Sergio Boschiero
Home
Biografia
Scritti
Galleria
Discorsi storici
  La copertina di Storia in Rete di maggio 2010. Il mensile diretto da Fabio Andriola che vede presidente del Comitato scientifico lo storico Aldo A. Mola. In questo numero la ricerca di Sergio Boschiero sulla Sacra Sindone a Montevergine.La copertina di Storia in Rete di maggio 2010. Il mensile diretto da Fabio Andriola che vede presidente del Comitato scientifico lo storico Aldo A. Mola. In questo numero la ricerca di Sergio Boschiero sulla Sacra Sindone a Montevergine.  

La Sacra SindoneNon fu sempre Torino la ‘casa’ della Sindone. Durante la seconda guerra mondiale il sacro lenzuolo venne nascosto prima al Quirinale e poi, per sette anni, nell’abbazia Montevergine, vicino Avellino, dove si salvò dalle mire dei tedeschi che erano interessati alla reliquia. A svelarlo è  Sergio Boschiero, segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, che anticipa all’ADNKRONOS un suo articolo per la rivista “Storia in rete”. La ‘fuga’ della Sindone, secondo Boschiero fu voluta da Vittorio Emanuele III che voleva salvarla dalle bombe e non solo.
    Era risaputo infatti che Hitler fosse alla ricerca delle reliquie famose, come il Santo Graal, la lancia di Longino e l’Arca dell’Alleanza, avrebbe quindi potuto pensare anche alla Sindone. Tutto fu fatto in grande segreto. Solo il Re, Papa Pio XII e il Cardinale segretario di Stato Luigi Maglione e Monsignor Giovanni Battista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, sapevano dell’operazione.
    Inizialmente si pensò a tre diverse sedi: Quirinale, Vaticano oppure Abbazia di Montecassino. Nessuna di queste sembrò una sede sicura, come del resto hanno dimostrato le vicende storiche. Quindi si optò per il l monastero di Montevergine dove fu tenuta nascosta fino alla fine della guerra in una cappella secondaria.
    “Partirono dal Quirinale due automobili – spiega padre Andrea Davide Cardin dei Benedettini Sublacensi, direttore della Biblioteca Statale di Montevergine – ma non c’è alcuna documentazione su dove fossero dirette. Le notizie ci vengono fornite solo da alcuni nostri registri che abbiamo provveduto ad inviare, solo di recente, anche al Quirinale dove, era tale il segreto, che si evitò di lasciare alcuna testimonianza”.
Sergio Boschiero    Pure Mussolini e il regime fascista vennero tenuti all’oscuro dell’operazione. Nemmeno il cardinale Fossati, Arcivescovo di Torino, era stato informato della partenza della Sacra Sindone dal capoluogo piemontese il 7 settembre del 1939, a qualche mese dall’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania.
    “Una ragione plausibile – spiega Boschiero – può essere stata la necessità che il Cardinale, non sapendolo, non avrebbe potuto parlare neanche sotto tortura. Egli sarebbe andato a Montevergine a guerra finita, per riportare a Torino la reliquia dopo aver ottenuto il consenso del Re Umberto II, il consenso indispensabile essendo la Sindone proprietà di Casa Savoia”. Infatti, in una lettera del 10 giugno 1946, solo tre giorni prima della partenza dell’esilio, Umberto II scriveva al Cardinale Fossati dando il consenso a la Sindone "ritrovi il suo pristino collocamento a Torino, nella Cappella che ne reca il nome”.
    Il Cardinale Fossati giunse a Montevergine per riportare la Sindone a Torino ma, prima di iniziare il viaggio di ritorno in auto fino a Roma e in treno da Roma a Torino, autorizzò una straordinaria ostensione della Sacra Sindone solo per i padri del monastero che l’avevano nascosta e protetta. Nella notte fra il 28 e il 29 ottobre 1946 la Sindone fu aperta per soli dieci minuti.
    Il Cardinale Fossati in un messaggio indirizzato ai fedeli e al clero della diocesi di Torino, in occasione del ritorno della sacra Reliquia nella sua storica sede, scrisse che “fu saggia cosa l’averla allontanata da Torino, perché se anche rispettata dalle bombe, non sarebbe forse stata rispettata dall’invasore che si affrettò a chiederne notizie”.
    Infatti, il comandante tedesco della piazza di Torino dopo l’8 settembre del 1943 chiedeva notizia di dove fosse. Ora, in occasione della ostensione della Sindone, anche l’abbazia di Montevergine vuole celebrare la Sacra Reliquia con una mostra che inaugurerà il 5 giugno: “Abbiamo voluto raccontare attraverso 20 pannelli – spiega padre Andrea Davide Cardin – tutta la storia della Sindone esponendo anche, per la prima volta, tutte le nostre testimonianze”.
Intervista a Sergio Boschiero dell'ADNKRONOS, 18/05/2010

