidente  Mijaíl Saakashvili. Akaki Asotiani, leader del partito monarchico 'Unione tradizionalista' ed ex presidente del Parlamento, il politico più vicino alla famiglia relae ha dichiarato che il principe è morto a causa di un’epatite.
Due anni fa il principe lascio’ Marbella per trasferirsi in questa repubblica caucasica ricca di vini. Qualche mese fa si discusse di reintrodurre nella terra natale di Stalin la monarchia che fu abolita con l’annessione della Georgia all’impero Russo nel 1801: nel settembre scorso il Patriarca della Georgia propose di iniziare un dibattito per l’instaurazione di una monarchia costituzionale che ristabilisca la dinastia dell’ultimo re Giorgio XII, detronizzato dallo zar Paolo I.
Secondo il Patriarca per assumere la corona il futuro sovrano dovrà essere educato in Georgia fin da bambino e proprio Giorgio Bagration dichiaro’ che questo arduo compito dovrebbe essere svolto da uno dei suoi quattro figli.
Figlio del principe esiliato Irakli di Bagration e Mukhrani (morto nel 1977) e della contessa italiana Maria Antonietta Pasquini che mori’ di parto nel metterlo al mondo, Giorgio di Bagration era nato a Roma nel 1944. In prime nozze con una nipote del Re Alfonso XIII l’infanta María de las Mercedes de Zornoza Ponce de León ebbe tre figli:
-María Antonietta (nata il 21 giugno1969) sposata nel 1996 con Jaime Gaixas;
-Principe Irakly (nato il 26 agosto 1972) teoricamante nuovo erede al trono ma residente in Spagna;
-Principe Davit (nato il 24 giugno 1976) residente in Georgia e considerato la speranza futura della dinastia;
In seconde nozze con Nuria Llopis i Oliart ebbe un figlio: Gurami Ugo (nato il 14 febbraio 1985) residente in Spagna

Roberto Margheriti

DATA: 26.01.2008

IL 60° DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA. UN ANNIVERSARIO DA DIMENTICARE…

    Le quanto mai modeste e verticistiche celebrazioni del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana dell’Italia devono indurci a delle riflessioni sulle sue decantate “mirabolanti” novità.
    I lavori dell’Assemblea Costituente, eletta il 2 e 3 giugno 1946 in concomitanza con il referendum istituzionale, si risolsero nella ratifica di quanto la “Commissione dei 75” (chiamati ironicamente Soloni) aveva già elaborato sotto la duplice spinta della preoccupazione e del compromesso.
    La preoccupazione di evitare per il futuro che il potere esecutivo – privato già del suo visibile rappresentante, il Sovrano – potesse imporsi al potere legislativo e al potere giudiziario: da qui l’obbiettivo – più astratto, che sostanziale – di consacrare nel testo costituzionale il principio della separazione e dell’equilibrio dei tre poteri in un momento storico in cui i principali sistemi democratici ( il Regno Unito, gli Stati Uniti e di lì a poco la Francia della c.d. V Repubblica) si confermavano come realtà politiche che assicuravano all’esecutivo i giusti margini di sovranità.
    Il compromesso fra le posizioni politiche della DC e del PCI da un lato rinnegò la tradizione liberale del Risorgimento, che nella monarchia aveva avuto la sua spinta propulsiva, e dall’altro dettò norme a dir poco risibili e soprattutto inattuabili: si pensi agli articoli su la proprietà privata,il diritto di sciopero,le organizzazioni sindacali…
    Un argomento ancor più problematico fu introdotto con il titolo quinto “Le Regioni, Le Province e i Comuni”,che ha trasformato la Nazione in un groviglio di repubblichette in lotta con lo Stato e a danno dei cittadini.
    La consapevolezza di avere imposto all’Italia una forma istituzionale priva di legittimità formale e di consenso nazionale impose ai “costituenti” la necessità di rendere il testo “rigido”, ossia modificabile solo ed attraverso le complicatissime e farraginose norme previste dall’art. 138, che di fatto hanno impedito e impediscono ogni evoluzione e ogni adeguamento, finendo per culminare con l’art.139 che sancisce la “perpetuità” della Repubblica.
    Un testo “vecchio”, inadeguato perché immodificabile,che in sessantanni è servito spesso a garantire  le oligarchie partitocratriche, inidonee - perché nemiche dei valori del merito- a garantire la governabilità della nostra Nazione.
Francesco Atanasio

DATA: 25.01.2008

IL TEST DEL DNA RISOLVE IL GIALLO DEI FIGLI DELLO ZAR

Da "Il Messaggero" di venerdì 25-01-08, pag.20

di LUCIA SGUEGLIA

Lo Zarevich all'età di 13 anniMOSCA - L'ultima parola, che mette fine a 90 anni di ardite leggende e fantasiose speculazioni sulla sorte della famiglia imperiale russa, la dice anche stavolta la scienza, con il test del dna considerato affidabile al 99,9%: sarebbero proprio Aleksei e Maria, i due figli dello zar mancanti all'appello dal 1991, i resti rinvenuti nei pressi di Ekaterinenburg, negli Urali, la scorsa estate. Resi quasi irriconoscibili dall'acido solforico e dalla successiva bruciatura inflittagli dagli esecutori, per ammissione dello stesso capo del plotone di assassini che con il suo dettagliato racconto ha aiutato gli esperti nel ritrovamento. Avvenuto in quella stessa zona dell'attuale Federazione Russa dove, nel momento turbinoso del crollo dell'Urss, furono trovati e identificati i corpi dell'intera famiglia imperiale russa dei Romanov, trucidata a colpi di fucile dai bolscevichi nel lontano 17 luglio 1918: lo zar Nicola II, sua moglie Alexandra e le tre figlie Tatiana, Olga e Anastasia. In questi anni la sorte dei due fratelli assenti, l'erede al trono Alessio, allora 13enne, e sua sorella la granduchessa Maria che al momento della fucilazione aveva 19 anni, è divenuta oggetto delle più svariate ipotesi: sopravvissuti al massacro, identificati in persone viventi, sempre al centro di una curiosità senza precedenti in tutto il mondo. Come la figura della sorella Anastasia, ancora avvolta nel mistero. I due fratelli erano stati seppelliti a distanza l'uno dall'altro: è stata la testimonianza di uno dei loro assassini, Jakov Jurovski, a permetterne il ritrovamento.
Dopo la dichiarazione ufficiale degli esperti russi, si attende ora il responso dei loro colleghi stranieri, statunitensi e britannici, che si avvarranno anche di una comparazione con il dna del Principe Filippo d'Inghilterra, pronipote della zarina Alessandra. In caso di conferma, anche la Chiesa Ortodossa russa potrebbe decidersi a riconoscere le spoglie dei Romanov, sempre rinnegate nonostante la canonizzazione dell'intera famiglia nel 2000. Con questa sospirata benedizione, e se i risultati dei test ripetuti saranno positivi, finalmente anche Alessio e Maria potranno riposare in pace: nella cattedrale dei santi Pietro e Paolo a san Pietroburgo, dove nel 1998 Boris Eltsin, primo presidente della Russia indipendente, presenziò alla sepoltura dell'intera famiglia, giusto accanto alle spoglie di Pietro il Grande.
DATA: 25.01.2008


IN SPAGNA SPOPOLANO LE SCIARPE CON LA FRASE DEL RE
    Quando l'amatissimo Re Juan Carlos si rivolse al dittatore venezuelano con la celebre frase “¿Porque no te callas?” (Perché non stai zitto? n.d.r.) non poteva immaginare che avrebbe dato il via ad una nuova moda.
    L'ormai proverbiale detto è da subito diventato uno slogan di protesta nei confronti della politica di Chavéz ed ha garantito al Re di Spagna ancora maggiore popolarità.
Su internet abbondano video e foto di Chavéz “regalmente” zittito dal Re ma è recente il nuovo oggetto di culto che sta spopolando nella penisola iberica e fra i popoli latini: la sciarpa dove è ricamata, con i colori nazionali spagnoli, il motto “¿Porque no te callas?” e lo Stemma Reale.
    La vendita della sciarpa, un semplicissimo oggetto di uso quotidiano, dimostra ogni giorno come un Sovrano possa essere amato dal suo popolo e come questo popolo si senta unito a chi realmente lo rappresenta.
    Nella foto il Segretario Nazionale dell'U.M.I. Sergio Boschiero, mostra orgogliosamente la sua sciarpa “juancarlista”.  

DATA: 19.01.2008
 
L'IMMONDIZIA E IL POTERE

    E’ la volta della nomina di De Gennaro. Nulla da criticare sulla sua persona ed i suoi trascorsi, tranne che ritengo sarebbe stato più opportuno nominare direttamente San Gennaro, che essendo residente in città da secoli, ha ben in mente difficoltà ed interessi di tutti al riguardo sull’argomento.
    Resta il fatto che la gravissima crisi dei rifiuti in Campania, l’ennesima, dovrebbe farci riflettere una volta di più sul valore delle attuali Istituzioni. Una classe politica corrotta ed incapace di gestire neppure le esigenze più elementari dei cittadini.
    Lo sgombero dei rifiuti urbani, il controllo della salute pubblica, il diritto all’istruzione ed il mantenimento dell’ordine pubblico: non è infatti mai stato neppure immaginato un film di fantascienza (perché la Storia non ha riferimenti ad oggi) ambientato con scenari che lontanamente possano ricordare i servizi televisivi di questi giorni sull'emergenza dei rifiuti a Napoli.
    Montagne di rifiuti in strada, disperazione dei cittadini, incendi, blocchi stradali, atti di vandalismo, condizioni igieniche neppure proponibili ad un paese del terzo mondo, scuole chiuse o danneggiate.
    In mezzo a ciò e ad un insultante palleggiamento delle evidenti responsabilità tra politici e amministratori locali il Governo nazionale assente ad oggi (nelle persone dei ministri competenti) dai luoghi del disastro ha risposto usando il manganello…
    Non contenti dello sfascio morale e sociale che questa emergenza ormai ha provocato e che non potrà essere sanato con un colpo di scopa, è stato fatto in modo che la guerriglia urbana, si propaghi anche in regioni lontane. E’ di ieri sera infatti la notizia che a Cagliari si sono bissati i tafferugli campani in quanto i sardi come ogni altra regione italiana non ne vogliono sapere di accollarsi i problemi altrui. E sono pronto a scommettere che sarà così regione per regione. Non perché siamo divenuti negli anni tutti più cinici, ma perché la gente ne ha piene le tasche di “tirar su le braghe” alla politica ed alla mala-amministrazione.
    Questa non è più solo l’emergenza rifiuti della Campania ma è un’emergenza socio politica nazionale, indotta da sessant’anni di malgoverno, scandali, sprechi e demagogia ideologica, la gconclusione ai “festeggiamenti” per il 60° anniversario della costituzione repubblicana!
    Nulla mi stupisce più, neppure se si dovesse purtroppo arrivare nelle prossime settimane a parlare di indipendenza o di scissione di alcune regioni da altre.
    La faccia di bronzo di taluni rappresentanti istituzionali invece, induce a ricordare un motto “lanciato” dall’indimenticabile Totò, che Principe in Napoli apostrofava queste persone con un energico “siamo uomini o caporali ?“

    Sono passati solo 3 mesi dall’insediamento del bravo Bertolaso, Responsabile della Protezione Civile a Commissario straordinario per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Egli è stato rapidamente rimosso, anzi, allontanato in malo modo. Aver allestito un piano di interventi troppo “radicale” è risultato indigesto infatti alla classe politica ed amministrativa campana, …e così oggi ci risiamo, immondizia ovunque !

    Chiudendo questo sfogo oltre ad augurarmi d’essere stato eccessivo negli scenari che presagisco, vorrei citare un pensiero di un altro Principe, il Principe “di” Napoli, SM il Re Vittorio Emanuele III di Savoia "In Italia stanno già parlando di una repubblica, ma ricordate che non esiste nulla di più inadatto agl' Italiani. Essi sono individualisti e una repubblica sarebbe inevitabile causa di confusione e disordine. Sicuramente, di corruzione : riguardo questo non ho dubbi. Qual’ora tutto ciò accadesse, chi sarebbe ad avvantaggiarsene ?" , era il 10 Aprile 1944.
    Oggi a sessant’anni dalla morte in d’esilio di questo Sovrano, ingiustamente bistrattato, vorrei far notare non solo l’attualità della sua affermazione, ma soprattutto l’accurata valutazione del futuro che ci attendeva !
    Rimettiamoci pure a San Gennaro quindi…

Alberto Conterio

DATA: 17.01.2008

LA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO DEPLORA LA FORZATA RINUNZIA DI PAPA RATZINGER
UN GIORNO TRISTE PER LO STATO

    La rinuncia di papa Benedetto XVI a tenere lezione nell’Università “La Sapienza” di Roma è una pagina triste per lo Stato: è  e rimarrà motivo di vergogna per quanti credono ai principi che hanno animato il Risorgimento e la nascita del Regno d’Italia. 
    Oggi Benedetto XVI, teologo di chiara fama, rinuncia a esporre il pensiero suo e dell’Istituzione che rappresenta perché, sotto grave minaccia, non  ne viene garantita la libertà in una Università italiana: luogo non di ricerca scientifica né di dialogo tra colti ma di tracotante intolleranza.
   Questa vicenda prova l’irreversibile declino delle istituzioni: onerose e impotenti esse non rappresentano più il comune sentire dei cittadini.
    La Consulta ricorda che la vigente repubblica s’impose il 13 giugno 1946 con un colpo di Stato e che Re Umberto II lasciò l’Italia per evitare incidenti in nome suo. Sessantadue anni dopo troppe emergenze perdurano.
      
     Roma, 15 gennaio 2008                  
                                                                                       Aldo Alessandro Mola
                                                                     Presidente della Consulta dei Senatori del Regno  

Scarica il comunicato
DATA: 15.01.2008

SOLIDARIETA’ AL PAPA
SCANDALOSA L’OCCUPAZIONE DEL RETTORATO

L’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) esprime la piena solidarietà al Papa Benedetto XVI per le gravissime intimidazioni subite in merito alla visita all’Università di Roma “La Sapienza”, ora annullata.
E’ inconcepibile che in un Paese formalmente democratico, nel quale si progettano e si edificano centinaia di luoghi di culto di altre fedi, si ostacoli la libertà del più alto Esponente della Chiesa Cattolica, nella quale si identifica la gran parte degli italiani.
Scandalosa la occupazione del Rettorato che dimostra l’assenza dello stato di fronte all’eversione.

Gian Nicola Amoretti, Presidente nazionale
Sergio Boschiero, Segretario nazionale

Scarica il comunicato
DATA: 15.01.2008

IN NEPAL LA REPUBBLICA FA PAURA:
LA REGIONE DEL TERAI MINACCIA LA SECESSIONE

    Katmandu, 11 Gennaio (Aki) – Le elezioni per l’Assemblea Costituente, incaricata di riscrivere la carta fondamentale del Paese, sono state spostate tre volte dal giugno del 2007. Il voto è una componente chiave dell’accordo di pace firmato nel novembre del 2006 tra i ribelli maoisti e il governo di Kathmandu.
L’esecutivo ha anche deciso di nominare funzionari di primo livello nel servizio civile della comunità etnica Madhesi come addetti responsabili dei 22 distretti del Terai. La misura è stata stabilita per evitare il boicottaggio da parte di alcuni gruppi nel sud del Paese che hanno annunciato azioni di disturbo se le loro richieste non verranno accolte dal governo. Tra le loro domande la creazione di una regione autonoma con diritto dell’autodeterminazione. Nel Terai, vicino al confine indiano, vive circa la metà dell’intera popolazione nepalese, pari a 28 milioni di persone. (Sar/AKI)
DATA: 15.01.2008

ALBERTO DI MONACO CITTADINO ONORARIO DI VENTIMIGLIA

Il Principe Alberto II di Monaco    Sabato 12 Gennaio u.s. S.A.S. il Principe Alberto, Sovrano di Monaco, ha visitato ufficialmente Ventimiglia. E’ stato accolto dalle massime autorità civili, militari e religiose nonché dall’intera popolazione acclamante. Gli è stata conferita la cittadinanza onoraria.
Di fronte all’indecoroso spettacolo dell’immondizia, il Principato di Monaco dà una grande lezione di pulizia e di ordine: centinaia di abitanti di Ventimiglia lavorano nel Principato del quale Alberto è un apprezzato “datore di lavoro”.
Nella presente crisi d’identità dell’Italia abbiamo Cortina che guarda con nostalgia all’Austria e Ventimiglia che sogna il Principato di Monaco.
DATA: 15.01.2008

LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA MADRINA DE "LA PENNA D'ORO 2008"

La Principessa Maria Gabriella fonte www.riviera24.it

    Maria Gabriella di Savoia madrina alla Penna d'Oro 2008 assegnata a Fedele Confalonieri (Mediaset)
    Sanremo - Sabato 19 gennaio al teatro dell'opera del Casinò la figlia dell'Ultimo Re d'Italia Umberto II consegnera' il prestigioso riconoscimento al presidente Mediaset che è molto attaccato alla Riviera Ligure di Ponente.
    Sara' Maria Gabriella di Savoia, figlia dell'ultimo re d'Italia Umberto II e di Maria Jose', sabato 19 gennaio, a consegnare al Presidente di mediaset, Fedele Confalonieri la Penna d'Oro 2008, prestigioso riconoscimento che la Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, con il Monastero della Visitazione, assegna ad un protagonista del mondo dell'informazione, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

