U.M.I. - Unione Monarchica Italiana
dal quotidiano “Italia Nuova”, diretto da Enzo Selvaggi  - 13 Giugno 1946

Il fermento popolare a Napoli aumentato per le sanguinose repressioni

Un morto monarchico   La situazione, a Napoli, si è aggravata! Le conseguenze sanguinose degli incidenti verificatisi martedì sera, hanno portato l'esasperazione della popolazione napoletana a tale grado per cui è da temere che nei prossimi giorni e nelle prossime ore, anche se sono state proibite manifestazioni, dimostrazioni etc., i disordini possano trasformarsi in moti anche più gravi.
   Ci sono stati dei morti, bisogna ricordarlo, e continuano gli scontri che provocano altri morti, perché da una parse si sostiene il diritto di poter liberamente manifestare la propria opinione e di opporsi ai risultati incerti di una votazione, mentre dall'altra si vorrebbe fare accettare una situazione politica nazionale che non è ancora chiara e convincente.
   Ed eccoci ora alla cronaca degli incidenti di martedì sera. Doveva essere la giornata della repubblica, ma Napoli di questa festa non s'è accorta. I negozi erano aperti e la vita della città si è svolta normalmente fino alle ore diciannove.
   In quest'ora apparve in Via Medina un corteo di dimostranti che transitava per raggiungere il centro della città. Altri cortei si erano formati nei quartieri più popolari della periferia e si dirigevano verso il centro. In Via Medina c'è la sede napoletana del PCI. Una bandiera rossa sventolava ad una finestra ed un'altra tricolore senza lo stemma sabaudo, era esposta ad un'altra finestra. Le poche forze di polizia che stazionavano a protezione della sede, intuirono subito quali conseguenze avrebbero provocato quelle due bandiere. Così si disposero subito a difesa del portone che dà accesso alla sede. La folla dei dimostranti diede subito a capire che intendeva togliere dalle finestre le due bandiere. Le versioni su questo memento sono diverse e contrastanti. E' un fatto che, subito avvertite, altre forze di polizia con camionette e autoblinde giunsero sul luogo. D'improvviso il grido della folla venne interrotto dallo schianto provocato dallo scoppio di una bomba. Dopo un primo momento di perplessità, i dimostranti tentarono di sfondare il portone. Le forze di polizia che forse temevano d'essere sovverchiate aprirono il fuoco. Molti caddero a terra feriti. Seguì un silenzio profondo che durò un attimo.
   E infatti si diradarono dirigendosi verso l'una o l'altra parte di Via Medina. Ma a terra giacevano e lanciavano grida orrende di dolore. Altri feriti, meno gravi, stimolavano invece i dimostranti a continuare nella lotta.
   Intanto la notizia della sparatoria in Via Medina, s'era diffusa in città. I dimostranti degli altri cortei che già avevano raggiunto il centro appreso ciò che stava avvenendo, invertirono la loro marcia e si dirigevano verso Via Medina. L'arrivo delle nuove colonne di dimostranti provocò il rinnovarsi della lotta che è durata per circa due ore. La polizia ha fatto ancora uso delle armi centro i dimostranti i quali provvedutisi, in un deposito alleato vicino, di fusti vuoti di benzina, si son serviti di questi per proteggersi. C'è chi ha tentato con un bidone di benzina di appiccare il fuoco al portone della casa dove ha sede il PCI.
   Le autoblinde e le camionette cariche di agenti hanno compiuto diverse evoluzioni nella strada e nelle vicinanze per cercare di rompere il cerchio della massa dei dimostranti. Ma appena l'intenzione delta polizia si rivelò, alcuni dimostranti hanno bloccato l'accesso di Via Medina con due vetture tramviarie. Una donna caduta a terra a seguito all'ondeggiamento della folla, è finita sotto un'autoblinda. La lotta continua ancora alle ventidue. Altre bombe vennero lanciate e altre raffiche di mitra vennero sparate dalla polizia. Poi la folla dei dimostranti ha cominciato a defluire dall'una e dall'altra parse di Via Medina non senza aver prima raccolti i morti e i feriti i quali vennero tutti trasportati agli ospedali.
   Il triste bilancio della giornata di martedì è il seguente: all'ospedale dei Pellegrini sono stati trasportati 7 morti e 112 feriti dei quali 51 in condizioni assai gravi, all'ospedale degli Incurabili è stato trasportato un morto e 12 feriti. Le forze di polizia hanno avuto feriti 12 carabinieri, 5 agenti e 2 soldati.
  Dei 51 feriti gravi, 10 sono deceduti. Così i morti ascendono a 18. Un marinaio, inoltre, è morto all'Ospedale della R. Marina dove sono stati ricoverati altri tre feriti.
   E chi aveva ordinato alle forze di polizia di sparare sulla folla? Un membro del Governo: il SottosegretarioDisordini in città di Stato Giorgio Amendola, il quale ha creduto di avere veste e autorità per sostituirsi al Prefetto e al Questore di Napoli. Senonché la notizia di questa iniziativa è trapelata e il Comando alleato ha provveduto all'immediato arresto del comunista Amendola che era giunto a Napoli per tenere comizio repubblicano oggi in piazza Plebiscito. Comizio che non ha più avuto luogo in seguito alle disposizioni emanate dal Prefetto della città. Non appena si è conosciuta la notizia dell'arresto del Sottosegretario Amendola, e le ragioni che l'avevano determinato, una viva indignazione si e diffusa tra la popolazione napoletana. C'è voluto l'intervento del Governo italiano perché il comando alleato decidesse il rilascio dell'arrestato.
   Questo episodio ha gravemente influito e influirà sullo sviluppo della situazione napoletana che e più che mai tesa e difficile. La popolazione trae conclusioni poco edificanti dalla leggerezza o dalla troppo meditata iniziativa di un membro del Governo che si è assunto l'arbitrio di far sparare sulla folla, mietendo vittime fra donne e giovani.
   Numerosi episodi di violenza da parte della polizia vengono segnalati. In Piazza Carità alle 10 un gruppo di cinque persone era presso un'edicola quando si fermava improvvisamente una camionetta di “ausiliari” i quali senz'altro si davano a colpire coi manganelli i pacifici cittadini. Un vecchio e una ragazza, caduti a terra, sono stati ancora ripetutamente malmenati coi calci di fucile, fra l'indignazione dei presenti.
   Gli edifici pubblici sono presidiati dalla forza pubblica e numerose pattuglie perlustrano le vie del centro. L'autorità giudiziaria ha ordinato un'inchiesta sugli avvenimenti di Via Medina, dando incarico al sostituto procuratore del Re cav. Giancotti di procedere all'interrogatorio dei feriti. Sono in corso le perizie medico-legali per accertare se le ferite riportate dai carabinieri e dai marinai provengono o meno dai militi della polizia ausiliaria. Continuavano intanto le autopsie dei cadaveri.

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