LA SACRA SINDONE E HITLER

LA SACRA SINDONE E HITLER
articolo di Sergio Boschiero, pubblicato su "Storia in Rete", maggio 2010

Il 7 settembre 1939 la Sacra Sindone fu prelevata dalla sua sede storica nella città di Torino e nascosta il 25 dello stesso mese nell’antica abbazia-monastero di Montevergine, a 20 km da Avellino, a 900 da Torino, a 1270 metri di altitudine. Vi sarebbe ritornata 7 anni dopo, alla fine del mese di ottobre 1946, accompagnata dall’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Maurilio Fossati. La Sindone era proprietà di Casa Savoia. La Sacra Reliquia, prima di giungere a Montevergine, l’8 settembre 1939 fu accolta nel Palazzo Reale del Quirinale e collocata nella cappella detta di Guido Reni dove rimase fino al 25 settembre successivo quando, a seguito di una consultazione fra il Re Vittorio Emanuele III e il Papa Pio XII, fu scelta l’Abbazia di Montevergine ritenuta più sicura del Vaticano e di Montecassino. Nell’operazione Sindone furono coinvolti, oltre al Papa e al Re, anche il Cardinale segretario di Stato Luigi Maglione, che giunse inatteso a Montevergine il 27 settembre 1939 (il 25 sera era giunta la Sindone) e Monsignor Giovanni Battista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato vaticana.

Il Re Vittorio Emanuele III in visita all'abazia di MontevergineLa seconda guerra mondiale era iniziata il 1 settembre 1939 con l’invasione della Polonia. L’Italia era ancora neutrale e sarebbero passati quasi nove mesi prima della nostra dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra. Perché allora tanta fretta per mettere al sicuro la Sindone e come spiegare la mobilitazione della Santa Sede e del Re mentre Mussolini e il regime fascista venivano tenuti all’oscuro dell’operazione? Non va dimenticato che l’Italia nel 1938 si era sciaguratamente alleata con la Germania nazista e che molti esponenti nazisti erano alla ricerca di reliquie famose, come il Santo Graal, la lancia di Longino, l’Arca dell’Alleanza etc. L’attendibilità della Sindone e il culto di massa che essa suscitava nel popolo cristiano avrebbero impresso il marchio del sacrilegio ad ogni tentativo di renderla oggetto di violenza o di utilizzarla per fini non religiosi ma Hitler la voleva come si evince da quanto segue. Riportiamo il messaggio del Cardinale Maurilio Fossati, indirizzato ai fedeli e al clero della diocesi di Torino, in occasione del ritorno della Sacra Sindone nella sua storica sede del capoluogo piemontese (la Cappella del Guarini nel Palazzo Reale).

“Venerati sacerdoti e figli carissimi, ho voluto stendere queste righe perché rimanga memoria nella storia religiosa della nostra Torino di questo allontanamento e successivo ritorno della Sacra Sindone, uno dei tanti particolari di quest’ultima guerra. Fu saggia cosa l’averla allontanata da Torino, perché se anche rispettata dalle bombe, non sarebbe forse stata rispettata dall’invasore che si affrettò a chiederne notizie. Ma che ne sarebbe stato se invece che ai benedettini di Montevergine essa fosse stata affidata a quelli di Montecassino?” (cfr. Rivista Diocesana Torinese, periodico ufficiale per gli atti dell’Arcivescovo e della Curia, anno 23, n°11 – novembre 1946, pag. 150).

L’invasore che chiese dove fosse la sacra Sindone era il comandante tedesco della piazza di Torino dopo l’8 settembre 1943. Se la Sindone fosse rimasta a Torino sarebbe stato più agevole impadronirsene anche in considerazione dello strapotere che le truppe tedesche esercitarono dopo l’8 settembre 1943, soprattutto nell’Italia settentrionale.