DATA: 12.01.2008

MARIO CERVI DIFENDE IL RISORGIMENTO
(“La stagione migliore dell'Italia moderna”)
E REPLICA AI NEOBORBONICI

Il Giornale dello scorso 11 Gennaio ha ospitato due articoli di particolare interesse: quello di Ezio Savino sull'Italia del Settecento ed una replica di Mario Cervi, giornalista e storico di fama, a tale Pino Marinelli, aderente ad un gruppo neoborbonico nonché collaboratore di un sito internet affine.
Della lettera del Marinelli, molto violenta nei toni quanto scarsa di argomenti, omettiamo di riportare anche una sola riga perché Cervi lo ha già fatto meglio di noi.
Il grande giornalista scrive tra l'altro:

Mario Cervi"A questo punto vorrei ricapitolare i termini d’una querelle nata dalla mia recensione al libro «Il trionfo dell’apparenza», di Pino Aprile. In amichevole polemica con lui criticavo un revisionismo che vuol spacciare per Stato esemplare ciò che Gladstone bollava come «negazione di Dio».
Non dimenticavo «le soperchierie piemontesi e la retorica nauseante che ha avvolto il Risorgimento, ma insistevo e insisto nel considerarlo, senza nessuna insensata mitizzazione, la stagione migliore dell’Italia moderna.
Oltretutto le mie considerazioni riguardavano prevalentemente il lascito dell’ancor oggi rimpianta amministrazione austriaca nel Lombardo-Veneto. Ma vige ormai una scuola di pensiero secondo la quale è sacrosanto denunciare gli errori e anche i crimini della piemontizzazione dell’Italia, è sacrosanto parlar male di Garibaldi, ma è sacrilegio sottolineare le pecche d’un dominio - fosse quello borbonico o fosse quello papale - che nel già citato Gladstone aveva suscitato reazioni vivaci. Non insisto sulla diversa eredità civica toccata alla Milano che era stata di Radetzky e alla Napoli di Franceschiello.
Ma davvero nessun filo storico percorre un secolo e mezzo, e contribuisce a spiegare perché a Brescia l’immondizia sia tranquillamente smaltita e in Campania assuma dimensioni himalayane? "

DATA: 11.01.2008

IL SETTECENTO: L'ITALIA FRA LUMI ED OMBRE

Riportiamo integralmente l'articolo di Ezio Savino, apparso su Il Giornale dell'11 Gennaio 2008, nel quale si pone la differenza fra i Borbone del Settecento ed il Regno di Vittorio Amedeo II di Savoia.

Dall'articolo:
"Nel 1764 Napoli rivestì la maglia nera tra le capitali europee, ultimametropoli a subire una moria per fame. Delle 200mila vittime in Campania, 40mila appartenevano ai vicoli e ai bassi partenopei."


DATA: 11.01.2008

NEPAL: IL CAPO DELL’ESERCITO CONTRARIO ALL’INSERIMENTO DI EX RIBELLI MAOISTI TRA LE TRUPPE REGOLARI.

Fonte: AKI
Kathmandu, 8 gen. (Aki) – Il Comandante dell’Esercito nepalese, il generale Rupmangat Katuwal, ha espresso perplessità in merito al possibile inserimento di migliaia di ex combattenti maoisti nelle file dell’Esercito.
Secondo il generale Katuwal, infatti, l’arrivo degli ex ribelli tra i soldati regolari provocherebbe solo gravi problemi per il piccolo Paese himalayano.
“L’Esercito del Nepal non può reclutare chiunque sia stato indottrinato con un’ideologia politica – ha detto il generale – L’Esercito nazionale deve essere competente, professionale, imparziale e deve obbedire agli ordini della catena militare di comando”.
Le affermazioni del generale, riprese dal quotidiano locale “Kahatmandu Post”, arrivano proprio mentre si fanno più pressanti le richieste da parte degli ex ribelli di aprire le porte dell’Esercito ai propri ex combattenti o di creare corpi addetti alla sicurezza dove questi ultimi possano trovare impiego. Il mese scorso, le nazioni Unite hanno fatto sapere che 19.500 ex ribelli sono pronti per poter essere integrati nell’Esercito.
DATA: 09.01.2008

NAPOLI E L’IMMONDIZIA: NESSUNO PAGA

Quanto è passato sotto i nostri occhi in questi giorni ha dell’incredibile e Napoli è apparsa, di fronte all’opinione pubblica mondiale, come la città dell’immondizia, dei torbidi popolari, del fallimento della politica, della mortificazione della civiltà.
L’Esercito è stato umiliato con l’impiego improprio come strumento di nettezza urbana.
I politici si accusano a vicenda, il Capo dello Stato è rimasto alla larga dalla città nella ospitale isola di Capri, il premier Prodi ha ordinato la riapertura delle scuole che però sono rimaste vuote, il sindaco di Napoli, la celebre ed eterna Iervolino, ha fatto sentire i suoi acuti, l’altrettanto eterno Bassolino, il super Governatore della Campania, ha saputo solo dire “non mi dimetto”…
Lo spettacolo è indegno per un paese civile ed il popolo, tradito da tutti, è furioso. Dobbiamo rimpiangere Masaniello ed i tempi belli dei Re e di Achille Lauro? Allora, ai tempi dei Re e di Achille Lauro, la città era pulita; ora abbiamo i risultati del malgoverno repubblicano dei quaquaraquà.
DATA: 09.01.2008

Manifestazioni pro-Monarchia in Nepal

Riportiamo una notizia tratta dal  Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 7

Nepal
Oltre 1.500 persone appartenenti all'RPP-Nepal (Rastriya Prajatantra Party), partito favorevole alla monarchia, hanno partecipato stamattina a Kathmandu ad una manifestazione di protesta contro la decisione di trasformare il Nepal in Repubblica. La manifestazione è stata guidata da Kamal Thapa, ex ministro dell'Interno nel passato governo. Durante un discorso tenutosi durante la protesta di piazza, Thapa ha detto che la monarchia in Nepal è parte integrante della società nepalese e che il Paese necessita di una struttura di tipo monarchico. “I sette partiti dell'alleanza - ha detto Thapa - stanno portando avanti una dittatura che sta creando devastazioni e alla quale bisogna porre fine”. “L'intero popolo deve decidere - ha invece dichiarato Rabindra Nath Sharma, leader dell'RPP-Nepal - il destino della monarchia. La decisione non può essere presa da un ristretto numero di persone”.
Il Presiden
DATA: 07.01.2008

I 70 ANNI DEL RE JUAN CARLOS

Oggi, 5 Gennaio 2008, il Re di Spagna Juan Carlos I compie settant’anni.
E’ nato a Roma, durante l’esilio della Famiglia Reale, nel Gennaio 1938 in una clinica dei Parioli.
I Reali d’Italia si congratularono per la nascita del Principino con i genitori Don Juan e Maria de las Mercedes, Conti di Barcellona.
Il 26 Gennaio 1938 fu battezzato dal Cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale la Famiglia Reale spagnola si trasferì a Estoril, in Portogallo, e negli anni ’50 Juan Carlos giunse a Madrid per prepararsi al ruolo di futuro Re, a seguito di un accordo fra Don Juan e il generalissimo Franco.
Un referendum popolare si pronunciò per la Monarchia e Juan Carlos, che aveva assunto il titolo di Principe di Spagna, divenne Re alla morte di Franco.
Il Sovrano è stato definito “il motore del cambiamento” avendo il grande merito di aver condotto con determinazione e con prudenza il processo di transizione dal sistema dittatoriale a quello democratico.
Si oppose al colpo di stato di alcune frange dell’esercito ed è oggi il garante dell’unità nazionale e del sistema democratico.
Il Re è molto popolare e nel suo ruolo è mirabilmente affiancato dalla Regina Sofia, cugina del Principe Amedeo di Savoia, dall’Infante di Spagna Felipe e dagli altri componenti della Famiglia Reale, allietata dalla nascita di numerosi principini.
Il Re assolve anche al compito di primo ambasciatore della Spagna nel mondo, anche in riferimento ai popoli latino americani.
L’Unione Monarchica Italiana ha invitato oggi un caloroso messaggio di auguri al Sovrano a firma di Gian Nicola Amoretti e di Sergio Boschiero, che ha avuto l’onore di incontrare il Re in diverse occasioni.

Quanti volessero inviare messaggi augurali al Re Juan Carlos possono farlo tramite il portale dedicato alla Famiglia Reale del sito www.abc.es

DATA: 05.01.2008

LA REGINA E IL PRESIDENTE: LA CORONA BRITANNICA INSEGNA E ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO IMITA ELISABETTA II, METTENDO IL DISCORSO DI FINE ANNO SU YOU TUBE

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ama i vestiti color “fumo di Londra” e alcuni osservatori sostengono che possegga uno stile tutto “british” nel vestire e nel suo misurato gesticolare.
Ma, nel caso da noi segnalato, Napolitano è andato oltre e, dimostrando di non subire i condizionamenti di una moda repubblicana superficiale, ha imitato in toto la sorprendente praticità e l'illuminato buon senso della Regina Elisabetta II che, nel discorso tradizionale di Natale, si era rivolta al popolo del Regno  Unito ed ai popoli del Commonwealth, affiancando allo strumento televisivo la tecnologia informatica di you-tube.
Con tale innovazione, ispirata al fine di far giungere il messaggio della Sovrana alle nuove generazioni, Elisabetta II ha fatto scuola avendo come primo “allievo” un presidente della repibblica: l'italiano Giorgio Napolitano. Ovviamente non c'è stato lo stesso indice d'ascolto perché la popolazione italiana arriva a sessanta milioni di persone mentre i cinquantatré paesi del Commonwealth, che riconoscono Elisabetta II come loro Capo, hanno un miliardo e settantamilioni di anime.
Il portale informatico you-tube consente la condivisione di vide caricati dagli utenti, garantendo maggiore visibilità rispetto al tradizionale strumento televisivo.
Ancora una volta la Monarchia britannica ha dimostrato che questa antica istituzione, legata all'intera storia del genere umano, naviga con naturalezza nell'immenso spazio dell'era moderna. Anche il Giappone riesce a conciliare una tradizione millenaria, qual'è quella imperiale, con l'attuale realtà che fa del Paese del Sol Levante una delle prime nazioni più moderne della terra.
Sergio Boschiero

DATA: 01.01.2008

IL MESSAGGIO DELLA REGINA SU YOU TUBE\

L'amata Monarchia Inglese vuole sempre essere moderna ed al passo coi tempi. Per questo motivo è stato inaugurato un canale ufficiale sul popolare sito internet you-tube per proiettare la Corona sul web.
La Regina Elisabetta, per l'anno 2008, ha messo on line il video degli auguri che qui vi proponiamo.

DATA: 01.01.2008

CINQUE MINISTRI MAOISTI NEL NUOVO GOVERNO DEL NEPAL

Il dittatore Pol PotKatmandù, 1 Gennaio 2008 – Cinque ministri maoisti sono entrati nel nuovo governo del Nepal che ha subìto la loro imposizione ricattatoria di abrogare, senza un libero referendum popolare, la plurisecolare monarchia nepalese. Dopo i primi vagiti pseudo democratici, i maoisti cercheranno – secondo la loro tradizione – di prendere gradualmente tutto il potere imponendo, con ogni tipo di violenza (sono almeno trentamila in armi), un regime degno della Cambogia di Pol Pot.
La grande democrazia della confinante India è avvertita.

DATA: 01.01.2008

DATA: 01.01.2008


NEPAL: VERSO UNA REPUBBLICA MAOISTA CON UN POL POT HIMALAIANO?

Il parlamento nepalese, condizionato dai maoisti, ha approvato un emendamento alla costituzione del Regno decidendo l'abrogazione della Monarchia e, a valere dal prossimo mese d'Aprile, l'introduzione della repubblica.
Si voterà per eleggere un'assemblea costituente ma niente referendum popolare su un tema tanto importante; evidentemente, malgrado gli errori dell'attuale Re maturati in una situazione spesso drammatica, i partiti non se la sono sentita di affrontare il giudizio del popolo.
La repubblica arriva, se arriverà, violando i più elementari principi democratici e sembra già destinata ad essere maoista e guidata da un Pol Pot locale, allenatosi al sangue in decine di scontri con l'esercito nazionale e in assalti ai villaggi fedeli al Re.
I maoisti sono tutt'ora armati.
Il Nepal, con queste premesse, potrebbe diventare uno stato canaglia di tipo cambogiano ed una fonte di instabilità in tutta l'area himalaiana. L'India avrebbe dovuto agire prima e con determinazione perché presto saranno i suoi confini settentrionali a subire infiltrazioni dal Nepal a supporto delle rivolte regionali comuniste.
Con il maoismo al potere, dopo il rituale periodo pseudo democratico, il Nepal scivolerà fatalmente verso un sistema antidemocratico.
Nepalesi! Il nostro devoto omaggio al penultimo Re Birendra, perito drammaticamente con la Famiglia Reale, Re amatissimo dal popolo, sensibile alle riforme, amante della pace, garante dell'indipendenza nazionale, Sovrano buono, religioso, colto e generoso. Malgrado tali virtù anche questo Re subì la sfida della guerriglia maoista a causa della quale migliaia di innocenti cittadini e di valorosi soldati nepalesi persero la loro vita.
Nepalesi! Portate, portiamo fiori ed offerte ai templi della nostra religione!
Viva il Regno di un Nepal democratico e libero!

30 Dicembre 2007

Unione dei Nepalesi nel Mondo

DATA: 30.12.2007

A SESSANT'ANNI DALLA SCOMPARSA,
VITTORIO EMANUELE III
ATTENDE DI TORNARE IN ITALIA
 Vittorio Emanuele III

Nel fascicolo  n° 27 (gennaio 2008) del mensile diretto da Fabio Andriola "Storia in rete", periodico che si avvale di un comitato scientifico presieduto dal Prof. Aldo Alessandro Mola e composto da Aldo G. Ricci (Sovrintendente all'Archivio Centrale dello Stato), da Nico Perrone (Docente Università di Bari) e da Giuseppe Parlato (Rettore dell'Univ. S. Pio V di Roma), sono stati pubblicati due articoli che, inevitabilmente, provocheranno un interessante dibattito sulla figura di Re Vittorio Emanuele III.
Riportiamo di seguito i suddetti articoli in vista di un convegno nazionale di bilancio storico sul terzo Re d'Italia.


Per maggiori informazioni visitate il sito internet www.storiainrete.com


IN RICORDO DI RE VITTORIO EMANUELE III

    Il 28 dicembre 1947 Vittorio Emanuele III morì ad Alessandria d’Egitto. Era stato Re d’Italia  dall’assassinio del padre Umberto I (29 luglio 1900) all’abdicazione a favore del figlio Umberto II (9 maggio 1946), al quale dal 5 maggio 1944 aveva trasmesso tutti i poteri della Corona.
    Inediti di prossima pubblicazione documentano che Vittorio Emanuele III fu “Re democratico”, rispettoso delle religioni e delle opinioni  liberali.  
    Nei quarantasei anni di regno Vittorio Emanuele III si dedicò all’Italia. La sua vita è la biografia degli Italiani nella prima metà del Novecento. Attende una serena valutazione storica.
    La salma di Vittorio Emanuele III giace in una chiesa di Alessandria d’Egitto. Auspichiamo che le istituzioni vigenti mostrino forza e dignità tumulandola al Pantheon di Roma, accanto ai Genitori e altrettanto facciano per le spoglie della Regina Elena, ora a Montpellier (Francia), di Umberto II e della Regina Maria José.
    Nell’ambito dell’Unione Europea, mentre ogni antica barriera viene rimossa, tempo è venuto per ricomporre la storia d’Italia.   
    E’ lecito attendersi che il Capo dello Stato in carica renda omaggio ai suoi predecessori.