Anche Montevergine comportò qualche rischio quando l’avanzata degli eserciti alleati interessò la zona di Avellino; la città irpina, il 14 settembre 1943, subì un pesante bombardamento americano. L’Abbazia, data l’altitudine, divenne l’osservatorio delle truppe tedesche prima e anglo americane dopo.

Il Santuario dopo il bombardamento di Avellino si aprì a circa millecinquecento persone che furono sfamate e medicate dai padri benedettini sublacensi.

Il segreto della Sindone nascosta non fu svelato e uscì indenne da tutti i rischi. Furono e restano degni di ammirazione i monaci ma anche coloro che da Torino a Roma, fino a Montevergine, uomini di Chiesa, della burocrazia statale e dei Reali Carabinieri sapevano e non parlarono. Oggi, finito il Regno, è rarefatto il valore del giuramento… quanto avrebbe resistito il segreto di Montevergine?
I tedeschi arrivarono a Montevergine prima del tramonto - lo stesso giorno in cui Avellino venne bombardata - e perquisirono gli ambienti dell’Abbazia, entrarono nella Cappella dove era custodita la Sindone senza scoprire nulla. Ritornarono alle ore 23 e soldati entrarono nuovamente nella Cappella che ospitava la Sindone ma, visti i monaci in preghiera, ebbero dal loro capitano l’ordine di uscire per non disturbare. Il 1 ottobre 1943 arrivò all’Abbazia la prima Jeep americana.

Fra la documentazione che ho avuto modo di vedere è emerso un fatto singolare: il Cardinale Fossati, Arcivescovo di Torino, non era stato nemmeno informato della partenza della Sacra Sindone dal capoluogo piemontese il 7 settembre del 1939. Una ragione plausibile può essere stata la necessità che il Cardinale, non sapendolo, non avrebbe potuto parlare neanche sotto tortura. Egli sarebbe andato a Montevergine, a guerra finita, per riportare a Torino la Reliquia dopo aver ottenuto il consenso del Re Umberto II, consenso indispensabile essendo la Sindone proprietà di Casa Savoia.

Il Principe di Piemonte, futuro Re Umberto II, in visita all'abazia di Montevergine con l'abate MarconeIn una lettera datata 10 giugno 1946, solo tre giorni prima della partenza per l’esilio, Umberto II così scriveva al Cardinale Fossati: “Gli eventi in corso mi inducono oggi a comunicare a Vostra Eminenza Reverendissima che – mentre è mio intendimento che la preziosa Reliquia rimanga sacro e inalienabile retaggio della mia Casa – do sin d’ora il mio pieno consenso a che ritrovi il suo pristino collocamento a Torino, nella Cappella che ne reca il nome” (in AVIII,4). Il Cardinale Fossati giunse a Montevergine per riportare la Sindone a Torino ma, prima di iniziare il viaggio di ritorno in auto fino a Roma e in treno da Roma a Torino) autorizzò una straordinaria ostensione della Sacra Sindone nella notte fra il 28 e il 29 ottobre 1946.

A proposito delle componenti esoteriche del terzo Reich ho interpellato, prima di accingermi a scrivere delle vicissitudini della Sindone, un ricercatore e storico lucano, il dott. Paolo Tritto, che mi ha segnalato, per i saggi Superbur, il libro di Giorgio Galli intitolato “Hitler e il nazismo magico”.

Scrive Tritto “Nel libro di Galli si troverà qualcosa sui rapporti fra il nazismo e l’esoterismo. Al momento della lettura ritenni credibili le ricostruzioni di Galli. Ancora oggi le ritengo in gran parte valide, ma Galli finisce, forse involontariamente, per tracciare un ritratto dal quale viene fuori il solito Hitler schizofrenico. Credo invece che Hitler avesse una visione troppo lucida per essere concepita dalla mente di uno squilibrato. Certo, era totalmente fuori dalla normalità. Ma io non parlerei di schizofrenia; forse il suo era un disegno diabolico o addirittura il frutto di una personalità “indemoniata”. Forse si tratta di un caso di possessione diabolica. Non credo, perciò, che Hitler volesse impossessarsi della Sindone per riti esoterici. Secondo me la Sindone doveva rappresentare per lui il simbolo di qualcosa, aveva dunque un significato più realistico. Cito anche un altro testo “Colloqui con Hitler” di Hermann Rauschning. In un capitolo intitolato “l’Anticristo” l’autore riferisce di conversazioni private nelle quali Hitler aveva manifestato esplicitamente l’intenzione “d’estirpare radicalmente il cristianesimo in Germania con tutte le sue radici e i suoi rami”. Ma non è una semplice ostilità a sostenere questo diabolico disegno, vi è piuttosto il proposito usurpatore di sostituirsi alla Chiesa cattolica nella missione di redimere l’umanità. Rauschning riferisce che una volta Hitler gli disse: “Voglio svelare un segreto. Fonderò un Ordine.” L’obiettivo, dice Rauschning, era quello di trasformare le SS in una sorta di casta di sacerdoti segreti. Lo stesso autore riferisce inoltre che un giorno una donna del suo entourage diede ad Hitler uno strano suggerimento che pare lo abbia suggestionato; la donna gli raccomandò di seguire la via della “magia bianca” e di diffidare invece dalla “magia nera”. Il talismano più potente della magia bianca è ritenuta proprio la Sacra Sindone. Forse fu questo – conclude Paolo Tritto – il percorso che condusse Hitler a progettare di impossessarsene.”

Sergio Boschiero

Si ringrazia il Padre Andrea Davide Cardin, dei Benedettini Sublacensi, Direttore della Biblioteca Statale di Montevergine, per il materiale storico e fotografico dato in visione.

La partenza della Sacra Sindone da Torino, alla volta di Montevergine. Fu il Cadinale di Torino a collocala personalmente nell’automobile preposta al viaggio.
La partenza della Sacra Sindone da Torino, alla volta di Montevergine. Fu il Cadinale di Torino a collocala personalmente nell’automobile preposta al viaggio. 

La Sacra Sindone a Montevergine, sotto l'altare del Corretto da notte.
La Sacra Sindone a Montevergine, sotto l'altare del Corretto da notte.

L’ostensione della Sacra Sindone a Montevergine dopo la guerra.L’ostensione della Sacra Sindone a Montevergine dopo la guerra.

Montevergine, 29 ottobre 1946: il Cardinale Maurilio Fossati tocca la custodia della Sacra Sindone prima di iniziare il viaggio fino a Torino della santa Reliquia.
Montevergine, 29 ottobre 1946: il Cardinale Maurilio Fossati tocca la custodia della Sacra Sindone prima di iniziare il viaggio fino a Torino della santa Reliquia.

La Sacra Sindone esce dal Santuario per essere riportata a Torino il 29 ottobre 1946.
La Sacra Sindone esce dal Santuario per essere riportata a Torino il 29 ottobre 1946.

 

L’ABBAZIA ED I SAVOIA

Umberto di Savoia a Montevergine
L’Abbazia di Montevergine fu fondata da San Guglielmo di Vercelli nel 1126. Fu visitata più volte dal Re Vittorio Emanuele III, dalla Regina Elena e dal Principe Umberto di Savoia che autorizzò in data 10 giugno 1946 il ritorno della Sacra Sindone a Torino. Le relazioni fra il Monastero di monte vergine e Casa Savoia sono molto antiche, risalgo al XIV secolo ed ebbero inizio con Margherita di Savoia, figlia del Duca Amedeo VIII. L’ultima visita al Santuario del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena avvenne il 27 dicembre 1944.

Nella  foto il Principe di Piemonte in visita a Montevergine. Nelle foto in alto, nel corpo dell'articolo, il Re Vittorio Emanuele III in visita all'abazia di Montevergine e Umberto di Savoia con l’Abate Marcone di Montevergine.

 

DOCUMENTI:

Abbazia Nullius di Montevergine

Oggetto: verbale di Consegna e di deposito temporaneo della SS. Sindone.