Roma, 27 dicembre 2007

 Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
Aldo Alessandro Mola



VITTORIO EMANUELE III:
DALLA POLEMICA AL GIUDIZIO DELLA STORIA

Vittorio Emanuele III (Napoli, 11 Novembre 1869 - Alessandria d’Egitto, 28 Dicembre 1947) assecondò la svolta  d’inizio Novecento, contrassegnata da riforme fondamentali in tutti i settori della vita nazionale: crescita economica senza precedenti e pace fra gli Stati, fondata sulla soluzione pattizia delle contese fra gli Stati.
Vittorio Emanuele III presenziò alla consacrazione della Sinagoga di Roma e volle in Roma l’Istituto Internazionale di Agricoltura (1908).
Nell’illusione che il conflitto europeo volgesse al termine, nel maggio 1915 fu corresponsabile dell’intervento dell’Italia nella grande guerra a fianco dell’Intesa per coronare il Risorgimento. Durante il ripiegamento dall’Isonzo al Piave, espresse meglio di ogni altro la volontà e capacità di vittoria (Peschiera, 8 novembre 1917).
Nell’ottobre 1922 chiese inutilmente al presidente del consiglio Facta la convocazione della Camere per dare soluzione parlamentare alla crisi politica, poi culminata con la formazione del governo di ampia coalizione presieduto da Mussolini, approvato a larghissima maggioranza da deputati e senatori.  
L’azione svolta dal re nel ventennio seguente va indagata e valutata alla luce della storia.
Con l’annessione dell’Austria, dal marzo 1938 la Germania di Hitler confinò con l’Italia. Nel settembre 1938 Gran Bretagna e Francia cedettero alla Germania i Sudeti (Repubblica Cecoslovacca) e riconobbero il governo di Francisco Franco in Spagna prima che il Generalissimo vincesse la decisiva battaglia dell’Ebro.  
Come scrisse Winston Churchill, tra la guerra e la vergogna le “democrazie” scelsero la vergogna senza scongiurare la guerra. con la Germania. Il 1° settembre 1939 la Germania di Hitler assalì la Polonia forte del patto di non aggressione stipulata con l’URSS di Stalin, appoggiato da tutti i partiti comunisti della Terza Internazionale. La decisione di aprire la “guerra parallela” (10 giugno 1940), ancora una volta nell’illusione di un conflitto di breve durata, attende piega spiegazione.  
Nell’estate 1943 fu comunque Vittorio Emanuele III a imporre a Mussolini le dimissioni e ad approvare la resa che salvò lo Stato dalla distruzione totale. Il 24 aprile 1944 il governo Badoglio comprendente Togliatti, Sforza e altri antifascisti e repubblicani giurò alla presenza del Re.     
Tante vicende vanno rivisitate alla luce dei documenti.
E’ finita, da tempo, l’ora dell’apologia, delle reticenze e delle polemiche fini a se stesse.
Il lungo Regno di Vittorio Emanuele III  attende una serena valutazione storiografica.                                                                 

Consulta dei Senatori del Regno

DATA: 27.12.2007


IL PRINCIPE ALESSANDRO DI BORBONE DUE SICILIE – SAVOIA AOSTA ORDINATO SACERDOTE

Santa Maria Maggiore - da WikipediaIl 22 Dicembre 2007, nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, sono stati ordinati sacerdoti 48 giovani appartenenti all'Ordine dei Legionari di Cristo.
Ha ufficiato il sacro rito S. E. Rev.ma Mons. Luigi de Magistris, Vescovo titolare di Nova nonché pro-Penitenziere Maggiore emerito.
Fra i giovani ordinati sacerdoti S.A.R. il Principe Alessandro di Borbone Due Sicilie – Savoia Aosta, figlio di S.A.R. il Principe Casimiro delle Due Sicilie e di S.A.R. la Principessa Maria Cristina di Savoia-Aosta, figlia del Principe Amedeo di Savoia-Aosta Eroe dell'Amba Alagi e Vicerè d'Etiopia.
Oltre duemila persone hanno assistito al solenne rito; erano presenti i genitori del Principe Alessandro, il fratello Principe Luigi Alfonso, S.A.I. e R. l'Arciduchessa Margherita d'Asburgo, nata Savoia-Aosta, con i Principi Lorenz del Belgio e Martino, S.A.R. Dom Duarte Duca di Bragança, Capo della Real Casa del Portogallo, S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone Due Sicilie, S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia al posto d'onore, accompagnato da S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia.

DATA: 22.12.2007

TRICOLORE SABAUDO AL LICEO
La bandiera sulla facciata del liceo classico di Varese

La mattina di mercoledì 19 Dicembre, poco prima della pausa per le vacanze natalizie, i ragazzi dell'U.M.I. che frequentano il Liceo Classico "Ernesto Cairoli" di Varese hanno deciso di fare "a modo loro" gli auguri natalizi, esponendo il Tricolore sabaudo dall'ultimo piano della facciata dell'edificio scolastico.
Con la speranza che quella bandiera, la nostra bandiera, possa in futuro essere ufficialmente esposta su tutti gli edifici pubblici, auguriamo ai nostri studenti di godersi il meritato riposo dopo la prima parte di questo impegnativo scolastico.

DATA: 19.12.2007

AMEDEO DI SAVOIA, DUCA D’AOSTA, VICERE’ D’ETIOPIA

Partenza Amedeo per l'Africa
Principi Reali ed Autorità sullo Zara per salutare il Duca d'Aosta in partenza per l'Africa Orientale

Il 21 dicembre 1937 Amedeo di Savoia, terzo Duca d’Aosta, assumeva la carica di Viceré d’Etiopia.
Il principe sabaudo, primogenito di Emanuele Filiberto di Savoia, dopo avere ricevuto la cittadinanza onoraria di Trieste e di Gorizia, lasciava il 12 dicembre 1937 il comando della Divisione Aerea AQUILA di stanza in questa città, a seguito della nomina da parte di Vittorio Emanuele III al prestigioso e oneroso incarico oltremare.
Si imbarcherà a Napoli dal molo “Beverello”. Fra due ali di folla festante erano con lui la Duchessa d’Aosta madre Elena, la consorte Anna, il fratello Aimone, Duca di Spoleto, e i Principi Ereditari Umberto e Maria Josè.
L’incrociatore “Zara” lo avrebbe condotto a Massaia, da dove giungerà ad Addis Abeba, sede del governo dell’Africa Orientale Italiana. Qui il 2 gennaio 1938 con una solenne cerimonia Amedeo si insediava ufficialmente.
Per giudizio unanime dei testimoni del tempo, degli storici e dei memorialisti, Amedeo di Savoia è stato e rimane una delle figura più fulgide della nostra storia nazionale: il suo governo in Africa orientale, fra popolazioni difficili e spesso incomprese, costituisce un esempio di civiltà, di saggezza, di illuminata amministrazione che suscitò l’ammirazione dei nativi, la pronta e leale collaborazione degli italiani colà trasferitisi, il rispetto degli avversari.
L’Unione Monarchica Italiana, ricorrendo il 70° anniversario dello storico avvenimento, rende omaggio alla memoria di Amedeo di Savoia e lo addita agli Italiani come modello di Principe, Soldato e Civilizzatore.
F.A.
la Partenza del Duca d'Aosta per l'Africa Orientale
Sullo Zara: le LL.AA.RR. la Duchessa d'Aosta, la Principessa di Piemonte, il Duca d'Aosta, la Duchessa d'Aosta Madre e il Duca di Spoleto
DATA: 19.12.2007

RICORDIAMO ENRICO MARTINI,“MAURI”
MONARCHICI PER LA LIBERTA’
Nel 60° di una Carta che divise e divide gli Italiani

di Aldo A. Mola


E’ passato il 2006. Sta finendo il 2007. Quarant’anni dopo la sua morte perdura il silenzio su Enrico Martini, “Mauri”, uno dei principali organizzatori della guerra di Liberazione in Italia, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Mauri fu un uomo d’arme. Fu monarchico e liberale. Un vero patriota. Che motivo c’è di rievocarlo nell’Italia odierna? Nessuno. Anche la sua nativa Mondovì (amministrazione di centro-destra), anche la provincia di Cuneo, benché abbia un presidente monregalese e per di più “liberale”, lo hanno ignorato. Camminano sulla scia del locale istituto per la storia della resistenza: uno tra i più faziosi d’Italia.

Malgrado tutto noi ricordiamo Mauri. Nacque nel 1911 a Mondovì, sede di Distretto Militare. Scelse la carriera militare. Assegnato al 3° Alpini in Torino, brevetto di osservatore aereo nel 1937, poi al comando superiore in Africa Settentrionale e, rimpatriato, assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, dal 17 settembre 1943 organizzò in Piemonte la resistenza contro germanici e, di seguito, le forze armate (soprattutto di partito) della Repubblica sociale italiana. Operò d’intesa con i generali Operti, Perotti, Trabucchi: uomini sempre in attesa di biografie scientifiche. Mauri Morì in incidente aereo in Turchia il 19 settembre 1976: quando altri partigiani monarchici e liberali, come Edgardo Sogno, erano perseguitati con arresti e mandati di cattura poi mostratisi privi di serio fondamento.
Su di lui scese e rimane l’oblio.
Torino, piazza San Carlo. Il comandante partigiano Enrico Martini Mauri durante un comizio del Partito Liberale per le elezioni del 18 aprile 1948.Sarebbe il caso che la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo o almeno Mondovì ne ripubblicassero le opere: per esempio Con la libertà e per la libertà. E facessero conoscere i suoi stretti collaboratori alla guida delle Formazioni “Autonome”, in specie quelle monarchiche: le “bande”di Beppe Fenoglio, i protagonisti di tante gloriose vicende. E’ il caso di Mario Bogliolo (Novi Ligure, 1916-Torino,1990), ufficiale alpino su tanti fronti, vice di Mauri, monarchico e massone.
Ma perché parlare di Mauri, Bogliolo, di Eddy Sogno dei tanti militari e civili monarchici liberali “moderati” (quasi sempre cattolici osservanti) che concorsero alla riscossa dell’Italia? Anzitutto per rispetto nei confronti della verità storica e poi per affrettare la revisione della Carta costituzionale, che rispecchia solo una parte della volontà espressa dagli italiani nell’elezione della Costituente e nel referendum istituzionale (2-3 giugno 1946).
Vi è poi una terza ragione. Vediamo.
Fra le pagine memorabili del 2007 rimane l’adunata degli Alpini, culminata nella sfilata del 13 maggio: una fiumana di volti seri e di sorrisi larghi così, di giovani, anziani e di veci compreso il pluridecorato della “Campagna di Abissinia, 1935”. Questa Ottantesima adunata ha confermato il volto autentico della civiltà alpina: non delle sole Alpi in senso stretto, ma della Montagna, che è disciplina, altruismo, senso di appartenenza senza alcuna vena di gretto egoismo. Nessuno fra i “politici” accorsi a rendere omaggio al mezzo milione di alpini radunati a Cuneo ha cercato di colorare la loro storia con pennellate di ideologia a senso unico. I molti uomini provenienti da ogni regione d’Italia e dall’estero, hanno rivissuto con emozione un ideale che tutto sovrasta, l’Italia, anzi “la Patria”: una parola, questa, di cui gli alpini non si sono mai vergognati né si vergognano.
Il 2007 si chiuderebbe male se non venissero ricordati gli alpini che nei venti mesi tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 si sono battuti per la libertà, per il ritorno dell’Italia tra i Paesi contrari a ogni dittatura, comprese quelle di classe e del comunismo sovietico in tutte le sue forme. Lungo è l’elenco dei militari monarchici e liberali caduti per la libertà: catturati, spesso seviziati e deportati o uccisi dagli occupanti, anche mediante impiccagione, esclusa dal codice penale militare.
Ma allora perché dimenticare Mauri? Solo perché, mentre combatteva nazisti e mussoliniani, era contrario a ogni dittatura, inclusa quella del partito che prendeva ordini da Stalin? Sulla base di accordi fra tutte le formazioni partigiane Mauri venne nominato comandante provinciale di Cuneo, a fianco del prefetto (liberale) Guido Verzone. Era il riconoscimento dovuto al ruolo svolto nei venti mesi di lotta di liberazione da parte delle formazioni “Autonome”, sempre in collegamento con gli anglo-americani e con il governo del Regno d’Italia. A cacciare Mauri dalla prefettura di Cuneo, sede del Comando provinciale, l’8 maggio 1945, non furono né i nazisti né i repubblichini. Furono certi partigiani, che a mano armata divisero la “resistenza” e continuano a usarla secondo calcoli ideologici e obiettivi politici.
Il fantasma di Mauri fa parte della cattiva coscienza dell’Italia contemporanea, fondata sulla strumentalizzazione della memoria. Perciò ci attendiamo che la sua figura venga riscoperta e proposta a modello dei veri combattenti per la vera libertà: proprio nel 60° del varo di una Carta che era e rimane espressione di una minoranza (12.700.000 voti su 28.000.000 di aventi diritto al voto), prevalsa solo perché attuò il “gesto rivoluzionario”: la avocazione dei poteri di capo dello Stato al capo del governo. Malgrado due presidenti liberali e monarchici (Enrico de Nicola e Luigi Einaudi), da quel colpo di Stato la repubblica venne segnata per sempre. E gli antichi dicevano: “Cave signatum...!”.

Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

DATA: 18.12.2007

ARTICOLO SUL PRINCIPE CARLO D'INGHILTERRA

da repubblica.it
Oggi, nell'inserto "La domenica di repubblica" dell'omonimo quotidiano, appaiono tre pagine dedicate al "Principe Contadino", S.A.R. il Principe di Galles. L'uomo, la terra, l'ambiente e lo sviluppo sostenibile. Due attivisti speciali, Carlo d'Inghilterra e Carlo Petrini a confronto. Un affascinante, attuale e avvenieristico dialogo fra due pionieri della nuova frontiera ambientalista,


DATA: 16.12.2007

"MI MANDA RAI TRE"

Abbiamo chiesto a Sergio Boschiero, Segretario nazionale dell'U.M.I., un commento a caldo sulla trasmissione “MI MANDA RAI TRE” andata in onda ieri sera 14/12/2007.
Questa la dichiarazione:

Sergio Boschiero“Si è trattato di uno spettacolo da TV del quarto mondo. Una trasmissione di parte, a senso unico, faziosa.
Il moderatore era chiaramente schierato e di fatto supportava il plotone di pensionati in preda quasi ad un delirio anti-sabaudo.
I due avvocati di Vittorio Emanuele e di Emanuele Filiberto sono stati letteralmente sommersi dal coro degno di una repubblica sovietica.
Non capisco come siano caduti nell'imboscata. Simpatico solo il loro marcato accento veneto.
In conclusione: la scena mi ha ricordato i processi sanculotti della rivoluzione della ghigliottina....
Quanto alla disastrosa “Operazione risarcimento” riconfermo il giudizio negativo; è partita malissimo e si è tramutata in un autogol, con gravi danni per la causa monarchica.
Tutto pietoso, stomachevole.
Mi ritengo un privilegiato per non aver preso parte ad una simile gazzarra.”
DATA: 15.12.2007

AUTOREVOLI CONSIDERAZIONI DI SERGIO ROMANO SU CASA SAVOIA

Da "Il Corriere della Sera" di Venerdì 14 Dicembre 2007.
Rubrica "Lettere al Corriere"

La lettera del giorno
Savoia: richieste petulanti e comportamenti signorili

Leggo sul Corriere una sua opportuna precisazione, a proposito della richiesta di danni da parte dei due Savoia. A tal proposito, mi permetto di segnalare che il dissenso in seno alla famiglia Savoia è più ampio, come si deduce dalle due lettere che sono pubblicate nel sito realcasadisavoia.it.
Ciò in quanto, da modesto studioso del Risorgimento e da italiano (insegno Diritto ecclesiastico nell'Università), sento di dovere qualcosa a quella dinastia.

Salvatore Bordonali

da corriere.itCaro Bordonali,
Il caso, dopo il passo indietro di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, meriterebbe di esser archiviato e dimenticato. Ma vale forse la pena di fare qualche osservazione.
Approfitto della sua lettera, anzitutto, per rispondere ad alcuni lettori che hanno interpretato la vicenda come un problema di beni contestati, di cui i due Savoia avrebbero preteso la restituzione. Credo che si sbaglino. La materia dei «beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi» è stata regolata dalla disposizione XIII della Costituzione con una norma punitiva (la confisca), e ha provocato contenziosi o incertezze che sono già stati affrontati nei tribunali della Repubblica. Il figlio e il nipote di Umberto II, se ho capito bene, hanno chiesto un indennizzo per gli anni dell'esilio, vale a dire per un provvedimento politico che è stato recentemente corretto da una legge costituzionale. In quella occasione, al Senato, Giulio Andreotti spiegò il suo voto ricordando che la disposizione transitoria sull'esilio era «in contrasto con la Convenzione europea e con il Trattato di Maastricht». Il Parlamento doveva intervenire quindi «anche per evitare che le aspettative dei discendenti di Casa Savoia possano essere riconosciute in sede europea». Il voto sul ritorno dei Savoia, quindi, non fu una manifestazione di nostalgia o di revisionismo, come qualcuno sostenne in quella circostanza. Fu semplicemente un atto di giustizia.
Vengo ora al punto sollevato dalla sua lettera. I due documenti a cui lei fa riferimento sono una «lettera aperta a chi di dovere», firmata da Maria Gabriella e Maria Beatrice, sorelle di Vittorio Emanuele, e un «Comunicato del Capo della Real Casa di Savoia », firmato da Amedeo duca di Savoia. Nella lettera le due principesse si dissociano con molta fermezza dall'iniziativa del fratello e la giudicano con parole severe. Nel comunicato il duca di Savoia ricorda, in particolare, che Umberto II «mai pensò o parlò di chiedere risarcimenti dalla sua amata patria». Questi due documenti hanno il merito di provare che esistono altri Savoia, più discreti e signorili, interessati soprattutto a rivendicare i meriti storici della loro famiglia e a custodirne le memorie. Credo che molti repubblicani apprezzino questo atteggiamento e si rendano conto di quanto i Savoia, nelle fortune e nelle sventure, appartengano alla storia nazionale italiana. A me sembra che sia giunto il momento di riconciliare l'Italia col suo passato permettendo che le salme dei due ultimi re vengano sepolte al Pantheon. E temo che la malaugurata iniziativa di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto abbia sortito un solo effetto: quello di ritardare questo avvenimento.