L’Altare del Coretto da Notte sotto al quale è stata nascosta la sacra SindoneL’anno millenovecentotrentanove, il giorno 25 del mese di settembre, in esecuzione degli ordini di S.M. il Re e Imperatore, comunicati a voce dal suo Ministro S.E. il conte senatore del Regno Piero Acquarone, e previe intese con la Santa Sede esperite pel tramite del suo cappellano Maggiore Mons. Giuseppe Beccaria, in uno dei locali del santuario dell’Abbazia Nullius Diocesis di Montevergine (provincia di Avellino) sono intervenuti S.E. Reverendissima il padre Giuseppe Ramiro Marcone, nella sua qualità di abate ordinario della detta Abbazia, mons. Paolo Brusa, cappellano di S.M. il Re e Imperatore, nella sua qualità di Custode della SS. Sindone, nonché il Reverendissimo Padre D. Bernardo Rabasca, Priore del detto santuario ed il Reverendissimo Mons. Giuseppe Gariglio, quali testimoni per procedere alla consegna di cui sotto. Premesso che, per misure precauzionali, atteso l’attuale stato politico internazionale, si è riconosciuta l’opportunità di trasferire in luogo più sicuro di quello dove viene abitualmente custodita e venerata la reliquia della SS. Sindone in Torino, nella sua cappella omonima dentro il Palazzo Reale, si è scelto all’uopo, per altissimo suggerimento, come luogo che offre le maggiori garanzie di sicurezza e di incolumità, il detto santuario di Montevergine. E pertanto, dopo essere stata tolta dall’abituale suo luogo la cassetta d’argento contenente la detta reliquia e deposta in una cassa di legno, chiusa a viti, foderata di tela bianca ricucita all’ingiro e cinta con spago recante ai nodi il sigillo di piombo con le iniziali del conte generale Giovanni Amico di Meane, Reggente dell’Amministrazione della Real Casa in Torino, giusta l’analogo verbale del 7 settembre 1939, essa cassa contenete l’insigne reliquia venne portata a Roma il giorno dopo, 8 settembre, accompagnata dal menzionato cappellano di S.M. e custode della SS. Sindone Mons. Paolo Brusa, e dall’altro cappellano di S.M. teol. Don Giuseppe Gallino, e deposta provvisoriamente nella Cappella detta “di Guido Reni” dentro il Palazzo Reale del Quirinale. Da qui, il giorno 25 settembre 1939, dopo fattosi il debito riconoscimento della cassa e constatatane l’integrità, essa è stata presa in consegna dal detto Mons. Brusa, custode della SS. Sindone e dal menzionato Gariglio, Cappellano di S.M., entrambi incaricati dalla Real Casa i quali in automobile l’hanno portata in questo santuario per essere temporaneamente e a titolo di deposito quivi custodita. La detta cassa, descritta come sopra, misura di lunghezza m 1,40, di larghezza m. 0,365, e di altezza m. 0,28, e come segno anche di riconoscimento porta esternamente la scritta: RELIQUIARII. Essa viene oggi consegnata dal predetto Mons. Paolo Brusa, quale Custode della SS. Sindone, al menzionato Ecc.mo Padre Giuseppe Ramiro Marcone, nella sua qualità di Abate ordinario come sopra, il quale accetta lieto di poter conservare nel santuario sì preziosa reliquia, e d’accordo la collocata sotto l’altare del Coretto di Notte chiuso a chiave da un robusto paliotto di legno, presenti anche come testimoni i menzionati: P. Don Bernardo Rabasca e Mons. Giuseppe Gariglio.

Tale luogo è stato giudicato il più conveniente sia per la sicurezza che per il rispetto di quella insigne reliquia, della cui custodia assume ogni responsabilità il detto Abate. Tale reliquia verrà restituita e ritirata appena ne sarà dato l’ordine da S.M. il Re e Imperatore. Tutto quanto sopra si fa constare con il presente verbale che viene redatto in quattro esemplari firmati dagli intervenuti e muniti del sigillo del menzionato Abate. Questi quattro esemplari saranno conservati uno per ciascuno dal predetto Abate ordinario di Montevergine, dal Cappellano Maggiore si S. Maestà il Re e Imperatore, dal Custode della SS. Sindone e dal Ministero della Real Casa.

Montevergine, 25 settembre 1939

(f.to)     GIUSEPPE RAMIRO MARCONE, Abb. Ord.
                Can. PAOLO BRUSA, cappel. di S.M. Custode della S. Sindone
                Don. BERNARDO RABASCA, Priore
                Mons. GIUSEPPE GARIGLIO, cappel. di Sua Maestà

Nella foto l’Altare del Coretto da Notte sotto al quale è stata nascosta la sacra Sindone.

 

Site Map