Sergio Romano
DATA: 14.12.2007

PIETRANSIERI E CASA SAVOIA

Dalla rubrica "La parola ai lettori" del quotidiano "Il Giornale" di giovedì 13 Dicembre 2007:

Via intitolata al re «assassino»
Centinaia di cittadini hanno presentato una petizione alle autorità - primo firmatario il parroco del paese – per chiedere di dedicare ai Martiri di Pietransieri (Roccaraso) la via ora intitolata sinistramente al re Vittorio Emanuele III, l’assassino Politico degli stessi martiri. In tutta Italia non c’è città o paese che abbia una strada o una piazza dedicata al re Vittorio Emanuele III. A Pietransieri, proprio a Pietransieri, che ha visto massacrare metà della popolazione, sì.
Ezio Pelino - Sulmona (Aq)

Fateci sapere come finisce la petizione.

IL COMMENTO

Su ”Il Giornale” di ieri ho letto la lettera del Sig. Ezio Pelino a proposito della via di Pietransieri dedicata al Re Vittorio Emanuele III.
Pietransieri è una piccola frazione di Roccaraso, comune che vanta diverse vie dedicate ai Savoia, meritevoli anche per aver contribuito al lancio turistico della località.
Il 2 Giugno 1946 tutta la zona votò per la Monarchia.
Roccaraso non ha mantenuto soltanto tutte le denominazioni sabaude di strade e di alberghi ma, con voto del Consiglio Comunale, ha conferito la cittadinanza onoraria post mortem al Re Umberto II che, come Principe Ereditario, aveva frequentato la pista da sci della zona; il Principe aveva, inoltre, inaugurato il primo impianto di risalita di Roccaraso.
Nel leggere la lettera del Sig. Pelino che, bontà sua, dà dell’assassino al Re, ho telefonato al Municipio di Roccaraso.
Non credo proprio che la maggioranza che amministra il centro appenninico accoglierà l’epurazione proposta.
Il Sig. Pelino afferma che in tutta Italia sarebbe solo la frazione di Pietransieri a vantare una via dedicata al Re Vittorio Emanuele III. A questo Re è dedicata anche un’importante via del centro cittadino di Napoli che unisce piazza Municipio con Piazza Trieste e Trento.
Nella frazione di Pietransieri esiste già una via che ricorda l’eccidio.
Rispettiamo la Storia e niente epurazioni.

Sergio Boschiero


DATA: 14.12.2007

ON LINE IL SITO DEL FRONTE MONARCHICO GIOVANILE

    La gloriosa sigla del movimento giovanile dell'Unione Monarchica Italiana ha aperto il proprio sito internet, curato dal Vice segretario nazionale Amedeo De Dominicis.
Potremo così essere aggiornati su tutto cò che riguarda i giovani monarchici

DATA: 12.12.2007

GALLERIA FOTOGRAFICA SULLE MONARCHIE DELL'EUROPA ORIENTALE

    Il sito internet, curato dal Prof. Michele Rallo, che si occupa dello studio dell'Europa orientale, ha inaugurato una sezione (per ora solo iconografica) in cui vengono riportate fotografie riguardanti le Case Reali di Montenegro, Grecia, Albania e Bulgaria.
    Vi segnaliamo che per il Montenegro e l'Albania vi sono due immagini che ritraggono S.M. il Re Vittorio Emanuele III.


DATA: 12.12.2007

PROCESSO A RE VITTORIO

Riportiamo l'articolo su il Re Vittorio Emanuele III, a firma di Aldo A. Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, pubblicato da "Il Giornale del Piemonte" domenica 9 Dicembre, in prima e seconda pagina.   


PROCESSO A RE VITTORIO
di Aldo A. Mola

Vittorio Emanuele III

Chi ricorda Vittorio Emanuele III? Morì sessant’anni orsono ad Alessandria d’Egitto. La sua salma è là, in una chiesetta. Dimenticata. La sua memoria è quotidianamente infangata da accuse ingiuste lanciate da chi ne fa il capro espiatorio della storia d’Italia, una sorta di Male Assoluto.
Vittorio Emanuele III nacque a Napoli l’11 novembre 1869 da due cugini primi, Umberto I e Margherita di Savoia. Il regno d’Italia, nato il 17 marzo 1861, era gracile, senza alleati né amici. Doveva fare da sé, anche i matrimoni e anche gli eredi al trono. La sua nascita a Capodimonte significò che l’Italia era davvero unita da Torino, Firenze, Napoli, Venezia... Ma doveva ancora arrivare a Roma.
Il 9 maggio 1946 re Vittorio, quello effigiato nelle monete, nei francobolli, nella carta da bollo, coi baffi sempre più radi e lo sguardo da troppo tempo senza sorriso, abdicò e salpò da Napoli per Alessandria d’Egitto. Lasciato il titolo di re partì come “conte di Pollenzo”, in memoria di Carlo Alberto e della tenuta ove sperimentò poderi d’avanguardia. Nel 1908 aveva fondato l’Istituto Internazionale d’Agricoltura, l’antesignano della FAO che non per caso ha sede a Roma. Morì il 28 dicembre 1947, tre giorni prima che la costituzione della Repubblica condannasse all’esilio perpetuo lui e suo figlio Umberto II.
Vittorio Emanuele III fu re d’Italia per quarantasei anni. Non aveva né premura né gran voglia di salire al trono. Accettò la corona perché suo padre, Umberto I, fu assassinato a Monza il 29 luglio 1900 da un complotto internazionale che usò un anarchico per innescare in Italia il corto circuito reazione-rivoluzione.
Colto, erudito, dotato di memoria formidabile, sempre padrone di sé sino ad apparire arido e glaciale, cercò subito il consiglio di uomini saggi e indipendenti. Il senatore Pasquale Villari, uno dei grandi “padri della patria”, sollecitato a parlare con la franchezza che si deve al sovrano, gli consigliò di cacciare a pedate i cortigiani e di fare di testa sua. Il giovane re prese debita nota: l’Italia sentiva bisogno di un sovrano che tenesse strette le redini del Paese e ne garantisse la posizione internazionale e l’ordine pubblico. Però...
Però la monarchia si fondava sullo Statuto promulgato il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto di Savoia-Carignano, re di Sardegna, e passato tale e quale a base del regno d’Italia: patto irrevocabile tra il sovrano e la nazione. Dunque il re non era superiore alle leggi. Il re controfirmava le leggi decretate dai poteri legittimi: governo e parlamento. Il Paese rimaneva bambino. La sua dirigenza politica amava le scorribande, ma per cavarsi dai guai sentiva bisogno di una mano ferma che non sapeva darsi per via elettorale. Il regno era e rimase un sistema misto: una monarchia rappresentativa vincolata dall’articolo 5 dello Statuto che riservava al re il comando delle forze armate (senza chiarire chi dovesse davvero guidarle in caso di necessità) e il controllo supremo della politica estera (stipula dei trattati non comportanti oneri: una finzione linguistica).
Il primo governo in sintonia con il giovane re, presieduto dal democratico Giuseppe Zanardelli e con Giovanni Giolitti all’Interno, definì i nuovi poteri del consiglio dei ministri: una riforma burocratica, anziché politica e sostanziale. Vittorio Emanuele III ebbe chiaro il quadro: era il primo funzionario della Corona. Perciò prese casa lontano dal Quirinale ove andava come un impiegato all’ufficio. Vi svolgeva le “pratiche” e se ne tornava ai suoi studi e agli affetti domestici. Il re era “isolato”. Tutti litigavano come i polli di Renzo, ma per cavarsi ai pasticci si appellavano alla Corona: la “tata” di una democrazia mai nata per incapacità dei “politici” non per cattiva volontà dei Savoia.
Bersaglio di attentati (molti progettati, alcuni giunti quasi a segno: nel 1912 e, peggio, nel 1928 quando scampò di misura alla strage di Milano, costata oltre venti morti e sessanta feriti gravi), il re affrontò in prima persona i momenti più critici della vita pubblica: non per ambizione di potere personale ma per carenza di governo e parlamento.
La storiografia continua a non affrontare con sufficiente oggettività alcuni passaggi fondamentali della storia d’Italia. Trova comodo addebitare a Vittorio Emanuele III “colpe” che non sono affatto sue (posto che siano “colpe”).
Tra le molte, ne indichiamo quattro: la crisi dell’ottobre 1922 (o “avvento del fascismo”, detto anche “male assoluto”); l’ “assassinio Matteotti” (o “avvento della dittatura”); le “leggi razziali” (1938); la stipula dell’armistizio annunciato l’8 settembre 1943 (o “fuga di Pescara”).
Sessant’anni dopo la morte re Vittorio attende che la sua salma venga tumulata al Pantheon accanto a quella dei genitori. Gl’italiani hanno diritto di capire la propria storia. I piemontesi hanno il dovere di studiarla, comprenderla, insegnarla. Diversamente, perché menare vanto di aver voluto l’unificazione nazionale?


Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei senatori del regno


da “Il Giornale del Piemonte” di domenica 9 Dicembre 2007, pagg. 1 – 2

DATA: 09.12.2007

ON LINE LA NUOVA VERSIONE DEL SITO DELL'U.M.I. DI TORINO

    L'U.M.I. di Torino, guidata da Edoardo Mauri, ha rinnovato il sito internet.
    Pregevole il ricordo di Re Umberto II, riprodotto nelle pagine internet, con una toccante testimonianza di Edgardo Sogno e una bella galleria fotografica.


DATA: 08.12.2007
 
IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA A “DOMENICA IN” VINCE IL SONDAGGIO SULL'EREDE DELLA CORONA

S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia    S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia è stato indicato da un sondaggio della RAI, con il 62% dei voti, quale legittimo Erede della Corona: a Vittorio Emanuele è andato il 38%.
    Il sondaggio telefonico, effettuato nel corso della trasmissione televisiva di Raiuno del 2 Dicembre, è avvenuto durante un'accesa puntata sugli Eredi di Casa Savoia. Ottimi gli interventi della Principessa Maria Gabriella e del Principe Amedeo; Amoretti ha parlato per l'U.M.I. e il Prof. Aldo Mola per la Consulta dei Senatori del Regno.
    L'area monarchica presente, esclusa l'U.M.I., si è “distinta” per grida e intemperanze varie.               
DATA: 03.12.2007
 
LETTERA AL CAPO REDATTORE RAI DI POTENZA, DA PARTE DEL COMITATO "PRO SAVOIA" DI SAVOIA DI LUCANIA

UN DIBATTITO SENZA  CONTROPARTE, A DOMENICA-IN, E' RIDUTTIVO ED ANTIDEMOCRATICO.

il Dott. Antonio Parrella, Presidente del Comitato "Pro Savoia"    Ho appreso da poco, che componenti del comitato “pro Salvia” parteciperanno alla trasmissione domenica-in di oggi 2 dicembre 2007, in merito ed in prosieguo della vicenda degli eredi di “Casa Savoia”. Mi preme comunicare che un dibattito senza il confronto con chi come noi vuole difendere il toponimo di “Savoia di Lucania”, ad ogni costo , comunque e sempre, riduce il tutto al suono della solita plumbea campana. Le ragioni dei convenuti auguriamoci non siano oggetto e motivo di mera passerella mediatica, da strumentalizzare in seguito, ma volontà e impegno costruttivo alla promozione territoriale, affinché non si rendano responsabile della “sepoltura della nostra storia”, come già accaduto per la vicenda di “Giovanni Passannante”.
    La democrazia prevede dialettica e confronto tra le parti, e la parte piu' difficile oggi tocca a noi del comitato “pro Savoia”, che con orgoglio e ragionevolezza avremmo risposto al confronto a cui il comitato avverso spesso si sottrae. La difesa delle nostre radici, il tenere alto e presente l'opera dei nostri avi richiede impegno e tenacia. La scelta del cambio del nome da “Salvia” a “Savoia di Lucania” è il risultato di una volontà del Consiglio Comunale dell'epoca a rappresentanza del popolo di “Salvia”, il tutto a seguito dell'“attentato” al Re Umberto I, figura che comunque rappresentava istituzionalmente il popolo italiano. L'offesa materiale, la “coltellata” del Giovanni Passannante non rappresentava un “atto di democrazia”, a nostro modesto parere, ed è essa la ragione per cui sento di difendere con orgoglio il nome di “Savoia di Lucania” che è la mia e la “loro” storia” (anche senza confronto democratico, dialettico, aperto, sereno, paritario......etc. Etc.).

Dr. Antonio Parrella
Comitato Pro-Savoia”


DATA: 03.12.2007

MOSTRA UMI SULLA GRANDE GUERRA A NOTO

Il sito ufficiale del Comune di NOTO - www.comune.noto.sr.it - ha inserito nella sua pagina ufficiale la notizia della mostra iconografica organizzata dall’U.M.I. nell’ambito delle celebrazioni dell’anniversario della Vittoria presso la sede dell’associazione Pro Noto. L’iniziativa è annunciata con un’immagine storica di S.M. il Re Vittorio Emanuele III, presente nella mostra, che per l’alto numero dei visitatori e per consentire la visione a tutti gli istituti scolastici della provincia è stata prorogata fino al 10 dicembre 2007.
DATA: 02.12.2007

IN MEMORIA DEL PROF. DUILIO GICOBONE

Il 26 Agosto 2006 il Prof. Duilio Giacobone, uomo di cultura e inossidabile monarchico alessandrino, ci ha lasciato.
A poco più di un anno dalla scomparsa, vogliamo rendere il doveroso omaggio alla Sua cristallina memoria, esprimendo la nostra vicinanza alla vedova, Sig.ra Anna.

IL RICORDO

DATA: 29.11.2007

COMITATO PER LA BEATIFICAZIONE DI MARIA BEATRICE D'ESTE

E' sorto un comitato per la beatificazione di Maria Beatrice d'Este, l'unica italiana sul trono d'Inghilterra, un motivo d'orgoglio per ogni italiano e un esempio per tutti i cattolici.

Da dolce, bellissima principessa estense votata al monastero a Regina di una delle grandi potenze europee... Maria Beatrice, costretta a soli quattordici anni a sposare l'erede al trono d'Inghilterra, si trovò a vivere in un paese dove i cattolici subivano violenze e persecuzioni.
Eppure amò l'Inghilterra e amò Giacomo Stuart di un amore vero, puro, disinteressato. Non ebbe timore di affrontare al suo fianco ogni avversità, sopportò con straordinario eroismo la morte di tutti i figli e il tremendo sospetto che venissero avvelenati dai suoi stessi cortigiani.
Se condanne a morte, assassinii, complotti forse le fecero rimpiangere la felice infanzia nel pacifico Ducato Estense, certo non lo ammise mai e mai volle ritirarsi dinnanzi ai doveri di moglie e sovrana.

Per ulteriori informazioni visitate il sito internet: www.beatificazionemariabeatrice.it dove è possibile firmare per sostenere l'apertura della causa di beatificazione.

DATA: 29.11.2007

DAL SITO DEL MOVIMENTO "SCIENZA E VITA": MORATORIA EUROPEA SULLA DISTRUZIONE DI EMBRIONI UMANI

L’Associazione Scienza & Vita ha deciso di aderire alla proposta lanciata dal quotidiano “Avvenire” per una moratoria europea sulla distruzione degli embrioni umani. Una campagna che si rende tanto più necessaria dopo gli studi condotti in Giappone e Stati Uniti su cellule adulte fatte “ringiovanire” a staminali pluripotenti. “E’ questa la strada per ricerche eticamente sostenibili” - precisa Scienza & Vita” -, che si appella ai ricercatori europei perché si eviti la distruzione di embrioni umani a scopi scientifici. “Da sempre noi sosteniamo - ricordano i presidenti di Scienza & Vita, Maria Luisa Di Pietro e Bruno Dallapiccola - la ricerca sulle cellule staminali adulte, i cui vantaggi clinici sono stati già ampiamente documentati e dimostrati”.  Scienza & Vita promuove inoltre una mobilitazione di tutte le proprie Associazioni sparse sul territorio nazionale, perché la proposta di moratoria europea sulla distruzione di embrioni umani venga condivisa e sottoscritta da una larga rappresentanza dell’opinione pubblica italiana. 


Per approfondimenti e adesioni visitate il sito www.scienzaevita.org
DATA: 29.11.2007

INTERVISTA DELLA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA A “IL MESSAGGERO”

S.A.R. la Principessa Maria Gabriella    Oggi 28 Novembre, il quotidiano “Il Messaggero” pubblica, a pagina 19, un'ampia intervista rilasciata al giornalista Fabio Isman da S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia.
    Si tratta di risposte chiare a 13 domande che spaziano sugli avvenimenti e le polemiche che in questi giorni hanno investito il nome Savoia, avvenimenti dai quali la Principessa Maria Gabriella, assieme alla sorella Maria Beatrice, ha preso le distanze.
    Titolo del Messaggero: “I veri Savoia non chiedono soldi”

LEGGI L'INTERVISTA ON-LINE

DATA: 28.11.2007

28 NOVEMBRE 1952: MUORE A MONTPELLIER LA REGINA ELENA

S.M. la Regina Elena
    Ricorre oggi il 55° anniversario della morte in esilio di S.M. La Regina d'Italia Elena di Savoia, nata Principessa Reale di Montenegro.
    Chiniamo alla Sua luminosa figura, alto esempio di virtù morali, civili e patriottiche, le bandiere del Regno.
    Accorse a Messina ed a Reggio Calabria distrutta dal terremoto del 1908 per aiutare le popolazioni, fu sempre accanto al popolo nelle ore liete e in quelle tristi, promosse iniziative per la lotta contro il cancro, aprì il Quirinale ai soldati feriti, pianse la figlia Mafalda deceduta nel lager nazista di Buchenwald, condivise con il Re l'esilio ad Alessandria d'Egitto e morì esule a Montpellier (Francia).
    E' sepolta nel cimitero di St. Lazaire di quella città, in attesa della giusta translazione nel Pantheon di Roma. 

DATA: 28.11.2007

COMUNICATO STAMPA DELLA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO
       

Comunicato: Nessun risarcimento da nessuno per nessuno.
                    Memoria e rispetto del passato.

    La Consulta dei Senatori del Regno deplora le iniziative di privati cittadini volte a ottenere, per vie oblique, che la Repubblica indichi il successore dinastico di Umberto II di Savoia: che è persona diversa dal suo discendente.

La Consulta ricorda:

  1. il 13 giugno 1946 Re Umberto lasciò l’Italia denunciando il “gesto rivoluzionario” del governo, che arbitrariamente conferì al presidente del Consiglio le funzioni di Capo dello Stato;

  2. condannato all’esilio dall’Assemblea Costituente (1947), Re Umberto non riconobbe mai la Repubblica e morì Re d’Italia;

  3. la Repubblica non ha titoli per pronunciarsi sulle leggi che regolano la successione a Capo della Casa di Savoia;

  4. dal 1960, con lettere pubblicate e dall’autenticità indiscussa, Re Umberto informò il figlio che il rango di Principe ereditario e le prerogative connesse sarebbero passati, come passarono, ad Amedeo, Duca d’Aosta: attuale capo della Casa di Savoia in forza delle norme che la governano dal 1780.

    Qualcuno ora tenta di ottenere dalla Repubblica italiana o da altri “tribunali” di recente invenzione risarcimenti (e riconoscimenti implicitamente connessi) sulla base di Carte mai accettate da Re Umberto.
    Leale nei confronti dello Stato per il bene supremo degli Italiani – come sempre insegnato da Umberto II - , la Consulta ricorda che il giudizio sulla storia d’Italia non è competenza del governo pro tempore e dei suoi uffici; esso spetta agli studiosi animati unicamente dalla ricerca della verità.
    La conoscenza del passato conduce alla comprensione e al rispetto e non ha nulla in comune con pretese di “risarcimento”, tanto meno pecuniario.


Roma, 21 novembre 2007

Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno
(Aldo Alessandro Mola)

DATA: 21.11.2007

STOP ALLA VIOLAZIONE DELLA PROPRIETA’ PRIVATA

       La Corte Costituzionale della Repubblica italiana ha emesso, in data 24 ottobre 2007, le sentenze n. 348 e 349 in tema di determinazione dell’indennità di espropriazione delle proprietà private, accogliendo gli esiti imposti dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La massima autorità giudiziaria europea è infatti intervenuta con frequenza per condannare la Repubblica italiana, giudicata colpevole della violazione del diritto alla proprietà privata, garantito dal Primo Protocollo della Convenzione dei Diritti dell’Uomo del 1950.

    Lo Statuto Albertino del 1848, poi Statuto del Regno d’Italia, nel titolo DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEL CITTADINO all’art. 29 così disponeva: ”Tutte le proprietà, senza alcuna eccezioni, sono inviolabili. Tuttavia quando l’interesse pubblico, legalmente accertato, lo esiga ,si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante una giusta indennità, conformemente alle leggi”.
    La Costituzione repubblicana del 1948 nel titolo RAPPORTI ECONOMICI all’art. 42 così dispone: ”La proprietà è pubblica e privata…La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale”.
    E’ evidente la differente valenza normativa e politica fra lo Statuto del Regno e la Costituzione repubblicana: nei suoi 59 anni di vigenza il testo repubblicano ha infatti dato la stura all’assalto alla proprietà privata sulla base di quelle idee politiche che la definiscono un “furto”.
    La riforma agraria degli anni’ 50 (rivelatasi un disastro economico), l’alluvione di leggi e regolamenti di ogni ordine e grado che hanno circoscritto sempre più i diritti dei proprietari, la sempre crescente pressione fiscale culminata con l’introduzione dell’ICI (applicata anche sugli immobili abitati dai proprietari e quindi privi di reddito per gli stessi) e infine una dissennata politica di esproprio per realizzare spesso opere lasciate incompiute hanno minato alla base quel diritto che la carta costituzionale del Regno dichiarava inviolabile.
    Le sentenze della Corte Costituzionale (adottate anche e soprattutto per evitare alla Repubblica italiana ulteriori condanne nei giudizi pendenti dinanzi all’Autorità giudiziaria europea) impongono al Parlamento di legiferare con massima urgenza perché si tutela il diritto alla proprietà privata mediante il riconoscimento di indennità adeguate.

Francesco Atanasio

DATA: 19.11.2007

IL RE JUAN CARLOS ZITTISCE IL PRESIDENTE VENEZUELANO CHAVEZ
 
   È capitato lo scorso 10 Novembre, al 17° vertice Ibero-americano a Santhiago del Cile, alla presenza dei Capi di Stato e di Governo dei paesi di lingua spagnola.
Quando è stata data la parola al pittoresco e pericoloso presidente del Venezuela Chavez, questi ha attaccato l’ex Premier spagnolo José Maria Aznar dicendo “Aznar è un fascista, un serpente è più umano di un fascista o di un razzista.” Il Re di Spagna, con voce tonante lo interrompe e grida “Perché non taci?”. Anche Zapatero, attuale Primo ministro socialista della Spagna, seduto alla destra del Re, dà una lezione di stile e difende Aznar, fra gli schiamazzi di Chavez. A questo punto il Re si alza e se ne va.
   Grande eco sui mezzi di informazione di tutto il mondo, in Spagna la popolarità del Re arriva alle stelle e il Sovrano trionfa sul web. Il video dello scontro è in cima alle classifiche.
Secondo Miguel Angel Moratinos, Ministro spagnolo degli Esteri, “l’immagine del Re ne è uscita rafforzata”.
   L’87% degli spagnoli ha dichiarato di condividere il clamoroso gesto del Re.
In Venezuela, a Caracas, l’opposizione al dittatore ha fatto propria la frase del Re e gli spagnoli residenti in Venezuela hanno dato luogo a una manifestazione di solidarietà verso il Sovrano.
   Il Re rimane il garante dell’unità della Spagna e delle libertà democratiche.
dalla rivista spagnola HOLA
SPAGNA - Il popolo è con il Re. Una foto relativa alla recente trionfale visita dei Reali a Ceuta.
(Foto di HOLA, il prestigioso settimanale in lingua spagnola).

DATA: 14.11.2007

GRANDE MANIFESTAZIONE A BRUXELLES
IN DIFESA DELL’UNITA’ DEL BELGIO


    I politici, responsabili di mesi di crisi politica e incapaci di garantire al Re una soluzione, hanno avuto ieri il primo inequivocabile segnale degli umori popolari.
Quasi cinquantamila persone hanno sfilato per le vie di Bruxelles inneggiando all’unità del Belgio, alla civile convivenza fra Fiamminghi e Valloni, al Re Alberto II, garante dell’unità nazionale, della legalità e del sistema democratico.
    Nei giorni precedenti, sui balconi di Bruxelles, sono state esposte centinaia di bandiere nazionali e un appello per l’unità nazionale è partito bene raccogliendo 150.000 firme; la raccolta continua.
L’estremismo antinunitario incontra resistenze e contestazioni e si moltiplicano i comitati trasversali, da destra a sinistra, composti da Fiamminghi e Valloni, decisi a sbarrare la via al fanatismo separatista.
    Il Belgio, tenuto unito dalla Corona, ha una storia gloriosa Re e popolo si sono battuti eroicamente di fronte all’aggressione tedesca all’inizio delle due Guerre Mondiali, è un paese democratico ed evoluto.
    Ci ha fatto molto piacere scorgere, nel corso della manifestazione pro unità del Belgio, anche qualche bandiera italiana.

DATA: 19.11.2007
 
LE NOZZE DI DIAMANTE DI ELISABETTA E FILIPPO


    (Londra, 19 Novembre 2007) – Il Regno Unito festeggia i sessant’anni di matrimonio della Regina Elisabetta II e del Principe Consorte  Filippo, Duca di Edimburgo.
La Monarchia è solida, amata dal popolo e, in tempi difficili, la Corona tiene alto il prestigio del Regno garantendo l’unità nazionale.
    Alcuni anni fa l’Australia, chiamata ad esprimersi tramite referendum sulla forma istituzionale dello Stato, riconfermò con larga maggioranza la Monarchia guidata dalla Regina Elisabetta.
    Il Corriere della Sera di oggi, 19 Novembre, dedica all’avvenimento reale l’intera pagina 13.


DATA: 19.11.2007

I DITTATORI CONTRO IL RE DI SPAGNA

Dal sito: http://vivirlatino.com/    Ortega del Nicaragua e Fidel Castro di Cuba hanno manifestato solidarietà al pittoresco e pericoloso dittatore del Venezuela Hugo Chavez che era stato giustamente zittito dal Re di Spagna nel corso del vertice iberoamericano, tenutosi lo scorso 9 novembre a Santhiago del Cile.
    Gli indegni rappresentanti di tre nobilissime nazioni sono stati efficacemente condannati dal grande scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, autore di un articolo intitolato “CHAVEZ, IL CAUDILLO ZITTITO DAL RE” apparso sul quotidiano progressista spagnolo “El Pais” e ripreso dalla Stampa di Torino.
    Il Re di spagna ha dimostrato ancora una volta la sua coerenza e il suo talento. Continuano a pervenirGli messaggi e dichiarazioni di plauso dalla Spagna e dal Mondo.
    La pagina del nostro sito internet, nella quale abbiamo riportato il video del summit di Santhiago, ha registrato centinaia di contatti anche da Spagna, Venezuela, Argentina, Australia, Canada,Cile, Cina, Colombia, Francia, Germania, Giappone, India, Malesia, Messico, Pakistan, Perù, Porto Rico, Regno Unito, Russia, Svezia, Turchia, U.S.A…


DATA: 17.11.2007

RESTAURATA LA GALLERIA DEGLI SPECCHI DI VERSAILLES

    La Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles è stata recentemente riaperta al pubblico dopo un ciclo di restauri, realizzati sotto il controllo di un comitato scientifico (fra cui si annoverano Antonio Paolucci e Rosalia Varoli Piazza), e segue la riapertura della Galleria di Apollo al Louvre.
    Luigi XIV, dopo avere lasciato le residenze di Parigi, volle fare di Versailles una sede che fosse l’esaltazione della monarchia francese e un simbolo per tutta l’Europa dei sovrani. Architettura, giardini, decorazioni, collezioni di sculture e pitture, pur traendo ispirazione dal passato, dovevano segnare una svolta nella storia di Francia e indicare a chiara lettere che Versailles era la dimora del monarca, che aveva trionfato sulla rivolta dei Parlamenti, sulla Fronda della nobiltà e che avrebbe dato alla nazione un’età di splendore e di gloria, per come riconoscerà lo stesso Voltaire nel suo saggio intitolato “Il secolo di Luigi XIV”.
    A Versailles la vita di Luigi XIV sostituisce la mitologia antica e il Re Sole prende il posto di Apollo ed Ercole: la Galleria degli Specchi ne è la maggiore rappresentazione.
    I  restauri consentono di ammirare nella loro interezza estetica e scientifica l’opera magistrale di Charlès Le Brun e dei suoi collaboratori, che seppero compendiare in questi ambienti la volontà di grandezza del sovrano, facendone un luogo della Storia della Francia e dell’Europa.
    La riapertura è impreziosita dalla mostra “Charlès Le Brun et la galerie des glaces”, che presenta i grandi cartoni, conservati al Louvre, posti nella galleria sotto le composizioni dipinte di cui sono la preparazione (ove sono numerosi i riferimenti all’arte italiana dei Carracci e della Galleria Farnese),  tele, sculture e tappezzerie di altri artisti francesi, tutte testimonianza di quel cantiere globale che fu  Versailles.

Francesco Atanasio
DATA: 17.11.2007

S.M. il Re Carlo AlbertoRosmini, a Roma l’agente segreto di Carlo Alberto
1848: missione impossibile alla corte di Pio IX
di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia
da "La Stampa" di Martedì 13 Novembre 2007 - pagina 42
DATA: 11.11.2007


RIUNITA A ROMA LA GIUNTA ESECUTIVA DELL'U.M.I.

La Giunta Esecutiva    Sabato 10 novembre si è riunita la Giunta Nazionale Esecutiva dell’U.M.I. La Giunta, udite le relazioni del Presidente nazionale Gian Nicola Amoretti e del Segretario nazionale Sergio Boschiero, che hanno anche riferito sui loro recenti incontri con i Principi Amedeo e Aimone di Savoia, ha deliberato di creare un comitato organizzativo con i seguenti compiti:
-revisione dello Statuto;
-preparazione della conferenza programmatica per la celebrazione nel 2008 del Congresso nazionale;
-rilancio dell’azione politica monarchica sui principali temi sociali ed etici;
-ripristino della concessione della Medaglia della Fedeltà.
DATA: 12.11.2007

IN MOSTRA A FIRENZE GLI ACQUERELLI DELLA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA

La passione per la pittura, che ha accompagnato Maria Gabriella di Savoia fin dalla sua infanzia, è per lei definitivamente sbocciata nella vivace città di Ginevra. Vivendo con la madre, la regina Maria Josè, solita frequentare gli intellettuali del luogo, nacque per la Principessa l’opportunità di conoscere Theodor Stravinskij, figlio del famoso musicista Igor, su consiglio del quale decise di coltivare la sua passione iscrivendosi alla “Sommer Akademie” di Salisburgo. Maria Gabriella frequentò attivamente il corso estivo di pittura all’acquerello diretto da Oskar Kokoschka, da lei confidenzialmente soprannominato Oka, che si teneva nell’antico castello sovrastante la città.

Proprio sotto l’occhio attento di Kokoschka, maestro esuberante del quale traspare l’originale e positivo influsso, sono state realizzate alcune delle opere in mostra presso la Galleria Chiavacci. Riuscendo a padroneggiare i tratti lievi, delicati e difficili dell’acquerello, che ben si confanno alla sua raffinata sensibilità femminile, Maria Gabriella di Savoia ha creato immagini di forte impatto visivo ed emotivo. Tecnica spesso poco utilizzata a causa della sua difficoltà, la pittura ad acquerello esalta straordinariamente la precisione del tratto, gli effetti di luce e la ricerca dei colori, luminosi e trasparenti. Guidando i visitatori in un mondo a lei caro, fatto di personaggi, immagini, colori e storie, la Principessa rivelerà le sensazioni che vivono nei tratti e nei colori delle sue opere.

Emerge dalle parole della Principessa il dolce ricordo per le belle estati passate a coltivare la pittura: “Non credo che nessuno di noi studenti di quegli anni sia diventato un grande pittore, ma so per certo che abbiamo imparato a “vedere” il mondo, cioè a saperlo guardare ed interpretare”.

Terzogenita di Umberto II, quarto Re d’Italia, e di Maria Josè del Belgio, Maria Gabriella ha trascorso la sua infanzia ed adolescenza in Portogallo. Ottenuta la Maturità Scientifica presso il Liceo Italiano di Madrid si iscrisse alla Scuola per Interpreti dell’Università di Ginevra, conseguendo il diploma di Interprete - Traduttore in italiano, francese e spagnolo. Trasferitasi in seguito a Parigi, dopo quattro anni di studio terminò con successo l’Ecole du Louvre, famoso Istituto di Storia dell’Arte. A Firenze il giorno 10 novembre, la Principessa Maria Gabriella di Savoia ha inaugurato la mostra presso la Chiavacci Antichità che, con i suoi quattro negozi in via della Spada ed una galleria all’interno di un antico palazzo, ha sede a Firenze dal 1939.

MOSTRA DEDICATA AGLI ACQUERELLI DI MARIA GABRIELLA DI SAVOIA -17 OPERE INEDITE FATTE SOTTO L'OCCHIO ATTENTO DEL MAESTRO "OSKAR KOKOSCHKA"- DAL 11 AL 17 NOVEMBRE 2007 PRESSO LA GALLERIA CHIAVACCI

DATA: 12.11.2007

90° ANNIVERSARIO DEL CONVEGNO DI PESCHIERA
OMAGGIO AL RE SOLDATO

S.M. il Re Vittorio Emanuele III     Il 9 novembre 1917 si svolgeva a Peschiera del Garda un convegno interalleato fra Italia, Francia e Inghilterra all’indomani della sconfitta di Caporetto e la ritirata sul Piave del nostro esercito.
Protagonista indiscusso di quella giornata fu Vittorio Emanuele III, Comandante supremo delle Forze Armate italiane, che con la sua forza d’animo e le sue spiccate competenze politiche e militari seppe “garantire” agli Alleati anglo-francesi la tenuta dell’Italia dinanzi all’offensiva nemica e alle voci di resa che erano circolate.
     Il giudizio sull’efficacia dell’azione del Sovrano fu unanime sia da parte dei politici e dei generali alleati, che da parte del nostro governo presieduto dal siciliano Vittorio Emanuele Orlando che  da parte della stampa internazionale e italiana e soprattutto del popolo.
Vittorio Emanuele III fu in quella giornata, come non mai, veramente il RE SOLDATO, cantato da D’Annunzio, il più alto rappresentante della Nazione in armi, che pur ferita era sicura di trovare alLapide murata nella sala dove ebbe luogo il Convegno di Peschiera proprio interno le energie morali e materiali per il riscatto.
L’opera del Sovrano, iniziata con un splendido messaggio alla Nazione e continuata con il convegno di Peschiera pose le premesse della rivincita.
     Esattamente un anno dopo la sconfitta di Caporetto, il 24 ottobre 1918, l’esercito italiano, dopo avere battuto ripetutamente il nemico, iniziava le operazioni sul Piave che condurranno alla vittoria di Vittorio Veneto, all’armistizio di Villa Giusti, alla resa del nemico e alla riconquista del Trentino, della Venezia Giulia, di Trieste e di tutte le altre terre irredente.
     L’Unione Monarchica Italiana ricorda il terzo Re d’Italia e ne chiede la translazione al Pantheon di Roma assieme alla Regina Elena, al Re Umberto II e alla Regina Maria Josè.
Con Vittorio Emanuele III ricordiamo anche le eroiche figure di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta, Comandante dell’invitta III Armata (citato espressamente nel Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918), di Vittorio Emanuele di Savoia, Conte di Torino, comandante dell’Arma di Cavalleria, di Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, comandante in capo della Flotta, di Amedeo di Savoia, Duca delle Puglie, volontario in Artiglieria, e di Aimone di Savoia, Duca di Spoleto, volontario in marina, e tutti i soldati italiani che sacrificarono la propria vita al grido di AVANTI SAVOIA!

 

DATA: 08.11.2007

INCONTRI CON I PRINCIPI AMEDEO E AIMONE DI SAVOIA

Lo scorso 7 Novembre S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta ha ricevuto a Milano l'Avv. Gian Nicola Amoretti, Presidente nazionale dell'U.M.I. e il Segretario Nazionale Sergio Boschiero.
E' stato fatto il punto della situazione sull'impegno dell'U.M.I. per il potenziamento dell'idea monarchica ed è stato esaminato il programma di attività per i prossimi mesi.
L'incontro è stato preceduto da analoga riunione, tenuta il 14 Ottobre u.s., nella villa di S. Rocco (Arezzo) alla presenza delle LL.AA.RR.i Principi Amedeo e Silvia di Savoia.

DATA: 07.11.2007

NOTO: SUCCESSO DEL CONVEGNO E DELLA MOSTRA DELL’U.M.I. SULLA GRANDE GUERRA

Sabato 3 novembre la Sezione di Noto dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare, unitamente al Comune e alla Sezione Unuci, ha celebrato l’anniversario della Vittoria con il convegno dal titolo “Da Caporetto a Vittorio Veneto”.
La manifestazione, svoltasi nello storico Palazzo Trigona, ha visto intervenire il Vescovo emerito di Noto, Mons. Malandrino, rappresentanze in uniforme del 34° Gruppo Radar, del Comando Provinciale Carabinieri e Guardia di Finanza, oltre a un folto uditorio, nonostante le avverse condizioni atmosferiche.
Dopo i saluti dell’Avv. Balsamo, Assessore alla Cultura del Comune di Noto in rappresentanza del Sindaco, dell’Avv. Scala in rappresentanza dell’Ass. Pro Noto e del Col. Marescalco, Presidente della Sezione Unuci, sono intervenuti il cav. Francesco Maiore, presidente della Sezione del Nastro Azzurro di Noto e l’Avv. Francesco Atanasio,vice segret.naz.U.M.I.
Particolarmente apprezzata è stata la mostra iconografica sulla Grande Guerra e la partecipazione ad essa dei Principi Sabaudi (Emanuele Filiberto, Duca d’Aosta, Comandante della III Armata,Vittorio Emanuele, Conte di Torino, Comandante dell’Arma di Cavalleria, Luigi, Duca degli Abruzzi, Comandante in capo della flotta, Amedeo, Duca delle Puglie, volontario in Artiglieria, e Aimone, Duca di Spoleto, volontario in marina) organizzata dal Comitato provinciale di Siracusa dell’U.M.I.

DATA: 05.11.2007

IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA A GAETA

S.E. Rev.ma Bernardo Fabio D’Onofrio

Gaeta, 27 Ottobre 2007: S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, accompagnato dall’Avv. Alessandro Sacchi,  Vice presidente nazionale U.M.I., ha assistito nella Cattedrale di Gaeta alla solenne intronizzazione del nuovo Arcivescovo, S.E. Rev.ma Bernardo Fabio D’Onofrio, già Abate di Montecassino.
Il Presule, presenti le Autorità religiose, civili e militari della storica città e della provincia di Latina, ha abbracciato il Principe sabaudo.






DATA: 29.10.2007

AMEDEO DI SAVOIA A TEANO PER IL 147° ANNIVERSARIO DELLO STORICO INCONTRO FRA VITTORIO EMANUELE II E GARIBALDI
 
    S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia è arrivato a Teano stamane, 26 Ottobre, verso le ore 11.00, accolto dalle massime Autorità cittadine e da una folla acclamante; era accompagnato dal Vice presidente nazionale U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi.
Con questa visita si è voluto ricordare lo storico incontro avvenuto presso Teano 147 anni fa, incontro che ebbe come protagonisti il Re d’Italia Vittorio Emanuele II ed il Generale Giuseppe Garibaldi.
    Il Principe Amedeo ha tenuto un applaudito intervento patriottico nel corso del quale ha esaltato l’unità della Patria; hanno parlato, tra gli altri, il Sindaco di Teano Ing. Raffaele Picierno e Anita Garibaldi, discendete dell’Eroe.
Amedeo di Savoia ha stretto centinaia di mani e firmato autografi.
Si sono udite grida di “Viva il Re!” e la fanfara dei bersaglieri ha intonato la canzone del Piave e l’inno di Mameli.
    Sono state deposte corone d’alloro ai piedi del monumento equestre di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi.
    Folta la delegazione dei monarchici (U.M.I.) di Terra di Lavoro, guidati da Giuseppe Polito, militante generoso dell’ideale monarchico, e dal Duca Lombardo di Cumia, Presidente U.M.I. per la Campania
    A Teano, il 2 Giugno 1946, stravinse, come in tutto il Mezzogiorno, la Monarchia.


DATA: 26.10.2007

ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE DIABOLICUM

Mercoledì 24 ottobre u.s. il quotidiano “Il Sole 24 Ore” ha dedicato cinque colonne in prima pagina e l’intera pagina 13 ad un servizio esclusivo dal titolo “DINASTIE IN AFFARI, AMBIZIONI PUBBLICHE E LEGAMI POCO TRASPARENTI”.
Non è nostra abitudine “sparare sulla Croce Rossa” ma è nostro dovere tutelare gli interessi superiori dell’Istituzione Monarchica e ripetere ad alta voce: ORA BASTA!
ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE DIABOLICUM

DATA: 24.10.2007

L'ARALDO DI BIELLA SETTEMBRE-OTTOBRE 2007

E' uscito il numero di Settembre-Ottobre dell'Araldo di Biella, il foglio informativo del Coordinamento Provinciale dell'U.M.I., curato da Alberto Conterio.
In questo numero: Anniversario della nascita di Re Umberto II, Rincari della scuola, il titolo di Baronetto in Gran Bretagna, Antipolitica, La repubblica di Grillo, il Nucleare e tante altre curiosità.
Per riceverne una copia inviate la richiesta all'indirizzo e-mail   umi.araldobiella@hotmail.it
Per ulteriori informazioni www.biellamonarchica.it

DATA: 24.10.2007

IL 90° ANNIVERSARIO DI CAPORETTO E POZZUOLO DEL FRIULI
 
Il Kaiser Guglielmo II - da Wikipedia    L’alba del 24 ottobre 1917 vide l’artiglieria austroungarica scatenare un inferno di fuoco nella conca di Plezzo e, aperta una breccia nelle linee italiane, vi penetravano le armate nemiche. Sarà la rotta di Caporetto che porterà l’esercito italiano ad arretrare e poi attestarsi sul fiume Piave. La manovra nemica, che aveva l’obbiettivo di intrappolare le nostre divisioni schierate a sud – ovest sul fiume Isonzo, impose lo sganciamento da quel fronte e la ritirata ad est: mentre la II Armata si sfaldava, la III Armata al comando di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta, riusciva a sottrarsi al nemico nella pienezza dei suoi effettivi e delle sue artiglierie, pegno della resistenza sul Piave.
    Ciò fu reso possibile dal sacrificio fino all’estremo della Cavalleria italiana, affidata alla guida di Vittorio Emanuele di Savoia, Conte di Torino: le quattro divisioni di cavalleria, rimesse a cavallo dopo il forzato appiedamento per le mutate condizioni belliche, impostate sull’infernale trinomio di trincea, reticolato e mitragliatrice, nel ciclo operativo dal 25 ottobre al 9 novembre 1917 risalirono
contro corrente la marea di soldati e civili in fuga per fronteggiare il nemico: i “Lancieri di Novara” e il “Genova Cavalleria” si immoleranno a Pozzuolo del Friuli, dove avrà luogo lo scontro più violento di tutte le operazioni, assurto a simbolo dell’eroismo, dell’abnegazione, della forza e del coraggio dei cavalieri italiani: Genova conterà fra gli ufficiali 5 caduti e 12 feriti e fra 327 dragoni fra caduti, feriti e dispersi, mentre 332 cavalli saranno uccisi. Novara conta 16 ufficiali e 170 sottoufficiali e lancieri caduti e 185 cavalli perduti. Ma vanno anche ricordati i “Cavalleggeri del Monferrato e “di Roma” a Pasian Schiavonesco, i “Cavalleggeri di Alessandria” a Stupizza, i “Lancieri di Aosta” e i “Lancieri di Mantova” a Cividale e a  Fagagna, i “Cavalleggeri di Saluzzo” al Torre, i “Lancieri di Firenze” a Porto Buffolè, il “Piemonte Reale Cavalleria” a Madonna di Campagna. Questi eroismi, culminati spesso in trascinanti cariche a cavallo,verranno resi noti con il bollettino n. 891 del Comando Supremo del 1 novembre 1917: ” La 1^ e la 2^  Divisione di Cavalleria, specie i reggimenti GENOVA e NOVARA, eroicamente sacrificatisi… meritano sopra tutti l’ammirazione e la gratitudine della Patria…”. Gli stendardi di Genova, Novara e Saluzzo verranno per questi fatti decorati di Medaglia d’Argento al Valor Militare e quello di Firenze di Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Numerose infine le decorazioni individuali a ufficiali e cavalieri e spesso alla memoria: il ten. Carlo Castelnuovo delle Lanze, il cap. Ettore Laiolo, il sergente Elia Rossi Passavanti.
Il 10 novembre Vittorio Emanuele III lanciava il proclama della riscossa, iniziata con il sacrificio della cavalleria italiana, alla quale verrà concessa dal Sovrano alla fine del conflitto la medaglia d’oro al valor militare.
F.A.

per approfondimenti: www.assocavalleria.it

DATA: 23.10.2007

13 OTTOBRE: GENETLIACO DEL PRINCIPE AIMONE DI SAVOIA-AOSTA
 
  I più fervidi e devoti auguri dell’U.M.I., dei suoi Club Reali e di FERT a S.A.R. il Principe Aimone Umberto di Savoia-Aosta, Duca delle Puglie, nato a Firenze il 13 Ottobre 1967, figlio del Principe Amedeo di Savoia e della Principessa Claudia di Francia.
    Il Duca delle Puglie porta questo titolo di origini normanne che iniziò con Roberto il Guiscardo e che, dopo l’unità d’Italia, è stato portato dal primogenito dei Duchi d’Aosta predecessori d’Aimone.
S.A.R. Aimone di Savoia-Aosta è stato battezzato con l’acqua del Giordano e del Piave, avendo come padrini l'allora Principe di Spagna Juan Carlos e il Re di Grecia Costantino II.
E’ stato allievo del Collegio Navale “Francesco Morosini” di Venezia, dove ha conseguito la maturità ed ha frequentato i corsi dell’Accademia Navale di Livorno, conseguendo il grado di Guardiamarina.
    Ha partecipato alla missione della prima guerra del golfo a bordo del “Maestrale”.
Il Re Umberto II dimostrò un particolare affetto per Aimone tanto che, poco tempo prima di morire, insignì il Duca delle Puglie, ancora minorenne, del Collare dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la distinzione più prestigiosa di Casa Savoia.
    S.A.R. oggi lavora a Mosca per un’impresa italiana di peso internazionale.
Oltre all’italiano, il Principe Aimone parla l’inglese, il francese, lo spagnolo ed il russo.
E’ fidanzato con la Principessa Olga di Grecia.
E’ imparentato con le Case Reali di Grecia, Danimarca, Bulgaria, Romania, Regno Unito, Spagna, Francia e con i Romanov di Russia.
Il Principe Aimone Umberto non ha mai cercato le luci della ribalta, si è preparato al ruolo che la storia vorrà assegnarGli e, per la sua dignità, merita l’affetto e la devozione dei monarchici.


DATA: 12.10.2007

BASTA LA BANDIERA
 
MMI  Sul Quotidiano "LIBERO" del 10 Ottobre u.s. è apparsa un'iserzione pubblicitaria a cura del M.M.I. (Movimento Monarchica Italiano); un susseguirsi logico di enunciazioni programmatiche sui vantaggi dell'istituzione monarchica, anche alla luce della presente crisi dell'Italia repubblicana, ed una simbologia ridotta all'essenziale con al centro una bandiera tricolore con lo scudo sabaudo.
    Nessun riferimento a persone o sigle.
    Registriamo volentieri le novità.

DATA: 11.10.2007


PREMIO SCOLASTICO AMEDEO DI SAVOIA DUCA D’AOSTA M.O.V.M.
 
L'Eroe dell'Amba Alagi     La Federazione provinciale di Napoli dell’Istituto Nazionale del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare ha indetto un concorso a premi nelle scuole medie superiori cittadine per celebrare l’eroica figura del Viceré d’Etiopia nel 65° anniversario della morte in Africa.
La benemerita iniziativa ha riscosso ampio successo fra gli studenti e fra i numerosi elaborati pervenuti hanno ricevuto il primo premio gli studenti de Cesare Elisabetta, Stefanelli Flavia e Guarino Maria Chiara della III A, anno scolastico 2006 – 2007, dell’Istituto Comprensivo Statale A.U., intitolato all’Eroe dell’Amba Alagi.
La cerimonia, con la consegna degli attestati, ha avuto luogo presso il Circolo Ufficiali di Presidio di Napoli in piazza Plebiscito alla presenza del Gen. Brigata Aerea Franco Marsiglia, Comandante dell’Accademia Aeronautica.
Il periodico NASTRO AZZURRO (www.istitutonastroazzurro.org) nel numero di settembre – ottobre riporta – oltre alla prima pagina del numero iniziale della rivista del gennaio 1926, dedicato alla prima Regina d’Italia - la cronaca degli eventi e l’elaborato che ha ricevuto il primo premio, che così si conclude: ”…siamo fiere che la nostra scuola prenda il nome di quest’uomo: principe nel cuore più che nel rango. Costui ha saputo mettere da parte il potere materiale in nome di valori puri di un animo “nobile” nel senso più vero del termine.
F.A.

DATA: 08.10.2007

LA SCOMPARSA DELLA PRINCIPESSA CATERINA DI GRECIA

http://www.rbvex.it/grecia.html    Il 4 Ottobre è deceduta a Londra la Principessa Caterina di Grecia, figlia di Costantino I, Re degli Elleni e della Regina Sofia, nata Principessa Reale di Prussia.
    La Defunta era sorella della Principessa Irene di Grecia, madre del Principe Amedeo di Savoia, della Regina Elena di Romania e del Re di Grecia Paolo I, padre del Re Costantino II.
La Principessa Caterina sarà sepolta nel cimitero Reale di Tatoi, nei pressi di Atene.
    Il Governo greco del premier Karamanlis ha concesso immediatamente il benestare alla translazione in patria delle spoglie della Principessa Caterina.
Le nostre più sentite condoglianze alla Famiglia Reale greca ed al Principe Amedeo di Savoia-Aosta.

Una considerazione finale: anche la Repubblica di Grecia dà una lezione di civiltà alla “nostra” che mantiene sbarrato il Pantheon ai nostri Sovrani morti in esilio.
S.B.

DATA: 05.10.2007

LA MONARCHIA E I POLITICI LITIGIOSI
 
    Intervento di Sergio Boschiero, Segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, pubblicato a pagina 45 del "Corriere della Sera" di giovedì 20 Settembre 2007 :

    Non sono uno che rifiuta le critiche ai Savoia, ma non ho condiviso il finale della risposta di Sergio Romano dove ha ipotizzato che, se la monarchia fosse rimasta nel 1946, saremmo stati irrimediabilmente divisi (Corriere, 12 settembre). I Savoia furono i soli principi italiani decisi a mettere in gioco l' esistenza stessa del loro regno per conseguire l' unità dell' Italia. Il Risorgimento, con le sue luci e con le sue ombre, fu un' impresa prodigiosa; basti pensare che solo 22 anni dopo la prima guerra di indipendenza il 90% del territorio della penisola faceva già parte del Regno d' Italia. I Savoia furono molto amati dal popolo italiano; lo si constatò per la solidarietà alla monarchia emersa dall' assassinio di Umberto I e per il seguito che la corona ebbe nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, malgrado le fumanti rovine della guerra e la violenta campagna anti-monarchica. Umberto Il sarebbe stato un ottimo re pacificatore. Purtroppo anche la monarchia liberale ebbe a che fare, come oggi la Repubblica, con una classe politica litigiosissima.

Sergio Boschiero
Segretario nazionale Unione Monarchica Italiana

DATA: 24.09.2007

E' PARTITA L'OFFENSIVA CONTRO GRILLO
 
    Dichiarazione di Sergio Boschiero, Segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana:

    "E' partita l'offensiva contro Beppe Grillo perché la casta dei politici non sopporta critiche e satira, soprattutto quando dicono il vero.
    Esprimo, pertanto, piena solidarietà al comico ligure che da qualche settimana non solo diverte moltissimo, in questo clima di rantolante partitocrazia, ma fa pensare ai guai dell'Italia.
    Un sistema autenticamente democratico non dovrebbe mai arrivare ad attaccare, in forme diverse, scrittori come Giovannino Guareschi, vignettisti come Giorgio Forattini, comici come Beppe Grillo."

Roma, 19 Settembre 2007

Sergio Boschiero

DATA: 19.09.2007


BOSSI IL NEOBORBONICO
 
Re Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano    Capisco ancora - sul piano dei fatti, nel merito, essendo io un borghese democratico nazionale, mi trovo agli antipodi - capisco ancora, da parte dei leghisti (in questo del tutto simili ai neoborbonici), incolpare Garibaldi del delitto di “procurata unità d’Italia” per aver regalato alla corona sabauda l’intero Mezzogiorno. Ma chiamarlo, come ha fatto Bossi domenica, a rispondere, per aver consegnato il Lombardo-Veneto ai Savoia è solo un clamoroso strafalcione tale da chiedersi se Bossi abbia mai varcato la soglia di una scuola e sfogliato un manualuccio di storia. Dove avrebbe appreso che la Lombardia fu ottenuta dal Piemonte dopo la seconda Guerra d’Indipendenza grazie semmai agli eserciti francesi, e il Veneto fu graziosamente passato all’Italia nel 1866 dalla Prussia, vittoriosa sull’Austria, e con cui eravamo alleati. Garibaldi dunque non c’entra nulla, ha fatto tutto l’ignoranza a ruota libera del capo della Lega.

Ernesto Galli della Loggia
(dal Corriere della Sera del 17 Settembre 2007)


IL COMMENTO

      Condividiamo il commento di Ernesto Galli della Loggia sulle ultime esternazioni di Bossi nel corso della cerimonia pagana dell’ampolla contenente l’acqua del Po.
Galli della Loggia invoca un supplemento scolastico per Bossi che in gioventù aveva frequentato i corsi serali di Radio Elettra.
Per questa frequentazione è così colto, soprattutto in storia.
    Stupisce che Bossi attacchi tanto Casa Savoia dimenticando le telefonate con i Savoia, la delegazione parlamentare della Lega ad Altacomba per l'anniversario dei funerali del Re Umberto II, il pellegrinaggio di Borghezio alla tomba della Principessa Mafalda a Kronsberg, il discorso, detto anche della “transfugazione”, pronunciato sempre da Borghezio a Tuscania in occasione dello scoprimento di un busto bronzeo raffigurante Umberto II (di Savoia!). Ecc. ecc. eccetera….
    Ha fatto bene Fini a manifestare dalla Spagna il dissenso di A.N. di fronte alle elucubrazioni della “spada di Pontida”.
    E Berlusconi?

Italicus

DATA: 17.09.2007


L’effetto D
Ovvero come una monarchia in crisi si è rifatta il trucco ed è diventata bella come Lady Diana

da "Il Foglio Quotidiano" diretto da Giuliano Ferrara, del 28 Agosto 2007
 
   Londra. Ci sono pochi dubbi che l’andazzo delle celebrazioni per il decimo anniversario della morte di Diana d’Inghilterra sia scadente. Prima il megaconcerto d’inizio estate, col penoso expertise musicale dei figlioli riguardo ai gusti della scomparsa, al solo fine di celebrare, con appiccicoso scialo empatico, la ricorrenza d’una morte perlomeno strana. Quindi il riaffiorare del polpettone mediatico, tra rievocazioni, commozioni d’accatto, aneddotica scadente (un articolista del Guardian ha occupato un’intera pagina per raccontare d’aver mangiato una volta con Diana e di esserne rimasto poco impressionato, e poi di aver incontrato Dodi, che invece gli era parso antipatico, mica sa spiegarci perché), fino alle tardive biografie vergate da griffes appassite come quella di Tina Brown alla disperata caccia di un hit, per non parlare del riaffiorare della miserabile inchiesta sui misteri dell’incidente di Parigi, approccio prediletto degli special tv.
Niente di nuovo. Ma a margine dell’evento vale la pena di soffermarsi su alcuni notevoli effetti collaterali della morte di Diana.
L’argomento era stato già sfiorato da Stephen Frears nell’acuto docudrama “The Queen”. Ma adesso è al centro di un’accurata analisi ben sintetizzata da “The Royal Recovery”, radio-inchiesta della Bbc firmata da Matthew D’Ancona e Mark Savage e basata sulla tesi che la morte di Diana sia stata l’occasione, il motore e l’ispirazione per una fondamentale opera di revisione, ammodernamento e rilancio di una monarchia che, in coincidenza con la improvvisa dipartita della principessa, ha conosciuto il momento più buio, il minimo storico di credibilità, il rischio del definitivo scollamento dall’affettività popolare che ne ha garantito sopravvivenza, prestigio e splendore.
Un make-up regale che è il risultato dell’opera sofisticata di silenziosi strateghi, capaci di invertire andamenti rischiosi, umori confusi, preconcetti mediatici. E dunque come vanno le cose 10 anni più tardi? Come meglio non potrebbe. Lo spettrale Carlo e la paziente Camilla sono regolarmente sposati e circondati da un affetto del tutto imprevedibile nei giorni del lutto, quando la Gran Bretagna era preda di una brutta crisi di nervi per la scomparsa della sua icona glamour.
I giovani William ed Henry oggi sono i titolari della continuità, i detentori naturali dell’eredità di fascino, bellezza e grandi speranze della mamma, e come tali sono spiati, commentati, ammirati. Ma soprattutto, spazzati via i sospetti e i bagliori satanici dal Palazzo, oggi la monarchia britannica ha riverniciato la sua immagine, acquisendo disinvolta statura contemporanea e ispirandosi stilisticamente proprio alla cara estinta quanto a scelte di comportamento, visibilità, campi d’intervento al di là del protocollo, e quanto a irrinunciabile interazione col mondo della comunicazione (ad esempio: si è finalmente provveduto al cablaggio di Buckingham Palace per le necessità televisive).
Mai come oggi questa è la Britannia di Diana, che le somiglia attentamente e ne rispecchia la fascinazione. Mai come adesso l’entourage reale si ricorda di lei nel proporsi aperta, responsabile (Elisabetta adesso fa la sua denuncia dei redditi, come un qualsiasi mortale), trasparente, sensibile ai turbamenti popolari, in equilibrio tra l’interpretazione della monarchia come lavoro difficile e degno d’assoluta dedizione e come status d’umana perfezione, che si traduce in coscienza, eleganza e autocontrollo.

Un danno controllato
La morte di Diana è stata, secondo Penny Russell-Smith, ex-portavoce di Buckingham Palace, “un danno controllato”, sulle cui macerie si è saputo prodigiosamente ripartire, ricostruendo un potente impianto di popolarità. I Windsor hanno sostenuto a meraviglia lo slittamento d’immagine a cui dovevano sottoporsi per continuare a esercitare il loro mandato nel nuovo mondo dei Beckham & Posh, della Londra iperglobalizzata, della società nazionale in procinto di espiazioni postblairiste.
Assistendo, in occasione di questo anniversario, allo spettacolo di un Regno Unito che ha ripreso ad amare docilmente la propria monarchia, che ne piange i lutti e ne incoraggia i superstiti – primo fra tutti Carlo – la sensazione è che questo paese avesse un bisogno irrinunciabile di Diana, che perciò la sua scelta sia stata, a suo tempo, acuta e intelligente, e che il suo passaggio risulta, a questo punto, decisivo. Di lei ci si ricorderà per le ondivaghe peregrinazioni amorose e per la sua controversa caratterialità. Ma anche perché è stata causa ed effetto di un riallineamento dei regali astri che non poteva attendere più a lungo. (sp)

DATA: 11.09.2007

LUTTO MONARCHICO

Danilo Passalacqua di fronte al busto di Mafalda di Savoia in Alessandria    Il giorno 8 Agosto u.s., alle ore 6 del mattino, ci ha lasciato il Sig. Danilo Passalacqua, padre di Carmine; neo Consigliere comunale di Alessandria e Vicesegretario nazionale U.M.I.
    Figlio di militare appartenente al Regio Esercito, Comandante del Genio Militare trasferito nel 1928, originario di Ortucchio in prov. dell'Aquila, ha vissuto per oltre 30 anni nella storica Cittadella militare sabauda di Alessandria, insieme alla numerosa famiglia.
    Monarchico e devoto alla Real Casa di Savoia, ha trasmesso gli stessi ideali al figlio.
Lascia la moglie Dora Novello e la figlia Ornella, insegnante ispettore presso la Scuola di Polizia di Stato "Antonio Cardile" di Alessandria.

DATA: 03.09.2007


LA NUMISMATICA E LA CONCILIAZIONE DEL 1929
 
    Il settimanale dei Paolini FAMIGLIA CRISTIANA ( n.30 del 29.7.2007) ha pubblicato un esclusivo servizio, a firma di Alberto Bobbio, sul Gabinetto Numismatico Vaticano. La raccolta di monete e di medaglie della Santa Sede è fra le più importanti del mondo e data dal 1438, quando il Pisanello ideò il conio per celebrare la figura dell’imperatore bizantino Giovanni VII Paleologo, venuto a Roma per tentare la riconciliazione fra Chiesa d’Oriente e Chiesa Cattolica.
    Il Gabinetto Numismatico è stato istituito ufficialmente nel 1738, anche se una prima sistemazione avvenne nel 1555: esso è parte della Biblioteca Vaticana.
Così conclude l’interessante articolo Alberto Bobbio: ”E le monete e le medaglie sono state strumento del dialogo fra papa Pio XI e il re Vittorio Emanuele III, prima e dopo i Patti Lateranensi.
    Erano entrambi appassionati numismatici e qualcuno sussurra che una segretissima diplomazia numismatica abbia avuto qualche ruolo accanto a quella, determinante, di Mussolini”
fma

DATA: 03.09.2007


CONSIGLI A GORDON BROWN
L’utile regina
 
Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 20 Agosto 2007 - OPINIONI

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/73/Elizabeth_II_greets_NASA_GSFC_employees%2C_May_8%2C_2007.jpg/433px-Elizabeth_II_greets_NASA_GSFC_employees%2C_May_8%2C_2007.jpg    E’ ormai risaputo che nel credo liberale monarchia e impero sono concetti anacronistici. La prima incarna il principio ereditario che nessun pensatore moderno può accettare come base legittima di un governo; il secondo rappresenta qualcosa di peggio ancora, ovvero l’assoggettamento di popoli che dovrebbero governarsi da soli. In futuro il mondo si organizzerà su repubbliche basate sull’autodeterminazione, dove tutti i cittadini godranno dei medesimi diritti. Quando gli imperi saranno scomparsi e re e regine saranno andati in pensione, si aprirà un’era di pace duratura e la libertà sarà, per la prima volta, universale.
    Questa favola possiede un certo suo fascino ingenuo che la rende cara ai benpensanti di tutti i partiti: trasforma le ironie della storia in un semplice dramma allegorico e in un’epoca che esige, più di ogni altra cosa, uno slancio emotivo, e non manca di suscitare un richiamo potente. Eppure quest'affabulazione liberale scaturisce da una massiccia semplificazione degli avvenimenti, e l’ideale dell’autodeterminazione da essa invocata si è rivelato, in pratica, assai pericoloso. Il tremendo fallimento che si dipana tuttora in Iraq deriva in parte dal fatto che nessuno dei fautori della guerra si è mai curato di appurare se lo Stato, governato da Saddam, fosse in grado di sopravvivere a un’improvvisa ventata di democrazia e, nel caso contrario, quali sarebbero state le conseguenze. (…)
    L’opinione liberale si aggrappa all’ideale dell’autodeterminazione quasi fosse un articolo di fede, ma la verità è che la costruzione di uno stato-nazione è quasi sempre un processo sanguinoso. Gli Stati Uniti sono diventati uno Stato-nazione moderno dopo una feroce guerra civile, e la Francia dopo Napoleone. La Cina segue oggi una strada simile, e le conseguenze in Tibet non differiscono molto da un genocidio. La costruzione di una nazione è il progetto prototipo dei temi moderni, ma il risultato è spesso quello di scalzare i valori moderni di libertà personale e cosmopolitismo. Vale la pena riflettere sul fatto che le poche vere democrazie multinazionali che oggi esistono sono per la maggior parte monarchie e relitti d’imperi, la Spagna, il Canada e il Regno Unito, per esempio. Tranne che in queste reliquie irrazionali, in nessun angolo del mondo la democrazia è riuscita a fiorire a livello multi-nazionale.
Malgrado tutti i discorsi per accentuarne la legittimità, l’Unione Europea è – e a parer mio resterà – del tutto non democratica. La democrazia multi-nazionale si è incarnata nel modo più durevole solo nelle costituzioni pre-moderne.
    Per fortuna, in Gran Bretagna non dobbiamo affrontare gli orrori che hanno accompagnato la nascita di Stato-nazione in altre parti del mondo. Tuttavia, sarebbe poco saggio dare per scontata la nostra buona sorte.
La monarchia che abbiamo oggi – un miscuglio di antichi retaggi e di telenovelas post moderne – può anche apparire assurda, ma consente a una società ancora gradevolmente diversificata di convivere pacificamente, senza troppe frizioni. La devoluzione della Scozia e del Galles e il processo di pace in Irlanda del Nord non hanno portato – come temevano i profeti di sventure – al crollo della struttura imperiale britannica. Anzi, con ogni probabilità l’hanno rafforzata. I liberali continuano a considerare l’assoggettamento alla regina un insulto alla loro dignità. Ma almeno le strutture arcaiche che ci governano non ci costringono a definire la nostra appartenenza per diritto di sangue, luogo di nascita o fede religiosa e ci proteggono dalla velenosa politica dell’identità.
    Gordon Brown si è impegnato a modernizzare lo Stato e molti accarezzano la speranza che voglia introdurre una costituzione scritta. Come ha dimostrato l’Iraq, però, ricostruire un governo su un modello astratto raramente si è rivelato il modo più affidabile per tutelare i valori liberali. Speriamo che il primo ministro rifletta sulla storia e si limiti a migliorare il funzionamento di quella struttura sgangherata, ma insolitamente liberale, che abbiamo ereditato.

© John Gray, 2007
Traduzione di Rita Baldassarre

DATA: 23.08.2007

DEMOCRAZIA E MONARCHIA IN GIORDANIA
 
    La Regina Rania di Giordania, da sempre impegnata sul fronte dei diritti umani e della convivenza pacifica fra i popoli, è stata la promotrice e sostenitrice della nuova legge elettorale per il rinnovo dei consigli municipali del regno hascemita: la nuova legge ha introdotte “quote rosa” obbligatorie stabilendo che almeno il 20% dei seggi in ciascuna delle 94 amministrazioni locali sia riservato alle donne. Su 355 candidate 222 sono state pertanto elette lo scorso 31 luglio. L’iniziativa, che ha riscosso molto successo fra la popolazione giordana, colloca il Regno all’avanguardia non solo nel mondo orientale, ma anche in quello occidentale se pensiamo che la repubblica italiana è ben lungi dall’assicurare medesimi diritti alle sue cittadine.
    Il Regno di Giordania, alla pari delle altre monarchie moderate dell’Islam costituisce un esempio di progresso e civiltà nella fedeltà alle tradizioni.
fma

DATA: 16.08.2007


LA SCUOLA D’INFANZIA REGINA MARGHERITA DI SIRACUSA
 
    Il Comune di Siracusa e il IV Istituto comprensivo hanno dato alle stampe il volume “La scuola d’infanzia Regina Margherita” per celebrare la decisione adottata nel 2006 da parte degli organi collegiali di questo Istituto di intitolare la scuola materna alla prima Regina d’Italia.
    Margherita di Savoia, infatti, nel 1885 destinò dei fondi personali affinché venisse aperto il primo asilo pubblico di Siracusa a favore dei bambini indigenti.
    Il volume riporta nella copertina una tavola di Achille Beltrame della Domenica del Corriere del 1902, che rievoca la visita della Sovrana a Siracusa dinanzi allo storico Duomo.
    L’opera, oltre a contenere altre suggestive immagini della Regina e a foto d’epoca dell’asilo, si compone degli interventi celebrativi delle autorità comunali e scolastiche, di ricordi biografici di ex docenti ed ex alunni, dello Statuto della scuola d’infanzia e di atti d’archivio ad essa relativi, dell’ode di Carducci “ Alla Regina d’Italia” e di note su altre istituzioni scolastiche benefiche di Roma e Palermo,promosse e intitolate alla Regina.
    L’U.M.I. E la delegazione provinciale dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore RR.TT.Pantheon hanno collaborato e contribuito alla realizzazione del volume.
fma

DATA: 16.08.2007


IL CENTENARIO DEGLI SCOUT
 
In uniforme di Giovane Esploratore    Un secolo fa l’ufficiale britannico Robert Baden Powell riuniva una ventina di ragazzi inglesi nell’isola di Brownsea per un campo di avventura: da quel momento 400 milioni di persone hanno indossato l’uniforme degli scout e professato nella vita quotidiana i valori di lealtà e servizio che ne sono l’appannaggio.
    L’associazionismo, che legava la vita all’aria aperta con la solidarietà, valichò ben presto i confini del mondo anglosassone coinvolgendo anche le Nazioni cattoliche, compresa l’Italia.
    Il Santo Padre Benedetto XVI in occasione del lieto anniversario ha rivolto un messaggio agli scout “rendendo grazie al Signore per tutti i frutti che,nel corso di questo secolo,lo scoutismo ha portato… lo scoutismo, fecondato dal Vangelo, non è solamente un luogo di crescita umana, ma anche il luogo di una proposta cristiana forte e di un’autentica maturazione spirituale e morale, oltre che un reale cammino di santità …”
    L’UMI si unisce alle celebrazioni in svolgimento in tutto il mondo ricordando come anche S.M. il Re Umberto II, da adolescente, vestì l’uniforme di esploratore scout, segno dell’attenzione che la Monarchia sapeva vivere e sentire la temperie spirituale di quell’esperienza.
fma

DATA: 16.08.2007


I PRINCIPI AMEDEO E SILVIA DI SAVOIA AD ISCHIA
    
Breve visita dei Principi Amedeo e Silvia di Savoia ad Ischia. Le LL.AA.RR., accompagnante dal Vicepresidente Nazionale dell'U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi con la consorte Sig.ra Daniela, si sono recati nell'Isola Verde per un soggiorno all'insegna dell'informalità e del relax.
Ovunque riconosciuti e salutati dalle genti isolane e dai turisti, i Principi hanno mostrato di apprezzare le bellezze naturali della perla del Tirreno.

Visita a sorpresa del Principe Amedeo, nel Comune di Lacco Ameno, alla locale sezione dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia.
S.A.R., marinaio tra i marinai, è stato acclamato dai vecchi “marò” con commosso entusiasmo.
Le LL.AA.RR. hanno promesso di ritornare. 

DATA: 07.08.2007


OMAGGIO DELL'U.M.I. A GIORGIO CASTRINOTA SCANDERBEG ED AI SOVRANI DEL MONTENEGRO 
 
S.M. la Regina Elena di Savoia     Mentre sull'Europa incombe la minaccia del fondamentalismo islamista, i simboli della tradizione cristiana militante tornano al centro di una venerazione mai scomparsa.
In questo spirito, il Segretario nazionale dell'U.M.I. Sergio Boschiero, lo scorso 4 agosto ha deposto ramoscelli d'alloro sui sepolcri che raccolgono i resti mortali di alcune luminose figure dell'area illirico-montenegrina: la tomba di Giorgio Castriota Scanderbeg a Lesha (Albania) e quella dei
    Sovrani del Montenegro, il Re Nicola I Petrovich Niegos e la Regina Milena, nella Chiesa accanto al Palazzo Reale di Cettigne.
    Il Palazzo Reale è ricco di ricordi, di opere d'arte di altissimo livello, di ritratti dei sovrani del tempo e dell'amatissima Regina Elena di Savoia.
    Fu il Re Umberto II a donare un mosaico raffigurante la Madre.
    Di particolare significato alcune decine di bandiere turche catturate in battaglia dai montenegrini nel corso dei secoli passati. 

DATA: 07.08.2007


NOTOMUSICA FESTIVAL: GLI STRAVAGANTI
opera di Niccolò Piccinni
   
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f9/Piccinni%2C_Niccol%C3%B2_1.JPGNell’ambito del XXXII Festival di Noto Musica venerdì 3 agosto sarà eseguita la prima rappresentazione in epoca contemporanea dell’opera di Niccolò Piccini “Gli stravaganti, ossia la schiava riconosciuta”.
L’opera, tecnicamente una farsa, reca nel frontespizio della fonte autografa (Napoli, Conservatorio di San Pietro a Majella) e del libretto a stampa la didascalia “intermezzi”: una composizione breve, con un massimo di quattro personaggi e un organico orchestrale ridotto.
La prima rappresentazione ebbe a luogo al Teatro Valle di Roma il 1 gennaio 1764 riscuotendo immediato e travolgente successo. Lo stile brillante e internazionalmente rinomato di Piccinni su un testo drammaturgico efficace fece sì che l’opera venisse richiesta in tutta Europa.
La realizzazione musicale alterna sezione recitative d’assieme ad ampi concertati, in una visione scenica molto dinamizzata in cui l’autore, pur indulgendo ad agilità e virtuosismi, secondo il gusto del tempo, riesce a tornire squisitamente il carattere dei personaggi.
Trasformata in “dramma giocoso” con l’aggiunta di un terzo atto, l’opera debuttò così per la prima volta nel 1765 al Teatro Carignano di Torino alla presenza di Vittorio Amedeo III, della Famiglia Reale e della Corte sabauda, confermando il vivo successo di Roma.
fma

www.notomusicafestival.com

DATA: 27.07.2007


RICONOSCERE IL FRONTE POLISARIO E’ UN ATTACCO AL MAROCCO
   
http://www.c-assilah.com/moussem27/images/etc/Mohammed_VI.jpgLa Camera dei deputati della Repubblica Italiana, su iniziativa della “sinistra radicale”, ha approvato con una maggioranza trasversale una mozione che propone il riconoscimento da parte del governo dello status diplomatico alla rappresentanza in Italia del Fronte Polisario.
Il Fronte Polisario è un movimento armato, sostenuto economicamente da Algeria, Libia e Cuba, che dal 1976 - al cessare della dominazione coloniale spagnola - rivendica con azioni militari il c.d. ”Marocco spagnolo” e vi ha proclamato la “Repubblica araba saharawi democratica”.
Il Marocco, subentrato alla Spagna per accordi internazionali, ha dovuto sostenere per 30 anni il conflitto innescato dal Fronte Polisario, che non si ritiene soddisfatto tutt’ora delle proposte di mediazione avanzate da Rabat e che prevedono la concessione alle tribù sarahawi ampie autonomie amministrative.
Il voto di palazzo Monte Citorio è stato ritenuto dagli ambienti diplomatici europei come una aperta critica al Marocco, retto dalla monarchia moderna, riformista, moderata, amica dell’Italia e dell’Europa di Re Mohammed VI.
Gli osservatori internazionali ritengono infatti che qualsivoglia sostegno al Fronte Polisario possa incrementare anche nell’Africa settentrionale e centrale il pericolo del fondamentalismo islamico, contro cui lotta il Marocco e gli altri Stati arabi moderati.
L’Unione Monarchica Italiana eleva la propria protesta contro tale voto della Camera dei deputati ed esprime la propria vicinanza a Re Mohammed VI.

DATA: 27.07.2007


LA MORTE DI ZAHIR SHAH:
UN ERRORE PRIVARLO DEL TITOLO DI RE
   
Dichiarazione del Segretario nazionale dell'U.M.I. Sergio Boschiero sulla scomparsa del Re dell'Afghanistan:

http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/40703000/jpg/_40703414_afghan_zahir_ap.jpg“Fra le apologetiche dichiarazioni sulla figura del defunto Re Zahir Shah trovo ipocrita quella del Presidente Bush. Furono soprattutto gli U.S.A. a volere che il Sovrano non tornasse come Re, bensì come “padre della nazione”.
Una figura dimezzata per questo titolo-orpello estraneo alla tradizione afghana. Gli amici americani continuano a non voler capire le Monarchie.
L'Unione Monarchica Italiana rende omaggio a Re Zahir Shah ricordando che sotto il suo Regno l'Afghanistan ebbe un lungo periodo di pace, una costituzione ed obiettivi democratici; il defunto Re garantì le neutralità nel secondo conflitto mondiale e, con lui regnante, non ci fu alcuna invasione straniera.
L'era della rovina dell'Afghanistan ebbe inizio con la Repubblica del cugino-traditore Daud e, purtroppo, perdura.”

Roma, 24 Luglio 2007
Sergio Boschiero

DATA: 24.07.2007

NUOVO SEGRETARIO NAZIONALE GIOVANILE DEL'U.M.I.

    Emanuele Balzari ha accettato l'incarico di Segretario Nazionale del Fronte  Monarchico Giovanile dell'U.M.I.
E' nato a Milano e risiede a Roma.

    Ha 23 anni, ha frequentato il prestigioso Collegio Navale Morosini di Venezia, conseguendo la maturità classica, e frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Roma 3.
    Leale verso la Causa Monarchica, preparato e valido organizzatore, Emanuele Balzari merita la collaborazione dell'U.M.I. e l'adesione della gioventù monarchica. La Presidenza e la Segreteria nazionale dell'U.M.I. esprimono grande soddisfazione.
    L'Agenzia di Stampa FERT, la più “antica” testata monarchica, si unisce agli auguri e al compiacimento dell'U.M.I.


DATA: 24.07.2007


LES ANNES GRACE KELLY
   
http://www.poster.net/kelly-grace/kelly-grace-photo-xxl-grace-kelly-6231550.jpgNel 25° anniversario della tragica morte della Principessa Grace di Monaco il Principato ha organizzato una mostra celebrativa intitolata “GLI ANNI – GRACE KELLY” presso il Grimaldi Forum in avenue Princesse Grace n.10. L’esposizione si estende per 4000 mq, in cui il visitatore viene trasportato dai set cinematografici di Hollywood alla reggia di Monaco: un ricco repertorio fotografico con scatti dei più grandi artisti del suo tempo, il favoloso guardaroba, cimeli personali, carteggi privati, tutti che narrano la vicenda umana di un protagonista insuperabile della cinematografia prima e di una sposa, madre e sovrana che ha contribuito a cambiare la storia del principato di Monaco nel segno della solidarietà e della cultura.
La mostra, inaugurata da S.A.S. il Principe Alberto di  Monaco, degno successore del padre Ranieri, il 12 luglio rimarrà aperta fino al 23 settembre.
WEB: www.grimaldiforum.mc
fma

DATA: 20.07.2007


QUI CURO IL MIO MAL D'AFRICA

Chi n° 29 del 25 Luglio 2007

    Il settimanale "Chi" (n° 29 del 25 Luglio 2007, euro 1,90) riporta, da pagina 76 a pagina 80, nella rubrica "Chi Giardini", un'intervista di Nicoletta Sipos al Principe Amedeo di Savoia.
Il Principe racconta la sua passione per le piante tropicali e per l'isola di Pantelleria, ricordando quanto il ramo Savoia-Aosta sia legato all'Africa.
    Al Suo fianco la Principessa Silvia ed annuncia che a settembre ospiterà, in veste di Presidente dell'Orto botanico di Palermo, una conferenza di curatori d'orti boanici; in seguito sarà a Pisa per l'Optima, l'Uesco delle piante.


DATA: 19.07.2007


IN EUROPA PICCOLE REGINE CRESCONO

Oggi n ° 29 del 18 Luglio 2007

    Il settimanale "Oggi" (n° 29 del 18 Luglio 2007, euro 1,90) riporta, da pagina 46 a pagina 50, un interessante articolo di Michela Auriti  sui giovani reali di tutto il mondo. La giornalista ha intervistato il Segretario Nazionale dell'U.M.I. Sergio Boschiero, il quale ha fatto una panoramica sui futuri Re e le future Regine di tutto il mondo.


DATA: 11.07.2007


CLUB REALE INSUBRICO "MAFALDA DI SAVOIA-ASSIA"

    E' stato fondato nel Canton Ticino un Club Reale dedicato alla Principessa Mafalda di Savoia, figlia del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, morta nell'agosto 1944 nel lager nazista di Buchenwald.
    Il Club, che vede Walter Bianchini come coordinatore e Fausto Spacio come vice-coordinatore, si prefigge l'obiettivo di tenere vivi anche in Svizzera quei valori fondanti che stanno alla base della cultura e della storia della Confederazione Elvetica, dell'Italia e dell'Europa.


DATA: 04.07.2007


I SAVOIA RE D'ITALIA?
PER MALNATI SONO TUTTI ILLEGITTIMI E ABUSIVI

    di Aldo A. Mola

    Franco Malnati, 84 anni, avvocato, strenuo paladino di Vittorio Emanuele di Emanuele Filiberto di Savoia cancella cinque re d’Italia con un colpo solo: tutti discesero da un sovrano illegittimo. Davvero una “grande frode”.
Che cosa  dice Malnati? Sulla base di un “nuovo documento emerso dagli archivi: la sentenza 2 novembre 1982 della Commissione elettorale di San Giovanni Valdarno” che riconobbe l’esercizio del diritto di voto al principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, Malnati dichiara  (“Il Giornale”, Milano, 25 giugno 2007) che la disputa sulla successione dinastica di Umberto II è definitivamente chiusa a favore di Vittorio Emanuele e contro il cugino, perché, come scrisse la Commissione elettorale, Amedeo di Savoia “non può ritenersi compreso tra i discendenti di Casa Savoia, cui la XIII disposizione transitoria della Costituzione nega il diritto dell’elettorato attivo, un collaterale in settimo grado dell’ex re Umberto II”.
    Orbene, quella sentenza non è affatto una scoperta. Se ne occupò “Il Foro Italiano”CVII,1984,III, pp.162 e ss. Essa escluse che il Principe Amedeo, ufficiale  di Marina previo consenso del Capo della Casa, Umberto II, fosse discendente diretto del re in esilio ma, al tempo stesso, ricordò, correttamente, che è suo parente collaterale  in settimo grado.
Sospinto dal vis polemica, Malnati afferma invece che Amedeo “non è neppure un parente, legalmente la parentela si esaurisce dopo il sesto grado”.
Secondo Malnati tutti i Savoia re d’Italia furono abusivi: i loro nomi dovrebbero essere cancellati con onta, le loro statue abbattute. Già, perché Carlo Alberto di Savoia, principe di Carignano, salì al trono  alla morte di Carlo Felice (aprile 1831), ultimo maschio di Vittorio Amedeo III, il quale a  sua volta discendeva  da Vittorio Amedeo I, secondogenito di Carlo Emanuele I, duca di Savoia dal 1580 al 1630. Con Carlo Felice il principe Carlo Alberto di Carignano era parente, si, ma solo in tredicesimo grado;  discendeva infatti da Tommaso Francesco, nono figlio di Carlo Emanuele I e di Caterina d’Austria.
    La successione di Carlo Alberto a Carlo Felice, sostenuta dallo zar di Russia e dalla Gran Bretagna  e combattuta dall’Austria, fu a lungo contestata per motivi politici, ma nessuno mise mai in dubbio che il continuatore della dinastia fosse lui benché i due rami della Casa fossero separati da sei generazioni e 250 anni di storia. Così funzionano le Dinastie.
Le norme vigenti in Casa Savoia erano e rimangono le Regie Patenti del 1780-82, richiamate da Umberto II nelle lettere del 1960-63 (da me pubblicate in Declino e crollo della monarchia, Mondadori) in cui avvertì il figlio che, in caso di nozze senza previo consenso paterno, il rango di principe ereditario e tutti i diritti connessi sarebbero passati, come passarono, al nipote, Amedeo d’Aosta. Tali leggi, come ribadì Umberto II al figlio,  non sono modificabili sulla base di interpretazioni individuali. Esse sono superiori alla volontà del re stesso.  A impedire ogni modifica delle Regie Patenti è stata, paradossalmente, proprio l’instaurazione della Repubblica. Essa ha  fatto decadere il governo del re e ha esaurito il  parlamento del regno, cioè i soli organi che avrebbero potuto concorrere  a un atto giuridicamente complesso quale la modifica delle Norme della Casa.
Mentre incalza il 150° della proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861) perché insinuare  che Vittorio Emanuele II fu figlio di un re illegittimo perché troppo lontano parente  del suo predecessore?  Per compiacere  chi di sua scelta si collocò al di fuori della linea successoria dinastica Malnati butta il bambino con l’acqua, mette sotto accusa tutti i re d’Italia.  Altro che  regicidio!?

Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno


DATA: 27.06.2007  

ELETTI ISTITUZIONALMENTE MONARCHICI

Ci stanno pervenendo i nominativi degli eletti istituzionalmente monarchici, candidatisi nelle liste della CDL. Congratulazioni a Carmine Passalacqua, eletto Consigliere comunale di Alessandria, al Dott. Marco Grandi, che diventa Consigliere provinciale di Ancona, al Avv. Umberto Amoretti, figlio del Presidente nazionale, il più votato nelle liste del comune di Rapallo. Ancora  congratulazioni ed auguri al Dott. Giacomo Bugaro, Console Onorario di Bulgaria ad Ancona, il più votato come numero di preferenze al Consiglio Regionale delle Marche.


DATA: 20.06.2007